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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
Classificazione geografica
- Regione: Abruzzo
Bibliografia
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Parole Chiave
INTERVENTO PRECOCE, RESPONSIVITÀ MATERNA, RISCHIO EVOLUTIVO, INTERAZIONE MADRE-BAMBINO, DISEGNO LONGITUDINALEIntervento precoce e sicurezza materna come fattori di protezione dello sviluppo socio-affettivo del bambino in condizioni di rischio
Università degli Studi "G. d'Annunzio" Chieti-PescaraAbstract
Il progetto, che si avvale della compartecipazione di quattro unità locali, è diretto a indagare le prime fasi dello sviluppo socio-affettivo del bambino in campioni a rischio che beneficiano di un programma di prevenzione. In particolare, intende analizzare il ruolo che l’intervento precoce e la sicurezza dei modelli di attaccamento nella madre giocano in tale processo. Allo scopo, le unità afferenti al progetto adottano un disegno di ricerca che utilizza l'intervento come variabile sperimentale e la sicurezza/insicurezza materna come variabile di disegno. Le tipologie di rischio e le strategie di intervento sono differenti tra le varie unità ma possono essere confrontate sotto numerosi aspetti. Il primo contributo presentato dall’unità di Milano Bicocca concerne un campione di madri in età adolescenziale. Tale condizione, frequentemente associata a modelli di attaccamento insicuri nella madre e a minore sensibilità nell'interazione con il bambino, è considerata a rischio per lo sviluppo della co-regolazione affettiva e di un legame di attaccamento sicuro. Il progetto utilizza l'intervento basato su videofeedback e discussione in quanto finalizzato ad agire su entrambi gli aspetti.Gli altri tre contributi, presentati dalle unità di Chieti-Pescara, Bari e Roma “La Sapienza” rispettivamente, prendono in considerazione campioni che vivono in condizioni di disagio sociale, anch'esso associato a maggiore incidenza di disturbi socio-affettivi nella prima infanzia. Le tre unità si differenziano tra loro per il tipo di intervento.
L'unità di Chieti-Pescara propone tre diverse strategie, tutte focalizzate su aspetti relativi al contesto extra-relazionale. Lo scopo è analizzare il processo di mediazione che, secondo il modello di Belsky, regola l’influenza dei fattori distali sull'interazione madre-bambino. Ogni strategia fornisce una specifica forma di sostegno sociale, precisamente il supporto pratico, la condivisione delle esperienze e lo scambio di informazioni rispettivamente, allo scopo di confrontare la loro efficacia. Il contributo di Bari utilizza il medesimo intervento di videofeed-back e discussione proposto dall’unità di Milano, dirigendolo tuttavia a una diversa tipologia di rischio. A differenza del progetto di Chieti, dove al contrario la tipologia è la stessa, l'intervento di Bari concerne sia fattori prossimali, come la sensibilità materna che fattori distali. Questi ultimi consistono nei modelli interni di attaccamento della madre e quindi non riguardano il contesto, come nell'altro progetto, ma caratteristiche psicologiche individuali. Infine, il contributo presentato dall’unità di Roma propone un intervento basato sulle visite domiciliari. La strategia è simile a una di quelle previste dal programma di Chieti; tuttavia, essendo il protocollo focalizzato in questo caso sull’interazione madre-bambino anziché sul sostegno pratico, è diretto a fattori prossimali anziché distali e può essere piuttosto confrontato con l’intervento di videofeedback proposto per la medesima tipologia di rischio da Bari. I progetti condividono un disegno longitudinale con misurazioni ripetute a età uguali per tutte le unità. Analizzano inoltre sia variabili relative allo sviluppo affettivo, più comunemente esplorate dalle ricerche basate sui programmi di intervento nella prima infanzia, che variabili relative ad altri aspetti dello sviluppo come quello comunicativo, cognitivo e interpersonale. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Tiziana Aureli Università degli Studi "G. d'Annunzio" CHIETI-PESCARAObiettivo del Programma di Ricerca
Il progetto è diretto a indagare le prime fasi dello sviluppo socio-affettivo del bambino in campioni a rischio che beneficiano di un programma di prevenzione. In particolare, intende analizzare il ruolo svolto in tale processo da due elementi, l'intervento precoce e la sicurezza dei modelli di attaccamento nella madre, intesi entrambi come fattori di protezione del bambino dal rischio evolutivo. Il progetto si basa su una visione dinamica e transazionale dello sviluppo umano, considerato come un processo né lineare né unideterminato ma dipendente dalla molteplicità di relazioni che intercorrono tra l’organismo e l’ambiente; in particolare, per quanto riguarda lo sviluppo a rischio, il progetto condivide il postulato di Belsky secondo cui gli elementi di debolezza presenti nel contesto di tale sviluppo interagiscono con gli elementi di forza e che gli esiti negativi dei primi possono essere compensati dall’influenza dei secondi , diventando pertanto più probabili quando tale compensazione non si verifica.Le unità afferenti al progetto concorrono all’obiettivo sopra detto adottando un disegno di ricerca caratterizzato da due aspetti: a) l’utilizzazione dell’intervento di prevenzione come variabile sperimentale, allo scopo di verificare i suoi effetti sul campione selezionato; b) l’utilizzazione della sicurezza dei modelli di attaccamento materno come variabile di disegno, allo scopo di valutare il peso di tale variabile sui risultati ottenuti. Le tipologie di rischio e i programmi di intervento sono differenti tra le varie unità ma confrontabili sotto numerosi aspetti, il che consente di ottenere un quadro unitario e nel contempo articolato della problematica scelta.
Il primo contributo presentato dall'unità di Milano Bicocca concerne un campione di madri adolescenti. E’ noto che la condizione adolescenziale interferisce negativamente con la gestione del ruolo genitoriale aumentando l'incidenza di legami di attaccamento insicuro, di tipo evitante e disorganizzato rispetto ai figli di madri adulte. Poiché tale esito è associato a minore responsività della madre e all’insicurezza dei suoi modelli di attaccamento, il progetto utilizza come intervento preventivo quello basato sulla tecnica di videofeedback e discussione, in quanto finalizzata ad agire su entrambe le condizioni.
Gli altri tre contributi, presentati dalle unità di Chieti-Pescara, Bari e Roma "La Sapienza" rispettivamente, selezionano una tipologia di rischio differente e precisamente il disagio sociale, definito dal basso livello socioeconomico della famiglia e dalla carenza di supporto sociale. Si ritiene infatti che i problemi finanziari dei genitori, aggravati dall'isolamento sociale, possano ridurre la sensibilità genitoriale influenzando il percorso evolutivo. Si ritiene anche che l’insicurezza materna possa aggravare l'isolamento sociale riducendo la capacità delle madri di richiedere il sostegno altrui per fronteggiare le difficoltà. Le unità si differenziano per il tipo di interventi proposti.
Il programma di Chieti-Pescara interviene su fattori cosiddetti distali, costituititi in questo caso da aspetti del contesto extra-relazionale. Lo scopo è analizzare il processo di mediazione che, secondo il modello di Belsky, regola l'influenza di tali fattori e potrebbe spiegare il meccanismo della loro efficacia. A differenza di molti programmi di questo tipo che mescolano fra loro le tipologie di rischio e le strategie di intervento, il programma è diretto a diadi che condividono la medesima tipologia di rischio, differenziando le strategie propost in base alla forma di sostegno fornita da ciascuna, e precisamente il supporto pratico alla madre tramite le visite domiciliari, la condivisione sociale delle esperienze tramite la partecipazione ai gruppi di auto-aiuto e lo scambio di informazioni negli incontri con esperti, rispettivamente.
Il contributo di Bari utilizza il medesimo intervento di videofeedback e discussione proposto dall'unità di Milano, dirigendolo a una diversa tipologia di rischio. Anche in questo caso, lo scopo è vedere se questa tecnica, già utilizzata con successo per promuovere la sensibilità delle madri e la sicurezza dei loro modelli interni, risulta efficace in una condizione, come il disagio sociale, particolarmente rischiosa per entrambi questi aspetti.
L’ intervento, distinto in due parti, è focalizzato, per la parte relativa alla procedura di videofeedback, su fattori prossimali come la sensibilità materna e pertanto differisce da quello di Chieti, diretto alla medesima tipologia di rischio e focalizzato sui fattori distali; tuttavia, occupandosi delle rappresentazioni materne nella parte della procedura dedicata alla discussione, concerne anche fattori distali, pur se diversi da quelli considerati dall’altro progetto.
Infine il contributo presentato dall'unità di Roma propone un intervento basato sulle visite domiciliari, data la capacità dimostrata da tale intervento di diminuire drasticamente la percentuale di fallimenti interattivi nella relazione della madre con il bambino, altrimenti assai numerosi nelle famiglie in disagio sociale. La strategia proposta è simile a una di quelle previste dal programma di Chieti; tuttavia si basa su un protocollo diverso. Le visite sono infatti effettuate da psicologi che hanno l'obiettivo di aiutare la madre a migliorare l'interazione con il bambino anziché da operatori sociali che svolgono compiti di sostegno pratico. L'intervento è focalizzato su fattori prossimali come la sensibilità materna e può essere confrontato con l'intervento di videofeedback proposto da Bari, che si avvale di una tecnica diversa per intervenire sul medesimo focus.
Tutti i progetti condividono un disegno longitudinale che copre il primo anno di vita del bambino e prevede osservazioni e misurazioni ripetute nei punti di rilevazione canonici per la conoscenza e valutazione dello sviluppo nella prima infanzia. Ciò apre la possibilità di esaminare non solo i risultati dello sviluppo ma anche il percorso evolutivo che li ha prodotti, evidenziando andamenti di gruppo e differenze individuali. Inoltre, i progetti analizzano sia variabili relative allo sviluppo affettivo, come usualmente avviene nelle ricerche di orientamento clinico basate sui programmi di intervento nella prima infanzia, che variabili relative ad altri aspetti dello sviluppo più trascurati ma strettamente connessi al primo, quali lo sviluppo comunicativo e interpersonale. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La visione transazionale dello sviluppo umano (Bronfenbrenner, 1979; Ford & Lerner, 1992; Fogel, 1993; Sameroff, 1992) pone l'accento sulla reciprocità delle relazioni tra individuo e ambiente. In questa visione, nessuno dei due elementi determina il percorso evolutivo, né opera in isolamento dall’altro; piuttosto entrambi interagiscono mutuamente tra loro, generando una rete complessa di influenze reciproche che rende lo sviluppo umano un processo multideterminato. Da ciò l'arguta affermazione di Bronfenbrenner secondo cui nell'ecologia di tale sviluppo "i più importanti effetti principali sembrano essere le interazioni" (p. 38, 1979). Se dunque lo sviluppo è multideterminato, anche il processo che porta a un esito disfunzionale o patologico va pensato negli stessi termini, per cui l'affermazione può valere anche in ambito eziologico, in caso di disturbi, ritardi e difficoltà. Interpretando il pensiero di Bronfenbrenner, Belsky ritiene infatti che stress e supporto devono essere considerati simultaneamente perché "i fattori di rischio possono diminuire la loro influenza se sono bilanciati dai fattori di protezione" (p. 260, 1999) e, per lo stesso meccanismo, possono aumentarla se restano scompensati. E' possibile pertanto guardare al disagio evolutivo in termini dinamici, considerando che eventuali difficoltà iniziali a carico dell'uno o l'altro dei componenti del sistema riducono il loro peso negativo se incontrano condizioni promozionali che interagiscono con loro in modo da contrastarle, come pure accrescono il proprio peso se interagiscono con componenti dello stesso segno che le accentuano. Il programma di ricerca intende indagare l'influenza di fattori compensativi sull'evoluzione e l'esito dello sviluppo infantile a rischio.Allo scopo parte dalle seguenti considerazioni: 1) La vasta e composita letteratura sullo sviluppo socio-affettivo nel primo anno di vita, relativa sia alla formazione del legame di attaccamento (Thompson, 1999) che alle prime fasi della comunicazione e dell'intersoggettività (Schaffer, 1977), evidenzia il ruolo determinante giocato dalla responsivitàdel genitore, intesa come capacità di comprendere i segnali infantili e di rispondervi in modo appropriato. 2) Le ricerche che hanno utilizzato programmi di prevenzione mostrano che la manipolazione sperimentale di tale variabile - per via diretta, intervenendo sui comportamenti materni nell'interazione con il bambino e indiretta, intervenendo su dimensioni di contesto (supporto sociale, rappresentazioni mentali, sostegno psicologico, informazione) - è efficace nel promuovere sia la responsività nella madre che la sicurezza dell'attaccamento nel bambino (Cassibba, van IJzendoorn, 2005). L’intervento sembra pertanto funzionare come fattore esterno al sistema relazionale che compensa le disfunzionalità del sistema stesso. 3) Risulta da una recente meta-analisi che sia la responsività materna che la sicurezza dell'attaccamento sono positivamente correlati con un'altra variabile, corrispondente alla sicurezza nei modelli operativi interni della madre (van IJzendoorn, 1995). Anche questa variabile pertanto può essere considerata come un fattore, interno in questo caso al sistema genitore-bambino, che protegge dal rischio evolutivo. Alla luce di tali considerazioni, il progetto intende verificare il ruolo protettivo dell'intervento e della sicurezza materna nello sviluppo infantile a rischio.
Il primo contributo di ricerca, presentato dall'unità di Milano-Bicocca, parte dalla considerazione che un fattore di rischio importante per la relazione tra madre e bambino è costituito dalla maternità nel periodo adolescenziale. Le madri adolescenti, probabilmente perché interferite nella gestione del ruolo genitoriale da problematiche relative alla costruzione della propria identità (Osofsky, Hann, Peebles, 1993), mostrano di essere meno responsive delle madri adulte, il che influenza lo sviluppo affettivo del bambino, aumentando l'incidenza di legami di attaccamento insicuro di tipo evitante e disorganizzato (Broussard, 1995; Frodi, Grolnick, Bridges, Berko, 1990; Lamb, Hopps, Elster, 1987; Ward, Carlson, 1995). Al contempo le madri adolescenti, rispetto alle madri adulte, presentano più frequentemente modelli di attaccamento insicuri (Ward e coll.,1995), il che appare correlato con la loro diminuita sensibilità. Di conseguenza, risulta interessante verificare quanto un modello di intervento preventivo come quello messo a punto da Bakermans-Kranenburg e collaboratori (2005), sperimentato con madri adulte insicure e/o non sensibili e finalizzato ad agire sia sulle carenze di responsività della madre sia sulla insicurezza dei suoi modelli operativi interni, possa essere efficace anche nel caso di madri adolescenti che sono esposte più delle altre a entrambe le condizioni.
Gli altri tre contributi considerano come fattore di rischio il disagio sociale. In questo caso, non solo la sensibilità genitoriale rischia di essere ridotta dai problemi finanziari che portano i genitori a essere meno attenti e pronti a rispondere ai bisogni e alle richieste dei figli, ma tali problemi possono essere aggravati dalla mancanza di supporto sociale che di solito si accompagna alla povertà (Vondra et al. 1999; Weinfiled et al., 1999). Inoltre entrambi i fattori di rischio, se associati a modelli di attaccamento insicuri, possono aumentare il loro peso negativo dato che la mancanza di una base sicura di fiducia nell'altro, può interferire negativamente con l'autonoma capacità della madre di chiedere il sostegno e l'aiuto necessari. I contributi si differenziano per il tipo di interventi proposti.
Il contributo presentato dall'unità di Chieti-Pescara parte dalla considerazione che gli interventi centrati su aspetti extra-relazionali (contesto sociale, pratiche di accudimento, scambio di informazioni) si sono dimostrati efficaci per migliorare lo sviluppo infantile altrettanto quanto quelli centrati sulla sensibilità materna (Juffer, Bakermans-Kranenburg, van IJzendoorn, 2005), il che conferma il modello di Belsky (1999) secondo cui occorre considerare l’influenza dei fattori non solo prossimali ma anche distali sul benessere del bambino. Non è tuttavia ancora chiaro il processo mediazionale che, secondo tale modello, regola l'influenza dei fattori distali e potrebbe spiegare la loro efficacia. Né è chiaro l'aspetto dell’intervento che è responsabile dell’efficacia o la tipologia di rischio rispetto a cui esso è efficace, dato che spesso gli interventi mescolano strategie diverse, ad es. supporto sociale, training, informazioni (van der Boom, 1994; Riksen-Walraden et al., 1996; Zahr, 2000), o coinvolgono campioni affetti da tipologie di rischio diverse, ad esempio basso livello socio-economico, prematurità, depressione (Beckwith, 1988; Heinicke et al., 1999). Allo scopo di chiarire questi aspetti, l’unità si propone di utilizzare protocolli di intervento focalizzati su fattori distali, diretti a una medesima tipologia di rischio e distinti fra loro sulla base del fattore distale focalizzato da ciascuno.
Il terzo contributo ad opera dell'unità di Bari parte dalla considerazione che, insieme al riconoscimento del ruolo della sensibilità del genitore come antecedente importante della sicurezza dell'attaccamento (per una meta-analisi, cfr. DeWolff e Van IJzendoorn, 1997), va riconosciuto anche il ruolo esercitato su entrambi gli aspetti dalle esperienze di attaccamento del genitore. Secondo Main et al. (1985), i modelli operativi interni del genitore, costruiti in base a tali esperienze, costituiscono una sorta di filtro attraverso cui la relazione genitore-figlio viene compresa, organizzata e gestita e quindi possono contribuire a modellare i comportamenti genitoriali attuali producendo effetti sulla formazione del legame di attaccamento del bambino. Di particolare interesse risulta pertanto un intervento preventivo come quello messo a punto dal gruppo di ricerca olandese coordinato da van IJzendoorn (VIPP-R: per il protocollo dell'intervento cfr. Cassibba e van IJzendoorn, 2005) che associa due diverse strategie di intervento, sia la modificazione del comportamento della madre nell'interazione con il bambino tramite videofeedback che quella delle rappresentazioni mentali dell'attaccamento tramite la discussione. Tale intervento, già utilizzato con successo per promuovere la sensibilità e la sicurezza materna (Bakermans-Kranenburg, et al., 1998), può essere proposto a madri che si trovano in condizioni di disagio sociale, considerato concordemente un importante fattore di rischio per gli scambi interattivi tra madre e bambino, nonché per lo sviluppo della sicurezza infantile.
Il quarto contributo dell'unità di Roma "La Sapienza" origina dalla considerazione che il legame ampiamente dimostrato tra le esperienze infantili legate al sistema di accudimento e lo sviluppo successivo del bambino diventa particolarmente rischioso nelle situazioni di grave disagio sociale, dove il basso livello socio-economico e culturale, associato alla mancanza della presenza stabile dei genitori o all’isolamento della famiglia dalla famiglia d'origine e dal contesto sociale più vicino (Lyons-Ruth et al., 1987), può aumentare la frequenza e la gravità di esperienze traumatiche. In questi casi, l’intervento preventivo, in particolare l’assistenza domiciliare alla donna primipara, si è dimostrato efficace per diminuire drasticamente la percentuale di maltrattamenti e di fallimenti interattivi nella relazione con il bambino. Sappiamo infatti che un programma anche breve di visite domiciliari, condotte da personale formato e supervisionato all'insegnamento di competenze genitoriali e conoscenze sullo sviluppo del bambino, ha effetti positivi sulla competenza della madre in interazione con il bambino, (Culp McDonald, Culp, Blankemeyer, Passmark,1998), sul suo ruolo di protezione e di insegnamento (Lyon-Ruth e al., 1987), sul benessere sia in gravidanza che nei primi anni di vita del bambino (Olds et al.,1997). Risulta dunque interessante sperimentare un programma di questo tipo su madri in condizioni di alto rischio sociale, data la dimostrata carenza di sensibilità interattiva riscontrata in questa tipologia. Inoltre, il programma, fornendo un sostegno psicologico regolare e continuativo alla madre, può compensare la mancanza di supporto sociale, funzionando da fattore di protezione <<<



