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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di NAPOLI "L'Orientale"
SCIENZE SOCIALI
- Università degli Studi di PISA
LINGUE E LETTERATURE ROMANZE
- Università degli Studi di FIRENZE
STUDI STORICI E GEOGRAFICI
- Università degli Studi di TRIESTE
STORIA E DI STORIA DELL'ARTE
- Università degli Studi di MILANO-BICOCCA
SCIENZE UMANE PER LA FORMAZIONE
Programmi di ricerca simili:
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- 8 - Vita e forme della cultura in età moderna e contemporanea
- 9 - La nascita dell'individuo europeo: il tema dell'individualità come problema filosofico
- 10 - Comunicazione politica e storia
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
Classificazione geografica
- Regione: Campania
Bibliografia
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Parole Chiave
STORIA, POLITICA, TOLLERANZA, STORIA DELLA STORIOGRAFIA, ANTROPOLOGIA, RELIGIONE, LETTERATURALa cultura europea e il problema dell'alterità: storiografia, politica e scienze dell’uomo in età moderna (XVI-XIX sec.)
Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"Abstract
Il problema storico della nostra ricerca è studiare che incidenza abbia avuto nella formazione della identità europea in età moderna il confronto con la diversità. Tale confronto ebbe due direzioni: da un lato, il confronto con le culture non europee; d’altro lato, con molteplici mondi, ideali, sociali, religiosi, interni alla società europea. La ricerca si svolgerà attraverso l’analisi storica di istituzioni, ideologie, prassi politiche, scelte individuali determinate. Ma questa analisi vuole essere interdisciplinare: per la ricostruzione e l’interpretazione storica di processi sociali e politici, di testi, di ideali, di biografie si farà ricorso anche all’antropologia e alla letteratura. In questo modo, rispetto all’attuale stato dell’arte, non soltanto verranno nuove risposte a problemi storici già posti, ma potranno anche essere formulate nuove questioni. <<<Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Girolamo Imbruglia Università degli Studi di NAPOLI "L'Orientale"Obiettivo del Programma di Ricerca
La diversità culturale è un tratto antropologico cruciale della specie umana e ha determinato la sua intera storia. Il confronto tra le diverse culture ha prodotto tensioni e conflitti, risolti o con nuove violenze, ovvero con la conquista di nuove forme di libertà e di convivenza, nel presente come nel passato. Intendiamo dunque studiare come si è svolto nell’Europa moderna il confronto tra identità e diversità, attraverso lo studio di istituzioni, ideologie, prassi politiche, scelte individuali determinate, che hanno sia consentito questo confronto, sia fatto emergere e definito cosa fosse la diversità. Il confronto con la diversità non fu soltanto un confronto tra civilizzazioni; ma all’interno della stessa civilizzazione europea si sviluppò pure il confronto con altri complessi mondi di molteplici diversità, religiose, sociali, ideali e politiche. Per questa ragione istituzioni sociali, politiche e religiose, come l’impero, la missione o le strutture religiose settecentesche; ovvero pratiche sociali come il viaggio; o contesti culturali, come la nuova cultura europea filosofica e giuridica, ci sono parsi le strutture da studiare per comprendere come si sia svolto e risolto il conflitto tra le diversità. La prospettiva scelta permette perciò di riconsiderare in modo unitario la storia europea moderna, e al tempo stesso di individuare le diverse componenti e le fratture che operarono nella costituzione della nuova sua identità culturale. Ci è parso che si potesse accogliere la più recente tendenza storiografica che mira, anche in Italia come già nel mondo anglosassone, a considerare area della storia moderna l’insieme dei processi che vanno grosso modo dal XVI secolo al XIX secolo, come si è affermato nella recente costituzione della Società italiana degli storici dell’età moderna. In effetti, il processo che qui si affronta presenta caratteri che sfuggono alla tradizionale periodizzazione che identifica la fine dell’età moderna con le rivoluzioni di fine Settecento. Infine, ci è parso importante ampliare la nostra ricerca ad altre discipline: l’antropologia, strumento indispensabile non soltanto per riflettere sulla definizione stessa di identità e diversità, ma per indagare anche i modi con i quali la civiltà europea si rappresentò le società non europee e le proprie alterità interne, dalle plebi rurali o urbane agli eretici; e la letteratura, la cui analisi dei testi di viaggio ed in genere di descrizione della diversità arricchisce la nostra comprensione storica dei conflitti che il rapporto con la diversità ha prodotto e dei modi volti a trovarvi composizione.La ricerca si tradurrà poi nell’organizzazione di seminari, sia interni alle unità del progetto, sia aperti alla comunità scientifica, e di convegni e nella pubblicazione di monografie, edizioni critiche.
Per la comunicazione e il confronto con la comunità internazionale di studiosi il programma potrà valersi di due importanti connessioni internazionali: la partecipazione di molti dei partecipanti al programma Interlink (2004-2006) con il progetto "La cultura europea e la riflessione sulla 'alterita'': storiografia, politica e scienze dell'uomo nella nascita del mondo moderno (secoli xvi-xix)", coordinato dall’Univ. di Trieste (prof. A. Abbattista); la partecipazione al progetto della European Science Foundation sul progetto di storie nazionali(NHIST). http://www.esf.org/publication/171/NHIST.pdf , di cui è direttrice la prof. Porciani.
Per la pubblicazione dei testi, oltre ai normali canali di periodici e editoriali, il gruppo nazionale di unità ha anche come naturale sbocco per le proprie ricerche una collana, “Identità e alterità nell’Europa moderna. Ricerche e documenti di storia della cultura” (Napoli, Bibliopolis), costituita nel corso del precedente PRIN 2004. Inoltre curerà la pubblicazione in formato digitale di testi e documenti pertinenti al tema della nostra ricerca, e la ripubblicazione di opere storiografiche o di documenti che vi abbiano comunque rilievo, valendosi dei siti web "Cromohs" (http://www.cromohs.unifi.it) e "Eliohs" (http://www.eliohs.unifi.it), diretti dai proff. G. Abbattista e R. Minuti. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il tema del nostro progetto nasce da un confronto assai largo e interdisciplinare con la storiografia più recente e con altre discipline, quali antropologia e letteratura, nelle quali si sono poste infatti nuove questioni e si sono articolate nuove risposte, capaci, per un verso, di riflettere la complessità dei processi indagati, e, per un altro verso, capaci di chiarire la realtà contemporanea. La base scientifica di partenza del nostro progetto è costituita, quindi, dalla storiografia che ha messo a fuoco, in modo innovativo rispetto alla precedente tradizione di studi, la centralità del confronto tra identità e diversità nei processi della età moderna nella formazione dell’identità culturale europea. La formulazione del tema costituisce, perciò, il vertice comune alle ricerche svolte dalle varie unità, che a loro volta lo articolano attraverso aspetti specifici. Sia il problema generale, sia le sue articolazioni specifiche, dunque, sono stati formulati tenendo presente lo stato attuale dell’arte.Un punto di riferimento essenziale negli studi è costituito tuttora da La formazione storica della alterità 2001, cui si possono collegare gli studi di J. OEsterhammel 1998, di J. Israel 2001, O. P. Grell e R. Porter edd. 2000, G. Paganini e E. Tortarolo 2004, H. Peña-Ruiz, 2005 e le pubblicazioni della collana «Studi e testi per la storia della tolleranza in Europa nei secoli XVI-XVIII», Olschki, Firenze. Tali ricerche hanno illustrato, su una lunga arcata temporale, un aspetto essenziale del conflitto e del confronto con le civilizzazioni diverse e con mondi sociali e ideali alternativi, mostrando come sia emerso il valore della tolleranza inteso come diritto alla piena libertà civile. Questo filone di studi, attento alla costruzione di valori di civiltà, fa emergere, come una delle questioni centrali del confronto tra identità e diversità esterna, il rapporto tra diversità (cfr. gli atti di convegni Istanbul 2003 e Trieste 2004) e tolleranza e intende mostrare come si sia formato l’ideale moderno della tolleranza (Kilcullen 1988, Mechoulan 1993, Berkvens-Stevelinck et alii 1997, Laursen 1999), nello studio in particolare delle relazioni tra Europa ed Oriente (Lach-Van Kley 1993, da un lato, e all’interno della stessa Europa, tra Italia e Europa centro-orientale.
Ma, accanto al confronto con l’alterità esterna, di pari importanza è stata la scoperta nella storia europea dell’alterità interna: in questo quadro è fondamentale l’aspetto dell’alterità religiosa, che una grandissima tradizione storiografica, di recente anche fortemente rinnovata, ha considerato sia come una soluzione al problema della coesione sociale, sia come eterodossia affermata e tramandata. Si pensi alle ricerche sul rapporto tra il sistema politico assoluto e l’integrazione con le differenti religioni (Dreitzel 1995, Breuer ed. 1995, Firpo 2003), e a quelle sulla storie delle eresie (Laursen ed. 2002, S. Pott et al., 2003,) nelle quali le teorie della tolleranza religiosa rappresentavano atteggiamenti diversi in riferimento a aree diverse di convivenza religiosa. Altro recente aspetto di indagini a questo complementare è costituito dalla riflessione sull’affermazione dell’eterodossia religiosa tra clandestinità e pubblicità, in particolare sulle teorie di alterità religiosa che circolarono tra il XVII e il XVIII secolo, impegnate nella interpretazione atea della natura e del cosmo, o nella critica radicale alle religioni stabilite in nome di una convinzione razionale e deistica (F. Charles-Daubert 1999, Paganini et al., 2002, Mulsow 2003). Tale rapporto tra eterodossia religiosa e fondazione laica dello stato si è poi posto di nuovo durante la rivoluzione francese e nel XIX secolo (J. Lalouette 1997 e 2005, Gainot 2001, Martin 2005) e ha attraversato tutto l’Ottocento, per assumere infine forme nuove nella nostra contemporaneità.
Il problema che quindi si è ripresentato alla riflessione storica è quello della secolarizzazione della cultura religiosa, svolta nell’illuminismo. Questo tema è costitutivo della storiografia contemporanea per essere stato al cuore dello storicismo ed è tuttora al centro della ricerca. Il processo della secolarizzzazione illuminista ha affrontato pure le forme dei rapporti e della conoscenza dell’alterità, criticando le strutture religiose e proponendo nuove forme di socialità.Un esempio di questo movimento può venire dalle ricerche sull’idea e sulla pratica di missione (Prosperi, 1996, Sanneh 2002, Prentiss, 2003), che è stata studiata come uno dei momenti centrali nel disciplinamento, prima religioso e poi laico, sia dell’alterità interna, sia di quella esterna. Si creò infatti allora, con il giusnaturalismo e poi con l’illuminismo, un nuovo linguaggio laico dei diritti, della morale (Pagden ed. 1987, Tuck 1993, Haakonssen 2000, Hochstrasser 2000), e una nuova pratica della giurisprudenza (Bell 1994, Muldrew 1998, Ascheri et al. Berkeley 1999), che si sostituì a quelli religiosi. La storiografia ha quindi studiato aspetti e questioni della formazione del discorso illuminista in relazione sull’alterità illuminista (ancora validissimo Landucci 1972), in particolare in Montesquieu (Volpihac Auger 1995, Larrere 2005), Diderot (Dulac 1988, Goggi 1994) e Raynal (Bancarel et al. 2000), ma anche il valore ideologico di queste teorie nella formazione degli imperi (Armitage 2000).
La riflessione sull’idea illuminista di civilizzazione è stata molto indagata pure in una diversa ma feconda prospettiva interdisciplinare, in cui convergono prospettive di storia etnografica ed etnologica, letteraria e intellettuale e in cui si indaga la formazione della cultura moderna attraverso le varie forme di conoscenza dell’alterità (Pagden 1993 e 2000). Questo tema ha ricevuto varie articolazioni, che ruotano principalmente sulla ricostruzione di realtà sociali non europee particolari, ad esempio gli americani e i brasiliani in specie (Lestriguant 1990 1996 e 2003; Thérien ed. 1988, Lukes 2003), o le immagini del nero a fine Settecento (Hoffmann 1973, Benot 2003 e 2005) o del turco (Davis 2003, Matschke 2004, Hadri 2004): quest’ultimo campo è stato poi di recente discusso anche in relazione alla complessa idea di orientalismo, in cui sono confluite nuove ricerche di etnostoria e psicostoria. Anche l’esperienza conoscitiva, ma pure esistenziale del viaggio è stata di recente analizzata, sia nell’alterità extraeuropea (Berthiaume 1990; Vand den Cruysse 1991, Linon Chipon 2003, Moureau 2005; Bossi et al. 2005), sia nell’alterità interna, in Italia (Waquet 1989, Kanceff 1992 e 1994, Wolff 2001, Brilli 2003) e in Russia (Karp et al. 2001). Questi studi, che hanno molto utilizzato la categoria dicotomica del mondo ‘par-deçà e par-delà’, hanno dunque in generale mostrato come, da presentazione della diversità di ben determinate alterità esterne, questo discorso si sia fatto indagine sulla propria identità, e la storia dell’altro sia divenuta storia di sé.
Le immagini dell’alterità e l’interazione con la rappresentazione della propria civilizzazione tra ‘700 e ‘800 hanno però perso il loro prevalente carattere cosmopolitico e sono diventate un elemento della costruzione dell’identità nazionale (Chatterjee 1986, Berger et al. 1999). Il rapporto tra cultura illuminista e conoscenza dell’alterità non si limitò infatti a quella esterna, di altre civilizzazioni, ma fu anche indagine sulla alterità interna: si affermò infatti appunto a metà ‘700 la conoscenza storica della civilizzazione svolta con i criteri filologici e filosofici moderni (O’Brien 1997, Womersley 2002, Pocock 1999-2005), che si sviluppò poi nella nuova scienza storica ottocentesca. Oltre alle consolidate indagini sulle ricostruzioni storiografiche, la ricerca sta ora anche mettendo in luce il lato professionale e pubblico della storiografia (Conrad ed. 2002, Nora ed. 1984-1992, Ricuperati 2005) e quello di genere (Porciani 2004). Ma le storie nazionali spesso erano anche storie di formazione e incremento di imperi: questo aspetto è al centro di un vivace dibattito, di grande interesse anche metodologico, in particolare per i dibattiti della ‘world history’ (Chakrabarty 2000, Mc Leod ed. 2000) e degli studi post-coloniali (Chatterjee 1993, Young 2003). In particolare, sono parse di estremo interesse le ricerche sulla formazione e le rappresentazioni dell’impero nella cultura inglese (Whelan 1996, Muthu 2003) e francese (Benot 1988 e 1982, Blanchard et al. 2005). L’attenzione alla dimensione politica e ideologica dei sistemi imperiali moderni si è anche arricchita di indagini sulle rappresentazioni culturali, con le quali si sono ribadite e diffuse le forme della legittimità del potere imperiale: oltre alle già ricordate ricerche sulla letteratura, si pensi alle esposizioni di individui esotici nelle città europee (Rydell 1984, Schwarz 2001, Bancel et al. 2002). <<<



