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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
-Storia della Chiesa in Europa tra ordinamento politico-amministrativo e strutture ecclesiastiche, a cura di L. Vaccaro, (vol. unico pp. 317-334). ISBN: 88-372-2082-0 BRESCIA, 2005 Morcelliana (ITALY).
L. GAFFURI, Tra devozione e politica: la "scola discipline" della Santissima Trinità di Ivrea (1399), in Chiesa, vita religiosa, società nel Medioevo italiano. Studi offerti a Giuseppina De Sandre Gasparini, a cura di M.C. ROSSI, G.M VARANINI,Roma, Herder, 2005, pp. 377-398). ISBN: 88-89670-06-1.
-Charisma und religiöse Gemeinschaften im Mittelalter. Dresden, 10-12 Juni 2004, Akten des 3. Internationalen Kongresses des italienisch-deutschen Zentrums für Vergleichende Ordensgeschichte in Verbindung mit Projekt C und Projekt W des Sonderforschungsbereich 537 “Institutionalität und Geschichtlichkeit”, Hg. G. ANDENNA, M. BRAITENSTEIN, G. MELVILLE, Muenster, 2005 ("Vita regularis", 26).
- Regulae-Consuetudines-Statuta.pp. Studi sulle fonti normative degli ordini religiosi nei secoli centrali del Medioevo, Atti del I e II Seminario internazionale di studio del Centro italo-tedesco di storia comparata degli ordini religiosi,Bari, Noci, Lecce, 26-27 ottobre 2002 / Castiglione delle Stiviere, 23-24 maggio 2003, a cura di C. ANDENNA e G. MELVILLE,LIT Verlag, Münster, 2005.
- Formation intellectuelle et culture du clergé dans les territoires angevins (milieu du XIIIe-fin du XVe siècle), Ecole française de Rome, Rome 2005 (Coll. de l’Ecole française de Rome, 349.
- G. Andenna, Sanctimoniales Cluniacenses. Studi sui monasteri femminili di Cluny e sulla loro legislazione in Lombardia (XI-XV secolo), ISBN: 3-8258-7462-1, LIT Verlag, Münster, 2005 (Vita Regularis, 20).
- Città e contado nel Mezzogiorno tra Medioevo ed Età Moderna, a cura di G. Vitolo, Salerno 2005.
- Il monachesimo italiano nel secolo della grande crisi, Atti del V Convegno internazionale di Studi storici sull'Italia benedettina, Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, Siena, 2-5 settembre 1998,
a cura di G. Picasso e M. Tagliabue, Cesena 2004.
- Religion und symbolische Kommunikation, hg. von K. Tanner, Leipzig 2004.
- La regola e lo spazio, Atti delle seconde Giornate di studi medievali. Laboratorio di storia monastica dell’Italia settentrionale, Castiglione delle Stiviere (Mantova), 27-29 settembre 2002, a cura di R. SALVARANI, G. ANDENNA, Brescia 2004 (Cesimb. Studi e documenti, 2).
- Le eredità normanno-sveve nell'età Angioina. Persistenze e mutamenti nel Mezzogiorno. Atti delle quindicesime giornate normanno-sveve, Bari, Dedalo Editore, 2004.
-C. Andenna, ‘De introitu fratrum ad civitates’: una fondazione dell’"ordo fratrum eremitarum" a Regensburg, in: Studia monastica. Beiträge zum klösterlichen Leben im Mittelalter. Gert Melville zum 60. Geburtstag, hg. von R. BUTZ / J. OBERSTE, Münster 2004 (Vita regularis. Abhandlungen 22), pp. 125-150;
- L’Ordine Teutonico nel Mediterraneo, Atti del Convegno internazionale di Studio, Torre Alemanna-Mesagne-Lecce, 16-18 ottobre 2003, a cura di H. HOUBEN, Galatina 2004, Congedo Editore, (Acta Theutonica, 1).
- L’Ordine certosino e il papato dalla fondazione allo scisma d’Occidente, Atti del I Convegno internazionale, Roma, 16-18 maggio 2002, a cura di P. DE LEO, Roma 2003, Rubbettino editore.
- G. Vitolo-R. DI Meglio, Napoli angioino-aragonese. Confraternite, ospedali, dinamiche politico-sociali, Salerno 2003.
- La memoria dei chiostri, Atti delle prime Giornate di studi medievali. Laboratorio di storia monastica dell’Italia settentrionale, Castiglione delle Stiviere, 11-13 ottobre 2001, a cura di G. ANDENNA, R. SALVARANI, Brescia 2002 (Cesimb. Studi e documenti, 1).
- Ottone III e Romualdo di Ravenna. Impero, monasteri e santi asceti, Atti del XXIV Convegno del Centro di Studi Avellaniti, Fonte Avellana, agosto 2002, Verona 2002.
- La pietà dei laici. Fra religiosità, prestigio famigliare e pratiche devozionali: il Piemonte sud-occidentale dal Tre al Settecento. Atti delle giornate di studio (Demonte - Villafalletto, 28-29 settembre 2002), Cuneo 2002.
L. Pellegrini, ‘Gli ordini mendicanti in Basilicata tra medioevo e prima età moderna’, in: Oikoumene. Dalla memoria alla profezia. Atti del Convegno storico ecumenico internazionale ‘Giubileo 2000’ (Materia-Picciano-Tricarico, 23-27 febbraio 2000), ed. D. Giordano, Potenza 2002, pp.221-252
- G. Vitolo, Tra Napoli e Salerno. La costruzione dell'identità cittadina nel Mezzogiorno medievale, Salerno 2001.
- Ordini religiosi e società politica in Italia e Germania nei secoli XIV e XV, a cura di G Chittolini, K. Elm, Bologna 2001.
- L. GAFFURI, Attorno alle spoglie di un pellegrino vescovo: il culto dell'irlandese Taddeo in Ivrea. In AA.VV. Scritti in onore di Girolamo Arnaldi offerti dalla Scuola nazionale di studi medioevali, (pp. 183-215). Nuovi Studi Storici, 54. ROMA, 2001, pp. 183-215.
- C. Massaro, Società e istituzioni nel Mezzogiorno tardomedievale, Galatina 2000.
- TERPSTRA N. (ed), The politics of ritual kinship: confraternities and social order in early modern Italy, Cambridge 2000.
- Sanctuaires, lieux sacrés, lieux de culte dans le monde méditerranéen de l'Antiquité à nos jours, a cura di A. Vauchez, Roma 2000 (Ecole Française de Rome).
- L. Gaffuri, La prédication en Italie (XIIe-XVe siècle), in Cultures italiennes (XIIe-XVe siècle) Paris 2000, Les Editions du Cerf, pp.pp. 193-237.
-G. Castelnuovo, Centri urbani, organizzazione del territorio e vie di traffico nell'area alpina occidentale : Chambery, Torino e le loro montagne, 10.-15. secolo, Zurich, 2000.
-Terpstra N., Confraternities and public charity: models of civic welfare in Early Modern Italy, in J.P. DONNELY - M.W. MAHER
(edd), Confraternities and Catholic Reform in Italy, France and Spain, Kirksville 1999, pp. 97-120
- L. Pellegrini. "Che sono queste novità?". Le religiones novae in Italia meridionale (secoli XIII-XIV), Napoli 2000
- A. Kiesewetter, Die Anfänge der Regierung König Karls II. von Anjou (1278-1295), Husum 1999
-L. Pellegrini, ‘Il manoscritto come veicolo di testi e di idee: l’esempio dei manoscritti francescani’, Bollettino di Informazione dell’ABEI 8 (1999), pp.21-45
- L'état angevin. Pouvoir, culture et société entre XIIIe et XIVe siècle. Actes du colloque international organisé par l'American Academy in Rome, l'Ecole française de Rome, l'Istituto storico italiano per il Medio Evo, l'U.M.R. Telemme et l'Université de Provence, l'Università degli studi di Napoli “Federico II” (Rome-Naples, 7-11 novembre 1995), Roma 1998 (Collection de l'Ecole française de Rome, 245/Nuovi Studi Storici 45).
- Raum und Raumvorstellungen im Mittelalter, hg. von J. A. AERTSEN – A. Speer, Berlin/New York 1998 (Miscellanea Mediaevalia 25).
- Luoghi di strada nel Medioevo: fra il Po, il mare e le Alpi occidentali, a cura di G. Sergi, Torino, 1996;
- La Chiesa e il potere politico, a cura di G. Chittolini, G. Miccoli, Torino 1986.
-Merlo G.G. - Longo P.G., Le istituzioni ecclesiastiche e la
vita religiosa, in Storia di Torino, II. Il basso Medioevo e la prima età moderna (1280-1536), a cura di R. Comba, Torino 1997, p. 295-324.
- T. Luckmann, Grundformen der gesellschaftlichen Vermittlung des Wissens: kommunikative Gattungen, Kultur und Gesellschaft 27 (1986), pp.191-211
-L. Pellegrini, Insediamenti francescani nell’Italia del Duecento, Rom 1984.
-R. Comba, Per una storia economica del Piemonte medievale. Strade e mercati nell’area sud-occidentale, Torino, 1984;
-G. Sergi, Potere e territorio lungo la strada di Francia : da Chambery a Torino fra 10. e 13. secolo, Napoli, 1981;
-K. Elm (Hg.), Stellung und Wirksamkeit der Bettelorden in der städtischen Gesellschaft (Berliner Historische Studien 3, Ordensstudien 2), Berlin 1981.
-R. Comba, Commercio e vie di comunicazione del Piemonte sud-occidentale nel basso Medioevo : le strade alpine tra le valli Po e Vermenagna e la loro utilizzazione nei secoli 13.-15., “Bollettino storico-bibliografico subalpino”, 74 (1976), fascicolo 1, pp. 78-144.









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Parole Chiave
STORIA MEDIEVALE, ISTITUZIONI RELIGIOSE, ORDINI RELIGIOSI, CITTÀ, SOCIETA', SIMBOLI, POTERE, MODELLI CULTURALI, PREDICAZIONE

Interscambi, interazioni di persone, circolazioni di modelli culturali e interferenze simboliche nella vita religiosa, politica e sociale. Ricerche sugli Ordini religiosi nel basso Medioevo e nella prima Età moderna in Italia.

Università Cattolica del Sacro Cuore
Abstract
La ricerca ha per oggetto le forme di interscambio di modelli culturali e di interferenze simboliche tra ordini religiosi e istituzioni civili cittadine in Italia tra Medioevo e Età Moderna, al fine di chiarire il ruolo svolto dai religiosi nei diversi contesti istituzionali politici, sociali e culturali. Per istituzione si intende qui un ordinamento sociale capace di comunicarsi simbolicamente e di oggettivare in norme e valori le proprie idee direttrici, cioè orientamenti di senso e di valore fondativi, che garantiscono alle istituzioni durata, legittimità e possibilità di modificazione entro una continuità legata ai principi ideali di partenza. Risulta quindi opportuno indagare dapprima quali strumenti e processi i religiosi attuarono per garantire, anche nei cambiamenti, la continuità alle proprie iniziative, rendendole in tal modo stabili e durature nel tempo. Tale approccio aiuterà a scoprire come i ceti dirigenti politici delle città si appropriarono delle stesse strategie di istituzionalizzazione e di comunicazione con uguali finalità, applicandole tuttavia al campo politico.
In questa sede si propone dunque una nuova prospettiva per indagare il rapporto tra spiritualità ed istituzione al fine di valorizzare l'interrelazione delle due dimensioni e la vasta gamma dei loro effetti, sia sul piano di idee direttrici, sia su quello di realizzazioni pratiche.
Lo studio delle modalità di interazione tra religione, istituzioni ecclesiastiche urbane e società politica, nonché della circolazione dei modelli istituzionali e delle pratiche di governo tra istituzioni religiose da una parte e istituzioni civili dall'altra si articolerà secondo tre direttrici che corrispondono ad altrettante ricerche affidate alle singole unità operative. I tre ambiti geografici sono: a) il mondo delle città lombarde nella loro evoluzione da città-stato comunali alla forma dei principati territoriali, (es. ducato di Milano); b) lo stato regionale dell'area subalpina, o ducato sabaudo; c) l'area compresa tra la Puglia e la Basilicata, dall'affermazione della monarchia angioina sino al suo declino, vista nella prospettiva non solo del regno, ma anche delle città. In tutti i tre casi occorre procedere ad una schedatura il più possibile esauriente del materiale d'archivio per giungere ad un censimento dei centri religiosi e degli ecclesiastici.
L’unità di ricerca I paragonerà le istituzioni e le forme istituzionali che regolavano gli ordini religiosi ai modelli di direzione e di organizzazione delle realtà politiche e sociali di città comunali "lombarde" dalla città-stato sino alle prime forme di principato. Attenzione sarà data ai reciproci scambi fra la cultura dei religiosi e quella laicale, con attenzione alle diverse forme di comunicazione. Centrale nella ricerca sarà il tema della simbolicità, connesso alla vocazione comunicativa degli ordini religiosi e alla propaganda. Infine meriteranno uno studio i processi di interscambio dei simboli, che sono avvenuti nei due campi, e le loro reciproche interferenze.
L'unità di ricerca II indagherà i rapporti tra il mondo religioso e quello politico in Italia meridionale (Puglia e Basilicata) tra Duecento e Trecento, monitorando gli interscambi e le interferenze fra mondo religioso e politico. In particolare sarà oggetto di analisi la presenza di ecclesiastici nei luoghi di potere centrale, nonché il loro ruolo come mediatori di conflitti fra la corte e la periferia del regno. Non saranno trascurate in questo contesto anche le relazioni tra aristocrazia e ordini monastici tradizionali da un lato e mendicanti dall’altro. Saranno poi effettuate indagini sugli spazi pubblici urbani occupati dai religiosi e sul valore simbolico che questa appropriazione dello spazio contiene in sé. L'unità di ricerca III intende analizzare l'interazione tra religione, istituzioni ecclesiastiche e società politica nel ducato di Savoia fra Trecento e Cinquecento, quando si consolidò la vocazione subalpina dei duchi. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giancarlo Andenna Università Cattolica del Sacro Cuore
Obiettivo del Programma di Ricerca
La ricerca ha per oggetto le forme di interscambio di modelli culturali e di interferenze simboliche tra ordini religiosi e istituzioni civili cittadine in Italia tra Medioevo e Età Moderna, al fine di chiarire il ruolo svolto dai religiosi nei diversi contesti istituzionali politici, sociali e culturali. Per istituzione si intende qui un ordinamento sociale capace di comunicarsi simbolicamente e di oggettivare in norme e valori le proprie idee direttrici, cioè orientamenti di senso e di valore fondativi, che garantiscono alle istituzioni durata, legittimità e possibilità di modificazione entro una continuità legata ai principi ideali di partenza. Risulta quindi opportuno indagare quali strumenti e processi i religiosi attuarono per garantire, anche nei cambiamenti, la continuità alle proprie iniziative, rendendole in tal modo stabili e durature nel tempo. Tale approccio aiuterà a scoprire come i ceti dirigenti politici delle città si appropriarono delle stesse strategie di istituzionalizzazione e di comunicazione con uguali finalità, applicandole tuttavia al campo politico.
Poiché la ricerca mira a studiare le forme di interazione tra ordini religiosi e istituzioni civili in Italia, al fine di chiarire il ruolo svolto da ecclesiastici secolari, monaci e frati in diversi contesti politici, sociali e culturali con riferimento alle modalità di circolazione di modelli di istituzionalità, in primo luogo sarà attuata l’identificazione delle tipologie di ecclesiastici e di religiosi attivi nelle tre aree: subalpina, lombarda, appulo-lucana fra Duecento e Cinquecento, e dei quali si intende verificare la provenienza, l’estrazione sociale, la cultura, le forme e i caratteri della mobilità, le forme di interazione fra l’identità originaria e quella “acquisita” nel nuovo contesto politico e socio-culturale. I dati raccolti dovranno dar luogo ad una mappatura del personale ecclesiastico e alla redazione di appositi repertori prosopografici.
Importanza rilevante sarà data ai reciproci scambi fra la cultura laicale e quella monastica e mendicante, con particolare riguardo ai diversi modi della comunicazione, colta sia attraverso il discorso politico, sia attraverso le forme della predicazione. Possono emergere dal confronto varie fasi di razionalizzazione, le quali trovarono nei processi di composizione e di scrittura la forma privilegiata di espressione. Per la valutazione delle forme di interferenza tra la produzione e la diffusione dei modelli culturali, etici e comportamentali da parte degli Ordini religiosi e delle istituzioni comunali si individueranno diversi indicatori prevalenti: le forme di produzione e conservazione dei documenti; i rapporti tra la predicazione degli ordini religiosi e l’oratoria politica; i sistemi di valori che attraverso i documenti e la comunicazione pubblica gli ordini religiosi immisero nella società cittadina italiana.
Centrale nella ricerca sarà anche il tema della simbolicità, connesso alla dimensione comunicativa degli ordini religiosi e alla loro propaganda. In questo settore attenzione particolare meriteranno i processi di interscambio dei simboli, che sono avvenuti nei due campi, religioso e civile, e le interferenze, possibili solo con l'utilizzo di uguali immagini simboliche, ma caricate di significati tra loro opposti. Naturalmente occorrerà distinguere tra simboli di primo livello, quali la corona, il pastorale, lo scettro e la mitra, e simboli di secondo livello, quali possono essere le costruzioni di edifici che incarnino e rendano visibili e durevoli le istituzioni, garantendo ad esse stabilità, oppure la creazione di strutture organizzative e di governo,come i capitoli generali e i definitori degli ordini religiosi, o i consigli generali e i consigli ristretti dei sapienti delle città comunali o i consigli che operavano nei "sedili" delle città meridionali.
Nel rapporto tra mondo ecclesiastico e mondo politico oggetto di specifiche indagini saranno i processi relativi alla creazione, attraverso delibere di magistrature cittadine, e alla semantizzazione degli spazi pubblici, tramite la costruzione di edifici e piazze di particolare pregnanza simbolica. Anche in questo ambito si insisterà su di una prospettiva comparativa che tenga conto di esempi particolarmente significativi delle relazioni intercorse tra il mondo cittadino e quello dei religiosi. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il tema del rapporto tra ordini religiosi e società italiana ha goduto di notevole attenzione da parte della storiografia medievistica a partire dalla fine degli anni Sessanta del Novecento. Sulla scorta di alcuni lavori che Jacques Le Goff aveva dedicato all’ambito francese, si pose il problema di superare una storia degli ordini religiosi concentrata sulle loro vicende interne e sulla figura dei fondatori, per delineare i tempi e i modi del loro molteplice influsso sulla società italiana. Tali ricerche erano sostenute dalla volontà di verificare la validità dell’ipotesi secondo la quale la presenza dei Mendicanti in una città medievale rappresentava un indicatore della sua caratterizzazione urbana e della sua rilevanza. Furono realizzate ricerche sulle modalità di insediamento dei Mendicanti (Luigi Pellegrini), sulla penetrazione delle forme di religiosità dei Frati presso ampi strati del laicato urbano, specialmente attraverso la diffusione del culto di santi “nuovi” (André Vauchez) e la predicazione di forme religiose penitenziali da cui ebbe origine un’imponente fioritura di iniziative laicali quali le confraternite (Giuseppina Gasparini).
Il denominatore comune di questo ampio filone di ricerche era dato dalla predilezione per la storia religiosa, sullo sfondo della quale si stagliava, come orizzonte di riferimento, la “società” cittadina, terreno fertile di incontro tra il rinnovamento spirituale promosso dai Mendicanti e la diffusa aspirazione dei ceti urbani a una religiosità più fervida. Appariva in talune ricerche una posizione critica verso la dimensione istituzionale, considerata inefficace per cogliere il valore di fenomeni che si sarebbero realizzati solo al di fuori (quando non addirittura contro) del quadro tradizionale della cura d’anime nelle diocesi, nelle pievi e nelle parrocchie e secondo schemi estranei a un preciso progetto di natura organizzativa. Allo stesso modo restavano sullo sfondo le istituzioni civili e in particolare quelle comunali, le quali entravano in gioco solo come una delle molteplici e articolate componenti urbane.
Più fecondo è stato invece il filone delle ricerche sulla predicazione medievale (Roberto Rusconi, Carlo Del Corno). Tuttavia solo raramente esse hanno incrociato quelle sull’oratoria politica comunale (Enrico Artifoni), dalle quali è emerso che lo studio dei rapporti tra le due forme di comunicazione pubblica apre prospettive di grande interesse storiografico. Del tutto assenti sono, invece, le ricerche che raffrontino le modalità di produzione e conservazione dei documenti in ambito monastico e conventuale con quelle tipiche dei comuni cittadini, sebbene questi due settori, considerati separatamente, possano contare su una tradizione di studi consolidata nella diplomatica italiana.
Netto è il divario tra la gran mole degli studi riservati alla storia degli Ordini mendicanti e le scarne ricerche dedicate al monachesimo benedettino. Quest’ultimo è stato a lungo ridotto al rango di una mera sopravvivenza del passato altomedievale, stretto nelle angustie delle varie “crisi”, sulla cui reale entità gli studi recenti sul Trecento lombardo (Giancarlo Andenna) o sulla congregazione religiosa dei Camaldolesi (Cecile Caby), hanno posto seri dubbi, fornendo un quadro assai più omogeneo della storia degli ordini religiosi e dei loro rapporti con la società cittadina.
Inoltre esistono studi sulla organizzazione della proprietà terriera ecclesiastica lombarda medievale, nonché ricerche sulla situazione economica dei ceti dirigenti delle città e sulle loro modalità di gestione dei patrimoni terrieri, ma anche indagini sulla economia delle città “lombarde” e dei comuni rurali del medesimo territorio nella piena età comunale; si pensi agli studi di François Menant e ai volumi 1 e 6 degli Annali della Storia d’Italia di Einaudi, rispettivamente intitolati Dal Feudalesimo al Capitalismo (1978) ed Economia naturale e economia monetaria (1983). Vi sono state poi ricerche su monasteri e canoniche nello sviluppo dell’economia monetaria sino al Duecento (Cinzio Violante) e sulla crisi della proprietà ecclesiastica nel tardo medioevo (Giorgio Chittolini). Tuttavia, se esistono studi parziali sui processi di organizzazione e di gestione economica dei patrimoni immobiliari delle grandi famiglie cittadine e dei monasteri tradizionali della campagna, con precisi riferimenti alle varie forme di sostentamento, tratte per i monaci dalle terre direttamente condotte con il lavoro personale dei conversi, o con quello dei salariati, oppure affittate unità per unità a contadini, rare sono state le ricerche sul passaggio a forme meno redditizie di globale cessione della amministrazione delle proprietà a dei gestori laici (Rinaldo Comba, Giancarlo Andenna). Questi aspetti, che interessarono quasi tutti i monasteri, sono stati studiati solo dall'interno delle fondazioni, senza porre a confronto la documentazione d’archivio dei cenobi con quella proveniente dagli Statuti e dalle decisioni dei Capitoli generali, come è invece avvenuto per i Cistercensi (Rinaldo Comba) e per i Certosini (Giancarlo Andenna).
Per quanto riguarda il secondo aspetto affrontato in questa ricerca occorre osservare che l'età angioina è di fondamentale importanza per la comprensione della evoluzione in Età Moderna del Mezzogiorno italiano; in questa prospettiva non sono certo mancati studi volti ad indagare le diverse sfaccettautre dei due secoli di governo angioino con la netta tendenza ad identificare negli ordini religiosi un mero strumento di governo, se non oppressione; spesso il pregiudizio politico e ideologico non ha permesso di cogliere i motivi di coerenza tra ordini stessi ed esigenze della società, che soli possono spiegare la longevità e ricchezza delle esperienze religiose meridionali. Le gravi perdite subite dall'Archivio di Stato napoletano hanno segnato un ulteriore blocco nel procedere degli studi, ancora più sensibile nell'ambito di quelli religiosi; questo ha implicato un mancato rinnovamento della ricerca secondo la più ampia tendenza delineata negli studi relativi agli ordini religiosi. Il riferimento è allo studio dei rapporti con il laicato, l'attività confraternale ed assistenziale, le scelte insediative, l'apporto positivo delle istituzioni ecclesiastiche, ma anche alla più recente attenzione verso le sorti del monachesimo in età basso-medievale, con un superamento del semplicistico giudizio di una crisi uniforme e inevitabile. Nell'ultimo decennio si è registrato un più deciso risveglio degli studi sul mondo angioino, di cui sono testimonianza il Convegno romano su L'état angevin. Pouvoir, culture et société entre XIIIe et XIVe siècle, organizzato da l'American Academy in Rome e da altre istituzioni, nonché quello barese dedicato alle Eredità normanno sveve nell'età angioina, del 2002. In questa temperie di complessivo rilancio dell'età angioina si segnalano gli studi di C.D. Fonseca, di G. Vitolo, di L. Pellegrini e dei gruppi di ricerca a loro collegati su laicato, forme eremitiche e mendicanti e rapporto con il mondo cittadino; ancora quelle di H. Houben sugli ordini monastico-cavallereschi; ma anche, da una prospettiva differente gli studi sui rapporti degli ordini religiosi con la monarchia e la celebrazione del potere condotti da J.-P. Boyer. Una parte della ricchezza delle prospettive di ricerca si delinea anche negli atti del Convegno tenuto ad Angers nel 2000, Formation intellectuelle et culture du clergé dans les territoires angevins (milieu du XIIIe-fin du XVe siècle), e pubblicati nel 2005. Bisogna comunque considerare che nel complesso per questi studi vale ancora una spiccata tendenza a concentrare l'attenzione sulla capitale; da questa linea si scostano ricerche come quelle di Houben e Fonseca, ed anche una parte del gruppo di Vitolo, con il tentativo di estendere l'indagine anche sugli altri centri urbani del Regno. Per questo ci sembra ancora più fruttuoso invertire con decisione l'ottica e guardare dall'osservatorio regionale i meccanismi dei rapporti tra la monarchie e le realtà locali, attraverso la lente privilegiata degli ordini religiosi.
Il tema, nel quale il progetto di ricerca del terzo gruppo si inserisce, è infine quello delle relazioni tra istituzioni di potere e religione, intese come importante chiave di lettura delle modalità di formazione degli ordinamenti statuali tardomedievali in Italia e fuori d’Italia. A livello internazionale e nazionale il tema dispone di un’ampia bibliografia, che per l'Italia è relativa soprattutto all’area centro-settentrionale (Toscana, Veneto, Lombardia, Emilia) e ha al proprio attivo un ricco patrimonio di ricerche sistematiche relative ai più significativi momenti e protagonisti della propria vita civile ed ecclesiastica nella prima fase di costruzione dello Stato. Tra le opere europee più recenti è opportuno ricordare almeno gli studi di André Vauchez sulle relazioni tra Ordini mendicanti e città, di Georges Minois sul ruolo dei confessori come direttori di coscienza dei re di Francia, o di Gabor Klaniczay sulla santità dinastica; in Italia, le suggestioni offerte dal volume einaudiano della Storia d’Italia, dedicato a La chiesa e il potere politico, sono state seguite ed arricchite con nuovi interrogativi dagli studi di Remo Guidi e di Gabriella Zarri, di Roberto Rusconi sul profetismo tardomedievale, e dalle ampie pagine dedicate al nesso religione e società politica da Marino Berengo nel suo L’Europa delle città; ancora più recentemente, e in una prospettiva comparativa, è tornato sull’argomento il volume Ordini religiosi e società politica in Italia e Germania nei secoli XIV e XV, curato da Giorgio Chittolini e Kaspar Elm; e, nuovamente, di Giorgio Chittolini. Va segnalato infine un importante contributo all’interno del volume: Girolamo Savonarola da Ferrara all’Europa.
Non altrettanto si può dire del Piemonte, rimasto invece fino ad oggi ai margini del vivace confronto storiografico sviluppatosi a livello sia nazionale sia internazionale su taluni di questi temi. Aggregato di comunità, di signorie territoriali e infine, anche, di città, lo Stato sabaudo che si viene costruendo tra XIV e XVI secolo a nord e a sud dell’arco alpino occidentale è infatti ampiamente studiato nei suoi aspetti politico-istituzionali, mentre è un terreno ancora in gran parte inesplorato per ciò che concerne la vita religiosa, le istituzioni ecclesiastiche tradizionali, le Chiese locali, gli Ordini religiosi, gli spazi sacri, le associazioni devote laicali e i linguaggi della propaganda religiosa e della “cura d’anime”. Alcuni importanti contributi di Grado Giovanni Merlo, di Rinaldo Comba, di Giorgio Cracco relativi a singole diocesi, a singoli Ordini o conventi, a singole personalità sono ancora troppo isolati ed episodici. Anche opere importanti come G. Casiraghi, La diocesi di Torino nel Medioevo; o la recente Storia di Torino, vol. 2: Il basso Medioevo e la prima eta moderna, 1280-1536, a cura di R. Comba: o, ancora, A. Erba, La chiesa sabauda tra Cinque e Seicento : ortodossia tridentina, gallicanesimo savoiardo e assolutismo ducale (1580-1630); non hanno affrontato se non occasionalmente il problema. Invece, l’urgenza di questa direttrice di indagine si giustifica col fatto che il controllo crescente esercitato dall’autorità del principe sui poteri locali – all’interno del processo di formazione e consolidamento statuale tardomedievale – si manifesta non solo a livello giuridico-normativo ma anche a livello ideologico-religioso, come ben mostra il rilievo dato a questi temi dai Decreta Sabaudiae del primo duca. Il linguaggio religioso, insomma, accompagna e traduce l’impegno del principe nella costruzione di una “società sovraregionale omogenea” (Guido Castelnuovo).
Quest'aspetto della storia sabauda conosce un diverso trattamento al di là delle Alpi, dove l’interesse nei confronti del problema è crescente: soprattutto nel versante svizzero dell’antico Stato sabaudo, grazie all’équipe di Agostino Paravicini Bagliani presso l’Université de Lausanne, ma recentemente anche da parte francese con gli studi promossi presso l’Université de Savoie da Christian Guilleré sulla Cappella ducale di Chambery officiata dai frati Minori. Scambi ulteriori sono in corso – per il tramite del capogruppo dell’Unità locale di Ricerca torinese – con una sezione del programma interdisciplinare “Histoire des Savoirs” (CNRS) presso l’Université Lyon 2.
Come contesto tipicamente transfrontaliero, l’area subalpina costruisce dunque la propria identità regionale attraverso il continuo scambio fra bacini socio-culturali diversi ma correlati. Il fenomeno è stato indagato da una ricca tradizione storiografica che ha considerato soprattutto il fenomeno della mobilità degli uomini e delle idee lungo le vie di comunicazione. Si vedano, ad esempio, gli studi di Rinaldo Comba sul Commercio e vie di comunicazione del Piemonte sud-occidentale nel basso Medioevo, oppure dello stesso autore, Per una storia economica del Piemonte medievale. Strade e mercati nell’area sud-occidentale; nonché di Giuseppe SERGI, Potere e territorio lungo la strada di Francia : da Chambery a Torino fra 10. e 13. secolo, oppure a cura del medesimo, Luoghi di strada nel Medioevo: fra il Po, il mare e le Alpi occidentali; e infine di Guido Castelnuovo, Centri urbani, organizzazione del territorio e vie di traffico nell'area alpina occidentale : Chambery, Torino e le loro montagne, 10.-15. secolo. A partire dal Tre e Quattrocento, quando nell’area emerge l’egemonia dei conti poi duchi di Savoia, la mobilità di uomini e idee diventa un elemento fondamentale del processo di formazione statuale e di consolidamento del prestigio dinastico, come prova il passaggio presso la corte ducale di funzionari, intellettuali e artisti. Una componente cruciale di tale processo - ancora da studiare - è rappresentata dal personale ecclesiastico e religioso che, con la propria cultura e la propria funzione di direzione delle coscienze, agisce come mediatore e – in taluni casi – come artefice di un’identità condivisa, frutto dell’incontro tra la propria “identità” geografica e culturale di provenienza e una nuova, nata dal senso di “appartenenza” ai destini del ducato. Fatte salve, quindi, alcune importanti eccezioni, in Piemonte risulta ancora in gran parte inesplorato il tema della presenza e del ruolo degli ecclesiastici e dei religiosi nei sistemi di potere sia centrale ( = la corte e gli apparati burocratici, l’Università) sia locale (= i consilia cittadini, i capitoli cattedrali e le curie episcopali, gli studia conventuali), oltreché della mobilità e delle forme di reclutamento del personale ecclesiastico proveniente da contesti geografici (italiani ed europei), politici e familiari diversi dall’area subalpina dove viene chiamato ad operare. <<<