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PROGRAMMA DI RICERCA

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Classificazione geografica
Bibliografia
La bibliografia esistente sulla pedagogia critica a livello italiano, europea e statunitense è già significativa, se pure non di grande ampiezza. Si tratta di una bibliografia di alto spessore teorico, soprattutto. Assai meno presenti sono le ricostruzioni storiche di questo modello pedagogico. Manca una ricostruzione dei modelli presenti nelle varie aree culturali e linguistiche. Mancano approfondimenti sulle varie tipologie del modello elaborato attraverso analisi comparative. Questo lo stato dei lavori.
Quanto alla bibliografia di riferimento si deve tenere presente il complesso lavoro condotto dal “gruppo romano”, negli anni ’80 e ’90, guidato da Granese e Flores d’Arcais, che con volumi quali Destinazione pedagogia (1986), Quaderni di pedagogia critica, in 4 volumi (1992), La formazione (1994), e Prospettive ermeneutiche in pedagogia (1996) – lavoro di analisi e di sintesi, che si è compiuto con un preciso stemma teorico di tipo critico-ermeneutico – radicale. Lavoro che poi è stato condotto per via più individuale, come ha fatto Granese e un po’ tutti i componenti del gruppo. Sempre in Italia il lavoro sulla “pedagogia critica” è stato sviluppato da Massa, anche con la sua “clinica della formazione”, come pure da studiosi quali Acone, Gennari, Xodo, insieme a tanti altri che lo hanno declamato in molte forme.
In Germania, in Francia, negli USA il modello della pedagogia critica è assai presente. Si veda, per la Francia, il lavoro ricostruttivo svolto da Alessandro Mariani (La pedagogia sotto analisi) che ne decanta il côté decostruttivo, soprattutto. Si vedano i volumi di C. Stein (a cura di), Kritische Pedagogik. Positionen und Controversen (Amburgo, 1979) e di A. Bernhard (a cura di L Rothernel) Handbook Kritische pedagogik (Basilea, 1997), che presentano un quadro assai articolato di “pedagogie critiche”, come pure vanno viste le pedagogie eredi della teoria critica della società e del razionalismo critico. Per gli USA si vedano le ricerche svolte anche qui in Italia (come ad esempio Le frontiere della formazione postmoderna, a cura di Gianfranco Bandini e Rossella Certini) che penetrano i vari ambiti e modelli della pedagogia critica e alcuni testi che collegano la cultura americana alle filosofie “continentali” (a Nietzsche, a Foucault, a Derrida). Allora, abbiamo studi che accennano (e reclamano) una ricerca più sistematica e più comparativa e strutturata della pedagogia critica. Ciò che non c’è, ancora, è proprio questo lavoro critico e storico sulla pedagogia critica. Qui ci proponiamo di farlo.

Riferimenti bibliografici
Bandini G., Certini R. (a cura di), Frontiere della formazione postmoderna, Roma, Armando, 2003
Bertoldi F., Critica della certezza pedagogica, Roma, Armando, 1981
Broccolini G., Saggi di critica pedagogica, Bologna, Leopardi, 1974
Cambi F. (a cura di), Intenzionalità: una categoria pedagogica. Modelli fenomenologici, Milano, Unicopli, 2004
Cambi F. (a cura di), La ricerca educativa nel neopragmatismo americano, Roma, Armando, 2002
Cambi F., Cives G., Fornaca R., Complessità, pedagogia critica, educazione democratica, Firenze, La Nuova Italia, 1991
Cambi F., Colicchi E., Muzi M., Spadafora G., Pedagogia generale. Identità, modelli, problemi, Milano, La Nuova Italia, 2001
Cambi F., Frauenfelder E. (a cura di), La formazione, Milano, Unicopli, 1994
Cambi F., Il congegno del discorso pedagogico, Bologna, CLUEB, 1986
Cambi F., La pedagogia critica, in “Pedagogia oggi”, 5-6, 2002
Cambi F., Manuale di filosofia dell’educazione, Roma-Bari, Laterza, 2000
Cambi F., Santelli Beccegato L. (a cura di), Modelli di formazione. La rete teorica del Novecento pedagogico, Torino, UTET, 2004.
Colicchi E. (a cura di), Intenzionalità: una categoria pedagogica. Contributi teorici, Milano, Unicopli, 2004
Colicchi E., Il tempo dell’educazione, Pisa, Giardini, 1993
Colicchi E., Linee di una teoria dell’educazione, Roma, Herder, 1984
Di Stefano Escher A., Antologia della critica pedagogica, Torino, SEI, 1972
Erbetta A., Luoghi di crisi. Sulla pedagogia come critica della pedagogia, Torino, Il Segnalibro, 1994
Fadda R., La cura, la forma, il rischio, Milano, Unicopli, 1997
Fadda R., La pedagogia critica, in “Studi sulla formazione”, 1, 1999
Fadda R., Pragmatica della comunicazione tra teoria psichiatrica e critica pedagogica, Cagliari, CUEC, 1990
Flores d’Arcais (a cura di), La dimensione storica, Milano, Unicopli, 1992
Fornaca R., Analisi critica dei fondamenti della cultura pedagogica, Torino, Il Segnalibro, 1992
Gennari M., Filosofia della formazione dell’uomo, Milano, Bompiani, 2001
Gennari M., Interpretare l’educazione, Brescia, La Scuola, 1992 (nuova edizione aggiornata e ampliata, Brescia, La Scuola, 2003)
Giambalvo E. (a cura di), Cinquant’anni di personalismo critico, Palermo, Fondazione Nazionale Vito Fazio-Allmayer, 2001
Granese A. (a cura di), La condizione teorica, Milano, Unicopli, 1992
Granese A., Dialettica dell’educazione, Roma, Editori Riuniti, 1976
Granese A., Il labirinto e la porta stretta, Firenze, La Nuova Italia, 1993
Granese A., La ricerca teorica in pedagogia, Firenze, La Nuova Italia, 1975
Laneve C., Derive culturali e critica pedagogica, Brescia, La Scuola, 2001
Mariani A., La decostruzione e il discorso pedagogico, Pisa, ETS, 2000
Mariani A., La pedagogia sotto analisi, Milano, Unicopli, 2003
Massa R., Educare o istruire? La fine della pedagogia nella cultura contemporanea, Milano, Unicopli, 1987
Massa R., Muzi M., Piromallo Gambardella A., Saperi, scuola, formazione, Milano, Unicopli, 1991
Mattei F., Su una critica della ragione pedagogica, Roma, Anicia, 1993
Metelli Di Lallo C., Analisi del discorso pedagogico, Venezia, Marsilio, 1966
Muzi M., Piromallo Gambardella A. (a cura di), Prospettive ermeneutiche in pedagogia, Milano, Unicopli, 1996
Porcheddu A. (a cura di), Gli incontri mancati, Milano, Unicopli, 1992
Rinaldi W., La formazione interpretata, Milano, Unicopli, 2002
Serafini G., Critica pedagogica e educazione morale, Siena, Università degli Studi di Siena, 1986
Spadafora G., L’identità negativa della pedagogia, Milano, Unicopli, 1992
Parole Chiave
PEDAGOGIA, FILOSOFIA DELL'EDUCAZIONE, TEORIE CRITICHE, FORMAZIONE, EDUCAZIONE, PRASSI SOCIALI, EDUCAZIONE DEGLI ADULTI, PRASSI SCOLASTICHE, PANORAMA INTERNAZIONALE

La pedagogia critica nella ricerca attuale. Modelli teorici e percorsi formativi: una ricostruzione internazionale.

Università degli Studi di Firenze
Abstract
L'approccio critico (=filosofico, antiriduzionistico, antidogmatico, legato all’ordine e al senso del pedagogico) alla pedagogia circola, ormai da tempo, a livello internazionale (dalla Germania all’Italia, agli USA, alla Francia, alla Spagna e all’America del Sud) ed è un modello che ha animato significativamente la ricerca contemporanea (dagli anni Sessanta in poi). Su tale paradigma manca fin qui, soprattutto a livello italiano, una ricostruzione adeguata, che ne ponga in luce e lo “spettro” metateorico e la diffusione secondo tipologie articolate, come pure la funzione (critica e regolativa) che essa svolge. Così, quello che ci proponiamo di fare con questa indagine nelle varie unità locali è una ricerca ampia e rigorosa, di ricostruzione e di interpretazione, per decantare, insieme, e la pregnanza della pedagogia critica e la sua identità trasversale e ricorrente. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Franco Cambi Università degli Studi di FIRENZE
Obiettivo del Programma di Ricerca
All’interno della crescita, anche disseminativa, dei saperi pedagogici, della loro segmentazione e specializzazione che è una condizione irreversibile di essi e la conquista di un modello teorico e operativo più mirato, più articolato, più coordinato dall’efficacia e dalla specificità; all’interno dello sviluppo, veramente esponenziale, delle cosiddette scienze dell’educazione e/o saperi pedagogici (sviluppo che contrassegna ab imis la identità attuale della pedagogia), c’è, però, una frontiera di ricerca di tipo riflessivo che ha un ruolo sia fondativo sia di coordinamento e che si contrassegna, un po’ ovunque, come un modello critico di pedagogia che nasce dalla riflessione (appunto) sui saperi educativi, da una loro re-interpretazione, da un’ottica insieme e di raccordo e di radicalizzazione. È il paradigma della pedagogia critica. Una pedagogia riflessiva e metariflessiva, di impianto filosofico, che si elabora sui e dai saperi, ma con essi non coincide, volendo impegnarsi in un loro ripensamento critico, il quale li coordina a un ordine e a un senso generale del pedagogico, che è storico sì ma che emerge anche dal pedagogico stesso, preso anche nella sua identità teorica, se pure decantata in e attraverso una “lunga durata” storica.
Pedagogia critica è critica del pedagogico e critica delle pedagogie: rilancia nel dibattito con le forme storiche della pedagogia il profilo autentico (anch’esso storicamente definito e teoreticamente decantato) della pedagogia (per noi, qui, oggi) stessa, ne fissa lo stemma e lo indica come principio regolativo, a cui il fare-pedagogia deve attenersi, in ogni campo, fissandolo come proprio punto-di-fuga; rivede criticamente (alla luce di questo modello, anche solo formale) lo statuto delle pedagogie attuali (soprattutto) e le attraversa con uno sguardo decostruttivo, interpretativo, de-dogmatizzante e ri-problematicizzante, rompendo ogni ambizione for ever alle enunciazioni delle pedagogie (e/o dei loro saperi), ogni loro visione esclusiva e settoriale, ponendola solo come un punto-di-vista, da integrare, correggere, rivedere proprio nella sua esclusività e settorialità.
La pedagogia critica è filosofica poiché implica un’ottica radicale e riflessiva; è funzionale al sapere pedagogico polimorfo contemporaneo poiché ne corregge gli irrigidimenti, i dogmatismi, etc.; è il mezzo per presidiare l’identità (profonda e unitaria, se pur storica, ma di “lunga durata”) del pedagogico e di farla valere nel dibattito delle e tra le pedagogie e le loro forme empiriche; è uno strumento dialettico per ridisegnare à part entière il dominio della pedagogia, dando ad esso (come detto) ordine e senso, presidiandoli e rilanciandoli. Essa ha un ruolo tanto per fissare il pedagogico, quanto per ri-definire (rispetto alla totalità/integralità della pedagogia) i suoi ambiti più strettamente scientifici e operativi. È quindi una pedagogia di secondo livello, ma con fortissime ricadute e pratiche e teoriche, necessarie anche e proprio in un tempo di proliferazione dei segmenti del pedagogico, che rischiano riduzioni, espropriazioni, “rattrappimenti”, etc.: in una parola, soluzioni troppo dogmatiche, perdendo di vista le complessità o ipercomplessità del pedagogico stesso.
Tale approccio alla pedagogia di tipo critico (=filosofico, antiriduzionistico, legato all’ordine e al senso del pedagogico) circola a livello internazionale (dalla Germania all’Italia, agli USA, alla Francia, alla Spagna e all’America del Sud) ed è uno dei modelli che hanno animato la ricerca contemporanea (dagli anni Sessanta in poi). Su tale modello manca fin qui, a livello italiano e non, una ricostruzione adeguata, che ne ponga in luce e lo “spettro” metateorico e la diffusione secondo tipologie articolate, come pure la funzione (critica e regolativa) che essa svolge. Manca, in particolare, una ricerca ampia e rigorosa, di ricostruzione e di interpretazione, per decantare, insieme, e la pregnanza della pedagogia critica e la sua identità trasversale e ricorrente. Ed è quello che ci proponiamo di fare con questa indagine. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il gruppo di lavoro che qui si impegna a delineare lo spettro, la diffusione e la funzione della pedagogia critica ha, da lungo tempo, rivolta la sua attenzione a questo modello di pedagogia. E individualmente e tutti insieme. Tutti i docenti coinvolti come coordinatori delle sedi locali hanno svolto la loro ricerca anche in quel “gruppo romano” (guidato da Flores d’Arcais e Granese già negli anni Ottanta) sopra ricordato e lì hanno definito e affinato quel principio pedagogico, partecipando a molte pubblicazioni (dai Quaderni di pedagogia critica del 1992 a La formazione del 1994, a Prospettive ermeneutiche in pedagogia del 1995). Poi ciascuno ha ripreso quel modello portandolo avanti con ricerche personali (così hanno fatto Cambi e Colicchi, Fadda e Spadafora, Muzi e Porcheddu, con una serie di interventi tutti significativi: qui si ricordano le pagine dedicate a tale modello – ed è solo un esempio – da Rita Fadda in La cura, la forma, il rischio (Milano, Unicopli, 1997) e in Sentieri della formazione (Roma, Armando, 2002), ma anche le riflessioni svolte da Enza Colicchi in Il tempo dell’educazione (Pisa, Giardini, 1993) o da Alba Porcheddu nel volume dedicato all’intercultura (Educare e formare nella societa multiculturale, Roma, Anicia, 2004); poi vanno ricordati i lavori di Muzi e Spadafora, e anche quelli di Cambi, i più recenti in particolare. Nel lavoro collettivo tale “stemma” pedagogico appare sullo sfondo (e al centro, insieme) nei lavori dedicati al neopragmatismo americano (tre volumi usciti presso Armando) e all’intenzionalità (due volumi usciti presso UNICOPLI più uno in uscita presso le edizioni del Cerro), rilanciato con forza e assunto come dispositivo centrale.
Allora il lavoro svolto e in cantiere dei vari docenti del gruppo poggia su questo modello di pedagogia e tende a renderlo sempre più esplicito, ricco, visibile, organico. Ed è un lavoro svolto in funzione di una ricognizione dei modelli esistenti e di elaborazione di un metamodello capace di coordinare e interpretare tali modelli, rendendoli e più efficaci e più rigorosi insieme.
Su queste basi – che noi consideriamo efficaci e sufficienti – è nato il progetto che qui presentiamo. Esso è – ad un tempo – e un aggiornamento del lavoro fin qui svolto e una sua dilatazione (spaziale e teorica), necessaria, però, a porre in luce questa frontiera avanzata del fare pedagogia, che dialoga con le scienze, le fissa come i motori del pedagogico, ma anche le attraversa criticamente, per dar loro lo spazio adeguato e per delinearne insieme anche i confini, per mostrarne le eccedenze e fissarne l’attualità e la pregnanza, come pure l’azione trasversale che viene a svolgere, in sintonia tra l’altro a quel bisogno di trasversalità che è insito nella cultura contemporanea e nella dialettica attuale dei saperi, per il quale si rimanda al volume Complessità e narrazione: paradigmi di trasversalità nell’insegnamento (a cura di F. Cambi e M. Piscitelli, Armando, Roma, 2005).
Come è presente il modello della pedagogia critica nella produzione pedagogica attuale? Lo è sotto l’etichetta di “pedagogia critica”, ma lo è anche secondo altre etichette (razionalismo critico, fenomenologia pedagogica, teoria critica della società e pedagogia, sociologia pedagogica critica, psicoanalisi e pedagogia, neopragmatismo pedagogico, razionalità postmoderna in pedagogia, decostruzionismo pedagogico, etc.). Tutto ciò rivela che sotto molti aspetti si fa pedagogia critica, anche se denominata diversamente. Così noi ritroviamo la pedagogia critica in molti sotto-modelli e in moltissime aree culturali, in cui anche lo “spettro” della pedagogia critica è stato messo in luce. Si pensi alla Germania e ai suoi fronti di ricerca presentati in alcuni volumi usciti negli ultimi anni che vengono a delineare con forza identità e funzione della pedagogia critica, seppure partendo da un’ottica personale dei diversi pedagogisti tedeschi, piuttosto che di metamodello. Si pensi anche al lavoro di Röhrs, di Böhm, di Brezinka e di molti altri, così attenti all’identità critica della pedagogia, pur delineata da loro secondo prospettive filosofiche diverse. Si pensi alla Francia e a tutto il lavoro di decostruzione della pedagogia fissato da Mariani nel volume La pedagogia sotto analisi (Milano, Unicopli, 2003) che pone bene in luce la ricerca critico-radicale di tali approcci alla pedagogia.
Per l’Italia si pensi al lavoro del ricordato “gruppo romano” (con Granese e Flores d’Arcais) e alla decantazione della pedagogia critica in molti suoi ambiti e metodi (la ricerca teorica e storica, i “rapporti mancati” con le scienze educative, le ricadute pratiche e istituzionali, poi la categoria di formazione, come reggente in pedagogia, e l’ermeneutica come modello cognitivo-critico più adeguato per sviluppare tale lavoro). Ma sulla pedagogia critica hanno lavorato anche Bertolini, Pinto, Frabboni e Baldacci, anche Nanni, Gennari, etc. secondo linee diverse ma assai esplicite di rilettura critica del pedagogico.
Per gli USA posizioni come quelle della Nussbaum si collocano su questa frontiera, come pure molte voci e posizioni connesse al postmodernismo pedagogico o alla ecologia dei media. Si pensi a Postman, si pensi anche al Rorty “pedagogista”. Tutta l’area poi dei cultural studies incrocia, di fatto e di diritto, tale modello pedagogico.
Per l’America Latina si pensi a Freire o a Illich e alle loro pedagogie “della liberazione” che sviluppano anche una rilettura radicale delle pedagogie ufficiali e delle istituzioni educative, alla luce di un ritorno alle “origini” dell’educare e alla sua finalità ultima: l’emancipazione appunto.
La pedagogia critica è presente nel mondo. È studiata nei suoi modelli. Manca – però – una metateoria, una ricognizione planetaria dei modelli, un “identikit” non solo teorico, ma anche strategico, pratico, operativo, ovvero una rilettura “totale” che ne fissi presenza e funzione e identità, e che – così – la fissi, anche e soprattutto, come modello attualissimo, pregnante e irrinunciabile (oggi) del fare-pedagogia. È l’obiettivo specifico che ci proponiamo con questa ricerca. <<<