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PROGRAMMA DI RICERCA
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Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
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- 10 - Diritto del “Principe”, diritto della Chiesa: il problema della secolarizzazione e della tolleranza nella prospettiva della storia giuridica
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
Classificazione geografica
- Regione: Toscana
Bibliografia
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Parole Chiave
LETTERATURA LATINA, ETÀ FLAVIA, IDENTITÀ ROMANA E PARADIGMI CULTURALI GRECI, EPICA FLAVIA E MITO GRECO, QUINTILIANO E LA CULTURA GRECA, GENERI POETICI MINORI E CULTURA GRECA IN ETÀ FLAVIA, PLINIO IL VECCHIO E LA CULTURA GRECAI paradigmi greci nella cultura latina di età flavia e la formazione della coscienza di un impero bilingue
Università degli Studi di FirenzeAbstract
Negli studi sulle civiltà antiche si registra un rinnovato interesse per i problemi di confronto tra culture, che a sua volta va ricondotto alla nuova attenzione per le problematiche di interazione tra culture e di identità culturale suscitata dall’esperienza contemporanea della multiculturalità. Questo interesse si è manifestato soprattutto nell’ambito degli studi storici e in una serie di significative ricerche sulla letteratura greca prodotta dall’età augustea in poi in ambiente romano. La realtà bilingue della cultura imperiale è oggi molto meglio conosciuta, e sulla base di questa nuova consapevolezza sembra opportuno sottoporre ad ampio riesame i testi letterari latini: sia perché non è stata adeguatamente sfruttata la loro capacità di dare testimonianza della convivenza tra la cultura romana e la cultura greca nelle diverse età, sia soprattutto perché attraverso la voce degli autori possiamo ricostruire l’evoluzione dell’atteggiamento dei ceti intellettuali rispetto alla cultura greca e rispetto a quel processo di integrazione tra cultura greca e cultura romana al quale essi assistevano, o meglio partecipavano, e del quale oggi abbiamo una immagine più articolata e più precisa.La scelta di studiare il fenomeno nell’età flavia deriva dalla considerazione del fatto che si tratta di un periodo temporale di cui sono conservate opere letterarie molto numerose e di grande rilevanza, dalle quali risulta possibile ricostruire un ambiente culturale complesso attraverso le voci di autori diversi, che fanno riferimento ad ambienti intellettuali diversi e a tradizioni letterarie diverse, e verificare entro un quadro molto articolato di testi le posizioni che emergono nei confronti della cultura greca e del processo di interazione in cui è coinvolta la cultura latina. Inoltre, si tratta di un periodo che precede di poco quell’età antonina che è solitamente indicata come l’età in cui il processo di elaborazione di una cultura unitaria bilingue dell’impero arriverebbe a compimento. In realtà il processo non è lineare e avviene tra reazioni e contrasti che permangono nella stessa età antonina: e tanto più appare interessante metterne a fuoco una fase che precede le sue manifestazioni più compiute, e che offre tanta ricchezza di testimonianze. La ricerca intende approfondire, sulla base della documentazione letteraria, l’analisi dei diversi aspetti delle pratiche intellettuali e del costume privato improntate a modelli greci, così come intende mettere a fuoco il sistema delle cerimonie ufficiali promosse dall’imperatore, e delle iniziative urbanistiche e monumentali pubbliche modellate su paradigmi greci. I testi saranno considerati sia in quanto in essi il problema del rapporto con la cultura greca è espressamente posto, sia in quanto in essi i paradigmi formali, gli schemi intellettuali, i principi etici, le tradizioni mitiche o storiche di riconoscibile matrice greca vengono assunti, rielaborati, filtrati, secondo modalità tali da prestarsi ad essere interpretate come significative di una evoluzione nell’atteggiamento nei confronti della cultura greca. Questa ricerca sottoporrà a verifica la tesi secondo cui si va ormai raggiungendo la coscienza di una cultura unitaria bilingue, tenendo conto sia degli indiscutibili progressi nella comprensione reciproca tra cultura latina e cultura greca dal tempo di Cicerone al tempo di Quintiliano, sia del fatto che la preoccupazione di salvaguardare la specificità dell’identità culturale romana, pur in questa larga compenetrazione con la cultura greca, percorre in realtà, con diversa consistenza e visibilità nei diversi autori, la letteratura flavia, ed era probabilmente viva nella mentalità del tempo. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Mario Citroni Università degli Studi di FIRENZEObiettivo del Programma di Ricerca
Negli studi sulle civiltà antiche si registra in questi anni un rinnovato interesse per i problemi di confronto tra culture, che ha indotto a riaffrontare anche il fondamentale problema del rapporto tra la cultura latina e la cultura greca, e dei processi di interazione tra queste due culture nel corso del tempo. Come verrà più ampiamente illustrato nella successiva sezione, relativa alla base di partenza scientifica del progetto, questo interesse, che a sua volta va ricondotto alla nuova attenzione per le problematiche di interazione tra culture e di identità culturale suscitata dall’esperienza contemporanea della multiculturalità, si è manifestato soprattutto nell’ambito degli studi storici e in una serie di significative ricerche sulla letteratura greca prodotta dall’età augustea in poi in ambiente romano o comunque da autori che avevano significative relazioni con ambienti romani. La realtà bilingue della cultura imperiale è oggi molto meglio conosciuta, e sulla base di questa nuova consapevolezza sembra opportuno sottoporre ad ampio riesame i testi letterari latini: sia perché non è stata adeguatamente sfruttata la loro capacità di dare testimonianza della convivenza tra la cultura romana e la cultura greca nelle diverse età, sia soprattutto perché attraverso la voce degli autori possiamo ricostruire l’evoluzione dell’atteggiamento dei ceti intellettuali rispetto alla cultura greca e rispetto a quel processo di integrazione tra cultura greca e cultura romana al quale essi assistevano, o meglio partecipavano, e del quale oggi abbiamo una immagine più articolata e più precisa.La scelta di studiare il fenomeno nell’età flavia deriva dalle seguenti considerazioni. Si tratta di un periodo temporale circoscritto di cui sono conservate opere letterarie molto numerose e di grande rilevanza: ciò consente di ricostruire un ambiente culturale complesso attraverso le voci di autori diversi, che fanno riferimento ad ambienti intellettuali diversi e a tradizioni letterarie diverse, e di verificare le posizioni che emergono nei confronti della cultura greca e del processo di interazione in cui è coinvolta la cultura latina entro un quadro molto articolato di testi. Inoltre, si tratta di un periodo che precede di poco quell’età antonina che è solitamente indicata come l’età in cui il processo di elaborazione di una cultura unitaria bilingue dell’impero arriverebbe a compimento. In realtà il processo non è lineare e avviene tra reazioni e contrasti che permangono nella stessa età antonina: e tanto più appare interessante metterne a fuoco una fase che precede le sue manifestazioni più compiute, e che offre tanta ricchezza di testimonianze.
I testi saranno considerati sia in quanto in essi il problema del rapporto con la cultura greca è espressamente posto, come avviene soprattutto in Quintiliano e Plinio il Vecchio, sia in quanto in essi i paradigmi formali, gli schemi intellettuali, i principi etici, le tradizioni mitiche o storiche di riconoscibile matrice greca vengono assunti, rielaborati, filtrati, secondo modalità diverse da quelle consolidate nella precedente tradizione letteraria latina, così da prestarsi ad essere interpretate come significative di una evoluzione nell’atteggiamento nei confronti della cultura greca.
La letteratura prodotta in età flavia offre inoltre una quantità ingente di testimonianze, non tutte ancora adeguatamente valorizzate, sulla compenetrazione tra cultura greca e cultura latina nella concretezza della vita romana del tempo. La presente ricerca intende ampliare e approfondire, sulla base della documentazione letteraria, l’analisi dei diversi aspetti delle pratiche intellettuali e del costume privato improntate a modelli greci, così come mettere a fuoco il sistema delle cerimonie ufficiali promosse dall’imperatore, e delle iniziative urbanistiche e monumentali pubbliche modellate su paradigmi greci.
Tra gli obiettivi della ricerca, oltre alla interpretazione di questi diversi aspetti dell’interazione della cultura latina con la cultura greca in questa fase della storia dell’impero, vi è anche quello di sottoporre a verifica la tesi secondo cui si va ormai raggiungendo la coscienza di una cultura unitaria bilingue.
La differenza tra la posizione attestata da Cicerone e quella attestata da Quintiliano dimostra che è effettivamente avvenuto un cambiamento profondo. Cicerone aveva voluto che Roma, appropriandosi della cultura greca secondo i propri fini, si desse una cultura nazionale veramente matura in tutti i settori, e si era perciò impegnato a rendere disponibili in latino i grandi contenuti della elaborazione intellettuale greca, ancora poco familiari ai Romani, attento però a selezionarli e ad adattarli a quella che egli riteneva fosse la specifica identità della civiltà della nazione latina, che egli giudicava grandemente superiore alla greca sul piano etico e politico e che riteneva dovesse dotarsi di una cultura filosofica e letteraria adeguata a quella greca per cessare di essere inferiore su questo piano. Quintiliano e altri autori flavi ci fanno invece ritenere che ormai a Roma chi è alfabetizzato, e legge testi letterari, accede con disinvoltura tanto a testi greci che a testi latini. La cultura latina continua a confrontarsi sistematicamente con quella greca, ma si sente ormai essa stessa matura: ha un suo glorioso passato, ha una serie illustre di propri “classici” di prestigio solidissimo che hanno ormai largamente oscurato la precedente serie di autori latini considerati “canonici” da Cicerone (Ennio e gli altri grandi “arcaici”), i quali d’altra parte contribuiscono a dare la sensazione di una tradizione letteraria latina ben solida e di lunga durata. Di qui il nuovo senso di sicurezza nel confrontarsi con la cultura greca, che troviamo attestato in Quintiliano, di qui il deciso attenuarsi, rispetto a Cicerone, del senso di sfida, che nasceva da un acuto senso di persistente inferiorità. Eppure la stessa rassegna degli autori in cui si esprime questa nuova disponibilità al confronto pacato con la cultura greca, mantiene una impostazione e un linguaggio improntati al motivo dell’emulazione. E ancora dopo la conclusione dell’età flavia, Gellio attesta il permanere degli antichi complessi, e Giovenale dà voce alle resistenze che al ruolo cosmopolitico della Roma del tempo continuavano ad essere opposte da parte della mentalità più tradizionalista. La preoccupazione di salvaguardare la specificità dell’identità culturale romana, pur in questo più aperto quadro di interazione e integrazione, percorre in realtà, con diversa consistenza e visibilità nei diversi autori, la letteratura flavia, ed era probabilmente viva nella mentalità del tempo.
Per interpretare questi fenomeni complessi dovranno essere sviluppati confronti con le fasi precedenti (ciceroniana, augustea, neroniana) e successive (traianea e antonina) del processo di interazione con la cultura greca. Lo studio del problema del processo di confronto con la cultura greca attraverso l’analisi dei testi di età flavia comporterà un approfondimento complessivo dell’intero quadro della cultura di questa età. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il recente interesse per i problemi di identità culturale nella storiografia e negli studi di letteratura, stimolato dalle complesse esperienze contemporanee della multiculturalità e dell’interazione culturale, ha determinato, nel campo degli studi sulle civiltà antiche, un rinnovato interesse sul grande problema della relazione tra cultura latina e cultura greca, e della evoluzione storica di questa relazione.Rispetto al modello di una progressiva “conquista culturale” di Roma da parte della Grecia, messa in atto dopo che la Grecia aveva subito la conquista militare e politica da parte di Roma (secondo la formulazione oraziana Graecia capta…), o a quello di una “conquista” e di un trasferimento a Roma, quasi come bottino di guerra, dei risultati delle elaborazioni culturali greche (secondo un’immagine usata da Cicerone) – modelli a lungo sostanzialmente accolti dagli studiosi moderni – oggi è riconosciuto che l’interazione tra elementi italici ed elementi di origine greca, nonché elementi di altra e diversa origine nel quadro delle culture mediterranee, è in atto fin dalle più remote origini della cultura latina, ed è di fatto una condizione permanente e strutturale di essa. Il processo di interazione ha intensità diversa in tempi diversi, è fortemente condizionato dal quadro politico, ma risponde anche a dinamiche proprie; comporta selezioni e adattamenti in cui si affermano e consolidano tratti considerati propri e irrinunciabili della identità ritenuta originaria, suscita reazioni di resistenza anche dure, e porta infine alla accettazione di una cultura avvertita sostanzialmente come comune e bilingue. Dopo una lunga fase di sfida emulativa da parte della cultura latina di fronte alla cultura greca avvertita come egemone, e viceversa di disinteresse della cultura greca per una cultura considerata troppo inferiore, in età imperiale il processo assume carattere reciproco anche a livello delle attività culturali più elevate. Con l’età antonina arriverebbe a maturazione la coscienza della sostanziale unità culturale dell’impero bilingue. Una unità che Arnaldo Momigliano 1975 (vedi bibliografia allegata), poneva come chiave interpretativa dell’intera la cultura letteraria latina, che egli invitava a considerare come una delle culture ellenistiche dell’ambito mediterraneo ed europeo antico, con la speciale caratteristica di essere espressa in lingua latina. Sul problema in generale, una riflessione molto utile in Wallace-Hadrill 1998.
Il bilinguismo greco-latino dell’impero romano è stato recentemente oggetto di studi impegnativi nel quadro degli interessi per i problemi della multiculturalità: ricordiamo almeno il recente Adams 2003, e in precedenza l’eccellente studio di Kaimio 1979. La convivenza e cooperazione di cultura greca e latina, in particolare dall’età augustea in poi, è oggetto di numerosi lavori degli ultimi decenni, soprattutto di studiosi di storia e di studiosi di letteratura greca: ricordiamo qui soltanto le fondamentali ricerche G. Bowersock (1966 e 1969), di E. Gruen (1988; 1992), il recente volume di Daniela Dueck su Strabone (2000), gli studi di Paolo Desideri su Plutarco (1998) e Dione di Prusa (1978).
La complessità del fenomeno, che ancora in età antonina continua in realtà a registrare il perdurare di complessi di inferiorità di intellettuali romani di fronte alla cultura greca, e spiriti di emulazione (vedi ad es. lo studio di La Penna 1992) richiede molte nuove indagini sull’atteggiamento della cultura romana rispetto alla convivenza con la cultura greca nelle diverse fasi del processo. Indagini che si alimentino dei recenti di dibattiti sulle problematiche della multiculturalità e che mettano a frutto le molte nuove ricerche sulla cultura e letteratura greca prodotta in ambiente romano, cui si è fatto riferimento.
La scelta di concentrare l’attenzione sull’età flavia discende, come già evidenziato nella sezione sull’obiettivo del programma di ricerca, dalla constatazione della particolare significatività di questo periodo ai fini della questione in esame. Con questa età siamo ormai prossimi a quella fase della cultura imperiale che è solitamente considerata il punto di arrivo del processo di integrazione tra cultura greca e cultura romana. E la particolare ricchezza della produzione letteraria di età flavia conservata, che copre generi letterari molto diversi, consente di verificare presso numerose personalità di autori e all’interno di un’ampia gamma di tradizioni letterarie, l’atteggiarsi degli intellettuali e degli scrittori latini nei confronti della cultura greca e del fenomeno di integrazione tra cultura latina e cultura greca in una fase ormai tanto avanzata del processo, eppure ancora tanto ricca di resistenze e contraddizioni.
Questa ricerca viene ad inserirsi, da questo particolare punto di vista, in quella vasta crescita dell’interesse per la letteratura latina di età flavia e per le complessive problematiche di ordine politico, sociale, culturale di questa fase della storia della civiltà antica che si è registrata in questi anni nel panorama internazionale degli studi, come emerge dalla allegata bibliografia, che raccoglie molte opere impegnative edite negli ultimi 10 anni.
Per quanto riguarda il problema della appropriazione di modelli culturali e di comportamento greci nel costume e nella cultura di questa età, alcune ricerche rilevanti sono state già condotte. Notevole è il volume di A. Hardie (1983), secondo il quale le Silvae attesterebbero un sistema di rapporti tra poeta e committente comprensibile solo entro le modalità greche di produzione di poesia su commissione da parte di poeti “professionisti”. Anche se questa specifica tesi può essere discussa, è comunque certo, e risulta confermato dagli argomenti di Hardie stesso e di altri studiosi (in particolare Newlands 2002), che l’élite romana quale è rappresentata dalle Silvae, ma anche da Marziale e da Plinio il Giovane, si mostra fortemente suggestionata e condizionata dalla cultura greca nei suoi valori, nei suoi stili di vita, nelle scelte architettoniche e figurative, e nei gusti letterari. Su gusti e atteggiamenti di un ceto colto e benestante, occupato in pubblici uffici, ma anche ripiegato sulla vita privata, in cui schemi di origine greca (carmi nuziali, ecfrastici, genetliaci etc.) vengono ripresi in chiave manierista, in sintonia con gli artifici dell’arte e dell’architettura coeva confronta ancora i libri di Hardie e Newlands; sul rapporto poesia-arte: Croisille 1982. La lettura, ma anche la composizione di testi letterari sia in latino che in greco, appare una prassi abituale per le cerchie colte, a Roma e in provincia. E Quintiliano ci attesta che era abituale imparare a scuola da piccoli il greco insieme al latino, anzi il greco ancor prima del latino. Anche nella dimensione pubblica, in cui precedentemente l’adozione di modalità grecizzanti era stata più cauta, ed in particolare nelle manifestazioni ufficiali del potere imperiale, si pratica un complesso apparato di cerimonie e di simbologie chiaramente derivate dalla cultura greca.
Se fenomeni di questo tipo sono stati già in parte segnalati e interpretati, appare però necessario condurne una ricognizione il più possibile sistematica, e soprattutto porre al centro dell’attenzione il problema dell’atteggiamento della cultura latina del tempo nei confronti della cultura greca in questa età e nei confronti del processo stesso di integrazione in atto.
Ai fini di una adeguata interpretazione di tale atteggiamento, è naturalmente necessario compararlo, in un quadro diacronico, con le posizioni assunte nelle età immediatamente precedenti e seguenti.
La crescita dello spazio assunto nella vita intellettuale e sociale romana dai paradigmi greci in età flavia potrebbe apparire sorprendente se si considera che la forte propensione per i costumi greci era stata ragione di grave censura nei confronti di Nerone, e veniva considerata come una delle cause della sua perdita di prestigio e della sua rovina. La famiglia flavia, di origine sabina, si era proposta come portatrice di un modello di sobrietà ispirato appunto alle tradizioni italiche, in aperta opposizione con il filellenismo neroniano. In realtà già il breve regno di Tito, di cui sono attestati interessi vivi per le culture orientali, e poi soprattutto il lungo regno di Domiziano, lasciano emergere il crescente ruolo dei modelli greci ed anche orientali nel contesto della cultura flavia. Anche questo aspetto andrà dunque aggiunto ai molti altri per i quali gli studi recenti stanno sempre più riconoscendo la inadeguatezza del modello interpretativo usuale, che vedeva come caratteristica centrale dell’età flavia la contrapposizione all’età neroniana e un “ritorno ad Augusto” nel segno di un maggiore rispetto della tradizione etica e politica della repubblica romana e, sul piano del gusto, il ritorno a un presunto “neoclassicismo” dopo il “barocchismo”, quale viene spesso chiamato, dell’età di Nerone. Su tutti questi punti, come nelle sue strutture sociali, e nella stessa continuità biografica dei membri delle élites, l’età flavia, negli studi recenti, sempre più si rivela erede diretta dell’età neroniana, e si colloca su linee di tendenza di lunga durata della società e della cultura imperiale, già ben chiare nell’età augustea. Tra le testimonianze più notevoli di questa tendenza degli studi basti riferirsi ad alcuni saggi compresi nella raccolta a cura di A.J. Boyle - W.J. Dominik (2003) e a molte delle relazioni presentate al Groningen Colloquium on Flavian Poetry nell’agosto 2003, ora pubblicate (Nauta 2006). Gli studi prosopografici (basti citare le ricerche di R. Syme e, in tempi più recenti, quelle di W. Eck 1970) dimostrano come attraverso i diversi regimi, al di là delle grandi differenze di linea politica, e delle persecuzioni che colpiscono e distruggono molti membri dell’élite e intere famiglie, vi sono anche solide linee di continuità nella classe dirigente: continuità di persone e di famiglie, e continuità di costumi, di pratiche culturali, di mentalità, di gusti (importanti sono in questo senso gli studi sul mecenatismo e sulle prassi culturali in età imperiale, e flavia in particolare, di R. Nauta (2002), A. Hardie (1983), R. Saller (1982), e sulle pratiche del lusso cfr. gli studi di J. D’Arms sulla vita nelle ville romane (1970), il volume di S. Citroni Marchetti su Plinio e il moralismo romano (1992), e il citato libro di C. Newlands su Stazio).
I partecipanti a questo progetto hanno già collaborato in anni recenti in programmi di ricerca relativi all’identità culturale romana, ed oltre ad aver pubblicato vari studi in proposito, hanno organizzato nel 2001 un convegno internazionale sul tema “Memoria e identità. La cultura latina costruisce la sua immagine”, i cui atti sono stati pubblicati in volume (Citroni, Firenze 2003). Attualmente collaborano a un programma di ricerca sulla identità culturale flavia, in relazione alla cultura latina di età augustea e neroniana. Molti dei partecipanti al progetto sono da anni impegnati nelle ricerche sulla letteratura flavia: oltre ad aver presentato spesso relazioni su temi di letteratura latina di età flavia in convegni nazionali e internazionali in Italia e all’estero (ad esempio, a Ginevra nel 2000, a Groningen nel 2003), hanno organizzato convegni nazionali (Pavia 2003; Pavia ottobre 2006 in corso di preparazione) e internazionali (Udine settembre 2004) sulla cultura flavia.
In tutte le diverse unità sono presenti studiosi che hanno significative esperienze di ricerca anche nei campi della letteratura dei periodi ciceroniano, augusteo, e neroniano, che saranno i principali punti di riferimento per la necessaria collocazione dei fenomeni studiati in un quadro di sviluppo storico.
In questo progetto essi intendono mettere a frutto le esperienze già maturate nelle precedenti ricerche condotte in comune per affrontare il problema illustrato, che sarà svolto secondo i diversi percorsi descritti nelle sezioni seguenti e nei modelli B. <<<



