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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di NAPOLI "Federico II"
DISCIPLINE STORICHE
- Università degli Studi di PARMA
STORIA
- Università "Ca' Foscari" di VENEZIA
SCIENZE DELL'ANTICHITA' E DEL VICINO ORIENTE
- Università della CALABRIA
STORIA
- Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"
SCIENZE STORICHE, ARCHEOLOGICHE E ANTROPOLOGICHE DELL'ANTICHITA'
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
Classificazione geografica
- Regione: Campania
Parole Chiave
GRECIA CENTRALE, GRECIA OCCIDENTALE, ETHNE, POLEIS, COLONIELa "terza Grecia" e l'Occidente
Università degli Studi di Napoli "Federico II"Abstract
La ricerca si propone di studiare le modalità secondo le quali si sono strutturate le comunità sia di tipo “polis” che di tipo “ethnos” che di tipo “koinon” in quell’area della Grecia centrale che convenzionalmente è stata ritenuta, una Grecia marginale. Il pesante giudizio di Tucidide, che sembra condividere una visione di queste regioni della Grecia Nord Occidentale come attardata dal punto di vista culturale e politico, ha certo frenato per un lungo periodo la ricerca relativa a questi territori, anche se non sono mancate in passato rilevanti monografie a riguardo. L’ottica in cui il gruppo si pone è quella di indagare la formazione delle varie identità sia a livello dell’ immagine che esse hanno voluto trasmettere di se stesse (veicolata da “narrazioni mitiche”, genealogie, ed anche da simboli monetali), sia a livello delle strutture istituzionali che si sono date (magistrati, assemblee, consigli): entrambi i livelli saranno considerati come l’esito di interrelazioni sia delle varie “zone” tra di loro, sia dei rapporti di ciascuna con il golfo di Corinto, piccolo Mediterraneo nel Mediterraneo, sia infine nelle loro interazioni con il mondo coloniale, e in senso più vasto con la grecità di Occidente.L’ipotesi di lavoro di base è la convinzione, largamente avanzata in studi recenti, (C. Morgan, Early Greek States Beyond the Polis, London 2003; ma cfr. Già J.L. Amselle, Logiques Métisses, Paris 2002) che le identità tendono a modificarsi nel tempo, a seguito di necessità di relazioni con l’esterno, ma anche di bisogno di rinchiudersi rispetto al mondo esterno. Questo ha fatto pertanto privilegiare uno studio di lungo periodo, grazie al quale si potesse seguire meglio, anche indagando casi particolari, l’evoluzione in questa area, che sembra comunque presentarsi come omogenea. La compartecipazione della maggior parte delle regioni indagate delle dinamiche “attrattive” del Golfo di Corinto, ne fa un “luogo privilegiato” per lo studio di questi fenomeni, che se da una parte permettono la formazione di entità cittadine del tipo “polis classica”, dall’altra vedono convivere con esse altre organizzazioni statali.
Grazie quindi alle varie indagini condotte dai singoli ricercatori su queste tematiche, si ritiene di poter arrivare aduna migliore comprensione dell’evolversi politico e del ruolo che questa parte della “terza” Grecia ha avuto nelle varie vicende in cui è stata coinvolta, e che forse a loro volta ne hanno determinato alcune peculiarità. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Luisa Breglia Università degli Studi di NAPOLI "Federico II"Obiettivo del Programma di Ricerca
Quella composita realtà, cui si è voluto applicare la definizione di Grecia terza, prendendo come punto di riferimento il golfo di Corinto e le dinamiche su di esso sia all’interno che sui suoi sbocchi occidentali, è l’oggetto che intendono studiare e approfondire i vari gruppi afferenti a questa ricerca. Tutta l’area a partire dall’Illiria meridionale, all’Epiro, a Corcira, alle isole Ioniche, all’Acarnania, all’Etolia, alle Locridi, alla Focide, alla Beozia, alle città dell’Istmo, in questi ultimi decenni in varia misura sono state oggetto di ricerche internazionali che hanno portato a valutare la storia di esse considerandole in sé e non attraverso il filtro di una storiografia per così dire esterna alle aree stesse, di matrice ionica o attica o corinzia: necropoli, luoghi di culto locali ed interetnici, insediamenti e forme di sfruttamento del territorio, epigrafi. Ha preso così corpo l’idea di una koiné occidentale con una sua storia indipendente da quella orientale o egea. Ha preso corpo il problema delle interrelazioni tra queste due aree, come problema del quando, del perché e del come di tali rapporti. Si sono riproposti i problemi collegati ai legami stabilitisi all’interno di quest’area tra i suoi settori orientali e occidentali (Etolia e Acarnania); le proiezioni verso l’Illiria, l’Epiro, Corcira e le isole Ioniche, le colonie d’Italia e Sicilia; i problemi collegati al ruolo dell’Argolide e di Corinto; il ruolo della Beozia e della Focide. Ma si sono contemporaneamente posti i problemi della costruzione dello spazio riservato al politico all’interno di comunità che presentano strutture etniche accanto a quelle cittadine, ma subiscono anche i contraccolpi delle mire egemoniche contrapposte, in maniera particolare di Corinto, in specie nell’età arcaica (Illiria, Epiro, Corcira, Acarnania), di Atene in età classica (si pensi in particolare alla fondazione di Naupatto), di Siracusa nel IV secolo (con i due Dionisii, con Timoleonte ed Agatocle). In tale contesto prende corpo il koinòn dei Molossi e si determinano le condizioni dell’intervento in occidente di Alessandro il Molosso e poi dell’Eacide Pirro. Si tratta dunque di un’ area nevralgica che parte da una condizione che si vuole di isolamento, di barbarie e di arretratezza per pervenire infine ad un ruolo da protagonista nelle fasi più tarde della sua storia. Un’area perciò meritevole di essere ristudiata per approfondirne le dinamiche politiche interne, rilevarne i limiti e le forze espansive.Si tratterà di studiare l’insieme dei rapporti interstatali tra poleis ed ethne gravitanti sul Golfo di Corinto e sulle Isole Ioniche, sia in relazione alla loro contiguità geografica, sia per la comune esperienza della connessione con i fenomeni di colonizzazione interni e esterni al golfo (compito del gruppo veneziano e di quello parmense); di porre attenzione ai rapporti commerciali e ai loro protagonisti, agli apporti culturali veicolati dalle rotte in uscita dalla Grecia centrale verso l’Occidente: compiti delle Unità romana e cosentina). Poleis ed ethne di questa vasta area furono essi stessi oggetto di una colonizzazione come di tentativi egemonici (nel caso di Atene), non sempre approdati a vere e proprie apoikiai (nel caso di Corinto). D’altra parte la posizione decentrata che queste aree in varia misura e in epoche diverse possedettero ne fanno un ‘laboratorio’ ottimale per lo studio di tutte le realizzazioni istituzionali, giuridiche e sociali meno note del mondo greco e che sfuggono alle dinamiche dei grandi blocchi contrapposti (Atene e Sparta e i loro alleati). Si pensi in primo luogo alla realtà delle basileiai e delle comunità di tipo etnico e alle loro istituzioni; si pensi in particolare all’Epiro, alla Tesprozia, a Dodona, ai Molossi e agli Eacidi. Su un altro versante l’esistenza di una colonia come Locri Epizefirii con il suo corredo e di documenti archeologici dal sito come dai principali templi,con particolare riguardo sotto il profilo epigrafico per quello di Zeus, consente una verifica a monte del patrimonio originario dell’ethnos, a valle degli sviluppi indotti dall’impatto e dalle relazioni con l’insieme del contesto magno greco. Regioni infine come le due Locridi e la Beozia, proiettate a mezzo tra l’Euripo e il golfo di Crisa, sono state in questo ambito chiamate, insieme alla Focide, a giocare un ruolo di cerniera, che spiega l’interesse a ad esse rivolto in ambito archeologico e giustifica l’esigenza di un rinnovato studio ( gruppo napoletano).
Ogni unità contribuirà variamente ai grandi temi indicati dai titoli delle singole unità di ricerca – anzi, l’interazione e il confronto fra le stesse è scopo precipuo del progetto –, ma ciascuna si impegna ad approfondire i seguenti, più specifici, temi:
Fondazioni, rifondazioni, basileis: ricerche di storiografia e storia politica e istituzionale sulla Grecia nord-occidentale; momento fondativo nell’epoca del conflitto delle egemonie di V e IV secolo, oggetto dell'interesse delle Unità di Parma e Venezia, che studierà anche il caso di Naupatto. Il problema dei basileis, e l’ideologia dell’epoca ellenistica porterà poi all’approfondimento del ruolo di Corcira nei rapporti tra Agatocle e gli altri basileis.
L’Unità parmense assumerà come suo oggetto la Grecia nord-occidentale (isole Ionie, Acarnania, golfo di Corinto) nelle sue dinamiche politiche interne e relazioni internazionali in età arcaica e classica;in parallelo, grande attenzione sarà data al complesso lavorìo mitografico che interessa queste regioni (si pensi alla saga di Alcmeone) e che in molti casi è una spia, da utilizzare con la dovuta cautela, degli interessi politici in gioco in età arcaica e classica. Ma l’indagine prenderà in considerazione anche l’interessante, seppure scarna e per molti aspetti problematica, documentazione epigrafica, e cercherà di mettere a frutto i risultati dell’intensa attività di scavo e ricognizione condotta in questi ultimi anni in Acarnania e nelle aree adiacenti.
L’Unità dell’Università di Roma “la Sapienza”, studierà in particolare i dati epigrafici delle Tavole di Locri e tutti recenti rinvenimenti epigrafici nella zona di Rhegion, delle colonie di Locri, ma anche di Crotone e Sibari; la mobilità tra Magna Grecia e Golfo di Corinto sarà anche l’obiettivo dello studio di questa Unità.
L’Unità calabrese a sua volta si fermerà sull’ Epiro, Corcira e la Grecità d’Occidente. In particolare, alla luce dei problemi posti dalle particolarità della realtà epirota (composizione etnica, organizzazione territoriale, forme peculiari di regalità, carattere arcaico della religiosità), si intende condurre un riesame sistematico delle diverse intersezioni verificabili a livello di tradizioni mitiche e realtà storiche e un confronto serrato in merito alle modalità di gestione del territorio, alla natura dei culti ed alle tipologie degli assetti socio-politici nel loro sviluppo tra VII e III sec. a.C.
Quanto all’Unità napoletana essa si propone:una analisi delle tradizioni letterarie, da Omero, a Esiodo per passare a tutta la rimanente documentazione. A questa analisi, ne seguirà una relativa ai dati cultuali relativi a centri santuariali , onde mettere in evidenza, se possibile, analoghe pratiche. In relazione a questo si esamineranno i dati relativi alle divinità più importanti dei vari centri, ricercandone testimonianze e documentazione a livello coloniale. In questo ambito si indagherà in particolare il tipo di offerte, e si cercherà se possibile, di mettere a fuoco il problema degli scambi da colonia a santuario di madrepatria .Le tradizioni legate ai miti di fondazione coloniale saranno anche esse esaminate, onde addivenire ad una migliore comprensione delle proiezioni esterne di queste realtà una volta considerate “marginali”. <<<
Risultati parziali attesi
I gruppi associati a questo progetto di ricerca muovono da presupposti metodologici comuni. Essi partono da una comune riflessione sul tema delle origini e delle identità e intendono verificare potenzialità ed esiti di tali problematiche. Tengono conto dei risultati delle ricerche sul campo e delle interpretazioni che a questo riguardo sono state proposte. Rilevano per altro la necessità di riesaminare in proposito l’insieme dei documenti disponibili, tenendo conto del fatto che la risposta al quesito sull’identità non può darsi a partire da un solo settore di documenti, ma scaturisce dal confronto con l’insieme della documentazione che attiene alla politica, al culto, alla produzione artistica e artigianale, alla numismatica e, last but not least, alle tradizioni letterarie, senza le quali l’interpretazione dei dati materiali rischia di diventare soggettiva e arbitraria. Per venire all’area in oggetto,la così detta terza Grecia, pare ovvio a tutti che per l’età arcaica un’attenzione di primo piano va data alle tradizioni mitiche. Quest’area è stata al centro delle tradizioni omeriche e di quelle dei nostoi (Odisseo, Diomede, Aiace), ma è stata altresì al centro di vicende mitiche connesse a Oineo e Meleagro, a Tideo, ad Alcmeone e alla sua famiglia; è stata oggetto di canto nelle Eoie e in generale nei prodotti della scuola beotica ed Esiodea. Ha ricevuto tradizioni argonautiche ed è stata interessata da tradizioni eraclidi e corinzie confluite sotto il nome di Eumelo. Purtoppo tali tradizioni ci sono pervenute in frammenti o in testimonianze prosastiche successive, ma le linee portanti possono essere ricostruite e gli echi che esse hanno avuto in sede locale essere percepiti sotto forma di culti e rappresentazioni. Occorre riprenderle e ordinarle confrontandole con le testimonianze archeologiche più antiche non meno di quanto si è fatto per esempio per le tradizioni relative ad Eracle e ad altri eroi. Né mancano gli strumenti per farlo. Pensiamo in primo luogo al lessico iconografico della mitologia greca e ai materiali ivi raccolti, ma poi pensiamo alle epigrafi, alle monete, ai templi e alla loro decorazione, ai siti citati in queste tradizioni. Il confronto tra queste varie serie di documenti esteso anche al periodo classico ed ellenistico risulta a prima vista necessario e obbligato e per l’epoca in cui nascono e per gli echi e le rifunzionalizzazioni del passato che esse operano. Le forze messe in campo, le loro provate competenze, il loro affiatamento, le iniziative comuni che si intendono prendere, la circolazione e catalogazione delle informazioni cui si è già in parte provveduto e si prevede di incrementare, permette di credere, a nostro avviso, che se pure ad una definitiva soluzione di tutti i problemi posti non si arriverà, scaturiranno quantomeno delle proposte di soluzioni, che, in relazione ad un area tutto sommato abbastanza unificata dalla presenza di una via obbligata di passaggio come il golfo di Corinto, abbiano la pretesa di essere allo stato dei fatti le più ampie e comprensive. La descrizione prima fatta degli obiettivi, la qualità delle forze coinvolte e le prove già da esse offerte, i mezzi disponibili ci sembrano un buon punto di partenza. <<<Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Lo studio di H.J. Gehrke, Jenseits von Athen und Sparta. Das dritte Griechenland und seine Staatenwelt, apparso nel 1986, ha costituito una novità nel campo degli studi relativi a regioni e città diverse da Atene e Sparta. Come è stato notato, a differenza di altri studi (per esempio, M. Amit Great and Small Poleis, Bruxelles 1973), che insistevano sul problema delle relazioni tra i “grandi poteri” e le “piccole città”, Gehrke ha trattato il “terzo mondo greco”, organizzandolo per tassonomie, a base essenzialmente economica, e fornendo così anche ai ricercatori una survey complessiva della vita delle poleis greche “terze”, che prendeva in considerazione, oltre alla loro storia politica, anche dati economici, paesaggistici, e mitici. Da allora l’interesse per queste problematiche si è sempre più accresciuto, anche rispetto al problema di definire cosa esattamente sia una polis (già presente negli studi di de Polignac nel 1984, nella recensione di A. Snodgrass ai lavori di Van Effenterre e de Polignac stesso; e soprattutto grazie agli studi del Copenhagen Polis Centre di M.H. Hansen). Il problema della possibile definizione di cosa sia una polis si è così affiancato a quello di definire l’ethnos e di seguire all’interno di esso quello del ruolo delle poleis. Recentemente un contributo importante alla definizione degli ethne, ma anche a quello delle poleis “minori” sembra provenire dalla prospettiva antropologica che invita a studiare i fenomeni di aggregazione e di strutturazione dal punto di vista della formazione di una coscienza identitaria: lavoro difficile, nella misura in cui è necessario scegliere quali debbano essere gli indicatori di questa coscienza “identitaria”, che muta e si ricostruisce anche continuamente in relazione alle esigenze di rapporto con altre realtà di altre poleis e comunità con cui si viene in contatto. Altri lavori monografici o collettivi,quali Ethnic Identity in Greek Antiquity di J.M.Hall (Cambridge 1997), Greek Alternatives to Athens ( curr. R. Brock-S.Hodkinson, Oxford 2000), Ancient Perceptions of Greek Identity (ed. I. Malkin, Harward 2001), The Cultures within Ancient Greek Cultures (curr. C.Doughters-L.Kurke, Cambridge 2003), ed altri se ne potrebbero aggiungere, hanno contribuito ad arricchire gli strumenti euristici nel campo.L’ampliamento della problematica e la ricchezza dei nuovi dati archeologici, l’affinamento delle metodologie investigative, impone, quindi, da una parte di riprendere il problema della “terza Grecia, ma anche di circoscriverlo, rispetto al lavoro di Gehrke dell’86. Si è quindi scelto di indagare l’area della Grecia centro-occidentale, particolarmente legata al Golfo di Corinto ( di cui appunto le isole dello Ionio e l’Acarnania sono considerate parti integranti in studi recenti, quali quelli di Freitag o di Morgan), estendo il controllo, per evidenti problemi di contatto e scambio all’Epiro e all’Illiria. Peraltro, dal momento che è sempre più evidente, in base agli studi su citati che il problema della strutturazione politica interna di queste poleis e stati è anche conseguenza delle relazioni internazionali, si è ritenuto necessario affrontare l’esame dei dati relativi ai loro rapporti e con gli altri stati greci, in particolare con Atene e Sparta, (ricollegandosi così anche al lavoro, anche se un po’ invecchiato, di M. Amit, ma soprattutto ai rapporti che tutta questa zona ha avuto con l’Occidente.
Beozia e Focide sono state oggetto in questi ultimi anni di campagne di scavo e di ricognizioni, che hanno portato alla luce nuovi siti, e che hanno documentato ripresa di vita, dopo il crollo miceneo fin dal X sec. a C. (Oropos, in particolare, ma anche Kalapodi in Focide), e si fa ovviamente più ricco anche il materiale per il periodo successivo ( una rassegna e una raccolta di dati dall’età micenea fino ad età imperiale romana è in J.Fossey, Topography and Population of Ancient Boiotia); contemporaneamente si hanno nuove raccolte di dati sui santuari e sui culti, e nuovi tentativi di interpretazione del valore dei santuari in epoca alto arcaica (Mazarakis Ainian), che propongono di rivedere sotto una nuova luce i primi articolarsi di comunità , che poi ritroveremo più tardi come poleis, o come importanti luoghi di incontro religioso di koinà, se non dei koinà stessi (problema particolarmente vivo per la Focide, come si evince dai lavori di Mc Inerney e di Morgan). Nelle Locridi scavi recenti e prospezioni, quali quelle di W.K Pritchett (East Lokris revisted in Studies in Ancient Greek Topography V, Berkeley-Los Angeles, 1985), J. Fossey, The Ancient Topography of Opuntian Lokris, Amsterdam 1990, hanno riportato alla luce, oltre a siti e necropoli di età micenea, dati epigrafici; parallelamente il già ricco corpus epigrafico di Locri Epizephyrii, si è venuto arricchendo di nuovi dati, cosi come altri emergono dalle colonie di Locri Epizephyrii stessa. Questi nuovi dati confermano dello stretto rapporto tra le Locridi della Grecia propria con tutto l’ambiente locrese della Magna Grecia, anche per quanto riguarda dati relativi alla posizione della donna nell’ambito della società locrese, e alla mobilità Grecia-Magna Grecia e viceversa. I dati epigrafici pongono per questa zona peculiari problemi linguistici, per i quali l’Unità di Roma ( specialmente Lazzarini, che ha già condotto ricerche a riguardo) ha avviato da tempo contatti con linguisti italiani e stranieri (Dubois, École des Hautes Études- Paris)..
Oltre i dati della cultura materiale, a volte di difficile interpretazione, le tradizioni mitiche possono essere importanti, come si è detto, per ricostruire la percezione che un ethnos o una polis hanno avuto di sé o che hanno voluto trasmettere all’esterno: ora, mentre dati di tal genere, relativi a Beozia e Focide sono state più volte studiati (Buck, Schachter, Bernardini),e quelle Focidesi sono state ripresi da Mc Inerney, lavori recenti complessivi sulle tradizioni locresi, mancano per le Locridi metropolitane, mentre ne esistono per Locri Epizephyrii e le sue colonie (Mele).
Per l’Etolia e l’Acarnania si sono rivelati decisivi i risultati delle indagini topografiche in Etolia e Acarnania (l’Aetolian Strouza Project e il Palairos Research Project e lo Stratiké Research Project), nonché i risultati degli scavi condotti dalle varie équipes italiane, tedesche e greche in queste zone. Egualmente la zona epirotica, è stata oggetto di scavi sia da parte di italiani e tedeschi, ma anche di studiosi francesi ( si segnalano in particolare i lavori di P. Cabanes e quelli di Funke); mentre la zona della Tesprozia, ha fatto l’oggetto dell’interesse di I. Malkin, (The Returns of Odysseus, Berkeley-Los Angeles-London 1998) che molto ha indagato queste zone, tenendo ben presente anche i dati mitici della tradizione odissaica ed anche quelli dei nostoi. L’importanza delle tradizioni sui nostoi, si è rilevata importante anche per l’Acarnania: qui i lavori di Prinz, Jouan, Gehrke ed anche Breglia, hanno mostrato la possibilità e di ricostruire come già l’area in poca arcaica si ricollegasse ad un capostipite mitico, ed anche come questo mito sia stato rimodellato in funzione identitaria anche in epoca successiva. Questi contributi prospettano, quindi, la possibilità di rivedere l’immagine di questa zona come zona “arretrata”. Gli studi, sempre relativi all’importanza dell’Acarnania nel V sec., sia in un periodo precedente, sia durante la guerra del Peloponneso (Fantasia), ma anche la riflessione sui contatti tra Corinto e la fascia costiera acarnana, hanno riproposto il problema dello strutturarsi sia del koinon scarnano stesso, sia delle singole poleis in esso presenti, come il risultato di un insieme di processi diversificati, rispondenti da una parte a necessità di relazioni e di scontro verso l’esterno, ma anche al bisogno di esclusione dell’esterno, onde rivendicare proprie peculiarità.
Tutte queste regioni, Etolia, Acarnania, Epiro, Illiria, Isole ioniche hanno anche esse fornito ricco e interessante materiale epigrafico: il laboratorio di Epigrafia (Sez, greca coordinata dalla Prof.ssa Antonetti del Dipartimento di Scienze dell’Antichità del V.O. dell’Università di Venezia), che custodisce un importane archivio di schede epigrafiche autografe, calchi disegni e foto ora digitalizzate di iscrizioni etoliche ed acarnane può costituire un punto di riferimento per gli studiosi del gruppo, mentre l’archivio stesso potrà essere ulteriormente arricchito, grazie ai contatti già esistenti tra Unità di Venezia e il Seminar für Alte Geschichte della Westfälische Wilhelms-Universität Münster e gli studiosi delle Inscriptiones Grecae della Berlin-Brandeburgische Akademie.
Anche per l’area adriatica i dati di contatto tra le due sponde sono elemento di fondamentale importanza: studi anche in questo settore non mancano, anche in prospettive di lungo periodo. Si possono ricordare i recenti contributi relativi presenti negli Atti del XXXIV Convegno di Studi sulla Magna Grecia, dedicato a Corinto e l’Occidente (Taranto 1995), o l’altro dedicato ad Alessandro il Molosso e i “condottieri” in Magna Grecia (Atti XLIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto 2004;, in particolare qui il lavoro di G.De Sensi Sestito). In relazione a questi contatti, gli studi relativi al ruolo di Corcira (Antonetti), hanno visto in questa isola un ruolo di cerniera non solo geografica, tra le due zone. Del resto, l’importanza dell’isola come tappa nelle navigazioni tra Oriente e Occidente era stata sottolineata fin dal lavoro di J. Bérard, La colonisation grecque de l’Italie méridionale et de la Sicile dans l’antiquité. L’histoire et la légende, Paris 1957.
La possibilità di arrivare ad una survey complessiva di come si siano definiti gli ethne (e all’interno di essi le poleis) nei vari momenti delle loro vicende storiche, in base a quali relazioni e contatti, dipende ormai largamente da lavori di équipe. Attraverso esami delle singole zone, e grazie alle competenze specifiche già maturate nello studio di esse dalle unità costituenti il gruppo, la ricerca che ci si propone di affrontare, sarà condotta sulla base di principi metodologici condivisi, e tenendo soprattutto presente il fenomeno ben noto della “mobilità” mediterranea ed il ruolo “connettivo” del Mediterraneo stesso. <<<



