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PROGRAMMA DI RICERCA

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Programmi di ricerca simili:
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Bibliografia
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Parole Chiave
RETORICA, DIALETTICA, ORDINE, PROVA, PERSUASIONE, SIGNIFICATO, DIRITTO, POLITICA, METAFORA

Descrivere, persuadere, provare: tre funzioni del linguaggio retorico nell'esperienza giuridico-forense.

Università degli Studi di Padova
Abstract
Utilizzando come base di partenza scientifica e come strumenti d'indagine i risultati conseguiti o in via di conseguimento con due precedenti progetti (cofin 2002 e 2004), fra i quali la costituzione di un Centro Studi, di una collana editoriale e di un sito web sulla metodologia giuridica, si propone ora un avanzamento delle ricerche centrato sulla natura e fruibilità del discorso retorico nell'esperienza giuridico-processuale e giuridico-politica. Individuate tre funzioni costitutive della retorica (descrizione, dimostrazione, persuasione) se ne studieranno presenza, caratteristiche e applicabilità nei settori distintamente individuati dalle unità locali. Ovvero:
- Unità di Padova: retorica e finalità cognitive del linguaggio forense, con riguardo particolare alle forme figurate del discorso retorico processuale.
- Unità di Trento: retorica e ragionamento giudiziale nel processo civile, con riguardo particolare alla questione del contraddittorio e dell'oralità e con speciale approfondimento del cd. "processo telematico".
- Unità di Verona: interazione fra livello logico-epistemologico e livello assiologico dell'argomentazione giuridica, con riguardo particolare all'uso dei brocardi e delle massime d'esperienza; alla forme di giustificazione della pena; all'uso di argomentazioni etiche nei dibattiti bio-giuridici.
- Unità di Catania: retorica deliberativa e dicotomia segno/simbolo, con riguardo particolare al discorso giuridico-politico intorno al concetto di controllo della decisione normativa e con speciale approfondimento del concetto di cittadinanza nell'ordinamento comunitario. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Francesco Cavalla Università degli Studi di PADOVA
Obiettivo del Programma di Ricerca
L’obiettivo fondamentale del progetto di ricerca è l’approfondimento dei percorsi di studio già intrapresi grazie a precedenti finanziamenti ottenuti su bandi PRIN (2002-2004), nonché l’estensione dei risultati ottenuti e delle acquisizioni teoriche ad altri ambiti propri dell’esperienza giuridica programmaticamente non ancora oggetto specifico dei precedenti studi. Nel processo intrapreso dalla più recente metodologia giuridica che ha portato a riscoprire il valore dell’argomentazione e della retorica non più intesa quale arte di ornare il discorso o peggio quale strategia captatoria mirante alla mera adesione emotiva dell’uditorio alle richieste del retore, i precedenti studi si sono focalizzati, in primo luogo, sulle ragioni che hanno suggerito di rivolgere l’attenzione sulla retorica classica, ritenendo eccessivamente restrittivo ed astratto l’apparato logico di controllo offerto dalla logica formale per quei contesti discorsivi caratterizzati dall’uso del linguaggio ordinario. Inoltre essi si sono incentrati sul vaglio delle possibilità logiche del discorso retorico con un’attenzione particolare al problema della natura delle connessioni tra gli argomenti nel discorso retorico (PRIN 2004), il che apre alla prima grande questione che costituisce il primo obiettivo della ricerca che qui si propone, vale a dire il problema dell’ordine del discorso, in particolare del concetto teorico di ordine che sottende l’esplicazione delle funzioni linguistiche (descrivere, persuadere, provare), tradizionalmente riconosciute.
Ciò premesso (e rinviando ai punti successivi per una disamina nel merito del panorama di partenza e dei contributi specifici delle singole unità), gli ulteriori obiettivi del presente programma di ricerca possono essere raggruppati come segue:

a) Descrivere. Il problema della portata cognitiva del linguaggio.
Un’importante e necessaria estensione degli studi precedenti per quanto riguarda il momento logico-teoretico è data dall'attenzione specifica alla costruzione del discorso mediante l'utilizzo di forme figurate.La ripresa del tema della verità nel discorso giuridico attraverso la riscoperta della retorica (cfr. CAVALLA, Retorica processo e verità, 2005), pone le premesse necessarie per rivedere il rapporto tra livello letterale e figurato del discorso e la rilevanza di questa distinzione nell’argomentazione giuridica. Nell’epistemologia moderna fondamentalmente cartesiana il valore di verità è stato riconosciuto esclusivamente a proposizioni di tipo descrittivo, raffiguranti porzioni di una realtà esterna al soggetto e perciò indipendente dal suo arbitrio, cui consegue un privilegio sul piano cognitivo attribuito a quelle proposizioni. Ulteriore conseguenza è l’identificazione del livello letterale del discorso con quello che “dice la cosa stessa immediatamente” e di quello figurato (metaforico) con la trasposizione di un nome indicante in senso proprio una certa cosa, ma utilizzato contingentemente, delectandi causa, per indicarne un’altra. La portata cognitiva sarebbe comunque assicurata dalla possibilità di sostituzione senza residui, e salva rerum substantia, del termine figurato con il proprio. Il Novecento ha dedicato grandissima attenzione al problema del linguaggio figurato e della metafora in particolare, segnando un aumento esponenziale della letteratura sull’argomento e offrendo argomenti per la riproposizione del problema del valore cognitivo del tropo per eccellenza. La riscoperta della verità nella retorica intesa come innegabilità si inserisce in questo processo e riconduce il tema al suo luogo naturale, dato che storicamente lo studio dei tropi è da sempre appannaggio della retorica stessa.

b) Provare. Il metodo retorico nel processo civile.
Pur nella convinzione della validità generale delle riflessioni svolte, va detto che fino ad oggi il modello preso quale riferimento e banco di prova specifico è stato per lo più il processo penale: ciò per consentire una conveniente concentrazione degli studi e per rispondere più direttamente alle sollecitazioni ricevute dagli ordini professionali i quali hanno visto una connessione più diretta tra la retorica e l’oralità del processo, caratteristica questa certamente più presente nel processo penale, almeno fino alle recentissime modifiche del Codice di Procedura Civile.
Le istanze logiche già affermate nei precedenti progetti debbono ora essere portate nel contesto del processo civile quale ulteriore verifica ed approfondimento e ciò non solo per confrontarsi con le recenti modifiche legislative, ma anche per valutare l’incidenza delle nuove tecnologie (ad es. il "processo telematico") nella struttura argomentativa della verità giuridica. Atteso infatti il riconoscimento della retorica quale metodo dialogico di ritrovamento della verità nel diritto, occorre necessariamente affrontare il tema del rapporto tra l’utilità tecnologica e la imprescindibilità del contraddittorio quale condizione per la ricerca del vero nel processo.
Sempre alla questione della “prova” (intesa in senso logico) nel processo, attiene l’esame dei fondamenti epistemici di diffusi strumenti sintetici di argomentazione giuridica, quali i brocardi, già bagaglio tecnico ordinario dell’avvocato ed ora ridotti spesso a mero sfoggio di erudizione.

c) Persuadere. La retorica nel discorso assiologico e politico.
Infine, ulteriori estensioni sono rese necessarie con riferimento a quegli ambiti che tradizionalmente sono lasciati ad un discorso meramente persuasivo che mira all’adesione emotiva senza che possa farsi questione di verità. Si tratta del discorso sui valori, da un lato, e del discorso politico, dall’altro. In essi, si dice, è questione di scelte, e per quanto si diano “dati” o elementi descrivibili, ciò che li caratterizza costitutivamente è un’attività (la decisione) che mantiene un margine di distacco e di libertà dalla concatenazione di tali elementi nel discorso, sicché è ammissibile l’ipotesi di decisioni diverse di fronte ai medesimi “dati” senza stravolgimento dell’attività decisoria.
Tuttavia, in comune con il discorso giuridico i discorsi che si impiegano in questi ambiti hanno il fatto di riferirsi all’ordine delle possibilità (discorsi “possibili”, cfr. CAVALLA, cit.), e la tradizione classica ci consegna la retorica quale techne di costruzione del discorso proprio negli ambiti in cui è necessario decidere (ARISTOTELE) – ché di fronte a ciò che è necessario o impossibile, il decidere stesso non ha senso alcuno. Non è un caso che il discorso deliberativo che si svolge nell’assemblea politica è uno degli ambiti tipici della retorica (aristotelica). In particolare le categorie del politico sono oggi fortemente implicate a seguito del tentativo di strutturare organismi sovranazionali intesi come condizione giudicata irrinunciabile per lo sviluppo sociale dell’uomo contemporaneo. Sono qui in questione le forme argomentative a suffragio di nuovi strumenti di riconoscimento politico e civile (es. la c.d. “cittadinanza europea”) forgiati da soggetti istituzionali anche attraverso strumenti tipicamente giuridici (trattati, decisioni della Corte di Giustizia Europea ecc.), così come quelle che utilizzano luoghi comuni di natura etica (si veda p.es. il ricorso ai "valori" nei discorsi biogiuridici e in quelli sulla giustificazione delle misure punitive in diritto penale) o etico-politica (quale il discorso sulla laicità degli ordinamenti). Anche questi esempi saranno oggetto d'indagine delle unità locali. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
In generale il progetto si inserisce nel recente dibattito della metodologia giuridica dedicato alla rivalutazione dell'argomentazione ed in particolare al recupero della retorica classica quale "metodo di organizzare il linguaggio ordinario attraverso un metodo al fine di garantire le conclusioni" (cfr. CAVALLA F., Retorica, Processo Verità, Pd 2005). Alla base vi è il convincimento che il discorso giuridico (sia esso quello dello studioso, del giudice o dell'avvocato), si svolga costantemente in una situazione controversiale. Sia che la controversia riguardi pretese reciproche avanzate nel vivere sociale o la reazione sotto l'egida di un potere punitivo centrale di fronte a comportamenti giudicati di peculiare lesività ovvero, ancora, riguardi le differenti ricostruzioni teoriche su questioni determinate, comunque ci si muove in un ambito ove condizione per una risoluzione non violenta sia un dialogo spregiudicato. Ciò significa che non si tratta di sviluppare per deduzione conseguenze da premesse condivise e sottratte alla discussione ma di porre in questione, vagliare logicamente e dialetticamente la "tenuta" delle reciproche posizioni in un contraddittorio che "coinvolga" le premesse stesse delle parti ed eventualmente le "travolga" laddove inconsistenti. La questione è che gli strumenti della logica formale, riferendosi costantemente ad un modello astratto di discorso ove di principio è eliminata la vaghezza e la polisemicità del linguaggio, sono inefficaci a rappresentare la ricchezza e la vitalità della "logica controversiale", la quale deve invece farsi carico proprio di quelle caratteristiche che la formalizzazione espunge. Ora, l'arte di costruzione del discorso con finalità probatorie (laddove siano in gioco differenti possibilità) è, nel sapere classico, la retorica (Aristotele). Retorica e dialettica da tempo sono divenuti termini ricorrenti nel dibattito internazionale.
A riprova dell'attualità ed importanza degli studi portati avanti da questo gruppo di ricerca valga il rimando (sul piano normativo nazionale) al D.L. 21 maggio 2003 n. 112 (coordinato con la legge di conversione 18 luglio 2003 n. 180) ove, all’art. 1 bis n. 9, tra i criteri per la valutazione degli elaborati scritti e delle prove orali dell’esame di Stato per l’abilitazione alla professione d’avvocato, si prevede di considerare il rigore metodologico e argomentativo dell’esposizione e la padronanza delle tecniche di persuasione; si aggiunga la recente riforma universitaria della laurea in Giurisprudenza, che ha introdotto lo studio della logica e dell’argomentazione giuridica e forense come materie fondamentali ed obiettivi qualificanti (nuova laurea in Giurisprudenza quinquennale, cd. 1+ 4) collocandoli proprio nel SSD JUS/20.
Ponendosi quale prosecuzione, estensione ed approfondimento di studi già da qualche tempo avviati, come specifica base scientifica di riferimento si assumono le acquisizioni ottenute ed i prodotti realizzati nell'ambito dei precedenti PRIN che hanno coinvolto molti dei componenti del presente progetto.
I temi fondamentali finora affrontati sono stati certamente quello "topico", ovvero del ritrovamento delle premesse idonee alla costruzione del discorso retorico, e "logico", con particolare riferimento alla natura delle connessioni tra gli argomenti e alle forme di invalidità logica del discorso retorico stesso (su cui si veda in particolare CAVALLA cit., con i contributi ivi raccolti, MANZIN, M.e FERRARI, G., (a cura di) La retorica tra scienza e professione legale, coll. Acta Methodologica I, Milano, 2004; FUSELLI S., La ragione incerta, Cleup 2005). Tra le molte questioni che restano da affrontare possono individuarsi quali temi specifici del presente progetto:

1) Il problema del rapporto tra metodo retorico e forme figurate del discorso.
Se nel discorso retorico sono individuabili forme logico-connettive strettamente agganciate al contesto in cui il discorso viene declinato (per cui l'univocità e la verità raggiunta a seguito del gioco di superamento delle obiezioni mosse al retore siano tanto oggettive quanto "situazionali": cfr.CAVALLA cit.) allora è forse data la chiave per rivalutare anche la pluralità di forme attraverso cui il linguaggio ordinario può perseguire l'una e l'altra attraverso l'uso di forme figurate. Da sempre la tradizione retorica conserva la memoria di esse quali strumenti di connotazione estetico-formale del discorso, ma il discredito che ha riguardato la retorica a partire dalla modernità ha ridotto anche il discorso sui tropi al suo mero valore esornativo. Nel Novecento v'è stata un grande ripresa degli studi sul tema con particolare riferimento alla metafora (Richards, Black, Ricoeur, Derrida, Lakoff, Johnson, Fauconnier, Turner, Eco, Rigotti, Grassi) volti alla rivalutazione del valore cognitivo del tropo in parola. Tali studi hanno mostrato il valore problematico della distinzione tra livello letterale e figurato del discorso, riconoscendo dignità euristica al secondo, sicché diviene un percorso obbligato dar conto del suo ruolo nella costruzione garantita del discorso: problema questo non sempre avvertito dai giuristi cui pure incombe il compito della decifrazione di metafore, atteso che esse stanno nella legislazione come pure nelle rappresentazioni dottrinali ed infine nelle stesse decisioni giurisprudenziali.

2) Il continuo approfondimento delle questioni connesse all'impiego del linguaggio ordinario nella costruzione garantita del discorso giuridico nella situazione originaria del processo (cfr. Capograssi, Opocher, Cavalla, Moro) è oggi un problema che deve confrontarsi con l'avvento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Information and Communication Technologies - ICT) le quali sono destinate a trovare sempre più applicazione ai contesti giudiziali (c.d. "processo telematico"). Le riflessioni sul tema sembrano caratterizzate da un approccio ancora fortemente “normocentrico” (Riem, Buonuomo, Zan), laddove forse, la messa alla prova del metodo retorico in un settore così fortemente in evoluzione potrebbe servire a colmare le insufficienze del modello sillogistico per una corretta elaborazione della logica difensiva, anche sul piano della tecnica informatica (qui spc. Sartor).

3) Dal problema della connessione retorica per generalizzazione (cfr. CAVALLA cit.) a quello della retorica quale metodo di individuazione delle forme d'ordine del discorso finalizzate al contraddittorio.
I risultati dell’indagine Prin 2004 hanno consentito di realizzare uno studio critico delle fonti che vanno da Plotino a Dionigi l’Areopagita, individuando una struttura di ordine discorsivo fondata su un rapporto tra identità e differenza (unità e molteplicità) di tipo neoplatonico: ciò ha consentito di falsificare talune credenze consolidate circa le ascendenze (precartesiane) aristotelico-tomiste di tale struttura. Poichè, a seguito della prevalenza di un pensiero di tipo identitario (v. spc. Severino, Galimberti, Marramao), questa forma d’ordine logico-razionale si è imposta anche nella gestione dei fenomeni giuridici, e poiché essa è attualmente in “crisi” nella sua versione giuspositivistica (v. Jori, Villa, Schiavello), appare necessario – proprio in funzione del rispetto delle differenze – determinare un modello di ragionamento alternativo, basato sul dialogo e avente struttura finalizzata al contraddittorio. Da ciò è emersa la proposta dalla retorica come forma di ordine logico-razionale di tipo argomentativo (fra i molti: v. più rec. Leff, Krabbe, Jacobs, Van Eemeren, Grice).

4) Il problema del contraddittorio quale luogo ove logica e prassi si incontrano.
Nello sviluppo del pensiero identitario, spesso troppo frettolosamente ascritto all'aristotelismo (il pensiero medievale essendo determinato anche da elementi di ascendenza aristotelica, ma non solo) sembra essere mancato proprio l'elemento essenziale alla visione di retorica e dialettica dello Stagirita recentemente riportato all'attenzione degli studiosi. Si possono menzionare a tale riguardo, rispettivamente, E. Feteris, Fundamentals of Legal Argumentation (1999), un'utile rassegna condotta a partire dalle acquisizioni di van Eemeren e Grootendorst, e D. Patterson, Law and Truth (1996), sensibile alla lezione wittgensteiniana sul tema della prassi. Proprio in questa direzione si spiegano i tentativi esperiti da quanti hanno inteso recuperare la nozione di retorica secondo moduli che si scostano dalla precedente lezione perelmaniana (cfr. W. Slob, "How to distinguish good and bad arguments: dialogico-rhetorical argumentation", in "Argumentation", 2002).
In realtà, già Aristotele riconosceva nell'indisgiungibilità di verità e prassi il singolare intreccio soggiacente alla dialettica e alla retorica, come "arti del discorso": trasversali ai vari campi del sapere e connesse ai diversi ambiti dell'agire, funzionali al conseguimento di un risultato stimato degno di essere perseguito in quanto "buono" o "utile", e tuttavia mai avulse dal rapporto con la verità. Ciò naturalmente riapre la possibilità di un discorso sui valori che non si riduca alla mera scelta individuale arbitraria e getti le basi per estendere l'applicazione del metodo retorico ai settori, sempre più attuali, in cui il momento assiologico sembra minare le possibilità di fondare razionalmente e condivisibilmente ogni decisione (per es. bioetica, natura e fondamento del potere punitivo ecc.), così come di recuperare il problema della retorica deliberativa (altro tema classico della retorica aristotelica) e di conseguenza di impostare il rapporto diritto-politica sulla comune base della teoria dell'argomentazione. Si verrebbe così incontro alle sollecitazioni dei teorici della c.d. “svolta riflessiva” nella filosofia del linguaggio e nella teoria della società: i quali, da Habermas a Lenoble, con accenti diversi, propongono tutti, in sostanza, un approccio “riflessivo” alla definizione dell’identità collettiva, tale per cui la cittadinanza europea non si baserebbe su un elemento identitario culturalmente dato, antecedente all’istituzione politica, analizzabile in termini di caratteristiche oggettive (lingua comune, tradizioni, lessico politico), ma, al pari dell’autocoscienza individuale, si genererebbe attraverso un processo, appunto, riflessivo, analizzabile in termini di permanente ridefinizione dei parametri di coinvolgimento politico. <<<