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PROGRAMMA DI RICERCA

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Classificazione geografica
Bibliografia
AVVERTENZA: DATO IL CARATTERE MULTIDISCIPLINARE E MULTITEMATICO DEL PROGETTO, LA BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE, RAZIONALMENTE IRRIDUCIBILE E' RISULTATA DEL 30% PIù AMPIA DELLO SPAZIO DISPONIBILE. SI E' DOVUTO PROCEDERE AD UNA RIDUZIONE CON CRITERIO DI CASUALITA' STATISTICA.

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Parole Chiave
CULTURAL PLANNING, POLITICHE CULTURALI, PIANO STRATEGICO, NEGOZIAZIONE, SOCIOLOGIA DELL'ARTE, ECONOMIA DELL'ARTE, SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE, RISORSE CULTURALI, EVENTI

Il "Cultural Planning", il pubblico e l'arte: il contributo della ricerca sociologica.

Università degli Studi di Udine
Abstract
Il progetto coinvolge 14 ricercatori di cui circa la metà specializzati in sociologia della cultura; le competenze degli alti sono in sociologia generale ed economica, in sociologia urbana, urbanistica ed economia urbana. Essi sono raggruppati in quattro unità locali alle università di Padova, Udine, Venezia e Verona. La ricerca nasce all’intersezione tra la pianificazione urbana e la sociologia dell’arte. L’idea di fondo comune è il ruolo della cultura nello sviluppo locale (urbano, regionale, di comunità). L’assunto centrale è che nella società post-industriale, post-moderna, ad alto tenore di vita, mobilità, accessibilità, istruzione, tempo libero, c’è sempre maggior spazio per attività culturali di ogni tipo; che le risorse e i prodotti culturali stanno diventando un settore sempre più importante dell’economia; e che la cultura stia quindi diventando un fattore sempre più cruciale delle politiche urbane. C’è una tendenza generale, nelle società più avanzate, di rigenerare le grandi, invecchiate città industriali ed emporiali, trasformandole in brillanti, vibranti centri di attività culturali. Da un paio di decenni si è concepito il paradigma del Cultural Planning (CP) per sistematizzare e favorire queste esperienze. Compito speciale dell’unità di Venezia sarà la revisione critica e l’aggiornamento di tale schema, originariamente sviluppato nel mondo anglosassone, allo scopo di verificare la sua trasferibilità nel contesto euro-mediterraneo. Si studierà un certo numero di casi di grandi città che negli ultimi tempi hanno goduto una radicale rigenerazione grazie alla cultura, e si compiranno alcune esperimenti concreti di applicazione della teoria del CP nell’area di studio (essenzialmente la regione Veneto).
Un prerequisito del CP, come di ogni pianificazione ed azione strategica, è la disponibilità di dati e misure dei vari fenomeni trattati; un secondo punto è il principio della partecipazione, costruzione del consenso, negoziato tra i diversi soggetti interessati; un terzo, l’ottimizzazione del rapporto tra domanda e offerta dei beni e servizi culturali. Questi sono i punti in cui il CP ha bisogno della sociologia, quale disciplina specializzata nello studio delle interazioni sociali e degli umori del pubblico. E qui è anche il punto in cui l’arte contemporanea, tra tutti i segmenti della cultura, si pone come un problema di particolare interesse. Da un lato infatti da alcuni decenni le amministrazioni locali investono somme importanti nell’allestimento di musei e gallerie e mostre, e nel promuoverla in vari altri modi, nella convinzione che essa sia una risorsa importante nell’irradiare un’immagine della città come moderna, giovane, aperta, innovativa, trendy, a anche trasgressiva. Dall’altro lato, l’arte contemporanea rimane un mondo elitario, che coinvolge una percentuale molto minore della popolazione; e il sistema dell’arte sembra aver emarginato il grande pubblico. Ciò pone un problema di giustizia sociale, perché il denaro pubblico viene investito in qualcosa che la grande maggioranza del pubblico rifiuta.
Questa è la problematica da cui nasce l’idea della presente ricerca. Il suo nucleo centrale è l’indagine su due tipi di pubblico:1) quello della popolazione generale (un campione statisticamente rappresentativo (n=1500) da intervistarsi via telefono, nell’area nordorientale d’Italia; e 2) quello dei visitatori di una selezione (6-8) di eventi di arte contemporanea nella stessa area. Questa seconda indagine si svolgerà con interviste faccia a faccia, su questionario strutturato, sul sito (n= 1500).
Tutte le unità locale collaboreranno a queste indagini. Tuttavia, alcune di esse svolgeranno anche approfondimenti su alcuni particolari aspetti dell’arte contemporanea, in aree specifiche:: Udine si occuperà del teatro, Padova della public art e arti minori, decorative, e Verona dei “grandi eventi”, a diverso contenuto culturale, ma accomunati da un forte accompagnamento mediatico. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Raimondo Strassoldo Di Graffembergo Università degli Studi di UDINE
Obiettivo del Programma di Ricerca
L'obiettivo generale del progetto di ricerca consiste nella ridefinizione e nell'adattamento del modello del cultural planning (CP) - che è stato sviluppato principalmente in USA, Australia e Gran Bretagna negli anni 80 e 90 - al contesto italiano. Ciò, tenendo conto dell’evoluzione verificatasi nel frattempo nell’interpretazione del concetto di pianificazione strategica, nella complessificazione e interconnessione dei processi di sviluppo locale, nell’importanza assunta in tali processi dai diversi settori della cultura (cultura materiale tradizionale, industrie culturali, arti “alte” e così via) in un paese eccezionalmente ricco di “giacimenti culturali” come l’Italia, e infine del ruolo sempre più incisivo svolto dalla comunicazione e dai media nella promozione degli eventi. culturali.
In linea generale il CP si pone gli obiettivi di:
·configurarsi come un autentico «sistema» di sviluppo locale, in grado, cioè, di assicurare lo sviluppo culturale dell’area oggetto di piano e le interazioni tra opportunità e vincoli indispensabili per far partire e sostenere un processo di sviluppo;
·determinarsi come un effettivo sistema «integrato» in grado di valorizzare congiuntamente l’intera gamma di risorse culturali (storico-tradizionali e contemporanee, paesistico-naturali e artificiali, artigianali e industriali, folcloristiche e d’avanguardia, materiali e simboliche, di interesse locale o universali, e così via), in vista della crescita del valore aggiunto territoriale e della qualità complessiva del territorio;
·indicare i requisiti infrastrutturali e strutturali (reti di trasporti e comunicazioni, servizi puntuali ecc.) necessari a connettere le risorse e a consentirne la fruizione;
·esaltare le specificità e le identità locali per offrire un'immagine ben caratterizzata del territorio e migliorarne la riconoscibilità.
·Considerare contemporaneamente, in modo equilibrato sia i valori culturali in sé che le loro valenze economiche
·Anche se il ricorso alla pianificazione strategica nel settore culturale è ancora limitato, e la riflessione teorica su queste tematiche sta muovendo ora i primi passi (Bianchini e Bloomfield, 1996; Valentino, 2003), dall'analisi dei materiali disponibili è possibile trarre alcune indicazioni, sia di contenuto sia di tipo procedurale, che possono essere d'aiuto all'elaborazione di un piano strategico per il settore culturale:
1.coinvolgere tutti gli stakeholder sia nella redazione del piano sia nella sua attuazione. In particolare è indispensabile il dialogo tra gli attori culturali e quelli economici. Il patrimonio culturale deve essere presentato non come un vincolo, ma come una risorsa per lo sviluppo; e d’altro lato, lo sviluppo economico deve essere considerato come un prerequisito perché si producano le risorse necessarie alla conservazione e sviluppo del patrimonio culturale. Compito del piano strategico è di evidenziare e potenziare gli obiettivi condivisi, coinvolgendo nella loro definizione i principali attori economici e sociali (i responsabili della tutela del patrimonio artistico-culturale, le associazioni di categoria, i responsabili delle principali imprese che operano nel campo della comunicazione, dell'editoria e dell'industria televisiva, le università e i centri di ricerca, opinionisti e intellettuali eccetera) e l’intera collettività attraverso le sue rappresentanze istituzionali e le sue forme associative. Ma il piano deve anche farsi carico di individuare strutture e strumenti per rendere permanente questa partecipazione;
2.cogliere la nuova ricchezza culturale delle città e dei territori: individuare forme e strumenti per permettere a differenti culture di esprimersi organizzando, per esempio, eventi, festival ecc. o sostenendo scuole e accademie d'arte, laboratori teatrali ecc. L’allargamento e la diversificazione dell'offerta culturale, l'integrazione delle nuove culture con la cultura storica, sono tutti fattori che possono contribuire in modo significativo, da un lato, alla crescita dell'identità sociale delle città o dei territori e della loro capacità di attrazione e, dall'altro, alla localizzazione sul territorio di nuove centralità che possono contribuire a ridefinire e arricchire il posizionamento di un'area a livello nazionale e internazionale;
3.integrare la valorizzazione della risorsa culturale con le altre risorse e con le attività economiche a livello locale. Ad es. la valorizzazione di una risorsa archeologica deve essere realizzata in coerenza con quella del contesto architettonico, la valorizzazione dell' arte antica o moderna con la produzione di eventi (mostre, fiere, festival eccetera), la produzione di eventi con la realizzazione di nuovi prodotti del settore della comunicazione e con l'offerta di nuovi pacchetti turistici e così via;
4.essere coordinato con gli altri piani settoriali. La strategia di intervento nel settore culturale, la realizzazione o la messa in valore di nuove e vecchie infrastrutture culturali non possono essere definite indipendentemente dalle strategie poste in atto nei settori a queste più contigui, come quello turistico o delle reti di comunicazione;
5.individuare le direzioni percorribili e stabilire un'agenda delle cose da fare. Il piano strategico deve, cioè, farsi carico sia di individuare le linee di sviluppo a più lungo periodo, ma anche procedere a definire i parametri sulla cui base sia possibile gerarchizzare e temporalizzare gli interventi;
6.fornire criteri e metodi che siano in grado di aiutare il decisore nella scelta. Uno dei modi in cui il piano strategico può fornire un aiuto al decisore può essere rappresentato dal fatto che contenga anche un «thesaurus» delle best practices e che definisca metodologie e procedure per il suo continuo aggiornamento. Tra queste, in particolare l’uso sistematico di metodi di “ascolto” della domanda, cioè delle indagini sociologiche sui diversi pubblici.
Gli obiettivi specifici sono:
·ridefinizione di una metodologia di riferimento per il CP che tenga conto delle peculiarità della situazione italiana e della macroregione nord-orientale. Delineazione di una metodologia di interventi di CP alla quale fare riferimento dopo il dovuto adattamento alle specificità dei luoghi che intendono adottare tali strumenti. Indicazioni utili alla predisposizione di piani strategici culturali per lo sviluppo locale.
·Integrazione della teoria della negoziazione in quella del CP e della pianificazione strategica
·Evidenziamento e sperimentazione del contributo specifico della sociologia, con i suoi approcci teorici e metodi di ricerca, nell’analisi dei processi di formazione della domanda e dell’offerta culturale finalizzati allo sviluppo locale.
·applicazione della tecnologia GIS e webGis al CP allo scopo di sperimentare percorsi metodologici nell’analisi delle interdipendenze spazio-territoriali tra la domanda e l’offerta di risorse culturali.
·definizione della posizione di alcuni selezionati settori della cultura ( A. l’arte contemporanea in senso “alto” e “stretto”: cioè l’ arte “d’avanguardia” del XX secolo, “arte postmoderna), B. le arti minori e applicate, C. il teatro e D. gli spettacoli sportivi) nell’offerta culturale complessiva, e del loro rapporto con la domanda espressa dal pubblico.
·Analisi del processo di trasformazione delle risorse e dei fatti culturali in “eventi”, cioè fenomeni straordinari, rari, “imperdibili”, in grado di mobilitare notevole flussi di pubblico, e messa a fuoco del ruolo della comunicazione mediatica in tale processo. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il presente progetto di ricerca si inquadra nella teoria del Cultural Planning (CP) e quindi all’intersezione tra la teoria della pianificazione e la sociologia delle cultura (dei processi culturali e comunicativi).

1. LA PIANIFICAZIONE
Per pianificazione si intende classicamente una modalità operativa pubblica che nasce nell’ambito militare e in quello urbanistico per estendersi poi tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento nel mondo dell’economia e a tutti i campi di intervento dello Stato: infrastrutture, territorio, scuola, sanità, ambiente, trasporti, assistenza, e così via. La pratica ha assunto forme abnormi nei regimi totalitari; ma è stata largamente adottata anche in quelli liberal- e social-democratici (Mannheim 1950). Pianificare significa essenzialmente applicare il metodo razionale all’azione politico-amministrativa: definizione dei problemi da risolvere e degli obiettivi da realizzare; individuazione degli ostacoli e vincoli; identificazione dei mezzi (procedure, risorse, competenze, soggetti ecc.) per realizzare gli obbiettivi; controllo ricorsivo della congruenza tra mezzi e fini. Di solito, nella pianificazione sono insite una dimensione temporale (“tempistica” “cronogrammi”) e una spaziale (ambiti territoriali di applicazione). La pianificazione è tanto più necessaria quanto più complesso è il mondo (sistema) in cui si opera, in termini di molteplicità e interdipendenza di tutti gli elementi (variabili) in gioco. In tale situazione, è sempre più necessario che la pianificazione sia olistica, cioè prenda in considerazione simultanea quanto più variabili possibile, e “relazionale” (vedi sotto). Inoltre l’approccio pianificatorio diventa sempre più necessario quanto più importante è il vincolo dell’efficienza dell’azione, cioè l’uso ottimale di risorse sempre relativamente scarse. Ovviamente il metodo della pianificazione in linea di principio non riguarda solo lo Stato e gli enti pubblici, ma ogni attore: dalle grandi organizzazioni economiche alle singole famiglie e agli individui. Attorno alla pianificazione (e ai suoi affini, la programmazione, la ricerca operativa ecc.) sono fioriti nel secolo scorso importanti complessi scientifico-disciplinari, anche di grande sofisticazione formale e matematica, e una enorme bibliografia (McLoughlin 1969; Chadwick 1971; Hall 1976, 1996; Strassoldo 1977; Allmendiger, Trewor-Jones 2001).

2. LA CULTURA
La cultura è uno dei concetti più vasti e importanti delle scienze sociali ed umane, ed è quello dai contorni meno afferrabili. I tentativi di definizione sono innumerevoli (Miller 1987; Featherstone 1991; Crespi 1996; Crane 1997; Griswald 1997; Colombo, Eugeni 2001). E’ culturale qualsiasi fenomeno connesso al pensiero, all’azione e alla comunicazione umana (compresi i significati, le opinioni, i sentimenti, le memorie, ecc.), nonché gli oggetti fisici in cui tali fenomeni si concretizzano. I fenomeni culturali possono essere classificati secondo numerosissimi schemi teorici e tipologici. Uno dei più elementari è quello che distingue tre dimensioni: A) la cultura “alta”, trasmessa in via formale da apposite pubbliche istituzioni educative (es. la scuola di ogni ordine e grado), e che comprende la storia, le scienze, la letteratura, le “belle arti” e simili; B ) la cultura materiale, cioè i manufatti e artefatti in cui le azioni umane sono incorporate e rese visibili: gli utensili e le armi, gli abiti e le abitazioni, le architetture e i monumenti, gli arredi e gli ornamenti, i simboli e i segni, i riti e le feste, i costumi alimentari, le attrezzature, le macchine e gli impianti produttivi, le così via; C) la cultura sociale, cioè i modelli di comportamento (valori, norme, ruoli, atteggiamenti), in qualsiasi campo: dal linguaggio alla comunicazione, dalla produzione alla riproduzione, dalla religione al tempo libero, dalle abitudini al gioco, ecc. (cfr. ad es. Bianchini e Ghilardi, 1997).

3. IL CULTURAL PLANNING
Il CP è essenzialmente l’applicazione dell’approccio pianificatorio (e quindi scientifico-razionale) all’organizzazione e gestione dei fenomeni culturali, ovvero “l’uso strategico delle risorse culturali per lo sviluppo urbano e delle comunità” (Mercer 1991; 1996; McNolty 1991, 1992; Bianchini, Parkinson 1993; Grogan, Mercer, Engwicht 1995).
I principali aspetti specifici del CP, che lo distinguono da paradigmi affini e giustificano anche il mantenimento della dizione inglese, sono quindi tre

3.1. Finalità di sviluppo socio-economico-territoriale
La prima specificità è la focalizzazione sulle implicazioni o addirittura finalità di sviluppo socio-economico-materiale, a vantaggio della comunità locale, delle attività culturali (Argano et al. 2005; Grossi, Debba 1998; Federculture 2002). Esse sono considerate non solo per i loro effetti positivi sul patrimonio culturale immateriale e personale dei beneficiari (utenti, visitatori, fruitori, spettatori, ecc.) ma anche per i loro effetti sulla crescita dei flussi turistici e dei servizi ad essi collegati, di attrazione di nuova popolazione residente, di arricchimento della dotazione di impianti, infrastrutture, contenitori, di generale riqualificazione del patrimonio edilizio. Le politiche di rigenerazione urbana oggi non possono prescindere da una valorizzazione degli spazi pubblici e della cultura urbana che in essi si elabora, si comunica e si esprime (Featherstone 1994; Zukin 1995; Lofland 1998; Torres, 2003 e 2004; Bovone 1997, Bovone et al. 2002)
Il CP procede dalla constatazione che nella società post-industriale (post moderna), ad alto tenore di vita e livello di reddito, a prevalenza del settore terziario e quaternario ad alto contenuto informazionale-intellettuale, ad alta mobilità ed ampio tempo libero, le attività culturali acquistano un ruolo sempre più incisivo nella vita sociale complessiva, e quindi costituiscono un aspetto sempre più importante anche della politica urbana (marketing urbano, Magnaghi 1990, 2000).
Il CP costituisce, storicamente, l’estensione dell’ambito di competenza dei professionisti della pianificazione (ingegneri, architetti, economisti) dalla dimensione fisico-materiale- spaziale (edifici, infrastrutture) a quella immateriale-simbolica delle attività culturali .
Il CP si rivolge a tutte le espressioni culturali: il patrimonio architettonico e paesaggistico e ambientale; le tracce della storia; le “belle arti” (pittura, scultura teatro, danza. musica, letteratura, e tutte le loro evoluzioni, derivazioni e contaminazioni); l’artigianato tradizionale; l’industria culturale; il design industriale; la moda; il folklore tradizionale, autentico o reinventato, e quello espresso dalle nuove minoranze etniche immigrate e dalle diverse subculture delle nuove “tribù metropolitane” giovanili; le attività ludiche, sportive e di tempo libero; le feste popolari, sagre, cicli rituali, ecc.; la gastronomia e i prodotti tipici dell’agricoltura: le particolarità dei costumi e conseuetudini locali; e così via.
Il CP distingue le risorse culturali a seconda del loro contenuto, del loro contenitore, o della loro collocazione nello spazio e nel tempo; in quest’ultimo caso, si può distinguere un approccio diacronico, che valorizza i beni e attività che hanno una storia, e un approccio sincronico, che invece valorizza l’interazione nel presente tra attività e beni culturali diversi, e quindi la “densità segnica”, la comunicazione tra essi, la produzione di innovazioni culturali, in tema di contenuti, di spazi, di tecniche, di soggetti, ecc. (Lovering 1995; Kao, 1996; Landey, 2000; Everitt 1997; Magnaghi 2000; Bloomfield e Bianchini, 2004).

3.2 Finalità identitarie
La seconda specificità è l’enfasi sui benefici psico-sociali, in termini di consolidamento dell’identità, di questa valorizzazione della attività culturali, sia rispetto ai singoli individui che alla collettività. In un epoca in cui sono all’opera potenti forze che premono per l’omologazione (standardizzazione, ”macdonaldizzazione”) della cultura a dimensione planetaria, è sempre più sentita l’esigenza di difendere e promuovere le diversità locali: la globalizzazione genera per reazione il localismo (glocalismo; Strassoldo, Tessarin 1992, Strassoldo 1992. Le risorse culturali contribuiscono a conferire ai soggetti individuali una loro identità e al tempo stesso i cittadini, vivendo attivamente il partrimonio culturale e simbolico della comunità, modellano su di esso la propria identità. Tra l’identità culturale dei singoli e quello comunitario si stabilisce una relazione interattiva virtuosa (Ghilardi 1999).

3.3. Carattere partecipativo e negoziale
La terza specificità è l’enfasi sul carattere partecipativo, negoziale flessibile, di ascolto, di promozione e coordinamento, (bottom-up) piuttosto che centralistico, verticistico, tecno-burocratico, (top-down); in armonia con il principio della governance, ovvero della conduzione della cosa pubblica per mezzo dell’influenza piuttosto che dell’autorità, della persuasione piuttosto che della prescrizione (Innes 1995; Healey 1997; Mayo 2000; Innes, Booher 2001; Porrello 2004, 2006). Questo carattere è insito nel sistema liberal-democratico, che mira all’incoraggiamento e valorizzazione delle iniziative spontanee, emergenti dalla società civile, anche in campo culturale; e della società complessa, pluralistica, “liquida” tipica della post-modernità. Ma essa risente anche dell’esperienza storica statunitense, dove fino a tempi piuttosto recenti le attività culturali erano prevalentemente affidate all’iniziativa privata e all’associazionismo. Il CP quindi presta particolare attenzione alle domande, suggerimenti, valori, interessi, di una varietà di attori (singoli cittadini, comitati, associazioni, istituzioni private e con vari gradi di pubblicità). I cittadini, il pubblico, non sono considerati come passivi destinatari (fruitori, consumatori, utenti ecc.) delle attività culturali organizzate dalle competenti autorità politiche, ma come stakeholders, cioè parti in causa, portatori di legittimi interessi, protagonisti.(Strasser e Titus 1987; Pruit, 1994)
In questo quadro, acquistano particolare importanza le competenze professionali degli specialisti nello studio dei bisogni, valori, orientamenti, gusti, atteggiamenti del pubblico: cioè i sociologi. In molti settori della società moderna, l’ascolto del pubblico, mediante gli strumenti della sociologia, è una pratica ormai acquisita: così ad esempio nella politica, attraverso i sondaggi, e nel mondo produttivo e commerciale, attraverso le ricerche di mercato. Questa pratica è molto meno diffusa nel campo delle attività artistico-culturali, dove a lungo ha prevalso un atteggiamento illuministico, secondo cui i valori sono elaborati dalle elites intellettuali, dagli esperti e dalle autorità, e da essi proposti e spesso imposti top down al pubblico generale. L’offerta prevale sulla domanda. Lo studio delle preferenze del pubblico, ma anche della sua risposta alle iniziative culturali proposte dall’elite, è particolarmente carente in campo artistico (Bourdieu 1979; Mucci, Tazzi 1982; Davidson Schuster 1991; Zolberg 1994; Rochlitz 1994; Hood 1995; Bertasio 1997; Vettese 1997; Moulin 1999; Buzzi 2002; Quemin 2002; Michaud 2003; Bertasio; Tessarolo, Verdi, Zorino 2005; Strassoldo 2006). Caratteristicamente, esso ha assunto una certa consistenza, nell’ultimo terzo del secolo scorso, negli USA, in concomitanza con l’ingresso della pubblica amministrazione in questo campo, e quindi con la richiesta, da parte dei cittadini che pagano le tasse, di controllo sull’impatto sociale e sul rapporto costi/benefici delle spese di denaro pubblico in campo culturale (Baumol, Bowen 1966; Girard, Nijkamp 1999; Frey 2003).

4. CONCLUSIONI
Il CP si è affermato finora soprattutto nel mondo anglosassone (UK, USA, Canada, Australia) in occasione delle grandi inziative di rilancio delle città in via di declino industriale (ad es. Glasgow, 1990) (Nystrom 1999; Bell e Jayme, 2000; Trigilia 2005). Scopo generale del presente progetto di ricerca è l’adattamento del modello del CP al contesto italiano, tenuto conto dell’evoluzione verificatesi nel frattempo nell’interpretazione dello sviluppo locale e nel ruolo della pianificazione strategica, e delle principali esperienze di rigenerazione urbano, basata sulle risorse culturali, acquisite nell’Europa mediterranea (Italia, Francia e Spagna) (Materasso, Halls 1996; Santagata 2001). Caratteri peculiari del presente progetto di ricerca sono anche: a) l’integrazione della teoria della pianificazione strategica e del CP con quella della negoziazione (Raiffa 1982; Fisher, Ury 1991; Neale, Bazerman 1991; Tellia 2000; Melchior 2004); b) la focalizzazione sulla pianificazione delle attività culturali di tipo artistico: arti visuali, d’avanguardia e minori; teatro (Gallina 2001; Pozzi, Valli 2003;) sugli eventi sportivi a valenza estetica e sulla loro spettacolarizzazione mediatica (Sanguanini 1998, 2000a, 2000b, 2003); c) infine, tratto comune a tutto il progetto è l’enfasi sul ruolo della ricerca sociologica nell’analisi dei rapporti tra la domanda e offerta (gestori e pubblico) e sull’attivazione di un migliore fit tra le due. <<<