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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"
SCIENZE DEL LIBRO E DEL DOCUMENTO
- Università della CALABRIA
SCIENZE GIURIDICHE
- Università degli Studi di CAGLIARI
STORICO POLITICO INTERNAZIONALE DELL'ETA' MODERNA E CONTEMPORANEA
- Università degli Studi di SASSARI
STORIA
- Università degli Studi della TUSCIA
STUDI SULLA COMUNICAZIONE
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- 10 - La nascita dell'individuo europeo: il tema dell'individualità come problema filosofico
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
Classificazione geografica
- Regione: Lazio
Bibliografia
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Parole Chiave
MAGISTRATURE, CONFLITTO GIURISDIZIONE/POLITICA, COSTITUZIONALISMO, GIURISDIZIONE, AMMINISTRAZIONE, BIOGRAFIE, EPURAZIONE ANTIFASCISTA, CONSIGLIO DI STATO, CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURAMagistratura e politica nello Stato moderno e contemporaneo. Origini e sviluppi storici del conflitto tra potere politico e potere giurisdizionale
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"Abstract
Il progetto concerne il rapporto magistrature/potere politico in varie epoche e in diversi contesti storici, in base alla loro emblematicità (in quanto significativi del diverso declinarsi di quel rapporto tra età moderna e età contemporanea) ma anche tenendo conto delle condizioni della ricerca (le fonti e l’attualità dei problemi storiografici).La prima parte affronta la dialettica giurisdizione/politica (giurisdizione/amministrazione) nell’epoca in cui il tema emerge con evidenza (il XVIII sec.) e nel Paese europeo (la Francia) nel quale con maggior chiarezza se ne presentano le implicazioni teoriche e pratiche. Sullo sfondo campeggia il principio della separazione dei poteri. Per trattare questo delicato snodo teorico-pratico dello Stato occidentale sono proposte varie chiavi. La prima riguarda il costituzionalismo dei robins (l’ipotesi di un “costituzionalismo giurisdizionale”). La seconda concerne l’ideologia e l’esperienza del giurista-tipo di Antico Regime nel suo porsi di fronte al potere politico incarnato dal re, e si riassume in alcune figure emblematiche di giuristi-magistrati. Emerge specialmente il conflitto tra i due maggiori poteri pubblici: la giurisdizione, il cui vertice era in Francia la «corte sovrana» del Parlement, e la funzione d’indirizzo politico, divisa nei due lemmi istituzionali del legislativo e dell’esecutivo, che nell’Antico Regime erano formalmente fusi nella figura del re e nei suoi conseils privés.
Completano il quadro di questa prima parte (XVI-XVIII secc.) due ricerche sulla Sardegna dell’età moderna. La prima sulla prosopografia dei magistrati dei tribunali di ultima istanza (Reale Governazione del Capo di Sassari e di Logudoro; Reale Udienza), in un arco che va dal 1515 al 1700. Si vuole così dar conto della formazione dei togati, del loro cursus honorum e del rapporto col potere politico condizione materiale delle loro carriere. Obiettivo è un repertorio delle alte magistrature, corredato da uno studio ravvicinato della struttura giudiziaria della Reale Udienza del Regno di Sardegna e da quattro saggi su altrettante biografie di magistrati.
La seconda ricerca ha per tema i magistrati nei Parlamenti del XVII sec., pure in Sardegna, quando emerge da parte degli Stamenti la richiesta della “privativa”, cioè l’esclusività delle cariche civili ed ecclesiastiche per i “naturals” del Regno. L’intento è di porre in luce il contenzioso tra le giurisdizioni ecclesiastiche, baronali e municipali e la corte e l’amministrazione viceregia, ciò che sarà perseguito anche per il periodo piemontese, durante la Restaurazione. In questo caso la ricerca sfocerà in un saggio di storia parlamentare.
La seconda parte è interamente sull’Italia contemporanea. Al centro si colloca l’idea di uno studio delle carriere e dell’esperienza dell’alta magistratura dal 1861 al 1970. Riprendendo il censimento iniziato da Pietro Saraceno e rimasto interrotto, si vuole giungere prima alla compilazione di un data-base e poi alla pubblicazione di un vero e proprio repertorio-dizionario biografico degli alti magistrati, sull’esempio del quasi edito “Dizionario biografico dei consiglieri di Stato”. Da questo corpo centrale della ricerca si ramificano poi 4 indirizzi, ognuno dei quali finalizzato a specifici saggi storici: il 1° mira a testare la presenza dei magistrati nel Parlamento dell’età liberale (numero dei magistrati-parlamentari, loro biografia, loro partecipazione alla vita delle Camere, loro incidenza nell’elaborazione legislativa); il 2° punta a verificare la presenza dei magistrati nei gabinetti ministeriali e negli incarichi; il 3° vuole chiarire la partecipazione dei magistrati ai processi dell’epurazione antifascista nel 1944-48, sia nella veste di giudici sia – eventualmente – in quella di imputati; il 4° punta alla ricostruzione della storia del Consiglio superiore della magistratura.
Il presente programma di ricerca, sottoposto al Consiglio superiore della magistratura, ne ha ricevuto il patrocinio. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Guido Salvatore Melis Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"Obiettivo del Programma di Ricerca
Gli obiettivi del programma di ricerca sono:a) Per la prima fase:
1. pubblicazione (in prosecuzione di precedenti ricerche, in particolare di quelle del prof. Francesco Di Donato) di uno studio sull’ideologia dei Robins nella Francia dei Lumi incentrato proprio sul periodo della riforma attuata dal cancelliere e guardasigilli Maupeou;
2. estensione di quell’impianto metodologico ad una ulteriore ricerca sull’evento cruciale (allo stato dell’arte ancora privo di una convincente spiegazione razionale) del «richiamo» dei parlamenti nel 1774, dopo la loro soppressione ad opera di Turgot, tecnocrate fisiocratico imbevuto della scuola dei philosophes e quindi attestato su posizioni politiche e ideologiche alternative alla visione del mondo e all’assetto sociale propri della magistratura parlamentare;
3. realizzazione e pubblicazione, sulla base della copiosa documentazione archivistica tuttora largamente inesplorata e della letteratura a stampa del tempo, di un quadro prosopografico dei magistrati attivi nel Regno di Sardegna dal 1551 al 1770 basato sulla redazione di una scheda per ogni singolo magistrato contenente i principali dati professionali, biografici, culturali e di carriera e le indicazioni relative alle fonti;
4. ricostruzione della struttura giudiziaria della Reale Udienza del Regno di Sardegna e Reale Governazione del Capo di Sassari e di Logudoro e analisi delle decisiones dei tribunali per cogliere la formazione di un diritto comune con coloritura regionale finalizzate alla redazione e pubblicazione delle biografie di alcuni importanti magistrati;
5. pubblicazione di specifici studi che, riconnettendosi anche alle edizioni critiche in atto dei Parlamenti del Regno Sardo del 1624 e 1653-57 (edizioni previste nell’ambito degli “Acta Curiarum Regni Sardiniae” promossa dal Consiglio regionale della Sardegna) focalizzino il tema cruciale delle aspre contrapposizioni politiche e giurisdizionali tra Stamenti (ordini cetuali) e governo viceregio, con l’obiettivo di verificare la partecipazione dei magistrati presenti in tali assemblee rappresentative alla dialettica con il potere centrale.
b) Per la seconda fase:
1. ripresa, completamento, perfezionamento della banca dati informatizzata messa in opera dal prof. Pietro Saraceno e relativa alle carriere dei magistrati italiani dopo l’unità e sino al 1970: l’obiettivo è la creazione e la messa in linea di una schedatura di tutti i fascicoli personali, con integrazioni di altre fonti;
2. redazione di un repertorio-dizionario biografico dell’alta magistratura italiana dal 1861 al 1970 (sul modello di quello, già citato, oggi in preparazione per i consiglieri di Stato);
3. pubblicazione di saggi specifici ad opera dei vari ricercatori sulla partecipazione dei magistrati italiani come gruppo o di alcuni di loro come individualità significative alla vita parlamentare e in particolare il loro apporto all’elaborazione dei provvedimenti legislativi più significativi sino ad ottenere una mappatura dell’intera produzione normativa (nel corso dell’età liberale: 1861-1915) sia identificando i tempi della produzione delle leggi sia approfondendo il ruolo dei magistrati-parlamentari;
4. redazione di una cronologia dei provvedimenti organizzativi del Ministero di grazia e giustizia e degli ordinamenti giudiziari dal 1861 sino al 1960; ricostruzione per lo stesso periodo di un apposito repertorio delle biografie dei magistrati che ricoprirono ruoli di vertice nell’amministrazione centrale (gabinetti, commissioni, uffici legislativi ecc.);
5.pubblicazione di uno studio a base biografica sull’epurazione dei magistrati dopo la caduta del fascismo, nell’intento di stabilire, attraverso i dati concreti dell’epurazione e analizzando il ruolo dei magistrati sia come “epurandi” sia come “epuratori”, quale sia stata la continuità delle carriere tra fascismo e secondo dopoguerra;
6.promozione di una serie di studi che, partendo dall’esperienza del Dizionario biografico dei consiglieri di Stato italiani 1861-1948 attualmente in via di completamento, sviluppino approfondimenti inerenti alla storia di questo grande corpo, soffermandosi su aspetti quali: a) la provenienza geografica, l’estrazione sociale e professionale dei magistrati amministrativi; b) la loro produzione scientifica, attraverso la redazione di specifiche bibliografie individuali e l’allestimento di una banca dati complessiva; c) la loro partecipazione agli incarichi di governo e specificamente la presenza nei gabinetti ministeriali; d) il loro eventuale impegno in politica (ad esempio attraverso la partecipazione all’attività parlamentare) ecc.;
7.pubblicazione di uno o più studi sulla storia istituzionale del Consiglio superiore della magistratura (origini, composizione, funzionamento concreto, rapporti con altri organi, apparato amministrativo interno, forma e stile dell’attività ecc.). <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il tema del rapporto tra magistrature e potere politico è da tempo oggetto, sotto vari punti di vista, di un partecipato dibattito storiografico a carattere internazionale. Per quanto riguarda la prima parte del progetto, inerente all’età moderna e più specificamente all’Ancien régime, ci si limita ad accennare al patrimonio rappresentato dagli studi storico-giuridici sui tribunali supremi e sulle magistrature nell’Italia moderna (a partire dai pionieristici studi di Gino Gorla). Rientrano in questo filone – per quanto concerne il caso italiano – i lavori di Cozzi, Ascheri, Petronio, Birocchi, Massetto e – come sintesi di un intero filone – il volume del 1993 su “Grandi tribunali e Rote nell’Italia di Antico Regime” curato da Sbriccoli e Bettoni. Più in ombra sono forse rimasti i temi della struttura burocratica dei grandi tribunali e quelli del reclutamento e della formazione dei magistrati (sebbene anche qui si debbano citare, per i vari casi regionali, i vecchi lavori di Visconti, Petronio, Chabod, Giarrizzo e quelli più recenti (li si cita alla rinfusa) di Massetto, Zorzoli, Genta, Ajello, Galasso, Cernigliaro, Rovito, Di Donato, Miletti, Romano, Sciuti Russi, Novarese, Anatra, Mattone). La recente storiografia ha guardato con particolare interesse all’opera degli storici spagnoli delle ultime generazioni sulle Audiencias e sui letrados, ed è specificamente in questa direzione (con particolare attenzione dunque alla dimensione prosopografica) che il progetto vuole svilupparsi. Senza trascurare, per altro, la verifica del ruolo dei togati nelle assemblee rappresentative di Ancien Règime, ove il progetto può contare su un promettente avvio di studi che, nel caso specifico della Sardegna oggetto della ricerca, si avvale di un poderoso lavoro sistematico di impianto filologico messo in opera da anni attorno alla pubblicazione degli “Acta curiarum Regni Sardiniae”. Le fonti – per lo più archivistiche – identificate per questa parte della ricerca sono spesso inesplorate: esse consistono spesso in materiale seriale, vasti giacimenti di informazioni su base individuale, che sarà compito della ricerca condensare opportunamente, rielaborare in una chiave collettiva per poi tracciare la biografia complessiva dei ceti togati e trovare in essa il filo rosso del rapporto tra questi e il potere politico.Per altro aspetto, costituisce un retroterra indispensabile del progetto il corposo patrimonio di conoscenze ed elaborazioni storiografiche maturati negli ultimi decenni in Francia e aventi per oggetto la noblesse d’Etat (Bourdieu), la magistratura nel rapporto con i Parlements (i robins, studiati in particolare da Di Donato), le strategie politiche e corporative della magistratura nell’Ancien Régime (Bluche e Félix). Studiare – come il progetto si propone – l’ “ideologia”, ossia le strutture antropologiche, psicologiche e culturali sottese alla forma mentis diffusa nell’establishment dei robins, ossia weberaniamente la Weltanschauung dei protagonisti principali della vita politico-giudiziaria – significa penetrare in profondità nelle strutture portanti della moderna organizzazione sociale, cogliendo quella forma di progresso tipicamente europeo-occidentale che il maggior storico delle istituzioni di tutti i tempi, Roland Mousnier, descriveva come un poderoso processo di civilizzazione imperniato sullo sviluppo dello Stato (civilisation étatique). Anche in questo caso le fonti sono espressamente d’archivio (sebbene non si trascurino quelle letterarie o comunque edite).
Per la seconda parte del progetto il punto di partenza obbligato è costituito dagli studi avviati sulla magistratura postunitaria da Pietro Saraceno. Il progetto intende riprendere e portare a compimento innanzitutto il suo data-base, utilizzando la metodologia di rilevazione e classificazione sui fascicoli personali dei magistrati messa a punto dallo studioso prematuramente scomparso. Per altro sostanziano il progetto alcuni altri corposi filoni storiografici: gli studi innanzitutto sul Consiglio di Stato, specie quelli più recenti culminanti nell’imminente “Dizionario biografico dei consiglieri di Stato italiani 1861-1948”; i lavori più o meno recenti sulla magistratura (Battaglia, D’Addio, Neppi Modona, Tranfaglia, Piccardi, Aquarone, Jocteau, Venrurini, Guarnieri, Carbone sino ai recentissimi Abbamonte e Meccarelli); le ricerche su singole personalità della magistratura, sull’ordinamento giudiziario, sul rapporto magistratura-politica prima e durante il fascismo (Genovese e altri). Importante, sebbene meno pertinente, è poi quel plafond di ricerche che, specie negli ultimi anni, hanno avuto per scopo la pubblicazione di dizionari biografici, repertori, sistematiche schedature su base personale (si può ben dire che la storiografia italiana, un tempo carente di simili strumenti, può oggi contare su una solida base di veri e propri pre-requisiti della ricerca biografica). L’Archivio centrale dello Stato, con il suo immenso giacimento di fascicoli personali, costituisce qui il fulcro della ricerca; che dovrà poi proseguire attraverso la sistematica schedatura dei bollettini e degli annuari ministeriali, dei calendari generali del regno, della stampa professionale e di categoria; censire gli atti parlamentari; analizzare con cura gli atti dei concorsi, studiare le bibliografie personali dei magistrati, analizzare a campione le loro sentenze più significative (quelle pubblicate nelle riviste giuridiche per prime).
Nell’ambito di questa seconda parte, poi, si diramano gli altri indirizzi del progetto. Per quanto riguarda gli studi sui magistrati in Parlamento, essi, sebbene non sviluppati, possono però contare su un promettente avvio della storiografia parlamentare in genere (il volume a cura di Luciano Violante nella Storia d’Italia-Einaudi ne è stato un buon esempio) e sulla presenza confortante di alcuni lavori su altre categorie: i senatori-burocrati, i senatori-militari ad esempio, sono stati proficuamente studiati (Melis, Meniconi, Soddu), così come si sono indagate le specifiche presenze nella vita parlamentare delle componenti professionali legate allo Stato (ancora Melis). Per altro verso la ricerca sui magistrati nei gabinetti e negli incarichi ministeriali può contare, pur nella sua novità pressoché assoluta, sulla presenza di studi generali sull’organizzazione di vertice dei ministeri (Melis, Tosatti, Giannetto, Giuva, Pellegrini e altri), sulla ricchezza delle conoscenze di storia amministrativa generale (Melis) e su una serie di repertori e catalogazioni di fonti che agevolano di molto il lavoro del ricercatore.
Il tema dell’epurazione ha anch’esso alla spalle una piccola accumulazione recente di studi: quelli legati all’iniziativa di Elena Aga Rossi (Melis, Giannetto, Tosatti, Dell’Era, Felisini, la stessa Aga Rossi); quelli prodotti in occasione di specifici convegni (Gallerano e altri; Iuso e altri); quelli infine, a carattere generale, pubblicati da studiosi stranieri (Woller, Roy Palmer, cui si può accostare l’italiano Canosa). Il Senato della Repubblica, pubblicando la serie dei “senatori fascisti” tratta dai suoi archivi, ha offerto inoltre una valida base dati, cui ha concorso fortemente (razionalizzandola e specificandola meglio) il volume di Cardia sull’epurazione al Senato.
Infine sul Consiglio superiore della magistratura, tema quanto mai inedito (per lo meno sotto il profilo storiografico), il progetto può contare sulla collaborazione del Consiglio stesso, che lo ha onorato del suo alto patronato. Sarà dunque nell’archivio del Consiglio superiore, oltreché negli archivi pubblici più consueti, che la ricerca potrà svilupparsi proficuamente. <<<



