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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
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- 10 - SCRITTURA E SOCIETA' FRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
- Area scientifico disciplinare: Ingegneria civile e Architettura
Classificazione geografica
- Regione: Piemonte
Bibliografia
Si terranno presenti le edizioni e le traduzioni italiane del De Architectura di Vitruvio (1486, 1496, Fra Giocondo, 1511, 1513, 1522; Cesariano 1521; Barbaro, 1556 e 1567), quelle del De re aedificatoria (1485, Lauro, 1546; Bartoli, 1550 e 1565), le edizioni dei Quattro Libri dell’Architettura di Andrea Palladio (1570, 1581, 1601) e sue traduzioni (R. Fréart de Chambray, 1650), nonché le edizioni dei trattati di Sebastiano Serlio (1537, 1540); inoltre:– Vitruvio ferrarese, De Architectura. La prima versione illustrata, a cura di C. Sgarbi, Prefaz. di J. Rykwert, Modena 2004;
– F.P. Di Teodoro, Raffaello, Baldassar Castiglione e la Lettera a Leone X, Con l’aggiunta di due saggi raffaelleschi, Bologna 2003 (2da ed.);
– J. Shearman, Raphael in Early Modern Sources (1483-1602), New Haven-London 2003;
– Vitruvius, Ten Books on Architecture, The Corsini Incunabulum with the annotations and autograph drawings of Giovanni Battista da Sangallo, ... introductory essay by I.D. Rowland, Roma 2003;
– Francesco di Giorgio Martini, La traduzione del De architectura di Vitruvio, dal ms. II.I.141 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, a cura di M. Biffi, Pisa 2002;
– F.P. Di Teodoro, Vitruvio, Piero della Francesca, Raffaello: note sulla teoria del disegno d’architettura nel Rinascimento, «Annali di architettura», 14, 2002, pp. 35-54;
– M. Biffi, Sulla formazione del lessico architettonico italiano: la terminologia dell’ordine ionico nei testi di Francesco di Giorgio Martini, in Le parole della scienza. Scritture tecniche e scientifiche in volgare (secc. XIII-XV), atti del conv., Lecce 2001;
– Antonio Bonfini, La latinizzazione del trattato d’architettura di Filarete (1488-1489), a cura di M. Beltramini, Pisa 2000;
– M. Biffi, Sul lessico architettonico: alcuni casi controversi di derivazione vitruviana, «Studi di lessicografia italiana», XVI, 1999, pp. 31-161;
– P.N. Pagliara, Vitruvio da testo a canone, in Memoria dell’antico nell’arte italiana, a cura di S. Settis, III, Torino 1986, pp. 3-85;
– V. Fontana, P. Morachiello, Vitruvio e Raffaello. Il “De architectura” di Vitruvio nella traduzione inedita di Fabio Calvo ravennate, Roma 1975;
– B. Allsopp, Inigo Jones on Palladio: being the notes by Inigo Jones in the copy of I Quattro Libri dell'Architettura di Andrea Palladio, 1601 in the Library of Worcester College, Oxford, Newcastle upon Tyne 1970.
– H. Burns, Andrea Palladio 1508-1580. The Portico and the Farmyard, in collaboration with L. Fairbairn and B. Boucher, London 1975.
– J. Newman, Inigo Jones e la sua copia de I Quattro Libri di Palladio, “Bollettino CISA” 22, 1980, n. 2, pp. 41-66
– Andrea Palladio. Scritti sull'architettura (1554-1579), a cura di Lionello Puppi, Vicenza 1988
– A. Palladio. I quattro libri dell’architettura, a c. di L. Magagnato e P. Marini, Milano 1980.
– S. Serlio, Architettura civile. I libri sesto, settimo ed ottavo nei manoscritti di Monaco e Vienna, a cura di F. P. Fiore e T. Carunchio, Milano 1994.
– G. Nencioni, Sulla formazione di un lessico nazionale dell’architettura, “Bollettino d’Informazioni del Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali”, V/2, 1995, pp. 7-33.
– L. Puppi, Andrea Palladio. Nuova ed. aggiornata e ampliata a cura di D. Battilotti, Milano 1999
– D. Lewis, The drawings of Andrea Palladio, revised and expanded edition, New Orleans 2000
– H. Burns, Palladio e la villa, in Andrea Palladio e la Villa Veneta da Petrarca a Carlo Scarpa, a cura di G. Beltramini e H. Burns, Venezia, 2005, pp. 65-103
– G. A. Dosio, Roma antica e i disegni di architettura agli Uffizi, a cura di F. Borsi-C. Acidini-F. Mannu Pisani-G. Morolli, Roma 1976;
– Il disegno interrotto. Trattati medicei di architettura, a cura di F. Borsi-C. Acidini-D. Lamberini-G. Morolli-L. Zangheri, Firenze 1980;
– R. Olitsky Rubinstein, A Codex from Dosio's Circle (BNCF NA 1159) in its mid-sixteenth-century Context, in Antikenzeichnung und Antikenstudium in Renaissance und Frühbarock..., a cura di R. Harprath-H. Wrede, Mainz am Rhein 1989, pp. 201-214;
– S. Alpers, Ekfrasis and Aestethic Attitudes in Vasari «Lifes», «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes», XXIII (1960), pp. 190-215;
– P. Giovio, Scritti d’arte. Lessico ed ecfrasi, a cura di S. Maffei, Pisa 1989;
– S. Maffei, L’ecfrasis gioviana tra generi e «imitatio», in Dell’antiquaria e dei suoi metodi, a cura di E. Vaiani, Atti delle giornate di studio, Pisa 1988, pp. 15-29;
– B. Mortara Garavelli, Intersezioni di categorie e di tipi compositivi nel dominio retorico dell’«evidentia», in Genesi, architetture e forme testuali, atti del VII Conv. SILFI, a cura di P. D’Achille, Firenze 2004, pp. 45-60;
– D. Rosand, Ekphrasis and the generation of Images, «Arion», I (1990), pp. 65-105;
– C. Segre, La pelle di San Bartolomeo, Discorso e tempo nell’arte, Torino 2003;
– R. Webb, Ekphrasis Ancient and Modern: the Invention of a Genre, «Word & Image», XV (1999), pp. 9-32;
– M. Biffi, Dal latino all'italiano e ritorno: "De verborum Vitruvianorum significatione" e la formazione del lessico architettonico italiano, in Bernardino Baldi (1553-1617) studioso rinascimentale..., Atti del Conv. di studi, a cura di E. Nenci, Milano 2005, pp. 143-74.
– A. Becchi, Q. XVI. Leonardo, Galileo e il caso Baldi: Magonza, 26 marzo 1621, Venezia 2004.
– M. Biffi, Aspetti del lessico architettonico italiano, in Italia linguistica anno Mille. Italia linguistica anno Duemila. Atti del XXXIV Congr. internaz. di studi della Società di Linguistica Italiana, a cura di N. Maraschio, T. Poggi Salani, Roma 2003, pp. 303-316.
– B. Bilinski, "La vita di Copernico" (1588) di Bernardino Baldi alla luce dei ritrovati manoscritti delle “Vite dei matematici”, Warszawa 1973.
– E. Carrara, La nascita della descrizione antiquaria, in Dell'antiquaria e dei suoi metodi. Atti delle giornate di studio, a cura di E. Vaiani, "Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa", s. IV, Quaderni, 2, 1998, pp. 31-49.
– Le guide di Roma. Materialien zu einer geschichte der römischen Topographie. Unter Benützung des handschriftlischen Nachlasses von O. Pollak, herausgegeben von L. Schudt, Wien - Augsburg 1930.
– P. L. Rose, Rediscovered Manuscripts of the Vite de' Matematici and Mathematical Works by Bernardino Baldi (1553-1617), «Accademia Nazionale dei Lincei, Rendiconti», LVI, 1974, pp. 274-79.
– A. Serrai, Bernardino Baldi. La vita, le opere. La biblioteca, Milano 2002.
– J. J. Winckelmann, Anmerkungen über die Baukunst der Alten, Leipzig 1762.
– J. J. Winckelmann, Osservazioni sull'architettura degli antichi, in Id., Opere di G. G. Winckelmann, Prato 1830-34, Tomo VI, pp. 15-215.
– J. J. Winckelmann, Schriften zur antiken Baukunst: Anmerkungen über die Baunkunst der alten Tempel zu Girgenti in Sicilien; Anmerkungen über die Baukunst der Alten; Fragment einer neuen Bearbeitung der Anmerkungen über die Baukunst der Alten; sowie zeitgenössigen Rezensionen, a cura di A. H. Borbein; M. Kunze, Mainz 2001.
– F. Testa, Vitruvio nelle Anmerkungen über die Baukunst der Alten di Winckelmann, in G. Ciotta (a cura di), Vitruvio nella cultura architettonica antica, medievale e d’età moderna, Atti del Conv. Internaz., II, Genova 2003, pp. 685-695.
– U. Schütte, «Ordnung» und «Verzierung». Untersuchungen zur deutschsprachigen Architekturtheorie des 18. Jahrhunderts, Braunschweig/Wiesbaden 1986.
– H. Günther, Begegnung mit dem Fremden. Die Auseinandersetzung mit griechischer Architektur von der Renaissance bis zum Beginn des Klassizismus, in R. Baumstark (a cura di), Das neue Hellas. Griechen und Bayern zur Zeit Ludwigs I, München 1999, pp. 149-170.
– W. Lepenies, Autoren und Wissenschaftler im 18. Jahrhundert. Buffon, Linné, Winckelmann, Georg Foster, Erasmus Darwin, München-Wien 1988 (trad. it. Bologna 1992).
– E. Pommier (a cura di), Winckelmann: la naissance de l’histoire de l’art à l’époque des Lumières, Paris 1991
Parole Chiave
RINASCIMENTO, STORIA DELL'ARCHITETTURA, LETTERATURA ARCHITETTONICA, STORIA DEL LIBRO, LESSICO ARCHITETTONICO, VITRUVIO, RAFFAELLO, PALLADIO, WINCKELMANNLetteratura architettonica (secoli XV-XVIII): illustrazioni, lingua, traduzione, edizione critica
Politecnico di TorinoAbstract
Il programma di ricerca verte su “Letteratura architettonica: edizione, illustrazioni, lingua, traduzione”. Esso comporterà l’intervento congiunto di storici dell’architettura, storici della lingua, filologi, storici della letteratura, storici della critica, matematici e informatici, secondo un intreccio raramente (se non mai) tentato nello studio e nell’edizione critica o commentata dei trattati e degli scritti di architettura del Quattro-Cinquecento e del secondo Settecento, relativamente a soggetti ritenuti esemplari (e in base a modalità proposte al punto “Descrizione del ruolo delle Unità operative locali”).Se gli scritti d’architettura ne sono le membra, il tessuto connettivo sarà costituito dallo studio linguistico che tenderà alla produzione di glossari (intrecciabili fra loro) e di concordanze (in seno a ciascun trattato oggetto di interesse), punto di partenza per lo studio del lessico architettonico e tecnico. Lo studio della truttura editoriale, per quel che attiene i testi editi tra Quattro e Cinquecento, nonché di quella dell’“impaginato” dei fogli ricchi di illustrazioni, completerà le conoscenze sulla composizione dei trattati (a stampa o ancora manoscritti).
Si verificheranno le relazioni fra i testi oggetto di studio da parte delle cinque unità operative locali e la più vasta produzione teorica rinascimentale (da Alberti a Palladio, passando attraverso le edizioni e le traduzioni cinquecentesche di Vitruvio) e si indagheranno le fonti onde pervenire a un perfetto mosaico di referenze. Attraverso queste ultime si ricostruirà il bagaglio di conoscenze che ha presieduto alla compilazione degli scritti.
Per la realizzazione degli obiettivi sono stati già definiti i modi della collaborazione con il “Centro Internazionale di Studi d’Architettura Andrea Palladio” (CISA) di Vicenza, con l’Accademia della Crusca, con colleghi del Dibner Institute di Cambridge (MA) e dell’University of Notre Dame School of Architecture. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Francesco Paolo Di Teodoro Politecnico di TORINOObiettivo del Programma di Ricerca
L’interesse dimostrato in anni molto recenti dagli storici dell’architettura o del disegno geometrico storico nei riguardi delle metodologie e degli strumenti propri della critica testuale e della linguistica italiana e quello, simmetrico, manifestato dagli storici della lingua e dai filologi nei riguardi della letteratura architettonica vogliono trovare nella presente ricerca un fecondo punto d’incontro.L’interdisciplinarità è ingrediente indispensabile per l’obiettivo che la ricerca si propone. Suo scopo è lo studio degli scritti e dei trattati di architettura secondo un metodo che tenga conto delle novità emerse in tema di edizione dei testi. Il Rinascimento ne è il banco di prova, ma si è scelto di proiettare l’esperienza di ricerca, come in un gioco di specchi, nel secondo Settecento impregnato di nuovo classicismo.
La circolarità della cultura rinascimentale contribuisce a rendere omogeneo il lavoro: il De architectura di Vitruvio (in latino e in volgare), il De re aedificatoria di Alberti (in latino e in volgare), i Quattro Libri dell’Architettura di Palladio, i nomi di Andrea Fulvio, Raffaello, Filarete, Serlio, Vignola, Dosio, che significativamente ricorrono nelle Anmerkungen ueber die Baukunst der Alten di Winckelman (che non a caso chiude il ciclo del progetto), costantemente risuonano nei programmi di ciascuna unità operativa locale.
I problemi di edizione, di traduzione nonché quelli inerenti alla lingua saranno affrontati da ciascuna unità locale – e discussi preventivamente tra tutti i partecipanti al progetto di ricerca, ciascuno portando nella discussione la specificità della propria disciplina e l’esperienza accumulata – nel tendere all’edizione critica o a quella commentata di alcuni trattati altamente significativi.
L’obiettivo finale consiste, infatti: 1) nella definizione di norme, prassi, metodologie innovative valide per l’edizione di qualunque scritto d’architettura (anche in traduzione); 2) nell’indagare i problemi inerenti alla descrizione di architetture (l’ecfrasi, infatti, non ha mai avuto per oggetto la trattatistica architettonica); 3) nell'indagine linguistica operata su ciascuno dei testi oggetto di studio; 4) nel portare a compimento le edizioni di taluni testi esemplari.
Il gruppo di ricerca si compone di 5 unità (Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Scuola Normale Superiore di Pisa, Università degli Studi del Molise, Università degli Studi di Chieti-Pescara), ciascuna delle quali concorre a realizzare un segmento di indagine che la presente ricerca avvia.
I temi individuati sono i seguenti:
– Edizione critica della traduzione vitruviana di Fabio Calvo per Raffaello;
– Edizione commentata dei Quattro Libri dell’Architettura di Andrea Palladio;
– Ridefinizione dell’incompiuto trattato di architettura di Giovanni Antonio Dosio;
– Edizione commentata del manoscritto inedito di Pompeo Ugonio sulle chiese di Roma;
– Edizione commentata degli scritti d’architettura di Bernardino Baldi;
– La lingua dei “libri delle antichità di Roma” di Andrea Fulvio (nella traduzione di Paolo del Rosso), Andrea Palladio, Lucio Mauro, Du Perac;
– Censimento e analisi delle descrizioni di opere architettoniche nei trattati di Alberti, Filarete, Sebastiano Serlio, Andrea Palladio, Giovanni Battista de’ Cavalieri, Bernardo Gamucci, Vitruvio (edizioni latine e volgarizzamenti, editi e inediti);
– Edizione italiana commentata delle Anmerkungen ueber die Baukunst der Alten di Johann Joachim Winckelmann. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La ricerca proposta prende le mosse da una recentissima tendenza che vede intersecarsi le attività degli storici dell’architettura, con specifiche competenze filologiche, e degli storici della lingua o dei filologi, con spiccata propensione nei riguardi dell’architettura, in tema di edizioni di scritti d’architettura (Beltramini, 2000; Biffi, 2002; Di Teodoro, 1994, 1995 e 2003; Fiore e Carunchio, 1994; Mussini, 2003; Rowland, 2003).A ciò si associano gli studi specialistici e più strettamente disciplinari degli storici della lingua incentrati proprio sulla trattatistica architettonica (Nencioni, 1995; Biffi, 2001, 2003, 2005).
L’incontro tra tali studiosi di formazione diversa e la loro collaborazione si rende, quindi, necessaria, sia per la definizione di un condiviso sistema normativo da porre alla base di ogni edizione (critica o commentata) di scritti inerenti all’architettura, sia nel concorso alla definizione delle edizioni stesse.
Da questa base comune prendono l’avvio le considerazioni specifiche inerenti a ciascun soggetto di studio (più ampiamente discusse nei singoli modelli B):
1) La traduzione vitruviana di Fabio Calvo per Raffaello: edizione critica.
Nel corso degli ultimi anni si sono molto intensificati gli studi vitruviani. Tale attività è stata accompagnata dall’edizione di manoscritti inerenti alle traduzioni quattro-cinquecentesche del testo dell’antico trattatista o anche solo di disegni o commenti eseguiti a margine di esemplari dell’editio princeps (C. Sgarbi, 2004; I. Rowland, 2003; M. Mussini, 2003; M. Biffi, 2002; B. Agosti, 1996).
Contemporaneamente anche la pubblicazione degli scritti – in specie tecnici o teorici – di Raffaello ha subito una notevole accelerazione. Nel 2003 John Shearman dava alle stampe una monumentale raccolta di fonti, mentre Francesco P. Di Teodoro pubblicava la seconda edizione (notevolmente accresciuta) della cosiddetta Lettera a Leone X.
Anche gli studi sul De architectura di Vitruvio tradotto da Fabio Calvo ravennate per Raffaello (Monaco di Baviera, Bayerische Staatsbibliothek, Cod. It. 37 e Cod. It. 37a) sono, nel frattempo, progrediti. Ne sono stati discussi passi notevoli (G. Morolli, 1991/92; Ch. Thoenes, 1993; I. Rowland, 1998; F.P. Di Teodoro, 2002, 2003), inoltre è stata messa meglio a fuoco la figura del traduttore, il ravennate Marco Fabio Calvo (P.N. Pagliara al recente convegno Vitruvio nella cultura architettonica antica, medievale e moderna, relazione non pubblicata negli atti, 2003), mentre lo scriba dei codici di riferimento è stato riconosciuto in Monsignor Angelo Colocci (I. Rowland, 1991, 1994, 1998, 2004; proposta non accolta da Corrado Bologna, 2004). Anche l’edizione latina che pare essere stata alla base della traduzione, quella di Fra Giocondo (Venezia 1511 e Firenze 1513), ha ricevuto le attenzioni degli studiosi (F.P. Di Teodoro, 2002; P.N. Pagliara, 2004).
2) I Quattro Libri di Architettura di Andrea Palladio e il suo contesto culturale, architettonico ed editoriale.
Tra i trattati rinascimentali di architettura quello di Andrea Palladio è forse il più influente e il meglio progettato, sia dal punto di vista dei suoi testi brevi e chiari, sia da quello delle illustrazioni e dell’impaginato.
Ma, nonostante l’importanza, il trattato palladiano non è stato mai analizzato sotto ogni suo aspetto (architettonico, linguistico, culturale, tipografico) e in termini di “pubblico” e di recezione. Gli studi attorno a I Quattro Libri si sono concentrati su alcuni temi e manca una vera edizione del testo: l’edizione curata da Licisco Magagnato e Paola Marini nel 1980, dopo un quarto di secolo di studi palladiani, richiede revisione, considerando ad esempio che il modo di modernizzare l’ortografia cinquecentesca imposto allora dall’editore non risponde ai criteri filologici più avanzati.
Tra gli altri studi importanti su I Quattro Libri sono da segnalare quelli di Lionello Puppi, tra cui spicca la sua edizione degli Scritti inediti e rari di Palladio del 1988. Le fonti di Palladio sono state studiate in modo parziale: per quanto riguarda il suo uso di Vitruvio, sono preziosi gli studi di Erik Forsmann e di Manfredo Tafuri e, ora, di Pierre Gros (2006, in stampa). Le fonti che riguardano la sua discussione della villa sono analizzate in uno studio di Howard Burns del 2005. Paola Marini nell’edizione citata del 1980 offre molti puntuali chiarimenti e suggerisce che Palladio abbia utilizzato la traduzione di Alberti di Pietro Lauro del 1546 e non la versione più precisa di Cosimo Bartoli del 1550: un’ipotesi da verificare. Una vera discussione del rapporto tra Sebastiano Serlio e Andrea Palladio manca ancora; un’analisi della lingua di Palladio e del suo lessico tecnico è ancora da fare. I contributi recenti di Marco Biffi (2001, 2003, 2005) sulla questione del lessico architettonico rinascimentale offrono molti suggerimenti su come affrontare l’esame della lingua palladiana.
Il carattere del libro come una specie di grammatica e introduzione alla composizione ispirato dall’insegnamento linguistico del protettore di Palladio, Gian Giorgio Trissino, è stato messo in evidenza nello studio di Howard Burns del 2000. Per quanto riguarda la recezione e l’influsso del testo di Palladio molto è stato scritto ma poca attenzione è stata riservata alle postille delle edizioni dei Quattro Libri, con l’eccezione degli studi della famosa copia annotata da Inigo Jones, pubblicata in semi fac-simile da Allsopp (1970) e analizzata da J. Newman (1980), G. Higgott e C. Anderson.
3) Descrivere l’architettura: tra parola e disegno.
La recente pubblicazione, a cura di Ian Campbell, del I volume del Paper Museum of Cassiano dal Pozzo (2004) permette di riconsiderare il ruolo ed il peso di Giovanni Antonio Dosio (1533-1609) nello studio dell'architettura antica nel corso della seconda metà del Cinquecento.
All'artista di San Gimignano spetta il merito di aver realizzato i disegni per le tavole, incise da Giovanni Battista Cavalieri con il titolo di “Urbis Romae aedificiorum illustrium quae supersunt reliquiae” (1569). L'interesse di Dosio per l'antico aveva avuto modo di concretizzarsi già in precedenza, in occasione della pubblicazion dei “Libri quattro dell'antichità della città di Roma” di Bernardo Gamucci (1565): almeno i due terzi delle xilografie che corredano il volume erano state tratte da disegni del giovane scultore ed architetto. La figura del Dosio a questa data fungeva da riferimento costante per i giovani fiorentini, spesso allievi del Vasari, che si recavano nell'Urbe per imparare (basti citare i nomi dello Zucchi e di Giovanni Battista Naldini), e allo stesso tempo i rapporti con la Firenze medicea passavano anche attraverso gli stretti contatti, epistolari e poi di committenza, che lo legavano a personaggi come il cardinale Niccolò Gaddi. Ma Dosio doveva essere anche una voce ascoltata, e molto, in relazione alle discussioni di carattere architettonico che coinvolgevano i colti intendenti di architettura operanti nella cerchia dell'Accademia del Disegno fiorentina. Non è un caso che Gherardo Spini, segretario del cardinale Ferdinando de' Medici, lo citi come suo attento critico all'interno del proprio trattato, intitolato “I tre primi libri sopra l'instituzioni de' Greci et Latini architettori intorno agl'ornamenti che convengono a tutte le fabbriche che l'architettura compone” (ca 1565-70). Dosio era, infatti, ugualmente impegnato nella stesura di un'opera dedicata all'architettura che avrebbe dovuto superare quella del Serlio; ne rimangono solo alcune tavole che attendono una rilettura complessiva, in grado di far comprendere gli intendimenti del Dosio e le sue metodiche.
D’altro canto, dal punto di vista cioè delle modalità e delle strategie di descrizione verbale di opere architettoniche e dunque dal punto di vista inverso al precedente, non sempre si sono tenute di vista le spinte e le controspinte che fra testo e immagine si stabiliscono rispetto ad un reale di portata complessa e di strategia ‘non narrativa’ quale il costruito architettonico. Da questo punto di vista molto resta ancora da fare, se non addirittura di iniziare affatto la ricerca. Gli storici della letteratura e della lingua, come in gran parte anche gli storici dell’arte, da un lato affrontano la descrizione verbale di opere di architettura come eccezionale repertorio di materiali linguistici e tecnico-linguistici in prevalenza di natura lessicale; dall’altro, quando si affronti il tema dell’ekphrasis e dunque delle implicazioni stilistiche e ‘patetiche’ del coinvolgimento emotivo dello spettatore-descrittore, si occupano esclusivamente o quasi dell’opera figurativa, pittorica in primo luogo o scultorea.
Si verifichi questa lacuna a partire da quanto è stato raggiunto nella mappatura più recente delle tecniche linguistico-stilistiche che presiedono all’ekphrasis (Mengaldo, 2005), o sui lavori di carattere linguistico-lessicale particolarmente innovativi di Giovanni Nencioni (1995) e Marco Biffi (2001, 2003, 2005).
4) Letteratura artistica: “libri delle antichità di Roma” da Andrea Fulvio a Andrea Palladio (la fortuna e il ruolo nell’affermarsi del linguaggio tecnico-artistico in Italia e in Europa). Trattazioni artistiche e scientifiche di Pompeo Ugonio e Bernardino Baldi: i documenti per la storia dell’arte medievale e rinascimentale; i testimoni della formazione del linguaggiuo settoriale.
Il Cinquecento conosce una grande produzione di "libri de le antichità", ricchi di notizie sui monumenti romani sia antichi sia medievali. Gli interessi antiquari diventano parte integrante dell'educazione umanistica e costituiscono la base dei progetti culturali dei cenacoli accademici. A Firenze, Tommaso del Nero (1545-1572), letterato e architetto, fondatore dell'Accademia degli Alterati (1569), ha dato impulso alla raccolta di disegni e documenti delle arti che farà parte dell'attività di quest'istituzione. Per i loro soggiorni romani, i letterati italiani e stranieri si muniscono di questi trattati. Il ruolo e il peso di queste guide è di notevole interesse storico, in quanto fonti dello stato di conservazione dei monumenti e documenti di critica dell'arte secondo i principi appresi dalla trattatistica artistica (in primis Vitruvio) e sperimentati sul campo: si pensi al ruolo del giovane architetto e scultore Giovanni Antonio Dosio che ha ideato i disegni alla base delle xilografie dei "Libri quattro dell'antichità della città di Roma" di Bernardo Gamucci (1565). La grande produzione di altri trattati del genere, corredati di illustrazioni e piante misurate degli edifici, ha carattere divulgativo e permette la diffusione di concetti e terminologie d'ambito architettonico presso il largo pubblico: fra questi la traduzione di Paolo del Rosso dell’opera di Andrea Fulvio sulle antichità di Roma, gli scritti di Andrea Palladio (1554), Lucio Mauro (1556), Du Perac (Roma, 1575), ma anche i testi manoscritti di Pompeo Ugonio, dedicati alle chiese romane di Santa Maria in Palmis e Santa Costanza.
Nel corso del secolo, alle numerose pubblicazioni sulla città di Roma si affiancano le opere dedicate ad altri centri, specie alle corti dove le costruzioni principesche diventano oggetto non soltanto di progetti di ristrutturazioni, ma anche di studi e descrizioni competenti, come quella del palazzo di Urbino del matematico Bernardino Baldi, commentatore di Vitruvio (autore, fra le altre cose, di un "Lexicon Vitruvianum"). La sua attività si svolge negli anni che immediatamente precedono la nascita della scienza moderna e offre una chiave di lettura delle motivazioni intellettuali che hanno portato dal sapere scientifico rinascimentale alla scienza galileiana. Per questo, la poliedrica figura del Baldi è stata di recente oggetto di intensi studi da parte degli storici della scienza e dei linguisti (di lui sono state pubblicate nel 1998 "Le vite de' matematici: Edizione annotata e commentata della parte medievale e rinascimentale").
Tutti questi testi sono preziosi materiali per lo studio storico-linguistico, mentre le versioni francesi de "L'antichità di Roma" di Andrea Palladio (1612) danno la possibilità di verificare la diffusione europea del lessico architettonico italiano.
5) Edizione italiana delle “Anmerkungen ueber die Baukunst der Alten” di J.J. Winckelmann.
Elaborate nello stesso torno d'anni che vedevano il grande archeologo impegnato a preparare la “Geschichte der Kunst des Altertums” (Dresden, 1764), le Anmerkungen (1762) eleggono a proprio specifico oggetto di indagine l'architettura degli antichi.
A dispetto dell'importanza che, per questa ragione, il testo riveste all'interno del progetto sistematico di studio dell'arte antica perseguito da Winckelmann, le Anmerkungen hanno goduto di una fortuna critica ed editoriale di gran lunga inferiore rispetto alla Geschichte. Ancora oggi, malgrado il crescente interesse per il pensiero di Winckelmann registratosi nel corso dell'ultimo decennio, gli unici contributi storico-critici specifici relativi alle Anmerkungen sono quelli prodotti, negli ultimi anni, da Fausto Testa (1995, 1999, 2001, 2003). Mentre in Germania la recente pubblicazione degli scritti di architettura di Winckelmann (2001) ha reso disponibile un'edizione accurata del testo, in Italia l'unica traduzione esistente è ancora quella ottocentesca di Carlo Fea (1830-34). La versione del testo ivi proposta presenta inoltre un rilevante corredo di interpolazioni inserite da Fea, che, per quanto culturalmente interessanti, hanno alterato sensibilmente il dettato originario dell'opera. <<<



