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PROGRAMMA DI RICERCA

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Programmi di ricerca simili:
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Classificazione geografica
Bibliografia
ALESSANDRI A., Corporate governance nelle società quotate: riflessi penalistici e nuovi reati societari, in Giurisprudenza commerciale, 2002, fasc. 5, pt. 1, pp. 521-563.
ALESSANDRI A., I nuovi reati societari: irrazionalità e arretramenti della politica penale nel settore economico, in Questione giustizia, 2002, fasc. 1, pp. 1-15.
ALESSANDRI A., Il ruolo del danno patrimoniale nei nuovi reati societari, in Le Società: rivista di diritto e pratica commerciale, societaria e fiscale, 2002, fasc. 7, pp. 797-814.
ALESSANDRI A., La riforma dei reati societari: alcune considerazioni provvisorie, in Rivista italiana di diritto e procedura penale, 2002, fasc. 3, pp. 993-1024.
ANGELINI M., Il reato di bancarotta fraudolenta impropria innovato dalla nuova disciplina degli illeciti penali ed amministrativi riguardanti le società commerciali, Relazione al Convegno "I reati societari - Nuova disciplina". Perugia 28 giugno 2002, in Cassazione penale, 2003, fasc. 1, pp. 349-355.
APRILE E., Note a margine di una domanda di pronuncia pregiudiziale di interpretazione di norme comunitarie, rivolta dal giudice penale alla Corte di giustizia delle Comunità europee in relazione alla nuova disciplina delle false comunicazioni sociali di cui al d.lg. n. 61 del 2002, Nota a ord. App. Lecce 7 ottobre 2002, in Cassazione penale, 2003, fasc. 2, pp. 651-658.
CADOPPI A., LANZI A., (a cura di), I nuovi reati societari (Commentario al d.lg. 11 aprile 2002 n. 61), Cedam, Padova, 2002.
CAMINITI I., Il regime transitorio della nuova disciplina dei reati societari, Nota a ord. App. Milano sez. II 7 aprile 2002, in Giurisprudenza italiana, 2003, fasc. 1, pp. 164-165.
CAMPANELLA S., Commenti articolo per articolo: d.lg. 11-4-2002, n. 61 - Disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali, a norma dell'articolo 11 della legge 3 ottobre 2001, n. 366 (art. 6). Commento al d.lg. 11 aprile 2002, n. 61, in La legislazione penale, 2003, fasc. 3-4, pp. 602-606.
CAPELLO P., Dolo e colpa nei reati societari, tributari e fallimentari. Cedam, Padova, 2002.
CARACCIOLI I., Le nuove false comunicazioni sociali e la crisi dei beni giuridici indeterminati, in Rivista trimestrale di diritto penale dell'economia, 2002, fasc. 3, pp. 465-476.
CARACCIOLI I., Una riforma in linea con la realtà economica, in La legislazione penale, 2002, fasc. 1-2, pt. 6, pp. 531-533.
CASAROLI G., I reati economici fra tradizione ed evoluzione, in Rivista trimestrale di diritto penale dell'economia, 2003, fasc. 1-2, pp. 349-366.
D'ANDREA F. M., Responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Profili processuali, in Il controllo legale dei conti, 2003, fasc. 2S, pp. 23-53.
DE FRANCESCO G.A., Disciplina penale societaria e responsabilità degli enti: le occasioni perdute dalla politica criminale, in Diritto penale e processo, 2003, fasc. 8, pp. 929-931.
DE FRANCESCO G.A., La responsabilità della societas: un crocevia di problematiche per un nuovo "modello" repressivo, in La legislazione penale, 2003, fasc. 2, pp. 372-377.
DE VERO G., I reati societari nella dinamica evolutiva della responsabilità ex crimine degli enti collettivi. Relazione al Convegno "La riforma del diritto penale societario", Roma, 6-8 febbraio 2003, in Rivista italiana di diritto e procedura penale, 2003, fasc. 3, pp. 720-742.
DE VERO G., La responsabilità diretta ex crimine degli enti collettivi: modelli sanzionatori e modelli strutturali, in La legislazione penale, 2003, fasc. 2, pp. 356- 362.
DOLCINI E., Leggi penali 'ad personam', riserva di legge e principio costituzionale di eguaglianza, in Rivista italiana di diritto e procedura penale, 2004, fasc. 1, pp. 50-70.
FARINA M., I reati societari e la responsabilità delle persone giuridiche, in Banca borsa e titoli di credito, 2004, fasc. 2, pt. 1, pp. 138-174.
FORMICA M., La riforma dei reati societari (Macerata, 21 marzo 2003), in L'indice penale, 2003, fasc. 3, pp. 1337-1345.
GAMBARELLA M., Il nesso causale tra i reati societari e il dissesto nella "nuova" bancarotta fraudolenta impropria: profili dogmatici e di diritto intertemporale (Nota a Cass. sez. V pen. 16 ottobre 2002, n. 34622), in Cassazione penale, 2003, fasc. 1, pp. 88-112.
GIANGIACOMO B., La riforma dei reati societari: un'ulteriore occasione per definire i rapporti tra abolitio criminis e continuità dell'illecito penale, in Diritto e Formazione, 2003, fasc. 10, pp. 1467-1472.
GIARDA A., SEMINARA S., (a cura di), I nuovi reati societari: diritto e processo, Cedam, Padova, 2002.
GIUNTA F., La vicenda delle false comunicazioni sociali. Dalla selezione degli obiettivi di tutela alla cornice degli interessi in gioco, Relazione al Convegno "La riforma dei reati societari", Macerata, 21 marzo 2003, in Rivista trimestrale di diritto penale dell'economia, 2003, fasc. 3, pp. 601-676.
LANZI A., Considerazioni sull'eventualità di un sindacato di ragionevolezza sulle scelte politico-criminali, in L'indice penale, 2003, fasc. 3, pp. 895-903
LOSAPPIO G., "Papè satàn, papè satàn aleppe". La formula "fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni" nella riforma dei reati societari, in Cassazione penale, 2003, pp. 1425-1431.
LUNGHINI G., Un'introduzione ai nuovi reati societari diversi dalle false comunicazioni sociali, in Rivista dei dottori commercialisti, 2003, fasc. 1, pp. 43-77.
MICHELETTI D., I nessi tra politica criminale e diritto internazionale nello specchio della riforma dei reati societari, in Rivista trimestrale di diritto penale dell'economia, 2003, fasc. 4, pp. 1113-1148.
MICHELETTI D., La continuità intertemporale della bancarotta fraudolenta "cagionata" tramite reati societari, Cass. sez. V pen. 16 ottobre 2002, in Diritto penale e processo, 2003, fasc. 6, pp. 715-723.
MORGANTE G., Commenti articolo per articolo: d.lg. 11-4-2002, n. 61 - Disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali, a norma dell'articolo 11 della legge 3 ottobre 2001, n. 366 (art. 1 [art. 2639 c.c.], art. 3).Commento al d.lg. 11 aprile 2002, n. 61, in La legislazione penale, 2003, fasc. 3-4, pp. 551-564.
MUSCO E., I nuovi reati societari, Giuffrè, Milano, 2002.
OLDRÀ V., Costi di "ricerca e sviluppo" a rischio di frode fiscale o di falso in bilancio, in Il Corriere tributario, 2004, fasc. 46, pp. 3627-3632.
PECCHIARI N., La rilevanza quantitativa degli errori nel bilancio d'esercizio: riflessioni sulla impostazione dei principi giuridici e professionali, in Rivista dei dottori commercialisti, 2003, fasc. 2, pp. 251-291
PERINI A., GRIBAUDO E., Reati tributari: nuovi condoni nella legge finanziaria. Commento a l. 27 dicembre 2002, n. 289, in Diritto penale e processo, 2003, fasc. 5, pp. 545-553
PERINI A., Profili penali dei condoni fiscali previsti dalla "Finanziaria 2003", in Rassegna tributaria, 2003, fasc. 2, pp. 558-583
ROSSI A., L'estensione delle qualifiche soggettive nel nuovo diritto penale delle società, in Diritto penale e processo, 2003, fasc. 7, pp. 897-905
SCIUMBATA G., I reati societari, Giuffrè Milano, 2002.
SGUBBI F., Profili penali della riforma delle procedure concorsuali. Intervento al Convegno Internazionale di studi "La crisi della piccola impresa tra liquidazione e risanamento", Urbino 27-28 settembre 2002, in Il Fallimento e le altre procedure concorsuali, 2003, fasc. 9, pp. 952-954.
TRERÈ G., I nuovi reati societari: le false comunicazioni sociali, in Giurisprudenza di merito, 2004, fasc. 6, pt. 4, pp. 1307-1328.
TROYER L., La relazione ex art. 33 legge fall. alla luce della nuova normativa in materia di reati societari, Nota a Cass. sez. un. pen. 16 giugno 2003, in Rivista dei dottori commercialisti, 2003, fasc. 4, pp. 884-894.
VOCATURO S., Riforma dei reati societari: dal "generico" dovere di fedeltà alla "specifica" infedeltà patrimoniale. Nota a Trib. Padova 25 febbraio 2002, in Rivista del notariato, 2003, fasc. 2, pt. 2, pp. 520-523.
Parole Chiave
REATI SOCIETARI; ATTUALE ASSETTO NORMATIVO; PROSPETTIVE DE LEGE FERENDA

I reati societari: analisi dell'attuale assetto normativo ed esame delle prospettive di riforma

Università degli Studi di Bari
Abstract
Il programma di ricerca intende, in sintesi, scandagliare l'attuale assetto normativo dei reati societari, offrendone in primo luogo un inquadramento sistematico (che superi il tradizionale approccio legato all'esegesi delle singole fattispecie), tale da cogliere piuttosto le correlazioni rispetto alla più ampia disciplina giuridica dell'attività economica; tale inquadramento non può trascurare né le implicazioni criminologiche, né quelle di analisi economica legate alle fattispecie in esame, e deve confrontarsi – in un'ottica di globalizzazione dei mercati – con le soluzioni elaborate in altri ordinamenti, e con le indicazioni provenienti dalla normativa comunitaria.
In secondo luogo, l'itinerario della ricerca – illuminato dai risultati ottenuti nella prima fase, vale a dire una ricostruzione del complessivo "sistema" dei reati societari – intende addentrarsi lungo le vie delle prospettive di riforma. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Vito MORMANDO Università degli Studi di BARI
Obiettivo del Programma di Ricerca
La riforma dei reati societari, a lungo sollecitata ed auspicata dagli operatori del diritto, sia pratici che teorici, nonché dagli operatori economici, ha trovato da ultimo realizzazione con il d.lgs. n. 61/2002.
Tale intervento normativo nasce come una "costola" del più ampio progetto di riforma del diritto societario, da cui è stato estrapolato dal legislatore nel 2002, ed è entrato in vigore prima della stessa riforma del diritto societario. La scelta del legislatore è stata inoltre nel segno di interventi semplicemente novellatori delle preesistenti disposizioni del codice civile che contemplavano i reati societari, nel segno di un'apparente continuità tassonomica con il regime previgente.
Il giudizio espresso dalla dottrina all'indomani dell'emanazione del d.lgs. n. 61/2002 ha registrato posizioni talvolta fortemente contrapposte: i segnali e gli indici di discontinuità rispetto all'assetto normativo abbandonato sono stati letti ora come auspicato superamento dei profili problematici sollevati dalle disposizione ante riforma, ora in chiave marcatamente critica, denunciando pretesi incongruenze sistematiche (e talora dogmatiche) delle nuove disposizioni.
Dal canto suo la giurisprudenza, nel misurarsi con le tradizionali difficoltà legate alla successione di leggi penali, ha avuto già modo di delineare i tratti essenziali della riforma, in talune occasioni stigmatizzandone i profili problematici e denunciandone i limiti politico-criminali, sino a giungere alla rimessione di una parte essenziale della novella al giudizio della Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
Per altro verso, alcuni recenti e noti casi di cronaca hanno chiamato le nuove fattispecie ad una sorta di "battesimo del fuoco", essendo chiamate a fornire una adeguata e calibrata risposta sanzionatoria in relazione ad ipotesi di reato assai complesse, sia sotto il profilo giuridico sia – e soprattutto – con riguardo all'allarme sociale suscitato.
Il quadro così delineato consente immediatamente di comprendere l'esigenza di una riflessione sui reati societari di ampio respiro dogmatico e sistematico, che consenta un inquadramento ragionato dell'attuale assetto normativo e che intercetti in senso critico gli aneliti di "riforma della riforma" che già si colgono in letteratura.
Obiettivo di un programma di ricerca che voglia misurarsi con il vigente sistema dei reati societari non può che essere, dunque, quello di giungere ad una ricostruzione del relativo sistema che si emancipi dalla semplice esegesi delle singole fattispecie.
In tal senso, essenziale risulta cogliere le interferenze a livello esegetico tra l'attuale disciplina dei reati societari e il complesso della riforma del diritto societario, per vagliare sino a che punto l'originario progetto di una novella unitaria del diritto societario (come comprendesse anche i profili penalistici) sia stata realizzata dal legislatore tramite la descritta strategia in due tempi.
Altrettanto importante è l'analisi dei risvolti criminologici dei reati societari, aspetto prima facie negletto dalla riforma del 2002, ma che invece deve costantemente orientare l'interprete che voglia cogliere le costanti implicazioni sociali e individuali correlate all'applicazione di ogni fattispecie di reato.
Sotto diverso aspetto, le fattispecie in esame meritano un'attenta analisi in chiave economica, in quanto si inseriscono – come ingranaggi essenziali – nel più ampio meccanismo delle regole che presidiano l'attività economica.
Solo cogliendone i risvolti in termini di efficienza economica, è possibile valutare l'efficacia e l'effettività di disposizioni destinate a condizionare (al pari delle disposizioni civilistiche) le attività imprenditoriali.
In un contesto economico innegabilmente globalizzato, è poi necessario volgere lo sguardo in primo luogo al contesto normativo dell'Unione Europea (ormai ineludibile termine di riferimento e di confronto), e quindi ai singoli ordinamenti nazionali, sia dei paesi dell'Unione stessa, sia di tradizione giuridica differente (come i paesi di common law).
Obiettivo primo del programma di ricerca è, dunque, quello di giungere ad una ricostruzione organica e sistematica dell'attuale assetto normativo dei reati societari, alla luce della produzione giurisprudenziale e dei contributi dottrinali in materia, coordinata con la disciplina extra-penale di riferimento, non dimentica dei risvolti criminologici e di analisi economica ed aperta a suggestioni comparativistiche.
A tale primo obiettivo se ne accosta un secondo, a sua volta idealmente scomponibile in due sub-fasi.
La ricostruzione dell'assetto normativo, infatti, non può non misurarsi con le sollecitazioni provenienti dall'intero sistema penale, al fine di cogliere le implicazioni che, sia a livello dogmatico, sia a livello di coordinamento tra le diverse "parti della parte speciale", il sistema dei reati societari fornisce e riceve dagli altri settori dell'ordinamento.
In altri termini, un procedere non episodico o rapsodico impone di giungere ad una sorta di "calibratura" del corpus di norme in esame rispetto al sistema penale e ai suoi principi generali, al fine di coglierne convergenze e divergenze.
Da ultimo, sarà possibile elaborare e vagliare le proposte de lege ferenda, illuminate da un corretto inquadramento dell'assetto normativo sia a livello dell'esegesi delle singole fattispecie, sia a livello sistematico. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il quadro normativo delineato dal d.lgs. n. 61/2002 ha posto alla dottrina numerosi problemi di ricostruzione e di coordinamento rispetto ai principi del diritto penale in generale nonché rispetto alla complessiva riforma del diritto societario.
L'attenzione suscitata dalla riforma è in tal senso emblematicamente riconducibile al «tranquillo pronostico» sulla possibilità che il nuovo diritto penale societario rappresenti - nelle parole di Cesare Pedrazzi - «una sfida decisamente severa» sia per la dottrina che per la giurisprudenza, tanto che gli esiti interpretativi divergenti che si vanno manifestando già nelle prime elaborazioni sembrano in realtà «il segno caratteristico della nuova disciplina».
Come è ben noto, la riforma dei reati societari nasce come "costola" della più ampia riforma del diritto societario tout court, dalla quale è stato anzitempo stralciata, per innestarsi, con la sua entrata in vigore, nel tessuto normativo civilistico previgente e doversi poi misurare con le innovazioni successivamente introdotte.
Già questo modo di procedere denuncia l'assenza di una chiara visione della politica criminale che il legislatore intende perseguire nell'ambito dell'intervento penale in materia economica, dimenticando che la risposta sanzionatoria (anche penale) rappresenta un essenziale tassello del complessivo quadro della regolamentazione giuridica dei mercati, sensibili al contesto normativo in cui gli operatori si muovono, in termini di efficienza e certezza delle risposte offerte.
Quasi a conferma di quanto appena ricordato, rispetto alla usuale differenziazione tra soluzioni interpretative che accompagna ogni novità legislativa la riforma del diritto penale societario sembra presentare – agli occhi della dottrina – addirittura dati testuali ambigui «che legittimano sovente una vasta gamma di soluzioni».
In letteratura, infatti, non si è mancato di sottolineare che gli stessi pilastri della riforma così come individuati dalla legge delega (sussidiarietà, extrema ratio, certezza del diritto, offensività, certezza delle pene) sono stati declinati in assenza di chiare scelte di politica criminale, tanto da legittimarne una lettura in chiave fortemente critica, come un arretramento della soglia del penalmente rilevante immotivata e capricciosa, accompagnata da una ristrutturazione delle oggettività giuridiche in chiave patrimoniale che priva la materia della propria individualità sistematica, convogliando un messaggio di sostanziale disuguaglianza rispetto al trattamento riservato alla criminalità «comune».
Noti ed eclatanti casi alla ribalta della cronaca nazionale ed estera hanno suffragato, nei fatti, le riserve espresse all'indomani dell'entrata in vigore della legge di riforma, quasi confermando ancora una volta il vecchio adagio secondo il quale il cannone del diritto penale dell'economia tuona molto ma spara a salve.
Più di una voce si è quindi levata per invocare una "riforma della riforma"; ma correttezza scientifica e rigore metodologico impongono, per evitare il rischio di incorrere ancora una volta in interventi rapsodici e a macchia di leopardo, che contribuiscono alla sclerosi del sistema, di procedere preliminarmente a qualsivoglia intervento de lege ferenda ad una compiuta analisi sistematica dell'impatto del d. lgs. 61/2002 sull'organizzazione dell'intervento penale nell'economia e sulla struttura del tessuto economico
sottostante.
La materia penal-societaria, quindi, sembra costringere (più di altri settori dell'ordinamento penale) il legislatore ad ergersi a novello Sisifo: l'emergere di ineludibili e nuove esigenze di tutela, in uno alle problematiche connesse al funzionamento della normativa vigente, ha indotto ad interrogarsi, a meno di un lustro dalla sua entrata in vigore, sull'opportunità di un ripensamento dell'assetto dato dal d.lgs. n. 61/2002. La riforma dei reati societari, a lungo auspicata dalla più attenta dottrina, sembra – ad una prima lettura – aver così tradito le aspettative maturate, risolvendosi in fattispecie caratterizzate da una pluralità di aspetti problematici e controversi.
L'interprete (prima) e il legislatore (dopo) non possono, però, cedere alle tentazioni dell'hic et nunc, sbrigativamente affastellando riforme su riforme, giustapponendo interventi novellatori.
Anzi, la (quasi paradossale) situazione denunciata, per cui s'invoca a tre anni dalla sua entrata in vigore la riforma del d.lgs. n. 61/2002 (o di parti di esso), impone maggiore cautela, che si deve tradurre in un ragionato e organico inquadramento sistematico dell'ultima novella, e di ogni sua fattispecie.
E' anche vero, però, che recenti e noti casi di cronaca hanno denunciato la scarsa duttilità degli strumenti normativi vigenti rispetto ad improcrastinabili esigenze di tutela, scarsa duttilità della quale ora si attende il vaglio da parte della magistratura.
L'anelito ad una "riforma della riforma" si manifesta così in maniera singolare, con estensione addirittura all'intero apparato di norme che regolano l'intervento penale, sino ad auspicare una complessiva riforma del diritto penale dell'economia che abbracci i settori penal societario, fallimentare, e dei mercati finanziari.
L'auspicio – nelle parole di Enzo Musco – di « razionalizzare la materia penale societaria, da un lato ridimensionando il numero dei reati [...] e dall'altro provvedendo finalmente a colmare vuoti e nuovi bisogni di tutela» ritorna problematicamente nelle riletture della riforma che richiamano sia le direttrici della stessa, emerse nelle indicazioni della legge delega, sia il suo innesto nel quadro dei principi generali del diritto penale.
In particolare si avverte la necessità di declinare le fattispecie penal-societarie coerentemente con i principi di determinatezza e tassatività dell'illecito, sussidiarietà e frammentarietà-offensività, al fine di arginare (o di evitare il riproporsi di) un'estensione giurisprudenziale delle fattispecie incriminatrici, con la predisposizione di strumenti di tutela effettivi ed efficaci, che rifuggano da un'indiscriminata ed immotivata contrazione dell'area del penalmente rilevante.
Per altro verso, non è più possibile trascurare il coordinamento (sia a livello ermeneutico, sia in sede normativa) con le indicazioni – talora immediatamente cogenti – derivanti dalla normativa comunitaria.
Ne consegue l'esigenza di una valutazione dell'impatto della riforma sul tessuto economico giuridico non solo de iure condito ma anche de iure condendo, al fine della preventiva e razionale individuazione dei principi ispiratori, delle linee guida, delle indicazioni normative e delle direttrici politico-criminali meglio in grado di sorreggere un eventuale intervento novellatore. <<<