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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english

Identità cittadine e aggregazioni politiche in Italia nel lungo periodo (secoli XI-XV).

Università degli Studi di Trieste
Abstract
Il programma di ricerca è inteso, attraverso il lavoro coordinato di cinque unità, rappresentative nelle loro esperienze di ricerca e nell'ambito territoriale dei loro lavori di molteplici realtà regionali e cittadine del Nord e del Centro d'Italia (dal Piemonte al Friuli, alla Venezia Giulia all'Istria, ad aree importanti dell'Emilia, della Toscana, alla Sardegna), di studiare le relazioni tra due momenti cruciali della storia civile italiana dall'età romanica al tardo medioevo: da un lato i processi culturali che condussero alla maturazione di identità locali, in primo luogo delle identità cittadine, essendo le città divenute, soprattutto dal secolo XIII, l'elemento trainante dei processi culturali complessivi nel nostro Paese; dall'altro le dinamiche sociali e politiche che, attraverso forme molto diverse di controllo giurisdizionale e amministrativo e in quadri istituzionali anch'essi tra loro diversi (corone, principati dinastici ed ecclesiastici, stati territoriali cittadini), condussero alle aggregazioni di ceti dominanti, di impianto prevalentemente quando non esclusivamente cittadino. Il lavoro delle unità, opportunamente coordinato, condurrà alla sottolineatura sia delle profonde divergenze tra le diverse aree del Paese sia di alcuni esiti di cultura politica e amministrativa e di coscienza identitaria ricchi di elementi comuni. Contribuirà quindi al superamenrto di una storia d'Italia tradizionalmente oscillante tra un unitarietà nazionale, di difficile definizione prima dell'età moderna, ed una mera giustapposizione di esperienze locali delle quali si presume l'irriducibile diversità. Elemento portante dell'analisi sarà il vasto esperimento delle fonti, edite e inedite, le quali a loro volta conoscono fondamentali similarità evolutive e tipologiche e peculiarità in funzione delle culture e delle forme politiche locali. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Paolo Cammarosano Università degli Studi di TRIESTE
Obiettivo del Programma di Ricerca
L'obbiettivo del programma di ricerca, così come si è sintetizzato nell'abstract del programma, è la messa a punto della relazione tra
l'insieme di esperienze culturali, religiose, di formazione scolastica e di pratica amministrativa e politica che concorsero a formare le identità cittadine nell'Italia dell'età romanica e del tardo medioevo, da un lato, e dall'altro lato le forme di solidarietà e di aggregazione specificamente intese al governo politico delle città stesse. Sottesi a queste relazioni furono anche evoluzioni
economiche e processi di redistribuzione delle ricchezze e di mobilità sociale che devono egualmente essere approfonditi. Si intende
perseguire il raggiungimento di questo obbiettivo attraverso percorsi metodici convergenti nelle tematiche anche se diversi tra loro
perché assisi su diversi tipi di fonti, e con orizzonti di territori e di realtà ambientali, culturali e politiche anch'esse diverse: dominazioni monarchiche e principesche, stati territoriali cittadini, città con differenti livelli di autonomia. E' fra i principali obbiettivi della ricerca proprio la messa in evidenza delle divergenze di percorso che condussero alla definizione delle identità
cittadine in Italia, ma anche di alcune costanti sottese ai diversi processi, quali la crescente integrazione tra sviluppi culturali e
pratiche di governo, il ruolo delle famiglie agiate e le ricorrenti formazioni di tipo aristocratico o francamente oligarchico,
l'intreccio sempre strettissimo fra vita religiosa ed ecclesiastica ed esperienza urbana complessiva, il tendenziale privilegio delle
città rispetto ai territori rurali. L'esperimento di testi di differente natura, molti editi e talora anche spesso percorsi quali alcuni testi cronistici e letterari, epistolari, dottrinali e retorici, legislativi, verrà integrato da rassegne larghe e sistematiche di fonti inedite e di natura normativa, consiliare, amministrativa, diplomatica, economica, finanziaria e fiscale, memorialistica e devozionale. La recensione e la frequente sistemazione inventariale, con alcune adozioni di sistemi informatici, di una mole così articolata e densa di
materiali rappresenta, al tempo stesso, mezzo per raggiungere chiarezza sulla vicenda storica oggetto della ricerca e fine in se
stessa, come contributo ad una migliore conoscenza dell'eccezionale patrimonio di cultura scritta che le biblioteche e gli archivi
d'Italia conservano e la cui esplorazione necessita l'impegno di numerosi gruppi di ricerca e di fruttuose coordinazioni, come quella
che qui si propone. Va da sé che alla recensione del materiale inedito si accompagnerà, come è puntualmente definito nei modelli
elaborati dalle cinque unità locali e in più di un luogo della sintesi prodotta in questo modello A, un lavoro di edizione. Nel 2008
avrà luogo un primo monitoraggio seminariale sullo stato di avanzamento della ricerca e al termine della ricerca, nell'anno 2009, si terrà un convegno al quale tutte le cinque unità daranno il proprio contributo intellettuale ed organizzativo. <<<
Risultati parziali attesi
Il risultato fondamentale della ricerca nazionale sarà di chiarire, attraverso una comparazione estesa a segmenti vasti dell’Italia settentrionale e centrale e della Sardegna, l’evoluzione storica che condusse in Italia ad una egemonia delle città nella vita civile e culturale, pur essendo tutte le città considerate nelle analisi dei cinque gruppi coinvolti, come del resto la grande maggioranza delle città italiane, entità non pienamente sovrane bensì soggette in forme diverse a una corona, a un principe territoriale o ad una città maggiore. Una prima acquisizione sarà dunque la comprensione della dialettica fra autonomie cittadine e inquadramenti statuali più larghi: le modalità e i tempi di tali inquadramenti, il loro esito dal punto di vista della vita politica, della produzione legislativa, dell’amministrazione civile, dell’esercizio della giustizia, della pubblica fiscalità di ogni singolo centro urbano. Senza dimenticare gli atteggiamenti di consenso o di opposizione alla dominazione di entità politiche superiori: atteggiamenti che a loro volta rimandano alla formazione di identità cittadine e al loro trasferirsi in forme di orgoglio municipale e di volontà di mantenimento delle “libertà” cittadine.
Questa problematica non è nuova. Nuovo, e portatore di un progresso nella conoscenza storica della storia del nostro Paese, è invece il metodo di comparazione fra aree distanti e diverse, con diverse dialettiche tra città dominate e sovrani. Ed è anche innovatore lo sforzo, che il progetto nazionale intende perseguire, di comprendere la dialettica tra libertà e fedeltà cittadine attraverso una comprensione delle dinamiche sociali interne a ciascun centro: egemonie aristocratiche ed egemonie mercantili, processi di mobilità sociale e di concentrazione e o di redistribuzione delle ricchezze, insomma il complesso di interrelazioni tra economia, istituzioni politiche e dimensioni culturali e mentali.
Queste posizioni di problemi non avrebbero spessore se con si fondassero su un solido esperimento della base documentaria. Essa a sua volta riflette la situazione di maggiore autonomia delle città e le differenti articolazioni regionali tra centri e periferie. Senza ovviamente escludere una ampia ricognizione della letteratura scientifica, è però l’insieme dei testi narrativi e dottrinali, consiliari, legislativi e giudiziari, diplomatici (nel senso tecnico del termine), amministrativi e fiscali, notarili e cencellereschi che è alla base delle ricerche di ogni Unità: con differenti dosaggi, come è ovvio, fra documentazione edita a stampa e documentazione inedita, questa soprattutto d’archivio e destinata ad essere decisamente privilegiata nel lavoro di alcune Unità.
I diversi paesaggi delle identità cittadine e delle forme di aggregazione politica che furono ad esse sottese corrispondono dunque a diversi paesaggi nella composizione e nella natura delle fonti scritte sulle quali gli studiosi qui coinvolti lavoreranno. Anche sotto questo aspetto è altrettanto importante la sottolineatura di peculiarità regionali e locali quanto quella di profondi elementi di similarità, in parte dovuti anche alla circolazione di persone e di esperienze culturali che caratterizzò l’Italia nel lungo periodo che si considera. Il progetto intende dunque essere davvero un progetto “nazionale”, nell’ottica di una visione dell’Italia come di qualcosa di assai diverso, per riprendere una denigrazione celebre, da una “espressione geografica”.
Per cogliere tutte le problematiche cui si è accennato è stato necessario impostare le ricerche non soltanto attraverso spazi distanti, ma anche su una spanna cronologica molto dilatata, dal secolo XI al XV. Non occorre dilungarci qui su tale inquadramento cronologico largo. Nelle descrizioni del lavoro e del progetto di ogni Unità sono contenuti gli accenni alla dimensione cronologica, e in alcuni casi anche precise scansioni.
Tanto la dimensione archivistica e documentaria in se stessa, quanto alcuni elementi analitici prospettati dalle Unità (in particolare l’analisi prosopografica, la definizione di determinate categorie sociali, la storia dei prezzi e l’evoluzione della distribuzione delle ricchezze) suggeriscono procedure quantitative ed elaborazioni informatiche. Sarà cura degli studiosi partecipanti e del coordinatore fare in modo che tali esperienze e tali produzioni siano estensibili alla comunità scientifica in genere, allo stesso modo delle opportune edizioni di fonti.
Premessi questi elementi di sintesi del progetto nazionale, richiamiamo alcuni tratti specifici del lavoro delle Unità locali, peraltro già evidenziati nei campi 13 e 14 ma che integriamo qui con indicazione dei principali risultati da conseguire localmente, e prescindendo dagli elementi preliminari dell’indagine storiografica e archivistica a loro luogo descritti.
L’Unità di ricerca di Trieste analizzerà le questioni della formazione dei ceti dominanti all'interno delle singole realtà cittadine e delle dinamiche economiche che portarono alla loro costituzione, includendo l'analisi del mercato e dei prezzi, della proprietà fondiaria e delle relazioni tra le famiglie affluenti e la gestione delle pubbliche finanze comunali; le interrelazioni fra le diverse componenti di questi ceti ed altre entità politiche; la circolazione di persone, ricchezze ed esperienze politiche e culturali in un ambito regionale vasto (Friuli ed Istria, Carinzia, Venezia, città venete maggiori); il ruolo di attive minoranze di toscani, lombardi, ebrei e tedeschi; gli scambi culturali e personali nell'ambito delle istituzioni amministrative e dell'attività legislativa (redazioni di consuetudini e statuti). Inventariazioni, corredate di Strumenti di analisi informatica, saranno prodotte, segnatamente per quanto riguarda la catalogazione di serie archivistiche particolari (registri di imposte, registri giudiziari, notarili).
Forte di una articolata base scientifica, l’Unità di Torino offre al progetto di ricerca l’opportunità di giungere a risultati che vadano molto al di là di un semplice accertamento di dati, in vista invece di una visione di sintesi ricca di complessità. Obiettivo principale è quello di cogliere la molteplicità di fattori che possono connotare un centro (o una dinastia) come elemento centrale di un territorio: elementi politici ed economici, ma anche percorsi di costruzione dell’identità collettiva e di condivisione di linguaggi e simboli politici. L’azione dell’unità di ricerca affiancherà quindi alcuni approfondimenti su specifiche realtà territoriali, a più ampie riflessioni su alcuni temi particolarmente utili per leggere le forme di definizione delle polarità politico-territoriali e i concreti funzionamenti derivanti da queste polarità.
Assumerà una funzione centrale il tema della ricomposizione politica attorno ai centri egemoni: la cosiddetta “conquista del contado” appare infatti un dato affermato e presupposto, ma raramente analizzato nei suoi specifici meccanismi. Si tratterà quindi di condurre, almeno in alcuni casi campione, un’analisi che integri l’indagine sui limiti territoriali della giurisdizione comunale, con un’attenzione per l’interferenza e la sovrapposizione tra il potere comunale e i molti poteri locali efficaci in modo concreto e duraturo. Questo permetterà di sfumare la nozione stessa di “conquista del contado”, una definizione insufficiente, che tende a indurre l’idea di un potere comunale che si afferma in modo assoluto, cancellando le giurisdizioni locali.
La trama di collegamenti politici appare però insufficiente a spiegare sia i meccanismi di articolazione del territorio, sia i processi di costruzione dell’identità politica. Sarà quindi necessario introdurre una serie di letture e approfondimenti tematicamente articolati.
1) ECONOMIA. Se in linea generale i circuiti economici regionali fanno complessivamente capo alle città maggiori, è necessario precisare e articolare questa lettura. Un’opportunità in tal senso – oltre alla ricerca sulle strade e i mercati attivi nell’area – è offerta dal sistema creditizio, che ha un grande impatto non solo sul piano economico, ma anche sociale e politico.
2) PRATICHE POLITICHE. Data la complessità e articolazione interna delle dominazioni comunali e dei principati territoriali, sarà necessario scendere a un livello inferiore, valutare dall’interno funzionamenti, persistenza ed efficacia dei poteri locali. Si analizzeranno quindi le pratiche e i linguaggi politici espressi dalle comunità minori e all’interno dei conflitti giurisdizionali di ambito rurale.
3) LINGUAGGIO TERRITORIALE. Queste pratiche così fluide e questo intreccio di poteri così contemporanea, a partire da una valutazione del processo di costruzione del singolo testo, per dare lettura adeguata al lessico in esso contenuto.
4) CORTI. La dimensione culturale e identitaria assume infine un peso centrale nell’analisi delle funzioni delle corti principesche. La sostanziale debolezza culturale del Piemonte tardomedievale non impedisce ampi usi politici dei sistemi simbolici, evidenti anche nelle relazioni con il mondo bizantino: le storie dinastiche, i cerimoniali di corte e l’araldica sono altrettanti sistemi tendenti sia ad affermare la preminenza del principe, sia a selezionare e definire gli strati sociali aristocratici, che condividono non solo un’eminenza sociale e una più o meno antica tradizione dinastica, ma anche un linguaggio politico e simbolico che valorizza la loro superiorità sociale e la loro prossimità al principe.
Scopo delle ricerca dell’Unità di Bologna è l’approfondimento dei rapporti esistenti fra le diverse forme di governo che caratterizzarono il contesto politico dell'Italia centro-settentrionale nel periodo considerato, evidenziandone gli elementi condivisi e le eventuali differenze rispetto al modello evolutivo più generale. Fra i punti in cui la ricerca si articola, particolare rilievo è attribuito alle modalità di ascesa al potere dei gruppi sociali cosiddetti "popolari", malgrado potessero avere basi economiche non necessariamente mercantili, allo sviluppo della cultura giuridica civilistica e canonistica in ambito universitario e curiale, al contestuale evolversi della cultura artistica, nelle sue implicazioni simboliche relative alla semantica e alla rappresentazione del potere politico.
Partendo dalla constazione di uno sviluppo urbano affermatosi nell'isola a partire dal XIII secolo, sostanzialmente su sollecitazioni esterne (toscane e liguri) che condizionano la stessa composizione delle élites che guidano la politica e le istituzioni cittadine, l’Unità di ricerca di Sassari analizzerà anzitutto la composizione di tali élites. La conquista catalano-aragonese della Sardegna comportò nel corso del XIV secolo l'immigrazione di grande e piccola aristocrazia iberica, lo smembramento dei patrimoni nei territori conquistati (quelli signorili e comunali pisani e genovesi), il reinquadramento di città e parte dell'aristocrazia giudicale all'interno dell'impalcatura istituzionale regia. Come esempi paradigmatici si assumeranno le città di Cagliari e Sassari, la prima inizialmente enclave pisana e poi iberica, sostanzialmente chiusa alla partecipazione dell'elemento locale, contrariamente alla seconda che da quest'ultimo è dominata. Saranno analizzate quindi una serie di realtà che presentano soluzioni più complesse, come Oristano, capitale dell'ultimo regno giudicale, o Alghero, Bosa, Castelgenovese e Iglesias, centri di origine signorile. Sul piano generale saranno analizzate le differenze tra le diverse città dell'isola e il loro grado di autonomia, per poi passare ad esaminare singolarmente la composizione dei ceti dirigenti, la loro estrazione sociale e gli interessi di corpo che determinano le dinamiche interne ed esterne e i rapporti con il potere centrale. Lo studio proposto partirà dalla schedatura della consistente documentazione edita e soprattutto dalla mole di documentazione politica, amministrativa ed economica inedita che verrà reperita e microfilmata nelle campagne di ricerca archivistiche che verranno condotte sistematicamente dall'unità di ricerca nei principali archivi nazionali ed internazionali di riferimento per la Sardegna.
Sulla base del vasto apporto della documentazione d'Archivio si cercherà di verificare il peso e il succedersi dei ceti dirigenti all'interno del mondo politico-istituzionale locale tra XIII e XV secolo e la reale consistenza e composizione etnica e sociale dei gruppi politici cittadini. A questo scopo sarà effettuata dall'unità di ricerca la raccolta dei nomi dei consiglieri, dei titolari di cariche municipali e dei funzionari di nomina regia e delle altre informazioni che consentiranno di inquadrarli e di delinearne le attività e i percorsi. Altro obiettivo sarà quello di seguire, attraverso la composizione sociale dei ceti dirigenti, la formazione culturale degli esponenti, la modalità di affermazione e di crescita, le strategie familiari ed economiche, i percorsi curriculari e l'acquisizione di uffici pubblici e titoli nobiliari, la capacità di controllo delle strutture istituzionali e la possibilità, dalle posizioni raggiunte, di influire sulle direttive governatoriali, viceregie e dello stesso sovrano, orientandone direttive e scelte politiche. I dati raccolti verranno inseriti in un data-base per creare un repertorio di fonti con nomi, cariche, funzioni, relazioni parentali dei gruppi dirigenti in modo da offrire uno strumento di comparazione con le altre realtà cittadine messe a confronto nel regno di Sardegna e nelle aree campione dell'Italia centro-settentrionale prese in esame dal progetto generale.
Lo studio delle élites urbane è anche al centro dell’attività di ricerca dell’Unità di Parma. Essa intende privilegiare l’analisi dei ceti emergenti parmensi, reggiani, piacentini, al fine di valutarne la collocazione economico-sociale e il ruolo politico nei rispettivi ambiti cittadini, la connotazione culturale e professionale, la funzione di elementi di raccordo tra le rispettive città. L’obiettivo è quello di misurarne il peso specifico nei processi di stabilizzazione o di destabilizzazione delle strutture di governo comunali, nonché gli spazi loro riservati entro i governi signorili cittadini e, successivamente, entro i rispettivi stati regionali (milanese ed estense). Per questo fine specifico le analisi proposte terranno in debito conto le reti di relazione orizzontali e verticali degli appartenenti a tali ceti e studieranno pertanto:
1) i rapporti con i poteri vescovili in relazione agli sviluppi autonomistici delle città, collegati alle dinamiche tra le parti risalenti alla lotta per le investiture, all’autorità imperiale, al potere canossano, alle nuove istituzioni in via di definizione;
2) il contributo alla progressiva vocazione padana dei centri urbani in questione, al superamento degli intreressi transappenninici, strettamente collegato alle variazioni del quadro politico-istituzionale generale ed in particolare alla crisi delle strutture del Regnum e dei poteri ad esso collegati; si stabiliranno i percorsi privilegiati di queste relazioni e monitoreranno la loro tenuta nel tempo;
3) l’influenza sulle scelte economiche dei centri urbani;
4) la presenza nelle strutture associazionistiche (religiose e laiche) capaci di incidere anche sul contesto politico cittadino;
5) i rapporti con i ceti signorili e feudali e con le loro strategie di potere, ora sollecitatrici ora limitatrici dello sviluppo cittadino;
6) l’influenza dei loro interessi sui diversi orientamenti delle città rispetto agli stati regionali padani in via di espansione, tenendo presente che in quest’area si confrontano due diversi modelli di stato regionale, quello visconteo e quello estense;
7) l’autoconsapevolezza della propria funzione misurata sul piano della produzione storiografica e sul piano delle istituzioni culturali (tradizione di scuole vescovili e fermenti universitari). <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
La continuità delle città e il loro ruolo sempre centrale nella storia medievale d’Italia è un tema antico e consolidato, e che è stato sottolineato anche in sintesi su epoche che precedono la piena età comunale: sia sufficiente il rinvio ai libri di Renato Bordone, La società cittadina del regno d'Italia. Formazione e sviluppo delle caratteristiche urbane nei secoli XI e XII (1987) e di Paolo Cammarosano, Nobili e re. L'Italia politica dell'alto medioevo (1998). Ma è aperto ancora un largo campo all’indagine delle dinamiche che, da una fase in cui le città erano componente importante ma non esclusiva della dialettica fra società e formazioni politiche, condussero ad un ruolo sempre più egemonico delle compagini politiche urbane rispetto a quelle organizzate in territori rurali e castelli. A questa problematica si lega quella del rapporto tra la formazione delle identità cittadine e le modalità di aggregazione politica, anzitutto del “populus” comunale e poi degli apparati di governo comunali, signorili e principeschi; problematica che a sua volta implica quelle della mobilità sociale, delle forme di concentrazione delle ricchezze e di una evoluzione culturale che incluse anche le esperienze e le professionalità amministrative, giuridiche, politiche. Particolare attenzione è stata recata in tempi recenti sulla natura del “populus” cittadino del Duecento e sugli elementi strutturali e culturali del conflitto con i “milites” (Jean-Claude Maire Vigueur) e sul tema dell’esclusione politica (Giuliano Milani). Sul piano istituzionale/ideologico, recenti lavori sul “bene comune” (Kempshall, Quaglioni, Costa) e pubblicazioni di testi statutari hanno aperto un ambito di esplorazione testuale in precedenza trascurato, suggerendo una trattazione organica e coerente della realtà concettuale e politica di un cardine della vita associata dell'umanità, quello di "civitas”, e perciò stesso del senso di appartenenza, della connessione essenziale del vivere politico nell'Occidente europeo come momento altamente qualificante del significato e del valore delle comunità urbane. Un campo di indagini e di orientamenti storiografici che è stato di particolare rilievo in tempi relativamente recenti è quello della cosiddetta “crisi” delle istituzioni comunali e dello strutturarsi dello stato regionale (lavori di Giorgio Chittolini, Gian Maria Varanini, Marco Folin). Occorre ancora tenere conto dei lavori dedicati da numerosi studiosi (ricordiamo solo qui Gabriella Rossetti e Andrea Romano) alla circolazione dei modelli istituzionali, e alla formazione culturale-professionale acquisita tramite le università e lo studio del diritto (punto di riferimento sono le ricerche di Mario Ascheri ed Elena Brambilla).
Sul piano di un’analisi che inquadri queste problematiche generali in ambiti territoriali ben definiti, si incontrano ovviamente differenti situazioni da regione a regione e da città a città. L’Italia nord-occidentale conosce una antica e consolidata tradizione, una vera e propria scuola, risalente al magistero di Giovanni Tabacco e rappresentata oggi da Giuseppe Sergi (responsabile dell’Unità locale torinese), da Luigi Provero e da numerosi studiosi i cui nomi e le cui opere si trovano opportunamente indicate nei Modelli B di tale Unità. Diremo in sintesi che si tratta di un complesso di ricerche che si sono concentrate sulla capacità delle città e delle grandi dinastie aristocratiche di controllare e organizzare il territorio, ed hanno trovato un punto di partenza fondamentale nell'esigenza di sottoporre a verifica la lettura tradizionale dell'area subalpina come regione anomala nel quadro dell'Italia comunale, in quanto connotata dalla debolezza dei comuni urbani e dalla prevalenza dei principati territoriali dinastici (primo tra tutti, il dominio sabaudo).
Se l’area subalpina occidentale è stata anche favorita, dal punto di vista della ricerca storica, da una attività eccezionalmente intensa di edizioni di fonti, più carente sul piano delle dizioni di fonti e della riflessione storiografica risulta, a tutt’oggi, l'Italia nord-orientale, cioè l’insieme dei territori inquadrati politicamente nel Patriarcato d'Aquileia e nella contea di Gorizia e con le propaggini dei domini territoriali di Treviso, Padova e Venezia e di quelli degli Absburgo e di altre dinastie aristocratiche. Peraltro, contributi numerosi sono stati recati da componenti dell'Unità locale triestina. Il profilo generale di maggiore ampiezza resta quello contenuto nel volume collettivo "II Medioevo" (Storia della società friulana, I)(1988), curato dal responsabile di questa Unità locale e comprensivo tra gli altri di un importante saggio di Donata Degrassi sull'"Economia del tardo medioevo" (pp.269-435 del volume). Saggi della stessa Degrassi (tra gli altri: "II Friuli tra continuità e cambiamento: aspetti economico-sociali e istituzionali", in "Italia 1350-1450: tra crisi, trasformazione, sviluppo", 1993) e importanti studi di Michele Zacchigna, segnatamente sull'economia artigiana e sul ceto notarile nelle città friulane del tardo Trecento e del Quattrocento ("Lavoro sottoposto e commerci in una comunità friulana: Udine fra crisi e sviluppo, secoli XIV-XV", 2001), e lavori più recenti di giovanissimi studiosi (in particolare Miriam Davide, "II credito in Friuli nel Trecento", 2003, e "Recenti ricerche storiche e documentarie su Trieste nel tardo medioevo", 2005) hanno segnato rilevanti progressi e rendono auspicabile uno sforzo ulteriore di sintesi e di aggiornamento di conoscenze e di impostazioni. Quanto all'Istria, essa appare allo stato priva di ricerche recenti quanto all'evoluzione economica e alle questioni della mobilità sociale (anche se sono stati fatti alcuni notevoli lavori di inventariazione e di parziale edizione, ad esempio dei preziosi fondi di Capodistria/Koper e dei registri notarili di Pirano/Piran).
L’area centro-italiana è rappresentata nel progetto nazionale dalle Unità bolognese (orientata su inquadramenti concettuali generali e sul lavoro di analisi sopra importanti testi di natura dottrinale e dideologica) e parmense. Il responsabile di quest’ultima ha condotto negli anni scorsi ricerche in collaborazione con studiosi italiani e stranieri che hanno evidenziato la funzione di cerniera tra mondo padano e Italia centrale dell'Emilia occidentale medievale sul piano dell’assetto dei poteri e della circolazione di modelli culturali, politici, religiosi, associativi, ha studiato la vicende dell'università di Parma nel basso medioevo, sottolineandone il ruolo di università "di frontiera" rispetto agli atenei e ai poteri politici prevalenti in ambito padano, nonché la storia politica ed economica di Parma in età comunale e nel periodo della dominazione milanese, quando la città assunse un evidente ruolo periferico. Ulteriori punti di riferimento scientifico della ricerca sono costituiti dai recenti contributi degli studiosi che costituiscono l’Unità locale, tenendo ovviamente nel debito conto le importanti ricerche da altri condotte in tempi più o meno recenti su questo territorio (siano accennati soltanto gli studi di Vito Fumagalli, di Mario Nobili, di Piero Castignoli, di Pierre Racine, di Reinhold Schumann, di Odoardo Rombaldi, di Giorgio Chittolini).
Molto problematica e pertanto interessante appare la storia della Sardegna e le interpretazioni che l’hanno segnata. A lungo l’isola è stata considerata nell’ottica di un susseguirsi di dominazioni straniere che hanno equivalso a una ineluttabile decadenza. È un assunto che ha condizionato a lungo la storiografia e che necessita di una profonda rilettura, a cominciare dalla rivalutazione delle autonomie cittadine. A questo tema non sono state dedicate molte riflessioni e vi è dunque la necessità di un lavoro organico che consenta di inquadrare le forze politiche locali nella loro composizione, nelle dinamiche, nei rapporti, nella capacità di controllo delle istituzioni e delle cariche, nelle strategie familiari ed economiche, nella formazione culturale dei ceti di governo e del funzionariato. Punto di partenza è la consapevolezza del fatto che la Sardegna, se dall’esterno può essere percepita unitariamente, rappresenta in realtà nel medioevo un mosaico di realtà politico-istituzionali differenti che assommano molteplici esperienze. Le città e le istituzioni di matrice comunale e signorile sono una novità che si diffonde nel XIII secolo. È la seconda metà del Duecento che vede fiorire le esperienze comunali di Sassari, Cagliari, Iglesias, Posada, Terranova (Olbia) e quelle di matrice signorile di Castelgenovese (Castelsardo), Bosa, Osilo, accelerando processi di modernizzazione all’interno dello stesso giudicato di Arborea, nella cui capitale, Oristano, si avrà un podestà e un consiglio cittadino. Sono aspetti sui quali l’Unità sassarese ha condotto da tempo riflessioni e prodotto lavori dei quali è dato puntualmente conto nei relativi campi del Modello B. <<<