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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
  • HUMAN NECESSITIES
    • AGRICULTURE; FORESTRY; ANIMAL HUSBANDRY; HUNTING; TRAPPING; FISHING
      • CATCHING OR TRAPPING OF ANIMALS (apiculture A01K47/00 to A01K59/00; fishing A01K69/00 to A01K97/00; pesticides A01N); APPARATUS FOR THE DESTRUCTION OF NOXIOUS ANIMALS OR NOXIOUS PLANTS (equipment fitted in or to aircraft for dropping or releasing powdered, liquid or gaseous matter, e.g. pesticides, herbicides, B64D1/16)
  • PHYSICS
    • MEASURING (counting G06M); TESTING
      • INVESTIGATING OR ANALYSING MATERIALS BY DETERMINING THEIR CHEMICAL OR PHYSICAL PROPERTIES (separating components of materials in general B01D, B01J, B03, B07; apparatus fully provided for in a single other subclass, see the relevant subclass e.g. B01L; measuring or testing processes other than immunoassay, involving enzymes or micro-organisms C12M, C12Q; investigation of foundation soil in situ E02D1/00; sensing humidity changes for compensating measurements of other variables or for compensating readings of instruments for variations in humidity, see G01D or the relevant subclass for the variable measured; testing or determining the properties of structures G01M; measuring or investigating electric or magnetic properties of materials G01R; systems or methods in general, using reception or emission of radiowaves or other waves and based on propagation effects, e.g. Doppler effect, propagation time, direction of propagation, G01S; determining sensivity, graininess, or density of photographic materials G03C5/02; testing component parts of nuclear reactors G21C17/00; [N: controlling or regulating non-electric variables G05D; measuring degree of ionisation of ionised gases, i.e. plasma H05H1/00A; testing electrographic developer properties G03G15/08H6])
Classificazione geografica
Parole Chiave
CAMBIAMENTO CLIMATICO, PINETE, PARASSITI DEI PINI, NEMICI NATURALI, ESPANSIONE DEGLI AREALI

Effetti del cambiamento climatico sui principali insetti parassiti delle pinete italiane.

Università degli Studi di Padova
Abstract
I cambiamenti climatici registrati negli ultimi anni si concretizzano in modo sempre più evidente con un innalzamento delle temperature, spesso accompagnato da un cambiamento dei ritmi delle precipitazioni che tendono a concentrarsi in pochi o pochissimi giorni, intervenendo, tra l’altro, in modo rilevante nei fenomeni di mortalità dei soprassuoli forestali. Tra le cenosi arboree italiane interessate da fenomeni di destabilizzazione, le pinete vengono da molti incluse tra le formazioni che mostrano i più evidenti sintomi di decadimento vegetativo. Tra le principali conseguenze dovute alle anomalie fisiologiche osservate a carico dei pini sono da annoverarsi i ricorrenti attacchi di vari insetti defogliatori, quali la processionaria del pino (Traumatocampa (=Thaumetopoea) pityocampa), e pullulazioni di coleotteri scolitidi appartenenti ai generi Tomicus (T. piniperda, T. minor e T. destruens) e Ips (I. acuminatus e I. sexdentatus). L’innalzamento dei valori minimi della temperatura permette inoltre a molte specie d’insetti di espandere il loro areale di distribuzione ad altitudini e latitudini prima non idonee alla loro sopravvivenza, incrementando i danni complessivi.
I principali obiettivi del presente progetto prevedono lo studio dell’influenza dei cambiamenti climatici su alcuni aspetti della biologia ed ecologia delle popolazioni di scolitidi e di processionaria presenti in varie pinete alpine e litoranee prese come modello. In particolare le ricerche verteranno sui seguenti principali aspetti:

1. Monitoraggio delle popolazioni delle specie modello per puntualizzare aspetti della biologia in vari ambienti scelti fra aree di presenza storica e zone di espansione dell’areale. I risultati, oltre a permettere uno studio di fenologia e voltinismo delle specie lungo la penisola italiana, a latitudini e altitudini crescenti, consentiranno di evidenziare particolari attitudini di popolazioni diverse a colonizzare pinete diversificate per ubicazione (altitudine e latitudine), composizione ed età; inoltre sarà possibile verificare l’influenza delle variazioni climatiche sugli ampliamenti dell’areale delle specie considerate.

2. Analisi delle preferenze trofiche nei confronti di varie specie di pino, presenti o meno nell’attuale areale di diffusione delle specie, in relazione alla possibilità che nuove associazioni insetto-pianta possano avere origine nelle aree di espansione. Al riguardo esemplari provenienti da diverse popolazioni verranno saggiati in ambiente confinato per verificare la loro preferenza verso varie specie di pino.

3. Caratterizzazione genetica e morfologica di popolazioni di scolitidi e processionaria presenti in vari ambienti al fine di evidenziare parametri corrispondenti a specifiche attitudini nella colonizzazione di nuove aree e nello sfruttamento di diverse piante ospiti. Il conseguimento di tali risultati consentirebbe di individuare e localizzare le popolazioni più aggressive e pronte a rispondere alle mutate condizioni climatiche, nonché di definire linee di intervento mirate al loro contenimento.

4. Individuazione delle principali specie di predatori e parassitoidi, e valutazione del loro effetto sulle popolazioni ospite, con particolare riferimento alle aree di espansione dei fitofagi. Le interazioni tra pianta ospite, insetto fitofago e antagonisti verranno esplorate mediante allevamenti di laboratorio condotti a diversi regimi termici, condotti utilizzando le specie più frequentemente rinvenute dal materiale biologico raccolto nelle aree modello. Nel caso della processionaria del pino verrà analizzata l’importanza della variabilità delle dimensioni delle uova in varie popolazioni rappresentative degli habitat colonizzati in Italia in relazione alla presenza di parassitoidi oofagi.

Il progetto sarà svolto in modo integrato fra 5 UU.OO. (Università di Padova, Università di Napoli “Federico II”, Università di Palermo, Università Politecnica delle Marche e Università di Sassari). L’integrazione fra le varie UU.OO. risulta essere un aspetto determinante per la realizzazione del progetto poichè ciascuna U.O. svolgerà gran parte delle sue ricerche anche sulla base di specifiche competenze fornite dalle altre UU.OO. In molti casi inoltre, lo svolgimento delle ricerche è vincolato dalla disponibilità di materiale biologico raccolto nelle varie regioni italiane grazie ai previsti programmi di campionamento. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Massimo Faccoli Università degli Studi di PADOVA
Obiettivo del Programma di Ricerca
GENERALITÀ
Dalla seconda metà del secolo scorso, in molte pinete italiane si sono registrati evidenti sintomi di deperimento vegetativo che si sono progressivamente estesi su ampie aree, con crescente intensità e frequenza. Tra le cause primarie delle anomalie fisiologiche osservate a carico dei pini sono da annoverarsi i ricorrenti attacchi di vari insetti defogliatori, la processionaria del pino (Traumatocampa (=Thaumetopoea) pityocampa) in primo luogo, e pullulazioni di alcuni fitomizi, con particolare riferimento alle cocciniglie. L’azione di questi fitofagi indebolisce le piante e le predispone all’attacco di svariati xilofagi, soprattutto coleotteri scolitidi appartenenti ai generi Tomicus (T. piniperda, T. minor e T. destruens) e Ips (I. acuminatus e I. sexdentatus) , la cui azione interviene in modo decisivo sulla sopravvivenza delle piante. Il quadro generale è inoltre spesso complicato dai cambiamenti climatici in atto negli ultimi anni che rendono progressivamente sfavorevoli ambienti in passato idonei alla vegetazione di molte specie di pino; questa è da ritenersi una delle cause che maggiormente incidono sullo stato vegetativo delle piante, le quali divengono così più vulnerabili agli attacchi di vari fitofagi, in primo luogo xilofagi. L’innalzamento dei valori minimi della temperatura permette inoltre a molte specie d’insetti di espandere il loro areale di distribuzione ad altitudini e latitudini prima non idonee alla loro sopravvivenza. Il susseguirsi di inverni con temperature più miti rispetto al passato attenua anche l’incidenza di uno dei più importanti fattori di mortalità a carico sia di specie con sviluppo invernale, come la processionaria del pino e T. destruens, sia degli individui svernanti di specie ad attività primaverile-estiva, come la maggior parte degli scolitidi dei pini. Questo comporta un incremento del tasso di sopravvivenza, consentendo ai parassiti di superare la stagione avversa con densità di popolazione assai consistenti. È opportuno rilevare, ancora, che cicli di sviluppo più accelerati nella loro articolazione, in conseguenza all’innalzamento della temperatura, rendono infine tali specie esposte agli antagonisti naturali per periodi più brevi e spesso mal sincronizzati.
Per quanto riguarda il complesso degli antagonisti naturali, per molti dei principali parassiti dei pini le conoscenze sull’argomento non sono da ritenersi esaurienti, essendo le informazioni disponibili spesso limitate a vaghi e incompleti elenchi desunti dalla scarsa bibliografia nazionale e internazionale. Ne consegue che tanto il ruolo svolto quanto le possibilità di potenziamento degli entomofagi nel contenimento delle infestazioni di fitofagi dei pini sono a tutt’oggi da ritenersi aspetti poco studiati, nonostante la notevole importanza che l’argomento riveste nell’ambito della lotta integrata. Tale importanza risulta ancora più evidente quando si considerano le limitate possibilità di azione imposte dalla natura dei sistemi in cui si è chiamati ad operare, dove è vincolante il rispetto degli equilibri naturali esistenti, oppure l’esigenza di favorire il ripristino di quelli alterati.

OBIETTIVI GENERALI
Considerata la valenza e la varietà di situazioni che si riscontrano nelle pinete italiane (localizzazione, origine, composizione ed età) appare necessario affrontare il problema dei loro fitofagi da un punto di vista interdisciplinare sull’intero territorio nazionale, così da aggiornare le conoscenze sulla loro bioecologia e i rapporti con le piante ospiti, anche in relazione all’influenza che possono aver esercitato i cambiamenti climatici e il progressivo invecchiamento dei vasti complessi artificiali realizzati nei decenni passati. Al riguardo si ritiene necessario procedere allo studio delle relazioni intra- e inter-specifiche presenti nei vari ambienti, all’analisi dei rapporti fra fitofago e specie ospite nel quadro del cambiamento climatico, e alla verifica dei meccanismi di comunicazione tra fitofago, pianta ospite e antagonisti, nella prospettiva di individuare nuovi strumenti e mezzi da impiegare nel monitoraggio degli adulti e possibilmente nella lotta diretta in combinazione con altre strategie di intervento attualmente disponibili. Proprio in relazione a quest’ultimo aspetto si fa osservare che il problema non è nuovo, ma sta assumendo sempre maggiore gravità, in quanto non sembra più accettabile prospettare per il contenimento di tali parassiti una gestione delle pinete basata essenzialmente su pratiche di carattere selvicolturale. Un’ulteriore complicazione, nella programmazione degli interventi, risiede nella ovvia impossibilità di ricorrere all’impiego di sostanze di origine chimica per le note ripercussioni sulla fauna e sull’ambiente.
I principali obiettivi del presente progetto prevedono lo studio dell’influenza dei cambiamenti climatici su alcuni aspetti della biologia ed ecologia delle popolazioni di scolitidi e di processionaria presenti in varie pinete alpine e litoranee prese come modello. In particolare le ricerche verteranno sui seguenti principali aspetti:

1. Monitoraggio delle popolazioni per puntualizzare aspetti della biologia degli scolitidi e della processionaria in vari ambienti scelti fra aree di presenza storica e zone di espansione dell’areale. I risultati, oltre a permettere uno studio di fenologia e voltinismo delle specie lungo la penisola italiana, a latitudini e altitudini crescenti, consentiranno di evidenziare particolari attitudini di popolazioni diverse a colonizzare pinete diversificate per ubicazione (altitudine e latitudine), composizione ed età; inoltre sarà possibile verificare l’influenza delle variazioni climatiche sugli ampliamenti dell’areale delle specie considerate.

2. Analisi delle preferenze trofiche nei confronti di varie specie di pino, presenti o meno nell’attuale areale di diffusione delle specie, in relazione alla possibilità che nuove associazioni insetto-pianta possano avere origine nelle aree di espansione. Al riguardo esemplari provenienti da diverse popolazioni verranno saggiati in ambiente confinato per verificare la loro preferenza verso varie specie di pino.

3. Caratterizzazione genetica e morfologica di popolazioni di scolitidi e processionaria presenti in vari ambienti al fine di evidenziare parametri corrispondenti a specifiche attitudini nella colonizzazione di nuove aree e nello sfruttamento di diverse piante ospiti. Il conseguimento di tali risultati consentirebbe di individuare e localizzare le popolazioni più aggressive e pronte a rispondere alle mutate condizioni climatiche, o meglio adattate/adattabili a particolari situazioni ambientali e/o ospiti, nonché di definire linee di intervento mirate al loro contenimento.

4. Individuazione delle principali specie di predatori e parassitoidi, e valutazione del loro effetto sulle popolazioni ospite, con particolare riferimento alle aree di espansione dei fitofagi. Le interazioni tra pianta ospite, insetto fitofago e antagonisti verranno esplorate mediante allevamenti di laboratorio condotti a diversi regimi termici, condotti utilizzando le specie più frequentemente rinvenute dal materiale biologico raccolto nelle aree modello. Nel caso della processionaria del pino verrà analizzata l’importanza della variabilità delle dimensioni delle uova in varie popolazioni rappresentative degli habitat colonizzati in Italia in relazione alla presenza di parassitoidi oofagi. <<<
Risultati parziali attesi
Con il presente progetto ci si propone di chiarire le relazioni tra il cambiamento climatico e alcuni dei principali fitofagi dei pini in Italia. Se per la processionaria è stata dimostrata una chiara relazione tra l’aumento della temperatura e l’espansione dell’areale in altitudine e latitudine nelle Alpi (Battisti et al. 2005), non è ancora noto quanto si sta verificando in altri ambiti territoriali. Inoltre tali relazioni sono pressoché del tutto sconosciute presso i coleotteri scolitidi, la cui importanza economica sta diventando sempre più importante. Solo alcune indagini preliminari hanno mostrato la possibilità per alcuni scolitidi mediterranei a colonizzare anche specie continentali di pini (Faccoli, 2007), come già sta accadendo in alcune aree del bacino del Mediterraneo, e che l’unica limitazione all’espansione di tali specie è rappresentata da limiti climatici. La conoscenza dei meccanismi di risposta delle specie alla temperatura consentirà di interpretare le variazioni dell’areale osservate e di prevedere gli sviluppi futuri, sulla base delle proiezioni più aggiornate messe a disposizione dagli enti che svolgono il monitoraggio climatico. Le recenti introduzioni dei fitofagi in oggetto in Sardegna offrirà una base di riferimento per conoscere la velocità di colonizzazione delle specie nel nuovo ambiente, che potrà essere utilizzata per verificare i modelli di espansione rilevati ai margini dell’areale.

Una volta chiariti gli aspetti meccanicistici legati alla risposta alla temperatura, il progetto fornirà informazioni circa le novità nelle relazioni insetto-pianta che si possono stabilire nelle aree di espansione, sia per l’incontro con nuove specie di ospiti, come sta succedendo per la processionaria e del pino mugo sulle Alpi, e per T. destruens a carico di specie continentali di pini (Faccoli, 2007), sia per le variazioni fenologiche dipendenti dal clima locale, come mostrato dalle popolazioni di T. destruens presenti lungo il gradiente latitudinale (Faccoli et al., 2005). I risultati a questo riguardo sono di difficile previsione, come del resto avviene normalmente nei casi di introduzione accidentale, ma ovviamente estremamente importanti per le conseguenze applicative. Anche in questo caso il confronto con la situazione della Sardegna può essere di notevole aiuto per la comprensione dei fenomeni.

Le relazioni tra cambiamento climatico e antagonisti naturali verranno considerate nell’ambito dell’interazione tritrofica pianta-insetto-predatore/parassitoide. Trattandosi in prevalenza di antagonisti artropodi, ci si attende una risposta alla temperatura simile a quella delle vittime, pertanto la previsione più logica è quella di uno spostamento completo dei sistemi in altitudine e latitudine. Tuttavia predatori e parassitoidi sono generalmente caratterizzati da cicli di sviluppo più rapidi dei fitofagi e quindi possono potenzialmente subire degli scompensi fenologici differenziati, tali da modificare le coincidenze nelle epoche di comparsa e quindi il loro potenziale come fattori di regolazione biologica delle popolazioni. Trattandosi di un settore della ricerca assolutamente nuovo a scala mondiale, sembra quanto mai opportuno sfruttare le notevoli conoscenze delle U.O. sugli antagonisti per giungere tempestivamente a definire il quadro della situazione per processionaria e scolitidi, da usare come modello di riferimento per altri sistemi.

Gli insetti possono avere adattamenti estremamente rapidi alle variate condizioni ambientali e quindi ci si aspetta che rispondano al cambiamento climatico mediante la selezione di genotipi adatti alle mutate condizioni, o in grado di sfruttare meglio le opportunità offerte da queste. Il modello processionaria del pino si presenta come particolarmente adatto a questo scopo, sia per le conoscenze già acquisite a livello di genetica di popolazione (Salvato et al. 2002, Simonato et al. 2007), sia per la variabilità di alcune caratteristiche morfologiche chiave per l’adattamento alla pianta ospite. Ci si aspetta che la variabilità della dimensione delle uova presenti un’importanza adattativa in relazione alle caratteristiche degli aghi di piante ospiti nuove o presenti in climi diversi, e che la presenza di gradienti di dimensione possa essere correlata a fenomeni di selezione direzionale. Il cambiamento climatico ovviamente può modificare tali relazioni agendo sia sulla pianta ospite sia sulle popolazioni di processionaria, ad esempio mediante selezione di genotipi più adatti alla dispersione in condizioni di margine dell’areale. La dimensione delle uova è infine attesa come elemento determinante per l’idoneità alla parassitizzazione da parte degli imenotteri oofagi, noti regolatori delle popolazioni di processionaria.

BIBLIOGRAFIA
BATTISTI A., STASTNY M., NETHERER S., ROBINET C., SCHOPF A., ROQUES A., LARSSON S, 2005: Expansion of geographic range in the pine processionary moth caused by increased winter temperatures. Ecological Applications, 15: 2084-2096.

FACCOLI M., BATTISTI A., MASUTTI L., 2005b: Phenology of Tomicus destruens (Wollaston) in northern Italian pine stands. Lieutier F. and Ghaioule D. (Eds), Entomological research in Mediterranean forest ecosystems. INRA Editions, Paris: 185-193.

FACCOLI M., 2007: Breeding performance and longevity of Tomicus destruens on Mediterranean and continental pine species. Entomol. Exp. Appl., 123: 263-269.

SALVATO P., BATTISTI A., CONCATO S., MASUTTI L., PATARNELLO T., ZANE L., 2002: Genetic differentiation in the winter pine processionary moth (Thaumetopoea pityocampa - wilkinsoni complex), inferred by AFLP and mitochondrial DNA markers. Molecular Ecology, 11: 2435-2444.

SIMONATO M., MENDEL Z., KERDELHUÉ C., ROUSSELET J., MAGNOUX E., SALVATO P., ROQUES A., BATTISTI A., ZANE L., 2007:lPhylogeography of the pine processionary moth Thaumetopoea wilkinsoni in the Near East. Molecular Ecology 16: 2273-2283. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
CLIMA
I cambiamenti climatici registrati negli ultimi anni si concretizzano in modo sempre più evidente con un innalzamento delle temperature, soprattutto invernali, spesso accompagnato da un cambiamento dei ritmi delle precipitazioni che tendono a concentrarsi in pochi o pochissimi giorni, comportando, tra l’altro, rilevanti modifiche nell’assetto degli ecosistemi forestali (Solomon et al., 2007). Tali cambiamenti sembrano intervenire in modo rilevante nei fenomeni di mortalità dei soprassuoli, agendo sia come fattore di indebolimento degli alberi, sia accelerando lo sviluppo e favorendo la sopravvivenza di quelle specie di insetti, con attività prettamente invernale. Il cambiamento dei fattori climatici rende inoltre progressivamente sfavorevoli stazioni forestali un tempo pienamente idonee alla vegetazione di determinate specie forestali. Questo provoca gravi alterazioni nello stato vegetativo degli alberi che divengono in tal modo vulnerabili ad attacchi di vari organismi. I forti stress idrici estivi determinano infatti un progressivo indebolimento degli alberi predisponendoli ad infestazioni parassitarie. Gli inverni miti riducono inoltre la mortalità invernale di molte specie d’insetti che in questo modo possono incrementare il contingente numerico delle loro popolazioni. Cicli di sviluppo più brevi, accelerati da temperature più favorevoli, riducono poi l’esposizione del fitofago all’azione dei predatori s.l., e intervengono sul voltinismo della specie. In questo grave quadro di scompensi è incombente e temuto l’avvio di fenomeni di desertificazione di molte aree, sia costiere che alpine, innescato dai cambiamenti climatici cui seguono sempre più estesi fenomeni di mortalità dei soprassuoli arborei in seguito non sostituiti da nuove formazioni forestali. Tuttavia la complessa rete di interazioni pianta - organismi associati e i pochi dati sperimentali disponibili non consentono una generalizzazione e ogni caso deve essere quindi esaminato individualmente.

PINETE
Tra le cenosi arboree presenti nel nostro Paese interessate da fenomeni di destabilizzazione, le pinete vengono da molti incluse tra le formazioni che in questi ultimi decenni mostrano i più evidenti sintomi di decadimento vegetativo, che in non pochi casi si sono concretizzati con la morte di nuclei di piante o di interi boschi (Masutti, 1969; Masutti e Battisti, 1991; Moriondo e Tiberi, 1995). Le pinete alpine e mediterranee, insostituibile patrimonio di interesse selvicolturale (produzione di legno, resina e pinoli), con funzioni idrogeologiche (stabilità e consolidamento di dune e versanti contro l’azione erosiva delle piogge, del vento e del mare), protettive (protezione da aerosol marini, e da valanghe), estetico-ricreative e paesaggistiche (elementi insostituibili del paesaggio alpino e mediterraneo) di primaria importanza nazionale, da vari decenni manifestano ovunque sintomi di un progressivo deperimento spesso accompagnato da attacchi di vari parassiti, che fiaccano la loro resistenza fino a far soccombere interi popolamenti. Pertanto appare di grande importanza la necessità di individuare efficaci linee di intervento per proteggere queste formazioni dalle avversità, insetti fitofagi in primo luogo, che ne minacciano la sopravvivenza e la conservazione.

INSETTI DEI PINI
Nell’ambito degli insetti fitofagi di interesse forestale, le specie che si sviluppano a spese della chioma (fillofagi s.l.) o delle parti durevoli delle piante (xilofagi s.l.), rappresentano le componenti più incisive per la sopravvivenza dell’ospite vegetale attaccato e, nel lungo termine per il mantenimento e la funzionalità di interi soprassuoli. Gli effetti immediati delle loro pullulazioni si registrano soprattutto negli ambienti di foresta dove si riscontrano scompensi di natura ecologica, derivanti dalle iniziative dell’uomo, o di natura climatica, sempre più evidenti in questi ultimi anni in molte regioni italiane. La presenza di questi due gruppi funzionali è inoltre spesso intimamente correlata, in quanto nella maggior parte dei casi l’azione dei defogliatori, che gravemente incide sul vigore generale dell’ospite, è seguita da intensi attacchi di specie cortico-lignicole tipicamente legate a piante sofferenti (Cedervind et al. 2003).

PROCESSIONARIA DEL PINO (TRAUMATOCAMPA (=THAUMETOPOEA) PITYOCAMPA)
Insetto a distribuzione mediterranea e atlantica meridionale, noto da tempo per causare pullulazioni (Matthioli 1568). La durata massima di attacco è di circa due anni, ai quali di norma segue il lento recupero degli alberi (Masutti &amp; Battisti 1990). La processionaria è considerata un insetto fortemente dannoso anche per le conseguenze della dispersione di peli urticanti, che causano gravi reazioni allergiche nell’uomo e in altri mammiferi (Lamy 1990). E’ una specie compresa nella lista dei parassiti sottoposti a particolare sorveglianza, di cui allo standard EPPO PM 7/37 (Anonimo 2004).
Le variabili climatiche sono tra i principali fattori di limitazione della specie, in quanto l’attività delle larve nel periodo invernale dipende fortemente dalla temperatura (Démolin 1969a, Huchon &amp; Démolin 1971, Battisti et al. 2005). Démolin (1969) ha stimato che la distribuzione potenziale è definita dalla temperatura invernale (media di gennaio &gt; -4°C, temperatura minima letale –16°C) e dalla radiazione solare (minimo di 1800 ore di assolazione). Le larve si nutrono in modo gregario durante l’inverno e le processioni di incrisalidamento avvengono in primavera. Gli adulti sfarfallano in estate e hanno attività notturna. Le femmine di solito vivono una sola notte, durante la quale si accoppiano e depongono le uova in una sola ovatura disposta a manicotto intorno a una coppia di aghi.
La processionaria sta espandendo il suo areale in altitudine e latitudine per effetto del riscaldamento globale (70 m/decennio in altitudine e 27 km/decennio in latitudine) e per questo motivo è stata citata come esempio nel recente rapporto sugli impatti ambientali del cambiamento climatico pubblicato dall’IPCC (International Panel Climate Change) (Rosenzweig et al. 2007). Le più elevate temperature invernali sono responsabili dell’espansione (Battisti et al. 2005). La dispersione delle femmine gravide è anch’essa influenzata positivamente dalle temperature più elevate delle notti estive, come osservato nel 2003 (Battisti et al. 2006). Le aree invase di recente soffrono gli attacchi più intensi, anche perché i nemici naturali sono assenti o poco rappresentati, mentre i predatori generici non sono in grado di limitare la crescita demografica.
La recente introduzione in Sardegna (Luciano et al. 2007) offre inoltre un’occasione unica per studiare la dispersione spaziale in relazione alle caratteristiche dell’ambiente e del clima, nonché per studiare il complesso degli antagonisti nel nuovo contesto e l’origine degli individui caratterizzati grazie alla marcatura genetica (Salvato et al. 2002).

SCOLITIDI
Tra le entità xilofaghe strettamente legate ai pini e maggiormente coinvolte nei fenomeni di mortalità di tali soprassuoli, i coleotteri scolitidi (Coleoptera Scolytidae), e in particolare quelli afferenti ai generi Tomicus (= Blastophagus) e Ips, rivestono indubbiamente un ruolo di primo piano con infestazioni di intensità e frequenza crescenti in tutti gli ambienti italiani (Faccoli et al. 2005a; 2005b; 2007), comprese recentemente anche molte formazioni insulari (Sidoti e Colletti, 2006). L’aggressività di queste specie a carico sia dei pini mediterranei che continentali (Chararas, 1962), fa sì che il problema sia sentito non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei (Nierhaus-Wunderwald e Forster, 2000; Cedervind et al. 2003), rendendolo di fatto uno dei fattori più temibili nelle pinete con sempre maggiori segnalazioni di estesi attacchi in molti paesi Alpini e del bacino del Mediterraneo, comprese tutte le coste centro-occidentali dell’Africa settentrionale, accompagnate da incalzanti richieste di efficaci protocolli di intervento. I recenti cambiamenti climatici stanno inoltre esasperando le generali condizioni vegetative di molte pinete, indebolite da sempre più gravi fenomeni di aridità estiva ed invernale che influenzano la suscettibilità di tali popolamenti ad attacchi di insetti xilofagi o direttamente, agendo sui processi di evapotraspirazione delle piante, come da tempo osservato in varie stazioni alpine e costiere colpite rispettivamente da vari rappresentanti del genere Ips (I. acuminatus e I. sexdentatus) e Tomicus (T. destruens, T. minor e T. piniperda) o indirettamente, esponendo interi comprensori forestali all’azione di vasti incendi poi seguiti da infestazioni di scolitidi e cerambicidi. Come noto, il controllo di fitofagi forestali presenta inoltre forti limitazioni di carattere pratico ed ecologico. Nel caso di specie xilofaghe s.l. il quadro generale si complica ulteriormente poiché gli insetti trascorrono gran parte del loro ciclo vitale protetti in organi più o meno lignificati dell’albero ospite. In tali situazioni, un controllo integrato che si basi sull’insieme di tutti i fattori biologici di limitazione del parassita sembra rappresentare l’unica soluzione attuabile al fine di contenere le popolazioni entro soglie accettabili di danno. Il successo degli interventi di lotta non può tuttavia prescindere da approfondite conoscenze relative sia a ritmi di sviluppo, fenologia e voltinismo del fitofago, oltre che all’analisi dei suoi antagonisti naturali. Infine, oltre alla processionaria, la Sardegna offre l’opportunità di studiare la diffusione di un’altra specie forestale legata ai pini e di recente introduzione sull’isola. Le prime segnalazioni di infestazioni di T. destruens in Sardegna risalgono infatti a pochi anni fa (Luciano et al., 1992), con tuttavia già gravi ripercussioni sul patrimonio arboreo forestale e urbano dell’isola (Luciano e Pantaleoni, 1997).

Considerando i molteplici aspetti delle pinete italiane spesso profondamente diversificate per composizione, condizioni climatiche e parassiti, emerge la necessità di prospettare un progetto di ampio respiro, che studi le interazioni clima-pianta-parassita in contesti diversi utilizzando diversi modelli ospite-fitofago. Ogni tema d’indagine proposto dal progetto e realizzato dalle singole UU.OO. rientra quindi in un unico obiettivo principale costituito dallo studio dei possibili effetti del cambiamento climatico sugli equilibri biologici che intercorrono fra pinete e loro fitofagi. La composizione del gruppo scientifico permette inoltre un’omogenea copertura del territorio nazionale interessando la regione settentrionale, centrale e meridionale del Paese, incluse entrambe le due isole maggiori, garantendo quindi la possibilità di condurre indagini accurate in tutti i principali tipi di pinete italiane, da quelle litoranee a quelle alpine.

BIBLIOGRAFIA
ANONYMOUS, 2004: EPPO standard PM 7/37 Thaumetopoea pityocampa. EPPO Bulletin 34: 295-297.

BATTISTI A., STASTNY M., BUFFO E., LARSSON S., 2006: A rapid altitudinal range expansion in the pine processionary moth produced by the 2003 climatic anomaly. Global Change Biology, 12: 662-671.

BATTISTI A., STASTNY M., NETHERER S., ROBINET C., SCHOPF A., ROQUES A., LARSSON S., 2005: Expansion of geographic range in the pine processionary moth caused by increased winter temperatures. Ecological Applications, 15: 2084-2096.

CEDERVIND J., PETTERSSON M., LANGSTROM B., 2003: Attack dinamyc of the pine shoot beetle, Tomicus piniperda (Col.; Scolytidae) in Scots pine stands defoliated by Bupalus piniaria (Lep.; Geometridae). Agr. For. Entomol., 5: 253-261.

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FACCOLI M., PISCEDDA A., SALVATO P., SIMONATO M., MASUTTI L., BATTISTI A., 2005a: Phylogeography of the pine shoot beetles Tomicus destruens and T. piniperda (Coleoptera Scolytidae) in Italy. Annals of Forest Sciences, 62: 361-368.

FACCOLI M., BATTISTI A., MASUTTI L., 2005b: Phenology of Tomicus destruens (Wollaston) in northern Italian pine stands. Lieutier F. and Ghaioule D. (Eds), Entomological research in Mediterranean forest ecosystems. INRA Editions, Paris: 185-193.

FACCOLI M., 2007: Breeding performance and longevity of Tomicus destruens on Mediterranean and continental pine species. Entomol. Exp. Appl., 123: 263-269.

HUCHON H., DEMOLIN G., 1971: The bioecology of the Pine processionary (Thaumetopoea pityocampa). Potential and current distribution. Phytoma, 23, 11-20.

LAMY M., 1990: Contact dermatitis (erucism) produced by processionary caterpillars (genus Thaumetopoea). Journal of Applied Entomology, 110, 425-437.

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