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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
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Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
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Parole Chiave
PSICOPATOLOGIA, PSICOTERAPIA, FAMIGLIA, CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, MAFIA, CAMORRA, 'NDRANGHETA

La mafia dentro: la mente, le autonomie e le dipendenze degli uomini di Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta e nel mondo relazionale di soggetti e gruppi che vivono esperienze contigue alla malavita organizzata.

Università degli Studi di Palermo
Abstract
La ricerca psicologico-clinica (Lo Cascio, 1986; Fiore, 1997; Di Maria, 1998; Lo Verso et al., 1998, 1999, 2003), da circa un ventennio, tenta di studiare e comprendere il fenomeno delle criminalità organizzate utilizzando un modello di osservazione che si integra con i contributi socio-antropologici, etnico-psicoanalitici, sistemico-familiare, relazionale ma anche con gli studi sullo sviluppo dell’identità, della trasmissione transgenerazionale dello psichico. Le numerose ricerche ormai effettuate sul fenomeno delle criminalità organizzate hanno chiarito, infatti, che la forza di Cosa Nostra (PRIN, 2004), Camorra e ‘Ndrangheta sta nella capacità di produrre rapporti di collaborazione con i poteri economici e politici, nel controllo del territorio creando collusioni con la paura, la corruzione, la risoluzione di interessi privati, e nella sua organizzazione “aziendale” militarmente supportata. La capacità di affermarsi di queste criminalità organizzate nel meridione sta, inoltre, nella capacità di imporre la propria cultura del silenzio e dell’omertà, della negazione della propria esistenza, della sostituzione dei valori ‘mafiosi’ a quelli sociali, della deformazione dei tradizionali valori della cultura siciliana ai propri fini, dei rapporti nazionali ed internazionali con altri poteri e con le delinquenze organizzate a più livelli etc. (PRIN, 2004). I tre principali gruppi operanti più direttamente in una vasta area del nostro Paese (Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta) hanno spesso incrociato le loro attività e le loro sorti, pur mantenendo integre nel tempo alcune delle peculiarità comportamentali, culturali e organizzative che possedevano in origine tanto da orientare i ricercatori a indagare sul rapporto che ne ha rafforzato l’alleanza, per verificare quanto essa abbia prodotto in termini di omologazione, di scambio osmotico o, al contrario, di resistenza e conservazione. Quanto sopra esposto pone l’accento sul fatto che qualsiasi fenomeno sociale o evento psichico non può essere analizzato a prescindere dal suo contesto antropologico. Nello specifico una precedente ricerca PRIN (2004) in questo ambito ha approfondito il fenomeno della criminalità organizzata nel meridione, mettendone in rilievo la stretta connessione con particolari caratteri della cultura di appartenenza; Lo Verso (1998), a tal proposito, afferma che la mafia di origine siciliana è un fenomeno specifico ed irripetibile e non solo per le sue capacità militari, di creare alleanze, di controllo e gestione del territorio e dell'economia, ma anche per la sua storia. Essa ha fatto sì che si creasse un sistema antropo-psichico che è riuscito a far coincidere cultura, comunità, famiglia e individui. La ricerca che proponiamo è, quindi, uno studio del fenomeno, teorico ed empirico, delle criminalità organizzate con obiettivi psicologico-clinici, che a partire dai diversi contributi della sociologia, dell’antropologia e della psicologia consenta una visione ampia, e per questo non riduttiva, delle organizzazioni criminali e delle loro possibili analogie e differenze sul piano strutturale (obiettivi, gerarchie, ruoli, funzioni) che psico-antropologico, in accordo con i parametri epistemologici e metodologici di una scienza complessa (Morin, 1984, Ceruti 1986, Giannone, Lo Verso, 1994). L’idea di fondo dello studio che proponiamo è che le organizzazioni criminali (Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta) si organizzino, estremizzandola, intorno alla strutturazione di modelli psichici, matrici di pensiero antropologicamente condivise, che influenzano le rappresentazioni della comunità, della convivenza, del benessere, del potere. L’obiettivo sta quindi nell’implementare la conoscenza, dentro e fuori dall’appartenenza al sistema criminale, dell’universo psico-relazionale e socio-antropologico nel quale le organizzazioni criminali prosperano e la qualità di loro specifiche rappresentazioni, vissuti ed emozioni. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Girolamo Lo Verso Università degli Studi di PALERMO
Obiettivo del Programma di Ricerca
Obiettivo generale
A partire dalle considerazioni sopra esposte, il seguente programma di ricerca, attraverso un osservatorio pluridisciplinare fondato su contributi provenienti dall'area delle scienze psicologiche socio-antropologiche e politologiche, si propone come obiettivo generale la comprensione e l’analisi delle caratteristiche strutturali e psicologiche del pensiero criminale, attraverso uno studio trasversale tra mafia, camorra e ‘ndrangheta, considerate come frutto, anche, dell'interiorizzazione di modelli psichici trasmessi attraverso la famiglia (intesa sia in senso ristretto che allargato) e sostenuti spesso da un ambiente sociale e culturale che coesiste nello stesso territorio con l'organizzazione criminale. Obiettivo della ricerca, inoltre, è anche quello di verificare e comprendere se, parallelamente a questi processi di mutazione delle reti relazionali fra le tre grandi mafie del mezzogiorno, siano intervenuti anche processi di interazione con altri gruppi malavitosi presenti sul mercato criminale, operanti su reti nazionali e/o internazionali.
A tal fine la ricerca si propone di studiare la cultura locale (attraverso la somministrazione di una gamma di strumenti adeguati allo fenomeno indagato ed insieme utili per la formazione di operatori sociali, insegnanti, personale di amministrazioni locali, pubbliche o private) di realtà territoriali della Sicilia (Palma di Montechiaro, Marsala, Gibellina), Campania, Calabria e Sardegna. Il progetto di ricerca, inoltre, è indirizzato a fornire un modello interpretativo che consenta di comprendere non solo quali siano gli elementi che caratterizzano a livello psichico l’appartenenza alle culture e strutture criminali rappresentate da Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndragheta, ma anche l’indagine dei vissuti, emozioni, paure, esperite dai soggetti che a vario titolo entrano in contatto con i membri delle famiglie mafiose e con la violenza delle attività criminali.
Obiettivi specifici
A partire da queste considerazioni la nostra ricerca psicologico-clinica sarà rinforzata da un osservatorio pluridisciplinare fondato su contributi provenienti dall'area delle scienze psicologiche, socio-antropologiche e politologiche. Si tenterà di individuare nello studio dello spazio della quotidianità e nell'analisi dei comportamenti e dei vissuti, nuovi strumenti e metodi di osservazione.
Gli obiettivi specifici del progetto di ricerca ruotano intorno a due poli: - un primo polo intra-organizzativo e familiare e quindi cosa caratterizza a livello psichico l’appartenenza ad un’organizzazione criminale e come si declina tale appartenenza su un piano relazionale; - un secondo polo extra-organizzativo e sociale e cioè quali reti relazionali caratterizzano la vita sociale dei mafiosi delle diverse organizzazioni criminali e qual è l’effetto psichico prodotto nelle popolazioni locali e nelle persone con cui entrano a più stretto contatto.
Nello specifico (cfr. modelli B) ci proponiamo i seguenti obiettivi:
- l’indagine delle reti relazionali, a livello sia intra che extra-familiare, e del mondo psichico dei soggetti appartenenti alle tre organizzazioni mafiose oggetto di studio; la comprensione dei vissuti e delle rappresentazioni di operatori sociali, psicologi, psicoterapeuti, che si trovano ad operare all’interno di realtà territoriali quali Sicilia, Calabria, Campania e che entrano a vario titolo in contatto con soggetti facenti parte di tali organizzazioni;
- comprendere e distinguere gli aspetti psicologici delle vittime (chi sono, cosa sentono, cosa temono, ecc.) individuando, in particolare, la specificità della loro condizione e dei loro vissuti in relazione alla tipologia di reato (estorsioni, omicidi, ecc.) e del danno subito (fisico, economico, psichico, morale, esistenziale, ecc.); riservare parallelamente un’attenzione alle associazioni deputate al sostegno e alla tutela delle vittime, approfondendo vari aspetti relativi al tipo di supporto offerto;
- analizzare le modalità attraverso cui vengono affrontati i compiti evolutivi fase specifici dell’adolescenza, da un lato con ragazzi appartenenti ad una “matrice familiare mafiosa”, nello specifico Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra; dall’altro, con adolescenti che ne condividono lo spazio psico-socio-antropologico, ma che provengono da famiglie non coinvolte in tali organizzazioni criminali.
- verificare se e come i mutamenti imposti dalla globalizzazione dei mercati, dall’introduzione di nuove rotte e di nuovi canali nel traffico della droga, dalla diffusione della finanza illecita e dall’introduzione di nuove merci di illecito scambio, abbiano modificato anche la rete criminale, il sostrato culturale da cui trae alimento, il network imprenditoriale fra le Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta. Se, cioè, cambiato il contesto operativo e le sue modalità, sia cambiata la struttura relazionale tra le organizzazioni, i modelli culturali di riferimento, siano mutate le tipologie di scambio criminale, le connivenze, gli interessi, le tecniche e gli obiettivi che per oltre mezzo secolo, subito dopo il secondo conflitto mondiale, hanno suggellato un patto di scambio criminale, un potente e illecito consorzio di affari e delitti;
- continuare ad approfondire nei Comuni siciliani di Marsala, Mazara del Vallo, Bagheria, Palma di Montechiaro e altri il rapporto che intercorre da un punto di vista normativo-simbolico tra collaboratori di giustizia e popolazione locale, allo scopo di evidenziare quanto il sistema di identità dei primi si distanzi dall’insieme dei valori praticati dal senso comune. La ricerca in Calabria e in Campania intende verificare di quale entità sia il fenomeno rappresentato dai collaboratori di giustizia e raccogliere dati (dichiarazioni, verbali, ecc.) relativi a tale fenomeno, allo scopo di rintracciare atteggiamenti, opinioni, credenze, norme implicite, regole che ruotano intorno al sistema di identità mafiosa; si intende, inoltre, operare un confronto tra Cosa Nostra e le forme della criminalità organizzata presenti in Campania e in Calabria, mentre il gruppo di controllo sarà costituito dal fenomeno del familismo deviante sardo nella sua accezione tra amicalità e criminalità. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
In continuità con le ampie e approfondite conoscenze sullo psichismo mafioso acquisite in diversi anni di ricerca psicologico-clinica in Sicilia (Lo Verso, 1998, Lo Verso, Lo Coco, 1999; Lo Verso, 2003; PRIN, 2004), appare oggi opportuno estendere lo studio alle diverse organizzazioni mafiose del meridione (mafia, camorra, ‘ndrangheta), per coglierne analogie e differenze sia a livello strutturale ma anche e soprattutto a livello psicologico.
La "fenomenologia del pensiero mafioso" è stata descritta come "la manifestazione dei processi mentali i quali si rendono visibili sotto forma di comportamenti che hanno conseguenze sociali, politiche, economiche, psicologiche, ecc." (Fiore I., 1997). A partire da questa definizione la base scientifica con la quale si affronta questa nuova ricerca su Cosa Nostra si compone di contributi teorici che provengono dagli studi delle scienze psicodinamiche, fenomenologiche, cognitive e costruttiviste (Salvini, 1998; Smorti, 1997; Bruner, 1975; Gergen, 2004; Lo Verso, 2004; Licari, 2004) ed evolve da teorie classiche sull'identità e sulla rappresentazione di sé che hanno prodotto vari modelli. Ricordiamo solo i più importanti studiosi che hanno ispirato l'attuale assetto teorico: James (1890), Freud (1932), Foulkes (1948), Bateson (1979), Menarini (1986), Napolitani (1987) Smorti (1994, 1997), Gergen (1998, 2004). Questo elenco di autori non rappresenta un'omogenea corrente di pensiero, ma un quadro complesso di riflessioni che ultimamente sembrano trovare una cornice di significato all'interno della "teoria della complessità", proposta da E. Morin e portata avanti da M. Ceruti, G. Bocchi, G. Lo Verso.
L’intenzione di condurre uno studio parallelo tra le organizzazioni criminali Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra e gli specifici sistemi culturali e psicologici che le caratterizzano (Lo Verso, Lo Coco, 2002) deriva dalla constatazione che esistono delle somiglianze di base tra queste diverse organizzazioni, sebbene ciascuna abbia caratteristiche proprie, specifiche strutture organizzative e particolari rapporti con la politica, le istituzioni, la società civile, ecc. Si può peraltro ipotizzare che le somiglianze esistano non solo sul piano del comportamento di antagonismo verso lo Stato, di omertà, di controllo del territorio, d’inserimento nelle attività legali e illegali, nella volontà di conquistare potere e ricchezza (Ciconte, 1996), ma anche nel senso di un comune ‘sentire’, derivato da un sostrato di “valori” condivisi, che attengono alle relazioni familiari, alla mentalità, alla cultura, alla visione del mondo e agli aspetti esistenziali dell’identità e dell’appartenenza.
Gli studi, fino ad ora, si sono proposti, inoltre, di indagare come la presenza di organizzazioni criminali all’interno di un determinato territorio possa influire sullo sviluppo identitario dei soggetti sia da un punto di vista prettamente soggettuale sia da un punto di vista più specificamente relazionale e interpersonale. Dal momento che l’identità personale è fortemente legata ad una identità di tipo culturale, in territori ad alta densità mafiosa , quali ad esempio si configurano quelli siciliani, campani e calabresi, alcuni Autori (Lo Coco, 1998; Lo Verso, 1998; Fiore, 1997) hanno evidenziato la presenza di una specifica modalità di pensiero, frutto dell’influenza del contesto socio-antropologico cui il soggetto appartiene.
Da questi studi (PRIN, 2004) la psiche mafiosa è apparsa più visibile al suo interno, più comprensibile. Soprattutto il lavoro di cura psicoterapeutico e psichiatrico con numerosi membri di famiglie mafiose (figli, mogli,ecc..) da un lato, e dall’altro i colloqui clinici con alcuni collaboratori di giustizia hanno consentito ad uno sguardo clinico ed analitico di osservare dall’interno i processi psichici e culturali di queste persone, di queste famiglie. La psiche mafiosa, infatti, organizza in modo patologico le relazioni tra individuo-famiglia-società, all’interno di campi mentali che concepiscono una visione forte della famiglia e debole del sociale (Lo Verso, Lo Coco, 1999). La mafia e il pensiero mafioso creano così “patologia” individuale e sociale perché non è permesso al soggetto alcun progetto psichico, se non come reiterazione delle regole, dei codici trasmessi dalle “famiglie mafiose”, con inevitabili difficoltà nella costruzione di una identità psichica e lavorativa autentica.
Nei precedenti studi, inoltre, ci siamo chiesti a proposito di ‘Cosa Nostra’ se si potesse parlare di ‘psicopatologia’, senza effettuare di valutare come ‘folle’ ciò che è contrario al nostro universo di valori. Abbiamo ritenuto, tuttavia, che in un senso molto particolare e non certamente classicamente psichiatrico, si potesse parlare di ‘psicopatologia’, ciò ovviamente a partire da un sistema di valori, che con coerenza va esplicitato, e che è inevitabile per chi svolge professioni di cura.
Possiamo parlare di psicopatologia nel senso che la mafia non considera l’altro in quanto tale con la sua identità e i suoi bisogni, non può considerarlo simile a sé nel desiderio e nella sofferenza, non può né concepire la differenza come una ricchezza. Ciò vale persino per i propri figli, come abbiamo visto per i mafiosi i figli sono solo dei replicanti (Napolitani, 1987). Tutto ciò, infatti, può essere osservato in psicoterapia con i figli di mafiosi, dove emerge che questi non possono concepire i propri figli se non come i realizzatori dei propri problemi e dei propri bisogni. Il figlio deve essere ciò che il genitore ha bisogno che sia, oppure deve compensare l’assenza del padre o della madre, o deve restare fedele e obbediente rispetto al suo mondo familiare, senza, quindi, potere avere una vita propria nemmeno nella mente.
Quanto detto è emerso dagli studi precedenti (Lo Verso, 2003; PRIN, 2004) dove attraverso l’analisi dei casi clinici si è potuto comprendere come la crisi dell’identità di molti adolescenti appartenenti a famiglie mafiose possa essere collegata alla presenza di un sociale che propone modelli diversi da quelli trasmessi all’interno della famiglia di origine. L’adolescente sembrerebbe essere al centro di un vero e proprio conflitto identitario: la scissione tra il Noi familiare e il Noi sociale è rigida e totalizzante, spesso senza alcuna possibilità di apertura al confronto e/o allo scontro con il mondo sociale, politico e culturale dominante, visto in discontinuità con i valori di quello che può essere considerato l’unico mondo possibile, quello familiare-mafioso di appartenenza. A tal fine ciò adesso, con questa proposta progettuale, si vuole indagare sono le ripercussioni in termini di vissuti, rappresentazioni, emozioni di adolescenti non appartenenti a famiglie mafiose ma che vivono in un territorio in cui la presenza mafiosa è molto radicata. La presenza, infatti, di organizzazioni criminali all’interno di determinati contesti regionali sembra avere delle influenze anche sugli adolescenti che non appartengono a famiglie di origine mafiosa ma che comunque ne condividono lo stesso spazio territoriale. Gli adolescenti che vivono in territori in cui è pervasiva la presenza di organizzazioni criminali di stampo mafioso, si confrontano con la difficoltà di progettare se stessi nel proprio territorio in maniera autentica nella misura in cui essi si confrontano con codici culturali contrassegnati dalla cultura della diffidenza nei confronti dell’altro, dal timore del contesto sociale, dalla sfiducia nei confronti del futuro (Zizzo, 2003).
La Sicilia (con la mafia), la Calabria (con la ‘ndrangheta) e la Campania (con la camorra) sono, infatti, un classico esempio dell’intreccio deleterio tra diffusione della criminalità, della “cultura” mafiosa e ritardo nello sviluppo economico e sociale. La consueta questione del rapporto causale sottosviluppo-mafia appare oggi superata nelle indicazioni dei testimoni privilegiati, che delineano un modello di circolo vizioso che porta nel complesso ad un rafforzamento reciproco dei due fenomeni. Viene ribadito con forza che la mafia non è necessariamente figlia del sottosviluppo, ma ne è comunque fattore di forte e strumentale mantenimento. E una simile dinamica di interdipendenza marca anche i rapporti mafia-politica da un lato, e mafia-società dall’altro.
Ci si propone, infatti, di comprendere e verificare se e come i mutamenti imposti per esempio dalla globalizzazione dei mercati, dall’introduzione di nuove rotte e di nuovi canali nel traffico della droga, dalla diffusione della finanza illecita e dall’introduzione di nuove merci di illecito scambio, abbiano modificato anche la rete criminale, il sostrato culturale da cui trae alimento, il network imprenditoriale fra le tre grandi e storiche organizzazioni mafiose del Mezzogiorno; Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta. Se, cioè, cambiato il contesto operativo e le sue modalità, sia cambiata la struttura relazionale tra le organizzazioni, i modelli culturali di riferimento, siano mutate le tipologie di scambio criminale, le connivenze, gli interessi, le tecniche e gli obiettivi che per oltre mezzo secolo, subito dopo il secondo conflitto mondiale, hanno suggellato un patto di scambio criminale, un potente e illecito consorzio di affari e delitti.
Oggi, di fatto, la mafia sembra aver adottato una strategia di penetrazione nel tessuto economico e finanziario a tutto campo, affiancando ai tradizionali strumenti di controllo del territorio e delle attività imprenditoriali quali il pizzo, l’usura ecc., strumenti sempre più sofisticati, che vanno dall’imposizione di manodopera, beni e forniture all’acquisizione diretta di imprese.
Recenti dati Censis (II rapporto annuale: 5 Dicembre 2003) sulla situazione sociale del paese offrono un’immagine piuttosto nitida sul rapporto che si è instaurato nel mezzogiorno ed in particolare in Sicilia tra impresa e criminalità mafiosa: il 68% degli imprenditori siciliani intervistati denuncia che non è possibile svolgere liberamente, senza condizionamenti esterni, un’attività economica, il 75% rileva la presenza di fenomeni di usura, il 76 % denuncia l’esistenza del racket, il 67,2% ritiene che le procedure di assegnazione degli appalti pubblici siano irregolari.
Inoltre, secondo i dati diffusi dal “Rapporto 2005” dell'associazione «SOS Impresa», nel nostro Paese sarebbero circa 160mila i commercianti taglieggiati, con un costo annuo di 6 miliardi di euro. Le percentuali più alte figurano nel Meridione, toccando il 70% in Sicilia e il 50% in Calabria (Massaro, 2006). Adottando queste strategie la criminalità condiziona la vita e la sicurezza di molti cittadini, limitando fortemente la libertà individuale e sociale, come confermano alcuni risultati dei precedenti studi.
In relazione a questi dati e a quanto detto finora, il seguente programma di ricerca intende anche indagare la dimensione della paura, particolarmente rilevante e centrale, dal momento che spesso diventa il principale organizzatore psichico di chi, in vario modo, è vittima della criminalità organizzata. Una paura che può essere interessante approfondire, distinguendo tra il vissuto di paura di chi teme o sente di essere costretto a colludere (per esempio amministratori, politici, imprenditori, ecc.), da quello di chi subisce minacce ed estorsioni (commercianti, esercenti, ecc.), o ancora, dei familiari delle vittime uccise dalla criminalità organizzata (omicidi di agenti di scorta, di funzionari dello Stato, vittime casuali, ecc.). Di grande interesse è, infine, indagare che cosa fa sì che alcuni cittadini riescano comunque a trovare la determinazione per contrastare la paura, rompere il silenzio, aderire ad esperienze di denuncia individuando, in particolare, la specificità della loro condizione e dei loro vissuti in relazione alla tipologia di reato (estorsioni, omicidi, ecc.) e del danno subito (fisico, economico, psichico, morale, esistenziale, ecc.). La ricerca si propone inoltre di riservare parallelamente un’attenzione alle associazioni deputate al sostegno e alla tutela delle vittime, approfondendo vari aspetti relativi al tipo di supporto offerto.
Attraverso questi lavori è possibile comprendere come le ragioni per cui la mafia siciliana è riuscita a condizionare profondamente lo sviluppo della società siciliana non possono essere ricondotte solo all’abilità di alcuni capi o al combinarsi di circostanze favorevoli. Cosa Nostra è stata capace di produrre cultura, miti, idee; Cosa Nostra ha preso alcuni valori cardine della cultura siciliana e li ha strumentalizzati per conseguire i suoi fini di potere e di denaro.
Abbiamo rilevato, infatti, nel precedente progetto di ricerca (PRIN, 2004), il rapporto di continuità (o meno) tra i valori della sicilianità e quelli della mafiosità. L’attenzione al contesto in cui il fenomeno mafioso si è sviluppato ha permesso di porre in evidenza la compresenza di valori differentemente praticati nelle interazioni interpersonali dalla popolazione comune e dagli uomini d’onore. Dall’analisi dei dati raccolti sul campo risulta evidente che mentre i siciliani attraverso i valori di omertà, famiglia, religione, rispetto e parola data intendono essere fedeli ad un sistema sociale-normativo condiviso, gli uomini d’onore sembrano adoperare questi valori estremizzandoli al fine di perseguire obiettivi distanti dal significato che gli stessi trasmettono.
Le ricerche sul sistema di identità degli affiliati ad organizzazioni criminali si intrecciano necessariamente con le ricerche sulla mafia e sull’identità culturale e locale della Sicilia (Giunta et. al., 2004), Campania, Calabria e Sardegna. Si inizia a studiare la struttura mafiosa dall’interno, grazie anche alla possibilità concessa dal Ministero degli Interni ad alcuni psicologi dell’Università di Palermo di intervistare i collaboratori di giustizia; attraverso un’analisi clinica dei resoconti di questi ultimi si è giunti ad ipotizzare l’esistenza di strutture di pensiero autocentrate e la trasformazione di un sistema di valori di riferimento nel passaggio dal ruolo di collaboratori a quello di pentiti. Anche se nella ‘Ndrangheta e nella Camorra il fenomeno del pentitismo è di entità decisamente inferiore rispetto a quanto avvenuto in Cosa Nostra, l’interesse sarà rivolto a rintracciare documenti e materiali di ricerca relativi alla figura del collaboratore di giustizia in cui sia possibile individuare la gamma di valori che migrano o scompaiono in questo mutamento della propria identità, legata all’assunzione di ruoli diversi, e del sistema normativo di riferimento.
A tal fine, la ricerca continuerà ad approfondire in Sicilia (Marsala, Palma di Montechiaro, Gibellina), Calabria e Campania il rapporto che intercorre da un punto di vista normativo-simbolico tra collaboratori di giustizia e popolazione locale, allo scopo di evidenziare quanto il sistema di identità dei primi si distanzi dall’insieme dei valori praticati dal senso comune. La ricerca in Calabria e in Campania intende verificare di quale entità sia il fenomeno rappresentato dai collaboratori di giustizia e raccogliere dati (dichiarazioni, verbali, ecc.) relativi a tale fenomeno, allo scopo di rintracciare atteggiamenti, opinioni, credenze, norme implicite, regole che ruotano intorno al sistema di identità mafiosa.
In questa direzione il programma di ricerca intende svolgere, attraverso anche un lavoro di ricerca-intervento, il compito di sensibilizzare la popolazione interessata da fenomeni d’illegalità, presenti nel suo territorio, fortemente impregnati di antropo-psichismo mafioso e di aumentare la consapevolezza rispetto ai fenomeni indagati. La ricerca avrà, quindi, delle ricadute sui territori interessati attraverso lo svolgimento di gruppi di elaborazione temi della ricerca e la restituzione dei dati tramite seminari e convegni pubblici aperti a tutta la popolazione regionale, nazionale ed internazionale che intende partecipare per approfondire tali temi. <<<