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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
- 1 - Le inchieste sui patrimoni e le rendite del Clero Regolare negli stati italiani (secc.XVI-XIX)
- 2 - Interscambi, interazioni di persone, circolazioni di modelli culturali e interferenze simboliche nella vita religiosa, politica e sociale. Ricerche sugli Ordini religiosi nel basso Medioevo e nella prima Età moderna in Italia.
- 3 - Repertorio delle fonti inventariali librarie dell’Occidente latino (sec. VIII – 1520)
- 4 - La biblioteca dell'architetto. XV-XX secolo.
- 5 - Scienza giuridica, legislazione e produzione libraria (con particolare riferimento ai secoli XVI-XIX)
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
Classificazione geografica
- Regione: Lazio
Bibliografia
AA.VV., L'inquisizione e gli storici: un cantiere aperto, Roma 2000.L. Balsamo, How to doctor a Bibliography: Antonio Possevino's Practice, in G. Fragnito (ed.), Church, Censorship and Culture, pp. 50-79.
E. Barbieri, La biblioteca dei Cappuccini di Messina, «Bollettino dell' Associazione dei Bibliotecari Ecclesiastici Italiani», 11, 2002, pp. 22-26
E. Barbieri - D. Zardin (a cura di), Libri, biblioteche e cultura nell'Italia del Cinque e Seicento, Milano 2002
E. Barbieri, Elenchi librari e storia delle biblioteche nella prima età moderna. Alcune osservazioni, in «Margarita amicorum». Studi di cultura europea per Agostino Sottili, a cura di F. Corner, C. M. Monti, P. G. Schmidt, Milano 2005, pp. 81-102
A. Barzazi, La memoria di Savonarola. Testi savonaroliani nelle biblioteche dei religiosi alla fine del Cinquecento, in Girolamo Savonarola da Ferrara all'Europa, a cura di G. Fragnito - M. Miegge, Firenze 2001, pp. 269-284
F. Beretta, L'archivio della Congregazione del Sant'Ufficio: bilancio provvisorio della storia e della natura dei fondi d'antico regime, «Rivista di storia e letteratura religiosa», 37, 2001, pp. 29-58
M. Caffiero, F. Motta, S. Pavone (a cura di), Identità religiose e identità nazionali in età moderna, «Dimensioni e problemi della ricerca storica», n. 1, 2005, pp. 7-93
E. Camozzi, Cultura e storia letteraria a Bergamo nei secoli XV-XVI dai codici Vaticani Latini. Un inventario delle biblioteche conventuali di Bergamo, Bergamo 2004
G. Caravale, L'orazione proibita. Censura ecclesiastica e letteratura devozionale nella prima età moderna, Firenze 2003.
C. Carella, Antonio Possevino e la biblioteca « selecta» del Principe cristiano, in E. Canone (a cura dì), «Bibliothecae selectae» da Cusano a Leopardi, Firenze 1993, pp. 505-513
C. Compare, Biblioteche monastiche femminili aquilane alla fine del XVI secolo, «Rivista di storia della Chiesa in Italia», 54, 2000, pp. 469-516
- I libri delle clarisse osservanti nella «Provincia seraphica S. Francisci» di fine '500, «Franciscana», 4, 2002, pp. 169-372
- Il clero e la «instruttione» delle religiose: avvertimenti monacali, esercizi particolari e pratica spirituale, in Per il Cinquecento religioso italiano. Clero cultura società, a cura dì M. Sangalli, Roma 2003, pp. 443-454.
- Inventari di biblioteche monastiche femminili alla fine del XVI secolo, «Genesis. Rivista della Società Italiana delle Storiche», 2/2, 2003, pp. 220-232.
V. Criscuolo, Il catalogo delle biblioteche dei conventi cappuccini della Provincia di Milano alla fine del Cinquecento, «Laurentianum», 44, 2003, pp. 391-516
R. De Maio, Riforme e miti nella Chiesa del Cinquecento, Napoli 1973, pp. 365-381
M. Dykmans, Les bibliothèques des religieux d'ltalie en l'an 1600, «Archivum Historiae Pontificiae», 24, 1986, pp. 385-404
D. Fasanella, I libri proibiti dei monasteri benedettini di fine Cinquecento, «Archivio italiano per la storia della pietà», 14, 2002, pp. 257-343
S. Feci e A. Torre (a cura di), Ordini religiosi, «Quaderni storici», n. 119 (2005)
G. Fragnito, La Bibbia al rogo. La censura ecclesiastica e i volgarizzamenti della Scrittura (1471- 1605), Bologna 1997
- Girolamo Savonarola e la censura ecclesiastica, «Rivista di storia e letteratura religiosa», 35, 1999, pp. 501-529
- Aspetti e problemi della censura espurgatoria, in L'inquisizione e gli storici: un cantiere aperto, pp.
162-178.
- L'applicazione dell'Indice dei libri proibiti di Clemente VIII, «Archivio storico italiano», 159, 2001, pp. 107-149
- Proibito capire. La Chiesa e il volgare nella prima età moderna, Bologna 2005
- (a cura di), Church, Censorship and Culture in Early Modern Italy, Cambridge 2001
V. Frajese, La politica dell'Indice dal Tridentino al Clementino (1571-1596), «Archivio italiano per la storia della pietà», 11, 1998, pp. 269-356.
- Le licenze di lettura e la politica del Sant'Uffizio dopo l'Indice clementino, in L'inquisizione e gli storici: un cantiere aperto, pp. 179-220
Vittorio Frajese, Nascita dell'Indice. La censura ecclesiastica dal Rinascimento alla Controriforma, Brescia 2006
M. C. Giannini (a cura di), Conflittualità, politica e religione. Il clero regolare maschile nell'Europa d'antico regime, «Cheiron», num. 43-44, 2005
G. Granata, Le biblioteche dei cappuccini in Umbria alle soglie del '600, in I Cappuccini nell'Umbria del Seicento, a cura di V. Criscuolo, Roma 2003, pp. 243-270
- Il data base della ricerca sull'«inchiesta» della Congregazione dell'Indice dei libri proibiti (RICI), in «Bibliotheca», n. 1, 2004, pp. 115-130
R. Laudadio, La provincia dei frati Minori dell'Osservanza di Trinacria e i suoi libri alla fine del Cinquecento, in «Franciscana», 7, 2005, 209-299
M.-M. Lebreton - L. Fiorani, Codices Vaticani Latini. Codices 11266-11326, Città del Vaticano 1985
F. Meyer e L. Viallet (a cura di), Identités franciscaines a l'âge des Réformes, Clermont-Ferrand 2005
M. Pantarotto, La biblioteca manoscritta del convento di San Francesco Grande di Padova, «Il Santo», 43, 2003, pp. 7-261
A. Ricciardi, Elenchus librorum Cartusie Sancti Laurentii prope Padulam, in AA. VV., Per il recupero del patrimonio archivistico e bibliografico del Vallo di Diano, Salerno 2003, pp. 99-168
M. Rosa, "Dottore o seduttor egregio deggio appellarte": note erasmiane, «Rivista di storia e letteratura religiosa», 26, 1990, pp. 6-33.
U. Rozzo, Linee per una storia dell'editoria religiosa in Italia (1465-1600), Udine 1993
- Biblioteche italiane del Cinquecento tra Riforma e Controriforma, Udine 1994
- Savonarola nell'indice dei libri proibiti, in Girolamo Savonarola da Ferrara all'Europa, a cura di G. Fragnito - M. Miegge, Firenze 2001, pp. 239-268
- La letteratura italiana negli Indici del Cinquecento, Udine 2005
U. Rozzo - R. Gorian (a cura di), Il libro religioso, Milano 2002
R. Rusconi, Gli Ordini religiosi maschili dalla Controriforma alle soppressioni settecentesche: cultura, predicazione, missioni, in Clero e società nell'Italia moderna, a cura di M. Rosa, Roma- Bari 1995, pp. 207-274
- Le biblioteche degli ordini religiosi in Italia intorno all'anno 1600 attraverso l'inchiesta della Congregazione dell'Indice. Problemi e prospettive di una ricerca, in Libri, biblioteche e cultura nell'Italia del Cinque e Seicento, a cura di E. Barbieri e D. Zardin, Milano 2002, pp. 63-84
- Circolazione del libro religioso e pastorale ecclesiastica negli ultimi decenni del secolo XVI, in Per il Cinquecento religioso italiano. Clero, cultura, società, a cura di Maurizio Sangalli, Pisa-Roma 2003, pp. 141-163
- Le biblioteche degli ordini religiosi in Italia alla fine del secolo XVI, «Rivista di storia del cristianesimo», 1, 2004, pp. 189-199
- I libri dei religiosi nell'Italia di fine '500, «Accademie e biblioteche d'Italia», 72, 2004, pp. 19-40
- Le biblioteche dei monasteri e dei monaci della congregazione dei Celestini alla fine del secolo XVI, in Mediterraneo, Mezzogiorno, Europa. Studi in onore di Cosimo Damiano Fonseca, a cura di G. Andenna e H. Houben, Bari 2004, pp. 961-987
- I frati Minori dell'Osservanza in Italia dopo il Concilio di Trento: circolazione di libri e strumenti di formazione intellettuale (sulla base delle biblioteche conventuali e personali), in F. Meyer - L. Viallet (a cura di), Identités franciscaines â l'age des Réformes, pp. 385-408
- Le biblioteche dell'Ordine dei Servi alla fine del XVI secolo, «Studi storici dell'Ordine dei Servi di Maria», 54, 2004, pp. 155-163
S. Sbordone, Le biblioteche dei cappuccini italiani nel Cinquecento. Campania, «Studi e ricerche francescane», 30, 2001, pp. 51-304; 31, 2002, pp. 3-239; 32, 2003, pp. 3-198
S. Seidel Menchi, La Congregazione dell'Indice, in L'apertura degli Archivi del Sant'Uffizio romano, Roma 2000, pp. 31-45
Massimiliano Zanot, Le biblioteche del Terzo Ordine della Regolare Osservanza di san Francesco in Italia alla fine del Cinquecento (1596-1600), in «Franciscana», 5, 2003, pp. 263-341
Parole Chiave
ORDINI RELIGIOSI, CULTURA, ITALY, ETA' MODERNA, BIBLIOTECHE, LIBRI, SCIENZA, STORIA MUNICIPALE, RACCONTI DI VIAGGIOLibri, biblioteche e cultura degli ordini regolari nell'Italia moderna
Università degli Studi Roma TreAbstract
Gli ordini regolari hanno costituito un fattore di estrema importanza nella storia religiosa e sociale dell'Europa moderna, in particolare nei paesi rimasti fedeli alla Chiesa di Roma: non importa se monaci di antica fondazione medievale (come i vari rami dell' «Ordo sancti Benedicti») oppure frati di ordini fondati nell'ultimo medioevo (le diverse famiglie di "mendicanti") ovvero congregazioni di chierici regolari sorte a partire dagli inizi del secolo XVI (fra i tanti: gesuiti, teatini, oratoriani, etc.), per non parlare della tante riforme degli ordini esistenti che si ebbero a partire degli ultimi decenni di quel secolo. L'argomento ha attratto in tempi recenti l'attenzione della più vivace storiografia (da ultimo: Caffiero-Motta-Pavone 2005; Feci 2005; Giannini 2005), dopo essere stato a lungo un argomento utilizzato con atteggiamento difensivo dalla storiografia di matrice confessionale.Sin dall'età del pieno Rinascimento, dagli umanisti italiani del secolo XV alle prese di posizione di Erasmo nei primi decenni del secolo XVI, passando dalle virulente polemiche degli esponenti della Riforma d'Oltralpe e dalle riserve che gli stessi Padri conciliari avanzarono nelle sedute del Concilio di Trento (1545-1563), ampie e motivate sono state le critiche al modesto, quando non inesistente, livello di cultura degli appartenenti agli ordini regolari maschili.
La possibilità di attingere nella sua integralità alla vasta fonte documentaria rappresentata dai materiali della "inchiesta", che la Congregazione romana dell'Indice dei libri proibiti condusse appunto tra gli ordini regolari maschili in Italia dopo la pubblicazione dell' «Index librorum prohibitorum» da parte di Clemente VIII nel 1596, consente di prendere in considerazione con criteri nuovi affermazioni spesso non del tutto fondate o quanto meno scarsamente motivate.
Se alla finalità di individuare l'esistenza di libri "prohibiti" ovvero "suspecti", ed eventualmente "expurgandi", miravano le intenzioni dei cardinali della Congregazione dell'Indice, la decisione da essi presa di richiedere ai superiori di tutti gli ordini regolari maschili esistenti allora in Italia di far pervenire gli elenchi dei libri posseduti a qualsiasi titolo dai religiosi, sia collettivamente che individualmente, offre la possibilità di verificare di prima mano e con assoluta sincronia quale fosse il loro posseduto librario e al suo interno la circolazione del libro.
La Congregazione romana, per il tramite dei rispettivi superiori generali, fece pervenire indicazioni assai precise per la compilazione di quegli elenchi, soprattutto allo scopo di individuare le edizioni che rientravano nelle sue competenze censorie, e richiedendo di conseguenza che fossero indicati con precisione quasi biblioteconomia i dati essenziali di autore, titolo, luogo di stampa editore/stampatore e data di pubblicazione, e in linea di principio anche del formato. Come non poteva che accadere con un'acquisizione decentrata di una mole ingente di materiale documentario, solo in parte i compilatori degli elenchi di titoli di libri si attennero con sufficiente precisione a tali disposizioni. Nonostante questo, il risultato finale fu di acquisire informazioni relative a circa 9.500 biblioteche individuali e collettive.
A partire da questo materiale documentario, la ricerca si articolerà sulla base di tre campi di indagine, ripartiti fra le unità che a essa prendono parte:
il possesso del libro negli ordini regolari, alla luce delle norme ecclesiastiche e dei provvedimenti inquisitoriali e censori che ne regolavano e controllavano la diffusione;
i rapporti tra correnti intellettuali e cultura religiosa, in relazione alla cultura scientifica, alla narrazione storia e alla letteratura odeporica;
le istituzioni ecclesiastiche regolari e la circolazione del libro, alla luce della configurazione effettiva delle biblioteche conventuali e monastiche e dei singoli religiosi. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Roberto Rusconi Università degli Studi ROMA TREObiettivo del Programma di Ricerca
In primo luogo, si condurrà un confronto articolato fra i vari ordini religiosi, e al loro interno, tenendo conto di un'indubbia evoluzione normativa nel periodo che intercorse dalle tensioni religiose del primo '500 ai decenni della riforma tridentina e della controriforma, allo scopo di valutare l'impatto effettivo che per essi ebbero le disposizioni in materia di formazione intellettuale dei regolari, di gestione del patrimonio librario e di organizzazione delle biblioteche. Naturalmente attenzione prioritaria verrà prestata alle varie categorie di testi riconducibili all'ambito del libro religioso, dalla produzione strettamente teologica alla letteratura ascetico-devozionale.In secondo luogo, prendendo atto che negli elenchi di titoli di libri posseduti dai regolari non si riscontrano esclusivamente testi a carattere religioso, sia pure inteso in senso ampio, partendo dalle loro attestazioni si cercherà di individuare i punti di contatto tra la cultura di tale porzione delle istituzioni ecclesiastiche con gli sviluppi più generali del pensiero in ambiti come la letteratura, la filosofia e la storiografia: allo scopo di rilevare in prima istanza in quale misura all'interno degli ordini regolari siano penetrati i nuovo orientamenti intellettuali della prima età moderna e in che misura essi siano stati almeno in parte elaborati al loro interno.
Infine, particolare attenzione verrà prestata al ruolo dei regolari nell'ambito della circolazione libraria: iniziando dall'acquisizione del libro, proseguendo con la sua conservazione e passando per la sua utilizzazione. Soprattutto in questo ambito sarà necessario procedere con l'esame di concreti casi che presentino il necessario rilievo, consentendo ad esempio il confronto tra la redazione di elenchi e l'organizzazione delle biblioteche, ovvero anche al rapporto fra elenchi di titoli di libri posseduti alla fine del '500 e patrimonio librario attualmente conservato in specifiche biblioteche. Aspetto non trascurabile della ricerca, infine, sarà la possibilità di risalire con adeguata certezza all'effettiva esistenza di edizioni a stampa dei secoli XV e XVI, delle quali al momento non risulta esistente ovvero noto alcun esemplare. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La documentazione relativa al posseduto librario individuale e/o collettivo dei religiosi regolari fu acquisita dalla Congregazione dell'Indice dei libri proibiti soltanto per le province di ordini e congregazioni che racchiudevano porzioni del territorio italiano, della penisola e delle isole. Per tale motivo appare difficile il confronto tra una siffatta quantità di dati e le indicazioni che si possano sporadicamente ricavare da diverse fonti anche in altri paesi stranieri (in particolare, attraverso la documentazione inquisitoriale e i lasciti testamentari ovvero gli inventari redatti post mortem).Nel corso dell'ultimo decennio è cresciuta l'attenzione per la fonte costituita dagli elenchi di titoli di libri posseduti dagli ordini regolari in Italia alla fine del '500, la cui documentazione è conservata nei codici Vat. Lat. 11266-11326 (descritti in Lebreton – Fiorani 1985) e sulla cui importanza l'attenzione era stata attirata a suo tempo (cfr. De Maio 1973 e Dykmans 1986). Dopo una serie di contributi di diverso valore, che andavano dalla pubblicazione pura e semplice degli elenchi alla individuazione delle edizioni corrispondenti ai titoli (cfr. Rusconi 2002), a partire dal 2001 è stata intrapresa un'iniziativa denominata convenzionalmente "Ricerca sull'Inchiesta della Congregazione dell'Indice", promossa dall'Associazione don Giuseppe De Luca, con il patrocinio e l'appoggio di diversi ordini religiosi e con l'ausilio di finanziamenti del MIUR e delle università interessate al progetto (cfr. Rusconi 2004a). L'esito di tale iniziativa è costituito da una banca dati on line, nella quale sono state versate le trascrizioni di tutti gli elenchi di titoli di libri conservati nei sopradetti manoscritti e, quando possibile sulla base dei dati in essi contenuti, le identificazioni delle edizioni a stampa ad essi corrispondenti: questo consente di poter operare su un insieme di dati, stimato in un numero di titoli compreso fra 800.000 e 1.000.000, una serie di ricerche incrociate tra i dati editoriali e il posseduto librario. Inoltre, è stata progettata ed è in fase di avvio la pubblicazione a stampa degli elenchi in questione in un'apposita collana della Biblioteca Apostolica Vaticana.
Un significativo punto di partenza è costituito dalla banca dati on line RICI, che costituisce uno strumento informativo di grande interesse e di forti potenzialità a supporto di molteplici percorsi di ricerca (Granata 2004). RICI è stata realizzata, a partire dalla trascrizione integrale delle liste librarie contenute nei codici Vaticani Latini, con la strutturazione in campi degli elementi bibliografici identificativi dei testi in esse elencati e il relativo collegamento alle descrizioni delle corrispondenti edizioni a stampa identificate su repertori bibliografici autorevoli disponibili in linea (come Edit16 e Opac SBN) e tradizionali (annali tipografici o cataloghi di biblioteche). Con il complesso reticolo di connessioni tra opere, testi, manoscritti e a stampa, autori, curatori e revisori editoriali, edizioni, tipografi e editori, luoghi di edizione e di stampa, possessori, siano essi conventi e monasteri o singoli padri collegati alle strutture di residenza, RICI rappresenta uno strumento di lavoro fondamentale per ulteriori e diversificate indagini rese possibili dalla combinazione della grande mole e varietà dei dati strutturati. La visione d'insieme della documentazione, facilitata dalla versione elettronica, consente una lettura diretta e sincronica del patrimonio librario e della circolazione e conservazione del libro all'interno del circuito claustrale alla fine del secolo XVI. Essa ha una particolare rilevanza per quegli Ordini soppressi da tempo, per i quali le liste vaticane costituiscono una fonte unica ed esclusiva della tradizione culturale.
In relazione a tale iniziativa sono stati elaborati alcuni contributi, che hanno riguardato singoli ordini religiosi, come i Terziari Regolari di S. Francesco (Zanot 2003), la congregazione dei Celestini (Rusconi 2004c), l'Ordine dei frati Servi (Rusconi 2004d), l'Ordine dei frati Minori dell'Osservanza (Rusconi 2005), l'Ordine dei Cappuccini (Barbieri 2002, Granata 2003), i libri posseduti dalle monache casualmente entrati a far parte dell'inchiesta (Compare), la questione dei libri proibiti (Fasanella 2002, Laudadio 2005).
È comunque continuata da parte di taluni studiosi la pubblicazione di liste dei libri posseduti da particolari ordini (Criscuolo 2003; Pantarotto 2003; Ricciardi 2003; cfr. Sbordone 2001-2003) ovvero da più ordini su scala territoriale (Camozzi 2004).
L'attività della Congregazione dell'Indice dei libri proibiti e i suoi rapporti con la Congregazione del S. Ufficio dell'Inquisizione sono stati oggetto di studi ampi e innovativi, in particolare dopo la recente apertura agli studiosi degli archivi della Congregazione per la dottrina della fede, che hanno messo in luce il complesso processo di definizione di "libro proibito" e di determinazione delle procedure della censura ecclesiastica delle pubblicazioni a stampa (si vedano in particolare gli studi di Fragnito e Frajese). Si tratta di ricerche che sono state condotte in particolare a partire dalla documentazione censoria e che hanno messo in evidenza i meccanismi della repressione da parte delle istituzioni ecclesiastiche.
La documentazione prodotta dall'inchiesta della Congregazione dell'Indice, cui negli studi si fa ricorso o cui perlomeno si fa riferimento, offre dal canto suo la possibilità di verificare quale sia stata la percezione di tali divieti nella larga scala degli ordini regolari diffusi in tutto il territorio italiano, soprattutto a fronte di una politica censoria nei confronti del libro che solo alla fine del secolo porterà nel 1596 alla pubblicazione definitiva dell' «Index librorum prohibitorum» da parte di papa Clemente VII. Negli studi sino a ora condotti su tale fonte specifica, risultano evidenti alcune indicazioni da meglio approfondire con ulteriori ricerche: oltre alla persistente attestazione di volumi di Erasmo, malgrado i tassativi divieti (Rosa 1990), per la quale appare necessaria una più approfondita disamina, almeno per quanto riguarda le istituzioni dei regolari, risulta abbastanza evidente che la circolazione di libri proibiti appare alquanto limitata, e in taluni casi la loro presenza addirittura inconsapevole. Per meglio valutare la portata di una sostanziale auto-censura, operata all'interno di conventi e di monasteri nel corso dei decenni della seconda metà del '500, sarà opportuno ulteriormente indagare sulla percezione del carattere "proibito" di testi, soprattutto per quanto attiene all'ambito dei volgarizzamenti biblici (si veda Fragnito 1997).
La recente apertura agli studiosi degli archivi della Congregazione per la dottrina della fede (ex S. Ufficio), al cui interno sono confluiti gli archivi della Congregazione dell'Indice dei libri proibiti, ha reso accessibile anche la documentazione relativa alla "inchiesta" lanciata dopo la pubblicazione dell' «Index librorum prohibitorum» da parte di Clemente VII nel 1596 (cfr. Seidel Menchi 2000; Beretta 2001). In ogni caso, per quanto grande sia stato il peso dell'attività censoria da parte della Chiesa cattolica a partire dalla metà del secolo XVI e per quanto rilevante ciò sia stato nel condizionare lo statuto della produzione libraria in particolare nell'Italia del '500 (si vedano in particolare gli studi di Fragnito e Frajese), si tratta di una problematica che non deve essere indagata soltanto all'interno di una dimensione puramente inquisitoriale e censoria, che può rischiare di essere auto-limitata.
Il libro religioso nell'ambito della cultura libraria, dall'epoca dell'introduzione della stampa a caratteri mobili sino alla fine del primo secolo dell'epoca moderna, riveste un ruolo particolarmente significativo in tutte le sue articolazioni (cfr. Rozzo 1993; Rozzo 1994; Rozzo-Gorian 2002; Barbieri-Zardin 2002): della sua produzione, circolazione e conservazione i religiosi degli ordini regolari sono protagonisti di grande rilievo, anche se ovviamente il loro ruolo, per quanto influente, non deve essere inteso come esclusivo.
Infine, non si deve dimenticare che, nel corso degli ultimi anni, in Italia come all'estero, la ricerca sul ruolo degli ordini regolari nell'Europa della prima età moderna, e nel nuovo mondo, ha avuto un notevole e significativo incremento, aprendo prospettive storiografiche assai più ampie della tradizionale erudizione ecclesiastica (cfr. Rusconi 1995; Feci 2005; Meyer-Viallet 2005; Giannini 2005; Caffiero-Motta-Pavone 2005).
Il ruolo importante svolto dai monaci, e successivamente dagli ordini mendicanti e dal clero regolare in genere, nella compilazione di cronache e storie universali si manifestò fin dall' XI secolo. Tale interesse si coniugava con la visione provvidenzialistico-escatologica del cammino umano per cui le vicende della Chiesa universale si intrecciavano a doppio filo con quelle profane di stati e città e, soprattutto, con quelle legate al potere imperiale. In questo senso il carattere di tali opere composte in lingua latina si mostrò piuttosto uniforme, mantenendo per tutto il cinquecento l'impianto cronologico annalistico. Fin dalla prima metà del secolo XV, tuttavia, in occasione dei movimenti di riforma che coinvolsero gli ordini mendicanti nel ripristino delle antiche osservanze, tali cronache universali e in particolare quella redatta da Antonino Pierozzi arcivescovo di Firenze, conosciuta anche come "Summa Historialis", avvicinandosi ai tempi delle fondazioni degli ordini mendicanti stessi, al loro progresso sancito dalle azioni esemplari di santi e sante, andavano sempre più accostandosi all'ottica della storia patria cittadina, dal momento che proprio nelle città, e soprattutto nelle città dell'Italia centro settentrionale, si concentrò la vita e l'influenza spirituale, culturale e sociale di conventi e monasteri maschili e femminili. La crisi religiosa provocata dall'affermarsi della Riforma protestante, la proliferazione di ordini e congregazioni nuove nei paesi di aerea cattolica, prima e dopo la chiusura del Concilio di Trento avvenuta nel 1564, dettero ulteriori impulsi sia alla ricerca storica in genere che a quella coltivata in seno agli ordini religiosi (v. Camaldolesi, Serviti, Carmelitani) interessati a differenziarsi nei loro obiettivi e a legittimare, in reciproca concorrenza, attraverso documenti o tradizioni leggendarie, le loro più antiche origini come segno di maggior autorità.
Sul piano della cultura scientifica del clero secolare e regolare, la visione d'insieme offerta dallo studio delle biblioteche conventuali italiane contribuisce a far emergere in quanti e quali casi, presso quali corti e città, sedi o meno di università o collegi, accanto al sapere scientifico tradizionale di derivazione aristotelico-tomistica recepito in forma passiva o descrittiva, si sia coltivato l'interesse per le scienze ottiche e astronomiche, oltre che mediche e botaniche. In alcuni casi, proprio a fine Cinquecento, si stavano verificando delle possibilità concrete di applicazione per alcune di queste discipline, non ultima quella sviluppatasi attorno alla riforma del Calendario attuata nei paesi cattolici dal papa Gregorio XIII che, così facendo, metteva un punto fermo nelle secolari esperimentazioni e teorizzazioni relative al calcolo del tempo, sulle quali cattolici e protestanti, laici e religiosi si erano via, via cimentati. <<<



