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PROGRAMMA DI RICERCA
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Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
Classificazione geografica
- Regione: Piemonte
Bibliografia
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Parole Chiave
ARCHIVIO DELLE TRANSIZONI BIOGRAFICHE; NARRAZIONI DI MALATTIA; POVERTÀ; CONVERSIONI RELIGIOSE; CONCILIAZIONE LAVORO-FAMIGLIA; GIOVANI ADULTI; TRANSIZIONE SCUOLA LAVORO; MEDIATORI CULTURALI; EMPOWERMENTTRANSIZIONI BIOGRAFICHE: OGGETTI E MODELLI DI ANALISI A CONFRONTO.
Università degli Studi di TorinoAbstract
La ricerca è dedicata allo studio delle transizioni biografiche, analizzate combinando competenze disciplinari e metodi di ricerca propri di due ambiti disciplinari, la sociologia e la psicologia sociale. La locuzione transizione biografica designa un processo con il quale uno o più individui muovono da uno stato a un altro, modificando con ciò – in misura parziale o totale – il proprio profilo identitario e/o l'insieme di relazioni sociali di cui sono parte. Lo studio di questi processi è diretto sia alla comprensione del senso riposto in questi passaggi dagli attori sociali che vi sono impegnati, sia alla spiegazione dei fattori che ne determinano i diversi esiti.Verranno analizzate due classi di transizione biografica, definite le une come transizioni normative o quasi-normative, le altre come transizioni non normative. Consideriamo normative o quasi-normative le transizioni previste per la maggior parte delle persone, regolate ora da norme in senso stretto, ora da convenzioni sociali; non normative le transizioni che, per contro, non sono sostenute da norme o pressioni sociali. Questa opposizione guiderà la costituzione del nostro repertorio di transizioni biografiche, definito ricorrendo a una procedura di campionamento a scelta ragionata. In specifico i casi di transizione biografica verranno scelti in ragione della loro rilevanza teorica, della loro capacità di illustrare in modo eloquente le implicazioni identitarie e relazionali proprie delle due classi di transizione.
Ciascuna classe è rappresentata da tre tipi di transizione biografica. Nel novero delle transizioni normative o quasi-normative rientrano le transizioni all'età adulta, quelle verso e nella conciliazione fra ruoli professionali e familiari e quelle da una condizione di marginalità a una di cittadinanza attiva. Nella classe delle transizioni non-normative rientrano le transizioni dalla condizione di salute a quella di malattia, le conversioni religiose e le transizioni verso e in uscita dalla condizione di povertà.
Alla ricostruzione di questi passaggi contribuiranno principalmente le narrazioni biografiche dei loro protagonisti, raccolte con interviste discorsive. A ciò si aggiungerà, inoltre, l'impiego di narrazioni rese per iscritto, di questionari e la consultazione di archivi quantitativi. L'insieme dei materiali narrativi condivisi dal gruppo di ricerca, 336 narrazioni, alcune delle quali rese in più punti nel tempo, da 239 soggetti, verranno organizzati in un archivio informatico in base a criteri standard, ispirati alle procedure impiegate nei maggiori Centri di ricerca europei. La costituzione dell'Archivio consentirà una prima sedimentazione dei risultati di un importante filone di ricerca e, in seguito, l'analisi secondaria di questi materiali.
Il lavoro di analisi dei materiali narrativi verrà condotta valorizzando le differenti opzioni metodologiche che contraddistinguono i componenti del gruppo di ricerca. Il ricorso a procedure informali di analisi, dirette alla costruzione di tipi ideali di transizione verrà combinata con procedure analitiche basate su di un impiego forte degli strumenti formalizzati, di ispirazione semiotica. Nell'analisi della documentazione empirica verranno inoltre collaudati e confrontati i più consueti software per l'analisi di dati qualitativi i cosiddetti CAQDAS (Computer–Aided Qualitative Data Analysis Software).
Dal punto di vista del disegno, l'analisi si svilupperà in tre direzioni. Procederemo, comparando, per il sottoinsieme di casi che lo consente (n=97), le narrazioni rese dai medesimi soggetti in diversi punti nel tempo. Verranno inoltre confrontate transizioni del medesimo genere realizzatesi in diversi contesti territoriali. Da ultimo, procederemo nel confronto delle strutture morfologiche proprie delle due classi di transizione biografiche: transizioni normative o quasi-normative e transizioni non-normative. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Mario CARDANO Università degli Studi di TORINOObiettivo del Programma di Ricerca
Il programma di ricerca elaborato dalle unità locali di Napoli, Trento e Torino (Ateneo cui fanno capo due unità locali, rispettivamente, presso i dipartimenti di Scienze Sociali e Psicologia) è dedicato allo studio delle transizioni biografiche. La locuzione transizione biografica designa un processo con il quale uno o più individui muovono da uno stato a un altro, modificando con ciò – in misura parziale o totale – il proprio profilo identitario e/o l'insieme di relazioni sociali di cui sono parte (Elder 1985; Bronfenbrenner 1979; Saraceno 2001; Olagnero 2004).Lo studio di questi processi è diretto sia alla comprensione del senso riposto in questi passaggi dagli attori sociali che vi sono impegnati, sia alla spiegazione dei fattori che ne determinano i diversi esiti. L'attenzione per quest'ultimo aspetto verrà sviluppata in due direzioni, l'una epistemica, diretta cioè all'arricchimento della conoscenza scientifica del fenomeno, l'altra operativa, diretta cioè all'individuazione di indicazioni utili sul piano delle politiche pubbliche, concepite per sostenere le transizioni esaminate o contrastarne gli esiti indesiderati.
Il programma si caratterizza per una forte vocazione multidisciplinare. Il repertorio di transizioni biografiche considerate dal gruppo di ricerca verrà analizzato combinando discipline differenti, sociologia, psicologia e pedagogia, e, all'interno di ciascun ambito disciplinare differenti specializzazioni (sociologia dei processi culturali, sociologia dei processi economici e del lavoro; psicologia dello sviluppo e dell'educazione; psicologia del lavoro e delle organizzazioni; pedagogia generale e sociale). Inoltre nell'analisi di questi materiali verranno accostati approcci metodologici diversi, ora trasversali alle discipline convocate, ora specifici di ciascuna di esse.
Verranno analizzate due classi di transizione biografica, definite le une come transizioni normative o quasi normative, le altre come transizioni non normative (Cardano in stampa). Sono normative o quasi-normative le transizioni previste per la maggior parte delle persone, regolate ora da norme in senso stretto, ora da convenzioni sociali. Rientrano in questa fattispecie le transizioni dettate da specifici "calendari" sociali quali il passaggio dall'adolescenza all'età adulta (Aleni Sestito 2004; Bonica e Sappa 2004), marcato in molte società arcaiche da specifiche forme rituali (van Gennep 1909, trad .it. 1981). Sono invece non normative le transizioni che non sono sostenute da norme o pressioni sociali, quali ad esempio quella fra salute e malattia o, ancora, quella fra benessere e povertà.
Questa opposizione – transizioni normative o quasi normative versus transizioni non normative – guida la costituzione del repertorio di transizioni biografiche esaminate, definito ricorrendo a una procedura di campionamento a scelta ragionata (theoretical sampling). In specifico i casi (Ragin and Becker 1992) di transizione biografica esaminati sono stati scelti in ragione della loro rilevanza teorica, della loro capacità di illustrare in modo eloquente – ancorché non rappresentativo – le implicazioni identitarie e relazionali proprie delle due classi di transizione biografica.
Ciascuna classe è rappresentata da tre tipi di transizione biografica. Nel novero delle transizioni normative o quasi-normative rientrano le transizioni all'età adulta, quelle verso e nella conciliazione fra ruoli professionali e familiari e quelle da una condizione sociale e psicologica di marginalità ed esclusione a una condizione di cittadinanza attiva. Nella classe delle transizioni non-normative rientrano le transizioni dalla condizione di salute a quella di malattia, le conversioni religiose e le transizioni verso la condizione di povertà e in uscita da essa.
Alla ricostruzione di questi passaggi contribuiranno principalmente le narrazioni biografiche dei loro protagonisti, raccolte con interviste narrative. A ciò si aggiungerà, inoltre, l'impiego di narrazioni rese per iscritto (written narratives), di strumenti quantitativi di self-report e la consultazione di archivi quantitativi che documentano – in modo più compatto – le transizioni in esame su popolazioni più vaste (ci riferiamo all'archivio dello Studio Longitudinale Torinese e agli archivi del welfare municipale quali la banca dati dell'Agenzia Territoriale per la Casa-ATC-, i registri dei Servizi dell'emergenza abitativa del Comune di Torino.
Da questo impianto generale (illustrato in modo più analitico nei progetti elaborati da ciascuna unità locale) discendono i principali obiettivi del progetto, illustrati schematicamente di seguito.
1.Costruzione di una rappresentazione adeguata dei processi di transizione biografica messi a tema, basato sull'integrazione delle competenze disciplinari, sociologiche, psicologiche e pedagogiche, che contraddistinguono il gruppo di ricerca.
2. Definizione di un primo insieme di linee guida, utili sul piano delle politiche pubbliche, per sostenere le transizioni esaminate o contrastarne gli esiti indesiderati
3. Sviluppo di specifiche competenze metodologiche dirette all'analisi dei fenomeni in studio, in specie all'analisi delle transizioni biografiche sulla base di interviste narrative. Le maggiori attese su questo terreno discendono dall'eterogeneità dei materiali empirici accostati, eterogeneità che impone lo sviluppo di una metodologia di analisi "situata" (Seale, Gobo, Gubrium and Silverman 2004), sensibile cioè ai contesti empirci su cui si esercita. Merita inoltre osservare al riguardo come alla realizzazione di questo obiettivo concorra la disponibilità di materiali empirici supplementari, qualitativi e quantitativi, utili a una prima validazione dei metodi d'indagine applicati.
4.Costruzione di un Archivio delle Transizioni Biografiche che raccolga e organizzi i materiali prodotti con la ricerca (336 narrazioni, rese, talora in più punti nel tempo, da 239 soggetti). Le narrazioni verranno trascritte e organizzate in base a criteri standard, ispirati alle procedure impiegate nei maggiori Centri di ricerca europei. Ciascuna narrazione verrà documentata con informazioni relative ai contenuti della narrazione e alla qualità dell'intervista che ha portato alla sua acquisizione. La costituzione dell'Archivio consentirà una prima sedimentazione dei risultati di un importante filone di ricerca e l'analisi secondaria di questi materiali, di rado possibile per questo genere di dati (Corti and Thompson 2004).
5. Sviluppo di un protocollo per l'archiviazione e la gestione delle narrazioni biografiche che verranno raccolte nell'Archivio (vedi punto 4) in accordo con i vincoli dettati dalla legge sulla tutela della riservatezza (privacy), in particolare per dati "sensibili" quali quelli relativi alla salute e all'orientamento religioso.
La valutazione del raggiungimento degli obiettivi indicati più sopra sarà possibile attraverso l'esame delle pubblicazioni scientifiche (utili per valutare il raggiungimento degli obiettivi 1 e 3), e tecniche (utili per valutare il raggiungimento degli obiettivi 2 e 5), prodotte dal gruppo, e dall'esame dell'Archivio delle Transizioni Biografiche condiviso dal gruppo a partire dalla secondo anno di lavoro (utile per valutare il raggiungimento dell'obiettivo 4). <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
In termini assolutamente generali una transizione biografica può essere definita come un mutamento di posizione nel tempo o nello spazio sociali, come la transizione da un complesso spazio-temporale a un altro. Le due dimensioni, quella di tempo e di spazio sociale, emergono dall'accostamento di due quadri teorici costituiti, uno dalla teoria del corso di vita e l'altro dall'ecologia dello sviluppo umano, mutuati rispettivamente dalla sociologia e della psicologia, le due discipline che – insieme – delineano il quadro teorico di riferimento da cui muove questa ricerca.Nella prima prospettiva, le transizioni sono «mutamenti, più o meno radicali, di stato entro una traiettoria» (Olagnero e Saraceno 1993: 69). La nozione di traiettoria ha, in questa cornice, una chiara connotazione temporale si riferisce al «percorso seguito in un determinata esperienza o posizione con il trascorrere del tempo» (ibid.). Queste transizioni, rilevate confrontando un prima e un dopo, possono avere origine da specifici eventi di vita così come da mutamenti che coinvolgono il più vasto contesto sociale entro cui si dipanano le traiettorie dei singoli individui.
Nella proposta di Bronferbrenner l'attenzione si sposta dal tempo allo spazio sociale. Nel quadro dell'ecologia dello sviluppo umano una transizione, più precisamente, una «transizione ecologica» si dà «ogniqualvolta la posizione di un individuo nell'ambiente ecologico si modifica in seguito a un cambiamento di ruolo, situazione ambientale o di entrambi.» (Bronferbrenner 1979, trad. it. 1986: 61). Così come nella prospettiva del corso di vita alla nozione di tempo – in primo piano – si associa quella di spazio sociale, in quella dell'ecologia dello sviluppo umano la nozione di contesto incorpora la dimensione temporale.
Questi movimenti nello spazio e nel tempo sociale hanno spesso rilevanti implicazioni sul piano dell'identità che in queste transizioni viene ora sfidata, ora contusa (Zittoun et Perret Clermont 2001; Erikson 1968, Marcia 1980, 1993; Coté et Levine 2002). In tutte le transizioni biografiche, in quelle normative, così come in quelle non normative, l'identità del suo protagonista è chiamata a una ridefinizione, a un riaggiustamento i cui riflessi possono essere colti sia sul piano psicologico, nelle modalità con le quali ciascuno racconta a sé e a gli altri la propria storia (Smorti 2003), sia sul piano sociologico, nella ricostruzione della rete di relazioni sociali che accompagna o marca una transizione biografica (Rossi and Rossi 1990). Cogliamo dunque nelle teorie dell'identità un altro fertile terreno d'incontro fra psicologia e sociologia.
Più in generale pare proprio che quello delle transizioni biografiche sia un terreno su cui sociologia e psicologia si siano da tempo incontrate e da tempo dialoghino, con una certa facilità d'intesa, quantomeno sotto alcuni aspetti. Il primo è l'aspetto semantico che consiste nel riferirsi a un individuo non assunto staticamente, ma in cammino; il secondo aspetto è quello dei presupposti generali della transizione, inteso come processo aperto che può produrre esiti parzialmente inattesi e può occorrere in diverse età.
A incontrarsi e dialogare non è naturalmente la totalità delle due discipline qui convocate, ma loro specifiche prospettive o tradizioni: la sociologia del corso di vita da un lato, la psicologia sociale (nelle sue diverse espressioni) dall'altro. Lo fanno con qualche strappo e qualche presa di distanza dalle loro rispettive direzioni di ricerca main stream .
La teoria dello sviluppo psicosociale di Erikson rappresenta una sfida all'analisi freudiana del mutamento e ai suoi presupposti di prevedibilità e di ordine. Secondo Erikson la biografia è il luogo dove l'individuo può diventare altro da quello che era nell'infanzia, con il concorso dell'ambiente, degli incontri, della sua particolare rappresentazione di sé (Smelser 1983). Naturalmente una cosa è dire che non ci sono età deputate per vivere esperienze di transizione anche al di fuori delle linee guida stabilite dalle norme sociali per i grandi "transiti" (formazione-lavoro, lavoro-pensione, ecc.), altro è sostenere che ogni transizione produce sviluppo, cioè un cambiamento con accrescimento delle risorse del soggetto. La parola "sviluppo", in effetti, ha un carico polisemico che si presta a equivoci. I sociologi, infatti, riferiscono tale termine ad aspettative legate a transizioni sociali, mentre sul fronte psicologico lo sviluppo viene convenzionalmente identificato con cambiamenti che indicano aumento di complessità, adeguamento funzionale dentro uno specifico ambito e altro ancora (Colby 1998). La definizione dello sviluppo come sfida, da Baltes (et al. 1980), a Pearlin (1982), a Hendry e Kloep (2003) può costituire un'utile categoria-raccordo tra esigenze di identificare comunque una direzione di un percorso e il bisogno di ricostruire il processo che vi sta dietro. Il modello dello sviluppo come sfida intanto sostiene che le sollecitazioni a risolvere problemi che richiedono risorse pari o superiori a quelle al momento possedute dall'individuo, si dislocano lungo tutto l'arco della vita. Esso afferma inoltre che lo sviluppo non è garantito dal solo trascorrere dell'età, ma dalla capacità di rispondere alle sfide senza intaccare, né tantomeno svuotare, ed anzi potenziando, il paniere di risorse individuali e sociali disponibili. Diversamente ci si trova di fronte a fenomeni di stagnazione o, peggio ancora, di deterioramento (Hendry e Kloep 2003, p. 51). In definitiva, le transizioni, variamente dislocate nel corso di vita, non necessariamente danno luogo a sviluppo come adeguamento funzionale; esse più facilmente identificano una sfida, cioè l'esistenza di un problema cui gli attori sociali possono rispondere con gradi di efficacia variabili, che dipendono anche dalle circostanze e dal contesto.
Dal canto suo la sociologia del corso di vita, che pure si riconosce per certi aspetti erede della sociologia funzionalista classica, si trova a rompere con un oggetto che è al centro del modello di ricerca propria del funzionalismo: l'idea che l'unico modo per studiare il cambiamento sia lo studio della mobilità sociale individuale (Bertaux Thompson 1997)
In sintonia con l'interazionismo simbolico anni Sessanta, sia pure senza la sua carica dissacratrice, la sociologia del corso di vita intende intercettare quella vasta gamma di movimenti orizzontali che scandiscono la vita individuale e familiare e che si realizzano attraverso spostamenti da un lavoro all'altro, da un territorio all'altra, da un contesto all'altro: transizioni dunque più o meno attese e normate e comunque non immediatamente rubricabili nei tipi della mobilità verticale.
All'interno di questa cornice teorica trovano collocazione contributi più specifici che delimitano con maggior giustezza la base di partenza scientifica del progetto. Questi riferimenti teorici più specifici possono essere organizzati attorno alla distinzione metodologica che definisce la struttura del progetto, quella che oppone transizioni non normative a transizioni normative o quasi normative.
Nel repertorio delle transizioni non normative, su cui concentra la propria attenzione l'unità locale che fa capo al Dipartimento di Scienze Sociali di Torino, rientrano i movimenti dalla salute alla malattia, quelli verso e in uscita dalla condizione di povertà e quelli fra diversi universi religiosi. L'analisi delle transizioni fra salute e malattia verrà sviluppata nel registro teorico delineato dalla letteratura sulle illness narratives (Good 1994, trad. it. 1999; Frank 1995; Bury 2001).
Lo studio di queste transizioni verrà condotto accostando due casi emblematici: l'esordio di un disturbo psichiatrico e la perdita della capacità di deambulazione che sopravviene a seguito di eventi traumatici. La scelta dei due casi risponde all'esigenza di accostare due situazioni polari che incidono selettivamente, l'una sulla salute mentale, l'altra sulla salute fisica.
L'analisi delle carriere di entrata e uscita dalla condizione di povertà verrà condotta puntando l'attenzione sui confini - fuzzy - che separano i due stati e sui tempi - variabili - di costruzione biografica e sociale dei passaggi tra uno stato e l'altro; ciò in accordo con i più recenti studi internazionali, per i quali la povertà cessa di essere uno stato o un'appartenenza stabile, per diventare una fase della vita (Leisering and Leibfried 1999; Saraceno 2002; Negri 2003). Prima e dopo stati di povertà consolidata e irreversibile c'è dunque una vasta zona di possibilità e di rischi che può essere definita di vulnerabilità: uno stato di equilibrio instabile di cui possono avere esperienza individui e famiglie che si trovano in condizioni critiche dal punto di vista economico e sociale (Ranci 2002).
Lo studio della terza ed ultima transizione critica, quella che declina la nozione di crisi, come scelta (Sciolla 1987) e che prende corpo nell'analisi di tre percorsi di conversione fa riferimento a una letteratura composita che attiene, d'un canto agli studi dei processi di adesione (Malony 1992) e di fuoriuscita da movimenti o gruppi religiosi (Bromley 1988), dall'altro alle ricerche empiriche condotte nelle tre macro-aree individuate, la "nebulosa mistico esoterica", i gruppi minori di matrice giudaico cristiana e l'area delle religioni orientali (Champion 1995; Berzano 1997; Fizzotti e Squarcini 1999).
Le transizioni normative vengono analizzate dalle unità locali di Napoli, Trento e dall'unità di Torino che fa capo al Dipartimento di psicologia. In specifico in questa macro categoria rientrano le transizioni all'età adulta, quelle verso e nella conciliazione fra ruoli professionali e familiari e, quelle da una condizione di marginalità ed esclusione a una condizione di cittadinanza attiva. La cornice teorica più generale entro la quale trovano collocazione queste transizioni biografiche ha a che fare con le recenti trasformazioni tecnologiche e organizzative che hanno investito il mercato del lavoro innescando specifiche sfide identitarie (Quaglino 1996).
In questa macrocategoria si possono distinguere, da un lato, sfide identitarie a prevalenza esplorativa, che accompagnano le transizioni verso il lavoro, dall'altro, sfide identitarie centrate su processi di scelta e di assestamento, che riguardano le transizioni nel lavoro. Le prime comprendono il passaggio dalla tarda adolescenza all'età adulta e la transizione verso forme di cittadinanza attiva o verso nuove identità professionali da parte di categorie esposte a condizioni di marginalità/esclusione; le seconde riguardano invece i possibili esiti sulle carriere lavorative di dinamiche di assestamento relative ad eventi occorsi durante il ciclo di vita, o nei processi di conciliazione quotidiana fra ruoli professionali e familiari.
La molteplicità dei percorsi possibili, le rotture e le svolte a cui i soggetti sono chiamati a far fronte (Behson 2002) riducono la possibilità da parte del soggetto di fare previsioni e progetti e rendono più difficile tracciare una continuità biografica-personale (Heinz 2002). Si assiste così ad un processo difficile di costruzione del senso di appartenenza (Erikson 1950; Gobbo 2003; 2004; Bonica 2000a; Bonica in stampa) ed al rischio di una dispersione/frammentazione tra Sè ereditati, attuali e desiderati (Demaziere e Dubar 1997), e tra quei sé distributi (Bruner 1986) all'interno dei diversi ruoli quotidianamente assunti (Piccardo e Colombo in stampa).
Al tempo stesso i mutamenti introdotti dalla mondializzazione dell'economia e del mercato del lavoro possono innescare prospettive di emancipazione finora non previste. Dai casi presi in considerazione, lo stesso intensificarsi del fenomeno migratorio sembra aver stimolato politiche volte alla creazione di nuove forme associative (cooperative sociali) o di nuove identità professionali (mediatori culturali) che, paradossalmente, hanno aperto spazi di cittadinanza anche per categorie autoctone tradizionalmente escluse, si pensi, ad esempio, ai carcerati o ai nomadi ( Bonica 2000a; Gobbo 2004; Piccardo e Converso 2003).
Le trasformazioni del mondo del lavoro, rilevanti per l'insieme delle transizioni normative considerate, coprono, tuttavia, solo parzialmente il territorio delle transizioni alla vita adulta chiamando in causa aspetti più specifici quali quelli inerenti i processi di esplorazione dell'identità peculiari della tarda adolescenza e finalizzati ad una sua ridefinizione in vista dei nuovi ruoli attribuiti ai giovani. Tali processi possono essere intesi come un vero e proprio lavoro di problem solving che i tardo adolescenti sono chiamati a svolgere per assumere informazioni su di sé e sul proprio contesto, per realizzare una sintesi del proprio passato e presente in vista del futuro, per compiere scelte personali ed assumere impegni congruenti con queste, per pianificare non solo la carriera professionale ma anche la propria vita adulta.
Tali processi di ridefinizione dell'identità si presentano, pertanto, come complessi e multidimensionali e sottopongono i giovani al difficile compito di integrare diverse rappresentazioni del sé, di comporre istanze interne ed esterne, di sintetizzare elementi di "offerta di identità" professionale, formale, provenienti dall'istituzione, con elementi di "domanda di identità" personale, nuova, adulta, provenienti dal sé, in vista dell'acquisizione della maturità e dello status adulto.
In particolare per la transizione all'adultuità assumono rilievo le possibili implicazioni identitarie di una transizione al lavoro anticipata, contrapposta al più diffuso modello di "adolescenza prolungata"(Scabin e Donati 1988; Cavalli e Galland 1996; Aleni Sestito 2004). Le aree di maggiore criticità coinvolgono, da un lato, la restrizione delle opportunità di esplorazione e di pianificazione del proprio futuro (Palmonari 1993); dall'altro, l'equilibrio tra identità personale e professionale, che si manifesta come espressione e realizzazione del "sé" nel mondo del lavoro (Sarchielli 1993). In questa prospettiva, le transizioni scuola-scuola (verso la formazione professionale o verso l'Università) assumono particolare valenza critica, in quanto il titolo di studio conseguito può assumere diverso valore e significato personale, sia in relazione all'origine sociale degli adolescenti coinvolti, sia in funzione del contesto socio-economico e del particolare momento storico (Heinz, 2002; Bonica, in stampa; Bonica e Sappa, 2003), in cui tali transizioni si attuano.
Accanto ai riferimenti sostantivi qui compendiati, trova collocazione nella base di partenza scientifica la letteratura che negli ultimi anni si è concentrata sul tema delle narrazioni come oggetto e strumento di ricerca nelle scienze sociali (Poggio 2004). La centralità della narrazione nei processi di costruzione identitaria e produzione di senso è sottolineata nei contributi di autori provenienti da tradizioni di pensiero differenti, dalla psicologia (Bruner 1986; 1990; Polkinghorne 1988), alla psicologia sociale (Gergen 1991), all'antropologia (Good 1994, trad. it. 1999), alla filosofia (Ricoeur 1991), alla sociologia dell'organizzazione (Czarniawska 1997). Questa molteplicità di riferimenti ha contribuito alla produzione di un'impressionante varietà di approcci metodologici all'analisi delle narrazioni. Ci limitiamo qui a segnalare solo alcuni dei principali contributi relativi all'analisi narrativa, per la quale faremo riferimento alle riflessioni di Riessman (1993), di Demazière e Dubar (1997) e di Lieblich, Tuval-Mashiach e Zilber (1998). <<<



