Contenuto
Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricercaINIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE
PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
Classificazione geografica
- Regione: Trentino Alto Adige
Bibliografia
Abbruzzese S., “Il posto del sacro”, in Gubert (R.) La via italiana alla post-modernità, Milano, Angeli 2000.Barker E. New Religious Movements, trad. It. I nuovi movimenti religiosi, Milano, Mondatori, 1992
Berger P. (a cura di) Le réechantement du monde, Paris, Bayard, 2001
Boudon R., L’art de se persuader des idées fausses, fragiles o douteuses, Paris, Fayard, 1990
Boudon R., Le juste et le vrai. Etude sur l’objectivité des valeurs et de la connaissance, Paris, Fayard, 1995.
Boudon R., Le sens des valeurs, Paris, Presses Universitaires de France, 1999.
Boudon R., Raison, bonnes raisons, Paris, Presses Universitaires de France, 2003.
Bova V., “Post-comunismo, transizione democratica e chiesa cattolica. Il caso polacco”, in Religioni e società, n. 24, gennaio-aprile 1996.
Cesareo V., Cipriani R., Garelli F., Lanzetti C., Rovati G., La religiosità in Italia, Mondadori, Milano, 1995.
Cesareo V. I soggetti della società civile, Cosenza, Rubettino, 2003.
Champion F., Hervieu-Léger D., De l’émotion en religion. Renouveaux et traditions, Paris, Centurion, 1990.
Cipriani R., La religione diffusa.Teoria e prassi, Borla, Roma.
Cipolla C. e Martelli S. "Verso una concezione multidimensionale della religiosità? Un percorso integrativo nella sociologia religiosa italiana degli anni Novanta,” in Studi di Sociologia, n. monografico curato da R. Cipriani, a XXXIV, n.4, ott.-dic.(p.365-388)
Coleman J. Foundations of Social Theory, Cambridge/London, Harvard University Press, 1990.
Dobbelaere K., Secularizations : a Multi-Dimensional Concept in Current Sociology, 29/2, 1981.
Frohlich N., Oppenheimer J. A. Choosing Justice, an Experiemntal Approach to Ethical Theory, Oxford, University of California Press, 1992.
Garelli F. Forza della religione, debolezza della fede, Bologna, Il Mulino, 1996
Guolo R., Il fondamentalismo religioso islamico, Roma-Bari, Laterza, 2002.
Hervieu-Léger D., Le pélérin et le converti, Paris, Flammarion 1999.
Hervieu-Léger D., La religion pour mémoire, trad. It. La religione per memoria, Bologna, Il Mulino, 1996.
Hirschman, A. Exit, voice and loyalty, trad. It. Lealtà, defezione, protesta, Milano, Bompiani, 20022
Kellerhals J., Coenen-Huther J., Modak M. Figure de l’équité: la construction des normes de justice dans les groupes, Paris, Presses Universitaires de France, 1988.
Kepel G., La revanche de Dieu. Chrétiens, juifs et musulmans à la reconquête du monde, Paris, Seuil, 1991
Michel P., La fede senza nemico, Guerini e associati, Milano 1996
Simon H. Models of Bounded Rationality: Economic Analysis and Public Policy, Cambridge, The MIT Press, 1982.
Pace E., Il regime della verità . Il fondamentalismo religioso contemporaneo, Bologna, Il Mulino, 1990
Pace E., Guolo R. I fondamentalismi, Roma-Bari, Laterza, 1998.
Rawls J. A Theory of Justice, Cambridge, trad. It. Una teoria della giustizia, Milano, Feltrinelli, 19862
Parole Chiave
CREDENZE; VALORI; RELIGIONI; RAZIONALITÀ COGNITIVA; RAZIONALITÀ ASSIOLOGICAL'analisi delle forme di razionalità cognitiva e assiologica. Il caso delle credenze religiose in ambito europeo.
Università degli Studi di TrentoAbstract
L'attuale sviluppo della critica alla teoria della scelta razionale (Boudon, 2003) ha portato ad una forte rivalutazione di altri modelli di razionalità quali la razionalità cognitiva e quella assiologica (Boudon, 1995 e 1999). L'applicazione recente dei principi della razionalità cognitiva alla sociologia politica ed alla sociologia economica ha permesso di estendere la chiarezza procedurale della scelta razionale anche al di là dell'ambito della razionalità strumentale. L'intero universo dei valori sotto quest'aspetto è posto in una prospettiva particolare. E' possibile in linea di principio, ed in pieno recupero della tradizionale metodologia weberiana, un'osservazione comprendente dei valori capace di tener conto delle ragioni che i soggetti hanno nel farli propri. Infatti se sono noti i valori dichiarati (Calvaruso Abbruzzese 1985, Gubert 1992, Gubert 2000), non altrettanto può essere detto circa le "procedure di legittimazione" (Boudon, Bourricaud 1982) che portano i soggetti a preferire un valore all'altro.In questo contesto i valori religiosi si collocano in una delle aree notoriamente più sensibili della sociologia comprendente. Benché veicolati da istituzioni specifiche e schematicamente riassumibili in un'insieme di credenze e di pratiche, i valori religiosi sono accettati in modo sempre più differenziato (D. Hervieu–Léger 1993, Abbruzzese 2000, Boudon 2002). Secondo la razionalità cognitiva l'architettura del credere è il risultato di un'analisi di plausibilità dei valori operata dai soggetti stessi sulla base della loro coerenza interna e della congruenza con la loro esperienza. Pertanto questi pervengono a selezionare nell'universo delle credenze, quelle che appaiono più plausibili, lasciando cadere quelle che si rivelano meno giustificate alla luce del principio di coerenza interna. La tesi classica di Max Weber sulla razionalizzazione diffusa si può applicare in pieno all'adesione selettiva delle credenze religiose.
L'ammettere una consapevolezza da parte dei soggetti che operano una simile selezione apre il campo scientifico alla necessità di recuperarne le ragioni che ne sono alla base.
Queste sono verosimilmente in relazione sia con i specifici contenuti che caratterizzano le religioni di salvezza, sia con i particolari contesti nazionali dentro i quali si radicano. Pertanto se nella ricerca precedente su "L'analisi delle credenze. Valorizzazione dei dati e sviluppo di un modello di sociologia comprendente." si è operata un'analisi comparata sulla sola religione cattolica, osservata in tre diversi contesti nazionali, si tratta adesso di guardare tanto alle altre confessioni cristiane (chiese protestanti e chiese ortodosse), quanto alle altre due principali religioni monoteistiche: l'ebraismo e l'islamismo, nonché alle nuove forme di buddismo.
Se la banca dati sui valori presente nell'Università di Trento, consente di poter disporre già dei dati quantitativi, l'indagine in corso di conclusione, consente di poter perfezionare la procedura di rilevazione delle ragioni alla base delle adesioni ai valori religiosi. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Salvatore ABBRUZZESE Università degli Studi di TRENTOObiettivo del Programma di Ricerca
Con questo lavoro ci si ripropone in primo luogo di implementare l'attuale conoscenza delle ragioni poste dai soggetti alla base della loro adesione a credenze religiose, adesione che conduce quest'ultime a presentarsi come dei "valori" intesi qui come principi di orientamento dell'agire e quindi come fonti di giudizio normativo. Una tale impostazione del problema pone momentaneamente tra parentesi l'ipotesi di un'adesione alle credenze religiose come semplice conseguenza dei processi di socializzazione. Diversi elementi rendono oramai plausibile quest'ipotesi data spesso per scontata. Innanzitutto il carattere depotenziato delle agenzie che dovrebbero garantire in modo credibile una tale trasmissione. Sia le Chiese, sia le famiglie sono da tempo immerse in un processo di trasformazione che sicuramente non consente, almeno fino ad oggi, la capacità di esercitare un ruolo meno che marginale nella riproduzione delle credenze religiose. Ad una tale impossibilità di adesione significativa al ruolo di trasmissione culturale da parte di queste agenzie tradizionali si aggiunge la stabilizzazione dei processi di secolarizzazione delle istituzioni e di laicità delle coscienze; una stabilizzazione che è tale da rendere poco credibile l'adesione sulla base della sola aderenza ad una tradizione oramai scomparsa in alcuni casi (Hervieu–Léger, 2003) o comunque in pieno declino in altri (Abbruzzese, 2000). E' proprio in virtù di questa secolarizzazione esplicita che l'adesione ad una credenza religiosa (esattamente come l'adesione a qualsiasi altro tipo di credenza, sia essa fattuale o normativa) implica un ruolo attivo del soggetto. Ciò permette di spiegare del resto la compresenza di espressioni religiose diverse, e tra loro non sempre conciliabili, con il carattere assolutamente e costantemente non tradizionale dell'intera cultura contemporanea.Secondo obiettivo del lavoro è quello di osservare in prospettiva comparata le diverse dottrine di salvezza sottese alle differenti confessioni religiose presenti in Europa, rilevando non solo la loro capacità di influenzare l'agire sociale nei diversi ambiti di vita (capacità che si presuppone comunque limitata in conseguenza del carattere secolarizzato delle istituzioni e della laicità dei comportamenti sociali) quanto quella di far emergere le diverse procedure di legittimazione alla base di ogni singola religione (Università di Trento). Si è infatti convinti, a seguito delle note analisi di Weber sulle religioni di salvezza, che il contenuto specifico di ogni religione indichi procedure diverse di verifica, più o meno prossime a quel processo di razionalizzazione diffusa che, ancora per Weber, resta il tratto dominante dello sviluppo dell'agire sociale, anche di quello religiosamente orientato. Un tale obiettivo viene così a colmare i limiti del PRIN 2003, di fatto orientato (per ragioni di semplificazione metodologica) al solo caso della religione cattolica. La possibilità di verificare sia il metodo di rilevazione, sia i risultati ottenuti, con confessioni religiose diverse, permette di verificare in modo adeguato la solidità dell'impianto e dei suoi risultati.
In terzo luogo, ed è questo il compito delle unità locali di Teramo e dell'Università della Calabria), si cercherà di operare un'analisi della capacità generativa nei confronti di diverse aree dell'agire sociale, quali l'agire civico–politico (Università della Calabria) l'agire interculturale inteso come la produzione delle rappresentazioni delle religioni altre nel momento della compresenza sullo stesso territorio ed all'interno della stessa cornice giudirico-politica dello Stato laico(Università di Teramo).
E' infine importante menzionare il guadagno atteso da questo progetto sul piano dell'analisi metodologica. Il gruppo di lavoro formato dalle tre unità, con il contributo dei ricercatori e degli studiosi dell'Università di Paris IV (Raymond Boudon, Pierre Demeulenaere, Nathalie Bulle) in gran parte già consolidato dall'attuale esperienza di ricerca in corso (PRIN 2003) ha infatti portato alla costituzione di un centro di interesse comune fondato proprio sull'intreccio tra l'analisi delle credenze, il ruolo delle religioni ed i problemi metodologici di rilevazione e di analisi dei dati qualitativi. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Da tempo si parla di un ritorno del sacro sotto diverse forme. Fondamentalismi religiosi da un lato (Pace 1990, Kepel 1991, Guolo 2002) e nuove religiosità dall'altro (Barker 1992, Berger 2001) ripropongono il peso dei valori e delle credenze religiose in diversi ambiti della vita sociale. Per di più le attuali rilevazioni periodiche sui valori, non mancano di confermare una tale presenza nell'area italiana ed è particolarmente in questo contesto che si realizzano gli intrecci tanto con l'impegno politico quanto con le diverse forme di aggregazione nell'area della società civile italiana e le culture istituzionali che ne conseguono (Cesareo 1995, Abbruzzese 2000, Cesareo 2003). Tuttavia l'analisi delle motivazioni che sospingono i soggetti tanto al riconoscimento esplicito delle credenze, quanto all'impegno civico-politico restano ancora solo parzialmente chiarite. Le ragioni del credere e le ragioni dell'impegnarsi sono tanto date per scontate, quanto non riconoscibili (chiuse di fatto nell'universo privato) e comunque ininfluenti sotto l'aspetto dello studio dei diversi contesti sociali.Da diversi anni l'analisi delle credenze è ritornata a porsi al centro della riflessione sociologica. Si deve certamente a Raymond Boudon (Boudon 1990, 1995, 1999, 2003) il merito di aver riscritto una tale problematica sull'agenda dei lavori della sociologia contemporanea. Non sono ignote le conseguenze di una tale prospettiva: un'intera sociologia dei processi di condizionamento sociale, a partire da tali premesse, è invitata a superare un'attitudine descrittiva che si limita spesso a individuare e a denunciare le influenze, più che a rintracciare le ragioni che hanno i diversi attori nel farle proprie. Il nucleo dirompente dell'epistemologia boudoniana consiste nella sostanziale equiparazione dei processi cognitivi soggettivi, tanto che si applichino a delle relazioni di causa/effetto e quindi siano soggetti al giudizio di vero/falso, quanto che si investano su delle scelte tra diversi orientamenti di valore e quindi siano sottomessi al giudizio del giusto/ingiusto (Boudon, 1999). Questa reinvestitura di razionalità dell'agire soggettivo non fa certamente economia dei condizionamenti sociali nella misura in cui sconta tanto limiti soggettivi di analisi (razionalità limitata) quanto limiti oggettivi di scelta tra alternative (razionalità situata). Tale prospettiva si rifiuta di considerare le scelte di valore come il solo portato di una cornice affettiva tradizionalmente ereditata o culturalmente acquisita in modo irriflesso. Il problema centrale sembra ruotare attorno allo statuto dell'azione razionale in quanto tale. Nella definizione moderata, adottata da Boudon, questa non coincide solo con le scelte in situazioni di razionalità limitata, così come sono state tradizionalmente definite dal neo-razionalismo contemporaneo (Simon 1982, Hirschman 2002) e perfezionate, tra gli altri, da J. Coleman (Coleman 1990) ma si ridefinisce attraverso una presa d'atto cosciente del soggetto stesso. Le "buone ragioni" sono quelle che il soggetto reperisce nel motivare la propria scelta di valore e che rientrano nel suo "discorso di legittimazione".
Tale analisi delle credenze si rivela strategicamente decisiva tanto sul piano dell'azione religiosamente motivata, quanto su quello della scelta politica (e le due diverse espressioni sono già indicative del diverso statuto epistemologico che si tende ad attribuire a ciascuno dei due ambiti). E' evidente infatti come, proprio nell'ambito dello studio dei fenomeni religiosi ed in quello delle scelte politiche, l'analisi del fondamento razionale delle credenze stia mostrando tutta la sua necessità. Tanto nel primo ambito quanto nel secondo le credenze si intrecciano con le appartenenze e quest'ultime si consolidano in un tessuto di movimenti e di associazioni che le reinterpretano sul piano operativo, concretizzandole e verificandole nella loro razionalità intrinseca. Ora appare abbastanza evidente come tanto le "ragioni dei movimenti" (siano questi di carattere religioso che di carattere politico) quanto quelle dei loro appartenenti, restino scarsamente analizzate, specialmente in Europa e in Italia. In sociologia delle religioni, ad esempio, nella ricostruzione delle motivazioni alla base dei movimenti religiosi prevalgono ancora ricostruzioni della razionalità degli attori sociali in termini esclusivi di puro agire strumentale (Pace 1990, Kepel 1991, Pace e Guolo 1998, Guolo 2002) o di puro agire affettivo tradizionale (Champion, Hervieu-Léger 1990). Non mancano tentativi di ricostruzione di una rete di motivazioni più complessa, capace di rendere conto delle credenze dei soggetti in termini di analisi delle credenze (Hervieu-Léger 1996, 1999). All'interno dell'analisi delle motivazioni morali, suscettibili di orientare le scelte politiche dei soggetti, vanno invece sottolineati i recenti lavori sui sentimenti di giustizia posti in essere a partire dalle analisi di J. Rawls (Rawls 1986) e che hanno dato vita ad importanti considerazioni metodologiche (Kellerhals, Coenen-Huther, Modak 1988; Frohlich e Oppenheimer 1992).
Religione e politica sono pertanto gli ambiti dove le credenze, traducendosi all'interno di percorsi di fede e strategie di gruppo, vengono percepite in modo estremamente razionale/ragionevole (dove il concetto di ragionevolezza traduce nel linguaggio diffuso il criterio-guida per la scelta in situazioni di razionalità limitata). In altri termini è proprio nell'ambito dei valori e delle condotte religiose e politiche che si pone in essere una valutazione razionale delle credenze. <<<



