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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Bibliografia
F. D’ANDRIA, Hierapolis di Frigia - Pamukkale, in Dall’Eufrate al Mediterraneo. Ricerche delle Missioni Archeologiche Italiane in Turchia, Ankara 2005, pp. 93-104.
F. D’ANDRIA, P. Verzone e l’archeologia di Hierapolis, in RONCHETTA D. (ed.), Paolo Verzone 1902-1986, tra storia dell’architettura, restauro, archeologia, Torino 2005, pp. 147-149.
T. RITTI , I Dodici dei di Hierapolis, in RONCHETTA D. (ed.), Paolo Verzone 1902-1986, tra storia dell’architettura, restauro, archeologia, Torino 2005, pp. 158-168.
T. RITTI, Documenti adrianei da Hierapolis di Frigia: le epistole di Adriano alla città, in M. CORBIER, S. FOLLET, A. LARONDE, L’Héllenisme d’époque romaine: nouveaux documents, nouvelles approches (Ier s. a.C.-III s. p. C.), Colloque intérnational à la mémoire de Louis Robert, Paris 7- 8 juillet 2000, Paris 2005, pp. 450-452
D. RONCHETTA, L’architettura funeraria di Hierapolis. La continuità delle indagini dalla impostazione scientifica di Paolo Verzone alle attuali problematiche. in RONCHETTA D. (ed.), Paolo Verzone (1902-1986) tra storia dell’architettura restauro e archeologia. Atti delle Giornate di Studio, Torino, Novembre 2002, Torino 2005, pp. 169-184.
A. ZACCARIA RUGGIU, Pitture dalla Casa del cortile dorico di Hierapolis di Frigia. Presentazione preliminare, in Théorie et pratique de l’architecture romaine. Études offertes à Pierre Gros, Aix-en-Provence 2005, pp. 321-331.
D. COTTICA, Pavimenti in opus sectile dall’insula 104 a Hierapolis di Frigia, in RdA XVIII, 2004, pp. 89-106.
G. SCARDOZZI, Il contributo delle riprese satellitari e aeree alla conoscenza dell’urbanistica di Hierapolis di Frigia, in Archeologia Aerea. Studi di Aerotopografia Archeologica, 1, 2004, pp. 235-247.
A. ZACCARIA RUGGIU, Le abitazioni dell’insula 104 di Hierapolis di Frigia (Turchia). Missione archeologica italiana, in Le Missioni archeologiche dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, IV Giornata di Studio, Venezia 2004, pp. 55-67.
F. D’ANDRIA, Hierapolis of Phrygia (Pamukkale), Istanbul 2003.
E. MIRANDA, Dioniso Kathegemon a Hierapolis di Frigia, in Epigraphica, Atti delle Giornate di Sudio di Roma e di Atene in memoria di Margherita Guarducci (1902-1999), Roma 2003, pp. 165-176.
T. RITTI, La neocoria di Hierapolis di Frigia, in Epigraphica. Atti delle Giornate di studio di Roma e di Atene in memoria di M. Guarducci, Roma 2003, pp. 177-215.
G. SEMERARO, Hierapolis de Phrygie. Les céramiques à relief hellenistique et romaines, in ABADIE–REYNAL C. (ed.), Les céramiques en Anatolie aux époques hellenistique et romaines, Actes de la Table Ronde d’Istanbul, 23-24 mai 1996 (Varia Anatolica, 15), Paris 2003, pp. 83-89.
P. ARTHUR, Hierapolis tra Bisanzio e i Turchi, in DE BERNARDI FERRERO D. (ed.), Hierapolis IV. Scavi e ricerche. Saggi in onore di Paolo Verzone, Roma 2002, pp. 217-231.
F. D’ANDRIA, Hierapolis 2002 Arastirma ve Kazi Çalismalari, in KST XXV, 2, Ankara 2004, pp. 111-122.
D. DE BERNARDI FERRERO, Architettura e decorazione di età flavia a Hierapolis di Frigia, in D. DE BERNARDI FERRERO (ed.), Hierapolis. Scavi e Ricerche IV. Saggi in onore di Paolo Verzone, Roma 2002, pp. 1-43.
E. MIRANDA, Acclamazioni a Giustiniano I da Hierapolis di Frigia, in D. DE BERNARDI FERRERO (ed.), Hierapolis IV. Scavi e ricerche. Studi in onore di Paolo Verzone, Roma 2002, pp. 109-118.
D. RONCHETTA, P. MIGHETTO, F. BOSSO, A. HILDIZ, Restauro come conoscenza, restauro come cantiere. Le problematiche dell’antico nel cantiere di restauro della Tomba 183 di Hierapolis di Frigia, in De Venustate et Firmitate. Scritti per Mario Dalla Costa, Torino 2002, pp. 134-144.
A. SPANÒ, Le ragioni dell’intervento di natura topografica a Hierapolis, in D. DE BERNARDI FERRERO D. (ed.), Hierapolis. Scavi e Ricerche IV. Saggi in onore di Paolo Verzone, Roma 2002, pp. 233-263.
H. VANHAVERBEKE H., M. WAELKENS, The northwestern necropolis of Hierapolis (Phrygia). The Chronological and Topographical Distribution of the Travertine Sarcophagi and their Way of Production, in D. DE BERNARDI FERRERO (ed.), Hierapolis IV. Scavi e ricerche. Saggi in onore di Paolo Verzone, Roma 2002, 119 ss.
A. ZACCARIA RUGGIU , Campagne di scavo nella Casa dei capitelli ionici a Hierapolis di Frigia (Turchia). Missione archeologica italiana, in Le Missioni archeologiche dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, III Giornata di Studio, Venezia 2002, pp. 29-36.
F. D'ANDRIA, Hierapolis of Phrygia. Its evolution in hellenistic and Roman times, in D. PARRISH (ed.), Urbanism in western Asia Minor. New studies on Aphrodisias, Ephesos, Hierapolis, Pergamon, Perge and Xanthos, JRA Supplementary Series 45, Portsmouth 2001, pp. 96-115.
F. D’ANDRIA, F. SILVESTRELLI F. (edd.), Ricerche archeologiche turche nella valle del Lykos, Galatina 2000, pp. 299-325.
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D. COTTICA, Late Roman imported and locally produced pottery from Hierapolis (Pamukkale, Turkey): preliminary evidence, in Rei cretariae romanae fautorum, 36, 2000, pp. 49-56.
P. ARTHUR, Byzantine ceramics from the excavations of the Italian Archaeological Mission at Hierapolis in Phrygia, Turkey, in VIIe Congrès International sur la Céramique Médiévale en Méditerranée, Pré-actes, Thessaloniki 1999, pp. 25-27.
E. MIRANDA, La comunità giudaica di Hierapolis di Frigia, in EpigrAnat 31, 1999, pp. 109-156 .
T. RITTI, S. YILMAZ, Gladiatori e venationes a Hierapolis di Frigia, in MemLinc X, 1998, pp. 455-542.
D. RONCHETTA, Tecniche di cantiere nelle necropoli di Hierapolis di Frigia: alcuni appunti, in Studi di archeologia classica dedicati a Giorgio Gullini per i quarant’anni di insegnamento, Alessandria 1999, pp. 131-167.
Parole Chiave
ARCHEOLOGIA, HIERAPOLIS DI FRIGIA, METODOLOGIE DI CONOSCENZA, CONSERVAZIONE E FRUIZIONE, SCIENZE APPLICATE ALL'ARCHEOLOGIA

Hierapolis di Frigia. Metodologie integrate per la conoscenza e valorizzazione di una città dell'Anatolia antica

Abstract
Il Progetto di Ricerca si inserisce nel quadro delle attività della Missione Archeologica Italiana a Hierapolis (MAIER) che opera in questa importante città ellenistico-romana dell’Anatolia dal 1957 nell’ambito dell’accordo di cooperazione culturale tra Italia e Turchia. La Missione è composta da rappresentanti di diverse sedi universitarie italiane (Lecce, Milano, Venezia, Torino, Messina, Napoli) con cui collaborano tecnici e studiosi delle Università e Istituzioni turche.
Nel 2007 si compirà il cinquantesimo anniversario delle attività della MAIER, un traguardo importante di un impegno mai interrotto che ha reso il sito di Hierapolis uno dei più visitati in Turchia, con oltre un milione di visitatori ogni anno, riconosciuto come patrimonio dell’Umanità (lista UNESCO n° 485). In questo lungo periodo di attività sono stati indagati straordinari complessi monumentali come la Necropoli Nord, la Via di Frontino, l’Agorà commerciale, il Ninfeo dei Tritoni, il Santuario di Apollo, il Martyrion di San Filippo, il Teatro, ecc., ed approfondite tematiche storico-archeologiche indispensabili alla conoscenza del sito.
Il presente progetto di ricerca si sviluppa su più livelli, proponendo un avanzamento della ricerca archeologica che sia strettamente legata alla conservazione e valorizzazione delle testimonianze, alla fruizione responsabile del patrimonio monumentale, come alla diffusione delle conoscenze tramite il ricorso a nuove tecnologie e ad apparati multimediali.
Ci si propone dunque di proseguire l’indagine archeologica in alcune delle aree già interessate dalla ricerca (Ninfeo dei Tritoni, Necropoli Nord presso la Porta di Frontino, Case bizantine dell’insula 104 Regio VIII, Santuario di Apollo) e procedere nello studio del territorio di Hierapolis tramite ricognizioni topografiche sistematiche. Le attività di scavo saranno inoltre costantemente affiancate e seguite da operazioni di consolidamento e di restauro per garantire la salvaguardia dei monumenti stessi e la sicurezza dei visitatori. In particolare si prevedono interventi di anastilosi e ricomposizione di alcuni grandi complessi come il Ninfeo dei Tritoni e la frontescena del teatro.
La posizione del sito antico su una faglia attiva ha provocato crolli spettacolari dei principali monumenti che ora costituiscono uno dei tratti peculiari del paesaggio urbano e saranno oggetto di un percorso archeosismologico.
Particolare attenzione sarà rivolta agli oggetti mobili rinvenuti durante le ricerche; in particolare saranno effettuate analisi paleobotaniche sui resti organici provenienti dall’area del santuario di Apollo ed analisi chimiche e fisiche finalizzate alla datazione e provenienza dei materiali ceramici presso i Laboratori CEDAD (Centro di Datazione e Diagnostica del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione) di Lecce e l’Istituto di ricerca INFN (Fisica nucleare) di Padova.
Il progetto prevede inoltre lo studio della documentazione epigrafica e in particolare delle attestazioni riferibili ai santuari urbani ed extraurbani ed alle attività economiche soprattutto quelle relative alle tecniche di sfruttamento dell’energia idrica. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Francesco D'andria Università degli Studi del SALENTO
Obiettivo del Programma di Ricerca
Gli obiettivi del programma di ricerca sono definiti da una pluralità di linee di sviluppo rivolte alla conoscenza, alla valorizzazione e salvaguardia dei monumenti, come alla diffusione dei risultati delle indagini. Il progetto è caratterizzato dall’integrazione di saperi umanistici e scientifici e dall’impiego di tecnologie; alle varie UR afferiscono infatti specialisti in settori disciplinari differenti come archeologi, architetti, paleobotanici, epigrafisti, numismatici, fisici, informatici e restauratori.
Uno degli obiettivi delle varie Unità è quello di proseguire la ricerca archeologica portando avanti l’indagine e lo scavo nei differenti cantieri già aperti nelle campagne precedenti; le aree interessate sono ubicate lungo due itinerari di visita, già definiti, destinati a veicolare il flusso turistico all’interno del tessuto viario. Lo scavo proseguirà dunque nell’area del Ninfeo dei Tritoni, per completare il rinvenimento dei blocchi architettonici della facciata, nell’area della Necropoli Nord presso la Porta di Frontino, nelle case bizantine dell’insula 104 Regio VIII al fine di ultimare l’esplorazione della cosiddetta Casa degli Eretici. Si procederà anche nel grande cantiere del santuario di Apollo, con l’obiettivo di portare avanti lo studio dei principali monumenti che si disponevano sulle tre terrazze del complesso sacro.
- Si procederà con l’indagine sugli elementi architettonici dei principali complessi monumentali di cui, nelle campagne precedenti, è stata avviata la catalogazione. Lo studio dei materiali mira a definire la caratteristica delle officine locali che lavorano il marmo e il travertino, in relazione alle altre grandi botteghe dell’area del Meandro. In particolare ci si concentrerà nell’area dell’Agorà Nord (stoà-basilica), dove la ricerca è ad uno stadio assai avanzato, lungo la via di Frontino, nella Necropoli Nord e nell’area del santuario di Apollo. In quest’ultimo particolare attenzione sarà rivolta all’analisi degli elementi architettonici del grande tempio ionico finalizzata alla sua ricostruzione grafica.
- La necessità di integrare il patrimonio informativo dell’area urbana di Hierapolis con la conoscenza del territorio ha reso prioritaria la prosecuzione delle ricognizioni topografiche, già condotte nell’area urbana e nell’immediato suburbio, nelle zone circostanti controllate anticamente dalla città. Le indagini sul terreno, supportate dall’utilizzo di immagini satellitari ad alta risoluzione riprese dal satellite QuickBird 2, hanno come obiettivo la realizzazione della carta archeologica del territorio di Hierapolis, finalizzata alla ricostruzione del paesaggio, con le tracce delle attività produttive (cave, fattorie), della viabilità e del popolamento dei centri minori con le relative necropoli.
- La diffusione dei risultati della ricerca sarà valorizzata attraverso la messa a punto di apparati multimediali (ricostruzione tridimensionale degli alzati, visualizzazione dell’abitato e dei principali monumenti, etc.) che rendano accessibili i nuovi dati anche ad un pubblico non specializzato. Si intendono realizzare una versione web del GIS di Hierapolis, ricostruzioni 3D dell’area monumentale del santuario di Apollo, una visita virtuale delle unità abitative dell’insula 104, Regio VIII, l’installazione di totem multimediali con dotazione stereoscopica e controllo real-time nel Museo di Hierapolis. Si prevede poi di continuare ad arricchire l’offerta informativa tramite apparati illustrativi da collocare lungo gli itinerari di visita.
- La ricerca archeologica sarà completata con le attività necessarie alla conservazione e al restauro, per garantire la salvaguardia dei monumenti stessi e la sicurezza dei visitatori. In particolare nel Ninfeo dei Tritoni sono programmati la mappatura completa dello stato di conservazione della struttura, interventi di pulitura e di consolidamento degli elementi architettonici e dei rilievi figurati; si procederà inoltre con l’anastilosi dell’ordine inferiore del colonnato in corrispondenza delle estremità nord e sud del monumento. Nelle case della Regio VIII, insula 104, si procederà con la copertura provvisoria di almeno tre, quattro ambienti; si prevede poi il restauro sistematico delle pitture della Casa degli Eretici, dell'iscrizione della preghiera di Manasse e delle pitture della sala A 1207 della Casa del cortile dorico.
- Il cantiere di restauro più impegnativo è certamente quello del teatro dove, in seguito alla redazione di una prima ipotesi di restauro grafico della frontescena, si completerà la sistemazione a terra degli elementi marmorei della scena e si preparerà il rimontaggio del primo ordine. Nel complesso delle Terme-Chiesa, profondamente trasformato dall’attività sismica, l’obiettivo del programma di ricerca è quello di perfezionare il livello di progettazione per poter giungere all’apertura del cantiere di restauro, indispensabile viste le condizioni statiche del monumento.
- Le linee guida del Gruppo, improntate alla integrazione di saperi differenti, permettono alle varie Unità di porre come obiettivo di lavoro un approfondimento delle conoscenze tramite il ricorso a metodologie di analisi non solo archeologiche. La presenza di una équipe di paleobotanici permetterà di proseguire le analisi sui resti organici dall’altare di ceneri del santuario di Apollo, finalizzate alla ricostruzione degli aspetti ambientali e del paesaggio, oltre che degli elementi caratteristici del rituale. Per i problemi di datazione e provenienza dei manufatti mobili saranno attivate analisi non distruttive attraverso i Laboratori CEDAD dell’Università di Lecce; sono previste inoltre analisi chimiche e fisiche di campioni ceramici ierapolitani per la conoscenza delle produzioni locali e delle importazioni, presso l’Istituto di ricerca INFN (Fisica nucleare) di Padova. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
La città di Hierapolis si caratterizza sia per il livello di conservazione dei resti monumentali sia per i diversi gradi di integrazione con il contesto paesaggistico e ambientale ed è meta del turismo internazionale, con più di un milione di visitatori ogni anno.
Nei Paesi del Mediterraneo il patrimonio culturale costituisce una risorsa strategica fondamentale per lo sviluppo economico compatibile e per una crescita culturale e civile delle popolazioni nel riconoscimento delle comuni radici di civiltà.
Il progetto si ispira alle indicazioni contenute nella “Carta internazionale per la protezione e la gestione del patrimonio archeologico” ratificata dall’Assemblea Generale dell’ICOMOS (Losanna 1990). In questo documento viene richiamata l’esigenza della collaborazione internazionale ed interdisciplinare per una politica di “conservazione integrata” in cui la partecipazione attiva delle popolazioni va fondata su un più largo accesso alle conoscenze.
Il progetto si basa su esperienze pluriennali di indagine che hanno permesso di costituire, grazie anche all’intervento del CNR (Laboratori del Progetto Strategico 251100 presso l’Università di Lecce; IBAM – Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali, Lecce), in diverse sedi universitarie italiane (Milano, Torino, Venezia, Napoli, Bari, Lecce) un considerevole potenziale scientifico.
Alla Missione archeologica italiana a Hierapolis (di seguito MAIER), operante nell’ambito dell’Accordo di cooperazione culturale italo-turca, partecipano studiosi italiani, turchi e di altre nazionalità, in un quadro di collegamenti e scambi con le Missioni archeologiche dei maggiori paesi europei e degli Stati Uniti operanti in Turchia ad Efeso, Pergamo, Afrodisia, etc.
A Hierapolis l’attività della MAIER ha permesso di portare alla luce straordinari complessi monumentali (necropoli, via di Frontino, Agorà, latrina, chiese protobizantine, fortificazioni, teatro) che costituiscono uno degli itinerari di visita più celebri della Turchia. Il Parco archeologico rappresenta oggi un fattore determinante per lo sviluppo economico compatibile dei territori che insistono sulla vallata del fiume Lykos.
Su queste basi il progetto intende attivare una filiera operativa in cui dalle indagini preliminari di studio del territorio si sviluppi l’analisi dell’insediamento romano e bizantino attraverso l’applicazione delle metodologie informatiche di registrazione e gestione dei dati (videodocumentazione digitale, banche dati, sistemi GIS).
Anche l’utilizzo di immagini satellitari costituisce un importante strumento per la conoscenza degli insediamenti e del territorio; le riprese telerilevate dal satellite QuickBird 2, caratterizzate da un’eccezionale risoluzione al suolo che le rende paragonabili a foto aeree in scala 1:12.500, hanno permesso di disporre di validi riscontri e confronti per le attività di scavo, di ricognizione e di ricerca svolte sul terreno; offrendo inoltre una visione planimetrica complessiva molto dettagliata, hanno consentito di individuare regolarità e anomalie nella maglia di insulae rettangolari in cui era suddivisa la città, evidenziando tra l’altro notevoli tracce di strutture sepolte non percepibili sul terreno e permettendo anche la scoperta di un’importante strada processionale che collegava l’area urbana al Martyrion di S. Filippo. Interessanti anche i risultati raggiunti nell’immediata area extraurbana, dove l’integrazione del dato rilevato e delle ricognizioni topografiche sistematiche consentono di recuperare numerosi ed importanti dati sulle necropoli, le strade che uscivano dalla città, le fattorie circostanti Hierapolis e gli acquedotti.
Gli aspetti demografici ed ambientali saranno indagati in particolare nei settori paleobotanico, archeozoologico e antropologico, per comprendere aspetti delle popolazioni antiche e caratteristiche dell’ambiente floro-faunistico
Un aspetto peculiare a Hierapolis è inoltre rappresentato dall’intensità dei fenomeni sismici: la città è posta su una faglia attiva alla confluenza dei due graben di Gediz e del fiume Meandro. I terremoti hanno provocato crolli spettacolari dei principali monumenti lasciando tracce imponenti che possono essere datate grazie al metodo stratigrafico. In collaborazione con l’Università Osmagazi, Eskisehir (Prof. Erhan Altunel) e con la SGA-Bologna si è impostato un progetto di ricerca sui terremoti a Hierapolis che ha portato alla proposta di costituzione, accanto al Parco Archeologico e a quello naturale (sorgenti e formazioni di travertino di Pamukkale), di un Parco Archeosismologico, il primo su scala mondiale, che permetta di conservare le tracce archeologiche dei principali terremoti e di creare un percorso di visita tematico. La realizzazione di diversi percorsi di visita sarà integrata con la messa a punto di una segnaletica adeguata che permetta la comprensione del sito e dei singoli monumenti.
Le recenti scoperte della strada di età bizantina, che metteva in collegamento la città, attraverso la porta nord-orientale, con il Martyrion di San Filippo, e della “Casa degli eretici”, dove è stata rinvenuta un’eccezionale iscrizione dipinta che riporta il salmo di Manasse, pongono ulteriori prospettive nella valorizzazione e fruizione del sito di Hierapolis. Le nuove realtà sulle origini cristiane permettono di attivare forme di turismo religioso (“inanç turizm”) che mitighino gli effetti negativi e l’eccessiva pressione del turismo di massa, concentrato su pochi monumenti della città. La realizzazione di uno specifico percorso di visita ripristinerà quindi la via processionale frequentata dai primi cristiani per raggiungere il Martyrion, costruito sulla tomba dell’Apostolo.
L’indagine che si sta conducendo nella necropoli sorta accanto e in funzione dell’area urbana, si inserisce nel complesso delle ricerche per la lettura della Storia della città. La complessità di tipi e soluzioni architettoniche, che si sviluppano dall’età tardo ellenistica all’età cristiana, fin ad ora indagati, ha permesso l’approfondimento della particolare situazione storico-culturale e artistica che sta emergendo anche nell’edilizia monumentale e residenziale della città in rapporto con Roma e con la provincia d’Asia. Le necropoli ierapolitane costituiscono, inoltre, un elemento fondamentale per lo studio dell’architettura funeraria dell’Asia Minore che solo in questi ultimi anni sta prendendo avvio.
Il teatro si colloca tra l’edilizia pubblica monumentale, pianificata dopo il terremoto del 60 d.C. e realizzata in gran parte durante i primi tre secoli dell’Impero. In quest’area, liberate l'orchestra e la cavea dai blocchi in crollo della scena e dalla terra che le ricopriva fino al livello del primo diazoma, si è iniziato il restauro dell'edificio scenico e della cavea. L'opera di anastilosi e di restauro ha interessato la fronte dell'iposcenio, le strutture di sostegno del logheion il podio del primo ordine della frontescena con interventi mirati alla conservazione dei cicli scultorei, oltre alla ricostruzione delle volte a sostegno delle gradinate del settore sud della cavea. Nella campagna 1998 si è poi completato il rimontaggio dei blocchi in crollo della parete posteriore dell'edificio scenico fino alla cornice del primo ordine, per poter giungere, in un prossimo futuro, ad un restauro complessivo dell'intera struttura.
Il completamento del rilievo dei blocchi della decorazione della frontescena marmorea, a tre ordini sovrapposti, ha consentito uno studio di ricostruzione preliminare informatizzato (con programmi di disegno automatizzato e restituzione grafica) e l’inizio della ricomposizione a terra di circa 3.000 blocchi.
Il ninfeo dei Tritoni di Hierapolis rappresenta, nel panorama delle attestazioni monumentali di questa categoria di edifici, una delle acquisizioni più significative per le dimensioni e l’articolazione del suo prospetto monumentale e per la complessità del programma figurativo. D’altra parte, l’edificio costituisce uno degli interventi di maggior rilievo ed impegno all’interno del processo di monumentalizzazione che trasforma il volto di Hierapolis tra il II ed i primi decenni del III secolo d.C.
Il ninfeo è costituito da un monumentale prospetto colonnato di 66 mt complessivi di lunghezza che fa da sfondo ad un enorme bacino di raccolta dell’acqua a cielo aperto. Lo scavo sistematico ha interessato soprattutto l’imponente crollo della decorazione architettonica in marmo della fronte, indagato e documentato analiticamente, ed ha condotto al recupero di una percentuale assai elevata degli elementi ad essa pertinenti. Sin dalle prime fasi, parallelamente all’attività di scavo, sono state avviate le indagini finalizzate allo studio ed alla restituzione dell’elevato dell’edificio, proseguite ed intensificate negli anni 2002-2004, a scavo concluso. La ricchezza e la complessità della documentazione prodotta durante lo scavo, costituita da informazioni eterogenee, ha indotto ad un progressivo perfezionamento dei metodi di gestione dei dati, passando dalla formazione di archivi separati (archivi cartacei delle unità stratigrafiche e delle piante di scavo; database informatizzato degli elementi architettonici) alla organizzazione di un sistema integrato di gestione, messo a punto presso il Laboratorio di Informatica per l’Archeologia Classica dell’Università di Lecce sulla base di una piattaforma GIS; l’inserimento dei dati in tale sistema è tuttora in corso, ma nel frattempo ne sono state ampiamente testate l’efficacia e le potenzialità applicative nell’elaborazione della documentazione e nello studio del monumento. Su questo fronte, grazie anche a tali strumenti di lavoro, è stato possibile elaborare alcune ipotesi preliminari di restituzione dell’elevato del ninfeo, che andranno adeguatamente verificate nel prosieguo dell’indagine. Lo scavo del monumento ha fornito importanti informazioni anche per quanto riguarda il sistema idraulico dell’edificio e cioè i dispositivi di adduzione e di evacuazione dell’acqua; l’elaborazione di questi dati e la possibilità di approfondire la ricerca in tale direzione assumono un rilievo particolare in considerazione del fatto che questi aspetti, tutt’altro che secondari in questo genere di edifici, risultano poco documentati, se non del tutto sconosciuti, nelle altre attestazioni dell’Asia Minore.
Nella prospettiva di un progetto complessivo di sistemazione e di valorizzazione del monumento, che ne garantisca ad un tempo la conservazione e la corretta presentazione ai visitatori, sono stati attuati alcuni interventi circoscritti, resi possibili dai dati finora acquisiti nel corso dello studio. Tali interventi hanno interessato soprattutto il grande bacino a cielo aperto (consolidamento ed integrazione del piano pavimentale e dei rivestimenti), la balaustra marmorea sulla fronte, della quale sono stati ricollocati nella loro posizione originaria tutti gli elementi rinvenuti in crollo, nonché il rimontaggio di due colonne del primo ordine.
Nell’area immediatamente a NO del teatro sono state evidenziate due abitazioni riferibili alla prima età bizantina, con una fase originaria evidente da collocare nell'età imperiale romana (Casa del cortile dorico e Casa dei capitelli ionici). Nell'area dell'insula inoltre, nelle precedenti campagne di scavo sono stati portati alla luce anche due insediamenti di età medio-bizantina (IX-XI secolo). Delle due abitazioni protobizantine una è stata totalmente scavata (Casa del cortile dorico) e il suo apparato decorativo è oggetto di restauro tuttora in corso, in quanto solo una parte delle pitture è stata pulita e consolidata. Dell'altra, la Casa dei capitelli ionici, deve essere ancora completato lo scavo stratigrafico, il rilievo planimetrico, la schedature dei dati di scavo e dei reperti, il restauro delle strutture e del pavimento musivo di una stanza. Questa Casa, che mostra aspetti di sviluppo di particolare complessità interpretativa, è anche quella che presenta con maggiore evidenza interventi edilizi che si dislocano in un arco cronologico vasto (I, V-VII sec. d.C.) e che hanno profondamente modificato l'assetto spaziale originario della casa. In particolare sembra ormai evidente uno scorporo da questa casa di un settore che è stato organizzato in forme abitative non canoniche e che ha rivelato la presenza di una piccola stanza nella quale un'iscrizione dipinta a caratteri greci corre lungo tutte le pareti del vano. Tale iscrizione, databile al VI sec. d.C., è il testo completo (a parte alcune lacune e abrasioni integrabili) della preghiera di Manasse, inserita nelle Odi di Salomone come testo apocrifo della Sacre Scritture (Bibbia dei LXX). <<<