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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"
SOCIOLOGIA E COMUNICAZIONE
ROMA(RM) - Università degli Studi di FIRENZE
SCIENZE DELL'EDUCAZIONE E DEI PROCESSI CULTURALI E FORMATIVI
FIRENZE(FI) - Università degli Studi di URBINO "Carlo BO"
Comunicazione e spettacolo
PESARO(PU) - Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"
ANGLISTICA
ROMA(RM)
Programmi di ricerca simili:
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- 2 - La rappresentazione dello straniero e il suo effetto sulle relazioni inter-etniche: basi cognitive, dinamiche sociali, differenze culturali.
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- 4 - La ricerca qualitativa: teorie, metodi ed applicazioni
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- 6 - Adolescenti figli di migranti in Italia: valori, identificazioni, consumi, progetti futuri. Ipotesi teoriche a confronto sul percorso di integrazione/esclusione delle "nuove seconde generazioni"
- 7 - Il "Cultural Planning", il pubblico e l'arte: il contributo della ricerca sociologica.
- 8 - Vita e forme della cultura in età moderna e contemporanea
- 9 - Gli italiani e l'Europa: sociologia di una difficile transnazionalità
- 10 - Media e generazioni nella società italiana
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
Classificazione geografica
- Regione: Lazio
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Parole Chiave
IMMAGINARIO; MASS MEDIA; MODA; INNOVAZIONE TECNOLOGICA; ANALISI DI FRAMEImmaginari di transizione tra industria culturale e società delle reti.
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"Abstract
La ricerca proposta riguarda un tema molto discusso nelle scienze sociali contemporanee – il processo di crisi e problematica ricostituzione dei legami sociali, di "disembedding" e "re-embedding" – che qui si cercherà di definire in termini però più operativi, tramite un intervento di ricerca sul campo, e tramite il punto di osservazione privilegiato della comunicazione e della moda.Senza trascurare l'importanza decisiva giocata in questo processo da altri fattori – ma dandola in qualche modo per acquisita, e lasciandola sullo sfondo – la ricerca cercherà di mostrare il processo di trasformazione delle identità sul piano strettamente culturale e comunicativo, individuando diversi oggetti di indagine:
- la spinta al cambiamento delle identità, e ad una nuova impostazione del rapporto tra il "self" e la comunità, dovuta alla transizione tra media generalisti e nuovi media, con tutta la spinta individualizzante tipica di questi ultimi, ma anche con l'evidenza di nuove forme di aggregazione e di comunità che sembrano affermarsi proprio con le ultime tecnologie del comunicare;
- le tendenze della moda, in quanto campo privilegiato dell'incontro tra identità di massa e identità individuali, analizzate sia rispetto alla recente ondata di proliferazione degli stili, sia rispetto alla crisi attuale del sistema italiano;
- la percezione dell'emergenza (sia per come è rappresentata nei media, sia per come è assimilata dal pubblico), in quanto particolare "frame" dell'esperienza che catalizza e favorisce i processi di messa in discussione delle identità, e di proiezione, almeno ideale, verso nuove comunità;
- le tendenze e i compiti della comunicazione istituzionale, in quanto possibile via di uscita dalla crisi delle identità, tuttavia praticabile (anche nel caso di istituzioni pubbliche) soltanto nel rispetto delle specificità dei media a disposizione, e in particolare, ancora una volta, dei nuovi media.
Attraverso una divisione di compiti tra le diverse unità di lavoro – ma anche attraverso un dialogo costante tra approcci e metodologie diverse – la ricerca vuole così fornire una visione di insieme (frutto di lavoro sia empirico che analitico e teorico-bibliografico) del processo di trasformazione delle identità, e dello stato in cui si trova attualmente nella cultura italiana. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Alberto ABRUZZESE Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"Obiettivo del Programma di Ricerca
Lo scopo della ricerca è quello di fissare lo stato attuale di un processo di crisi e di ricostituzione del legame sociale, tipico dei sistemi postindustriali, già ampiamente codificato dalla sociologia, ma raramente osservato da un punto di vista empirico e analitico. Il punto di partenza, in breve, è dato dall'evidenza di una trasformazione ad ampio raggio, che sta mettendo in discussione i fondamenti stessi delle identità condivise, su tutti i diversi piani dell'esperienza: con la diffusione dei contratti a tempo determinato, nel campo dell'organizzazione del lavoro; con le nuove aggregazione "di movimento", nella vita politica; con il passaggio ai "personal media", ad uso prevalentemente individuale, nel campo della comunicazione; con la frantumazione degli stili, in senso più genericamente culturale. Naturalmente, ogni progetto di ricerca è costretto ad isolare una sola porzione della realtà: per questo, terremo sullo sfondo le questioni più propriamente "strutturali" (economia e organizzazione del lavoro), per concentrarci invece sul triangolo comunicazione-moda-cultura, scegliendo in particolare la comunicazione come campo privilegiato di osservazione.Ci sono due ragioni che, brevemente, possono giustificare questa scelta. Da un lato, le tecnologie della comunicazione costituiscono i principali vettori di mutamento della società contemporanea, gli strumenti di innovazione e di modernizzazione che mettono la società al passo dei più generali cambiamenti della tecnica e del mondo della produzione. Dall'altro lato, le forme della comunicazione (i linguaggi, le situazioni inscenate e ritualizzate, la cultura trasmessa, l'immaginario sotteso) sono però il terreno privilegiato di negoziazione del senso, lo spazio in cui – in una versione appena più laica della grande teoria habermasiana – le identità vengono sottratte alle loro legittimazioni tradizionali, e rimesse in discussione nella dialettica quotidiana. In altre parole, i media sono sia fattori di mutamento (la tecnica) che fattori di integrazione (i frames culturali), e questo spiega forse la loro straordinaria centralità lungo tutta la storia del mondo moderno.
A partire da questo presupposto, l'obiettivo del progetto di ricerca è fornire una misura scientifica più precisa di questo processo, attraverso l'analisi di alcuni campi di particolare attenzione: il passaggio dai media generalisti ai nuovi media, preso in esame attraverso una complessa rilevazione "qualitativa" sul pubblico, considerato qui come massima linea di tensione, e come principale questione teorica in agenda; le tendenze della moda, in quanto dispositivo storicamente destinato a mediare tra le identità collettive e le identità individuali; la comunicazione istituzionale, tramite il caso di Firenze, come ipotesi di definizione di una "identità mediale" di transizione tra la tradizione culturale e i nuovi modi della comunicazione digitale. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La ricerca si inscrive in uno dei temi più dibattuti della ricerca sociale contemporanea, quello del passaggio dalle identità collettive della cultura di massa alle identità individuali di una nuova fase storica, definita come età dei "nuovi media", in campo comunicativo, ma anche come età del "capitalismo personale", nel campo dell'organizzazione del lavoro. Sia pure con un'attenzione ad ampio raggio ai diversi aspetti di questo processo di "dis-embedding" della struttura sociale (Giddens), il lavoro stringerà poi su quei dispositivi – i media, il sistema della moda, la comunicazione istituzionale – che ne costituiscono l'espressione più chiara, e che con più forza sembrano agire in questa tensione di disfacimento e ricostituzione del legame sociale.Se si parla qui di "disfacimento" e "ricostituzione" del legame sociale (re-embedding, sempre seguendo Giddens) è perché l'obiettivo centrale della ricerca è quello di trovare un punto intermedio tra le due soluzioni estreme – da una parte la tenuta del moderno, e dall'altra la rottura "totale" del postmoderno – annunciate dalla saggistica in questi anni. Un'idea di partenza fortemente ispirata dalla "Teoria dell'agire comunicativo" di Habermas, che sposta l'attenzione sul piano empirico, a partire dalla convinzione che di questa fase di passaggio possa darsi soltanto una definizione pragmatica, e che quindi la ricerca abbia un ruolo essenziale per cogliere lo stato effettivo, concreto, di queste tendenze di trasformazione.
Le tracce specifiche di ricerca, e le metodologie che le sorreggono, saranno spiegate più avanti. Per quanto riguarda i presupposto teorici "forti" del lavoro, se ne possono identificare due, validi sostanzialmente per l'intero percorso.
1. Sulle identità collettive, la base di partenza è data naturalmente dalle "Forme elementari della vita religiosa" di Durkheim, e dalla concettualizzazione della cultura come forma di auto-rappresentazione della società. L'idea che i fatti culturali e comunicativi non abbiano un ruolo strumentale, ma costituiscano un valore centrale nella struttura della società, è infatti il presupposto del lavoro che svolgeremo sulle identità "mediali" costruite dai grandi network generalisti, dalle tendenze della moda, e anche – con un problematico punto di rottura – dalla galassia dei nuovi media ad uso personale, e dalla proliferazione degli "stili" di consumo. A seconda dei campi di applicazione, e degli obiettivi di conoscenza, il paradigma durkheimiano verrà interpretato attraverso queste diverse linee teoriche:
- in termini propriamente generali, la lettura di Durkheim sarà di tipo fenomenologico, secondo quell'orientamento teorico che consente di sottrarre la categoria di cultura allo stato di "oggettivazione" e di "fissità" delle forme sociali, e di metterlo invece in azione in una più concreta negoziazione di significato. Un passaggio particolarmente necessario, questo, in una fase in cui la cultura – sottratta all'egemonia dei dispositivi classici del broadcasting e della gestione istituzionale – mostra sempre più la sua natura "ideologica" (Mannheim), e svela chiaramente la sua dipendenza dalle tensioni che animano il tessuto sociale;
- sulla stessa linea, e con intenzioni simili, si tenterà un'applicazione del concetto di "rappresentazioni sociali" di Serge Moscovici, che ha riletto la categoria classica di Durkheim in senso socialmente più "attivo", ancorandola ai concreti processi di scambio sociale di cui si anima la storia della cultura;
- in termini di teoria generale della comunicazione, grande importanza ha avuto per noi la lettura habermasiana di Durkheim come snodo essenziale, come "mutamento di paradigma", verso una completa valutazione dell'agire comunicativo;
- in senso storico-politico, infine – visto che un discorso sulle identità è sempre, fatalmente, un discorso "politico" – l'ancoraggio iniziale è costituito dal concetto (anche questo almeno latamente durkheimiano) di "comunità immaginata" di Benedict Anderson. Nel corso della ricerca, sarà interessante valutare sia la trasmigrazione delle identità dallo spazio fisico a cui erano state legate (la crisi di senso già discussa da tanta parte dell'antropologia culturale), sia, come nel caso dell'unità di lavoro di Firenze, la possibilità di costituire una sorta di nuova "comunità immaginata" su base telematica.
2. Sulle identità "parziali" degli individui e dei gruppi, il punto di partenza è costituito dai Cultural Studies (soprattutto dalla prima generazione inglese), che hanno saputo rompere il velo dello "spirito del tempo", mostrando come la società sia costituita da una tensione continua, e da uno scontro tra le simbologie e le visioni del mondo di diverse "subculture".
A distanza di qualche decennio dalla loro formulazione, le ipotesi "forti" dei Cultural Studies hanno naturalmente perso una parte della loro attualità, specie se si pensa alla loro interpretazione direttamente "politica" della vita culturale. Per quanto ci riguarda, useremo questo precedente teorico nella convinzione che la "pluralità" dei mondi culturali (che resta una grande conquista teorica della Scuola di Birmingham) non costituisca una forma di eversione alle regole della società complessa (come forse un po' ingenuamente si è creduto), ma che invece la società si costituisca esattamente di questa pluralità. Un approccio particolarmente utile, questo, in un momento di visibile smottamento delle identità sociali, in cui il sistema sembra sempre più costituirsi proprio di differenze, anziché di omogeneità, ma in cui sembra trovare in queste differenze la sua forza, e quella paradossale ragione di tenuta che la nostra ricerca tenterà di individuare empiricamente.
In particolare, infine, esistono due specializzazioni della Scuola di Birmingham che seguiremo: i "media studies", che hanno applicato i principi generali allo studio dei media, e in particolare alle dinamiche di consumo, e i "fashion studies", che, sulla stessa linea, hanno dato nuova linfa alla ricerca sulla moda, intesa qui come cerniera ideale tra massificazione e individualizzazione del gusto. <<<



