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PROGRAMMA DI RICERCA

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Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
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Parole Chiave
RETI SOCIALI; TERZO SETTORE; SERVIZI ALLA PERSONA; FAMIGLIA; FONDAZIONI COMMUNITARIE; WELFARE SOCIETARIO

Reti emergenti di welfare societario tra pubblico, privato e terzo settore

Università Cattolica del Sacro Cuore
Abstract
Lo studio delle forme che tende ad assumere la partnership societaria è oggi al centro di un diffuso interesse a motivo della crescente pluralizzazione dei soggetti sociali impegnati in azioni di welfare personale e intersoggettivo.
In particolare il contributo offerto dai soggetti di terzo settore risulta oggi strategico per l'avvio di una transizione ad un assetto di welfare societario la cui realizzazione è legata all'emergere di forme di partnership reciproca e fiduciaria tra soggetti pubblici, privati, appartenenti al terzo settore e ai mondi vitali quotidiani (famiglie e reti informali).
Si apre, quindi, un notevole spazio d'azione per il terzo settore, che diventa sempre di più un partner insurrogabile della rete d'offerta. Il modello sussidiario, che suggerisce la promozione dei soggetti più idonei a rispondere ai bisogni che, di volta in volta, insorgono, accoglie come fautori del bene comune non solo i soggetti istituzionali, ma anche quelli privati, di terzo settore, di privato-sociale e appartenenti alle reti primarie informali.
L'ingresso di nuovi soggetti erogatori di benessere genera sinergie innovative nella risposta ai bisogni sociali sempre più complessi e amplia il diritto di scelta dei destinatari degli interventi. Nel momento in cui aumentano i soggetti coinvolti s'innesca l'esigenza di una verifica della qualità degli interventi realizzati, non solo in termini di efficienza, ma anche di efficacia, di misura della capacità di produrre benessere.
Una tale modalità differenziata di offerta dei servizi fondata sulla capacità di articolare reti tra soggetti può diventare uno strumento utile a garantire la massima corrispondenza al risultato che si vuole ottenere: il benessere inteso come relazione.
Per verificare in modo adeguato questa ipotesi il progetto di ricerca che presentiamo intende orientare lo studio e l'indagine empirica verso due fenomeni emergenti nel processo di affermazione di forme sussidiarie di politica sociale: la creazione di reti tra soggetti del terzo settore ed altri soggetti del welfare plurale per la produzione di servizi che si configurino come "buone pratiche" nel rispondere ai bisogni delle famiglie; l'azione di promozione del benessere di una comunità attuato da soggetti emergenti quali le fondazioni comunitarie che generano un processo di reticolazione tra risorse, attori e destinatari delle prestazioni, facendo leva sulla cultura della solidarietà e della responsabilità sociale.
Il presente progetto di ricerca coinvolge, in qualità di unità operative, due sedi universitarie: l'Università Cattolica di Milano e l'Università del Molise.
Ciascuna di esse avrà il compito di osservare reti sociali diverse, il ruolo che in esse verrà svolto da attori afferenti al mondo vitale quotidiano, nella risposta ai bisogni delle famiglie e attori che operano a maggiore livello di formalizzazione, quali le fondazioni comunitarie, al fine di comprendere ciò che da esse promana e che prende peculiarmente forma nei servizi e negli interventi realizzati per quanto riguarda il perseguimento di risultati effettivi di benessere, sia di tipo soggettivo sia di tipo collettivo.
L'obiettivo finale del gruppo di ricerca nazionale è quello di ricostruire i caratteri salienti di alcuni percorsi virtuosi attraverso i quali le politiche sociali si stanno orientando in senso societario realizzando il welfare plurale non tanto come "accumulo" e giustapposizione di soggettività, dedicate ciascuna ad attività specifiche e settoriali, bensì puntando alla realizzazione di azioni comuni, che "capitalizzino" le relazioni, ovvero che valorizzando, attraverso la fiducia e la cooperazione, la molteplicità dei soggetti, mettano in rete le diverse competenze e specificità. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giovanna ROSSI Università Cattolica del Sacro Cuore
Obiettivo del Programma di Ricerca
Nel welfare societario plurale, le politiche sociali non possono essere pensate come politiche pubbliche (implementate esclusivamente dal sistema politico-amministrativo), ma come politiche societarie, realizzate cioè da una "rete" di soggetti, pubblici, privati e di privato sociale, tutti titolari di analoghi diritti e doveri.
In questo quadro, assumono un particolare valore le esperienze di coordinamento organizzativo tra i diversi soggetti, in cui venga attivato un alto livello di cooperazione tra stato e attori non statuali, in reti decisionali di tipo pubblico/privato.
La possibilità stessa di parlare di un welfare societario è strettamente connessa alla verifica dell'esistenza di reti di relazioni virtuose tra i tre soggetti cruciali nell'arena sociale. Nella transizione verso un modello societario di welfare, che passa attraverso la realizzazione di partnership virtuose tra i diversi soggetti sociali, l'osservazione di realtà in cui tale processo ha trovato una prima efficace attuazione risulta di notevole interesse scientifico.

Obiettivo del presente progetto di ricerca è individuare esperienze significative di reti virtuose tra diversi attori societari e analizzare la capacità che tali reti hanno di incrementare la fiducia reciproca, di attivare scambi di reciprocità e di svilupparsi all'insegna della cooperazione, facendo sì che il processo di "reticolazione" generei capitale sociale.

La ricerca intende focalizzarsi su queste dinamiche complesse e ha individuato quale materiale strategico di ricerca due fenomeni emergenti nel processo di affermazione di forme sussidiarie di politica sociale: da una parte (Unità operativa di Milano) lo sbocco più prettamente "operativo" della reticolazione tra soggetti diversi, occupandosi di esperienze che risultino particolarmente efficaci ("buone pratiche") nel realizzare servizi che rispondano ai bisogni delle famiglie, dall'altra parte (Unità operativa Del Molise) l'azione di promozione del benessere di una comunità attuato da soggetti emergenti quali le fondazioni comunitarie che generano un processo di reticolazione tra risorse, attori e destinatari delle prestazioni, facendo leva sulla cultura della solidarietà e della responsabilità sociale.

OBIETTIVO DELL'UNITA' OPERATIVA DI MILANO
L'unità operativa di Milano intende osservare reti (partnerships) di soggetti pubblici, privati, di terzo settore e di mondo vitale finalizzate alla erogazione di servizi alla famiglia per delineare le modalità attraverso cui si generano buone pratiche e capitale sociale e le possibili sinergie tra i due processi. A questo fine verranno identificati progetti specificamente rivolti alla famiglia, nell'area della normalità, con un'intenzione dichiaratamente promozionale, in cui cioè la famiglia venga implicata non solo come destinatario, ma come soggetto attivo, indispensabile per l'attuazione dell'intervento. Sarà, poi, analizzata la rete di soggetti implicata nel processo di aiuto, realizzando alcuni studi di caso che prendano in considerazione partnership tra soggetti pubblici, privati e di terzo settore nella realizzazione di specifici interventi che possano essere identificati come buone pratiche, in quanto è documentabile in essi l'incremento complessivo del capitale sociale, determinato dal processo stesso di reticolazione.
Dal punto di vista teorico, poi, l'indagine si propone anche uscire dall'indeterminatezza concettuale che caratterizza ciò che può rientrare sotto la dizione "buone pratiche" e di addivenire ad una definizione specifica per quanto attiene ai servizi alla persona di ciò che si intende come buona pratica.
Dall'intero itinerario di indagine ci si attende una comprensione e una osservabilità delle relazioni formali e informali che, all'interno di una prospettiva di partnership, possano condurre ad individuare quali network di legami sociali facilitino e promuovano la realizzazione di pratiche efficaci e sintoniche con il codice familiare nella risposta ai bisogni delle famiglie.

OBIETTIVO DELL'UNITA' OPERATIVA DEL MOLISE
L'unità operativa di Campobasso si propone di verificare se e in che misura le fondazioni comunitarie, che rappresentano un'esperienza emergente di partnership tra soggetti eterogenei appartenenti ad una medesima comunità, forniscano un contributo specifico a rafforzare il terzo settore che, nel nostro paese, presenta elementi di debolezza.
Inoltre, si intende analizzare e valutare la capacità delle fondazioni comunitarie di concorrere alla produzione di capitale sociale collettivo, promuovendo la creazione di nuovi network di relazioni nella comunità locale. In questa prospettiva, l'unità operativa del Molise intende approfondire l'analisi delle fondazioni comunitarie, operanti principalmente in Lombardia, per verificare se e in che misura esse assolvono a quel ruolo societario strategico attribuito al terzo settore, quale meccanismo di integrazione che evita la disgregazione del sistema senza bloccare il processo di differenziazione tipico dell'evolversi delle società avanzate, anche al fine di valutarne la trasferibilità in altri contesti territoriali. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il punto di partenza teorico da cui si origina l'interesse di ricerca, sotteso al presente progetto si articola su tre temi cruciali per l'assetto dei sistemi di welfare nella società dopo-moderna:
- la necessità di ripensare il processo di produzione del benessere alla luce di un modello di welfare "societario", fondato sul principio di sussidiarietà e basato sull'attivazione di una pluralità di soggetti non solo pubblici, ma anche privati e di privato sociale
- la necessità di adottare un paradigma di rete per leggere le attuali dinamiche societarie;
- l'opportunità di riferirsi al concetto di capitale sociale, quale effetto emergente della reticolazione tra gli attori del welfare sussidiario

Il welfare societario
Le rapide e profonde trasformazioni che caratterizzano, attualmente, gli assetti di welfare, inducono ad un ripensamento circa la natura del benessere perseguibile per via societaria, gli attori sociali coinvolti, i diritti sociali di cittadinanza, la concezione della politica sociale sottesa alle prestazioni, l'organizzazione di servizi e interventi.
In particolare, insieme allo stato e al mercato, le organizzazioni del terzo settore e le famiglie possono essere attori strategici per la realizzazione di politiche di effettivo benessere personale e sociale, nell'ambito di un welfare plurale, civile e societario.
Una interpretazione a lungo dominante ha colto il terzo settore come il prodotto della crisi che, negli ultimi decenni, ha coinvolto i welfare systems: tale analisi pone una relazione di causa-effetto tra i fallimenti dello stato e del mercato nel realizzare un soddisfacente livello di benessere sociale e l'irrompere del terzo settore sulla scena sociale.
Secondo questa prospettiva, la dinamica societaria resta irreversibilmente inscritta all'interno del binomio stato-mercato e il terzo settore rappresenta una tra le diverse modalità possibili per compensare le defaillances dell'uno e dell'altro.
L'obsolescenza di tale interpretazione è stata evidenziata ormai da più parti per un duplice ordine di motivi. Il primo riguarda la mutuazione acritica di categorie economiche come chiavi interpretative delle dinamiche sociali: tale percorso conoscitivo da tempo si è rivelato inadeguato e insufficiente per spiegare e comprendere un fenomeno tipicamente sociale quale è il terzo settore. Il secondo motivo concerne il superamento, ormai avvenuto per lo meno sotto il profilo sociologico, della rigida prospettiva diadica in base alla quale il sociale va a inscriversi tout-court all'interno della polarità stato-mercato, che rimane l'unica legittimata a perseguire il benessere per via istituzionale e/o mercantile.
In particolare, in ambito sociologico, alla luce dell'analisi relazionale della società, emerge una diffusa consolidata consapevolezza della presenza di più attori sociali cui è indispensabile riferirsi per comprendere le dinamiche proprie della società contemporanea. Il processo di pluralizzazione dei soggetti sociali è stato segnalato da tempo da P. Donati, G. Rossi, I. Colozzi. Tale riflessione ha significative ricadute per quanto attiene il perseguimento del benessere sociale e l'operatività nell'ambito delle politiche che si pongono tale mission.
In questa prospettiva si innesca, infatti, un ripensamento sull'intera dinamica societaria e sull'identità sociale degli attori in essa coinvolti: terzo settore, famiglia e reti informali, stato, mercato e loro relazioni sociali.
Se la pluralizzazione caratterizza le dinamiche sociali, il terzo settore viene a configurarsi come un attore strategico, accanto allo stato, al mercato, alla famiglia e alle reti informali, per la realizzazione di politiche sociali efficaci, orientate alla produzione di beni e servizi di tipo relazionale, vale a dire beni e servizi che possono essere realizzati e fruiti solo insieme.
Ne consegue che la politica sociale assume un'accezione più estensiva e comprende tutti i beni o i servizi offerti dal pubblico, dal privato, dal terzo settore (cioè dalle entità sociali organizzate che agiscono secondo finalità solidaristiche) e dal quarto settore (composto dalla famiglia e dalle reti informali). In quest'ottica, tutti gli attori hanno titolarità ad intervenire nella promozione del benessere comune, a fronte del principio di sussidiarietà che rappresenta l'orientamento valoriale di riferimento del welfare plurale.
I trade-off tra i vari soggetti sociali avvengono sulla base della reciprocità: essa costituisce il frame normativo entro cui si collocano le azioni societarie finalizzate a perseguire il benessere delle persone.
Nell'ambito del welfare plurale, il benessere, inteso come costruzione e potenziamento delle relazioni soggettive e intersoggettive, è attiva responsabilizzazione dei singoli soggetti, individuali e collettivi, volta al raggiungimento generalizzato di una vita dignitosa ed umana.
Nel complesso, quindi, ogni soggetto societario concorre alla produzione di un benessere comune secondo la propria specificità: infatti lo stato realizza un benessere inteso come offerta per via istituzionale, di prestazioni orientate universalisticamente, il mercato immette un benessere di tipo individuale, inteso come possibilità di acquisire beni specifici e particolari, le famiglie e le reti informali producono una forma di benessere che si sostanzia nella cura delle relazioni primarie.
Per welfare societario plurale, dunque, si intende l'attivazione di politiche sociali non più pensate come politiche pubbliche (implementate esclusivamente dal sistema politico-amministrativo), ma come politiche societarie, realizzate cioè da una "rete" di soggetti, pubblici, privati e di privato sociale, tutti titolari di analoghi diritti e doveri.
In questo quadro, assumono un particolare valore le esperienze di coordinamento organizzativo tra i diversi soggetti, in cui venga attivato un alto livello di cooperazione tra stato e attori non statuali, in reti decisionali di tipo pubblico/privato (Tronca 2004). Le istituzioni non si trovano più, in questo caso, ad esercitare un ruolo autoritativo (di government), secondo uno schema che prevede la supremazia del pubblico nei confronti di tutti gli altri soggetti, sia singoli (sia associati, sia di mercato, sia di privato sociale), ma a sviluppare una programmazione e progettazione condivisa (governance), che si esplicita nella capacità di associare i soggetti sociali nella realizzazione degli interventi di politica sociale. Si tratta sostanzialmente di sviluppare un policy making di rete.

Il capitale sociale come effetto emergente del welfare societario
Nel considerare la rete costituita dai soggetti del welfare societario è opportuno tener presente che ognuno di essi utilizza un mezzo simbolico di interscambio specifico – lo stato utilizza il potere, il mercato il denaro, il terzo settore la reciprocità e la famiglia il dono – e genera beni peculiari – beni pubblici, privati, relazionali secondari, relazionali primari. La capacità di instaurare reti virtuose tra tutti gli attori societari, in cui le relazioni incrementino la fiducia reciproca, siano improntate a scambi di reciprocità e si sviluppino all'insegna della cooperazione fa sì che il processo di "reticolazione" generei capitale sociale.

Com'è noto, il capitale sociale nasce nel piccolo gruppo informale, in particolare nella famiglia (capitale sociale primario), ma per svilupparsi a bisogno di innescare un processo di «reticolazione» Putnam, creando «reti di reti» che lo allargano a livello comunitario ed infine societario si sviluppa a livello meso in ambito comunitario. In questo senso, la produzione di capitale sociale risulta facilitata dove si instaurano positive sinergie tra tutti gli attori del welfare plurale, in un'ottica di sussidiarietà.

Il paradigma di rete per studiare il welfare societario
La rete, nella prospettiva di analisi che si adotta nella presente ricerca, rappresenta il paradigma di riferimento per comprendere la realtà sociale nel suo complesso, che viene definita come un insieme di relazioni, una "rete" di relazioni, sia di tipo interpersonale sia di tipo macrosociale e una rete di reti, in quanto costituita da un mix di reti primarie e secondarie, formali e informali.
La possibilità stessa di parlare di un welfare societario è strettamente connessa alla verifica dell'esistenza di reti di relazioni virtuose tra i tre soggetti cruciali nell'arena sociale.
Rispetto all'obiettivo della ricerca, risulta pregnante il concetto di nodo, che rappresenta metaforicamente il punto nel quale si raccordano tra loro le relazioni.
I nodi delle reti sono polimorfi: possono cioè essere costituiti da soggetti individuali, da attori sociali e/o soggetti collettivi, da istituzioni.
All'interno di un unico network sociale possono essere in connessione nodi differenti, costituiti cioè da persone e/o da soggetti collettivi e/o da istituzioni: si specifica così il carattere di polifunzionalità proprio delle reti sociali, ma al tempo stesso, risulta centrale in questa prospettiva di analisi, l'identità dei soggetti-nodi. Infatti, la «soggettività» dei nodi si ripercuote sulla natura delle relazioni attivate e, conseguentemente, sull'ambito di estensione della rete e sulla sua capacità di agire nel sociale.
L'itinerario sociologico che ha condotto a esplicitare la definizione di rete sociale sopra illustrata, fa tesoro dei significati diversi attribuiti al termine dai vari approcci. Richiamiamo in questa sede i principali. Essi sono:
§ rete come sinonimo di sistemi in connessione
§ rete come sinonimo di rete di comunicazioni in un sistema chiuso
§ rete come strategia messa in atto dagli individui volta a offrire loro una pluricollocazione all'interno di diversi ambiti sociali.
Alla luce dell'approccio relazionale che, lo ricordiamo, considera la rete sociale come "insieme relazionato di relazioni sociali" i differenti significati sopra ricordati consentono di mettere in luce alcune declinazioni peculiari delle caratteristiche qualificanti il concetto di rete, quali la predisposizione a favorire connessioni, a produrne di nuove, a rinsaldarne le esistenti; l'essere risorsa insito nei reticoli di relazioni e l'essere, talvolta, anche un vincolo; il costituire la "materia" di cui consiste il capitale sociale di cui una società dispone.
La capacità di dare avvio a reti che originano spontaneamente dalle relazioni che ogni soggetto instaura e mantiene con altri viene definita "sociabilità". Essa evidenzia la «produttività» insita nella abilità di stringere legami sociali, che si può esprimere sia individualmente sia intersoggettivamente, come dimostrano, ad esempio, le reti di vicinato, i circuiti relazionali amicali, gli spazi pubblici agiti da più interlocutori in modo coordinato, e così via.
È opportuno richiamare brevemente le principali tipologie secondo le quali vengono classificate le reti sociali, in quanto le due unità di ricerca, facenti capo al progetto qui presentato, osservano le reti del welfare sussidiario da punti di vista differenti, che valorizzano connessioni specifiche e a livelli eterogenei: da una parte, il riferimento alla famiglia implica la messa a fuoco dell'intreccio tra circuiti primari e secondari, formali e informali, dall'altra l'allusione alla comunità, riporta l'attenzione sugli ambiti territoriali.
Ricordiamo dunque le principali classificazioni:
1. una tipologia è costruita a partire dagli ambiti territoriali geografici e sociali di riferimento.
2. una ulteriore tipologia, utile sotto il profilo descrittivo e interpretativo, segue il criterio della prossimità della rete rispetto al mondo vitale dei soggetti che la costituiscono; all'interno di questa chiave di lettura è perciò possibile distinguere tra: reti primarie, costituite dalla famiglia, dai vicini e dagli amici; reti secondarie formali, basate su scambi di diritto e costituite dalle istituzioni al servizio del cittadino in ambito sociale, sanitario, ecc.; reti secondarie informali, quelle in cui avviene uno scambio di solidarietà, non basato però sul diritto, ma sulla reciprocità; reti secondarie e di terzo settore, caratterizzate da scambi di solidarietà e di diritto. In esse rientrano il volontariato organizzato, le cooperative sociali, le associazioni, le fondazioni; reti secondarie di mercato, fondate su scambi di denaro, quali ad esempio aziende, fabbriche e negozi; reti secondarie con scambi di diritto e di denaro, come le case di cura o le casse integrazione.
3. Una terza tipologia distingue le reti secondo i soggetti individuali e collettivi che le animano. In questa ottica avremo quindi una tipologia molto simile alla precedente, «intestata» però a partire dai soggetti e comprendente: reti familiari e parentali; rei di vicinato e amicali; reti di volontariato; reti di terzo settore; reti di mercato; reti istituzionali.

Al di là delle classificazioni differenti, le reti sono forme sociali che, nella realtà non sono in successione lineare e non sono statiche, ma piuttosto, danno luogo a forme di soggettività sociale a confini variabili e interessate da una elevata morfogenesi, che producono forme diverse di capitale sociale, da una livello micro, ad uno meso e macro.

I soggetti delle reti primarie
Nel sociale possiamo rinvenire alcuni soggetti che, nel loro agire, danno vita e promuovono le reti sociali e, al tempo stesso, sono attori essi stessi dei reticoli sociali. Nell'ambito delle reti primarie troviamo: la famiglia, i parenti, i vicini e gli amici, i quali animano, producono e sono contemporaneamente attori di tali reti. Nel complesso, si può affermare che nella società contemporanea le relazioni familiari, parentali, di vicinato e amicali si configurano come legami affettivi, personali, di conoscenza reciproca, di scambio e di sostegno che generano un capitale sociale di tipo primario.

I soggetti delle reti secondarie
Tra i soggetti sociali che fanno parte delle reti secondarie troviamo:
§ i gruppi e le associazioni di privato sociale, intesi come entità semistrutturate fortemente orientate dalla solidarietà;
§ le organizzazioni di terzo settore, intese come forme solidaristiche ad elevato grado di strutturazione, come ad esempio le cooperative sociali o le fondazioni prosociali
§ gli attori istituzionali e/o di mercato….

Ci preme qui portare l'attenzione sul sistema di relazioni che s'instaurano tra i soggetti afferenti alle reti secondarie (privato sociale, terzo settore, istituzionali e di mercato), presenti sul territorio. La prospettiva sociologica consente di chiarire che un soggetto al centro di un network relazionale complesso, nel quale sono presenti soggetti individuali e soggetti collettivi, scambia contenuti con tali soggetti e ottiene feed-back da tali scambi, prefigurando così un trade-off dinamico che modifica tutti gli attori parte del network.

Su queste dinamiche complesse, intende focalizzarsi la ricerca, prendendo in considerazione, da una parte (Unità operativa di Milano) lo sbocco operativo della reticolazione tra soggetti diversi del welfare societario, occupandosi di esperienze che risultino particolarmente efficaci nel realizzare servizi che rispondano ai bisogni delle famiglie, dall'altra parte (Unità operativa di Campobasso) l'azione di promozione del benessere di una comunità attuato da soggetti emergenti quali le fondazioni comunitarie che generano un processo di reticolazione tra risorse, attori e destinatari delle prestazioni, facendo leva sulla cultura della solidarietà e della responsabilità sociale. <<<