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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
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Legge 23 marzo 1994, n. 84 - Ordinamento della professione di assistente sociale e istituzione dell'albo professionale.
Parole Chiave
PROFESSIONI SOCIALI, FORMAZIONE, POLITICHE SOCIALI, RIFORMA DI SERVIZI SOCIALI, PROFESSIONALIZZAZIONE, OCCUPAZIONE, PARTECIPAZIONE DI CITTADINI, IMPLEMENTAZIONE, TIROCINIO

Gli assistenti sociali. Analisi di una professione in trasformazione

Università degli Studi di Milano-Bicocca
Abstract
La professione dell’assistente sociale tra attraversando alcune importanti trasformazioni che riguardano la sfera della formazione, la professionalizzazione, l’organizzazione dei servizi sociali e sociosanitari, le modalità di inserimento e partecipazione al mercato del lavoro.
Il progetto di ricerca ha l'obiettivo di costruire una solida base di conoscenza e di analizzare i mutamenti in atto, in relazione a diversi ordini di trasformazioni distinte ma interconnesse:
1) L’inserimento della formazione per gli assistenti sociali nel sistema universitario ha prodotto sia un cambiamento nei percorsi e nelle modalità di formazione di questa figura professionale che merita specifica attenzione, sia nuove opportunità di inserimento lavorativo degli operatori.
2) I mutamenti in atto nel sistema dei servizi sociali in Italia si ripercuotono sul ruolo e sulle funzioni dell’assistente sociale. La territorializzazione dei servizi sociali, la loro pluralizzazione, la tendenza a valorizzare le competenze, le capacità e la scelta degli utenti dei servizi, la tendenza dei bisogni a divenire sempre più complessi ed eterogenei hanno certamente un impatto sull’organizzazione dei servizi e su competenze, ruoli, profili degli assistenti sociali che meritano di essere approfonditi.
3) le trasformazioni recenti della regolazione del mercato del lavoro e la diffusione di forme contrattuali atipiche - in particolare, della libera professione- hanno interessato anche gli Assistenti Sociali. Tali cambiamenti si intrecciano, da un lato, con i mutamenti nel sistema dei servizi e dall’altro con la ridefinizione, anche formale, dell’accesso a determinate posizioni gerarchico organizzative da parte degli assistenti sociali, con particolare riferimento alla dirigenza.

Questi tre processi, intrecciati tra loro, meritano un approfondimento, soprattutto nel quadro attuale di conoscenze frammentate, discontinue e scarsamente coordinate tra loro. Non esistono infatti, nel nostro paese, né una tradizione di studio e di analisi strutturata delle trasformazioni delle professioni sociali, né un sistema completo e integrato di raccolta di informazioni sulle professioni sociali.

La ricerca vede al centro un’indagine nazionale e quattro ricerche parallele di tipo tematico attuate dalle singole unità di ricerca.
La ricerca nazionale, che sarà realizzata attraverso una survey su un campione rappresentativo di assistenti sociali iscritti all’ordine e in approfondimenti attraverso interviste in profondità, indagherà le caratteristiche sociodemografiche, i percorsi formativi, la condizione occupazionale, la posizione organizzativa, le mansioni effettivamente svolte dagli assistenti sociali e i loro settori di intervento.
Le ricerche locali saranno orientate a approfondire, rispettivamente:
A) il rapporto tra formazione e professione, attraverso il consolidamento e l’estensione dell’Osservatorio nazionale studenti e laureandi dei corsi di laurea triennale e magistrale in servizio sociale;
B) la comparazione dei modelli formativi in Europa, con particolare attenzione al tirocinio.
C) La ridefinizione dei profili delle professioni sociali in relazione alla trasformazione del sistema dei servizi sociali sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta di servizi, ed in particolare:
C1) i soggetti coinvolti in tale ridefinizione e le logiche sottostanti
C2) le pratiche di tale ridefinizione ed i nuovi confini con altre professioni

La ricerca adotterà congiuntamente tecniche di rilevazione ed analisi di dati qualitativi e quantitativi.
Un’attenzione specifica sarà rivolta nell’ambito del programma di ricerca alle differenziazioni regionali nella definizione dei ruoli professionali degli assistenti sociali.
Infine, il programma di ricerca svilupperà una dimensione comparativa, importante valore aggiunto per collocare i mutamenti in atto in Italia in una prospettiva di più generale trasformazione sociale in Europa. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Carla Facchini Università degli Studi di MILANO-BICOCCA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il programma di ricerca intende costruire una solida base di conoscenza ed analizzare i mutamenti in atto nella professione dell’assistente sociale, in relazione a diversi ordini di trasformazioni distinte ma interconnesse:
1) l’inserimento della formazione per gli assistenti sociali nel sistema universitario ed il suo impatto sui rapporti tra formazione e professione. Tale fenomeno ha infatti prodotto sia un cambiamento nei percorsi e nelle modalità di formazione che merita specifica attenzione, sia nuove opportunità di inserimento professionale degli operatori. In questo ambito sono di interesse le caratteristiche degli studenti in servizio sociale, le loro motivazioni nella scelta del percorso di studi, le aspettative rispetto alla professione. Inoltre, assumono particolare significato le caratteristiche specifiche dei percorsi formativi e il loro rapporto con la professione e l’inserimento lavorativo.
2) i mutamenti in atto nel sistema dei servizi sociali in Italia ed il conseguente mutamento nella posizione assunta dalla figura professionale dell’assistente sociale. E’ importante indagare in quale misura, in che modi e secondo quali meccanismi le trasformazioni in corso nel sistema dei servizi stiano producendo modificazioni sul lavoro degli assistenti sociali. A questo riguardo sono molteplici i fenomeni di cui si deve dare conto: dalla territorializzazione dei servizi sociali, alla loro pluralizzazione, dalla tendenza a valorizzare le competenze, le capacità e la scelta degli utenti dei servizi alla tendenza dei bisogni a divenire sempre più complessi ed eterogenei. La conseguente evoluzione delle politiche sociali e l’obiettivo di collegare domanda ed offerta obbligano a coniugare le necessità dell’organizzazione del sistema dei servizi con la dimensione della professionalità operativa. Ciò comporta la necessità di un consolidamento delle figure esistenti e la definizione di altre competenze verso eventuali nuovi profili. In questo senso obiettivo della ricerca è indagare come tali trasformazioni operino – formalmente o sostanzialmente - una ridefinizione del ruolo, della posizione, delle competenze, degli standard professionali propri degli assistenti sociali; ma anche gli elementi di continuità e invarianza che la contraddistinguono.
3) i mutamenti occupazionali, di accesso, inserimento e permanenza nel mercato delle professioni sociali. Si intende verificare come le trasformazioni recenti della regolazione del mercato del lavoro, e la diffusione di forme contrattuali atipiche - in particolare, della libera professione- abbiano interessato anche gli Assistenti Sociali. Inoltre, si vuole considerare come tali cambiamenti si intreccino, da un lato, con i mutamenti nel sistema dei servizi e dall’altro con la ridefinizione, anche formale, dell’accesso a determinate posizioni gerarchico organizzative da parte degli assistenti sociali.

I tre ambiti sopra citati rappresentano, come di seguito documentato, linee parallele ed intrecciate di trasformazione della professione dell’assistente sociale, che meritano un approfondimento, soprattutto nel quadro attuale di conoscenze frammentate, discontinue e scarsamente coordinate tra loro. Non esistono infatti, nel nostro paese, né una tradizione di studio e di analisi strutturata delle trasformazioni delle professioni sociali, né un sistema completo e integrato di raccolta di informazioni sulle professioni sociali. Le stesse amministrazioni provinciali, titolari delle funzioni di formazione ed aggiornamento per questo personale, dispongono, al limite, di dati relativi al solo personale in servizio presso gli enti gestori dei servizi che hanno fruito di iniziative formative provinciali.
Il progetto di ricerca intende pertanto costruire strumenti e un modello di lettura integrato delle trasformazioni in atto sia nei processi formativi, nella professione dell’assistente sociale, nei modelli occupazionali del lavoro sociale con l’ambizione di guardare a tali trasformazioni a partire da molteplici punti di vista.
In questi anni si sono verificati notevoli cambiamenti nel quadro normativo nazionale e regionale, volti da un lato a migliorare l’efficacia e l’efficienza del sistema dei servizi alla persona, e a tutelare più in generale i diritti dei destinatari dei servizi sanitari e sociali, dall’altro a liberalizzare la gestione dei servizi, talvolta a rischio di deprofessionalizzare e ridurre le tutele sociali.
Un’attenzione specifica sarà rivolta nell’ambito del programma di ricerca alle differenziazioni regionali nella definizione dei ruoli professionali degli assistenti sociali, strettamente connessi alle differenziazioni delle politiche sociali.
Infine, un’attenzione specifica del programma di ricerca sarà rivolta alla dimensione comparativa, che rappresenta un importante valore aggiunto in quanto consente di collocare i mutamenti in atto in una prospettiva di più generale trasformazione sociale in Europa, osservando le specificità del nostro paese rispetto ad altri modelli. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Le ricerche svolte in Italia sulla figura professionale dell’assistente sociale sono poco numerose e per lo più datate (Martinelli 1965, Ferrarotti, 1965, Florea 1966, ONAS-CENSIS 1999). Il profilo dell’assistente sociale rappresenta infatti un’area poco esplorata, povera di elementi conoscitivi (Sgroi 2001) che forniscano una base solida per l’analisi delle trasformazioni in atto, dell’impatto sulla professione, sull’assetto organizzativo dei servizi, sul sistema formativo.
Nel 2006 sono circa 35.000 gli assistenti sociali iscritti all’ordine, otto-nove volte di più rispetto alla fine degli anni ’50 (Sgroi 2001). Secondo l’indagine svolta dal Censis nel 1998, il profilo tipico dell’assistente sociale è quello di una giovane donna proveniente dalle scuole dirette a fini speciali e con limitata anzianità di servizio. Il lavoro negli Enti locali e nell’ambito del servizio sanitario nazionale assorbirebbero oltre tre quarti degli occupati (con una leggera prevalenza dei primi sul secondo). Sempre secondo l’indagine CENSIS, le attività svolte dagli assistenti sociali sono in misura prevalente rivolte direttamente all’utenza, sia per assistenza diretta che per informazioni e sostegno, mentre le attività di coordinamento riguarderebbero una quota minoritaria del tempo di lavoro prestato (11% circa). A differenza degli altri ambiti lavorativi, le attività negli Enti locali si distinguono per una quota più importante, pur se minoritaria, di organizzazione e coordinamento (ONAS-CENSIS 1999; Sgroi 2001)
Diverse filiere teoriche e di ricerca mettono in luce diversi processi di trasformazione in atto, possibile fonte di mutamento per la figura professionale dell’assistente sociale. In particolare gli aspetti da sottolineare sono tre: i mutamenti nel sistema formativo ed il rapporto con la professione; le trasformazioni connesse al mutamento delle politiche sociali e, di conseguenza, al contesto professionale e lavorativo; i mutamenti in atto nel mercato del lavoro, specie per quanto riguarda i nuovi assunti e, di conseguenza, anche nel mercato del lavoro degli assistenti sociali.

Formazione e professione.
Una nutrita letteratura affronta il tema della trasformazione dei sistemi formativi delle figure sociali e degli assistenti sociali in particolare (Neve e Niero 1990, Yelloly M., Henkel 1995). In Italia, i cambiamenti intervenuti nel sistema formativo negli anni recenti sono stati significativi ed hanno accompagnato la crescita e la qualificazione degli occupati nella professione.
Soltanto alla metà degli anni ’90 la formazione degli assistenti sociali in Italia è entrata a far parte a pieno titolo del sistema universitario (Dal Pra Ponticelli 2001; Tonon Giraldo 2005). Ciò ha consentito il pieno accreditamento della professione dell’assistente sociale nel sistema dei servizi e della burocrazia pubblica, fino ad allora fortemente limitato. Sul versante formativo ha consentito l’”importazione” nell’Università di modelli formativi innovativi - tirocinio (Raineri 2003), supervisione di docenti esterni, presenza di docenti-operatori - difficilmente pensabili nel quadro dell’insegnamento universitario tradizionale (Dal Pra Ponticelli 2001). L’inserimento della formazione al servizio sociale nel sistema universitario è un indicatore del riconoscimento politico e sociale dell’assistente sociale (Canta 2003), si inserisce nel percorso di professionalizzazione di questa figura e realizza una rivendicazione decennale degli assistenti sociali (Campanini 2001). Esso può incidere, tra l’altro sulle motivazioni degli studenti in servizio sociale (Hackett et al 2003).
Peraltro, nonostante il processo di armonizzazione avviato (Gonzalez e Wagenaar, a cura di, 2003), in Europa emergono significative differenze nei percorsi e negli assetti istituzionali della formazione per gli assistenti sociali (Campanini e Frost, a cura di, 2004) la cui analisi evidenzia lo stretto legame con le storie specifiche del servizio sociale in ciascun paese e mette in rilievo come l’inserimento della formazione al lavoro sociale nell’Università produca non solo una differente legittimazione del ruolo dell’assistente sociale (così come è avvenuto in Italia), ma porti anche ad uno status più elevato della professione (Labonté et al, a cura di, 2003). E’ tuttavia ipotizzabile che questo processo abbia determinato anche alcune criticità, quali la minore attenzione – nell’ambito di percorso formativi di livello universitario – alla dimensione più professionalizzante e dei rischi di “accademismo”. E’ rispetto a questi rischi che va inteso e collocato il recente rafforzamento del ruolo degli ordini professionali in materia di tirocinio per le figure per le quali sia previsto un albo professionale (DLGS 2 febbraio 2006, n.30, nuovo regolamento dell’esame di stato, 29 marzo 2006).

Il passaggio della formazione al lavoro sociale nel sistema universitario, nel quadro del più complessivo riordino del sistema universitario, ha inoltre consentito la creazione di corsi universitari di secondo livello. L’avvio dei corsi di laurea specialistica ha, da un lato, aperto nuove opportunità di carriera per i laureati consentendo loro l’accesso alle posizioni dirigenziali prima precluse, e, dall’altro, sollevato numerose questioni su chi siano e possano essere gli utenti di tali percorsi formativi e per quali sbocchi professionali (Facchini e Giasanti 2004). Inoltre, poiché la popolazione studentesca di questo corso di laurea è in buona parte già inserita nel mondo del lavoro, la ripresa degli studi prefigura un modello formativo ‘life-long learning’, in cui i soggetti, dopo aver svolto per un periodo di tempo più o meno lungo funzioni alle quali sono stati preparati con una formazione di primo livello, tornano a confrontarsi con un processo formativo strutturato, sia per disporre di strumentazioni teorico-applicative adeguate al mutamento in atto nei servizi (Facchini 2004; Fargion 2002), sia per poter accedere formalmente a posizioni dirigenziali, spesso di fatto già esercitate (Bormioli Refolo e Solari Giancristoforo 1994; Shardlow e Doel 2002).

I mutamenti nel sistema dei servizi.
Accanto ai mutamenti nel sistema formativo ed alla progressiva complessificazione della professione, trasformazioni importanti nel ruolo, nella posizione dell’assistente sociale si collegano e sono il riflesso delle trasformazioni delle politiche sociali, in Italia e non solo (cfr. Gori , a cura di, 2001).
Il sistema dei servizi sociali sta attraversando una fase di profonda trasformazione determinata sia da cambiamenti nella struttura dei bisogni, sia da transizioni delle politiche pubbliche e degli assetti istituzionali. Le trasformazioni sociali e demografiche in atto stanno cambiando non solo la natura dei bisogni e della domanda sociale, ma, di riflesso, la complessità delle competenze richieste, dei ruoli, della posizione occupata dagli operatori sociali. Basti pensare in questo senso ai nuovi e sempre più complessi bisogni e domande sociali emergenti dall’invecchiamento della popolazione (Facchini 2005), dai flussi migratori da paesi extraeuropei (Tognetti 2002 e 2004; Spinelli 2005), dalla crescente partecipazione femminile al mercato del lavoro (Reyneri 2005), dalle nuove forme di povertà (Negri e Saraceno, 2004; Saraceno,a cura di, 2002; Mingione, 1999). Sotto il profilo istituzionale i mutamenti in atto fin dagli anni ’90 (Mariani e Tognetti 1995; Donati, 2004 e 2005) e culminati con l’approvazione della legge di riforma dell’assistenza -L.328/00- (Da Roit 2001; Ferrario 2005) hanno ridisegnato il sistema delle competenze delle politiche sociali territoriali e, di conseguenza, la posizione specifica occupata dagli assistenti sociali (Puccio 1999).
La legge di riforma delle politiche sociali, esito di un lungo e complesso iter politico che ha attraversato diverse legislature rappresenta il quadro istituzionale entro cui collocare le trasformazioni in atto nelle politiche dei servizi sociali più recenti. Tuttavia, essa, soprattutto legge di principi, lascia indeterminata sia l’orizzonte di sviluppo delle politiche sociali territoriali, sia lo specifico modello organizzativo del servizio sociale professionale (Sgroi 2001, 41). Le incertezze riguardano non solo il contenuto e le modalità di erogazione dei servizi sociali, ma anche le modalità organizzative con cui si strutturano e, di conseguenza, la posizione specifica occupata dagli assistenti sociali. Certo è che i processi di territorializzazione delle politiche sociali ed i loro risvolti istituzionali ed organizzativi – pensiamo ad esempio alla formalizzazione dei Piani di zona quale strumenti di programmazione e gestione delle politiche sociali territoriali a livello sovracomunale (Battistella et al 2005) – chiamano in causa la posizione dell’assistente sociale quale soggetto principale preposto alla individuazione dei bisogni e delle risposte. Inoltre, il nostro paese ha recentemente visto l’importante sviluppo di modalità di risposta ai bisogni in cui interagiscono servizi pubblici, servizi informali familiari e servizi privati di mercato (Heron 2002). Ciò riguarda in primo luogo il rapporto tra soggetti pubblici e soggetti privati nella produzione di servizi e prestazioni sociali. Il tema della sussidiarietà affermatosi nel dibatto politico e scientifico (Donati 1993, Cotturi 2001, De Leonardis 1998) ha ripercussioni importanti sulla collocazione degli assistenti sociali rispetto agli altri attori del sistema dei servizi.
I contesti professionali e lavorativi attuali presentano un’accentuata frammentazione dei servizi e delle logiche operative, tendono a legittimare una pluralità di attori e punti di vista nella produzione di benessere in situazioni di welfare mix (Donati e Folgheraiter 1999; Ascoli 2000; Folgheraiter, 2003). Negli anni più recenti, infine, a queste forme di interazione tra pubblico e privato si è sommato l’emergere di risposte di mercato ai bisogni delle famiglie (Da Roit e Sabatinelli 2005).
In numerose realtà territoriali si sono costituite strutture di management con l'obiettivo di dirigere lo sviluppo dei servizi verso meccanismi di mercato che aumentino la scelta degli utenti e il loro impatto sulle prestazioni di servizi (Fazzi e Scaglia 2001). Questo cambiamento è in linea con una generale trasformazione delle politiche sociali europee ed ha lo scopo di rendere i servizi più efficienti, più vicini ai cittadini e maggiormente flessibili (Lorenz 2006, Gori, 2001; Ranci, 2001).
L’assistente sociale si trova pertanto di fronte a una sempre più ampia stratificazione di valori e doveri professionali, che lo pongono di fronte a scelte complesse che devono essere affrontate con valutazioni e "sintesi" ad hoc (Banks 1999). Crescenti e sempre più qualificanti sono le competenze che vengono richieste agli operatori nei campi della progettazione, dell'organizzazione del lavoro, della gestione economica e finanziaria, della comunicazione (Cimini et al 2005).
Le trasformazioni sopra ricordate sollecitano mutamenti di prospettiva dell’intervento sociale nel territorio, in quanto la professione dell’assistente sociale, accanto alla tradizionale funzione operativa diretta agli utenti, è sempre più legata al coordinamento tra istanze territoriali, al management di casi complessi ed alla facilitazione della integrazione programmatoria e gestionale tra soggetti istituzionali e non.
I cambiamenti nel lavoro degli assistenti sociali hanno interessato i contenuti, il metodo o l’approccio al lavoro sociale (Campanini e Lippi 1988, Bortoli 1997; Marzotto 2002, Neve 2006), fortemente mediati dai mutamenti nel sistema formativo e dai suoi paradigmi. Basti pensare alle logiche del lavoro di rete (Folgheraiter 1998; Ferrario 2004) nel lavoro sociale o al peso attribuito alla valutazione (Shaw e Lishman 2002) per cogliere la complessità per molti aspetti crescente (Adams et al., 2002; Gui, 2004) del lavoro degli assistenti sociali, sul piano tecnico, relazionale, istituzionale (Dominelli 2005; Ferrario 2003; Ghisalberti 2001).

Trasformazione dell’occupazione, trasformazioni della professione.
Accanto alle trasformazioni nel sistema dei servizi e nel sistema formativo, ed in modo per nulla disgiunto, si prefigurano cambiamenti importanti dell’inserimento e della regolazione degli operatori sociali nel mercato del lavoro.
Se è vero che la collocazione privilegiata dell’Assistente sociale è nell’ambito degli enti pubblici o delle organizzazioni di carattere pubblico, va sottolineato come lo sviluppo di un sistema di welfare mix basato sulla interazione tra soggetti di diversa natura abbia favorito la creazione di posizioni occupazionali, anche per gli assistenti sociali, in enti di carattere privato o nell’ambito del “privato sociale”.
Inoltre occorre sottolineare come gli anni più recenti abbiano visto lo sviluppo di forme di lavoro atipico anche in Italia (Esping-Andersen e Regini, a cura di, 2000) e come tali forme interessino soprattutto due gruppi di lavoratori: i giovani e le donne (Reyneri, 2005; Barbieri e Scherer 2006, Villa e Facchini 2005). Ci si può pertanto attendere una crescita dell’occupazione degli Assistenti sociali in presenza di condizioni lavorative “non standard”.
Sul versante più specifico della figura professionale dell’assistente sociale gli anni più recenti hanno visto significative novità legislative, volte a ridefinirne il profilo professionale e l’accesso alla dirigenza. Recenti norme (L. 328/2000 e D.Lgs 229/99) pongono tra i punti fondamentali per la riqualificazione del sistema dei servizi sociali e socio sanitari la definizione dei profili professionali, rinviando tuttavia la disciplina della materia a successivi provvedimenti. Con particolare riferimento alla figura dell’Assistente Sociale sono stati emanati diversi provvedimenti determinanti.
Un aspetto importante riguarda la formalizzazione dell’appartenenza alla professione ed il rapporto con la dirigenza, permesso dall’attivazione, dei corsi di laurea in servizio sociale. In questo ambito, le novità normative sono numerose. Dall’anno 2000, è possibile attribuire incarichi dirigenziali anche gli Assistenti sociali operanti nell’ambito delle aziende sanitarie (L.251/00), mentre sono state stabilite nel 2001 le norme per l’accesso alla qualifica di dirigente nelle amministrazioni pubbliche (D.Lgs.165/01). Si è inoltre provveduto a declinare in modo diverso la figura professionale, ora distinta in “Assistente Sociale” e “Assistente Sociale Specialista” (DPR 328/01) - distinzione che ha comportato la formalizzazione di due distinti successivi esami di stato per i due livelli. Inoltre, occorre ricordare che i contratti collettivi nazionali di lavoro e gli accordi integrativi aziendali che regolamentano la valutazione dei titoli e dei requisiti professionali – ivi compresa l’iscrizione ad albi professionali o a particolari categorie degli stessi - per l’accesso al lavoro, le progressioni economiche, i passaggi di categoria, l’attribuzione di incarichi e di funzioni, il sistema di valutazione della qualità del lavoro. In questo contesto si inseriscono gli atti di indirizzo dell’Ordine Nazionale degli Assistenti Sociali, relativi all’attuazione delle norme riguardanti l’accesso alle posizioni dirigenziali. In tali atti di indirizzo si cerca di tenere conto di come, nella pratica, lo svolgimento di funzioni dirigenziali non abbia sempre corrisposto ad un effettivo riconoscimento formale.
L’accentuata femminilizzazione della professione (Benvenuti e Segatori 2000) rende peraltro di particolare interesse l’analisi dei processi di accesso e permanenza nel mercato del lavoro e delle strategie di conciliazione tra lavoro e sfera familiare, in particolare in un sistema di welfare quale quello italiano e sud europeo (Saraceno 1998; Ferrera 1998, 2005). <<<