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PROGRAMMA DI RICERCA

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Parole Chiave
ARCHEOLOGIA ROMANA, CULTURA ARTISTICA, ARCHEOMETRIA DEI MATERIALI, ARCHEOMETRIA DEL COSTRUITO, LABORATORIO

ATELIER, FABBRICA, CANTIERE. TECNICHE E CULTURA DELLA PRODUZIONE NEL MONDO ROMANO

Università degli Studi di Bologna
Abstract
Il "modus operandi" dell’artigiano antico – costruttore, decoratore, produttore di beni vari - è un aspetto tecnico, economico, sociale e culturale di grande rilievo nel mondo romano: gli spazi in cui si svolgono le attività produttive, i materiali utilizzati, i procedimenti di esecuzione, la formazione e la trasmissione di nozioni, abilità e modelli, l’interazione con i committenti, sono elementi caratterizzanti del tessuto sociale.

Le fonti letterarie li descrivono solo indirettamente e occasionalmente, mentre le fonti trattatistiche, come Vitruvio e Plinio (punto di partenza indispensabile, peraltro) sono ampiamente superate dalla varietà della casistica reale, oltreché, ovviamente, dagli sviluppi cronologici successivi.

Il progetto si propone di indagare in modo sistematico alcuni aspetti specifici e definiti, di elevata rappresentatività.

1 - Le attività produttive (commerciali, artigianali, professionali) svolte all’interno della casa urbana, componente importante della vita economica della città antica e fenomeno sociale considerevole, in quanto riflesso archeologico dell’espansione dei ceti medi e medio-bassi nella società romana imperiale.
La documentazione archeologica è relativa al periodo I - III sec. d.C. e ad alcuni contesti-campione, italiani e centro-europei.
Il primo ambito è Pompei, ineludibile riferimento per ampiezza di documentazione, il secondo è l'Italia settentrionale.
Il confronto con le province transalpine (soprattutto Gallia Belgica e Raetica) sarà di grande aiuto per comprendere la diffusione del fenomeno casa-bottega nella Cisalpina.
Un importante riscontro alle fonti letterarie sarà poi offerto dall'analisi delle fonti papirologiche che documentano attività economiche e produttive della vita domestica.

2 - La bottega o atelier dei decoratori (pittori, stuccatori, mosaicisti), come luogo di applicazione delle tecniche e dei procedimenti artistici e strumento basilare nella diffusione della cultura artistica.
L’indagine sistematica può far luce su più aspetti:
la formazione di artisti e decoratori,
la struttura della bottega e l'organizzazione del lavoro,
i contatti con altre figure professionali (architetti, scenografi teatrali ecc),
la diffusione delle iconografie,
le conoscenze teoriche e empiriche dei materiali e dei procedimenti disegnativi, pittorici, compositivi, con particolare riferimento alIa prospettiva.
Ambito principale di indagine saranno le città vesuviane, nell’arco dei quattro stili pompeiani, fra l'inizio del I sec. a.C e il 79 d.C.: un campione nel quale si auspica di poter arrivare, infine, anche all’identificazione di atelier e mani di pittori, in base a dati oggettivi.
Una serie di confronti mirati in area Cisalpina consentirà poi di estendere l’arco cronologico fino al III sec.d.C.

3 - Il cantiere come cellula basilare dell’attività edilizia, dove si applicano non solo tecniche e competenze canoniche e consolidate, ma si sperimentano anche soluzioni per esigenze nuove, come il processo di sopraelevazione di edifici nel corso del I sec. d.C., e impreviste come i restauri dopo il terremoto del 62 a Ercolano, sito archeologico selezionato come caso di studio.
Procedimenti innovativi di rilevamento e di analisi strutturale saranno applicati allo studio dell’edilizia abitativa di Ercolano, a tre livelli, con approccio multiscala: isolato; edificio;singoli elementi strutturali.

- In tutte le fasi e azioni del progetto è indispensabile la componente archeometrica: accanto all'archeometria del costruito è l'archeometria dei materiali ad avere un ruolo fondamentale.
Ad essa è affidata, in stretto coordinamento con gli archeologi e con funzione trasversale tra le UR, l’indagine chimico-fisica, con le metodologie più appropriate e innovative, sia per la caratterizzazione di pigmenti, intonaci, tessere musive, malte e tutte le componenti materiche, sia per il riconoscimento delle procedure applicative.

Caratteristiche peculiari del progetto sono

- l'approccio integrato, transdisciplinare, fondato sulla costante interazione fra archeologia e archeometria, fra ricerca e tutela.
Le UR hanno già acquisito esperienze approfondite di ricerca negli ambiti geografici e sui temi (architettura e decorazione) proposti, e potranno mettere utilmente a profitto nella nuova ricerca le competenze maturate; le Soprintendenze delle aree interessate dalle indagini hanno contribuito e contribuiranno alla selezione dei casi di studio, riconoscendo la rilevante utilità, ai fini della conservazione e della valorizzazione, dei dati oggettivi che la ricerca fornirà su strutture, materiali, stato di manutenzione, interventi di restauro.

- la vocazione alla sperimentazione continua;

- l'attenzione per gli aspetti formativi della ricerca scientifica;

- l'impegno costante nella comunicazione dei dati, in itinere ed ex post, in più forme e per più vie. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Daniela Scagliarini Università degli Studi di BOLOGNA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il tema proposto (il "modus operandi" dell’artigiano nel cantiere, nel laboratorio, nell’atelier), che è di grande rilevanza per la conoscenza della società e della cultura romana, è proporzionalmente di grande ampiezza e complessità.

Perciò il progetto ha l'obiettivo di produrre una documentazione sistematica e il più possibile completa su aspetti specifici e definiti, di elevata rappresentatività; di contestualizzare la base documentaria così ottenuta; e infine, su quella base, sviluppare l’interpretazione storica.

Primo ambito di applicazione sarà l'area vesuviana, dove è possibile acquisire la documentazione più completa sia per gli archeologi che per gli archeometri: poi la ricerca si estenderà comparativamente alla Cisalpina e ad altre aree provinciali, per verificare continuità o discontinuità delle tecniche nello spazio e nel tempo.

Il progetto si articola in tre linee di indagine, corrispondenti ai tre "scenari produttivi" presi in esame (casa-laboratorio, atelier dei decoratori, cantiere edilizio).

Ciascuna linea di indagine concorre al raggiungimento dell'obiettivo finale di progetto con una serie di obiettivi specifici:

1. Casa-laboratorio:
1.1 - definizione delle caratteristiche principali di queste forme insediative a Pompei, anche in base alle precedenti ricerche di membri dell’UR di Parma, con messa a punto di parametri di confronto;
1.2 - selezione rappresentativa e catalogazione dei resti archeologici di attività produttive domestiche nella Cisalpina;
1.3 - analisi archeometriche per la caratterizzazione dei materiali
confronto, con una campionatura della Gallia Belgica e Raetica;
1.4 - studio comparativo dei materiali archeologici e dei dati forniti dai testi papirologici su professioni e mestieri svolti all’interno della casa.

2. Atelier dei decoratori:
2.1 - Rilevamento fotogrammetrico degli apparati decorativi (pittorici e musivi) dell’intera Insula III di Ercolano;
2.2 - rilevamento e graficizzazione delle pareti e dei pavimenti con indicazione di:
metodi di organizzazione della superficie;
tecniche preparatorie e di trasferimento delle immagini; organizzazione prospettica;
2.3 - analisi archeometrica dei pigmenti e dei leganti della pellicola pittorica; degli intonaci; delle tessere musive;
2.4 - catalogazione di un soggetto pittorico di esecuzione seriale con variationes: le “figure volanti” a Pompei ed Ercolano ;
2.5 - confronto dei dati acquisiti su materiali, tecniche e procedimenti con il contesto decorativo nello scavo di piazza Marconi a Cremona.

3 - Cantiere edilizio:
con approccio multiscala, rilevamento e analisi strutturale sull’insula III di Ercolano (come esemplificazione rappresentativa del tema e delle metodologie di indagine), anche in rapporto a interventi di restauro moderni, con l’impiego di strumenti innovativi.
Dall’interazione statica tra edifici dell’aggregato si scenderà fino a dettagli costruttivi che documentano le soluzioni adottate nella sopraelevazione di edifici, nell’aggiunta di vani a sbalzo, nei restauri post terremoto del 62

La fase analitica consentirà quindi di disporre di repertori di dati integrati (analisi archeologica, analisi archeometrica, riscontro con fonti testuali) di elevata utilità documentaria, utilizzabili per
- confronti con altri contesti;
- pianificazione e progettazione di interventi di restauro e valorizzazione (gli ambiti, come si è detto, sono scelti in collaborazione con le Soprintendenze, delle quali verranno messi a disposizione tutti i dati) .

La sintesi conclusiva consisterà nella contestualizzazione storica del quadro documentario.

I risultati, oltre che in contributi di settore a opera dei singoli specialisti, saranno raccolti in una pubblicazione comune, che evidenzierà la convergenza e la sinergia delle varie ricerche, e che si confida possa essere l’inizio di un percorso di ricerca su un settore ancora inesplorato. <<<
Risultati parziali attesi
I settori in cui si sviluppa il progetto – edilizia abitativa, decorazione parietale e pavimentale, architettura e tecniche edilizie – sono oggetto di un’ampia attività di ricerca e di cognizioni acquisite, che però hanno sempre trascurato il tema specifico di questo progetto, cioè il "modus operandi" degli artigiani – costruttori, decoratori,produttori di beni vari: una solida base di competenze canoniche su cui si innestava un patrimonio di soluzioni specifiche, spesso “locali”, in quanto legate all’ambito territoriale, o addirittura “di bottega”.

Indagare in modo sistematico questo patrimonio di tecniche e metodi significa fare luce su un aspetto importante della società antica, un’interfaccia tra economia, tecnologie e cultura artistica, che le fonti letterarie descrivono solo indirettamente e occasionalmente, mentre le fonti trattatistiche, come Vitruvio e Plinio (punto di partenza indispensabile, peraltro) sono ampiamente superate dalla varietà della casistica reale, oltreché, ovviamente, dagli sviluppi cronologici successivi.

In relazione ai filoni in cui si articola la ricerca, i risultati attesi possono così schematizzarsi:

I - CASA - LABORATORIO:
La definizione circostanziata e documentata, attraverso un’ampia selezione di casi, del ruolo produttivo della casa nell’ambito vesuviano, come punto di partenza, e poi nell’Italia settentrionale, dove il problema non è mai stato indagato, costituirà un apporto nuovo alla ricostruzione del quadro socio-economico.
I risultati attesi infatti:
- consentiranno di interpretare in modo più preciso e veritiero l’articolazione funzionale dei resti di abitazioni romane;
- avranno un’importante ricaduta sulla comunicazione al pubblico nel caso, assai frequente, di musealizzazione delle strutture archeologiche rinvenute;
- consentiranno di adeguare le pratiche di restauro alle labili evidenze di queste attività.

La stretta collaborazione con la UR archeometrica del progetto (Lecce), e con il Centro Interdipartimentale di Riflettografia Infrarossa e di Diagnostica dei Beni Culturali, dell'Università degli Studi di Milano con l'UR dell'INOA-CNR fornirà l’indispensabile supporto archeometrico per la caratterizzazione dei materiali e il riconoscimento di attività produttive.

Lo studio comparato e interdisciplinare di alcuni manufatti archeologici che illustrano mestieri e professioni nell'antichità in relazione alle testimonianze scritte offerte dalla coeva letteratura tecnico-scientifica, con particolare riguardo alla documentazione papirologica, offrirà inoltre il contributo di una testimonianza originale e diretta sulle antiche professionalità sia a livello di competenze specialistiche (per es. lessici o questionari dell'apprendimento della medicina) sia nelle dinamiche del quotidiano (corrispondenza privata, conti di spesa, contratti di lavoro, referti professionali), con particolare riferimento alla nomenclatura relativa agli oggetti delle professioni tecnico-scientifiche e lo studio comparato delle testimonianze letterarie e documentarie su alcuni oggetti ceramici attribuibili alla professione del medico e del farmacista. Si sottolinea che l’uso comparativo e integrato delle fonti papirologiche con la documentazione archeologica residenziale è innovativo e molto promettente.


2 -ATELIER DEI DECORATORI:
Anche in questo caso, come si è illustrato nello “stato dell’arte”, il tema specifico del know-how artigianale della bottega di decoratori non è mai stato studiato in modo sistematico e rappresenta un’indagine innovativa.
Nell’ambito geografico e cronologico proposto (Ercolano e i centri vesuviani in generale, con confronti mirati in ambito cisalpino, in particolare nello scavo di piazza Marconi a Cremona, complessivamente dal I sec.a.C. al III d.C.) si ritiene di poter conseguire i seguenti risultati:
- classificazione della gamma di pigmenti e leganti impiegati e dei procedimenti di applicazione, in stretta collaborazione con l’UR di Lecce
- riconoscimento in situ delle modalità di trasferimento dei modelli pittorici (tracciati, sinopie, sagome di materiale flessibile o rigido ecc), in particolare indagando in modo esaustivo una tipologia decorativa con opportune caratteristiche, quella delle “figure volanti”
- verifica in situ delle conoscenze matematiche ed empiriche per l’esecuzione delle rappresentazioni prospettiche, condotta su un’ampia casistica di pareti dal II al IV stile
- riconoscimento dei criteri e delle basi metriche per la ripartizione decorativa delle superfici parietali e pavimentali
- verifica della trasmissione delle iconografie corrispondenti a “quadri celebri”, che si ritiene avvenisse non attraverso fantomatici “cartoni”, ma attraverso disegni in scala.
Si potrà arrivare a questa verifica solo dimostrando che la trasmissione delle iconografie e il trasferimento di immagini sulle pareti sono due procedimenti diversi e distinti, e di ben diversa portata culturale, anche se spesso confusi erroneamente.
Si ritiene che questa acquisizione sarà di importanza rilevante, perché farà luce su di un modo di trasmissione della cultura artistica (il “libro di immagini”) che è comune al repertorio di bottega e alla cultura del committente: un immaginario colto che aveva il suo côté letterario nella letteratura ecfrastica.


3 - CANTIERE
I risultati attesi in questo campo di indagine, che si svolgerà soprattutto nell’insula III di Ercolano, si collocano in due settori di studio: il rilevamento topografico e architettonico e l’analisi delle strutture, e conseguirà due ordini di utilità applicative:
- per lo studio delle tecniche edilizie antiche, con particolare attenzione alle soluzioni specifiche che hanno permesso lo sviluppo verticale degli edifici nel I sec. d.C. e ai restauri realizzati dopo il terremoto del 62;
- per il restauro e la conservazione, a cui forniranno una documentazione molto precisa.
Iniziando da operazioni di rilievo a grande scala quali le tecniche di fotogrammetria aerea digitale, orientate ad ottenere un archivio tridimensionale e di immagini sull’area prescelta, si otterrà una valida base di partenza per lo studio in oggetto. Infatti, gli elaborati vettoriali e raster derivanti dall’applicazione di moderne tecniche geomatiche, consentiranno di restituire numerose informazioni quali la distribuzione delle altezze degli elevati, la verticalità delle murature, ecc.. Se applicate dalla scala generale al particolare, costituiranno un valido supporto per le analisi strutturali.
Il percorso conoscitivo suddetto si articolerà in tre livelli.
Nel primo e piu’ generale, l’insula verrà catalogata secondo le tipologie edilizie al fine di studiare l’interazione tra edifici dell’aggregato.
Nella seconda, si focalizzerà l’attenzione sull’edificio rilevandone i danneggiamenti subiti, i dissesti ed evidenziandone le vulnerabilità. La terza e ultima fase, più di dettaglio, concentrandosi su singoli elementi strutturali, avrà come obiettivi la conoscenza delle tecniche murarie impiegate e l’individuazione di restauri pregressi sia antichi che moderni.
L’iter prevede un percorso conoscitivo pluriramificato che impieghi strumenti di analisi qualitativi e quantitativi a diverso livello di approfondimento, interdisciplinari e coordinati tra loro.
La proposta di ricerca mira ad applicare procedure innovative di rilevamento e analisi strutturale per la prima volta a strutture murarie archeologiche e a verificarne l’affidabilità in questo contesto particolare.
Tale elevato livello di informazione può conseguirsi solamente utilizzando in sito tecniche sperimentali non distruttive integrate da ispezioni visuali mirate.

4 - INDAGINI ARCHEOMETRICHE
Le indagini affidate all’UR di Lecce forniranno l’indispensabile supporto archeometrico alle altre unità, analizzando i materiali edilizi e decorativi: pigmenti, intonaci, malte e i relativi procedimenti applicativi.
Accanto alle tecniche consolidate, come ICP-MS, FT-IR, Raman , si metteranno a punto procedure e tecniche meno invasive e comunque innovative (per es. LA-ICP-MS), che possano consentire un più rispettoso trattamento dei manufatti antichi ed insieme garantire migliori risultati in termini di praticità e rapidità dell’indagine ed in termini di precisione delle determinazioni qualitative e soprattutto quantitative. In particolare, si intende indagare le potenzialità offerte dall’ICP-MS con campionamento basato su ablazione laser (LA) per la caratterizzazione di materiale archeologico. Le applicazioni della LA/ICP-MS presentano vantaggi rilevanti, a cominciare dal carattere micro-distruttivo. Esistono tuttavia problemi legati alle difficoltà di calibrazione, all’accuratezza [ e al frazionamento elementare (dovuto a fattori come la lunghezza d’onda del laser, la profondità dei crateri, la composizione mineralogica, cristallografica e chimica della matrice, il modo di ablazione, la densità del laser e i profili di energia).
Oltre ai materiali inorganici, sono di elevato interesse anche i materiali organici archeologici. Purtroppo rispetto alla matrice inorganica, i materiali organici sono presenti generalmente in minore quantità e sono più degradati e la loro identificazione difficile. Sono, perciò, necessarie sia la spettroscopia infrarossa che tecniche moderne e sensibili come la gas cromatografia accoppiata alla spettrometria di massa.

I risultati attesi riguardano dunque
- sia la conoscenza approfondita dei materiali proposti dalle UR archeologiche,
sia la messa a punto di tecniche innovative in modo da adeguarle al delicato contesto in cui si opera.

In definitiva si desidera porre l’accento su almeno due ordini di risultati:

- l’acquisizione di una notevole quantità di nuovi dati oggettivi, raccolti sistematicamente e caratterizzati archeometricamente, sulle tecniche costruttive e decorative, che potranno essere di grande utilità anche per altre ricerche;

- la ricaduta a favore del restauro e della valorizzazione.
Le Soprintendenze delle aree interessate dalle indagini hanno già dato il loro consenso allo svolgimento delle ricerche, anzi hanno contribuito e contribuiranno alla selezione dei casi di studio, riconoscendo la rilevante utilità ai fini della conservazione e della valorizzazione, dei dati che saranno acquisiti sulle strutture e i materiali, lo stato di manutenzione, gli effetti di precedenti interventi di restauro. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Tecniche, organizzazione e cultura della produzione nel mondo romano: Il tema proposto è stato oggetto di varie ricerche negli ultimi decenni, ma secondo linee di interesse diverse da quelle qui proposte.
Nel panorama scientifico internazionale la peculiarità del progetto consiste nell’applicazione di un approccio integrato, archeologico e archeometrico, ad una selezione di casi di studio, rappresentativi di diversi scenari e forme di quella produzione:
1 - le attività produttive (commerciali, artigianali, professionali) svolte all’interno della casa urbana, come componente importante della vita economica della città antica e come fenomeno sociale considerevole, in quanto riflesso archeologico dell’espansione dei ceti medi e medio-bassi nella società romana imperiale.
2 - la bottega o atelier dei decoratori (pittori, stuccatori, mosaicisti) come luogo di applicazione delle tecniche e dei procedimenti artistici e strumento basilare nella diffusione della cultura artistica.
3 - il cantiere come cellula basilare dell’attività edilizia, dove si applicano non solo tecniche e competenze canoniche e consolidate, ma anche soluzioni per esigenze nuove,

1 - ATTIVITÀ PRODUTTIVE (COMMERCIALI, ARTIGIANALI, PROFESSIONALI) ALL’INTERNO DELLA CASA URBANA,
La molteplicità di funzioni della casa romana è stata indagata con riferimento alla situazione delle città vesuviane dai fondamentali lavori di Wallace-Hadrill (1994), Laurence e Wallace Hadrill (1997) e Zanker (1995), dedicato però più agli aspetti di vita sociale, comunicativa e di rappresentanza che alle attività produttive. Sulla scia di questi, una serie di studi ha preso in considerazione gli aspetti tipologico-edilizi, più che funzionali, e in un ambito cronologico ellenistico (Nappo 1993-94;Pesando 1997) con poche eccezioni relative ai modi dell’abitare (Dickmann 1999) e ad aspetti ricostruttivi di vita quotidiana (Cantarella, Jacobelli 2003). All’attività artigianale, assai più che al suo intersecarsi con le funzioni abitative degli spazi in cui essa si sviluppava, è dedicato un lavoro generale su Pompei di La Torre (1988), alcuni contributi su singole officine pompeiane ed ercolanesi(Angelone 1986, Kastenmeier 2007, Proto 2007, Monteix e Peris Buleghin 2006, su Ercolano insula VI) e le puntuali ricostruzioni delle tecniche e dei contesti di alcuni atelier pompeiani (artigianato del cuoio e profumeria) (Brun 2004).
Per l’Italia settentrionale, questa funzione “produttiva” della casa è stata del tutto trascurata, a favore degli aspetti di rappresentanza e comunicativi della “scena domestica” di prestigio, pur emergendo dalla pubblicazione di molti contesti ( Ortalli 2001). Da un primo esame, in Cisalpina ci sono indizi relativi ad un programmatico cambiamento in senso utilitaristico (economico) della funzione di molti spazi domestici, prima di rappresentanza: il fenomeno trova puntuale riscontro anche nelle città vesuviane, dove viene spiegato nel quadro dell’emergenza e dei cambiamenti sociali del dopo-terremoto del 62.
Scopo della ricerca è verificare se si tratti, invece, di un fenomeno generalizzato, di certo acuito dalla particolare situazione delle città vesuviane, ma legato anzitutto allo sviluppo delle attività produttive, commerciali e professionali, nell’ambito urbano di una società molto complessa e articolata, anche nel caso di piccoli centri.
Per l’Italia settentrionale, si deve a Scagliarini Corlaita (1983) l’osservazione (importante ma sino ad ora rimasta senza seguito nella letteratura scientifica) relativa alla presenza, anche nelle domus di prestigio, di vasche e impianti riferibili forse ad attività produttive rivolte al commercio esterno.
Gli studi sull’artigianato condotti in questi ultimi anni, anche sull’Italia settentrionale (Santoro 2004), ed il confronto con i dati delle province romane transalpine, in particolare la Raetia e la Gallia Belgica ( Gogräfe, Kell 2002; Polfer 2005; Petit 2007) sembrano confermare che nei primi tre secoli dell’impero lo sviluppo economico e l’inurbamento comportarono, nell’Europa romana, la diffusione di una vasta gamma di attività e professioni svolte in strutture abitativo-produttive.
Riconoscere quali fossero tali attività è possibile attraverso il riesame dei contesti di rinvenimento e la valorizzazione di tutti i dati (archeologici, archeometrici, testuali, quali i papiri, i cui testi consentono di conoscere meglio le tecniche e la cultura degli artigiani, come è stato fatto per i prodotti coloranti (ANDORLINI 1998, ANDORLINI, LUCARELLI, MANDO' 2001).

2 – LA BOTTEGA O ATELIER DEI DECORATORI (PITTORI, STUCCATORI, MOSAICISTI)
La linea di ricerca più consolidata, che dura da almeno un secolo e si collega ai tradizionali studi sulla “dipendenza” dell’arte romana dai modelli greci, è orientata alla IDENTIFICAZIONE DEI “QUADRI CELEBRI” ALL’ORIGINE DEI QUADRI VESUVIANI, spesso molto modesti (letture di grande finezza critica in P.Moreno, Pittura greca, Milano 1987).
Negli ultimi anni, questo filone di ricerca si è rinnovato, cercando nel contesto sociale e culturale romano le motivazioni sia della scelta dei modelli sia delle loro variazioni o sostituzioni con altri schemi iconografici (BALDASSARRE 1981; PARISE BADONI 1990; GHEDINI 1997).
In queste ricerche è stato proposto in modo marginale, anche se stimolante, il problema delle modalità con cui gli atelier acquisiscono i modelli (“cartoni”? o, come sembra molto più probabile, repertori di schizzi e disegni: Ph. Bruneau, Les mosaïstes antiques avaient-ils des cahiers de modèles ? (suite, probablement sans fin), in Ktema 25, 2000, pp. 91-197) e poi li gestiscono adattandoli per la riproduzione sulle superfici da decorare e per il nuovo contesto ambientale. E’ noto a tutti che su questi album di immagini il papiro di Artemidoro (Settis 2006) ha attirato di recente l’interesse anche del pubblico e dei media.
Un altro filone di ricerca si è sviluppato intorno al tema della ORGANIZZAZIONE DELLA BOTTEGA DI PITTORI e sui rapporti e le gerarchie tra pittori con diverse specializzazioni, dal pictor coronarius al pictor imaginarius. Un momento di confronto importante si è svolto nel convegno organizzato a Roma nel 1995 dall’Ist. Olandese,in cui si sono evidenziate posizioni antitetiche in merito alla stabilità o alla dinamicità di composizione della bottega di pittori (Mani di pittori 1995).
Dallo stesso filone ha ripreso vigore negli ultimi anni la metodologia per l’attribuzione delle pitture a un atelier o a un pittore, in base al riconoscimento di dettagli ricorrenti, secondo il ben noto “metodo di Giovanni Morelli”, già applicato da J. Beazley per i ceramografi greci.
Tra le più recenti indagini in questo senso, l’imponente tesi di dottorato di Nicole Blanc, “Le stuc dans l’art romain. Origine et développement d’une technique décorative), Paris 2007, ancora inedita ma consultabile
Gli studi sulla ORGANIZZAZIONE PROSPETTICA DELLA PARETE hanno avuto un vivace sviluppo negli anni 50-70, anche per effetto dell’opera di E.Panofsky (1957); Little 1971; Richter 1970; D. Gioseffi, Perspectiva artificialis). Spesso però i lavori si sono sviluppati in modo pericolosamente astratto, senza l’indispensabile continua verifica sulla realtà archeologica. Fa eccezione l’eccellente lavoro di J. Engemann (1967), a cui si fa qui riferimento come un punto di partenza.
Un indirizzo di ricerca molto attivo e ormai regolarmente affiancato agli scavi archeologici è quello della ARCHEOMETRIA delle pitture e dei mosaici, come testimonia Santoro 2007.
La ricerca proposta si muove in una direzione nuova, con l’obiettivo di ricostruire il modus operandi degli antichi decoratori nelle sue componenti strumentali, tecniche e cognitive, quale elemento non secondario della cultura artistica e della volontà di autorappresentazione attraverso l’arte.


3 - IL CANTIERE EDILIZIO: ARCHEOMETRIA E ARCHEOLOGIA DEL COSTRUITO
Il rilevamento metrico nel settore dei Beni Culturali sta vivendo una fase di profondo rinnovamento grazie allo sviluppo dell'informatica (rilievo, visualizzazione, esplorazione) e delle strumentazioni (total station motorizzate e a puntamento automatico, distanziometri, livelli digitali ad altissima precisione)
Lo sviluppo della fotogrammetria digitale offre nuove possibilità applicative e procedimenti innovativi, come ad esempio la restituzione di Digital Surface Model in modalità automatica per la ricostruzione di superfici e per la generazione di ortoimmagini. Il Laser Scanning Terrestre e la fotogrammetria digitale risultano essere al momento, le metodologie più adatte per la ricostruzione tridimensionale delle superfici oggetto, producendo in tempi ragionevoli dense nuvole di punti tridimensionali.
I modelli vettoriali e raster così ottenuti, oltre a fornire una fondamentale documentazione geometrica dell’oggetto rilevato costituiscono la base di partenza sia per analisi strutturali finalizzate alla valutazione del grado di sicurezza delle zone oggetto di studio, sia per l'elaborazione di adeguati interventi finalizzati alla loro protezione e restauro [6]-[8].
Nel rilevamento Beni Culturali, l’UR ha un'intensa esperienza: rilievi di elevata complessità, utilizzando le strumentazioni più moderne, da quelle topografiche terrestri a quelle di posizionamento satellitare ed infine alla fotogrammetria ed al telerilevamento, per il rilievo di interi siti o di singoli oggetti di interesse artistico, archeologico o architettonico, affrontando problematiche diverse legate alle diverse geometrie, alla logistica, ai requisiti di precisione a supporto del restauro o della catalogazione dei beni.
Nell’ambito della sperimentazione, modellazione e analisi strutturale, l’esperienza è altrettanto cospicua, con particolare interesse per la sperimentazione a mezzo di metodiche non distruttive: georadar, prove soniche, impact-echo, termografia.
Per quanto riguarda la modellazione di strutture murarie, di difficile caratterizzazione meccanica, l’esperienza condotta nei precedenti progetti di ricerca all’interno dello stesso ambito, ha approfondito diversi temi tra cui: la formulazione dei modelli di comportamento dei pannelli murari, capaci di tener conto di fenomeni di degrado dei materiali, la modellazione e utilizzo di coperture di restauro finalizzati alla conservazione e alla fruizione del bene e l’organizzazione e pubblicazione delle informazioni in banche dati informatizzate (GIS).
L’attività di ricerca svolta ha permesso inoltre di mettere a fuoco le problematiche legate all’utilizzo del rilievo topografico o fotogrammetrico come supporto per la realizzazione e successiva validazione del modello strutturale.


4 – ARCHEOMETRIA DEI MATERIALI: IL CONTRIBUTO DELLA CHIMICA ANALITICA

Tra gli orientamenti più attuali della ricerca sull’antico si segnala per interesse e sviluppo l’Archeologia della Produzione, parte della più ampia “cultura materiale”. Di recente, nell’ottica di una sempre più stretta ed efficace collaborazione tra settori disciplinari finora poco interagenti, per lo meno nel panorama italiano, tali aspetti sono stati indagati non solo con i metodi propri dell’archeologo, ma anche con le tecniche archeometriche, rivelatesi efficaci ed imprescindibili per rispondere a nuovi quesiti o per rivedere ipotesi storiografiche consolidate, ma non sempre fondate su dati sicuri. Tra i reperti più analizzati spicca ovviamente la ceramica, il “fossile guida” per eccellenza dei contesti archeologici, ma l’affinamento della pratica di scavo ha indotto a focalizzare l’interesse anche su altre categorie di oggetti.
I componenti dell’UR da un decennio applicano i metodi propri della Chimica Analitica per la maggiore conoscenza dei materiali dei beni culturali, per il riconoscimento delle tecniche esecutive e per la messa a punto ed il controllo dell'efficacia di interventi conservativim in collaborazione con le Soprintendenze (Puglia). Le indagini si sono avvalse delle più avanzate tecniche sperimentali ed hanno riguardato materiali storico-artistici ed archeologici differenti. Particolare interesse è stato riservato agli studi di caratterizzazione chimica e mineralogica di materiali ceramici, prendendo in esame sia i corpi ceramici sia i rivestimenti e le decorazioni. L'esperienza maturata potrà essere fruttuosamente impiegata - ai fini non solo diagnostici, ma anche in vista di nuove proposte conservative - nell'indagine delle decorazioni parietali e pavimentali provenienti dai siti archeologici di Ercolano e Pompei.
Per quanto riguarda le tecniche di analisi, oltre a quelle consolidate, come ICP-MS, FT-IR, Raman, si mirerà a mettere a punto procedure e tecniche meno invasive e comunque innovative (per es. LA-ICP-MS), che possano consentire un più rispettoso trattamento dei manufatti antichi ed insieme garantire migliori risultati in termini di praticità e rapidità dell’indagine ed in termini di precisione delle determinazioni qualitative e soprattutto quantitative.
In particolare, si intende indagare le potenzialità offerte dall’ICP-MS con campionamento basato su ablazione laser (LA) per la caratterizzazione di materiale archeologico. Nell'ultimo decennio le applicazioni della LA/ICP-MS sono notevolmente aumentate in virtù dei vantaggi offerti da questa tecnica rispetto all’analisi in soluzione in termini di riduzione del tempo di preparazione del campione, della quantità di campione necessaria per l'analisi dei rischi di contaminazione e dei pericoli derivanti dall'uso di certi reagenti. L'ablazione laser presenta inoltre il vantaggio di fornire limiti di rivelabilità molto bassi pur con piccole quantità di campione richieste per una singola determinazione (300 ng circa per l’analisi dei vetri contro la decina di mg necessari per l’analisi in soluzione): questo rende la tecnica essenzialmente micro-distruttiva. Esistono tuttavia problemi legati alle difficoltà di calibrazione, all’accuratezza e al frazionamento elementare (dovuto a fattori come la lunghezza d’onda del laser, la profondità dei crateri, la composizione mineralogica, cristallografica e chimica della matrice, il modo di ablazione, la densità del laser e i profili di energia).
Oltre ai materiali inorganici , sono di elevato interesse anche i materiali organici archeologici : quelli usati come leganti per i pigmenti applicati dopo l’indurimento dell’intonaco, quelli presenti nello stesso intonaco, probabilmente per aumentare il tempo di indurimento dello stesso, oppure quelli utilizzati in interventi di restauro (come l’applicazione di fissativi a base di uovo o latte). Purtroppo rispetto alla matrice inorganica, i materiali organici sono presenti generalmente in minore quantità e sono più degradati e la loro identificazione difficile. Sono, perciò, necessarie sia la spettroscopia infrarossa che tecniche moderne e sensibili come la gas cromatografia accoppiata alla spettrometria di massa. La conoscenza completa delle componenti inorganiche ed organiche permetterebbe di comprendere la natura e il ruolo che ogni materiale ha avuto nell’esecuzione delle opere. È necessario, infatti, conoscere la tecnica, le componenti della pittura e il supporto utilizzato, per progettare una conservazione migliore o un restauro più appropriato. <<<