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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
Classificazione geografica
- Regione: Puglia
Bibliografia
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Parole Chiave
POLITICA INTERNAZIONALE; ITALIA POLITICA ESTERA; GRANDE DISTENSIONE; RICHARD M. NIXON; ALDO MORO; ALLEANZA ATLANTICA; MEDIO ORIENTE; EUROPA ORIENTALELa politica estera italiana negli anni della "Grande Distensione", 1968-1975
Università degli Studi di BariAbstract
A partire dalla fine degli anni Sessanta e fino alla metà degli anni Settanta, con l'insediamento alla Casa Bianca di Richard Nixon, sulla scena internazionale si aprirono nuovi spazi diplomatici resi possibili dalla diversa e meno rigida impostazione che la nuova amministrazione repubblicana diede alla propria politica estera. La decisione di chiudere la "partita" vietnamita, l'apertura alla Cina comunista ed una diversa considerazione del ruolo che l'Europa avrebbe dovuto svolgere all'interno di un mondo fino a quel momento strutturato su basi strettamente bipolare, offrirono all'Italia opportunità del tutto nuove rispetto al passato. Chi seppe cogliere gli aspetti positivi di questa nuova fase delle relazioni Est-Ovest fu soprattutto Aldo Moro, il quale ricoprì la carica di ministro degli Esteri quasi ininterrottamente per tutti questi anni.L'azione di governo italiana si concretizzò soprattutto nel tentativo di costruire una sorta di "ponte" tra Oriente ed Occidente, tra mondo comunista e mondo capitalista. Questo, sul piano politico generale; più in dettaglio, si tratta di comprendere in quale direzione, con quali aspettative, con quanta credibilità l'Italia riuscì effettivamente a rendere concreta una spinta che, come si è detto, rispondeva a ragioni di ordine prevalentemente ideale. Per fare questo, è necessario esaminare i tre scenari entro i quali si esplicò principalmente l'azione diplomatica di Roma: il campo inter-atlantico, quello comunista e, infine, l'area mediorientale che, in quel periodo, costituiva uno dei principali teatri di scontro tra Washington e Mosca.
Ferma rimanendo questa strutturazione del lavoro di ricerca che si intende svolgere, l'obiettivo finale cui tuttavia si intende pervenire non è quello di un'analisi settoriale dei vari ambiti nei quali si svolse l'azione italiana ma la ricostruzione di un quadro di insieme che metta in luce, in maniera adeguatamente documentata, le linee di fondo di una politica i cui contorni non sono stati ancora ben definiti. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Italo GARZIA Università degli Studi di BARIObiettivo del Programma di Ricerca
Solidamente incardinata all'interno del blocco occidentale negli anni immediatamente successivi alla fine del secondo conflitto mondiale - in una situazione internazionale che aveva ormai vista affermarsi una logica rigidamente bipolare - e a partire dalla fine degli anni Sessanta, con l'insediamento della nuova amministrazione Nixon, l'Italia vide aprirsi dinanzi a sé spazi diplomatici nuovi conseguenti alla svolta impressa dal neo eletto presidente repubblicano non più rigidamente appiattita su di un confronto esclusivo con il blocco sovietico.In questo quadro, dalla fine degli anni Sessanta e fino alla metà degli anni Settanta, i governi succedutisi alla guida del paese, e soprattutto Aldo Moro, che in questo lasso di tempo quasi ininterrottamente diresse la politica estera italiana, cercarono di battere strade nuove sia nei rapporti con l'alleato americano, sia nelle relazioni con molti paesi dell'Europa dell'Est. Pur non mettendo mai in discussione la solidarietà atlantica, Roma cercò di divenire una sorta di "ponte" tra blocco capitalista e blocco comunista. Ciò anche per facilitare la soluzione di problemi che, come quello mediorientale, rischiarono di mettere in discussione l'equilibrio venutosi a stabilire tra le due superpotenze.
Scopo dei gruppi di ricerca del progetto generale proposto sarà quello di esaminare in dettaglio, ed in maniera ampiamente documentata, in quale misura le opportunità offerte dalla nuova situazione internazionale venutasi a determinare con l'arrivo di Nixon alla Casa Bianca si tradussero in concreta azione di governo e se portarono a risultati apprezzabili. Tenendo anche conto della nuova documentazione resasi ormai disponibile tanto negli archivi italiani quanto in molti altri archivi stranieri, sono stati individuati tre principali campi di indagine: si tratterà in primo luogo di verificare quali riflessi la nuova politica estera inaugurata dall'Italia ebbe nei rapporti con Washington ed anche come essa fu percepita da quest'ultima; in secondo luogo sarà utile analizzare le conseguenze che ancora una volta questa politica produsse in campo comunista, tanto nei rapporti diretti con Mosca quanto e soprattutto nelle relazioni con altri paesi appartenenti al Patto di Varsavia; infine, si prenderà in considerazione un'area geografica, quale quella mediorientale, assai rilevante tanto da un punto di vista politico che da un punto di vista economico e che nel periodo di tempo preso in considerazione conobbe momenti di particolari tensioni ed instabilità.
L'articolazione del progetto di ricerca proposto, strutturata nella maniera appena esposta, risponde comunque all'esigenza di pervenire ad una visione di insieme mirante a misurare il contributo offerto dall'Italia nella definizione del nuovco equilibrio internazionale che va comunemente sotto il nome di "Grande Distensione". <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
L'azione internazionale svolta dall'Italia nell'epoca della "Grande Distensione" non è stata ancora studiata in maniera approfondita e sistematica. La ricerca storiografica relativa allo studio degli anni Sessanta e Settanta si è prevalentemente orientata su tematiche di politica interna e sui suoi riflessi a livello internazionale, prestando poca attenzione all'azione svolta da Roma nel quadro complessivo del sistema politico internazionale. Fanno eccezione alcuni studi dedicati ai rapporti bilaterali con gli Stati Uniti ed altre potenze appartenenti al campo occidentale o alla parte svolta da Roma nella definizione del processo di integrazione europea. Alcuni tentativi di analisi generale delle relazioni internazionali dell'Italia repubblicana sono stati quelli di Sergio Romano, Antonio Varsori e Luigi Vittorio Ferraris, integrati dalle memorie di alcuni protagonisti delle vidende di quegli anni quali Egidio Ortona, Roberto Ducci, Luca Pietromarchi, Mario Sica e Roberto Gaja. Né vanno dimenticate le memorie di uomini politici quali Pietro Nenni, Mariano Rumor ed Altiero Spinelli. Vanno anche ricordati alcuni convegni - quale quello su "L'Italia repubblicana nella crisi degli anni Sessanta. Tra guerra fredda e distensione" oppure quello su "Un ponte sull'Atlantico. L'Alleanza occidentale, 1949-1999" - che in tutto o in parte rappresentano un utile punto di partenza per l'indagine proposta.Sebbene dedicati a temi e problemi riguardanti anni diversi da quelli che verranno presi in considerazione nella ricerca, studi che comunque contribuiscono a creare un quadro di riferimento generale nel quale collocare le vicende che si intendono analizzare nel progetto, sono quelli di Calchi Novati sulla politica italiana nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, quello di Leopoldo Nuti sull'atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell'apertura a sinistra del governo italiano, quello di Gentiloni Silveri sui rapporti italo-americani tra il 1958 e il 1965, quello di Massimiliano Guderzo dedicato all'analisi della politica seguita dall'amministrazione Johnson verso l'Europa.
Più attinenti al tema proposto sono invece i contributi di Bruna Bagnato sui tentativi compiuti dall'Italia di costruire una propria e personale "ostpolitik", di Angelo Del Boca su "Gli italiani in Africa Orientale", quello ormai "classico" sulla questione dell'Alto Adige di Mario Toscano, i numerosi saggi di Ennio Di Nolfo dedicati al ruolo dell'Italia all'interno del blocco atlantico.
Per quanto attiene alla produzione internazionale, una sicura base di partenza sarà costituita dalle memorie pubblicate tanto dal presidente Nixon che dal suo segretario di Stato Henry Kissinger. A questi contributi vanno poi aggiunti un buon numero di studi che, soprattutto a partire dagli ultimi anni, hanno visto la luce negli Stati Uniti: in particolare, gli scritti di Richard A. Melanson, Jussi M. Hanhimaki, William P. Bundy, Melvin Small, Stephen Ambrose, Richard C. Torton, William F. Levantrosser. <<<



