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PROGRAMMA DI RICERCA
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Unità di Ricerca
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
Classificazione geografica
- Regione: Sicilia
Parole Chiave
GLOSSE, GLOSSARI, CULTURA ANGLOSASSONE, INGLESE ANTICO, ISTRUZIONE MEDIEVALERipensare e ricontestualizzare le glosse: nuove prospettive di ricerca della glossografia anglosassone tarda.
Università degli Studi di PalermoAbstract
L’attività glossatoria è una pratica scrittoria usata sin dall’antichità, ma è nel medioevo che ha acquistato una importanza maggiore e un ruolo differente, divenendo una delle forme più diffuse di letterarietà dell’occidente germanico, comprese le Isole britanniche. Le glosse implicano diversi livelli di competenza e vanno esaminate da più di un punto di vista e con abilità diversificate. L’approccio ecdotico adottato in passato privilegiava le glosse in volgare, che erano estrapolate dal loro contesto codicologico e testuale. Nelle edizioni disponibili, le glosse interlineari sono generalmente rimosse dal contesto di occorrenza, e nei casi in cui un lemma fosse glossato sia in latino sia in anglosassone, solo l’interpretamentum volgare era pubblicato (vedi Napier 1900 o Merrit 1945, due edizioni preziose e corrette). Le glosse, inoltre, erano spesso presentate come delle mere liste di parole, senza alcun riferimento alla loro collocazione cronologica e topografica. Di conseguenza molte informazioni sono andate perdute e il quadro della produzione glossografica anglosassone che ne è risultato non esprime appieno la complessità, l’ampiezza e la capacità linguistica della cultura che l’ha prodotta, in un lasso di tempo che va da Teodoro di Tarso († 690) alla Conquista Normanna e oltre.La presente ricerca si concentra su un periodo di tempo ben definito, cioè quello anglosassone tardo, e sul materiale glossografico che può essere ricondotto a centri culturali preminenti quali Abingdon, Canterbury, Glastonbury e Winchester. In particolare, ci si occuperà della produzione glossografica anglosassone che va dalla seconda metà del X secolo all’XI secolo. Questa scelta è dettata dall’ampiezza della produzione glossografica e dalla crescente importanza che il processo di glossatura ha acquisito nella tarda Inghilterra anglosassone, anche all’interno delle pratiche pedagogiche attuate da alcuni centri culturali. Come ha dimostrato la critica recente, in questo periodo, la prima parte del quale è nota come la Rinascita Benedettina, si assisté al rifiorire della cultura anglosassone e al pieno sviluppo del suo sistema educativo. Ci si propone di studiare sia i metodi sia la gamma della erudizione e delle compenze che sottostanno all’attività glossatoria dell’Inghilterra anglosassone, per meglio comprendere la rilevanza delle glosse e dei glossari per la conoscenza della storia culturale e letteraria inglese.
Il progetto mira a ricontestualizzare le glosse al fine di accertare e ricreare il processo di interpretazione che muove il lavoro del glossatore. In particolare, le glosse saranno studiate da un punto di vista più ampio, affrontando la questione delle motivazioni per cui un dato testo veniva glossato in un certo tempo e in un dato centro scrittorio. La relazione tra le glosse e il testo latino che accompagnano sarà riesaminata coll’intento di ricondurre entrambe al contesto originario, sia testuale, sia codicologico e culturale.
Saranno studiati pure alcuni glossari tardi, a soggetto e non. Tali glossari mostrano una strutturazione del materiale raccolto consapevole e accurata e sono divisi in sezioni le cui voci sono organizzate gerarchicamente. All’interno di ogni sezione, la successione delle voci è basata su associazioni mentali e gerarchie lessicali e culturali. Lo stesso può dirsi della struttura generale di un glossario, che una volta esaminato sotto questa luce, mostra a pieno titolo la sua natura di ‘testo’. Da parte loro le glosse interlineari si possono rivelare una fonte di informazioni su come il lettore medievale si avvicinasse a un testo e interagisse con lui.
Le tre unità di ricerca si occuperanno sia di glosse interlineari sia di glossari: in particolare ci si prefigge di pubblicare per la prima volta o ripubblicare cinque corpora di glosse (tra cui
quelle ai Disticha Catonis) e quattro glossari, di varia ampiezza. Ci si aspetta che le nuove edizioni e gli studi complementari consentano un approccio più corretto alle glosse e ai glossari, da considerarsi testi letterari e non solo compilazioni lessicografiche. Si terrà conto della sfida alla nozione di testo letterario posta dalla critica testuale attuale, che guiderà i principi editoriali adottati dalle unità di ricerca. Nei casi in cui un glossario è attestato in più versioni, queste saranno pubblicate come testi indipendenti, evitando di fondere versioni differenti in un’ipotetica forma che vuole rappresentare la migliore approssimazione all’originale.
Sulla scia dell’esortazione di Fred Robinson a riconsiderare il contesto manoscritto, si prenderanno in esame i codici e la tradizione testuale dei glossari e delle singole glosse. Glosse e glossari che sono stati pubblicati separatamente o insieme a testi di diverso tipo - si pensi alle edizioni di Wright e Wülcker, Napier e Meritt – saranno ricondotti al loro contesto manoscritto, che può fornire al ricercatore nuove informazioni sull’attività glossatoria anglosassone e la cultura coeva. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Patrizia Lendinara Università degli Studi di PALERMOObiettivo del Programma di Ricerca
Il progetto vuole fornire alla comunità scientifica strumenti per una migliore comprensione della produzione glossografica degli ultimi due secoli del periodo anglosassone e del contesto culturale che ha prodotto glosse e glossari. Queste compilazioni non vanno più considerate opere ‘minori’ o mere fonti per dizionari. Il progetto intende rendere disponibili i testi glossografici e nel contempo studiare approfonditamente alcuni glossari chiave e apparati di glosse interlineari che risalgono a un momento rilevante della cultura inglese. La ricerca mira a individuare, analizzare e classificare la tipologia delle glosse per pervenire a un modello descrittivo che possa essere applicato anche alla produzione glossografica contemporanea di altre aree germaniche.Tutti i testi che saranno presi in esame testimoniano il livello delle competenze raggiunte al tempo della Riforma Benedettina e mostrano come le conoscenze acquisite fossero trasmesse e mediate. Per comprendere le strategie che sottostanno alle scelte del glossatore, i testi glossografici saranno studiati alla luce del loro contesto (manoscritto/-i) e pubblicate o ripubblicate nella loro interezza, accompagnate da commento. Si condurrà uno studio dettagliato delle fonti dei lemmata (da estendere agli interpretamenta, come nel caso delle glosse secondarie) e della tipologia delle interpretazioni (che includono glosse grammaticali, sintattiche, lessicali, glosse che spiegano figure retoriche, etc.) che fornirà, si auspica, dati sul modo in cui i testi in circolazione fossero letti e studiati.
Come si evince dallo stato attuale della ricerca, vi sono glossari come quelli del ms. Antwerp, Plantin-Moretus Mus., M 16. 2 + London, BL, Add. 32246, vergato a Abingdon nella prima metà dell’XI sec., che, sebbene noti da tempo agli studiosi, attendono ancora un’edizione completa e corretta. Il testo principale del ms. sono le Excerptiones de Prisciano; vari glossari sono stati copiati sui margini dei fogli, compreso un glossario alfabetico con voci disposte in ordine A-, uno con voci disposte in ordine AB- e un glossario a soggetto in nove sezioni. Il glossario edito da Wright e Wülcker I, 104-91 e citato dalla critica, è piuttosto la copia di una trascrizione del glossario a soggetto a opera di Junius, ma si noti che sono stati anche espressi dubbi sulla discendenza diretta o meno. È solo nel 1955, con la tesi di Kindschi, The Latin-Old English Gloss. in Plantin-Moretus MS 32 che i principali glossari del ms. sono stati pubblicati, anche se con omissioni, errori e senza commento.
Il glossario condivide voci col Glossario di Ælfric e la ricerca intende verificare il rapporto tra le due compilazioni; i glossari alfabetici mostrano una chiara relazione sia con le Excerptiones de Prisciano sia con la Grammatica di Ælfric.
L’insieme dei glossari di Antwerp/London, che non è ancora disponibile alla comunità scientifica, costituisce indubbiamente uno degli strumenti più rilevanti tra quelli elaborati nel milieu di Æthelwold prima e in quello di Ælfric poi, studiosi che rappresentano le figure più importanti della Riforma Benedettina inglese.
È da Abingdon che viene pure il ms. London, BL, Harley 3826, della fine del X sec. o inizio dell’XI. Il codice contiene anche il terzo libro dei Bella Parisiacae urbis di Abbone di San Germano. Una lunga serie di glosse, ancora inedite, occupa buona parte del ms. Esse non sono disposte in ordine alfabetico, né si susseguono in base all’argomento, è però possibile identificare sequenze di voci tratte dalle opere di Prudenzio e Sedulio, e altre voci che si trovano nei commentari a queste opere, come quelli di Remigio di Auxerre. Al momento è stato individuato e pubblicato unicamente un gruppo di voci tratte dalle Satire IV-VIII di Giovenale e l’unica versione inglese del glossario di termini grammaticali e retorici ‘Grammaticae artis nomina graece et latine notata’.
Un’altra unità di ricerca prenderà in esame un glossario a soggetto dal contenuto tecnico e unitario, quello del ms. London, BL, Sloane 475. Pure questa compilazione non può essere studiata in maniera indipendente dai testi medici che circolavano sul continente e in Inghilterra, e il suo esame fornirà dati rilevanti sul processo di selezione e la successiva combinazione degli elementi del glossario. Anche tale glossario contiene numerosi vocaboli composti, il cui esame ci potrà dire molto sulle strategie di traduzione di parole di origine latina e greca.
Il glossario del ms. London, BL, Harley 3826 costituisce un legame importante tra glossari e glosse interlineari a opere latine usate a scopo educativo e occupa un posto senza pari nel panorama della glossografia anglosassone tarda. La sua pubblicazione fornirà importanti dati anche sulla conoscenza dei commentari attribuiti a Remigio di Auxerre. Il lavoro condotto dall’unità di ricerca di Palermo sugli apparati di glosse ai manoscritti anglosassoni dei Disticha Catonis è complementare allo studio del glossario Harley 3826 poiché Remigio utilizza interpretazioni analoghe per le stesse parole o per simili voci che occorrono nelle opere che commenta. Il numero di lemmata tratti dai commentari di Remigio e non dai testi principali rende il Glossario Harley un testimone importante del modo in cui un testo (che poteva circolare insieme a commentari) era sezionato e convertito in glossario, costituendo una testimonianza della pratica erudita del tempo, che implicava una buona conoscenza dell’argomento e un alto livello di competenza.
Il ms. Harley contiene anche il terzo libro dei Bella Parisiacae urbis, un testo che godeva di grande popolarità nell’Inghilterra anglosassone tarda sia per il lessico sia per il contenuto. La glossatura in volgare è degna di nota e mostra come fosse possibile rendere in maniera corretta prestiti, arcaismi e neologismi, le tre caratteristiche dello stile ermeneutico in auge nel periodo. Vi sono ulteriori aspetti legati al poema che attendono un trattamento capillare: i glossari da cui Abbone ha tratto le parole del poema (e le glosse interlineari in latino da lui stesso apposte nell’originale), come gli Scholica graecarum glossarum; i glossari tratti dal poema e, infine, i glossari che lo accompagnano nei codici inglesi. Il successo dei Bella Parisiacae urbis in Inghilterra risale alla Riforma Benedettina e risponde al gusto del tempo.
L’attività glossatoria, sia per uso privato sia finalizzata all’insegnamento, emerge come uno degli approcci al testo maggiormente rivelatori. Le strategie esegetiche sono particolarmente evidenti negli apparati complessi di glosse, come le glosse interlineari in ags. a due costumari che si collocano nello stesso contesto intellettuale: la Regula Sancti Benedicti e la Regularis concordia, due opere fondamentali della Riforma Benedettina inglese. Le loro glosse offrono una ricca messe di esempi di intepretazioni di tipo lessicale, grammaticale e sintattico a testi che avevano una funzione educativa più ampia.
Nell’Inghilterra anglosassone tarda le opere accompagnate da glosse sono aratterizzate dal linguaggio e dalla lezione morale che volevano impartire. Questo vale anche per i Synonyma di Isidoro che hanno avuto un’ampia circolazione nelle Isole britanniche. Tra i codici che li conservano, due sono glossati molto densamente, il ms. CCCC 448 e il ms. London, BL, Harley 110, i cui apparati (così come la relazione tra loro) attendono uno studio dettagliato. Benché monolingui, tali glosse interlineari presentano le stesse strategie interpretative delle glosse in volgare. Si aggiungono inoltre all’evidenza di una vasta circolazione e uno studio intensivo dei Synonyma nell’Inghilterra anglosassone tarda, sulla spinta dei nuovi ideali della Riforma Benedettina e perché ben rispondono alle strategie educative coeve. CCCC 448 e Harley 110 sono legati a due centri cruciali come Canterbury e Winchester e il contenuto dei due codici come pure la natura delle glosse parlano di un loro possibile uso didattico. <<<
Risultati parziali attesi
Il progetto mira a mettere a disposizione della comunità scientifica nuove testimonianze della produzione glossografica del tardo periodo anglosassone producendo nuove edizioni sia di glosse interlineari sia di glossari, nonché studi e saggi sulla loro tipologia, le loro fonti e il possibile impiego didattico.La ricontestualizzazione delle glosse implicherà anche un rinnovato studio del contesto codicologico ovvero del manoscritto o dei manoscritti in cui ricorrono. L’analisi dettagliata di testi contenuti in questi codici e un confronto incrociato tra le occorrenze di tali testi e dei loro apparati di glosse forniranno criteri per la valutazione delle potenzialità didattiche delle glosse.
Un risultato più generale che ci si attende dalla ricerca è una migliore comprensione globale di un particolare tipo di testi come i glossari e dell’approccio allora adottato, nei riguardi del testo di partenza da chi apponeva le glosse interlineari.
Gli apparati di glosse e i glossari possono essere considerati composizioni autonome governate da una logica interna. È spesso possibile individuare le relazioni tra le diverse voci, al di là della apparente frammentarietà.
La ricerca contribuirà ad allargare lo scenario attuale dell’attività letteraria del periodo della Riforma Benedettina e degli ultimi due secoli del periodo anglosassone (i glossari hanno epigoni anche nel periodo normanno fino all’inizio del XII secolo)
Molti testi glossografici provengono dalle principali sedi della Riforma Benedettina, in particolare da quei centri culturali dove numerose opere latine erano studiate intensamente, copiate e glossate (Abingdon, Winchester, Canterbury).
I testi glossografici prescelti saranno pubblicati per la prima volta o ripubblicati secondo moderni criteri editoriali. La ricerca muoverà dalle recenti acquisizioni nel campo della glossografia medioevale e della ricerca delle fonti.
L’edizione parallela del glossario del ms. Antwerp, Plantin-Moretus Mus., M 16. 2 + London, BL, Add. 32246 e la trascrizione di Junius conservata nel ms. Oxford, BodL, Junius 71, metterà finalmente a disposizione della comunità scientifica i due testi in una edizione critica che sostituisca quelle di Wright e Wülcker I, 104-191 e di Kindschi.
Le altre edizioni previste riguardano il glossario, ancora inedito, del ms. Harley 3826 e quella del glossario Sloane 475. Per quanto riguarda le glosse interlineari saranno ripubblicate quelle alla Regola Benedettina del ms. Tiberius A. iii; le glosse interlineari ai Synonyma di Isidoro dei mss. CCCC 448 e Harley 110 saranno interamente pubblicate.
Si curerà anche l’edizione del corpus delle glosse interlineari ai Disticha Catonis e di quello al terzo libro dei Bella Parisiacae urbis e ai Versus de die iudicii
Per quanto riguarda i glossari e le glosse interlineari di cui si curerà la pubblicazione, la scelta editoriale di pubblicare tutte le glosse in anglosassone e in latino consentirà una valutazione completa di questi testi ma anche un’interpretazione corretta e integrale degli interpretamenta restituiti al loro contesto originario.
Questo approccio globale alle glosse anglosassoni permetterà di comprendere le strategie dei glossatori e la dimensione essenzialmente bilingue della cultura anglosassone, così da avere una visione più chiara della pratica ermeneutica del tempo nell’approccio al latino e della produzione letteraria latina.
Degna di nota è l’attenzione rivolta dal glossatore a una lingua straniera - il latino - che si vuole padroneggiare come pure un uso efficace della propria lingua e le molteplici competenze dei glossatori, che si manifestano in particolari categorie di glosse (ad esempio le glosse etimologiche).
Lungi da essere un coacervo di fraintendimenti e di errori da segnalare con immotivata ironia, le glosse, come appare evidente da quelle prese in esame, rappresentano una importante testimonianza di come ci si avvicinasse ad una lingua diversa (il latino) e a opere che si voleva in qualche modo padroneggiare.
L’analisi delle glosse in questione (con particolare riguardo alla loro tipologia) contribuirà alla formulazione un più aggiornato e completo giudizio sull’ipotizzato potenziale didattico delle glosse (sia in anglosassone sia in latino), come pure ad una migliore valutazione del rapporto tra i testi corredati da glosse e gli apparati stessi di glosse. Ne emergerà un rapporto dialettico di dialogo, ben lontano da una resa meccanica.
La ricontestualizzazione delle glosse darà anche la possibilità di chiarire le strategie pedagogiche e i livelli delle conoscenze raggiunti nelle scuole monastiche durante e dopo la Riforma Benedettina, favorendo anche l’acquisizione di dati ulteriori sulla fortuna e l’impiego di alcune opere che circolavano in Inghilterra (e sul continente) in quel periodo.
Infine, le edizioni prodotte nell’ambito del presente progetto offriranno nuovo o migliore materiale alle ricerche lessicografiche correnti nel campo dell’antico inglese e dell’inglese moderno, in particolare ai due principali progetti in corso, la nuova edizione dell’Oxford English Dictionary e l’Old English Dictionary edito a Toronto.
Parte dei dati raccolti nel corso della ricerca saranno resi disponibili anche on-line nell’ambito del database Leornuncræft che verrà potenziato. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La produzione glossografica anglosassone è ampia e complessa. Comprende un certo numero di glossari, alcuni dei quali molto estesi, e un numerosi apparati di glosse interlineari continue o occasionali. Glosse interlineari accompagnano i Vangeli, il Salterio e opere come la Regola Benedettina e la Regularis concordia, come pure una serie di opere che facevano parte del curriculum scolastico come i Disticha Catonis, gli Epigrammata di Prospero e la Psychomachia di Prudenzio. Anche opere più recenti che in Inghilterra anglosassone hanno trovato un impiego didattico, come, ad esempio, i Bella Parisiacae urbis di Abbone di Saint-Germain-des-Prés e i Versus de die iudicii sono anch’esse corredate da glosse interlineari.Nell’Inghilterra anglosassone circolavano tre tipi di glossari: quelli composti da una o più sequenze di glossae collectae, glossari a soggetto e glossari alfabetici. Un aspetto da segnalare – spesso sottovalutato e trascurato – è che questa diversificazione tipologica implica anche un differente approccio ai testi dai quali sono state estrapolate le glosse che confluiscono nei glossari e condiziona le scelte e la disposizione delle voci. Nel contempo, durante tutta la seconda parte del periodo anglosassone, opere classiche e medievali in latino (comprese una serie di opere anglo-latine) sono state corredate di glosse che, in alcuni casi, sono state estrapolate e in seguito raccolte come glossae collectae oppure inserite nei glossari alfabetici.
Nelle glossae collectae le voci non erano ridisposte in ordine alfabetico, ma compaiono nello stesso ordine in cui ricorrevano nel testo da cui sono state tratte. I glossari a soggetto comprendevano diverse sezioni di lemmi in forma non declinata, appartenenti a campi semantici specifici come nomi di animali e di piante, o voci relative alle parti del corpo, ai gradi di parentela, a oggetti di uso comune e parti della casa. Le compilazioni alfabetiche rappresentano la tipologia di glossario più comune in Inghilterra; in queste compilazioni le voci potevano ricorrere al nominativo, come nei glossari a soggetto, oppure potevano mantenere lo stesso caso grammaticale con cui ricorrevano nel testo originale, come nel caso delle glossae collectae, che sono una delle fonti dei glossari alfabetici.
I glossari alfabetici traggono una parte delle loro voci dalle compilazioni di cui si è detto (ridisponendo le voci sotto la relativa lettera dell’alfabeto e combinando gruppi di voci tratte da fonti diverse). Con un’analisi accurata è possibile ricostruire il processo mentale del glossatore, mosso, ad esempio, dal desiderio di fornire l’etimologia di un termine oscuro. Quando il lemma era un prestito dal greco, tale origine richiedeva una spiegazione più estesa. Ma il desiderio di etimologizzare è evidente anche in lemmi come: ‘eburneis: de ossibus elephantis ebur os eius dicitur’ (Glossario di Leida, xxii, 4). Altrove è possibile individuare meccanismi di associazione e dissociazione che comportano un ampliamento dell’interpretamentum.
Anche se numerosi glossari e raccolte di glosse interlineari sono stati oggetto di studio da parte di vari studiosi, questo tipo di testi è stato raramente studiato con la necessaria attenzione, ed è pertanto utile e, in molti casi, necessario verificare le edizioni esistenti. L’approccio adottato in passato, che privilegiava le glosse in volgare, ha portato ad estrapolare le glosse interlineari dai contesti originari di occorrenza e a pubblicare esclusivamente le glosse in volgare e i rispettivi lemmata, anche laddove un testo era corredato da glosse sia latino sia in anglosassone, oppure un glossario alternava interpretamenta monolingui e bilingui, come accade di frequente.
Molte edizioni dei glossari compilati nelle Isole britanniche si limitano alla pubblicazione di voci latino-anglosassoni, omettendo tutte le glosse monolingui. In questo modo, non solo è impossibile individuare quali scelte abbia operato il glossatore e i motivi che le hanno dettate, ma è anche difficile dare un’interpretazione corretta delle stesse parole anglosassoni che sono state estrapolate dai loro contesti d’occorrenza. Inoltre tale procedimento non ci permette di cogliere e valutarela struttura degli stessi glossari, non permettendo di mettere in luce le relazioni che intercorrono tra le singole voci di cui sono composti e ostacolando anche l’individuazione delle loro fonti.
Nel 1885 H. Sweet ha pubblicato i quattro glossari anglosassoni più antichi in un singolo volume, escludendo tutte le voci in latino. Prima di lui, T. Wright aveva edito una raccolta di glossari anglosassoni in ‘A Volume of Vocabularies’, poi ripubblicato da R. Wülcker nel 1884 e che rappresenta ancor’oggi uno strumento di riferimento indispensabile, quando addirittura non costituisce l’unica edizione disponibile – come nel caso del glossario in Bruxelles, BR 1828-30. Napier e Meritt hanno pubblicato ulteriori gruppi di glosse interlineari, così come R. Page e altri studiosi. Tutte queste edizioni, tranne alcune eccezioni, sono ormai datate o inaffidabili e molte glosse e più di un glossario attendono ancora una nuova edizione con un commento completo, in particolare i glossari del ms. Antwerp, Plantin-Moretus Mus., M 16. 2 + London, BL, Add. 32246.
Rimane ancora molto da fare nel campo della glossografia in latino per quanto concerne l’Inghilterra anglosassone: il lavoro di catalogazione è incompleto; molti testi, compresi vari glossari, sono ancora inediti, come ad esempio il glossario del ms. Harley 3826. Ma anche nel caso delle glosse in volgare lo stato attuale della ricerca non si può ritenere soddisfacente. Molti glossari, se non tutti, dovrebbero essere editi nuovamente e lo stesso si può dire per le glosse interlineari.
Quello che è ancora più importante e auspicabile è un approccio radicalmente diverso, perché, nonostante le caratteristiche specifiche che distinguono i glossari e le glosse da un testo letterario, le glosse non sono un esclusivo strumento lessicografico: esse forniscono dati culturali preziosi e, in alcuni casi, permettono al loro autore di rivelarsi con tutte le sue idiosincrasie.
In particolare sarebbe necessario condurre ex novo uno studio del rapporto tra lemma e interpretamentum: quest’ultimo, specialmente nelle voci bilingui, è spesso interpretato semplicisticamente come una mera traduzione. Anche in questo caso è illuminante un confronto col materiale latino-latino, dove non si può necessariamente ricorrere alla facile scorciatoia di definire la glossa come una traduzione più o meno corretta, come invece si tende a fare per le glosse in volgare. Il glossatore dava la sua interpretazione personale e, contrariamente a quello è affermato fino ad oggi, commetteva solo raramente errori; egli selezionava e rivedeva il suo materiale seguendo dei modelli e utilizzando fonti che non erano le stesse del testo che stava glossando.
Allo stesso tempo, si deve giungere alla consapevolezza che una volta estrapolate dal loro contesto originario, le voci di un glossario erano esposte a ogni genere di corruttela. Anche per questo, nello studio delle glosse, sono necessarie attenzione e abilità in campi diversi del sapere e, soprattutto, un atteggiamento che sia al contempo partecipe e imparziale.
L’importanza delle glosse e un interesse rinnovato per questo tipo di testi, anche se presi in esame da un punto di vista differente da quello del nostro progetto, è evidente nel progetto di ricerca dell’Università di Manchester, sotto la direzione di D. Scragg, ‘English glosses in eleventh century manuscripts’ (dedicato all’aspetto codicologici delle glosse in volgare e alla loro collocazione fisica nei codici anglosassoni tardi). <<<



