Vai al contenuto| Home page|

   Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca
INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
Alberoni F. 1967, L'attivista di partito, Bologna, Il Mulino.
Appleton A. Ward D. 1997, Party response to environmental change, Party Politics, 3, 341-362.
Baccetti C., 1997, Il PDS, Bologna, il Mulino.
Bardi L. Morlino L. 1994, Italy: tracing the roots of the great transformation, in Katz-Mair, 242-277.
Bardi L., 2006 Partiti e sistemi di partito, Bologna, il Mulino
Bartolini S. Caramani D. Hug S. 1998, Parties and Party Systems, London, Sage.
Bertolino S. 2004, Il Prc, Bologna, il Mulino
Beyme von K. 1996, Party leadership and change in party systems?, Government and Opposition, 2, 135-159.
Blondel J. Cotta M. 1996, Party and party government, London, Macmillan.
Blumenthal S. 1980, The Permanent Campaign, Boston, Beacon Press.
Bordandini P. Di Virgilio A. 2006a, Database Tre partiti, tre sinistre, Il Mulino, 1, 150-154.
Bordandini P. Di Virgilio A. 2006b, Partito dei comunisti italiani. Ritratto di un partito di nicchia, mimeo
Bosco A. 2000, I comunisti, Il Mulino, Bologna.
Bosco A., 2006 Partiti ed elettori nel Sud Europa, Soveria Mannelli, Rubbettino
Bosco A. Morlino L. eds, 2006 Party Change in Southern Europe, South European Society & Politics, 2006, 3-4.
Botella J. 1989, Does party membership really not matter?, Barcelona, ICPS.
Budge I. Robertson D. Hearl D. 1987, Ideology, strategy and party change, Cambridge, Cambridge UP
Calise M. 1992, Come cambiano i partiti, Bologna, Il Mulino.
— 2000, Il partito personale, Bari, Laterza.
_ 2006, La Terza Repubblica, Bari, Laterza
Crotty J. 1968, Approaches to the study of party organization, Boston, Allyn and Bacon.
Daalder H.1992, A crisis of party?, Scandinavian Political Studies, 4, 269-287.
Dalton R. Wattenberg M. 2000, Parties without partisans, Oxford, OUP.
De Winter, L. Türsan H. 1998, Regionalist Parties in Western Europe, London, Routledge.
Della Porta D., 2001, I partiti politici, Bologna, Il Mulino.
Diamanti I. 1994, Partiti Modelli, in Almanacco di Politica ed Economia, 71-80.
Diamanti I. 2003, Bianco, rosso, verde...e azzurro, Bologna, il Mulino.
Diamond L. Gunther R. 2001, Parties and Party Systems in Europe, Baltimore, Johns Hopkins UP.
Di Virgilio A. 2002, L'offerta elettorale: la politica delle alleanze si isituzionalizza, in D'Alimonte R.-Bartolini S., Maggioritario finalmente?, Bologna, Il Mulino, 79-129.
Di Virgilio A.2004, La politica delle alleanze pre-elettorali, in S. Ceccanti e S. Vassallo, Come chiudere la transizione, Bologna, il Mulino, 2004, 177-194.
Di Virgilio A. 2005, The Italian Regional Elections of 2005: does the triumph of the Union also signal the end of the Berlusconi era?, South European Society & Politics, vol. 10, n. 3, 476–489.
Di Virgilio A. 2006, La costruzione dell’offerta, in A. Chiaramonte G. Tarli Barbieri, Elezioni e mutamenti istituzionali nelle regioni italiane, Bologna, il Mulino.
Duverger M. 1951, Les partis politiques, Paris, Colin.
Farrell D. Webb P. 2000, Political Parties as Campaign Organizations, in R.J.Dalton-M.Wattenberg, 102-128.
Galli, G. 1966, Il bipartitismo imperfetto, Bologna, Il Mulino.
Gunther R.-Montero J. Linz J. 2002, Political Parties. Old Concepts and New Challenges, Oxford, OUP.
Harmel R. Janda K. 1994, An integrated theory of party goals and party change, Journal of Theoretical Politics, 3, 259-287.
Harmel R. Svåsand L. 1993, Party leadership and party institutionalisation : three phases of development, West European Politics, 2, 67-87.
Hopkin J. 2002, Political Decentralisation, Electoral Change and Party Organisational Adaptation: A Framework for Analysis, working paper, Barcelona.
Ignazi P. 1996, The crisis of parties and the rise of new political parties, Party Politics, 4, 549-566.
Ignazi P. 1992, Dal Pci al Pds, Bologna, Il Mulino.
Ignazi P. 1999, Il polo escluso, Bologna, Il Mulino.
Ignazi P. 2002, Il potere dei partiti, Bari, Laterza.
Ignazi P. 2004, Il puzzle dei partiti: più forti e più aperti ma meno attraenti e meno legittimi, Rivista Italiana di Scienza Politica, 3/2004, 325-346
Ignazi P. Ysmal C. 1998, The Organization of Political Parties in Southern Europe, London/ Westport, Praeger.
Janda K. 1983, Cross-national measures of party organizations and organizational theory, European Journal of Political Research, 11, 319-332.
Katz R.S. 1990, Party as linkage: a vestigial function?, European Journal of Political Research, 1, 143-161.
Katz R.S. Mair P. 1994, How parties organize, London, Sage.
— 1995a, Changing models of party organization and party democracy : the emergence of the cartel party, Party Politics, 1, 5-28.
Koole R. 1996, Cadre, catch-all or cartel? A comment on the notion of the cartel party, Party Politics, 4, 507-534.
Kristinsson G. 1996, Parties, states and patronage, West European Politics, 3, 433-457.
Mair P. 1989, The problem of party system change, Journal of Theoretical Politics, 3, 251-276.
— 1997, Party system change, Oxford, Clarendon.
Manoukian A.1968, La presenza sociale del Pci e della Dc, Bologna, Il Mulino.
Massari O. 2004, I partiti politici nelle democrazie contemporanee, Bari, Laterza.
Mazzoleni G. 1999, La comunicazione politica, Bologna, Il Mulino.
Melchionda E. 1997, Il finanziamento della politica, Roma, Editori Riuniti.
Morlino, L. 1996, Crisis of parties and change of party system in Italy, Party Politics, 1, 5-30.
— 1998, Democracy between consolidation and crisis, Oxford, Oxford UP.
Morlino L. Tarchi M. 2006, Come studiare i partiti, Bologna, il Mulino.
Motta, R. 1992 Partiti e coalizioni, Bologna, Il Mulino.
Mulé R. Cosa pensano gli iscritti della democrazia interna ai partiti? Democratici di sinistra e Rifondazione comunista a confronto, Polis, 1 , 2005, 351-376.
Müller W.C. 1993, The relevance of state for party system change, Journal of Theoretical Politics, 4, 419-454.
Nimmo D. 1999, The Permanent Campaign, in Bruce I. Newman, Handbook of Political Marketing, Thousand Oaks, Sage.
Panebianco A. 1982, Modelli di partito, Bologna, Il Mulino.
Pennings P.-Hazan R. 2001, Democratizing candidate selection: causes and Consequences, Party Politics, 3.
Perkins D. 1996, Structure and choice. The role of organizations, patronage and media in party formation, Party Politics, 3, 355-375.
Plasser F. Plasser G. 2002, Global Political Campaigning., Westport, Praeger.
Poggi G. 1967, L’organizzazione del Pci e della Dc, Bologna, Il Mulino.
Poli E. 2001, Forza Italia, Bologna, Il Mulino.
Raniolo F. 2000, I partiti conservatori in Europa occidentale, Bologna, Il Mulino.
— 2001, Miti e realtà del cartel party, Rivista Italiana di Scienza Politica, 3.
Raniolo F., 2004 Le trasformazioni dei partiti politici, Soveria Mannelli, Rubbettino.
Sainsbury D. 1990, Party strategies and party-voter linkages, European Journal of Political Research, 1.
Schmidt M. 1996, When parties matter, «European Journal of Political Research», 4, 155-183.
Selle P. Svåsand L. 1991, Membership in party organization and the problem of decline of parties, Comparative Political Studies, 4, 459-477.
Strom K. 1990, A behavioral theory of competitive political parties, American Journal of Political Science, 2, 565-598.
Tan, A. 1997, Party change and party membership decline, Party Politics, 3, 363-377.
Tarchi M., 1997, Dal MSI ad AN, Bologna, Il Mulino.
Tarchi M. 2003a, The Political Culture of the Alleanza Nazionale: an analysis of the Party's Programmatic Documents, «Journal of Modern Italian Studies», 2, 135-181.
Tarchi M. 2003b, L'Italia populista, Bologna, il Mulino.
Van Biezen I. 2003, Political Parties in New Democracies, London, Palgrave.
Ware A. 1996, Political parties and party systems, Oxford, Oxford UP.
Warner C. 1997, Political parties and the opportunity costs of patronage, Party Politics,4, 533-548.
Wellhofer S.E. 1990, Contradictions in market models of politics: the case of party strategies and voter linkages, European Journal of Political Research, 1, pp. 9-28.
Wolinetz S.B. 1998, Political parties, Aldershot, Ashgate.
Parole Chiave
PARTITI POLITICI, CULTURA POLITICA, COMUNICAZIONE POLITICA, PROFESSIONALIZZAZIONE, ORGANIZZAZIONE, ITALIA, SUD EUROPA

Osservatorio italiano sulle trasformazioni dei partiti politici.

Università degli Studi di Firenze
Abstract
Le trasformazioni più recenti dei partiti politici inducono ad una riconsiderazione complessiva degli studi classici prodotti dalla letteratura scientifica sull’argomento. Nei primi decenni del secondo dopoguerra, le ricerche comparate si sono limitate a delineare i caratteri essenziali della cultura politica e delle strutture di radicamento territoriale dei maggiori partiti di massa, dando per scontato il “congelamento” organizzativo e strategico dei partiti. Per quanto riguarda la situazione italiana, si è dovuta attendere la crisi degli anni Novanta, che ha causato la scomparsa o il profondo cambiamento dei principali attori del sistema partitico per assistere ad una prima e limitata produzione di analisi sull’evoluzione di alcuni singoli soggetti politici e all’emergere di riflessioni più generali sulla nascita di nuovi tipi di partito. Gli approcci prevalenti negli studi di scienza politica hanno spinto ad interpretare il cambiamento dei partiti italiani come una mera risposta a stimoli esterni, interpretati e tradotti in modifiche strutturali, culturali e strategiche.
Una prima ricerca condotta dai proponenti del presente progetto ha consentito di raccogliere una serie di dati significativi ai fini della individuazione dei cambiamenti in atto sul piano dell’organizzazione, della cultura politica, della strategia e della comunicazione. I dati fin qui raccolti costituiscono la prima base empirica dell’Osservatorio sulle trasformazioni dei partiti, costituito nelle quattro unità di ricerca. Per proseguire l’analisi empirica e completare la ricognizione avviata, è necessaria un’estensione temporale del progetto. Ciò consentirebbe di aggiungere nuove e significative dimensioni di ricerca sul cambiamento dei partiti quali: il ruolo della membership e la professionalizzazione degli staff.
Il progetto si fonda sull’obiettivo di sviluppare l’Osservatorio, in modo da completarne e arricchirne l’archivio, proseguire in modo sistematico le già avviate rilevazioni empiriche sui delegati dei congressi nazionali, sui gruppi dirigenti e sugli eletti, e contemporaneamente di aprire un innovativo ambito di indagine sugli aderenti.
L’indagine empirica si baserà sui seguenti strumenti di rilevazione: questionari postali ai rappresentanti eletti e agli aderenti, interviste in profondità ai dirigenti, monitoraggio dei siti internet, analisi di specifici aspetti delle campagne elettorali. Per valutare adeguatamente in che misura i fenomeni citati siano parte di una più generale tendenza europea, l’Osservatorio mantiene una prospettiva comparata con i partiti del Sud Europa. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Marco Tarchi Università degli Studi di FIRENZE
Obiettivo del Programma di Ricerca
Disporre di un Osservatorio permanente volto a monitorare le trasformazioni che i partiti politici stanno affrontando a partire dagli anni Novanta è un passo indispensabile sul cammino della ricerca scientifica. I partiti hanno dovuto infatti adeguarsi ad un nuovo contesto e reagire a sfide che mettevano in discussione le linee strategiche, organizzative e culturali che li avevano sino a quel momento guidati. L’adeguamento è avvenuto soprattutto lungo due direttrici: la revisione del rapporto fra il partito e i suoi leaders, che ha dato a questi ultimi una maggiore libertà di manovra e di decisione, ridimensionando peso e funzioni degli apparati gerarchici e burocratici, e il ricorso più ampio e coordinato alla comunicazione massmediale, la cui professionalizzazione ha innescato la risorsa, ormai cruciale, della consulenza politica.
Questo progetto intende analizzare tale fenomeno nei vari ambiti in cui si manifesta: l’organizzazione, la cultura politica, la strategia, la comunicazione, la professionalizzazione L’Osservatorio considererà il cambiamento dei partiti in una prospettiva comparata generale, privilegiando però il caso italiano. Un’apposita indagine sui modi in cui le trasformazioni dei partiti politici stanno avvenendo in altri paesi del Sud Europa servirà da momento di verifica, integrazione e correzione delle ipotesi che nasceranno dallo studio dei partiti italiani.
Sotto il profilo organizzativo, si vuole capire se si stia andando verso una diffusione ulteriore del modello del “partito personale”, e se a questa tendenza si accompagni in tutti i casi un alleggerimento della struttura territoriale, fatta di militanti e sedi. Ci si domanda quindi quale sia attualmente il ruolo degli iscritti dei partiti.
Nel caso italiano, è poi importante individuare e interpretare il grado di “elettoralizzazione” dell’organizzazione partitica determinato dalla riforma elettorale del 1993 e le conseguenze del ritorno ad un sistema prevalentemente proporzionale (riforma elettorale del 2005).
Riguardo alla strategia dei partiti più o meno “leggeri”, “personalizzati” e “cartellizzati” oggi presenti in Italia, ci si propone di verificare se e in che misura (a livello di élite e di elettorati) si siano formate identità di coalizione destinate a succedere alle identità di partito. Si segnalano in proposito i processi di integrazione politica ed organizzativa che interessano i maggiori partiti italiani e che potrebbero sfociare in nuove forze politiche.
In materia di cultura politica, è inutile spendere molte parole sulla necessità di capire, da un lato, a quali valori facciano oggi riferimento, nella loro azione pubblica, i partiti e i loro dirigenti e, dall’altro, quali siano le convinzioni e le preferenze che caratterizzano i loro iscritti e quadri intermedi. Se infatti negli ultimi anni si sono raccolti dati sufficienti per formulare ipotesi plausibili sugli atteggiamenti dei rispettivi elettori, poco si sa sui simpatizzanti più attivi, il cui peso sulle decisioni dei vertici appare, almeno per una maggioranza dei partiti, ancora significativo, quantomeno come fattore di rallentamento o di ostacolo a cambiamenti di linee politiche e programmi.
Oltre a queste dimensioni della trasformazione, il progetto si propone indagarne un’altra, non meno rilevante: la comunicazione, che verrà analizzata sia nei suoi caratteri generali, sia nella più specifica ottica delle connessioni con la crescita della consulenza politica e, più in generale, della professionalizzazione dei partiti.
Per delineare gli obiettivi da perseguire in questo campo, il progetto parte dalla constatazione che i partiti sono entrati nell’arena della comunicazione politica non come primi portatori di un rinnovamento del processo comunicativo, ma come forzati interpreti di una spettacolarizzazione che all’inizio hanno forse più subìto che attivamente recepito. Come è stato rilevato dagli studi condotti in questo settore, l’adattamento alla logica dei media è avvenuto sia in modo attivo, quando i partiti, rinunciando ai vecchi criteri comunicativi, hanno accettato i vincoli che la televisione e il linguaggio del marketing imponevano loro, sia in modo passivo, per il solo fatto che i messaggi elettorali sono ormai filtrati e riproposti secondo le esigenze dei media. Ci si può, e ci si deve, oggi chiedere quanto si dovrà attendere prima che i partiti diventino gestori e registi, e non più semplici attori, delle nuove dinamiche di comunicazione. La risposta a questo interrogativo può venire solo analizzato simultaneamente i tre aspetti – interno, esterno e tecnologico – della sfida che essi devono oggi fronteggiare.
Attraverso interviste a dirigenti e funzionari, ricognizioni di archivi sia privati che pubblici, consultazione di fonti a stampa e siti internet, raccolta di statuti e regolamenti, ecc., la ricerca mirerà a cogliere le innovazioni organizzative più rilevanti: caratteristiche degli iscritti e modalità del loro reclutamento; consistenza e funzioni delle strutture territoriali, degli organi direttivi e dello staff burocratico;’articolazione della presenza del partito nelle istituzioni e l’entità delle connesse risorse; presenza di associazioni di collegamento con la società; esistenza e funzionamento di strutture delegate alla raccolta di fondi e alla gestione dei finanziamenti statali.
Per analizzare il cambiamento della cultura politica, da un lato si raccoglieranno la stampa, i materiali pubblicitari, i programmi elettorali dei partiti e se ne consulteranno i siti internet. Dall’altro, proseguendo un lavoro già intrapreso nell’ultimo anno nel quadro di una precedente ricerca, saranno distribuiti ai delegati dei congressi nazionali e agli eletti dei partiti italiani nel parlamento e negli enti locali questionari appositamente elaborati.
Nel campo della comunicazione, si analizzeranno i canali attraverso i quali il partito comunica – all’interno e all’esterno – messaggi, prese di posizione e direttive, e si studieranno le tecniche che il partito adotta al fine di promuovere l’immagine preferita di se stesso e dei suoi candidati, dirigenti e rappresentanti esterni. Una particolare attenzione sarà rivolta allo staff specialistico di professionisti della comunicazione (sondaggisti, spin doctors, consulenti di immagine, esperti telematici, portavoce, addetti alle relazioni pubbliche, ecc.), di cui si intende tracciare una mappa complessiva e dettagliata sul piano nazionale.
I materiali raccolti nel corso della ricerca saranno schedati, classificati, divisi in settori specifici e ordinati nell’archivio dell’Osservatorio. I dati saranno trattati sistematicamente dai membri dell’unità di ricerca, per cogliere i “nodi” della trasformazione in corso, in un quadro comparato esteso al Sud Europa. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
L’evoluzione dei partiti italiani è stata a lungo trascurata dalla scienza politica. Negli anni Sessanta una prima serie di ricerche (Galli 1996, Alberoni 1967, Manoukian 1968, Poggi 1968) ha delineato i caratteri essenziali della cultura politica e delle strutture di radicamento territoriale dei maggiori partiti di massa. In seguito gli studi si sono concentrati quasi esclusivamente sul versante elettorale, dando per scontato un “congelamento” organizzativo e strategico dei partiti attorno ai quali si era articolata la dinamica competitiva del sistema democratico. Salve rare eccezioni, neanche il dibattito scientifico internazionale sulla specifica dimensione organizzativa dei partiti, che grazie a Panebianco (1982) ha compiuto passi in avanti decisivi rispetto alla pionieristica indagine di Duverger (1951), si è riflesso in modo efficace sull’analisi del caso italiano. Su questo aspetto della questione risultano utili le più recenti ricognizioni in argomento di Ignazi (2002), per lo specifico caso italiano e Massari (2004) per quanto attiene, più in generale, alle democrazie contemporanee (Ignazi 2004 e Bardi 2006).
Rimangono notevoli le lacune conoscitive in ambito organizzativo in riferimento all’attuale stato di sviluppo dei partiti. La trasformazione di molti partiti in “organizzazioni di campagna elettorale” (Farrell e Webb 2000) ha posto in evidenza la funzione crescente svolta all’interno delle loro strutture dagli strumenti di comunicazione politica e dalle agenzie di consulenza politico-elettorale. Questa nuova realtà si va progressivamente riflettendo su una modifica delle gerarchie interne all’organizzazione dei partiti e determina un cambiamento dei criteri di allocazione delle risorse di cui essi dispongono. Diminuisce ulteriormente l’importanza delle tradizionali unità territoriali di base e delle forme usuali di propaganda e di militanza, mentre si intensifica il ricorso a competenze professionali di nuovo tipo (Dalton e Wattenberg 2000).
La già rilevata necessità di superare i vecchi concetti ed affrontare con successo nuove sfide (Gunther, Montero e Linz 2002) mette in discussione anche le ipotesi più recenti relative al prevalere del modello definito di “cartel party” in tutte le democrazie europee. Al di là della dipendenza dallo stato e dell’incorporazione istituzionale sottolineate dall’ipotesi delle «tre facce» dei partiti avanzata da Katz e Mair (1995), emergono infatti nuove modalità di interazione dei partiti con la società e la pubblica opinione, svolte essenzialmente attraverso i canali della comunicazione televisiva e i new media. I partiti di nuovo tipo non sono semplicemente “partiti leggeri”, come si è molto spesso sostenuto; sono piuttosto partiti diversamente organizzati e più specializzati nel dialogo con il largo pubblico, specialmente nei periodi di competizione elettorale, che, a distanza di quasi un secolo, sono tornati ad essere il momento essenziale dell’attività di un partito.
L’insieme di queste trasformazioni, non ancora ben definite nei loro esiti, sono state di recente oggetto dell’attenzione scientifica dei promotori del presente progetto. I primi risultati della ricerca condotta su questi aspetti sono già stati pubbblicati o si trovano in corso di pubblicazione ( Di Virgilio 2005, Raniolo 2004, Bordandini e Di Virglio 2005, Bosco 2006, Di Virgilio 2006, Bosco e Morlino 2006, Bordandini e Di Virgilio 2006, Morlino e Tarchi, 2006).
L’organizzazione è ancora oggi una delle lacune della ricerca cross-national sui partiti. Le difficoltà del ménage tra ricerca empirica sui partiti e teoria dell’organizzazione possono essere ricondotte a diversi pregiudizi con i quali la ricerca ha dovuto confrontarsi: sociologico, teleologico, normativo-ideologico e monistico. Inoltre, va ricordato come l’analisi dei partiti politici sia stata restia ad abbandonare il tradizionale approccio strutturalista. Per superare questa impasse occorre pertanto partire da una definizione ampia del partito politico, dove i tre elementi chiave – organizzazione (struttura), cultura politica e strategia – sono strettamente connessi e con essi si intrecciano i fattori relativi alla comunicazione e alla consulenza politica. Gli studi nel campo della teoria organizzativa hanno del resto da tempo segnalato la necessità di superare l’analisi esclusivamente strutturale dell’organizzazione e di sostituirla progressivamente con una concettualizzazione più sfumata. Questo approccio salvaguarda sia la “complessità” del fenomeno partitico che l’esigenza di pervenire ad un costrutto analitico più flessibile.
Per quanto attiene al caso italiano, l’ipotesi del “congelamento organizzativo” ha fatto sì che anche la comparsa alla metà degli anni Ottanta di attori politici, come i Verdi e le Leghe, che differivano fortemente dai modelli usuali, venisse interpretata come un evento marginale e transitorio. Solo la scomparsa o il profondo cambiamento, negli anni Novanta, di tutti i partiti che avevano precedentemente svolto un ruolo significativo nel sistema italiano ha mutato la situazione. Il contemporaneo progresso degli studi internazionali sull’adeguamento dei partiti ai nuovi ruoli che le trasformazioni sociali li spingono ad assumere nei paesi industrializzati (Katz e Mair 1994 e 1995, Hermel e Janda 1994, Ware 1996, Koole 1996, Mair 1997, Wolinetz 1998) ha stimolato sia l’analisi dell’evoluzione di singoli partiti (Ignazi 1992, Baccetti 1997, Tarchi, 1997, Poli 2001, Bertolino, 2004, Mulé 2005) sia riflessioni di portata più generale sull’emersione di nuovi tipi di partito (Calise 2000; Tarchi 2003b) e sulle loro conseguenze (Calise 2006).
In particolare, una parte della letteratura politologica italiana ha affrontato la questione del mutamento dei partiti cercando di collegare due approcci: l’approccio tipologico, che individua i modelli di partito prevalenti in determinate fasi storiche e la dipendenza dall’ambiente, e l’approccio dinamico, che privilegia l’analisi delle relazioni di potere intrapartitiche e concentra l’attenzione sulle trasformazioni determinate da specifiche sfide. Il cambiamento dei partiti italiani è stato dunque interpretato come la risposta a stimoli esterni, interpretati dagli attori interni e tradotti in modifiche strutturali, culturali e strategiche attraverso conflitti a livello sia di leadership che di membership.
La collocazione di questo processo in prospettiva comparata (Bosco 2000, Ignazi Ysmal 1998, Morlino 1998, Raniolo 2000, Bosco e Morlino 2006) ha consentito di acquisire elementi interessanti per la comprensione dei processi di mutamento partitico. La letteratura sul Sud Europa, ad esempio, ha da tempo messo in luce la comparabilità dei sistemi politici di questa area geopolitica sotto numerosi punti di vista (Van Biezen 2004). I fattori di contesto condivisi e le specificità di ciascun caso hanno infatti consentito studi importanti. Le alternanze di governo che hanno interessato nell’ultimo decennio molti paesi europei sollevano numerosi interrogativi: perché i partiti, sia di sinistra che conservatori, non riescono a creare stabili coalizioni politico-elettorali? Quali somiglianze e differenze sono rilevabili nelle strategie competitive di ciascuno schieramento nei singoli paesi? Fino a che punto queste strategie sono condizionate dai cambiamenti sperimentati dai partiti nella loro organizzazione e cultura politica? E, infine, che trasformazioni avvengono nei partiti quando passano da un ruolo di governo ad uno di opposizione?
Concentrandoci sull’ambito italiano, occorre rilevare che restano imprecisate le caratteristiche complessive della trasformazione che i partiti vi hanno subito. Non è possibile stabilire con certezza se dietro la nascita di nuove sigle e il parziale rinnovamento della classe dirigente si celi una radicale modifica della natura dei partiti italiani o un’operazione essenzialmente di facciata, che propone sotto nuove vesti formule organizzative e identità ideologiche già sperimentate. A questo si aggiunga che una delle maggiori novità dello scenario politico italiano riguarda il fatto che i partiti non sono più i soli né i principali aggregatori del voto, e neppure i soli attori del sistema partitico: processi elettorali e dinamiche parlamentari e di governo hanno infatti visto emergere come nuovo e rilevante protagonista il ruolo delle alleanze (pre)elettorali (Di Virgilio 2004).
Per dare una risposta scientificamente fondata a questi interrogativi non basta prendere atto dei dati evidenti, come la disaffezione dei cittadini verso le tradizionali forme politiche e il conseguente calo delle iscrizioni ai partiti o il peso crescente delle logiche di coalizione. Occorre analizzare empiricamente gli sviluppi che le strutture organizzative, la cultura politica e le logiche strategiche di azione dei partiti italiani stanno oggi attraversando e dedicare una attenzione specifica allo sviluppo degli strumenti di consulenza e comunicativi.
Per fare ciò, è necessario delineare il quadro teorico e pratico delle questioni che il dibattito scientifico ha sottolineato. Bisogna confrontarsi con la letteratura sul funzionamento delle organizzazioni e sul cambiamento delle istituzioni, con particolare riguardo alla moltiplicazione dei condizionamenti, delle interferenze e degli stimoli che ai partiti derivano dalla crescita delle istituzioni sopranazionali e da un diverso rapporto fra i diversi livelli di governo (Hopkin 2002). Occorre riflettere sull’ascesa dei media a nuova principale arena della competizione interpartitica, che attraverso i suoi effetti (personalizzazione, leaderizzazione, frammentazione del discorso politico, ecc.) determina nuovi criteri di selezione delle élites partitiche, ridimensionando i funzionari dell’apparato e promuovendo gli specialisti della comunicazione (Mazzoleni 1999). E’ necessario anche indagare gli specifici aspetti assunti, nel contesto italiano, dalla crescita della consulenza politica, ormai estesa anche oltre i limiti temporali della competizione elettorale attraverso l’affermarsi della “campagna permanente” (Blumenthal 1980, fenomeno sul quale peraltro esiste già una promettente letteratura internazionale (Plasser e Plasser 2002). Ciò senza trascurare macrofenomeni sociali quale la riattivazione dei cleavages che sembravano aver esaurito i loro effetti sul quadro partitico (si pensi alle fratture centro/periferia e città/campagna, essenziali per l’ascesa delle Leghe)(Diamanti 2003) o il manifestarsi di nuovi ambiti di conflittualità che minano i tradizionali allineamenti di partito, come i temi ecologici, intorno ai quali si sono costituiti i partiti Verdi, e l’immigrazione di massa , che alimenta le formazioni neopopuliste.
Le recenti vicende della politica italiana stanno offrendo alla riflessione scientifica alcuni casi di studio di rilevante interesse in prospettiva comparata. L’esperienza di Forza Italia è sistematicamente citata ogni volta che si affaccia l’ipotesi di un modello di partito “personale”, da alcuni definito “azienda di partito individuale” (Diamanti 1994), da altri visto come un sottotipo del “partito elettoralista”, (Diamond e Gunther 2001). La Lega Nord, dopo essere stata interpretata come un’originale variante della categoria dei partiti etnoregionalisti (De Winter e Türsan 1998) è oggi inserita tra i partiti neopopulisti (Betz e Immerfall 1998, Mény e Surel 2001) e inizia ad essere vista come portatrice e produttrice di una subcultura politica originale (Cento Bull e Gilbert 2001, Gomez-Reino Cachafeiro 2002).
Alleanza nazionale è l’unico esempio di partito neofascista che, attraverso una metamorfosi ancora incompleta (Chiarini e Maraffi 2001; Tarchi 2003a), si è integrata in coalizioni di governo. E non meno significativi appaiono i processi di mutamento che tuttora attraversano i partiti eredi del Pci, in particolare i Ds e Rifondazione comunista. Infine, sono da esaminare la nascita di nuove aggregazioni (La Margherita-Democrazia e Libertà) e i periodici rilanci del Partito radicale, incerto se trasformarsi completamente in organismo transnazionale o mantenere una dimensione nazionale in grado di incidere sulla competizione elettorale e sulla formazione delle coalizioni governative.
Le ipotesi fornite dalla letteratura internazionale possono dunque essere testate con profitto sul caso italiano, anche per mostrarne i limiti di applicazione. Fra di esse spiccano quella della diffusione del modello del “cartel party”, sempre più dipendente dalle risorse economiche ed organizzative fornite dallo stato, dall’impiego di professionisti della comunicazione e dal peso decisionale della componente parlamentare della leadership, e quella che vede invece affermarsi il “moderno partito di quadri”, dotato di strutture territoriali ridotte all’essenziale, ma in grado di continuare a produrre un ceto di politici di professione, reclutato essenzialmente tra i rappresentanti nelle istituzioni di vario livello. Accanto a queste chiavi di lettura non vanno trascurate quelle che ci sono offerte dal modello di “partito carismatico”, risorto sotto il segno del populismo; né va dato per scontato che tutti i partiti rilevanti siano oggi incamminati verso un’ulteriore esasperazione delle caratteristiche del partito “catch-all”. Il ruolo dei “credenti” e dell’ideologia sono ancora da determinare, e già si profilano nuovi problemi, come il rapporto fra alcuni partiti e i movimenti di massa attivi in questa fase storica. Ora che l’epoca delle relazioni collaterali fra sindacati e partiti sembra in via di esaurimento, è a questo tipo di sfida – si pensi all’esempio dei movimenti antiglobalizzazione – che occorre guardare per cogliere i segni del prossimo futuro. <<<