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PROGRAMMA DI RICERCA

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Bibliografia
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Parole Chiave
UNIONE EUROPEA; COOPERAZIONE GIUDIZIARIA IN MATERIA PENALE; GARANZIE INDIVIDUALI; TERRORISMO; DIRITTI FONDAMENTALI

Garanzie individuali e cooperazione giudiziaria in materia penale nell'Unione europea

Università degli Studi di Milano
Abstract
La cooperazione giudiziaria in materia penale nell'Unione europea, oggetto del terzo pilastro del Trattato di Maastricht, modificato e integrato dai Trattati di Amsterdam e di Nizza, si fonda su un complesso quadro istituzionale e si è tradotta, negli ultimi anni, in una molteplicità di iniziative tese alla creazione di uno spazio giudiziario europeo unificato, attraverso l'attuazione del principio del mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie e la promozione di una armonizzazione crescente del diritto sostanziale e procedurale tra gli Stati membri. Tali misure vengono inevitabilmente ad incidere sulle garanzie individuali, ponendo delicati problemi di compatibilità tanto con le costituzioni nazionali quanto con le convenzioni internazionali in materia di tutela dei diritti umani, in particolare con la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950.
La ricerca si propone dunque innanzitutto di ricostruire l'assetto istituzionale che presiede alla cooperazione giudiziaria in materia penale nel quadro dell'Unione, delineandone le incongruenze e le carenze e verificando l'incidenza che potrà avere sulle stesse l'entrata in vigore del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa. Essa punta quindi a verificare l'incidenza delle misure adottate dalle istituzioni in questi anni nell'ambito del terzo pilastro sulle garanzie individuali, sotto due profili specifici: quello delle garanzie procedurali nei procedimenti penali e quello del necessario bilanciamento tra attività di prevenzione e repressione del terrorismo e salvaguardia dei diritti umani fondamentali. La normativa dell'Unione verrà in particolare valutata alla luce degli obblighi convenzionali in materia di tutela dei diritti individuali gravanti sugli Stati membri. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Bruno NASCIMBENE Università degli Studi di MILANO
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il programma di ricerca si propone di verificare la delicata questione della compatibilità delle misure comunitarie assunte nell'ambito della cooperazione giudiziaria in materia penale con le esigenze di tutela dei diritti individuali che in ambito europeo trovano un quadro di riferimento di sicuro rilievo fornito dall'architettura normativa della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Il rispetto delle garanzie individuali è inoltre imposto da altri trattati internazionali quali il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, di cui sono parte tutti gli Stati membri dell'Unione e dallo stesso Trattato sull'Unione europea che, all'art. 6, impone il rispetto di valori comuni. Si prefigura inoltre la costituzionalizzazione dei diritti fondamentali a seguito dell'entrata in vigore del Trattato che istituisce un Costituzione per l'Europa che da un lato incorpora, rendendola giuridicamente vincolante, il testo della Carta dei diritti fondamentali, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e dall'altro prevede l'adesione dell'Unione alla CEDU, la quale verrebbe a determinare la piena sottoposizione degli atti dell'Unione europea al controllo della Corte europea dei diritti dell'uomo.
Il tema del rapporto tra la tutela dei diritti dell'uomo e l'esigenza più che legittima di un miglioramento dell'efficacia della lotta al crimine, soprattutto al crimine organizzato di dimensione transnazionale, nell'ambito di uno spazio economico integrato, complesso e problematico sin dal momento dell'attribuzione della relativa competenza all'Unione con il trattato di Amsterdam, si è riproposto di recente, con assoluta urgenza, a seguito degli eventi dell'11 settembre. Attraverso un cospicuo numero di provvedimenti, moltiplicatosi nel corso degli ultimi anni per contrastare il terrorismo, la Comunità e l'Unione hanno perseguito l'obiettivo di creare uno spazio unico per la giustizia penale. L'attitudine di misure adottate per ragioni di sicurezza – in sede comunitaria o di Unione europea – ad incidere direttamente sulla posizione di soggetti individuali ha già sollevato preoccupazioni in dottrina e determinato i primi ricorsi dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo e al Tribunale di primo grado ma necessita senz'altro di sforzi dottrinali approfonditi ed organici tesi ad un inquadramento complessivo delle varie misure, quanto ad una lettura critica delle stesse.
Aspetti problematici si rinvengono, infatti, già nella definizione delle competenze attribuite in materia all'Unione, conseguenza della reticenza manifestata dagli Stati a salvaguardia delle proprie prerogative nazionali che ha consentito una riduzione dei poteri di cui l'Unione può disporre rispetto a quelli propri del cd. pilastro comunitario, oggetto dell'analisi che intende condurre l'Unità di ricerca facente capo all'Università di Milano – Facoltà di Giurisprudenza (Unità I). In quest'ottica lo studio riguarderà inoltre le competenze e i rapporti tra i diversi organi istituzionali comunitari e quelli creati appositamente per favorire la cooperazione, quali Europol e Eurojust, nonché le significative novità introdotte dal Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa.
Nella prospettiva della tutela dell'individuo, particolarmente critici sono gli aspetti attinenti alla tutela dei diritti dell'indagato o imputato in processo penale a fronte delle misure adottate dall'Unione e tese al mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie in materia penale, dei quali intende occuparsi l'Unità di ricerca facente capo all'Università di Milano – Facoltà di Scienze politiche (Unità II). Essa si propone, in particolare, di valutare l'incidenza delle misure in questione sulle garanzie procedurali tutelate dalle convenzioni internazionali, in particolare dalla CEDU, e l'esigenza di predisporre norme minime comuni sulle garanzie procedurali come contrappeso alle stesse misure di riconoscimento reciproco, delle quali l'esempio più noto è il mandato di arresto europeo. Il tema non solo è molto delicato – del resto la prassi mostra che le misure adottate per ragioni di sicurezza collettiva in ambito vuoi comunitario vuoi nazionale sono in gran parte volte ad incidere appunto sulle garanzie procedurali – ma anche in continua evoluzione poiché molto recente, e tuttora in buon parte allo stadio progettuale, è lo sforzo dell'Unione teso a stabilire garanzie procedurali minime.
La lotta al terrorismo rappresenta indubbiamente la sfida principale che l'Unione europea si trova ad affrontare nell'esercizio delle proprie competenze nel più ampio quadro della cooperazione giudiziaria in materia penale. Delle misure assunte al riguardo da parte della Comunità e dell'Unione intende occuparsi l'Unità di ricerca facente capo all'Università di Torino – Facoltà di Giurisprudenza – (Unità III) sotto l'aspetto della loro idoneità ad incidere sul godimento dei diritti assicurati all'individuo dalle convenzioni internazionali sui diritti dell'uomo e dalla stessa Unione europea. A partire dalla nota decisione–quadro del Consiglio del 13 giugno 2002 che ha qualificato il terrorismo come una delle più gravi violazioni dei principi di democrazia e di stato di diritto su cui si fonda l'Unione, numerosi e vari sono i provvedimenti sino ad oggi adottati per contrastare il fenomeno, fra i quali rientrano tanto atti riconducibili al quadro PESC, vale a dire posizioni comuni, tanto atti adottati in sede comunitaria, come, ad esempio il regolamento 467/2001 - specificamente riguardante il congelamento dei beni di individui appartenenti al regime dei Talebani - ed il regolamento 2580/2001 - più generalmente diretto a colpire le finanze di soggetti sospetti di terrorismo. Si tratterà di accertare i diversi aspetti critici attinenti alla loro applicazione, sul piano non solo sostanziale della incidenza su diritti ritenuti fondamentali per la persona ma anche sul piano processuale a causa della tendenziale mancanza di rimedi a disposizione dell'individuo in ambito comunitario, perlomeno nel caso delle posizioni comuni che identificano specificamente i loro destinatari qualificandoli come coinvolti in atti terroristici. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
La base di partenza scientifica della ricerca in oggetto si fonda:
a) sulle scelte operate dal legislatore comunitario attraverso l'adozione di atti istitutivi di organi specificamente predisposti per favorire la cooperazione tra gli Stati in materia penale;
b) sulle misure comunitarie riconducibili al processo teso a dare corpo al principio del mutuo riconoscimento in materia penale e sulle scelte nazionali di attuazione di tali misure;
c) sui provvedimenti specifici di cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale per la lotta al terrorismo, sia riconducibili nel quadro PESC, sia adottati in sede comunitaria;
d) sugli esiti della giurisprudenza degli organi giudiziari comunitari e della Corte europea dei diritti dell'uomo, nonché sulla prassi del Comitato dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite in tema di bilanciamento tra esigenze di sicurezza collettiva e rispetto delle garanzie individuali;
e) sugli esiti della dottrina di cui si è dato conto nei riferimenti bibliografici.

Per ulteriori e più specifiche indicazioni relative alla base di partenza scientifica della ricerca si rimanda ai modelli B delle varie Unità partecipanti. <<<