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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
- 1 - La qualità informativa del bilancio ed i principi contabili internazionali (Ias/Ifrs)
- 2 - L'adozione dei principi contabili internazionali (IAS/IFRS) nella redazione del bilancio consolidato in Italia: l'impatto sulla "earnings quality"
- 3 - Business combinations e trasparenza dell'informativa ai mercati finanziari
- 4 - TEORIA DEI GRUPPI E APPLICAZIONI
- 5 - L'impatto dell'adozione degli IAS/IFRS sull'informazione di bilancio delle imprese italiane quotate: un’analisi empirica comparata con i principi contabili OIC e US GAAP.
- 6 - Teoria dei gruppi e applicazioni
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze economiche e statistiche
Classificazione geografica
- Regione: Emilia Romagna
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Parole Chiave
GRUPPI AZIENDALI; BILANCIO CONSOLIDATO; SISTEMI DI CONTROLLO INTERNO; COMUNICAZONE DEL VALORE; RESPONSABILITA' SOCIALEComunicazione del valore e tutela degli interessi istituzionali nei gruppi aziendali
Università degli Studi di ParmaAbstract
Il progetto di ricerca si propone di valutare le potenzialità e i limiti dei principali strumenti di controllo per la tutela degli interessi istituzionali nei gruppi aziendali, tenendo conto dello stato dell'arte e, soprattutto, di recenti provvedimenti legislativi e professionali che hanno introdotto significative innovazioni (punto 2.1.). La ricerca si propone di apprezzare il contributo che il sistema di controllo interno, i bilanci consolidati, i bilanci sociali e ambientali possono fornire per una più efficace tutela degli interessi istituzionali nei gruppi aziendali.Gli scandali societari e i casi di dissesto aziendale che - recentemente - hanno interessato imprese nazionali e internazionali hanno coinvolto molteplici interessi e messo sotto accusa l'efficacia dei sistemi di controllo. Tutti i casi di dissesto hanno un denominatore comune: le società coinvolte fanno parte di gruppi aziendali. In questo contesto, il carattere innovativo del progetto di ricerca riguarda gli elementi distintivi di alcuni strumenti di controllo (bilanci consolidati, sistemi di controllo interni, bilanci sociali) specificamente nei gruppi. La ricerca mira ad approfondire le peculiarità che tali strumenti di controllo presentano nei profili gestionali, organizzativi, informativi dei gruppi aziendali per favorire la tutela degli interessi istituzionali.
Le unità di ricerca impegnate sul progetto si distinguono per la specializzazione sugli strumenti di controllo considerati e per i risultati che hanno conseguito su questi temi con progetti precedenti (punto 2.2.). Specificamente, l'Unità I offre al progetto l'esperienza maturata sull'economia dei gruppi, sul bilancio consolidato e sui principi contabili internazionali; l'Unità II mette a disposizione le conoscenze scientifiche e le relazioni internazionali maturate in tema di sistemi di controlli interni; l'Unità III, infine, propone una notevole base di partenza scientifica sui temi della responsabilità sociale d'impresa e sui bilanci sociali e ambientali.
Sul fondamento delle esperienze e dei risultati realizzati in precedenti ricerche, il gruppo di lavoro intende perseguire obiettivi specifici di unità locale (punto 2.1) e obiettivi intermedi da associare alle singole fasi (punto 2.3) che distinguono il programma di ricerca.
L'integrazione e la complementarietà delle unità locali è assicurata, anzitutto, dal comune riferimento ai gruppi aziendali. Ogni unità operativa mette al centro del proprio oggetto d'indagine i gruppi aziendali, o, più precisamente, uno strumento di tutela degli interessi istituzionali nei gruppi. Le unità di ricerca, inoltre, hanno in comune l'obiettivo del programma, ossia la valutazione con indagini empiriche dell'efficacia dei sistemi di controllo interno, dei bilanci consolidati, dei bilanci sociali e ambientali per la tutela degli interessi istituzionali nei gruppi aziendali, tenuto conto dei caratteri distintivi che essi presentano in questa forma di organizzazione dell'attività economica. Alla base del progetto di ricerca proposto dalla tre unità vi è la condivisione di un finalismo di impresa e di gruppo volto a coniugare i risultati economici e finanziari con quelli sociali e ambientali. Infine, le tre unità locali hanno definito metodi e strumenti di ricerca comuni (punto 2.3.) che - secondo logica induttiva e deduttiva - sviluppa indagini empiriche volte a migliorare l'efficacia di taluni strumenti di controllo nei gruppi aziendali.
I risultati intermedi e finali, riferiti alle singole unità o al progetto nel suo complesso potranno essere verificati (punto 2.3.) alla luce del contributo scientifico che essi potranno assicurare nell'ambito delle discipline economico - aziendali. Di ogni unità locale si è precisato con cura ruolo, compiti e finalità nell'ambito del progetto globale (punto 2.3.). <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Stefano AZZALI Università degli Studi di PARMAObiettivo del Programma di Ricerca
Precedenti ricerche dimostrano quanto siano diffusi e rilevanti i gruppi aziendali nei sistemi economici nazionali ed internazionali. I gruppi sono diffusi in tutti i settori dell'economia e in tutte le specie di aziende. La loro rilevanza è dimostrata dal volume di risorse che essi amministrano e dall'influenza che essi esercitano nei confronti di tutti gli interessi istituzionali. Nonostante la loro diffusione e significatività, gli strumenti di tutela degli interessi istituzionali, del risparmio, degli interessi sociali ed ambientali (ad esempio i sistemi di controllo, i bilanci consolidati, i bilanci sociali e ambientali) si sono, spesso, rivelati inefficaci. Il rischio d'inefficacia di tali strumenti è ancor più grave se riferita a società quotate che fanno parte di gruppi aziendali in qualità di capogruppo, sottocapogruppo o controllate. La tutela degli stakeholders nei gruppi aziendali può essere realizzata con vari strumenti. Gli strumenti considerati in questa ricerca focalizzano l'attenzione sui processi di produzione e diffusione del valore. Gli interessi degli stakehoders sono tutelati se il valore prodotto è distribuito con remunerazioni soddisfacenti fra tutti i soggetti che hanno fornito un contributo diretto o indiretto a generarlo. Per produzione di valore s'intende, anzitutto, la produzione di reddito e di connessi flussi finanziari, ma non solo; infatti, le unità di ricerca condividono l'impostazione che considera produzione di valore anche un comportamento d'impresa responsabile nei confronti delle istanze sociali e ambientali che caratterizzano il contesto di riferimento in cui l'impresa opera. Questi strumenti sono critici in tutte le imprese ma assumono un maggior grado di complessità nei gruppi aziendali. Questa forma di organizzazione delle attività economiche, infatti, presenta caratteri peculiari di maggiore complessità a causa della presenza di molteplici unità economiche relative (che in gran parte assumono la forma giuridica delle società di persone o di capitali) dotate di indipendenza giuridica, tutte sottoposte ad un'unica direzione unitaria. La pluralità delle unità che compongono il gruppo rende più complessi tutti i momenti dell'amministrazione (gestione, organizzazione e rilevazione) e – in particolare – il momento del controllo, che dovrebbe assicurare una produzione e distribuzione del valore coerente con la tutela di tutti gli interessi istituzionali. La maggiore complessità, in molti casi, compromette l'efficacia dei processi di controllo e, specificamente, mette in discussione l'utilità dei bilanci consolidati, dei sistemi di controllo interni, dei bilanci sociali e ambientali. Ne sono testimonianza i casi di dissesto che hanno interessato numerosi e rilevanti società, sia in Italia sia a livello internazionale, tutti con un denominatore comune: l'appartenenza a gruppi aziendali e l'inefficacia degli strumenti di controllo.In questo contesto, l'obiettivo prioritario del progetto di ricerca è di valutare le potenzialità e i limiti di alcuni strumenti di controllo nei gruppi aziendali (i sistemi di controllo interno, i bilanci consolidati, i bilanci sociali ed ambientali) per la tutela degli interessi istituzionali, tenendo conto dello stato dell'arte e – soprattutto – di recenti provvedimenti legislativi e professionali che hanno introdotto significative innovazioni. La ricerca nel suo insieme si propone di apprezzare il contributo che i sistemi di controllo interno, i bilanci consolidati, i bilanci sociali e ambientali possono fornire per una più efficace tutela degli interessi istituzionali nei gruppi aziendali.
Le unità di ricerca presentano obiettivi specifici che trovano un momento di integrazione e complementarietà nell'approfondimento delle peculiarità dello strumento di controllo nei gruppi aziendali.
In particolare l'unità I, sul fondamento di una consolidata esperienza di ricerca e dei risultati conseguiti con recenti indagini, si propone di valutare l'impatto che la riforma del diritto societario e i principi contabili internazionali stanno generando sulla qualità e utilità dei bilanci consolidati, sulla tutela degli interessi istituzionali e, specificamente, delle minoranze. I due recenti provvedimenti, infatti, hanno introdotto significative innovazioni (operative dal 2004 e dal 2005) che modificheranno la determinazione e la comunicazione delle informazioni di gruppo agli stakeholders.
Nell'ambito della riforma del diritto societario, la finalità è di valutare se le nuove forme di pubblicità imposte alle controllate e/o alle capogruppo (ad esempio l'indicazione che la società è sottoposta all'attività di direzione e coordinamento, le informazioni da fornire in nota integrativa nella relazione sulla gestione) migliorino il livello di trasparenza riguardo alla struttura e i confini del gruppo, quale premessa per un'efficace analisi dei bilanci. Riguardo ai principi contabili internazionali, il proposito è di analizzare il comportamento dei gruppi nella loro applicazione al bilancio consolidato quale presupposto per giudicare l'adeguatezza dello strumento di controllo rispetto alle attese dei destinatari delle informazioni.
L'unità II si propone di valutare l'efficacia dei sistemi di controllo interni nei gruppi aziendali, alla luce della legge Draghi, del codice Preda, della riforma del diritto societario. Grazie anche a un'importante collaborazione a livello internazionale, l'unità II intende apprezzare le innovazioni prodotte dai provvedimenti citati in precedenza e, soprattutto, valutare in che modo le peculiarità dei sistemi di controllo interno nei gruppi aziendali (ad esempio i modelli di controllo che regolano le relazioni tra capogruppo e controllate, i rischi distintivi connessi alla struttua a gruppo) influenzano l'efficacia dei controlli per la tutela degli stakeholders.
L'unità III, infine, si propone di cogliere le peculiarità dei bilanci sociali e ambientali riferiti ai gruppi aziendali oggetto di indagine ed il grado di sensibilità di tali gruppi verso la responsabilità e la comunicazione sociale e ambientale. Specificamente l'unità III, con l'analisi dei bilanci sociali e ambientali redatti dai gruppi oggetto di ricerca, intende apprezzare se le aziende con struttura a gruppo presentano caratteri distintivi nei processi di comunicazione sociale e ambientale, nella convinzione che le imprese e i gruppi che trascurano i temi della responsabilità sociale - nel lungo termine - compromettono anche i risultati economici e finanziari.
L'integrazione e la complementarietà delle ricerche svolte dalle singole unità è assicurata, anzitutto, dal comune riferimento ai gruppi aziendali. Ogni unità operativa mette al centro del proprio oggetto d'indagine i gruppi aziendali o, più precisamente, uno strumento di tutela degli interessi istituzionali nei gruppi aziendali. Le unità di ricerca, inoltre, hanno in comune l'obiettivo del programma, ossia valutare con indagini empiriche l'efficacia dei sistemi di controllo interno, dei bilanci consolidati e dei bilanci sociali per la tutela degli interessi istituzionali nei gruppi aziendali, tenuto conto dei caratteri distintivi che essi presentano in questa forma di organizzazione dell'attività economica. Alla base delle ricerche condotte dalle tre unità vi è la condivisione di un finalismo di impresa e di gruppo aziendale volto a coniugare i risultati economici e finanziari con quelli sociali e ambientali. Infine, le tre unità locali hanno definito un comune metodo di ricerca che - secondo logica induttiva e deduttiva - sviluppa indagini empiriche volte a migliorare l'efficacia del bilancio consolidato, dei sistemi di controllo interno, dei bilanci sociali e ambientali nei gruppi aziendali. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il gruppo aziendale – istituto sociale colto nell'aspetto economico – a livello nazionale e internazionale rappresenta una delle forme più diffuse di organizzazione dell'attività economica. Le ragioni di tale successo risiedono nei vantaggi che i gruppi aziendali assicurano al soggetto economico nel perseguire condizioni di economicità, a favore dell'interesse di gruppo e, in particolare, del capitale di rischio. La formazione dei gruppi aziendali attraverso i processi di crescita interna e, soprattutto, esterna favorisce lo sviluppo d'impresa, l'aumento delle dimensioni, le economie di scala, il dominio del mercato e della concorrenza. Altri vantaggi dei gruppi possono essere connessi alla possibilità di mimetizzare i reali confini d'impresa o di ottenere benefici fiscali, previdenziali o di altra specie. Tutto ciò è possibile anche perché l'ordinamento giuridico non prevede una disciplina generale dei gruppi. Sono in vigore molteplici discipline settoriali (ad esempio sui gruppi bancari) o su specifici temi (ad esempio il bilancio consolidato, l'antitrust) ma non esiste una definizione di gruppo aziendale né una sua disciplina di carattere generale. Il risultato è che l'ordinamento giuridico non "vede" il gruppo ma solamente le imprese e le società che lo compongono nei ruoli di capogruppo, sottocapogruppo, controllata. Anche la recente riforma del diritto societario che, in un primo momento, prometteva di colmare tale lacuna, successivamente ha disatteso le aspettative. In tema di gruppi, infatti, essa si è limitata a disciplinare alcuni aspetti relativi alle relazioni tra la società che esercita l'attività di direzione e coordinamento e le società che la subiscono.Il gruppo – come ogni azienda – dovrebbe produrre e distribuire valore a favore di tutti gli interessi istituzionali, in modo autonomo e duraturo. Il valore trova espressione, anzitutto, nei flussi di reddito e di risultati finanziari che il gruppo genera; la produzione di gruppo – nel profilo economico – è misurata dal reddito di gruppo e dal connesso patrimonio di gruppo, scomposti nei componenti elementari e nelle quote di pertinenza del capitale di comando, della capogruppo, delle minoranze. La stessa produzione – nel profilo finanziario – determina flussi di liquidità, di capitale circolante e di altre risorse finanziarie che permettono di apprezzare l'equilibrio finanziario di breve periodo e la solidità finanziaria del gruppo. I risultati di gruppo – tuttavia – non si esauriscono in quelli che trovano una loro manifestazione economica e finanziaria. In quanto "istituti sociali colti nell'aspetto economico", anche i gruppi hanno una responsabilità sociale che deve essere considerata con attenzione per motivi etici, morali e per non compromettere i risultati economici e finanziari.
Gli strumenti di controllo dei risultati di gruppo (economici, finanziari, sociali) – come in ogni azienda – sono essenziali per assicurare una corretta determinazione dei risultati e per consentire agli interessi istituzionali di apprezzare la destinazione dei medesimi. I bilanci consolidati, i sistemi di controllo interno e i bilanci sociali sono importanti strumenti di controllo dei risultati. Il primo (bilancio consolidato) è peculiare dei gruppi; gli altri due – nei gruppi – presentano peculiarità distintive rispetto alle imprese che non fanno parte di gruppi. Gli scandali societari e i casi di dissesto economico e finanziario che – recentemente – hanno interessato imprese nazionali e internazionali hanno coinvolto molteplici interessi istituzionali (ad esempio il capitale di rischio, il capitale di prestito, i lavoratori dipendenti e autonomi) e messo sotto accusa gli strumenti di controllo che l'ordinamento giuridico pone a tutela del risparmio e degli interessi sociali. I Paesi coinvolti in questi scandali hanno reagito o stanno reagendo per tentare di evitare – almeno per il futuro – l'insorgere di situazioni analoghe. In Italia numerosi sono stati i provvedimenti legislativi che – direttamente o indirettamente – riguardano i tre strumenti di controllo citati. Ad esempio la legge Draghi, il Codice Preda, la riforma del diritto societario, l'attuazione dei principi contabili internazionali per la redazione dei bilanci consolidati. Tutti questi provvedimenti – tuttavia – sottovalutano un elemento essenziale: tutte le società coinvolte negli scandali e nei dissesti aziendali facevano parte di gruppi aziendali. Questa circostanza - probabilmente - giustifica, almeno in parte, la loro inefficacia.
Le cause degli scandali e dissesti societari sono molteplici. Le discipline economico – aziendali sono in grado di indagare con efficacia le cause relative – ad esempio – ai bilanci consolidati, ai sistemi di controllo interno, ai bilanci sociali. In particolare il progetto di ricerca può fornire un contributo nel definire le peculiarità degli strumenti di controllo nei gruppi aziendali. La conoscenza di queste peculiarità, a sua volta, può condurre a proposte di miglioramento dei processi di redazione e comunicazione dei bilanci consolidati e sociali nonché di progresso dei sistemi di controllo interni nei gruppi aziendali.
Riguardo al bilancio consolidato, l' Italia ha una tradizione operativa relativamente recente. Solamente dal 1994 una parte significativa dei gruppi è obbligata alla redazione del bilancio consolidato; tale documento, inoltre, è considerato dalla disciplina nazionale un semplice allegato del bilancio d'esercizio dell'impresa capogruppo. Nel decennio appena trascorso, molteplici sono state le ricerche e le pubblicazioni che, da un lato, hanno analizzato criticamente la disciplina del bilancio consolidato e dall'altro hanno apprezzato le scelte dei gruppi in merito ai processi di determinazione del reddito e del capitale di gruppo. I risultati di tali ricerca hanno fornito un importante contributo per una corretta interpretazione della disciplina giuridica, per un suo inquadramento a livello di dottrine economico – aziendali, per apprezzare le aree critiche di redazione e comunicazione delle informazioni economico – finanziarie proprie dei gruppi aziendali. Ad evidenza, gli scandali societari e gli enormi dissesti finanziari che negli ultimi anni hanno interessato importanti gruppi nazionali ed internazionali dimostrano che esiste un divario tra le potenzialità del bilancio consolidato e le reali esigenze di tutela dei portatori di interessi istituzionali. Molti investitori si sono sentiti traditi dagli strumenti di controllo e, specificamente, dalla qualità e utilità dei bilanci consolidati. In questo contesto due recenti provvedimenti intervengono sulla disciplina dei gruppi aziendali e del bilancio consolidato:
1. La riforma del diritto societario (D.Lgs. 6/03) nella sezione in cui introduce alcuni articoli che si propongono di disciplinare i rapporti tra la società che esercita l'attività di direzione e coordinamento e i soci di minoranza e creditori sociali delle società controllate (capo IX al Titolo V del Libro V del codice civile dedicato alla «Direzione e coordinamento di società» che comprende gli art. dal n. 2497al n. 2497 – septies del codice civile);
2. L'adozione dei principi contabili internazionali omologati dall'Unione Europea – a partire dall'esercizio chiuso o in corso al 31 dicembre 2005 – per la redazione dei bilanci consolidati di talune classi di società. Tali principi pongono il bilancio consolidato al vertice del sistema informativo di gruppo e – su questo presupposto – disciplinano la sua redazione in funzione dell'utilità per i molteplici destinatari, primi fra tutti per gli investitori.
La riforma del diritto societario introduce interessanti innovazioni volte a rendere più trasparenti i gruppi, la loro struttura e confini.
In merito a queste innovative forme di pubblicità non esistono ricerche che hanno apprezzato l'effetto prodotto in termini di trasparenza delle strutture di gruppo, dei loro confini e della composizione del gruppo in termini di capogruppo, sottocapogruppo e controllate. Inoltre non esistono indagini condotte sui bilanci consolidati volte ad apprezzare l'impatto prodotto dalla riforma del diritto societario in merito alle informazioni obbligatorie da fornire in nota integrativa e nella relazione sulla gestione.
Riguardo all'adozione di principi contabili internazionali, l'unità I ha maturato una significativa e decennale esperienza. Tali principi rappresentano una delle principali aree di indagine del responsabile nazionale e dei componenti l'unità di ricerca. A titolo esemplificativo si rinvia alle ricerche che hanno approfondito il "Framework for the preparation and presentantion of financial statements" (1996), "Il bilancio consolidato secondo i principi contabili internazionali" e "Il reddito e capitale di gruppo, valore e sua determinazione nei gruppi aziendali" (2002) e alla ricerca COFIN 2003 sul tema "L'adozione dei principi contabili internazionali in Italia: riflessi sulla gestione d'impresa e sui processi di comunicazione economico – finanziaria", in cui l'unità locale sta sviluppando l'area relativa alle "business combination". Le ricerche condotte nel recente passato hanno rivelato che l'introduzone dei principi contabili internazionali produce significative innovazioni comuni a tutti i bilanci e innovazioni specifiche che riguardano i bilanci consolidati. Riguardo alle prime si tratta di innovazioni relative alle finalità dei bilanci, alla loro composizione, alle caratteristiche degli schemi contabili e della nota integrativa, ai principi generali del bilancio e ai critiri di valutazione. Le innovazioni specifiche del bilancio consolidato, invece, sono relative agli aspetti peculiari della procedura di consolidamento e all'importanza relativa attrubuita allo strumento di controllo. I principi contabili internazionali, infatti, invertono l'approccio giuridico italiano: il bilancio consolidato, da semplice allegato al bilancio d'esercizio dell'impresa capogruppo, diventa lo strumento informativo e di controllo più rilevante nei gruppi aziendali. I principi contabili internazionali possono migliorare la qualità dei bilanci consolidati in quasi tutti gli aspetti tecnici citati in precedenza. La conferma, tuttavia, non può che derivare da indagini empiriche svolte direttamente sui bilanci consolidati redatti secondo gli IFRS/IAS, possibili a partire dai bilanci consolidati 2004 e - soprattutto - 2005. Il giudizio positivo non è scontato; infatti il miglioramento dei bilanci consolidati presuppone, anzitutto, la conoscenza approfondita e la corretta applicazione dei principi contabili internazionali. L'obiettivo finale (tutela degli interessi istituzionali),inoltre, dipende da altri strumenti di controllo. La ricerca COFIN 2003 citata in precedenza (di cui Parma è responsabile nazionale), ancora in svolgimento, sta producenso interessanti risultati sull'impatto gestionale, organizzativo e informativo dei principi contabili internazionali sui gruppi aziendali quotati. Ad eccezione di alcuni grandi gruppi, tuttavia, sembra emergere un comportamento dei gruppi che sottovaluta la portata innovativa dei nuovi principi, con elevati rischi di applicazioni scorretta dei medesimi. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 66 del 21 marzo 2005 del D.Lgs. n. 38 del 28 febbraio 2005, il nostro Paese ha esercitato le opzioni previste dal regolamento n. 1606/2002 in merito al campo di applicazione dei principi contabili internazionali in Italia. Emerge con chiarezza la netta segmentazione tra le imprese obbligate ad adottare gli IAS/IFRS e le imprese che dovranno redigere i bilanci seguendo la disciplina nazionale. Nei gruppi aziendali, tale segmentazione genera rischi connessi alla possibilità di redigere i bilanci delle imprese del gruppo con riferimento a differenti discipline. A questo proposito, solamente l'analisi dei bilanci a partire dal 2004 consentirà di apprezzare le scelte del gruppi in merito all'esercizio delle facoltà di adesione volontaria agli IFRS/IAS volte ad evitare tali rischi.
In relazione al sistema dei controlli interni la base scientifica si avvale di diversi filoni di studio: gli studi concernenti le best practice internazionali in tema di sistemi di controllo interno e gli studi relativi alle peculiarità proprie dei grupi aziendali. Il tema dei controlli interni è una delle principali aree dii ricerca dell'unità II: è stata - infatti - oggetto di diversi studi, in alcuni casi realizzati in stretta collaborazione con università straniere. A titolo esemplificativo, si rinvia ai seguenti testi: "Revisione aziendale e sistemi di controllo interno" (2004), "I sistemi informativi aziendali" (2003), "Principi di revisione contabile" (1997), "Le frodi aziendali. Frodi amministrative, alterazioni di bilancio e computer crime" (2003); si ricordano - inoltre - i seguenti articoli: "Internal auditing and risk Assessment in large italian companies: an empirical survey" (2003), "CRSA in Italia: i casi HDP, IBM Italia e Pirelli" (2003) "Corporate governance: a comparison among italian, British and American listed companies (2005). Sono assenti, invece, studi e pubblicazioni sui sistemi di controllo interni nei gruppi aziendali, volti a individuare le loro peculiarità, il grado di tutela degli stakeholders e possibili vie di miglioramento.
Riguardo alla responsabilità sociale d'impresa (Unità III), l'Unione Europea ha pubblicato il Green Paper sulla responsabilità sociale d'impresa (2001). A livello nazionale, nel 2004 è stato reso pubblico il progetto curato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali avente come specifico oggetto proprio la responsabilità sociale d'impresa. Il dibattito nazionale e internazionale sulla responsabilità sociale d'impresa presenta posizioni non omogenee. Accanto a filoni di pensiero che vedono sulla base di presupposti "morali" o di opportunità economiche, come indispensabile il farsi carico da parte delle imprese di obiettivi sociali o più in generale legati al concetto di responsabilità sociale, ve ne sono altri molto più critici che, rifacendosi alla scuola di Chicago di Milton Friedman, interpretano la responsabilità sociale d'impresa come elemento potenzialmente in grado di destabilizzare il sistema capitalistico. In questo contesto, molte evidenze empiriche derivate da grandi crisi finanziarie d'impresa di questi anni recenti sono direttamente o indirettamente legate ad una non corretta percezione delle priorità aziendali e comunque alla ricerca della massimizzazione della performance di breve e brevissimo periodo, alimentata anche dalle pressioni dei mercati finanziari.
Nel momento in cui si accetta la ridefinzione del finalismo d'impresa e si incorporano i diversi obiettivi perseguiti all'interno dell'unitario processo di gestione, si determina una conseguente nuova declinazione del concetto di efficacia. E' in tale contesto che nascono e si sviluppano criteri alternativi e integrativi di controllo, quali ad esempio il bilancio sociale ed il bilancio ambientale, che richiedono approfondimenti sia per quanto attiene alla struttura e al contenuto, ma anche per quanto attiene al ruolo reale che gli stessi assumono nei processi di comunicazione aziendale, in bilico tra strumenti di mera comunicazione istituzionale e reali sistemi informativi integrati in processi di controllo esterno nel contesto della valutazione della complessiva performance dell'impresa. Si pone pertanto il tema della standardizzazione e della raffrontabilità nello spazio e nel tempo. Standard di redazione del bilancio sociale sono stati definiti solo in tempi recenti (si pensi ad esempio ai lavori del Gruppo Bilancio Sociale, recepiti, tra gli altri, dallo standard di responsabilità sociale d'impresa Q-Res) ed è ancora difficile individuare una rendicontazione in grado di integrare obiettivi economico-finanziari ed obiettivi extraeconomici. <<<



