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PROGRAMMA DI RICERCA

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Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
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Parole Chiave
MEZZOGIORNO, ETÀ MODERNA, ASSISTENZA, ISTITUZIONI, SOCIETÀ, RELIGIOSITÀ, CONFRATERNITE, INFANZIA ABBANDONATA, PAUPERISMO

Istituzioni, assistenza e religiosità nella società del Mezzogiorno d'Italia tra XVIII e XIX secolo

Università degli Studi di Bari
Abstract
Il programma di ricerca intende delineare la storia delle istituzioni, dell'assistenza e della religiosità nella società del Mezzogiorno d'Italia tra XVIII e XIX secolo. La storia delle forme e delle istituzioni sanitarie, caritative, assistenziali ed educative del passato è anche la storia dell'infanzia, della famiglia, delle donne, del pauperismo. I protaginisti sono, quindi, i bambini abbandonati, gli orfani, le donne sole e bisognose, prive della tutela di una famiglia, le donne disonorate e pericolanti, i vagabondi, gli accattoni, i poveri, i malati, i ragazzi traviati e discoli: quella folla di disperati che la necessità o il vizio relegava ai margini della società civile, privi di aiuti e di ogni reale speranza di riscatto. Un universo quanto mai sfaccettato e multiforme, fatto di storie individuali e percorsi tragicamente comuni, al quale è stata destinata, nel corso dei secoli, l'opera di assistenza pubblica e privata, ora di matrice laica ora d'ispirazione religiosa, attraverso la fondazione di ospizi e ospedali, brefotrofi, orfanotrofi, conservatori maschili e femminili, alberghi dei poveri, collegi, educandati, case di lavoro, etc.
L'Italia, e nello specifico il Mezzogiorno, conserva una grande documentazione archivistica, in parte ancora inesplorata, che permette la conoscenza approfondita degli avvenimenti, dei protagonisti, delle politiche assistenziali, dell'organizzazione caritativa nella trama dei rapporti tra istituzioni e società, nonchè nella dialettica società religiosa - società laica, tenendo nella giusta considerazione gli interessi e i contrasti di natura patrimoniale e giurisdizionale tra i due poteri.
L'itinerario tematico-cronologico del programma di ricerca focalizza nei secoli XVIII-XIX il passaggio dal sistema della carità a quello della beneficenza, che ha rappresentato il momento più intenso ed esclusivo dell'atto caritativo individuale e religioso a sollievo dei non abbienti. A partire poi dalla seconda metà del XIX secolo si assiste a quel cambiamento rapido e per quei tempi rivoluzionario che avrebbe portato all'ulteriore progressiva evoluzione verso l'assistenza sociale. Un passo intermedio e necessario che ha rappresentato il trampolino per il grande balzo verso la previdenza obbligatoria, da cui si intravedevano i prodromi di quel sistema di sicurezza sociale compiuto, dove la prestazione non è più un atto caritatevole, discrezionale e paternalistico, ma il contenuto di un vero e proprio diritto soggettivo del cittadino in quanto tale. Le suggestioni della ricerca sono di varia natura. Non sono soltanto quelle tradizionali di carattere giuridico-istituzionale, che certamente saranno ricostruiti nell'ambito del programma della ricerca, ma si spingono ben oltre, dalla storia dell'assistenza e della carità, a quella della salute, dalla storia del mondo dei poveri, della fenomenologia del pauperismo a quella della mentalità e della sensibilità.
La ricchezza degli archivi e la fruizione di fonti classiche e nuove si offre a una ricerca scientifica capace di dosare con attenzione le valutazioni di carattere quantitativo e l'indagine qualitativa, leggendo nei documenti tutte le suggestioni del tema oggetto di analisi.
Il panorama delle fonti e gli archivi delle istituzioni ecclesiastiche e laiche che hanno gestito nel corso dei secoli l'assistenza materiale e morale alle frange della popolazione in difficoltà tra pietà e controllo sociale risultano certamente indispensabili per valutare gli aspetti demografici e sociali di quel variegato mondo dei poveri e dei bisognosi che vivevano ai margini della società. Tuttavia, gli stessi decumenti rappresentano al contempo una sorta di "occhio" delle istituzioni sulla società meridionale tra Settecento e Ottocento che ha registrato, nella lunga durata plurisecolare, il passaggio dalla carità alla beneficenza, all'assistenza istituzionalizzata e laicizzata e che vede, nella cesura napoleonica, il punto fondamentale di questo passaggio. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giovanna Da Molin Università degli Studi di BARI
Obiettivo del Programma di Ricerca
Nella società europea moderna, gran parte della popolazione urbana e rurale viveva in condizioni più o meno gravi di indigenza materiale e morale.
Obiettivo principale del programma di ricerca è quello di indagare sulla fenomenologia del pauperismo e dell'emarginazione sociale, nonchè di delineare il ruolo svolto, in un'ampia e articolata rete di consensi, dalle istituzioni ecclesiastiche e laiche che hanno gestito l'assistenza materiale e spirituale ai poveri, agli ammalati, alle vedove, ai bambini abbandonati, agli orfani, ai vagabondi, ai pellegrini, ai gruppi sociali ed etnici che vivevano dentro e ai margini delle società del passato, con particolare riferimento al Mezzogiorno d'Italia tra XVIII e XIX secolo.
Il periodo storico di riferimento si rivela particolarmente significativo nell'intento di ricostruire le tappe e le modalità del processo di laicizzazione e secolarizzazione delle opere caritativo-assistenziali (enti religiosi, opere pie, confraternite, ospizi, ospedali, monti frumentari, monti di pietà e di maritaggio, etc.) attraverso la cesura napoleonica che eredita, a partire dal XVIII secolo, un lento processo di ricerca di individuazione delle cause sociali ed economiche del pauperismo e dell'emarginazione.
Parlando di povertà nel Mezzogiorno d'Italia la dimensione meramente economica non è sufficiente a caratterizzare il fenomeno nella sua complessità. Vi è infatti una povertà strutturale legata alle vicende del territorio, alla sua vocazione e alla demografia, ai flussi migratori esterni e interni. Il programma di ricerca delineerà la storia dell'assistenza ai poveri e agli emarginati attraverso la disamina delle fonti conservate negli archivi civili ed ecclesiastici, nel contesto del dibattito storiografico sul fenomeno.
Particolare attenzione sarà destinata alla pratica dell'abbandono dei figli, pratica, come ha scritto Gutton, che almeno in alcuni periodi costituiva un evento quasi normale nel mondo dei poveri. Nelle ruote cittadine venivano depositati non solo i figli del disonore, della vergogna, frutto di rapporti prematrimoniali, ma anche i figli della miseria, della fame, venuti al mondo in contesti familiari estremamente poveri.
La ricerca intende approfondire il tema dell'infanzia abbandonata, dei trovatelli, degli orfani delineando le caratteristiche demografiche e sociali del fenomeno nonchè, sulla base di nuovi approcci metodologici e nuove fonti d'archivio finora inesplorate, indagare e comprendere le cause dell'abbandono, le caratteristiche dei latori dei trovatelli, con ampi riferimenti allo scenario amministrativo e legislativo di riferimento e al dibattito vivace che caratterizzò i secoli XVIII e XIX intorno al tema dell'infanzia abbandonata, della sua assistenza e formazione.
I grandi ospizi cittadini, i brefotrofi, gli orfanotrofi, i conservatori maschili e femminili, gli alberghi dei poveri, i collegi, gli educandati, le case di lavoro rappresentano il vasto panorama delle istituzioni che tra Settecento e Ottocento sono state dedicate alle politiche assistenziali verso bambini e ragazzi senza famiglia e, più in generale, verso le frange della popolazione in difficoltà.
La storia sociale dell'assistenza ai bisognosi ha trovato, negli ultimi decenni, una più precisa collocazione nell'ambito della storia delle istituzioni - politiche, sociali, religiose, economiche -. Nel quadro della complessa storia del Mezzogiorno, l'organizzazione caritativo-assistenziale e, più precisamente, i significati che l'istituto caritativo-assistenziale presenta sul piano della vita sociale, deve essere analizzata nella trama dei rapporti tra istituzioni e società, nonchè nella dialettica società religiosa - società laica, tenendo nella giusta considerazione gli interessi e i contrasti di natura patrimoniale e giurisdizionale tra i due poteri.
La ricerca, in particolare, si orienterà nella ricostruzione dei processi storici degli istituti assistenziali corporativi di ceto (nobili e di mestiere), attraverso i quali è possibile ricostruire le forme e le strategie caritativo-assistenziali messe in atto, in contesti di forti differenziazioni sociali, attraverso alcuni strumenti di raccolta e di gestione dei segni materiali della pietà dei fedeli.
In questo scenario di riferimento l'indagine si estende all'analisi del rapporto fra la vita sociale e la religiosità nella popolazione meridionale - con approfondimenti specifici per l'area siciliana e calabrese - tra la prima età moderna e la Restaurazione, cercando di far luce sulla trama fittissima e complicata della vita sociale e politica dell'antico regime, sul ruolo svolto dalle confraternite, sui circuiti degli scambi, delle contese e delle mobilitazioni.
In sintesi, l'obiettivo del programma di ricerca è quello di allargare le conoscenze puntando l'attenzione su frange di popolazione "in difficoltà" finora poco studiate (poveri, vagabondi, orfani, trovatelli, donne sole, vedove e abbandonate, donne pericolanti e meretrici, ragazzi discoli e traviati) esplorando, attraverso un profondo scavo archivistico, fonti classiche e nuove in archivi statali e ancorpiù in quelli privati di singole istituzioni ecclesiastiche o civili.
Allargando l'analisi, in profondità, a territori finora poco studiati (le province pugliesi pre-unitarie, la Campania, la Basilicata, la Calabria e la Sicilia) in uno scenario di riferimento nazionale e internazionale, la ricerca delineerà il ruolo delle istituzioni caritativo-assistenziali nella società meridionale in un significativo periodo storico quale è stato quello della cesura napoleonica.
Al termine della ricerca, grazie alle informazioni raccolte, sarà possibile tracciare un quadro significativo delle forme di assistenza all'infanzia e alla marginalità, delinenado modelli differenziali di assistenza maschile e femminile, al fine di ricostruire un'immagine sempre più nitida della società del passato. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
La storiografia contemporanea, in particolare quella francese, ha offerto a partire dagli anni Settanta del Novecento, particolari e affascinanti suggestioni sul tema della povertà, dell'emarginazione sociale e dell'assistenza nelle società del passato. Basti pensare alle monumentali ricerche di Michel Mollat sui poveri e la povertà nel Medioevo e allo studio di Jean-Pierre Gutton sulla società e i poveri nell'età moderna, senza trascurare i notevoli contributi scientifici di Bronislaw Geremek e Brian Pullan.
Per il Mezzogiorno d'Italia di estremo interesse appaiono le puntualizzazioni di Gabriele De Rosa che, delineando i profili e le caratteristiche del povero, fa riferimento non solo ai parametri economici e sociali ma anche alle strutture mentali.
In questo ampio contesto di riferimento sulle frange più bisognose della popolazione meridionale in età moderna, nella produzione scientifica del secondo Novecento, l'infanzia ha rappresentato a lungo un soggetto taciuto e dimenticato fino a quando, agli inizi degli anni Sessanta, lo storico francese Philippe Ariès, con il volume L'enfant et la vie familiale sans l'ancien régime, ha aperto la strada agli studi di storia dell'infanzia. Tra questi studi particolarmente interessanti appaiono le analisi di Lloyd deMause il quale, facendo leva sulla psicostoria e sulle pulsioni negative di morte, ha svelato le varie forme di violenza di cui a lungo l'infanzia è stata oggetto e non vanno sottaciuti i contributi di Stone.
Anche in Italia le ricerche sull'età bambina trovano numerosi cultori di vari settori: di geografia umana e della sanità, della famiglia e dell'educazione con significativi intrecci tra gli studi di costume e le analisi demografiche.
La storia dell'infanzia non è dunque e soltanto storia d'amore, di cura e di tutela ma è anche storia fatta spesso di negligenza e di abbandono, di sfruttamento e di violenza. Negli ultimi decenni la bibliografia relativa alla storia dell'abbandono infantile si è arricchita notevolmente e porta le firme di storici, demografi, sociologi, antropologi, pedagogisti e psicologi appartenenti non solo alla zona geografica - Italia, Francia e Penisola iberica - ritenuta tradizionalmente la culla del fenomeno espositivo, ma anche all'area nord-europea e perfino americana.
Parlando delle istituzioni tradizionalmente destinate alla cura dei trovatelli, le prime informazioni provengono dall'Italia e sono contenute nei registri dei verbali che attestano l'esposizione dei bimbi accolti e i conti relativi al loro mantenimento. L'allestimento di ospizi destinati all'infanzia abbandonata favorì dunque la nascita e la crescita di archivi consistenti, grazie ai quali la storia dell'abbandono risulta oggi la più antica storia sociale che si possa scrivere.
In letteratura sono disponibili pregevoli lavori di sintesi che, in maniera volutamente semplificatrice, ricostruiscono l'evoluzione del fenomeno dell'infanzia abbandonata nell'Europa moderna fino a tracciare una linea di tendenza plurisecolare in due fasi. Il numero delle nascite irregolari, globalmente inteso (illegittimi ed esposti) diminuisce o ristagna nel corso del Seicento fin verso la metà del XVIII secolo, per poi aumentare fino a raggiungere livelli record a fine Settecento e soprattutto nella prima metà dell'Ottocento.
Le caratteristiche delle linee secolari del numero degli abbandoni non cambiano da zona a zona per quanto concerne l'Italia moderna, nonostante la varia applicazione della riforma tridentina, il vario ripercuotersi delle crisi di mortalità, le diverse politiche assistenziali e, nel quadro di queste, l'organizzazione degli ospizi per i bambini abbandonati.
In linea di massima i valori delle nascite irregolari per i paesi disponibili marcano un andamento in declino fino al 1750 e un andamento in rialzo a partire da tale data; è la metà del Settecento che segna una simbolica cesura e contrassegna un'inversione di tendenza. In questo periodo l'abbandono di infanti assume in Italia i connotati di un fenomeno massiccio con andamento non dissimile da quello che è stato rilevato per la Francia e per altri paesi europei.
Le ragioni che possono aver determinato il vario muoversi del fenomeno dell'infanzia abbandonata tra l'inizio e la fine dell'età moderna sono molteplici e sfuggenti perchè sono da addebitare, oltre che a generiche cause economiche e sociali (pressione demografica, difficoltà economica, rialzo dell'età alle nozze, aumento del celibato), anche a motivi non scritti e quindi non immediatamente documentabili. Importanti furono i cambiamenti attuatisi nel corso dei secoli nella mentalità collettiva, le trasformazioni dei costumi e le modificazioni nella struttura familiare operatesi sotto lo stimolo di sollecitudini immediate - quale fu ad esempio l'istituzione civile della ruota in epoca francese - e sotto la spinta di pressioni più lente ed occulte - quale fu ad esempio quella della Chiesa in tema di sacramenti e di valore della vita, condotta attraverso la capillare rete delle parrocchie. Come suggerisce David Kertzer, riguardo all'esplosione degli abbandoni nell'Europa cattolica, accanto alle interpretazioni economiche, demografiche e culturali, una lettura complessa del fenomeno porta alla luce uno scenario complesso all'interno del quale s'intrecciano l'onore delle donne, la protezione delle famiglie, il ruolo della Chiesa e quello dello Stato.
La pratica dell'abbandono, inoltre, pur trovando nel brefotrofio la sua sede istituzionale, conosceva altre vie di sfogo: proprio nell'Inghilterra moderna, come testimonia Serge Chassagne, il sistema del baby farming consentì infatti a migliaia di famiglie di disfarsi sine die dei propri figli col pagamento di una somma fissa forfettaria.
Tuttavia, trattare di pratiche, forme e istituzioni assistenziali dedicate alla tutela di fanciulli e adolescenti abbandonati in età moderna conduce inevitabilmente lo studioso nel mezzo di un crocevia dove s'intersecano i molteplici dibattiti dell'ultimo trentennio relativi alla storia dell'infanzia, della famiglia, delle donne, del pauperismo e delle politiche caritativo-assistenziali dei vari Stati italiani di ancien régime - con particolare attenzione al Mezzogiorno - della pedagogia, della sociologia e della demografia storica. Anche i numeri monografici di riviste storiche e storico-demografiche specializzate sono stati dedicati, negli ultimi anni, ad argomenti - lavoro minorile, servitù, rapporti tra fratelli, famiglia e parentela - strettamnete integrati ma non esclusivamente rivolti al tema dell'infanzia abbandonata.
Con queste premesse si apre un ulteriore filone storiografico che segue, con una proiezione assistenziale di lungo periodo, le fanciulle e i fanciulli sopravvissuti all'abbandono e ai primi anni di vita che, terminato il periodo del baliatico venivano reclusi negli istituti assistenziali preposti alla loro assistenza (conservatori, orfanotrofi, ospizi, case coloniche, etc.). Spesso, e soprattutto a partire dai primi anni del XIX secolo, i trovatelli più grandi condividevano lo svantaggio di una nascita illegittima e dell'abbandono con numerosi orfani, ragazzi traviati e discoli, donne sole e pericolanti, vagabondi, accattoni, vecchi malati.
Onore e virtù sono i due punti cardine su cui si sviluppa il paradigma reclusorio-assistenziale destinato alle ragazze fisicamente o moralmente abbandonate - esposte, orfane, giovani pericolanti a carico di famiglie troppo povere e insufficienti alla loro educazione - dell'Italia sette-ottocentesca. Sulla scia dei monasteri fioriti dopo la Controriforma, col secolo dei Lumi anche le istituzioni assistenziali dedicate a offrire un generico sollievo alle fanciulle strutturalmente più fragili, iniziano a mutare obiettivi, prerogative e finalità, trasformandosi gradualmente in autentiche macchine educative propedeutiche a una vita organizzata in chiave familiare, professionale e religiosa. Come testimoniano numerosi lavori monografici sul tema, a partire dalla seconda metà del Settecento i conservatori femminili, pur mantenendo come obiettivo principale la tutela della gioventù abbandonata, cominciano ad assumere caratteristiche peculiari seguendo strategie d'intervento improntate a nuovi modelli assistenziali e dedicandosi a un genere di soggetti da proteggere assai più largo di quello dei secoli precedenti. Una scansione separa poi al suo interno le istituzioni delegate a ospitare fanciulle di cui si doveva tutelare l'onore - i conservatori veri e propri - da quelle destinate a donne più anziane, vedove, malmaritate, penitenti, redente, peccatrici, ex-delinquenti,- istituzioni ridefinite col nome di ritiri o rifugi.
Passando a esaminare l'assistenza al maschile, l'intento principale era quello di preparare i ragazzi per un eventuale inserimento nel mondo del lavoro e prevenirne l'oziosità, il vagabondaggio e l'indisciplina. I modelli della politica assistenziale rivolta ai maschi, il primo di carattere professionale e di formazione al lavoro, il secondo decisamente correzionale e reiducativo, risentono fortemente delle nuove teorie assistenziali orientate non tanto a difendere le fasce strutturalmente più deboli che fino ad allora avevano costituito il fardello caritativo maggiore, ma a preservare la società dalle minacce delle ridefinite categorie dei rinchiudibili, ormai identificati nei socialmente pericolosi: giovani sani ma fannulloni, vagabondi, giocatori, mendicanti, pessimi esempi per un mondo in sviluppo positivo.
All'interno di questo universo quanto mai sfaccettato e multiforme, fatto di storie individuali e percorsi tragicamenti comuni, al quale è stata destinata nel corso dei secoli l'opera dell'assistenza pubblica e privata, ora di matrice laica, ora d'ispirazione religiosa, un particolare campo d'indagine è destinato alla storia degli ospedali, delle istituzioni sanitarie e del loro ruolo all'interno della società di riferimento. <<<