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PROGRAMMA DI RICERCA
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Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze giuridiche
Classificazione geografica
- Regione: Toscana
Parole Chiave
CIRCOLAZIONE DEI BENI, AUTONOMIA PRIVATA, ORDINE PUBBLICO, RIMEDI, DESTINAZIONE DI BENILibertà di circolazione dei beni: effettività del principio e rimedi in Italia e in Europa
Università degli Studi di FirenzeAbstract
La ricerca si propone di analizzare il principio della circolazione dei beni alla luce di recenti interventi che impongono un’analisi dell’effettività del principio in un rinnovato contesto normativo in Italia ed in Europa.Il complesso bilanciamento tra controllo finalizzato al principio generale di sicurezza della circolazione dei beni e autonomia privata merita di essere rivalutato alla luce delle istanze di realizzazione di un più equilibrato sviluppo delle dinamiche di mercato. La recente evoluzione legislativa in tema di destinazione e separazione di beni nel mutato sistema delle fonti, manifesta l’opportunità di un ripensamento di detti criteri.
L’analisi critica del principio si affianca all’indagine degli strumenti rimediali che consentono di dare protezione e conciliare gli interessi coinvolti nella circolazione di beni: dalle parti del contratto ai terzi e, quindi, al valore di sicurezza del sistema, specie in una dimensione di scambi transnazionali.
Il percorso di ricerca non si limita dunque ai confini nazionali ma abbraccia la prospettiva europea che ha fatto della libertà di circolazione dei beni (persone e servizi) un punto capitale. I principi del Titolo III del Trattato della Comunità e, segnatamente la circolazione dei capitali, da leggere in stretta connessione con il diritto di stabilimento, rappresentano un necessario riferimento di indagine. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giuseppe Vettori Università degli Studi di FIRENZEObiettivo del Programma di Ricerca
Il progetto si propone di analizzare la libertà e sicurezza della circolazione dei beni al fine di verificarne l’attuale valore.Il problema della circolazione dei beni in Europa richiede un’analisi finalizzata a rivedere il principio alla luce delle diverse esperienze nazionali ancora frammentate. L’incertezza che caratterizza l’attualità degli ordinamenti (si pensi, per tutti, alla vicenda europea del trust) richiede un ripensamento che non può non partire da un’analisi del problema nei settori in cui si articola, con riferimento, in particolare, alle esigenze di destinazione e separazione di beni, pur nella varietà delle scelte domestiche. La modernizzazione e la competizione dei sistemi hanno infatti indotto vari ordinamenti europei ad accogliere strumenti caratterizzati dalla centralità dell’autonomia privata (trust, contratto di fiducie, atto di destinazione): la diversità delle soluzioni proposte ed il rinnovato contesto normativo impongono una valutazione approfondita del profilo circolatorio.
Il rafforzamento dell’autonomia privata nella prospettiva di apposizione di vincoli di destinazione e la relativa incidenza sui beni e sulla responsabilità patrimoniale pongono problemi di composizione di interessi spesso contrastanti: effettività del vincolo, tutela dei beneficiari, sicurezza della circolazione e tutela dei terzi acquirenti. Un ripensamento del principio della circolazione giuridica non è dunque neutro rispetto agli interessi coinvolti e solleva il delicato problema dell’equilibrio delle tutele: ai fini della realizzazione degli obiettivi della presente ricerca, assume ruolo centrale l’analisi rimediale e la verifica degli interessi coinvolti, nel tentativo di garantire un bilanciamento ed efficaci tutele.
In tal senso, devono essere considerate tutte le posizioni coinvolte a vario titolo nella circolazione giuridica, non solo quelle delle parti, ma anche i terzi avvantaggiati o pregiudicati. Il rafforzamento della libertà e sicurezza della circolazione giuridica, se si vuole mantenere coerente ed equilibrato il sistema, deve avere dei contrappesi che garantiscano l’adeguata tutela degli altri interessi.
Lo stato delle ricerche svolte dai membri dell’Unità ha già evidenziato l’opportunità di ripensare il principio di circolazione e l’attualità del problema del ruolo del contratto nell’assetto dei beni, problema che ha radici nella storia del pensiero giuridico e che non trova ancora una sistemazione appagante. <<<
Risultati parziali attesi
La sicurezza della circolazione giuridica, come è noto, corrisponde alle esigenze dei traffici del moderno sistema economico ed ai principi comunitari di libera circolazione dei beni. Tali esigenze devono essere tradotte in precisi meccanismi tecnico giuridici, che permettono di realizzare i trasferimenti di beni e servizi nel mercato unico europeo. In mancanza di omogeneità della disciplina legale, spetta all’interprete la revisione del tradizionale sistema della circolazione giuridica alla luce del mutato contesto economico e sociale, per cercare di prospettare le soluzioni più coerenti, moderne ed efficienti.Il problema della circolazione dei beni in Europa richiede dunque un’analisi finalizzata a rivedere il principio alla luce delle diverse esperienze nazionali verso un ripensamento che richiede una forte consapevolezza ed uno studio del rinnovato quadro normativo e delle esigenze rimediali che esso solleva.
L’importanza e l’utilità della ricerca sono evidenti.
Il ruolo della dottrina si contraddistingue in questo ambito per il carattere autorevole e verificabile del contributo ad un’effettiva realizzazione dei principi fondanti il Trattato della Comunità.
La varietà e la profondità degli apporti che confluiscono nello studio critico del principio di circolazione dei beni accentuano l’interesse e l’utilità della ricerca: accanto alle linee evolutive interne ed europee e ad una solida ed approfondita riflessione sulla prospettiva rimediale, il punto di vista dell’analisi economica del diritto fornisce un contributo fondamentale ed assai fruttuoso.
Il valore strategico dell’indagine si coglie altresì nel metodo utilizzato. La ricerca intende dare vita ad un osservatorio telematico mediante il quale operare un controllo ed un monitoraggio immediati sulle novità normative e giurisprudenziali a livello comunitario e sulle evoluzioni nel settore della circolazione dei beni, per un’efficace razionalizzazione dell’attualità ed individuazione delle prospettive di intervento, a beneficio anche delle istituzioni comunitarie. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La recente evoluzione normativa nel contesto non solo italiano spinge ad una analisi critica del principio di liberà della circolazione dei beni e dei meccanismi rimediali predisposti nel bilanciamento dei diversi interessi coinvolti.Importante angolo di osservazione ai fini della ricerca è individuato nelle figure di destinazione e separazione di beni; da ultimo, il nuovo art. 2645 ter c.c. consente la trascrivibilità e l’opponibilità dell’atto di destinazione di beni immobili o mobili registrati per la realizzazione di interessi meritevoli di tutela, con effetti di separazione patrimoniale. La novella pone problematiche di contemperamento tra l’autonomia privata nella selezione dell’interesse destinatorio e la tutela del profilo circolatorio (oltre che dei creditori del conferente) con riferimento sia alla costituzione del vincolo che alla circolazione dei beni destinati. Tale aspetto apre interessanti prospettive di analisi nell’esigenza di combinare la realizzazione dell’interesse con la tutela degli aventi causa ed i relativi rimedi e la sicurezza del sistema in generale: a fronte della pluralità degli interessi coinvolti, l’apparato rimediale e la sua effettività svolgono invero un ruolo fondamentale.
Indici analoghi provengono da altri ordinamenti. La Francia ha recentemente introdotto nel Code il contratto di fiducie opponibile a terzi, preoccupandosi di fornire criteri in ordine alla circolazione dei beni facenti parte del patrimoine fiduciaire. La circolazione del modelli e gli scambi internazionali hanno spinto vari ordinamenti europei ad accogliere soluzioni competitive per consentire forme di destinazione e separazione di beni, prospettando diverse soluzioni (trust, contratto di fiducie, atto di destinazione).
Si tratta, dunque, di verificare l’ampiezza dei poteri dei privati di apporre vincoli di destinazione con effetti di separazione patrimoniale e la compatibilità nel sistema giuridico e costituzionale in particolare. A ciò si aggiunge l’analisi di recenti interventi normativi e delle applicazioni giurisprudenziali del principio di libertà della circolazione dei beni al fine di verificarne l’attuale valore.
E’ chiaro tuttavia che l’effettività della circolazione dei beni deve tradursi in precisi meccanismi che permettono di realizzare i trasferimenti di beni e servizi nel mercato unico europeo: la prospettiva rimediale, nell’incidere sulla stabilità e sicurezza dei traffici, costituisce infatti un profilo essenziale. Molteplici sono i rimedi contrattuali, differenti per presupposti, contenuti ed effetti, che incidono negativamente sulla sicurezza della circolazione giuridica (nullità, annullabilità, rescissione risoluzione). Il problema si è posto soprattutto in relazione alle più recenti e numerose previsioni di nullità del contratto che accompagnano le nuove discipline nazionali e comunitarie. Per ridurre l’impatto negativo, tuttavia, occorre individuare meccanismi giuridici che consentano di offrire una tutela alternativa agli interessi protetti, attribuendo un ristoro sul piano economico, variamente denominato e determinato, che preserva il piano della circolazione.
A fronte del pregiudizio connesso alla circolazione di un bene, devono dunque essere approfonditi i confini di operatività del rimedio risarcitorio, al fine di verificare se e in che misura accanto al risarcimento per equivalente la necessità di garantire un’effettiva riparazione del pregiudizio subito possa legittimare il ricorso al risarcimento in forma specifica.
A tal riguardo, l’attuale prassi giurisprudenziale, confortata dall’orientamento dottrinale maggioritario, limita il risarcimento ottenibile a fronte di una plurima disposizione del medesimo bene alla somma concretamente versata all’atto del trasferimento poi divenuto inefficace, maggiorata degli interessi. Non è stato mai riconosciuto un risarcimento in forma specifica, anche se sul punto la dottrina ha elaborato molteplici soluzioni per consentire il ritorno del bene nel patrimonio del danneggiato.
Quanto al rimedio restitutorio, esso viene tradizionalmente confinato, specialmente dalla concreta prassi giurisprudenziale, in un ambito di operatività residuale ed eventuale, sulla scorta dell’esperienza francese. Una più attenta considerazione della concreta prassi applicativa del rimedio restitutorio negli ordinamenti tedesco e di common law dimostra invece che la coesistenza tra tutela risarcitoria e restitutoria può essere impostata su un profilo di parità, senza pervenire alla svalutazione di una di esse. <<<



