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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
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- 8 - Disuguaglianza e coesione sociale
- 9 - Architettura della conoscenza teorica e pratica. Un'indagine critica dei concetti di credenza, verità e giustificazione razionale.
- 10 - Ontologie, learning object e comunità di pratiche: nuovi paradigmi educativi per l'e-learning
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
Classificazione geografica
- Regione: Trentino Alto Adige
Bibliografia
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Parole Chiave
SOCIOLOGIA DELLA CULTURA; SOCIOLOGIA DELLA CONOSCENZA; SOCIOLOGIA DELLA SCIENZA; CAMPI SOCIALI; PRODUZIONE DI CONOSCENZA; FILOSOFIA; FISICA; CONOSCENZA; CULTURACampi di produzione del sapere a confronto: strutture, pratiche e attori nella fisica e nella filosofia
Libera Università di BolzanoAbstract
Si propone una ricerca che produca risultati innovativi nel campo della sociologia della cultura e della conoscenza, acquisendo nuove informazioni e proponendo nuove interpretazioni a proposito delle dinamiche sociali che sottostanno ai processi di produzione di conoscenza nelle società contemporanee. Si intende elaborare una visione compiuta e approfondita degli ambiti sociali della fisica e della filosofia in Italia, con lo scopo di comprendere i meccanismi e le dinamiche da cui essi sono governati. In particolar modo, ci si concentrerà sul rapporto fra strutture e pratiche, sui meccanismi sociali che influiscono sulla definizione del sapere che ciascun campo produce e legittima, nonché sulle caratteristiche e attitudini che i campi impongono agli attori.Quale approccio teorico e interpretativo si è scelto di utilizzare la teoria dei campi sociali di Pierre Bourdieu, che sembra offrire un apparato concettuale e categoriale particolarmente utile per gli obiettivi indicati. La metodologia è articolata e composita in funzione della varietà dei dati da raccogliere e analizzare, e somma tecniche standard e non standard. La ricerca ha una struttura unitaria: non si tratta della mera somma di due indagini distinte, ancorché comparabili, ma di un’unica ricerca progettata e svolta unitariamente dalle due unità locali. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Paolo Gaetano Francesco VOLONTE' Libera Università di BOLZANOObiettivo del Programma di Ricerca
La ricerca di cui si chiede qui il finanziamento mira a produrre risultati innovativi nel campo della sociologia della cultura, della comunicazione e della conoscenza, acquisendo nuove informazioni, sistematizzando informazioni già note e proponendo nuove interpretazioni a proposito delle dinamiche sociali che sottostanno ai processi di produzione di conoscenza nelle società contemporanee. Si intende infatti acquisire una visione compiuta e approfondita di due campi sociali specializzati nella produzione del sapere, cioè quelli della fisica e della filosofia in Italia, con lo scopo di comprendere i meccanismi e le dinamiche da cui essi sono governati come campi sociali. In particolar modo, ci si concentrerà sul rapporto fra strutture e pratiche, sui meccanismi sociali che influiscono sulla definizione del sapere che ciascun campo produce e legittima, nonché sulle caratteristiche e attitudini che i campi impongono agli attori e su quali siano le traiettorie di accesso per entrare a farne parte. Al termine della ricerca l’équipe sarà in grado di descrivere, anche comparativamente, due situazioni in cui la struttura del campo sociale, le sue dinamiche, la distribuzione delle posizioni al suo interno, possono essere messe in correlazione con la produzione e legittimazione di un determinato patrimonio di conoscenze sotto forma di teorie, scoperte, dati sperimentali. Parimenti, poiché si è scelto di utilizzare come strumento teorico di analisi di queste situazioni la teoria dei campi sociali (cfr. la base scientifica), si suppone di poter produrre, al termine della ricerca, due validi esempi di sperimentazione dell’applicabilità di tale teoria – in termini di efficacia e di efficienza esplicativa – allo studio di fenomeni sociali empirici.Più in particolare, la ricerca mirerà a raggiungere cinque obiettivi specifici:
1) Offrire un quadro analitico attendibile e aggiornato della struttura e delle dinamiche dei campi della fisica e della filosofia, oggi in Italia. La validità di tale obiettivo dipende dal fatto che attualmente mancano descrizioni compiute e condotte con metodo scientifico di tali campi nel panorama della sociologia italiana, dove risulta più in generale non molto indagata la produzione di conoscenza, eccezion fatta per quella artistica e quella mediatica. La ricerca che qui si propone verrebbe dunque a colmare una momentanea lacuna nel panorama degli studi sociologici.
2) Illuminare i rapporti esistenti, nei due campi in questione, tra le dinamiche che vi vigono e i contenuti cognitivi prodotti dai campi stessi, ovvero le teorie e le conoscenze di volta in volta legittimate come pienamente attendibili dalla comunità disciplinare. Si tratta di uno dei quesiti di fondo della sociologia della cultura in generale, rispetto al quale si ritiene che la ricerca qui programmata sia in grado di offrire elementi di conoscenza attendibili e determinati.
3) Descrivere e interpretare il rapporto esistente fra i campi studiati e alcuni campi sociali che, a prima vista, risultano particolarmente influenti nel modificarne la struttura, i rapporti di forza interni e le poste in gioco: parliamo qui dei media – che interagiscono con i campi di produzione della conoscenza tanto per ciò che riguarda il peso simbolico e decisionale degli attori che agiscono in essi, quanto nei processi di legittimazione delle teorie – e della politica, che sempre più spesso recluta, per fini elettorali o tecnici, i protagonisti dei campi della filosofia e della scienza, retroagendo così sugli equilibri interni ai campi.
4) Delineare, attraverso lo studio delle pratiche degli attori dei due campi, che cosa significhi in termini di attitudini, abitudini, processi di costruzione della conoscenza, relazioni con il mondo esterno, il far parte di due contesti sociali peculiari, accomunati dalla regola della rottura con il senso comune, rottura che è frutto a sua volta di un processo di socializzazione guidato dai campi stessi.
5) Individuare, attraverso la comparazione tra i due campi indagati, le loro specificità e gli elementi comuni, al fine di costruire un primo abbozzo di una teoria generale della produzione di conoscenza legittimata.
Se si otterranno i risultati attesi, la ricerca consentirà di acquisire conoscenze pertinenti rispetto agli scopi generali della sociologia della conoscenza e della sociologia della cultura, utili per avanzare nella comprensione di una forma sociale assolutamente basilare (la produzione e legittimazione di conoscenza) e di fenomeni dall’evidente risvolto pratico, come lo sviluppo tecnologico o la diffusione (nell’economia, nel diritto, nella politica, nelle relazioni internazionali) di saperi basati sull’argomentazione razionale. Attraverso le azioni di disseminazione che sono state previste si presume di riuscire ad offrire alla comunità sociologica il resoconto di un’indagine empirica relativamente innovativa sui meccanismi sociali di produzione e legittimazione della conoscenza. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La conoscenza costituisce uno dei temi di interesse centrale per la sociologia fin dai suoi albori, come mostra la tematizzazione che ne è fecero i classici della disciplina. Ciò nonostante, la sociologia della conoscenza non è ancora uscita dalla nicchia in cui si era rinchiusa con la sua prima sistematizzazione (come Wissenssoziologie) ad opera di Mannheim e Scheler. È ben vero che lo stesso Scheler (1924) già notava come ogni forma di sapere e di pensiero possieda un carattere intrinsecamente sociale, e come per converso la capacità degli attori di comprendersi vicendevolmente non sia un prodotto secondario delle dinamiche sociali, ma qualcosa di intimamente costitutivo della società stessa. Tuttavia queste indicazioni rimasero per lungo tempo allo stato di riflessione teorica, senza dare origine a un sapere sociologico propriamente detto. Uno degli aspetti in cui la sociologia della conoscenza è tradizionalmente carente consiste appunto nella sua dimensione empirica.Che la produzione di conoscenza costituisca uno dei principali ambiti in cui si dispiegano le dinamiche sociali che determinano la coesione di una qualsiasi collettività è un concetto nuovamente ripreso, in tempi relativamente più recenti, da Berger e Luckmann (1966). L’aspetto per noi più interessante della loro teoria è il modo in cui essa mette in luce la funzione di legittimazione svolta dalle forme di conoscenza, in special modo da quelle più elaborate, nella solidificazione della realtà sociale. Esse servono infatti a rendere oggettivamente accessibili e soggettivamente plausibili le forme codificate di relazione sociale trasmesse nel processo di socializzazione. Gli universi simbolici sono delle costellazioni di significato che integrano in una struttura di senso globale la molteplicità delle manifestazioni dell’ordine istituzionale della società.
È noto come nelle società occidentali questa funzione abbia assunto fin dal principio un’importanza straordinaria, sia in senso quantitativo sia qualitativo, per divenire negli ultimi decenni un aspetto qualificante del mondo contemporaneo. In senso quantitativo, perché l’acquisizione, il possesso e l’amministrazione della conoscenza occupano oggi una posizione centrale nella strutturazione della società. È ormai opinione comunemente condivisa che sia la dimensione della conoscenza – o, più in generale, di quella che è chiamata la sfera dell’immateriale – a costituire la posta in gioco fondamentale nei conflitti sociali (Melucci, 1997), determinando in misura prioritaria l’inclusione sociale (Castells 1996) e la condizione e/o percezione di benessere da parte delle persone (Douglas e Isherwood 1979, Rullani 2004a, Rullani 2004b). Si sostiene che la nostra sia una knowledge-based society (Oecd 1999a, Oecd 1999b), e che sulla diffusione e utilizzazione della conoscenza si fonderà la competizione internazionale nei prossimi decenni. Da un punto di vista qualitativo, le società occidentali si distinguono per aver creato e sviluppato delle procedure di legittimazione della conoscenza del tutto peculiari, in quanto tendenzialmente estranee agli altri tipi storici di collettività e importate in essi solo in un secondo momento, in seguito ai fenomeni di colonialismo, neocolonialismo e globalizzazione. Si tratta in particolare della filosofia e della scienza sperimentale.
Filosofia e scienza sperimentale costituiscono due universi simbolici caratteristici della nostra società, e nello stesso tempo due ambiti ben definiti di produzione e legittimazione della conoscenza, sostanzialmente diversi da altri ambiti del medesimo genere, quali la letteratura (in particolare l’epica), la religione (ivi incluse le grandi religioni universali e razionalizzate, così come le ha descritte Weber – cfr. Weber 1916), la politica (il sistema delle leggi) o, più di recente, il sistema mediatico. Esse si caratterizzano invece per la condivisione di una comune modalità fondamentale di rapportarsi alla conoscenza. Ciò che le accomuna è la disposizione assunta dai (e richiesta ai) rispettivi membri nell’interazione con la realtà: è la postura descritta da Austin (1962) con il termine scholastic view, che rompe con un rapporto strumentale con il linguaggio, o l’atteggiamento del “come se” di cui parla Vaihinger (1911), che rende possibile speculazioni intellettuali e ipotesi scientifiche, incitando a entrare nel mondo ludico della congettura teorica. Parliamo insomma di ciò che Bourdieu (1997) riassume nel concetto di “disposizione scolastica”, che, come ogni disposizione individuale e collettiva, richiede un processo di socializzazione. Tale approccio alla produzione di conoscenza, dunque, pur accettando il presupposto di Schutz (1971) che la scienza costituisca una distinta “provincia finita di significato” rispetto al senso comune, ne rigetta le implicazioni relative a un suo presunto distacco dalla sfera dei condizionamenti sociali, sottolineando il processo di apprendimento e incorporazione sociale che essa richiede.
Inoltre, in entrambi i casi (filosofia e scienza) gli attori sono indotti a un tipo di legittimazione delle conoscenze che fa leva sul meccanismo della giustificazione razionale (Habermas 1968) e della validazione universalistica – dove l’aspetto rilevante è che la pretesa di produrre un tipo di conoscenza speciale, “oggettivamente valida” (Weber 1904), si manifesta non solo sul piano retorico dell’auto-legittimazione, ma anche su quello molto più concreto della prassi professionale quotidiana, strutturalmente improntata ad acquisire per le rivendicazioni di conoscenza un massimo di attendibilità nella collettività di riferimento, e ad ottenere per questa via una legittimazione sociale del sapere prodotto che sia “solida” nel tempo (Volonté 2003). Filosofia e scienza sperimentale sono due ambiti paradigmatici di quella forma di produzione di conoscenza che ottiene la legittimazione sociale del sapere prodotto facendo leva sulla sua “solidità cognitiva”, ovvero sulla promessa di attendibilità durevole che esso è in grado di sostenere.
L’indagine sociologica su questi due ambiti ha seguito percorsi differenti. Senz’altro ha evidenziato da tempo come l’idea stessa di un’unica comunità scientifica non corrisponda alla struttura reale del mondo della produzione di conoscenza cognitivamente legittimata (Merton 1942, Merton 1949, Merton 1968). Non esiste qualcosa come una comunità scientifica, ma una molteplicità di comunità disciplinari variamente relazionate tra loro, spesso estranee l’una all’altra e non di rado restie nel riconoscere alle comunità più distanti lo status della legittimità scientifica. Questo è evidente non solo nei rapporti tra scienze della natura e scienze umane, ma anche (e non certo in maniera soltanto unilaterale) nel rapporto tra scienze positive e filosofia, nonché nelle relazioni reciproche tra le scienze della natura. Inoltre, la letteratura sulla produzione di conoscenza scientifica ha sottolineato anche come, nella sfera della scienza, l’organizzazione sociale si strutturi piuttosto per aree di ricerca che per discipline (Crane 1972, Whitley 1984, Knorr-Cetina 1999), evidenziando così una strutturazione ancora più frammentata. Tutto ciò impone, nella progettazione di un’indagine sui campi sociali di produzione di conoscenza cognitivamente legittimata, di circoscrivere l’ambito di indagine a un’area filosofica specifica (in questo caso la filosofia teoretica) e a un’area di ricerca scientifica delimitata (in questo caso un’area di ricerca da definire all’interno della fisica).
Come sarà chiarito dalle descrizioni della base scientifica delle due Unità di ricerca, mentre la sociologia della filosofia non ha mai prodotto un corpus di ricerche teoriche o empiriche sufficientemente significativo per consentire l’istituzione di un sapere e di pratiche di ricerca più o meno condivisi a riguardo (pur esistendo significative eccezioni al riguardo; cfr. Bourdieu 1988, Soulié 1995, Collins 1998), la sociologia della scienza ha conosciuto uno sviluppo importante negli ultimi cinquanta anni, che l’ha portata a risultati molto interessanti, benché non ancora alla diffusione di studi autorevoli intorno a singole sfere disciplinari o aree di ricerca considerate nella loro completezza e indagate in relazione alle dinamiche sociali che conducono alla produzione del determinato patrimonio di sapere da esse prodotto.
Esistono per esempio ricerche su singole aree tematiche, svolte normalmente nella forma di indagini sulle controversie scientifiche (Collins 1975). La comunità disciplinare viene allora indagata come l’orizzonte sociale della controversia, e si studiano i rapporti esistenti tra le dinamiche di struttura e di potere al suo interno e l’andamento e gli esiti della controversia. Tali ricerche sono state molto utili per dimostrare come la chiusura delle controversie scientifiche non sia esclusivamente dettata dai fatti o da necessità cognitive, ma rispetti spesso delle esigenze di carattere più politico e sociale. Non avendo però indagato a fondo l’intera struttura del campo, esse in un certo qual modo presuppongono ciò che sarebbe auspicabile indagare, ossia l’esistenza di squilibri di potere e subordinazione tra gli attori del campo, ai quali siano in qualche modo connessi (e il problema è capire in che modo) i processi di legittimazione delle conoscenze. Qualcosa di simile va ovviamente detto anche per la teoria degli invisible colleges (Price 1963, Crane 1972), che a sua volta identifica i core sets delle aree di ricerca a partire dalla produzione scientifica materiale (attraverso lo strumento dell’analisi delle citazioni), senza riuscire a istituire un vero nesso tra la produzione di rivendicazioni di conoscenza e l’esistenza di dinamiche sociali strutturali. Esiste poi l’ampio filone degli studi di laboratorio (Latour e Woolgar 1979, Knorr-Cetina 1981, Traweek 1988, Lynch 1985), che tuttavia per il suo carattere programmaticamente microsociologico (Knorr-Cetina e Cicourel 1981) consente una ricostruzione precisa degli accadimenti e delle dinamiche locali, perdendo tuttavia di vista proprio quell’orizzonte di campo che sembra costituire il principale vincolo sociale alla produzione di conoscenza. Altri approcci, infine, come l’actor-network theory (Callon 1986; Latour 1987; Law e Hassard 1999) o l’interazionismo simbolico (Star 1989, Fujimura 1996), offrono strumenti teorici assai stimolanti per lo studio dei processi di produzione di conoscenza con elevate pretese di legittimità, ma ancora non hanno mostrato di poter supportare ricerche empiriche elaborate e complesse. Inoltre, in tutti questi comunque fruttuosi approcci, si tende a ignorare il processo e le traiettorie sociali che conducono a entrare in un campo di ricerca e, al suo interno, a scegliere determinati oggetti di studio.
Per questi motivi appare opportuno far leva, quale approccio teorico e interpretativo per l’indagine dei due ambiti di produzione di conoscenza scelti, sulla teoria dei campi di Pierre Bourdieu, che sembra offrire un apparato concettuale e categoriale particolarmente utile per gli obiettivi indicati ed è già stata applicata all’indagine empirica in numerose esperienze di ricerca. È noto che per Bourdieu lo spazio sociale si compone di diversi “campi”, vale a dire insiemi di relazioni oggettive e storiche fra posizioni, definite nella loro esistenza – e nei condizionamenti che impongono a chi le occupa (siano essi agenti o istituzioni) – dalla situazione all’interno della struttura distributiva delle diverse forme di potere (o capitale, nei termini di Bourdieu), e dalla incessante lotta fra loro per il predominio nel campo (Bourdieu, 1992a). In un certo senso, ogni campo può essere paragonato a un gioco, con un suo scopo e delle sue regole (pur se non esplicite), e come tutti i giochi richiede un investimento (illusio), che spesso può risultare incomprensibile a chi è al di fuori del gioco stesso. Le armi di cui dispongono i soggetti che entrano in relazione nei vari campi sono costituite dal capitale, la particolare forma di moneta corrente in quel determinato settore dello spazio sociale, e che si presenta sotto le tre specie fondamentali del capitale economico, del capitale culturale e del capitale sociale. A queste tre forme occorre aggiungere il capitale simbolico, che è qualunque proprietà quando è percepita da agenti sociali attraverso categorie di percezione che sono il prodotto dell'incorporazione delle divisioni e delle opposizioni inscritte nella struttura della distribuzione di quella specie di capitale.
I risultati di una serie di traiettorie collettive e di relazioni storiche che caratterizzano ciascun campo sociale si “depositano” negli individui sotto forma di schemi (mentali e corporei) di percezione, valutazione e azione, ciò che Bourdieu chiama l’habitus, ovvero un insieme di “disposizioni”, strutturate e strutturanti (Bourdieu, 1980). L’aspetto interessante della teoria di Bourdieu è la non ingenua circolarità che essa individua tra la forza del campo e quella dell’habitus. Poiché l’habitus è il prodotto dell’incorporazione delle regole costitutive di un campo, esso genera pratiche immediatamente adattate al campo stesso, e perciò riconosciute – sia da colui che le compie sia dagli altri partecipanti – come giuste, adeguate, senza però risultare da un ordine imperativo al quale si obbedisce. Inoltre, essendo il capitale un rapporto sociale, esso esiste e produce i suoi effetti solo nel campo in cui si genera; è la logica di ogni singolo campo a decidere quali proprietà debbano essere prese in considerazione funzionando come capitale specifico. Come chiarisce Bourdieu, è lo stato dei rapporti di forza tra i giocatori a definire in ogni momento la struttura del campo. Le strategie di un “giocatore” e tutto quello che definisce il suo “gioco” dipendono non solo dal volume e dalla struttura del suo capitale nel momento considerato e dalle chances nel gioco che quelle risorse gli consentono, ma anche dall'evoluzione nel tempo, del volume e della struttura del suo capitale, cioè dalla traiettoria sociale e dalle disposizioni (habitus) che si sono venute a costituire nel rapporto prolungato con una certa struttura oggettiva di chances (Bourdieu, 1997).
Bourdieu ha applicato la propria teoria a diversi tipi di campo sociale, soprattutto nel mondo della produzione culturale (per esempio, Bourdieu, 1992b). Tuttavia, egli non l’ha applicata al campo della fisica, e solo parzialmente a quello filosofico, nel suo studio su Heidegger (Bourdieu, 1988) e nelle riflessioni sviluppate sul campo della filosofia francese negli anni cinquanta (Bourdieu, 1991). Egli ha senz’altro riflettuto ampiamente sulle strutture sociali che sottostanno alla produzione di conoscenza scientifica (Bourdieu 1976, Bourdieu 2001), e la sua concezione dello scienziato come un produttore di capitale, anziché come un soggetto che offre doni in un’economia di scambio (secondo il vecchio approccio di Hagstrom, 1965), costituisce senz’altro una base stimolante per ogni successiva trattazione della produzione di sapere scientifico. Ma l’applicazione di tali concetti all’interpretazione di un corpus di dati empirici raccolti nell’ambito della fisica, così come in quello della filosofia, resta un compito che chiede di essere adempiuto. <<<



