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PROGRAMMA DI RICERCA
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Unità di Ricerca
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
Classificazione geografica
- Regione: Lombardia
Bibliografia
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Parole Chiave
SISTEMI UNIVERSITARI E DI ALTA FORMAZIONE, ECONOMIE DELLA CONOSCENZA, MUTAMENTI ORGANIZZATIVILa riorganizzazione dei sistemi universitari e di alta formazione nelle "economie della conoscenza" europee
Università degli Studi di MilanoAbstract
Il programma di ricerca studia la riorganizzazione dei sistemi di istruzione superiore europei nel quadro dell’”economia della conoscenza”. Questo contesto sottopone le istituzioni di istruzione superiore a pressioni economiche, sociali e politiche. Quali esiti hanno queste pressioni? In particolare, la ricerca si soffermerà su tre aspetti di questa trasformazione: i meccanismi decisionali che traducono le pressioni strutturali in processi riorganizzativi; il mutamento delle strutture di governance a livello nazionale e di singolo ateneo; la trasformazione delle istituzioni di formazione superiore d’elite.I paesi studiati sono i più grandi dell’Unione europea: Germania, Francia, Regno Unito e Italia, a cui, solo per certi aspetti, si aggiungono Spagna e Olanda. Ciascun paese sarà studiato sia di per sé che in comparazione con gli altri. Il primo anno della ricerca sarà dedicato al lavoro sul campo, che utilizzerà tecniche di rilevazione sia quantitative che qualitative. Dopo un convegno intermedio, il secondo anno sarà dedicato all’analisi dei paesi studiati e al loro confronto dal punto di vista dei tre problemi al centro della ricerca. Un secondo convegno consentirà di presentare i risultati di questo lavoro, completare la comparazione tra i paesi e individuare possibili indicazioni per le politiche pubbliche, sia nazionali che europee. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Marino Regini Università degli Studi di MILANOObiettivo del Programma di Ricerca
Obiettivo del programma di ricerca è l’analisi della riorganizzazione dei sistemi universitari e di istruzione superiore nelle “economie della conoscenza”. L’obiettivo è rilevante per due motivi: a) l’istruzione superiore è determinante per la formazione delle élite e, più in generale, delle risorse umane strategiche per i sistemi economici contemporanei; b) il mutamento dell’istruzione superiore è un eccellente esempio di come il mutamento di un’istituzione sociale sia un fenomeno multi-dimensionale, determinato dal mutamento della struttura socioeconomica e dalle strategie degli attori coinvolti. Il programma di ricerca si attende quindi di raccogliere sia elementi di conoscenza specifici sull’istruzione superiore che indicazioni teoriche e metodologiche più ampie sul mutamento istituzionale, di ovvio interesse per i decisori delle politiche pubbliche. <<<Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La riorganizzazione dei sistemi di istruzione superiore nelle economie della conoscenzaL’”economia della conoscenza” può essere definita come un modello di organizzazione socio-economica in cui produzione e servizi si basano su attività ad alta intensità di conoscenza, e in cui tale centralità della conoscenza determina un accelerazione del ritmo dello sviluppo, e insieme dell’obsolescenza, del progresso scientifico e tecnologico (Powell e Snellman 2004). Questo significa che produzione, diffusione e il trasferimento della conoscenza diventano le attività decisive per la performance dei sistemi economici. L’affermarsi su scala internazionale di questo modello è associato a una nuova divisione internazionale del lavoro, in cui le economie più avanzate sono incentivate a trasformarsi sempre più approfonditamente in knowledge-based economies, per poter continuare a competere con economie gravate da minori costi e in fase di tumultuoso sviluppo (Soete 2002; Rodrigues 2002; Rullani 2004). Nel lungo periodo, sistemi economici sviluppati come quello italiano non potranno perseguire un modello di competitività basato solo sui prezzi. Anche i vantaggi competitivi garantiti dalle specializzazioni settoriali dell’industria, e dalla base di competenze a queste associate, possono venire meno (Regini 2000).
Per sopravvivere in quel contesto di crescente competizione internazionale che chiamiamo globalizzazione, i paesi sviluppati si troveranno costretti a puntare a una high road allo sviluppo, basata su innovazione, ricerca, e produzione di competenze tecnico-professionali elevate e diffuse. Il successo economico conosciuto dai paesi anglosassoni negli anni 90 viene spiegato da molti autori proprio in base alle condizioni istituzionali che in questi paesi favoriscono la produzione di nuova conoscenza e alla sua applicazione alle attività economiche (Hall e Soskice 2001). Nelle società occidentali, queste attività cruciali sono tradizionalmente affidate alle università. In alcuni paesi, anche altre istituzioni, quali centri pubblici di ricerca, scuole di alta formazione, e le stesse imprese, svolgono un ruolo importante nella produzione e trasmissione della conoscenza. Ma le università, pubbliche e private, restano ovunque le istituzioni centrali. Quali sono, dunque, le trasformazioni delle università, e dell’istruzione superiore in generale, in questo contesto? Lo sviluppo dell’istruzione superiore nel secondo dopoguerra può essere interpretato come un processo di transizione dall’istruzione superiore d’élite all’istruzione superiore di massa (Trow 1974). Questo processo ha avuto due caratteristiche principali: la crescita dimensionale dell’istruzione superiore e la sua differenziazione strutturale. In molti paesi europei sono stati creati due settori distinti di istruzione superiore, uno a orientamento professionale e uno a orientamento accademico (Gellert 1993; Meek et al. 1996; Teichler 1988). Attualmente questo modello, definito normalmente binario, rappresenta la soluzione organizzativa più diffusa in Europa. Tuttavia alcuni segnali inducono a pensare che sia in corso una nuova fase di riorganizzazione dei sistemi di istruzione superiore che porterà, o sta portando, alla creazione di sistemi unificati o unitari di istruzione superiore internamente diversificati (Kyvic 2004; Scott 1995; Tapper e Palfreyman 2005). Nei paesi extra-europei, peraltro, si sta affermando un modello più decisamente diversificato, in cui coesistono e competono istituzioni diverse (le tradizionali research universities, colleges quadriennali o biennali, istituti di formazione post-dottorale ecc.). L’intensificazione della domanda, effetto dell’espansione, ha anche incentivato, in molti di questi paesi, un processo di privatizzazione dell’istruzione superiore, che vede una forte offerta privata affiancarsi a quella pubblica tradizionalmente predominante, e tuttora centrale nei paesi europei (Arum et al. 2006).I sistemi universitari europei – e più in generale i sistemi nazionali di alta formazione e ricerca, che in taluni paesi comprendono altre istituzioni che svolgono queste funzioni accanto alle università – si stanno quindi riorganizzando, sia pure in modi e con tempi diversi. Riforme radicali sono state intraprese di recente in alcuni paesi fra cui l’Italia (Vaira 2003; Luzzatto e Moscati 2005; Rostan e Vaira 2006), mentre altri esitano ad attuare le modifiche a cui pure i propri ministri dell’istruzione si sono impegnati sottoscrivendo svariate “dichiarazioni congiunte” (Sorbona, Bologna, Salamanca, Praga) e altri ancora hanno da lungo tempo avviato trasformazioni non inserite in una riforma organica, ma spesso altrettanto incisive (AAVV 2003; Gornitzka 2005).
Quali sono gli obiettivi dichiarati e come vengono valutati i risultati raggiunti? A leggere i documenti programmatici dei “riformatori”, ma anche le posizioni di quasi tutti gli attori e portatori di interessi coinvolti, l’obiettivo di lungo periodo condiviso è quello di valorizzare la conoscenza prodotta dal sistema universitario (mediante la ricerca scientifica e la formazione di professionalità elevate), riconoscendone il ruolo di risorsa chiave nella competizione internazionale fra “economie basate sulla conoscenza”. A ben guardare, tuttavia, l’ampio consenso intorno a questo generico programma di riorganizzazione del sistema universitario è solo apparente o quantomeno parziale. Diversi attori perseguono interessi diversi, spesso mutevoli e internamente contraddittori. Del resto, se così non fosse, sarebbe difficile spiegare perché, attraverso un generale processo di imitazione delle best practices, tutti i sistemi universitari – almeno quelli i cui governi hanno sottoscritto le dichiarazioni congiunte sopra citate – non adottino in tempi rapidi modalità di riorganizzazione analoghe e capaci di produrre i risultati generalmente attesi.
L’obiettivo della ricerca è quello di comparare le modalità adottate in paesi differenti e i rispettivi esiti, e di spiegarne le differenze. I paesi studiati sono i sei più grandi paesi dell’Unione europea (escludendo i nuovi membri dell’Europa orientale), cioè Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Spagna e Olanda. Non solo essi comprendono buona parte della popolazione dell’Europa occidentale, ma i loro sistemi universitari presentano una notevole variazione dal punto di vista della struttura istituzionale, del grado di espansione e delle tendenze di mutamento: questo aumenterà la generalizzabilità dei risultati.
La ricerca avrà durata biennale, e sarà svolta da tre unità. L’unità milanese svolgerà funzioni di coordinamento, e focalizzerà il proprio lavoro sui meccanismi decisionali attraverso cui il mutamento dei sistemi di istruzione superiore ha luogo, come variabile interveniente decisiva tra il mutamento strutturale associato alle economie della conoscenza e gli esiti della riorganizzazione. L’unità pavese studierà (nei primi quattro dei paesi elencati) il mutamento della formazione d’élite: come si trasforma questa importante funzione, tradizionalmente svolta dall’università tout court, con la massificazione di questa? L’unità di Milano-Bicocca studierà invece i meccanismi di governance dei sistemi di istruzione superiore, e il loro mutamento nel corso del processo di riorganizzazione.
L’integrazione tra le tre unità è garantita da tre punti di vista. In primo luogo, essa è teorica e metodologica: le tre unità sono da questo punto di vista omogenee perché ispirate alla tradizione della sociologia empirica europea. Il fatto che esse riuniscano le due sub-discipline rilevanti per il fenomeno studiato, ovvero la sociologia economica e la sociologia dell’educazione costituisce quindi una notevole risorsa, perché l’omogeneità metodologica assicura una rapida integrazione di competenze specialistiche differenziate. In secondo luogo, essa sarà assicurata da un costante interscambio di documentazione, materiale e prodotti della ricerca, di cui si faranno carico l’unità milanese, coordinatrice del progetto, e le strutture del CIRSIS, il direttore del quale è il coordinatore dell’unità pavese. L’interscambio riguarderà anche le reti di relazioni internazionali: ciascuna delle tre unità ha una forte proiezione internazionale, che verrà condivisa con le altre per garantire economie di scala nei costi della ricerca. In terzo luogo, l’unità milanese organizzerà due convegni, uno intermedio e uno conclusivo, in cui i risultati di ricerca di ciascuna unità saranno confrontati con quelli delle altre e con un panel di studiosi stranieri, esperti di istruzione superiore dei paesi studiati. <<<



