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PROGRAMMA DI RICERCA

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Classificazione geografica
Bibliografia
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Parole Chiave
MINORE; FAMIGLIA; GENITORE; AFFIDAMENTO; ADOZIONE; RELAZIONI FAMILIARI; ATTACCAMENTO

NUOVI MODELLI DI RELAZIONE FAMILIARE, DIRITTI DEL MINORE E MECCANISMI DI AUTOSTIMA E AUTOVALUTAZIONE.

Università degli Studi di Palermo
Abstract
La ricerca si propone di indagare l'estensione del diritto del minore alla famiglia, valutando i limiti che esso incontra e gli interessi in funzione dei quali detti limiti vengono posti. Si esaminerà, pertanto, il contenuto e le tecniche di attuazione sia del diritto del minore alla propria famiglia d'origine, sia, in caso di assenza di questa, del diritto ad una famiglia sostitutiva. In questo caso si valuterà se gli strumenti normativi rispondono alle esigenze poste in luce dalle teorie dell'attaccamento elaborate con particolare riguardo ad istituti quali l'adozione internazionale, che per le peculiarità legate all'esigenza di integrazione non soltanto nell'alveo familiare ma anche sociale, costringono gli studiosi, sia in campo giuridico, sia psicologico, ad interrogarsi su molteplici aspetti. In particolare, partendo dall'importanza che riveste, nell'ambito della teoria dell'attaccamento, la capacità di rivivere precedenti vissuti emozionali, sarà indagato il contenuto, l'estensione ed i limiti del riconoscimento del diritto a conoscere le proprie origini e ad intrattenere relazioni con la famiglia biologica, quale strumento in grado di garantire il diritto del minore alla propria identità. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Silvio MAZZARESE Università degli Studi di PALERMO
Obiettivo del Programma di Ricerca
La ricerca intende verificare il contenuto e l'ampiezza del diritto del minore alla famiglia, valutando i limiti che esso incontra e gli interessi in funzione dei quali detti limiti vengono posti. In particolare l'indagine sarà volta ad accertare secondo quali modalità il diritto alla famiglia viene attuato. Sotto questo profilo si procederà, innanzitutto, alla ricostruzione del contenuto del diritto del minore alla propria famiglia di origine, individuando gli eventuali strumenti di supporto offerti dall'ordinamento (ricongiungimento familiare, affidamento).
Si procederà, quindi, alla individuazione dei presupposti che consentono l'inserimento nell'ambito di una famiglia sostitutiva. Da questo punto di vista il paradigma di riferimento sarà offerto in particolar modo dalla disciplina dell'adozione internazionale, dell'adozione dei minori e dell'affidamento. Si analizzerà, inoltre, se lo schema fondato sul matrimonio continui a costituire il parametro privilegiato delle scelte legislative e giurisprudenziali, ovvero se sia possibile affermare che il diritto del minore alla famiglia si estenda a modelli di relazioni affettive e parentali alternativi alla famiglia tradizionale, valutando, in caso positivo l'ampiezza di tale riconoscimento. In questo quadro saranno presi in esame i provvedimenti legislativi e giurisprudenziali di ordinamenti stranieri in cui esiste una regolamentazione di nuovi modelli familiari, per verificare se alla luce della clausola generale dell'interesse del minore, possa rintracciarsi l'esistenza di tendenze e soluzioni comuni all'interno dei diversi ordinamenti europei e coerenti con il nostro sistema costituzionale.
Partendo, poi, da alcune considerazioni suggerite dall'Unità di ricerca di psicologia ed in particolar modo dall'importanza che riveste, nell'ambito della teoria dell'attaccamento, la capacità di rivivere precedenti vissuti emozionali, sarà indagato il contenuto, l'estensione ed i limiti del riconoscimento del diritto a conoscere le proprie origini e ad intrattenere relazioni con la famiglia biologica, quale strumento in grado di garantire il diritto del minore alla propria identità.
In questa direzione, oltre ai testi normativi e ai documenti selezionati, verranno specificamente prese in considerazione le pronunce dei giudici interni e stranieri in materia di rapporti familiari, di adozione e di affidamento. Ciò al fine di metterne in evidenza le motivazioni e la coerenza con i valori fondamentali dell'ordinamento, in primo luogo quelli costituzionali.
Per ultimo si verificherà se il principio dell'interesse del minore rappresenta un valido parametro di valutazione nella regolazione giuridica delle relazioni familiari, ovvero se esso rappresenta piuttosto una nozione eccessivamente indeterminata e soggetta ad interpretazioni portatrici di diverse ideologie. Ciò soprattutto alla luce dei risultati che l'Unità di ricerca di psicologia intende perseguire focalizzando la sua analisi sulle dinamiche relative all'adozione internazionale.
Sotto questo profilo si esamineranno i legami di attaccamento instaurati da bambini italiani e stranieri in situazione di affidamento temporaneo presso case-famiglia e bambini stranieri che vivono nell'ambito di un nuovo nucleo familiare, a seguito del procedimento di adozione internazionale, al fine di rilevare eventuali differenze nello sviluppo e nella qualità del legame di attaccamento nell'ambito delle due condizioni.
Si indagheranno, poi, le convinzioni di autoefficacia emotiva ed intepersonale in un campione di genitori adottivi ed affidatari al fine di comparare eventuali differenze tra loro.
Più specificatamente, relativamente ai bambini italiani e stranieri residenti in casa-famiglia si indagherà la qualità dell'attaccamento dei bambini, residenti in casa-famiglia, nei confronti dei propri "operatori di riferimento"; si verificherà se la qualità di attaccamento mostrata dai bambini residenti in casa famiglia è correlata a variabili quali l'età (1-3 anni; 4-5 anni), il sesso (M/F), la provenienza (autoctoni/immigrati), il motivo dell'affidamento e il tempo di permanenza in casa-famiglia; si esplorerà lo "stato della mente" degli operatori rispetto alle proprie esperienze di attaccamento (codifica dei pattern di attaccamento adulti); si valuterà l'eventuale relazione tra la qualità dell'attaccamento mostrata dai bambini nei confronti dei propri operatori di riferimento e lo stile di attaccamento degli stessi operatori.
Relativamente ai bambini stranieri adottati con procedura di adozione internazionale si rileverà la qualità dell'attaccamento dei bambini adottati nei confronti dei propri genitori adottivi; si verificherà se la qualità di attaccamento mostrata dai bambini adottati risulta essere correlata a variabili quali l'età (1-3 anni; 4-5 anni), il sesso (M/F), la condizione pre-adottiva e il tempo di permanenza nell'ambito del nuovo nucleo familiare; si esplorerà lo "stato della mente" dei genitori adottivi rispetto alle proprie esperienze di attaccamento (codifica dei pattern di attaccamento adulti); si investigherà l'eventuale relazione tra la qualità dell'attaccamento mostrata dai bambini adottati nei confronti dei propri genitori adottivi e lo stile di attaccamento dei genitori e per ultimo si rileverà la dimensione dell'autoefficacia degli adulti nel gestire adeguatamente la situazione di adozione. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Negli ultimi anni, l'adozione, l'affidamento ed in generale quelli che possono essere definiti modelli familiari alternativi rispetto al matrimonio, hanno costituito tema di interesse privilegiato degli studiosi sia nel campo delle discipline socio-picologiche sia giuridiche. Ciò per i rilevanti riflessi che questi nuovi modelli familiari hanno nella vita di molti bambini e di molte coppie e, più in generale, per l'influenza che vanno assumendo nell'ambito dei processi di trasformazione dell'organizzazione familiare e sociale.
Si tratta di modelli la maggior parte dei quali trova un preciso riconoscimento normativo e può considerarsi da una parte esplicazione del diritto del minore alla famiglia e dall'altra riconoscimento del diritto degli individui a costruire la trama dei propri affetti secondo modelli alternativi a quello matrimoniale. Nel quadro, infatti, degli specifici diritti di cui sono titolari i bambini, quello alla famiglia è considerato prioritario e si traduce sia nel diritto a crescere nella propria famiglia d'origine, sia nel diritto a far parte di una famiglia sostitutiva, qualora la famiglia d'origine non esista o sia inadempiente agli obblighi di filiazione. In questo caso, per l'importanza che assume, nella costruzione dell'identità personale, il legame con le proprie radici, si tende ad assicurare al minore il diritto a conoscere le proprie origini, nonché, ove sia possibile, a intrattenere delle relazioni con i genitori biologici.
Questi principi, fissati dalla Convenzione sui diritti dei fanciulli, sono stati recepiti dai più importanti atti normativi in materia di diritti fondamentali della persona, per ultimo dalla Carta di Nizza e rappresentano le linee guida entro le quali si muovono i provvedimenti normativi, sia europei, sia interni, in materia di ricongiungimento familiare, di adozione internazionale, di adozione dei minori e di affidamento.
Parallelamente al diritto del minore alla famiglia, si registra, sempre sul piano normativo, la tendenza verso il pieno riconoscimento del diritto degli individui a costruire la trama dei propri affetti secondo modelli alternativi a quello matrimoniale. In ambito europeo, anche se l'ampiezza di tale diritto varia all'interno dei singoli ordinamenti a causa della divaricazione esistente fra le diverse concezioni sociali degli Stati membri, non v'è dubbio che il riconoscimento del potere di autoregolamentazione dei privati rappresenti il comune denominatore sia degli atti normativi in materia familiare, sia degli orientamenti giurisprudenziali. Sul piano interno, poi, una esplicita apertura a modelli alternativi di famiglia è offerta dalla disciplina della filiazione naturale e dal riconoscimento, sotto svariati profili, della coppia di fatto in recenti provvedimenti normativi, come nella legge 91/1999 sulla donazione degli organi e nella legge 149/2001 di riforma dell'adozione. Con specifico riguardo alle relazioni parentali, inoltre, ulteriore apertura è data dagli istituti dell'adozione dei minori e dell'affidamento familiare. Quest'ultimo, in particolare, pur rispondendo ad esigenze specifiche e rivestendo il carattere della temporaneità, prefigura schemi di rapporti affettivo-genitoriali che nonostante ricalchino la famiglia classica, non necessariamente coincidono con essa, dal momento che l'affidatario può anche essere una persona singola. Attualmente, poi, la complessità delle figure e dei ruoli in senso lato genitoriali è aumentata dalle tecniche di procreazione assistita (fecondazione eterologa, inseminazione post mortem, maternità di sostituzione, creazione di embrioni in vitro) che certamente, determinando ulteriori aperture rispetto al modello classico di famiglia, sollevano nuove problematiche e concrete situazioni di conflitto. Invero in alcune pronunce in materia di fecondazione post mortem, di maternità di sostituzione, di creazione e utilizzazione di embrioni in vitro, si è dato positivo rilievo a scelte procreative dei privati in cui si prefigurano modelli familiari significativamente divergenti da quello tradizionale o per l'assenza della doppia figura genitoriale o per la compresenza dal lato materno delle figure della madre biologica, gestazionale, sociale, o, ancora, per la possibile non coincidenza tra coloro che danno vita con il proprio materiale genetico all'embrione e la coppia che procederà al suo impianto (i genitori sociali).
Si tratta, allora, di verificare se e in che misura il diritto del minore alla famiglia e il diritto degli individui a costruire la propria famiglia anche secondo modelli alternativi al matrimonio, sono fra loro compatibili, soprattutto in un momento in cui, le difficoltà, che le coppie vivono, nell'accedere alla genitorialità biologica, stanno trasformando alcuni istituti familiari in strumenti attraverso cui una "coppia priva di figli cerca di appagare il legittimo desiderio di fecondità familiare. Sotto questo profilo è emblematica la dinamica dell'adozione internazionale che può rappresentare il terreno di verifica, sul piano psicologico, dell'effettiva modalità di composizione dei diversi diritti. Come previsto dalla Convenzione internazionale per la tutela dei minori, l'adozione internazionale è uno specifico strumento che interviene "nell'interesse superiore del minore e nel rispetto dei diritti fondamentali che gli sono riconosciuti". La stessa Convenzione riconosce, però, che l'adozione di un bambino, in un Paese diverso da quello in cui è nato, comporta per lui un radicale cambiamento personale e relazionale. Il bambino, infatti, al fine di integrarsi all'interno di un nucleo familiare di differente cultura, deve modificare la propria lingua, le proprie abitudini e gli schemi di comportamento che costituiscono punti di riferimento nel suo percorso di crescita. Ancor più, qualora il bambino sia di etnia diversa, rispetto a quella dei nuovi genitori, la sua integrazione in una società sostanzialmente monoetnica, quale quella italiana, necessita di una preparazione e di un accompagnamento da parte di tutti coloro che partecipano al processo adozionale. Egli deve essere pertanto inserito presso genitori adottivi particolarmente capaci, psicologicamente e pedagogicamente, ad affrontare le problematiche e a gestire le dinamiche familiari e sociali che l'adozione comporta. Rispetto alla valutazione della capacità genitoriale si tratta di vagliare la capacità di prendersi cura di un bambino che abbandonato da adulti conosciuti, deve adeguarsi ad adulti sconosciuti e che può essere aiutatoo da questi ultimi ad elaborare e a superare la sua sofferenza e a riprendere un cammino evolutivo. E' necessario che i genitori sappiano dunque che il bambino ha già costituito ed esperito dei legami, che hanno influito sulla formazione dell'immagine di Sé e degli schemi di comportamento, e che la loro interruzione rappresenta un evento critico che influirà sul processo di costruzione dei legami con i nuovi careviger.
La formazione dei legami tra bambino e caregiver, e le vicissitudini relative al loro mantenimento o alla loro interruzione, rappresentano il focus privilegiato della teoria dell'attaccamento, frutto del lavoro congiunto di John Bowlby e Mary Aisworth che pone l'enfasi sul ruolo cruciale, nella primissima infanzia, della relazione tra genitore e bambino nell'evoluzione del mondo mentale del bambino stesso.
Secondo i teorici dell'attaccamento i bambini, possiedono una predisposizione innata ad attuare comportamenti intersoggettivi che permettano la creazione di un legame privilegiato con la "figura d'attaccamento", al fine di essere protetti e soddisfatti nei propri bisogni; attraverso il ripetersi delle specifiche modalità di accudimento della figura d'attaccamento nelle interazioni con il bambino, egli inizia a crearsi schemi di Sé, dell'Altro e della natura della relazione tra Sé e l'Altro. Tali schemi, detti modelli operativi interni (MOI) o internal working models (IWM), si modificano nel tempo in modo autocorrettivo rispetto allo scopo, che è quello di mantenere quanto più possibile la prossimità fisica/emotiva alla figura di attaccamento, e guidano la selezione delle informazioni, l'organizzazione della memoria ed i comportamenti nelle relazioni con gli altri significativi In altri termini, i MOI possono essere definiti come le vicissitudini interiori delle situazioni reali, esperite dal bambino con le figure di attaccamento, e costituiscono la cornice interpretativa entro la quale saranno lette le future interazioni; sulla base delle modalità esperite nell'accudimento il bambino inizia, cioè, a costruirsi delle aspettative circa i legami con gli altri e le relazioni future, ad avere degli schemi predittori del modo in cui gli altri si comporteranno con lui e delle modalità con le quali sarà più opportuno che egli si relazioni agli altri, allo scopo di ottenerne la vicinanza necessaria alla propria sopravvivenza psicofisica . <<<