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PROGRAMMA DI RICERCA

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Parole Chiave
CHIMICA DI COORDINAZIONE DEL RAME, CHIMICA BIOINORGANICA, RADIOFARMACI DEL RAME-64, LIGANDI TARGET-SPECIFICI, COMPOSTI ANTITUMORALI

Progettazione e sintesi di complessi di rame per lo sviluppo di farmaci bioinorganici target-specifici

Università degli Studi di Camerino
Abstract
I chimici di sintesi, in collaborazione con fisici, biologi e medici, svolgono un ruolo chiave nella medicina nucleare sia diagnostica che terapeutica, nello sviluppo e ottimizzazione di nuove formulazioni al fine di semplificarne le preparazioni e renderle più efficaci. Lo scopo di questo programma di ricerca è quello di sintetizzare nuovi sistemi chelanti bifunzionali N-, O-, S- e/o P-donatori e nuovi leganti tiossotriazolici e tiosemicarbazolici e di sviluppare innovativi complessi di rame(I) e rame(II) valutabili sulla base delle loro caratteristiche strutturali, delle proprietà redox e della capacità dei leganti di complessare selettivamente il rame a velocità elevate e in modo stabile. I nuovi leganti bifunzionali saranno progettati per essere coniugati a biomolecole dotate di elevata affinità per specifici bersagli biologici. Tale affinità può derivare dal fatto che le molecole utilizzate mimano fattori essenziali come ormoni e substrati enzimatici, oppure che, per le particolari caratteristiche chimiche e chimico-fisiche possedute, interagiscono con i siti attivi o allosterici del bersaglio, funzionando da antagonisti o inibitori. L'utilizzo della miscela isotopica fredda del 63-Cu e 65-Cu consentirà lo studio della chimica di coordinazione del metallo in funzione dei leganti utilizzati, facendo uso, per la caratterizzazione, di tecniche spettroscopiche e diffrattometriche convenzionali. I nuovi composti saranno sottoposti a test di screening su varie linee cellulari tumorali di origine umana, alcune delle quali opportunamente selezionate per la loro resistenza a diversi chemioterapici di riferimento. Per i derivati più promettenti la risposta cellulare verrà indagata mediante studi degli effetti promossi sul ciclo cellulare, di induzione di apoptosi e di paraptosi e di danno al DNA. Particolare attenzione sarà rivolta al chiarimento del meccanismo d'azione e all'identificazione del target biologico finale. Sarà valutato l’uptake cellulare del rame con ICP-AES (inductively coupled plasma atomic emission spectroscopy). La determinazione delle costanti di stabilità dei complessi di rame sintetizzati sarà effettuata mediante metodi potenziometrici e spettrofotometrici per valutare l’integrità dei complessi una volta disciolti nel mezzo di coltura cellulare. Inoltre, poiché la comprensione del meccanismo d’azione di una sostanza richiede la conoscenza dei suoi bersagli molecolari, la tecnica dell'HPLC con colonna ad esclusione dimensionale accoppiata all'ICP sarà utilizzata per la speciazione del rame presente nel lisato cellulare. Il meccanismo d’azione alla base della attività antiproliferativa dei composti neosintetizzati sarà indagato con la ricerca di marker molecolari di attività biologica. A questo proposito sarà effettuata un’analisi microarray per valutare globalmente le variazioni di espressione genica di cellule trattate e non trattate. I pattern di espressione genica saranno poi confrontati per valutare se la paraptosi sia associata ad un profilo di espressione specifico e ben distinguibile da quello indotto da farmaci pro-apoptotici, come il cisplatino. L’analisi potrà individuare un pannello di geni regolatori del programma di morte cellulare paraptotico, contribuendo a far luce su questo processo ancora largamente sconosciuto.
Infine, l'attività antitumorale dei complessi in esame sarà valutata anche in vivo su modelli sperimentali murini. Questi studi, oltre a valutare l'efficacia farmacologica dei nuovi derivati, consentiranno di ottenere informazioni riguardanti la biodistribuzione e la tossicità sistemica e/o d'organo.
Una volta che i nuovi composti di coordinazione con il metallo freddo saranno ottenuti e caratterizzati chimicamente e farmacologicamente dai ricercatori delle tre unità di ricerca, la loro chimica sarà trasferita al rame-64. Questo sarà possibile avvalendosi dell’attiva collaborazione, che negli ultimi due anni il Dipartimento di Scienze Chimiche dell'Università di Camerino ha consolidato con il centro di ricerca ACOM (Advanced Centre Oncology Macerata) per sviluppare, primi in Italia, la tecnologia necessaria alla produzione dell'isotopo rame-64 attraverso la reazione nucleare 64Ni(p,n)64Cu mediante l'utilizzo di un ciclotrone biomedico (IBA Cyclone 18/9). Inoltre, il tropismo biologico dei nuovi complessi di rame-64 sarà studiato attraverso una camera micro-PET su piccoli animali (ISE YAP-(S)PET). <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Carlo Santini Università degli Studi di CAMERINO
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il presente progetto propone un'attività di ricerca di base finalizzata alla progettazione, sintesi e caratterizzazione di nuovi complessi di rame(I) e rame(II) con leganti di varia natura, anche bi-funzionali mirati i) all’ottenimento di composti dotati di attività antiproliferativa e ii) al trasferimento di una chimica semplice e utile alla marcatura dell'isotopo radioattivo del rame-64, al fine di verificarne le possibili applicazioni nel campo dei radiofarmaci, quali agenti diagnostici (PET imaging) e terapeutici.
Nel biennio in cui si articolerà il progetto di ricerca verranno preparati, sulla base di una esperienza di sintesi consolidata negli anni precedenti,nuovi sistemi chelanti N-, O-, S- e/o P-donatori e nuovi leganti tiossotriazolici e tiosemicarbazonici e i relativi innovativi complessi di rame(I) e rame(II). Inoltre, nuovi leganti bi-funzionali basati sulle intelaiature molecolari precedentemente testate saranno progettati per essere coniugati a biomolecole dotate di elevata affinità per specifici bersagli biologici.
La valutazione dei meccanismi di azione alla base dell’attività biologica sarà studiata a livello molecolare e cellulare. L’obiettivo è di ottenere nuovi potenziali composti chemioterapici e di fornire le basi per una correlazione tra struttura e attività biologica. Alcuni complessi di Cu(I) e Cu(II) hanno mostrato un potente effetto citotossico diretto specificamente contro cellule tumorali umane in coltura. La citotossicità si traduce in una forma peculiare di morte cellulare programmata (PCD), completamente diversa dalla tipica morte apoptotica scatenata da tradizionali farmaci anti-tumorali, come il cisplatino. Per tale motivo, l’obiettivo è quello di ottenere complessi di rame utilizzabili contro popolazioni tumorali resistenti all'apoptosi, che potrebbero essere utilizzati come modelli per lo sviluppo di nuovi farmaci ad attività antitumorale. Inoltre la comprensione del meccanismo d'azione di tipo paraptotico contribuirà ad ampliare le conoscenze nel campo ancora poco esplorato della PCD non-apoptotica.
Un ulteriore obiettivo è quello di orientare verso specifici apparati dell'organismo i complessi di rame sintetizzati per scopi diagnostici o terapeutici.. Il perseguimento di questo scopo sarà condotto tramite ancoraggio ai complessi del rame di molecole dotate di elevata affinità per specifici bersagli biologici. Tale affinità può derivare dal fatto che le molecole utilizzate mimano fattori essenziali come ormoni e substrati enzimatici, oppure dal fatto che, per le particolari caratteristiche chimiche e chimico-fisiche possedute, interagiscono con i siti attivi o allosterici del bersaglio, funzionando da antagonisti o inibitori, oppure siano molecole di nutrienti cellulari quali amminoacidi essenziali, zuccheri, steroidi e vitamine.
Al di là dell’interesse scientifico questo progetto mira anche ad applicazioni pratiche mediante la sintesi di complessi con l’isotopo rame-64. Il rame-64 è un radionuclide emettitore di positroni di emivita intermedia (E = 278 keV, t½ = 12.7 ore) di rilevanza crescente sia in diagnostica tumorale in campo PET (Tomografia ad Emissione di Positroni) che, potenzialmente, nel campo della radioterapia antitumorale. Tale isotopo può essere prodotto presso ACOM, azienda con la quale l’Unità di Camerino già collabora, attraverso la reazione nucleare 64Ni(p,n)64Cu, mediante l'uso del ciclotrone IBA Cyclone 18/9. Sarà quindi possibile studiare il tropismo biologico dei nuovi complessi di rame-64 attraverso una camera micro-PET su piccoli animali, che rende accessibile in Italia, per la prima volta, la ricerca di nuovi potenziali agenti radiodiagnostici PET del rame-64. <<<
Risultati parziali attesi
E' prevedibile che, considerata la storia pregressa di ogni Unità Operativa di Ricerca (UOR) ed i risultati scientifici finora raggiunti, al termine del programma proposto siano identificate e valutate, dal punto di vista sia strutturale che farmacologico, nuove entità molecolari ad attività antitumorale e di potenziale impiego in radiofarmaceutica. Inoltre la serie di nuovi prodotti sintetizzati e trovati attivi potrà fornire degli utili lead per la sintesi di nuovi agenti antitumorali.
La valutazione dei meccanismi di azione alla base della attività biologica sarà studiata a livello molecolare e cellulare. L’obiettivo è di ottenere nuovi potenziali composti di rame chemioterapici e di fornire le basi per una correlazione tra struttura e attività biologica.
In base ai risultati ottenuti di recente e separatamente dai nostri gruppi di ricerca, che evidenziano come alcuni complessi di rame(I) e di rame (II) siano in grado di indurre una morte cellulare di tipo non aptotico su linee cellulari tumorali umane, lo screening biologico dei nuovi complessi di rame, che saranno sintetizzati nel presente progetto, ci aiuterà a comprendere il meccanismo d’azione della morte cellulare.
Si prevede di preparare nuovi complessi di Cu(I/II) ponendo particolare cura alla facilità e riproducibilità della sintesi e alla loro fruibilità in ambiente acquoso o idroalcolico, fattori essenziali per il loro eventuale utilizzo come potenziali agenti antitumorali convenzionali e come radiofarmaci nell’imaging PET e nella terapia radiometabolica.
Inoltre, si prevede di allestire una procedura articolata di valutazione biologica sui composti più interessanti, che consentirà di ottenere informazioni sul profilo biologico dei nuovi derivati, in particolare sull’attività antiproliferativa su linee cellulari di origine umana opportunamente selezionate in base alla loro vastità di incidenza ed alla resistenza al trattamento con i più comuni farmaci antitumorali. Questi studi consentiranno di stabilire un certo numero di relazioni struttura-attività, come anche di identificare i requisiti strutturali necessari per il superamento della resistenza crociata con i chemioterapici di riferimento.
Per i composti più promettenti sarà anche effettuata una valutazione dei markers biologici di citotossicità, per confermare che l’azione dei composti di rame determina una morte indotta non di tipo apoptotico, bensì paraptotico. Lo sviluppo di tali nuovi derivati prevederà inoltre la valutazione dell’attività antitumorale in vivo in modelli animali, costituiti da tumori solidi e linfoproliferativi trapiantabili dei roditori. Questi studi, oltre a valutare l’efficacia farmacologica dei nuovi complessi, consentiranno di ottenere informazioni riguardanti la biodistribuzione e la tossicità sistemica e/o d’organo.
Questo progetto potrà portare al raggiungimento di alcuni importanti obiettivi scientifici:
1) sviluppo di nuove procedure di sintesi di leganti macrociclici e di fosfine idrosolubili adatti alla coordinazione degli ioni Cu(II) e Cu(I);
2) preparazione di nuovi leganti bifunzionali per un targeting di tipo recettoriale;
3) sviluppo di nuovi composti antitumorali di rame pro-paraptotici;
4) aumento delle conoscenze per la comprensione del programma genetico alla base della paraptosi.
Questo lavoro potrebbe inoltre avere ricadute applicative nell’ambito:
1) della sintesi di nuovi composti anti-tumorali che agiscono secondo meccanismi d’azione non convenzionali rispondendo all’esigenza sempre più pressante di disporre di nuovi agenti antitumorali meno tossici che vadano ad arricchire l'attuale arsenale terapeutico;
2) della produzione di nuovi radiofarmaci marcati con Cu-64 nella tomografia ad emissione di positroni (PET) e nella terapia radiometabolica. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
I chimici, in collaborazione con fisici, biologi e medici, svolgono un ruolo chiave nello sviluppo e nelle applicazioni della medicina nucleare, sia a livello diagnostico che terapeutico. Lo sviluppo e l’ottimizzazione di nuove entità farmacologiche possono migliorare la salute dell’uomo, con particolare riferimento alle malattie a larga diffusione (tumori e malattie neurodegenerative), tematica questa considerata fra le prioritarie dal Programma Nazionale per la Ricerca e dal VII Programma Quadro della Commissione Europea. Il tumore è fra le principali cause di morte della popolazione mondiale e non discrimina fra razza, età e stato sociale. In Italia la mortalità per tumore rappresenta circa il 30% del totale dei decessi, il cui numero è andato aumentando negli ultimi 30 anni. Sebbene enormi progressi siano stati fatti nella ricerca, nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella terapia, molti sono ancora gli sforzi rivolti alla scoperta di nuovi agenti terapeutici per il trattamento della malattia o per il miglioramento della qualità e aspettativa di vita del paziente. Allo scopo hanno trovato impiego vari farmaci agenti con diversi meccanismi di azione.
Dopo il successo clinico del cisplatino (cis-[PtCl2(NH3)2]) tutt'ora usato per il trattamento di varie forme tumorali, dalla data della sua scoperta avvenuta nel 1965 migliaia di composti contenenti platino ed altri metalli sono stati saggiati per la loro attività antitumorale, nel tentativo di scoprire farmaci più efficienti e meno tossici. Ad esempio i complessi tiosemicarbazonici del rame (TSC) e derivati analoghi, studiati negli anni '60 come potenziali antitumorali, hanno dato origine ad interessanti composti con elevata citotossicità su cellule tumorali e bassa tossicità per le cellule sane.
Il rame, come elemento essenziale endogeno, è parte integrante di molte metallo-proteine ed enzimi e gioca un ruolo vitale nelle reazioni a trasferimento di elettroni in molti processi cellulari. E’ indispensabile per la formazione dei globuli rossi e garantisce l'efficienza dei vasi sanguigni, dei nervi e dei sistemi immunitario ed osseo. Inoltre è coinvolto in una varietà di processi biologici come lo sviluppo embrionale, la formazione del tessuto connettivo, il controllo della temperatura e la funzione delle cellule nervose. Importanti progressi sono stati compiuti nel campo dell'omeostasi del rame onde evitare forme di deficienza e di accumulo note come patologie di Menke e Wilson.
L'utilizzo di radionuclidi in preparazioni radiofarmaceutiche, utili nell'imaging molecolare e nella radioterapia, rappresenta invece un'area di studio relativamente nuova. L'ampia varietà di proprietà nucleari (tipo di emissione, energia della radiazione emessa e tempo di emivita) e la ricca chimica di coordinazione rendono i radionuclidi particolarmente interessanti per lo sviluppo di radiofarmaci.
Il rame presenta molte delle caratteristiche richieste ad un radiometallo, tanto che i suoi isotopi sono tra i più investigati per le applicazioni sia diagnostiche (60Cu, 61Cu, 62Cu e 64Cu) che terapeutiche (64Cu e 67Cu) della medicina nucleare, quali le tecniche di imaging SPECT e PET ad alta risoluzione. I radionuclidi ad emissione positronica, utili nelle tecniche di diagnosi medica, presentano un ampio range di tempi di emivita (da 10 minuti a 12.7 ore) e possono essere prodotti attraverso ciclotroni o generatori di altro tipo. Il rame-64 è stato inizialmente prodotto mediante l'impiego di reattori nucleari, attraverso la reazione 64Zn(n,p)64Cu, ma recentemente la disponibilità di ciclotroni biomedici ne ha permesso la sintesi mediante la reazione nucleare 64Ni(p,n)64Cu.
Nell'ultimo decennio la ricerca si è indirizzata verso lo sviluppo di radiofarmaci target-specifici, basati sull'impiego di recettori marcati specifici per il tessuto patologico. Il legante recettore, che viene spesso indicato come "targeting biomolecule", funge da "veicolo" per trasportare il radionuclide verso il tessuto patologico, che presenta una certa concentrazione del recettore target. L'accumulo del radiotracciante nei tessuti malati porta ad una localizzazione del legante recettore marcato sui recettori target con elevata affinità e specificità, rendendo la "receptor imaging", spesso denominata "molecular imaging", molto più efficace rispetto alla scintigrafia tradizionale, che utilizza semplici complessi di Tecnezio come radiofarmaci, o ad altre tecniche di imaging, come la tomografia computerizzata a Raggi-X (CT), l'ultrasuono (US) e l'imaging attraverso Risonanza Magnetica Nucleare (MRI).
La disponibilità di radionuclidi del rame con tempi di emivita particolarmente lunghi, come il rame-64 e il rame-67, ha portato allo sviluppo di biomolecole marcate con tale metallo, che legano anticorpi monoclonali e peptidi. La progettazione di molecole chelanti del rame, quali agenti per l'imaging diagnostica, è strettamente dipendente dalle caratteristiche richieste dalla molecola target. Il complesso [Cu(II)-PTSM] è probabilmente uno degli agenti più studiati, sebbene l'elevato accumulo nel tessuto epatico complichi l'imaging miocardica e lo stesso complesso risulti instabile in vivo, a causa della possibile riduzione del metallo da Cu(II) a Cu(I) nel sangue. È interessante osservare che il complesso [Cu(II)-PTSM] è trattenuto nei tumori probabilmente proprio a causa della riduzione dello ione Cu(II) nel complesso a Cu(I) nelle cellule tumorali ipossiche, seguita dalla liberazione del metallo dal complesso e dall'intrappolamento dello stesso a livello intracellulare. Differentemente, nelle cellule non ipossiche il complesso di Cu(I) è rapidamente ri-ossidato al complesso originale neutro di Cu(II), che viene eliminato dalle cellule stesse.
I radiometalli di maggiore emivita, come il rame-64 e il rame-67, possono essere vantaggiosamente legati agli agenti target attraverso leganti bi-funzionali. Tra questi figurano le specie dota, teta, cyclam, cyclen e diamSar. In particolare, mentre i derivati bifunzionali di dota, teta e cyclam richiedono complessi e costosi processi sintetici multi-step, con rese necessariamente basse, la sintesi templata dei derivati esaazamacrobiciclici risulta considerevolmente più semplice e facilmente adattabile a produzioni su larga scala con rese complessive elevate. Da tali premesse appare chiaro che gli esaazamacrobiciclici e in particolare il sarAr risultano agenti ideali per complessare selettivamente e velocemente il Cu(II) in un ampio range di pH. La sintesi relativamente semplice dello stesso sarAr lo rende particolarmente utile per la incorporazione di vari linkers, conservando la capacità di legare quantitativamente il radiometallo 64-Cu(II) a concentrazioni micro- e nano-molari. D'altra parte, la chimica di coordinazione del rame e in particolare quella relativa allo stato di ossidazione Cu(I), è un campo di ricerca ancora relativamente poco inesplorato, che merita un'accurata analisi per i possibili utilizzi sia nella terapia antitumorale convenzionale che nella radiofarmaceutica. Inoltre non sono ancora stati studiati complessi di rame con leganti bifunzionali a base fosfinica in quanto solitamente il P(III) è facilmente ossidato a P(V)=O in aria e ancora più facilmente in ambiente acquoso. Le fosfine idrosolubili resistenti all’ossidazione proposte dal presente progetto e i relativi composti di Cu(I) stabili alla disproporzione in acqua potrebbero offrire una buona base di partenza per lo sviluppo di radionuclidi contenenti Cu(I) quali radiofarmaci e potrebbero essere valutati ulteriormente in vivo quali agenti per la PET imaging.
Pertanto in un progetto riguardante l'uso terapeutico del rame appare fondamentale indirizzare i suoi complessi verso specifici target biologici, sfruttando conoscenze di localizzazione, natura e differenze tra cellule sane e malate. Nel perseguimento di questo obiettivo fondamentali saranno le esperienze dei ricercatori appartenenti alle tre unità di ricerca maturate nei pluriennali studi sulla chimica dei complessi e dei recettori e sugli studi biologici fondamentali per definire il profilo dei nuovi composti.
In particolare nell’ambito dell’Unità I, il gruppo di Chimica Inorganica ha acquisito negli anni una notevole esperienza, oltre che nella sintesi chimica di leganti organici e sistemi organometallici, anche in quella di composti di coordinazione che coinvolgono la presenza di metalli appartenenti sia ai gruppi principali che di transizione. Il trasferimento della consolidata esperienza acquisita nella realizzazione di complessi bioinorganici con gli elementi dei Gruppi 7 e 11, nella sintesi di strutture supramolecolari di Au(I), nell’incapsulamento di anioni da parte di complessi esanucleari di Cu(II), oltre che nella sintesi di radiomolecole utili ai fini diagnostici e terapeutici ha permesso, in collaborazione con l’associazione DREAM-MC e la Fondazione CARIMA, la progettazione e lo sviluppo di una nuova molecola con attività antitumorale superiore a quella degli agenti chemioterapici di riferimento attualmente utilizzati nella pratica clinica, il cui brevetto è stato depositato in data 15.05.2006. La marcata dipendenza della specificità dei complessi di rame dalla natura del legante li ha portato negli ultimi anni ad investigare nuovi chelanti N-, O-, S- e P-donatori, che potranno essere utilizzati per lo sviluppo di nuovi radiofarmaci a base di rame, in grado di coordinare in modo specifico sia il Cu(I) che il Cu(II). Nell’ambito della stessa Unità I, l’interesse del gruppo di ricerca di Chimica Farmaceutica verso lo studio dei recettori, attestato anche dall’impegno nell’organizzazione ogni quattro anni di un convegno internazionale multidisciplinare, dalla pubblicazione di un volume all’interno di una collana didattica sull’argomento e dalla redazione di un fascicolo della rivista Current Topics in Medicinal Chemistry dedicato ai recettori adrenergici si è rivolto soprattutto ai recettori sigma, colinergici muscarinici e nicotinici, alfa1- e alfa2-adrenergici e al sistema strutturalmente correlato rappresentato dai siti di legame imidazolinici. Inoltre, recentemente, i ricercatori di tale gruppo hanno per la prima volta dimostrato la sovraespressione dei recettori alfa1B- e alfa1D-adrenergici nelle cellule PC-3 del tumore prostatico umano e il coinvolgimento di questi sottotipi recettoriali nella modulazione dell'apoptosi e nella proliferazione cellulare. Antagonisti di tali sottotipi recettoriali, come il Clopenphendioxan, hanno manifestato una buona attività antitumorale.
Nell’ambito dell’unità II, i ricercatori dell’ICIS-CNR hanno acquisito una consolidata esperienza nella realizzazione di complessi bioinorganici del Gruppo 7 impiegati a fini diagnostici e terapeutici. In particolare, nel campo della diagnostica per immagini SPET (Tomografia ad Emissione di Fotone Singolo) in Medicina Nucleare, è stata disegnata e sviluppata nel recente passato, in collaborazione con l’azienda farmaceutica giapponese Nihon Medi-Physics e il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Ferrara, una nuova molecola a base di 99m-Tc (gamma emittente, E = 142 keV, t½ = 6 ore) che ha proprietà biologiche superiori agli agenti di perfusione miocardica attualmente utilizzati nella pratica clinica, Cardiolite® e Myoview®. Nell’ambito della stessa unità i ricercatori del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche hanno elevate competenze nella determinazione delle strutture via diffrattometria a raggi X da monocristallo e nelle indagini sul grado di plasticità conformazionale e sulle eventuali peculiarità dal punto di vista degli orbitali molecolari, condotte in silico, previo acquisizione di idonei supporti, attraverso calcoli empirici, DFT e ab initio. Inoltre, i ricercatori di tale Unità hanno una documentata e qualificata esperienza nell’analisi delle proprietà citotossiche e genotossiche su linee cellulari opportunamente selezionate, dell’effetto antitumorale in vivo e della tossicità sistemica e/o d’organo in modelli animali di nuovi derivati polieterociclici e di complessi metallici. Particolare attenzione è stata rivolta allo studio dei bersagli biologici e dei meccanismi d’azione di complessi di Pt(II), Pd(II), Ru(II,III), Au(I,III) e Cu(I,II) allo scopo di ottenere composti dotati di caratteristiche farmacologiche superiori rispetto ai chemioterapici di riferimento.
Il gruppo di ricerca dell’Unità III ha prodotto negli ultimi anni diversi derivati tiosemicarbazonici nei quali le parti periferiche del legante sono state opportunamente modificate. I loro complessi di Cu(II) sono stati testati contro linee cellulari leucemiche umane e alcuni di essi hanno mostrato attività antiproliferativa di tipo apoptotico. Altri composti di Cu(II) a base di leganti polidentati N/O donatori hanno mostrato attività antiproliferativa correlata alla generazione di ossigeno-radicali (ROS) mentre altri complessi sono in grado di scindere il DNA in seguito alla modulazione dell'attività redox del metallo operata dal legante. Recentemente, il nostro gruppo si è dedicato alla sintesi e caratterizzazione di complessi di Cu(II) con tiossotriazoli e triazoli che sono stati testati per l'attività antiproliferativa su diverse linee cellulari tumorali.
In particolare, il composto [CuCl2(H2L)]Cl (A0) (HL = 4-amino-1,4-dihydro-3-(2-pyridyl)-1,2,4-triazole-5-thione) ha mostrato un'effetto citotossico comparabile a quello riportato in letteratura per il cisplatino nella linea di fibrosarcoma umano e induce in questa ed in altre linee tumorali umane, una morte programmata che consiste in una serie ordinata di alterazioni morfologiche non assimilabili né a necrosi né ad apoptosi caratterizzata da un'intensa vacuolizzazione citoplasmatica, studi questi effettuati dai ricercatori appartenenti al SSD MED/04. <<<