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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
- 1 - Diritto del “Principe”, diritto della Chiesa: il problema della secolarizzazione e della tolleranza nella prospettiva della storia giuridica
- 2 - Permanenze e discontinuità nei processi di costruzione degli ordinamenti giuridici moderni (secc. XV-XVIII)
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- 4 - Disuguaglianza: gerarchia, ingiustizia, pluralità. Con edizione di testi
- 5 - Intellettuali versus democrazia nell'Europa sud-orientale alla metà del Novecento (1933-1953)
- 6 - Identità cittadine e aggregazioni politiche in Italia nel lungo periodo (secoli XI-XV).
- 7 - La ricerca qualitativa: teorie, metodi ed applicazioni
- 8 - La nascita dell'individuo europeo: il tema dell'individualità come problema filosofico
- 9 - Il potere e la parola: religione, politica, comunicazione
- 10 - Scienza giuridica, legislazione e produzione libraria (con particolare riferimento ai secoli XVI-XIX)
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze giuridiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
Classificazione geografica
- Regione: Emilia Romagna
Bibliografia
Le origini della modernità. Linguaggi e saperi nel XVII secolo,a cura di Tega, Firenze 1998Grandi tribunali e rote nell’Italia di antico regime, a c. Sbriccoli-Bettoni, Milano 1993
Legal Consulting in the Civil Law Tradition, ed. Ascheri-Baumgärtner-Kirshner, Berkeley 1999
Tiberio Deciani (1509-1582). Alle origini del pensiero giuridico moderno, a cura di M. Cavina, Udine 2004
Angelozzi–Casanova, La nobiltà disciplinata. Violenza nobiliare, procedure di giustizia e scienza cavalleresca a Bologna nel XVII secolo, Bologna, 2003
Antonioli, G. Conservator pacis et iustitie. La signoria di Taddeo Pepoli a Bologna (1337-1347), Bologna 2004
Artale, G. Enciclopedia poetica, ed. Salvarani, Parma 1998
Battisti, E. L’Antirinascimento, Milano 1962
Bellabarba, M. Pace pubblica e pace privata: linguaggi e istituzioni processuali nell’Italia moderna, in Criminalità e giustizia in Germania e in Italia. Pratiche giudiziarie e linguaggi giuridici tra tardo medioevo ed età moderna, a c. Bellabarba-Schwerhoff-Zorzi, Bologna 2001
Bellomo, M. I fatti e il diritto tra le certezze e i dubbi dei giuristi medievali (secoli XIII-XIV), Roma 2000
Benzoni, G. Gli affanni della cultura, Milano 1978
Boccaccio, Decameron, ed. Branca, Milano 1985
Buonarroti, M. La Fiera, ed. maior, a c. di Salvini, Firenze 1726.
Buonarroti, M. La Fiera, ed. minore, a c. di Limentani, Firenze 1984
Buonarroti, M. le Rime nella edizione 1623 a c. di M. Buonarroti il giovane, ed. Pieri-Salvarani, Trento 2006
Casanova C., L’amministrazione della giustizia a Bologna nell’età moderna. Alcune anticipazioni sul tribunale del Torrone, «Dimensioni e problemi della ricerca storica», n. 2/2004
Cavina, M. (a c.) Duelli faide e rappacificazioni. Elaborazioni concettuali, esperienze storiche, Atti del seminario di studi storici e giuridici, (Modena 14/01/2000) Milano 2001.
Chiffoleau, J. "Avouer l'inavouable. L'aveu et la procédure inquisitoire" in L'aveu, histoire, sociologie, philosophie, Paris 2001
Conte, E. “De iure fisci”. Il modello statuale giustinianeo come programma dell'impero svevo nell'opera di Rolando da Lucca (1191-1217) in “Tijdschrift voor Rechtsgeschiedenis”, 69(2001)
Conte, E. Diritto romano e fiscalità imperiale nel XII secolo, in “Bullettino dell'Ist. Stor. Ital. per il Medio Evo”, 106(2004)
Cortese E. Scienza di giudici e scienza di professori tra XII e XIII secolo, in “Legge, giudici, giuristi”, Milano 1982
Cortese, E. Nicolaus de Ursone de Salerno. Un'opera ignota sulle lettere arbitrarie angioine nella tradizione dei trattati sulla tortura, in Per F. Calasso. Studi degli allievi, Roma 1978
Costa, P. Iurisdictio. Semantica del potere politico nella pubblicistica medievale (1100-1433), Milano 1969
Crimen laesae maiestatis : il problema del reato politico alle soglie della scienza penalistica moderna / M. Sbriccoli. Milano 1974
Dean, T. Violence, Vendetta and peacemaking in late medieval Bologna, in Crime, Gender and Sexuality in criminal prosecution, ed. Knafla, London 2002
Della Misericordia, M. La mediazione giudiziaria dei conflitti sociali alla fine del medioevo. Tribunali ecclesiastici e resistenza comunitaria in Valtellina, in Criminalità e giustizia in Germania e in Italia. Pratiche giudiziarie e linguaggi giuridici tra tardo medioevo ed età moderna, a c. Bellabarba-Schwerhoff-Zorzi, Bologna 2001
Dezza, E., Saggi di storia del diritto penale moderno, Milano 1992
Dezza, Saggi di storia del processo penale nell'età della codificazione, Padova 2001
Di Zio, T. Il tribunale del Torrone, in “Atti e Memorie della deputazione di storia patria per le province di Romagna”, n.s.,XLIII(1992)
Di Zio, Il tribunale criminale di Bologna nel sec. XVI, «Archivi per la storia», 1991,IV
Errera, A., Processus in causa fidei : l'evoluzione dei manuali inquisitoriali nei secoli 16.-18. e il manuale inedito di un inquisitore perugino, Roma 2000
Evangelisti, C. “Libelli famosi”: processi per scritte infamanti nella Bologna di fine ‘500, in “Annali della fondaz. L. Einaudi”, XXVI(1992)
Folin, M. Rinascimento estense. Politica, cultura, istituzioni di un antico stato italiano, Bari 2001
Fr. da Barberino, Documenti d’amore, Roma 1640
Frare, P. Per istraforo di perspettiva. Il Cannocchiale aristotelico e la poesia del Seicento, Pisa-Roma 2000
Gardi, A., Lo Stato in provincia. L’amministrazione della Legazione di Bologna durante il regno di Sisto V (1585-1590), Bologna 1994
Gauvard, C."Les juges jugent-ils? Les peines prononcées par le Parlement criminel, v.1380-v.143 5", in Penser le pouvoir au Moyen Âge, Paris 2000
Greiner, F. Les métamorphoses d’Hermès, Tradition alchimique et esthétique littéraire dans la France de l’âge baroque, Paris 2000
Hersant, Y. La métaphore baroque d’Aristote à Tesauro, Paris 2001
Il Barocco. Marino e la poesia del Seicento, a c. Pieri, Roma 1995
Kantorowicz H., Albertus Gandinus und das Strafrecht der Scholastik, Berlin 1927
Lubrano, G. Prediche quaresimali postume, Padova 1703.
Lubrano, Scintille poetiche, ed. Pieri, Trento 2002
Maire Vigueur, J.-C., Gli iudices nelle città comunali: identità culturali ed esperienze politiche, in Federico II e le città italiane, a c. Toubert-Paravicini Bagliani, Palermo 1994
Maire Vigueur, Justice et politique dans l'Italie communale de la seconde moitié du XIIIe siècle: l'exemple de Pérouse, in “Comptes rendus de l'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres”, avr.-juin 1986
Marchetti, P. Testis contra se. L’imputato come fonte di prova nel processo penale dell’età moderna, Milano 1994.
Marino, G.B. Adone; La Galeria; La Sampogna; ed. Pieri-Ruffino-Salvarani, Trento 2004-06
Marino, G.B. Dicerie Sacre ec., ed. Pozzi, Milano 1960
Massetto,G.P. Saggi di storia del diritto penale lombardo, secc. 16.-18., Milano 1994
Meccarelli, M. Arbitrium: un aspetto sistematico degli ordinamenti giuridici in età di diritto comune, Milano 1998
Milani, G. L'esclusione dal Comune. Conflitti e bandi politici a Bologna e in altre città italiane tra XII e XIV secolo Roma 2003
Niccoli, O., Rituali di pacificazione della prima età moderna, in “Studi storici”, 40(1999)
Nirenberg, D. Communities of Violence. Persecution of Minorities in the Middle Ages, Princeton, 1998
Orlandelli, G. La supplica a Taddeo Pepoli, Bologna 1962
Padoa Schioppa, A., Aspetti della giustizia milanese dal X al XII secolo, in "Atti dell'11° Congresso internazionale di studi sull'alto medioevo", (Milano 1987) Spoleto 1989
Padoa-Schioppa, Italia ed Europa nella storia del diritto, Bologna 2003
Pasini, P. La metafora. Il trattato e le rime, ed. Pedretti, Trento 2005
Pastore, A. Crimine e giustizia in tempo di peste nell’Europa moderna, Roma-Bari 1991
Prosperi, Il sangue e l’anima. Ricerche sulle compagnie di giustizia in Italia, in “Quaderni storici”, 51(1982)
Rousseau, X.-Lévy, R., Le pénal dans tous ses États. Justice, États et sociétés en Europe, Bruxelles 2004
Salvioli G., Storia della procedura civile e criminale, Milano 1925
Sbriccoli, M. Giustizia criminale, in Fioravanti, Lo stato moderno in Europa, istituzioni e diritto, Bari 2002
Sbriccoli, M. Vidi communiter observari". L’emersione di un ordine penale pubblico nelle città italiane del secolo XIII, in “Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno”, 27(1998)
Suppliche e gravamina. Politica, amministrazione e giustizia in Europa (secoli XIV-XVIII), a c. Nubola-Würgler, Bologna 2002
Parole Chiave
PROCESSO CRIMINALE, TRIBUNALE DEL TORRONE, POTERI PUBBLICI, STORIA DEL DIRITTO MEDIEVALE E MODERNO, ORATORIA GIUDIZIARIA, BOLOGNA, CRITICA LETTERARIA, BAROCCO, INFORMATIZZAZIONE DATI D'ARCHIVIOTeoria e prassi della giustizia criminale tra Basso Medioevo ed Età Moderna. Analisi storico-giuridica, ed elaborazioni informatiche.
Università degli Studi di BolognaAbstract
La ricerca (il cui titolo può essere riassunto con 'Progetto Torrone') deve il suo nome alla torre del Palazzo Comunale di Bologna in cui si esercitò la giustizia criminale dal 1530 al 1796. La sua giurisdizione era estesa al territorio della Legazione di Bologna. Dipendente dal Legato pontificio sostituì il Tribunale del Podestà, soggetto al governo cittadino. Per ciò fu spesso osteggiato dal Senato bolognese che lo considerò una istituzione estranea alla città e un simbolo del potere pontificio. L’archivio del Torrone è il più consistente degli archivi criminali italiani di età moderna. Conservato presso l’Archivio di Stato di Bologna è facilmente consultabile: sono circa 10000 volumi contenenti le denuncie e i verbali dei processi. Per la sua mole l’archivio del Torrone è sempre stato utilizzato solo parzialmente.Lo scopo della ricerca (unità bolognese, Fac. Storia Moderna) è la schedatura a campione delle denuncie presentate al Torrone negli anni 1671-76 e la schedatura analitica dei processi istruiti negli stessi anni.
Il risultato finale consentirà di conoscere in modo sistematico il funzionamento del Torrone in tutti i suoi aspetti e in un arco di tempo ritenuto assai significativo poiché è un periodo medio ben documentato e il tribunale è allora presieduto da G. Rainaldi, trattatista di pratica criminale.
I dati forniti saranno organizzati su supporto informatico da altra unità di lavoro bolognese (Giurisprudenza).
Tutte le informazioni saranno così accessibili agli studiosi: nomi delle parti in processo, dei giudici, avvocati, notai, ufficiali; natura delle cause; sentenza finale.
Gli studiosi di storia del diritto, di demografia storica, di antropologia culturale, di cultura sociale avranno così a disposizione un materiale ricchissimo e di facile consultazione. Si tratta del primo progetto del genere condotto a termine per una città di importanza europea come Bologna.
L’unità bolognese (Fac. Giurisprudenza) è inoltre incaricata di studiare i rapporti tra la prassi seguita dal tribunale del Torrone e la scienza giuridica che dal secolo XII conobbe vigoroso impulso nello Studio bolognese. Naturalmente si presterà particolare attenzione allo sviluppo del diritto processuale romano-canonico. È noto che fin dal secolo XVI i maestri dell’Università si dedicarono allo studio del processo penale in tutti i suoi aspetti. Tale ricerca consentirà poi di apprezzare più da vicino la formazione dello stato moderno anche in questa parte d’Italia, governata dalla Santa Sede.
Le unità di Torino e di Roma Tre si propongono lo scopo di analizzare l’organizzazione giudiziaria a Bologna nei secoli medievali. Si potrà comprendere sotto l’aspetto diacronico le più importanti modificazioni intervenute nel passaggio dal libero comune alla dipendenza dal potere centrale di Roma. Sotto questo angolo visuale gli storici potranno valutare nel dettaglio i complessi rapporti tra politica e diritto, tra organismi centrali e periferici. Si comprenderanno, pertanto, le forme assunte dal disciplinamento sociale e dalla repressione del dissenso.
L’unità di Parma si dedicherà allo studio dei fenomeni linguistici. Gli atti processuali, infatti, sebbene redatti in latino cancelleresco, contengono ampi squarci di testimonianze in volgare. In questo caso si potrà valutare l’incidenza del ‘filtro’ interposto dalla cultura curiale, burocratica, rispetto all’espressione immediata del pensiero da parte di nobili e popolani. La ricerca porrà poi a confronto testi letterari coevi, codificati da un lato, linguaggio comune, diffuso tra ampi strati della popolazione, dall’altro. Di non minore importanza è l’analisi introspettiva, tesa a documentare le espressioni del dolore e la reazione dei poveri al meccanismo repressivo gestito dal potere politico.
In definitiva, il Progetto Torrone si presenta come un’esperienza di studio a largo raggio che pone in comunicazione settori disciplinari diversi ma convergenti ad un medesimo scopo di alto profilo scientifico. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Andrea Padovani Università degli Studi di BOLOGNAObiettivo del Programma di Ricerca
In primo luogo la ricerca è orientata allo studio d'un tribunale, il Torrone di Bologna, che fu certamente la più importante corte giudiziale, in ambito penale, entro i domini dello Stato della Chiesa in età moderna. Per la prima volta in Italia si tenterà d'operare una schedatura a campione delle denunce presentate negli anni 1671-76; di seguito si procederà ad una schedatura analitica di tutti i processi istruiti in quegli anni (circa 2500). Il risultato finale consentirà di conoscere in maniera approfondita il funzionamento del Torrone in tutti i suoi aspetti. Da un lato il materiale così raccolto potrà esser utilizzato in varie direzioni che riguardano la storia sociale, economica, demografica. Per altro verso, s'otterranno utili indicazioni riguardanti la procedura criminale nel suo svolgimento effettivo. A questo proposito si deve sottolineare un aspetto ulteriore della ricerca in oggetto: lo studio delle interrelazioni tra procedura seguita de facto e dottrina. Lo scopo che ci si propone, in questo ambito, consiste appunto nella scoperta dei punti sui quali prassi e scienza penalistica (elaborata nelle Università) entrano in contatto o viceversa, divergono. Solo un'analisi puntuale, condotta su fonti archivistiche può contribuire a illuminare questo punto: ciò che, fino ad ora, non era statopossibile fare.La scelta d'una magistratura bolognese appare, sotto il profilo metodologico, un momento qualificante, posto che - come si sa - Bologna è, da un lato, città sede di una Università e, al contempo, centro di straordinaria rilevanza all'interno dello Stato della Chiesa. Logica premessa a tale indagine è lo studio dell'organizzazione giudiziaria bolognese nei secoli medievali. Sarà così possibile comprendere sotto il profilo storico le più importanti modificazioni intervenute nel passaggio dal libero Comune alla dipendenza dal potere centrale di Roma. Naturalmente, qui sono in questione temi e problemi non solo riguardanti la storia del diritto penale, ma la storia delle istituzioni e la storia politica.
Finalmente, la ricerca si completa sotto il punto di vista linguistico. Morfologie letterarie improntate a diversi stili espressivi entrano a confronto: la lingua volgare dei soggetti inquisiti e dei testimoni, il latino cancelleresco di giudici e notai.
Ma non è tutto, perché questi modi di comunicazione attendono d'essere confrontati con lo stile dei letterati attivi a Bologna (e altrove). Non minore importanza, poi, riveste lo studio dei sentimenti manifestati dagli appartenenti alle classi umili innanzi all'esperienza del dolore o alla forza incoercibile degli apparati repressivi. Tale dimensione umana costituisce un elemento di primaria importanza per acquisire un ritratto fedele di una età che già si volge a miglior coscienza di sé, nella prospettiva dell'età moderna.
Per concludere, occorre segnalare che tutto il materiale d'archivio sarà reso disponibile on line agli studiosi grazie a nuove tecniche informatiche messe a disposizione dal CIRSFID, in centro interdipartimentale che vanta, da tempo, una vasta esperienza nel settore delle ricerche storiche, filosofiche e informatiche. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Negli ultimi trent’anni la storia della giustizia si è affermata come un settore centrale nello studio dei sistemi politici premoderni. Per il medioevo, in particolare, alcuni storici del diritto hanno qualificato la iurisdictio come il più importante requisito dell’esercizio del potere in quest’epoca. Altri hanno riflettuto sul ruolo della cultura giuridica nell’offrire legittimazione e fondamento ai sistemi politici medievali.Accanto a queste ricerche, fondate sulla dottrina, si è proceduto con intensità nuova al vaglio delle fonti giudiziarie. Questo approfondimento non è stato compiuto tanto per ricostruire un’idealtipica “storia della criminalità”, che si andava rivelando già alla fine degli anni 70 gravemente condizionata dalle fonti, quanto per cogliere, attraverso le fonti, le caratteristiche della selezione condotta dagli apparati politici sui conflitti esistenti nella società: una selezione operata sia sulle strategie di risoluzione delle dispute, sia sulle dispute stesse, attraverso l’inclusione nei tribunali di alcune liti e l’esclusione di altre.
A questa rifondazione della storia della giustizia, hanno contribuito diverse discipline un tempo piuttosto distanti tra loro. Per questo la storia della giustizia criminale costituisce un campo di ricerca ideale per l’interdisciplinarietà tra scienze antropologiche, storiche e giuridiche. Essa ha infatti visto l’impiego di strumenti concettuali sorti nel contesto delle scienze sociali, in particolare dell’antropologia giuridica. A questo sforzo di definizione hanno contribuito tra i molti, in Francia le ricerche di Chiffoleau, Bougard, Claude Gauvard, in Belgio di Rousseau, in Gran Bretagna di Wormwald e Wickham, negli USA di Nirenberg. In Italia, gli studi di Padoa Schioppa, Sbriccoli, Maire Vigueur, Zorzi e Vallerani hanno trovato un terreno di elezione nella realtà comunale. Nelle città dell'Italia centro-settentrionale dei secoli XII-XIV si ebbe l’elaborazione di un nuovo sistema giuridico sostenuto dall’elaborazione dei dottori di leggi e legato alle crescenti esigenze politiche, che ha avuto come risultato una produzione documentaria vasta e complessa.
Nonostante ciò, gli studi particolari sulla giustizia criminale si sono mantenuti finora — principalmente — al di fuori del suo rapporto con la pratica giudiziaria. Il diffondersi, nei Comuni basso medioevali, di tribunali specialmente dedicati alla materia penale, testimonia però la rilevanza del nesso tra prassi e dottrina. In particolare, a Bologna, funzionò il cosiddetto Tribunale del Torrone, il cui archivio, fino ad oggi è stato oggetto soltanto di indagini settoriali, sia sotto il profilo cronologico che tematico. La consultazione della bibliografia allegata alla relazione dell’unità bolognese della Facoltà di Storia Moderna dimostra la precedente asserzione. In generale, sono stati privilegiati temi di storia sociale, quali l’organizzazione delle compagnie di giustizia che assistevano i condannati a morte, l’impatto della peste del 1630-31 sulla città di Bologna, il mondo rissoso della nobiltà locale, drammi familiari (con particolare attenzione all’infanticidio), lo status sociale dei condannati. In ogni caso, l’approccio rapsodico si è limitato ad illustrare aspetti della storia sociale o del costume, senza insistere sulla organizzazione del tribunale, i suoi riti, la formazione degli organi giudicanti, le procedure esperite (fossero o no conformi alle indicazioni contenute nei trattati dedicati, allora, all’argomento). Il Torrone (dalla massiccia torre del Palazzo Comunale in cui aveva sede) amministrò la giustizia criminale dal 1530 al 1796 e la sua giurisdizione si estendeva sulla città e sul territorio della Legazione di Bologna (all’incirca corrispondente all’attuale provincia); riceveva mediamente 3000/4000 denunce e celebrava 400/600 processi l’anno: fra denuncianti, denunciati e testimoni ogni anno passavano perciò per gli uffici del tribunale 10/15.000 persone su una popolazione che nel periodo in oggetto passò da circa 200.000 a circa 300.000 persone. L’archivio del Torrone è il più consistente tra gli archivi criminali italiani di età moderna giunti fino a noi, è attualmente conservato presso l’Archivio di Stato di Bologna ed è pienamente e facilmente consultabile. La parte di gran lunga più consistente di esso è costituita dai registri che contengono le denunce e i verbali dei processi. Si tratta di circa 10000 volumi che contengono oltre un milione di denunce e circa 120.000 processi. La serie dei registri a partire dal 1560 presenta poche lacune e il loro stato di conservazione è complessivamente buono.
Il progetto che qui si presenta assume, pertanto, uno speciale rilievo per le finalità che si propone: tese, per l’appunto, ad un sistematico rilevamento di tutti i dati d’archivio entro un arco di tempo coerente e continuo. Non c’è dubbio che l’obiettivo descritto sia radicalmente innovativo sotto ogni punto di vista.
Il Torrone, dipendente dal cardinal legato pro tempore, rappresentante del potere papale, fu sempre osteggiato e contestato dal Senato bolognese che in esso identificava una delle istituzioni più estranee e spesso odiose e dispotiche del potere pontificio. Il tema dei rafforzamento del potere politico e del controllo sull’attività giurisdizionale nel 3-400 è stato affrontato dalla storiografia in molteplici prospettive. Ma se non mancano studi per le città toscane, venete e lombarde, queste ricerche sono meno praticate negli stati della Chiesa e negli stati Estensi. In genere questi studi hanno in parte attenuato le tinte forti di un’immagine risalente agli anni '50-'60 del Novecento, che vedeva nell’affermarsi dei poteri signorili l’avvento di una giustizia di stato, più severa ma anche più equa, meno disposta alle derive della lotta di fazione.
Il quadro che emerge da queste ricerche recenti è diverso: la giustizia è stata oggetto di grandi proclami ideologici, ma rimase imbrigliata nella pluralità di giurisdizioni e di sistemi di composizione del tardo medioevo. Giudici locali e giudici centrali entrarono presto in conflitto, creando non poche disfunzioni al sistema generale. Anche le ricerche sui governi centrali tendono a mettere in luce gli sforzi contraddittori per controllare la giustizia, ed è questo il percorso che più ci interessa per il nostro progetto: da un lato gli studi sulle procedure e le ideologie del processo (Sbriccoli, Padoa Schioppa, Marchetti) insistono su una presa di coscienza ormai matura della superiorità della giustizia pubblica e della procedura inquisitoria rispetto alle altre forme; dall’altro alcune indagini più mirate insistono piuttosto sulla flessibilità dei sistemi e la pluralità dei modi di governo della giustizia da parte del potere politico. Proprio sul delicato meccanismo della personalizzazione della giustizia, attraverso il “consiglio del principe” e la supplica, sembra che si fondi il tentativo di creare un canale parallelo a quello ordinario e dipendente da una volontà “slegata” (appunto assoluta) dal diritto, come pretendeva di essere quella dei signori tardo-medievali. I modi di costruzione e di coesistenza di questo duplice livello della giustizia pubblica sono ancora da approfondire.
Alla proposta più generale (giuridica, peculiarmente cinque-secentesca, e bolognese – incentrata sulla presenza del Tribunale del Torrone) della ricerca nel suo insieme, il versante latamente letterario di essa risponde con l’investire alcuni punti di peculiare risonanza, col riesame di opere letterariamente canonizzate e la riapertura di ‘tagli’ storiografici relativi ad alcune opere sommerse da plurisecolare dimenticanza. La centralità spazio-temporale dell’area predetta è considerata nella tensione – indissociabile dalla peculiarità esemplare e dialettica del fenomeno letterario nelle sue partizioni – fra premesse, parallelismi e conseguenze accertabili nel canone nella intrinsicità energetica di una curiositas che spinge il letterato a intessere legami non ovvii o rubricabili a priori con la cultura e il linguaggio di stati regionali e stadî operativi di fatto o idealmente sul confine. Opportuno il ruolo della indagine sulle ‘arti sorelle’ (musica e pittura) e l’accresciuta attenzione a un passato anche tardomedievale e umanistico che serve ormai, se non da obiettivo di conoscenza filologica, da pungolo archeologico e differenziale. Punto di rilievo insieme linguistico e latamente giuridico è poi costituito dalla nascita progressiva di una critica moderna e soggettiva, indagabile in esempî italiani (come il bolognese, scrittore e pedagogista, G.B. Manzini) ed europei (in particolare l’irrequieto Gracián). <<<



