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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english

L'approvvigionamento internazionale di conoscenza: criticità organizzative ed effetti di sistema

Università degli Studi di Bologna
Abstract
La delocalizzazione di attività intangibili (R&S, industrializzazione, analisi finanziarie, marketing, amministrazione, ecc.) da parte di imprese dei Paesi avanzati verso Paesi emergenti (India, Cina, Corea, Est Europa, ecc.) è un fenomeno di recente e crescente sviluppo. Tale processo di internazionalizzazione, che può essere denominato “approvvigionamento internazionale di conoscenza”, è guidato dalla ricerca contemporanea di risorse con elevate competenze a costi competitivi ed è agevolato dalla diffusione delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione. Data la novità del fenomeno, gli effetti generalmente ipotizzati, ma non ancora corroborati da evidenze empiriche, sono molteplici e pervasivi. A livello di sistema industriale, la delocalizzazione può comportare perdita di competenze, diminuzione di posti di lavoro, indebolimento della capacità innovativa del Paese di origine; può però determinare anche processi di polarizzazione della forza lavoro in attività a maggiore intensità di know how e stimolare incrementi della produttività e dei tassi di crescita. A livello di impresa, la decisione di delocalizzazione di attività intangibili richiede un’attenta valutazione di quali competenze trattenere entro i confini organizzativi, quale modalità di governance attuare, come condividere e gestire conoscenza, quali meccanismi di protezione della proprietà intellettuale attuare. A livello di gruppo di lavoro, l’approvvigionamento internazionale di conoscenza introduce gruppi virtuali a distanza, nei quali, oltre alle scelte di divisione del lavoro e di coordinamento, sono elementi chiave il riconoscimento delle differenze culturali e delle identità professionali di colleghi che non operano in prossimità. Infine, il rapporto tra il singolo lavoratore e l’impresa si modifica: le percezioni dei rischi e dei benefici dell’iniziativa, il profilo di competenze, le condizioni retributive dell’individuo sono influenzati dalle scelte operate ai livelli di gruppo e di impresa e dalla situazione a livello di sistema.

Le scarse evidenze disponibili segnalano un’accelerazione del processo di delocalizzazione delle attività intangibili delle imprese italiane negli ultimi anni, con imprese che si trovano in fasi diverse di un possibile ciclo di approvvigionamento internazionale di conoscenza. Alcune imprese sono nella fase di concezione delle prime iniziative di approvvigionamento internazionale di conoscenza; altre, già attive, stanno ampliando il ricorso a questo processo, attraverso l’estensione dei Paesi fornitori, l’offerta di nuovi servizi, l’ampliamento delle attività intangibili delocalizzate.

Il progetto proposto intende sviluppare un quadro esauriente del processo di approvvigionamento di conoscenza delle imprese italiane in Paesi emergenti che adotti le seguenti prospettive multiple sul fenomeno:
- approfondire le modalità attraverso cui si attuano i processi di delocalizzazione delle attività intangibili, della loro intensità ed evoluzione nel tempo e dei loro effetti sui processi organizzativi, sulla capacità innovativa delle imprese e su competenze e occupazione di individui, imprese e sistema industriale;
- esaminare i percorsi evolutivi che le imprese che attuano delocalizzazione di attività intangibili possono affrontare nel tempo (creazione di nuovi business, ampliamento delle attività e/o dei Paesi oggetto di delocalizzazione, cambiamento delle modalità di coordinamento);
- analizzare gli effetti della delocalizzazione delle attività intangibili a livello di sistema industriale, di impresa, di gruppi di lavoro e individuale. Attraverso l’esame a più livelli, operato dalle diverse unità del progetto, un obiettivo è proprio la costruzione di un modello multi-livello, che evidenzi le interdipendenze tra scelte operate a diversi livelli;
- utilizzare e integrare diversi metodi di ricerca. Data l’innovatività del tema trattato, si impiegano metodi qualitativi, come i casi studio, per formulare modelli teorici che evidenzino le variabili in gioco e le loro interrelazioni, e metodi quantitativi, come le indagini statistiche, per confutare i modelli teorici. Sono anche costruiti modelli econometrici per misurare gli effetti della delocalizzazione di attività intangibili a livello di impresa e di sistema industriale;
- svolgere uno studio intersettoriale, nel quale sono confrontate le dinamiche di delocalizzazione nel settore del software e servizi IT, “pioniere” nella delocalizzazione di attivita intangibili, e nel settore meccanico, di rilevanza per il sistema industriale italiano;
- esaminare i processi di approvvigionamento internazionale di conoscenza che differenziano le grandi imprese, tradizionale oggetto di studio, dalle piccole-medie imprese, per le quali il minore investimento in immobilizzazioni compatibile con la delocalizzazione di attività intangibile dischiude nuovi scenari di internazionalizzazione. Particolare attenzione è rivolta ai fenomeni di generazione di nuova impresa. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Rosa Grimaldi Università degli Studi di BOLOGNA
Obiettivo del Programma di Ricerca
L’approvvigionamento internazionale di conoscenza (AIC) è un tema centrale per le imprese e un fattore importante alla base del vantaggio competitivo delle imprese e del sistema industriale. Le imprese, che raramente dispongono al loro interno di tutte le conoscenze utili all’erogazione dei beni e servizi che le caratterizzano, sempre più frequentemente ricorrono a partner localizzati in Paesi stranieri.

Il ricorso a Paesi stranieri può riguardare attività a diverso contenuto di conoscenza, posizionate a monte o a valle del sistema del valore delle imprese, di servizi o manifatturiere. In passato, grande attenzione è stata data alla delocalizzazione di attività manifatturiere da parte di imprese di produzione. Recentemente, la delocalizzazione di attività a carattere intangibile in Paesi emergenti sta diventando il fenomeno rilevante nelle imprese occidentali, grazie anche allo sviluppo e alla diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT). Le imprese italiane presentano, a questo riguardo, diversi stadi di sviluppo: a fronte di una maggioranza che sta ora affrontando la scelta di delocalizzare attività intangibili, altre valutano o implementano possibili evoluzioni delle iniziative già avviate.

L’obiettivo di questo progetto è lo studio dell’Approvvigionamento Internazionale di Conoscenza (AIC), con focus sulla delocalizzazione di attività intangibili (es. progettazione, design, ingegnerizzazione, R&amp;D, ecc.), da parte di imprese italiane, sia di piccole sia di grandi dimensioni, verso imprese localizzate in Paesi emergenti (India, Cina, Corea, Filippine, Est Europa, ecc.).

Più specificamente, gli obiettivi del presente progetto di ricerca sono i seguenti:


A. INQUADRAMENTO DELL’AIC

La letteratura accademica e manageriale fornisce delle indicazioni chiare relativamente alle scelte compiute da imprese statunitensi sul tema dell’approvvigionamento internazionale di talenti. La realtà italiana, dove il fenomeno della delocalizzazione di conoscenza è in fase di crescita, è ancora poco studiata. Poco sappiamo su quali imprese del sistema industriale italiano siano attive, con quali Paesi, che tipo di conoscenze siano scambiate. La situazione ancora acerba delle imprese italiane sul fronte dell’approvvigionamento internazionale di conoscenza giustifica l’investimento nella costruzione di un quadro di riferimento esaustivo sui processi di AIC.


B. SCELTE DI COORDINAMENTO DI AIC ED EFFETTI SUI PROCESSI ORGANIZZATIVI

Il tema del coordinamento in AIC in Paesi emergenti e l’impatto sui processi organizzativi è fondamentale. Le imprese che avviano AIC devono affrontare diverse scelte a diversi livelli: la modalità di governance (strutture proprietarie, esternalizzazione, accordi di collaborazione, ecc.), gestione delle relazioni con organizzazioni esterne (altre imprese, università, centri di ricerca, ecc.), criteri di divisione del lavoro e interdipendenze tra gruppi localizzati in Paesi lontani. Tali scelte hanno delle implicazioni importanti per il successo delle attività di AIC delle imprese, ma non sono state sufficientemente esplorate nelle ricerche precedenti, soprattutto relativamente alla delocalizzazione in Paesi emergenti e alle interrelazioni che si generano tra i diversi livelli di analisi. Il nostro progetto si propone di investigare queste tematiche attraverso le seguenti domande di ricerca:

- Quali sono le modalità di governance implementate dalle imprese italiane che attuano AIC in Paesi emergenti? Quali criteri ispirano la scelta? Quali difficoltà e quali vantaggi presentano?

- Come AIC influenza lo sviluppo di capacità relazionali nelle imprese Italiane? Quali sono i meccanismi e le procedure di gestione del portafoglio di relazioni implementato dalle imprese coinvolte in AIC (global account management, global sourcing, ecc.) Quale è il ruolo delle relazioni con università ed enti di ricerca in AIC?

- Come le imprese italiane che attuano AIC in Paesi emergenti organizzano il lavoro tra gruppi non co-localizzati? Come i criteri di divisione del lavoro e le interdipendenze progettate influiscono sui processi di creazione e condivisione di conoscenza?


C. EFFETTI DI AIC SULLA CAPACITÀ INNOVATIVA

L’AIC in Paesi emergenti, attraverso il ricorso a competenze qualificate a costi competitivi, può rappresentare un’importante opportunità di accumulazione e creazione di conoscenza, oppure, se non adeguatamente gestito, può depauperare il patrimonio di conoscenze di individui, imprese e sistema industriale italiano. Gli effetti di AIC sulla capacità innovativa (attraverso i processi di creazione e gestione della conoscenza) delle imprese Italiane non sono stati sufficientemente esplorati e rappresentano un altro obiettivo del nostro progetto. A questo proposito, le domande di ricerca sono le seguenti:

- Quale è l’impatto delle modalità di governance dell’AIC sulla capacità innovativa delle imprese? Quali implicazioni ha sui processi di apprendimento delle imprese? Quali implicazioni sull’appropriabilità dell’innovazione?

- Come le caratteristiche del prodotto da sviluppare (codificabilità, complessità, contenuto tecnologico, modularità) influenzano la condivisione e creazione di conoscenza e competenze innovative all’interno dei team di sviluppo nuovi prodotti attraverso AIC?

- Quali sono i meccanismi che consentono la creazione di nuove imprese a seguito di (e attraverso) AIC?


D. EFFETTO DI AIC SU OCCUPAZIONE E COMPETENZE

Uno degli effetti più temuti, nonostante l’assenza di solidi riscontri empirici, di AIC in Paesei emergenti riguarda la perdita di competenze e opportunità occupazionali per i Paesi occidentali coinvolti. In particolare, non è stato esplorato l’impatto su composizione dell’occupazione, livelli salariali, produttività, riconfigurazione delle competenze, tutti aspetti che hanno invece importanti implicazioni per le imprese e per le politiche industriali. Il nostro progetto si prefigge di rispondere alle seguenti domande di ricerca:

- Quali sono gli effetti di AIC su skill, livelli salariali e produttività a livello di singolo individuo, di impresa e di sistema industriale? Come si posiziona il sistema italiano rispetto agli altri Paesi OECD? Quali indicazioni possono essere formulate per la competitività del sistema industriale italiano?


E. PERCORSI EVOLUTIVI DELLE IMPRESE COINVOLTE IN AIC

Le imprese che hanno già intrapreso AIC in Paesi emergenti spesso affrontano processi evolutivi di varia natura. Una possibilità è l’ampliamento delle iniziative di AIC attraverso la delocalizzazione di ulteriori attività intangibili, l’ingresso in altri Paesi, l’apertura di ulteriori mercati, ecc. Un’altra opportunità risiede nella creazione di nuove iniziative imprenditoriali, come imprese di nuova costituzione (spin-off) nate dalle esperienze già avviate di AIC oppure come imprese che si specializzano nell’offerta di servizi a supporto dell’AIC (per esempio, fornitura di ICT, consulenza, ecc.). I percorsi evolutivi delle imprese italiane, che rappresentano un aspetto innovativo e pertanto meritevole di approfondimenti, saranno investigati attraverso le seguenti domande di ricerca:

- Quali sono i fattori che influenzano e determinano i percorsi evolutivi di iniziative di delocalizzazione di imprese italiane in Paesi emergenti?

- Come l’esperienza maturata da precedenti esperienze di internazionalizzazione (a livello di impresa e a livello di individuo) può influenzare il riconoscimento di nuove opportunità di business e il loro successivo sfruttamento? <<<
Risultati parziali attesi
RISULTATI ATTESI
Il programma di ricerca si prefigge il conseguimento dei seguenti risultati:

I) Presentazioni a convegni e workshop internazionali
Ciascuna sede si impegna a presentare almeno due lavori a conferenze internazionali rilevanti per il proprio ambito di ricerca, quali Academy of Management, EGOS (European Group of Organization Studies), EIASM (European Institute for Advanced Studies in Management), EURAM (European Academy of Management), nonché a workshop specifici riguardanti il tema dell’approvvigionamento internazionale delle conoscenze, quali “The Annual Globalization of Services Conference”, organizzata a Stanford University, USA, “Offshoring and outsourcing: the organizational and geographical relocation of high-value company functions” organizzata da SDA Bocconi, “Research Conference and Workshop on Offshoring”, organizzata da Duke University, USA).

II) Redazione di un libro a divulgazione nazionale
Un libro in italiano presenterà i risultati complessivi della nostra ricerca. Il libro sarà curato da tutti i responsabili delle unità locali. La struttura del libro rifletterà quella di questo progetto, per cui sarà presente una parte iniziale di overview e descrizione del fenomeno per le imprese italiane, anche in chiave comparativa con quelle europee. Ci saranno inoltre tre sezioni, una relativa al tema dell’AIC e ed effetti sul coordinamento organizzativo, una relativa agli effetti di AIC su sviluppo di competenze innovative e una relativa alle dinamiche evolutive di imprese già coinvolte in AIC.

III) Curatela di un numero speciale (special issue) di una rivista internazionale
Uno special issue con taglio accademico sul tema dell’AIC verrà curato da alcuni membri delle unità locali (che fungeranno da guest editors). Possibili riviste che, per la prospettiva multi-livello, multi-disciplinare e multi-metodologica adottata, potrebbero ospitare la curatela e dare potenzialmente visibilità ai lavori di tutti i membri delle unità sono ad esempio Research Policy, Management Science, Journal of International Management, Journal of International Business Studies, European Management Journal. Lo special issue avrebbe l’obiettivo di presentare i risultati della ricerca del progetto qui proposto per le imprese italiane in un quadro comparativo con evidenze analoghe raccolte in altre ricerche a livello internazionale.

IV) Organizzazione di un convegno internazionale
Data la novità del tema per le imprese italiane, si ritiene opportuno dare ampia visibilità alla ricerca presentandone e discutendone i risultati in un convegno al quale partecipino universitari, rappresentanti istituzionali e imprenditori, in primis i manager delle imprese italiane coinvolte nello studio empirico, nell’analisi dei casi e nella survey. L’invito alla conferenza sarà rivolto anche alla comunità scientifica internazionale e a rappresentanti di aziende e istituzioni europee e internazionali. Durante il convegno, particolare attenzione sarà rivolta al confronto tra le esperienze italiane e internazionali nell’Ambito dell’approvvigionamento internazionale di conoscenza. Il convegno avrebbe luogo a Bologna.


INTERESSE PER L'AVANZAMENTO DELLA CONOSCENZA

Il progetto si propone di avanzare la conoscenza attraverso: l’ inquadramento del fenomeno dell’AIC per le imprese italiane, avanzamento della letteratura scientifica sull’AIC, un contributo metodologico.


Inquadramento del fenomeno dell’AIC per le imprese italiane.

I paesi emergenti (quali India, Cina, Filippine, Romania) stanno velocemente colmando il gap di sviluppo tecnologico che li distingueva dai paesi occidentali industrializzati. Il ruolo che potranno avere nell’economia globale è ancora, per certi versi, incerto, ma al tempo stesso sfidante per molte economie occidentali. L’interesse nei confronti delle dinamiche e degli scambi che le imprese occidentali intrattengono con questi paesi è crescente.
Questo progetto farà chiarezza sui fattori economici, strategici e organizzativi che sono alla base degli scambi di conoscenza che avvengono tra imprese italiane e imprese e altre istituzioni localizzate in paesi emergenti, attraverso la de-localizzazione di attività intangibili (servizi) ad alto contenuto di conoscenza.


Avanzamento della letteratura scientifica sull’AIC

Il progetto contribuisce all’avanzamento della conoscenza da parte delle imprese italiane nei Paesi emergenti sui seguenti temi, legati ai processi di AIC: il coordinamento tra imprese, organizzativo e nei gruppi di lavoro; la capacità innovativa di individui, gruppi, organizzazioni e sistemi; gli effetti su competenze e occupazione; l’evoluzione dei percorsi di approvvigionamento internazionale di conoscenza.

Per quanto riguarda il tema del coordinamento a livello di sistema di imprese, la ricerca contribuirà a chiarire il legame tra internazionalizzazione e processi di accumulazione di conoscenza, approfondendo il ruolo giocato dalle ‘capacità relazionali’, ancora poco sviluppato in letteratura. Per quanto riguarda il livello di singole organizzazioni e di gruppi, invece, questa ricerca contribuisce a chiarire come diverse scelte di governance e diverse configurazioni dei team virtuali influenzino i processi di condivisione di conoscenza in contesti internazionali.

Relativamente gli effetti dell’AIC sulla competitività del sistema industriale italiano, la ricerca esplora se la delocalizzazione internazionale di attività ad alto contenuto di conoscenza risulti in uno “piazzamento” o in un arricchimento della tecnologia disponibile per le imprese italiane, e quali condizioni inducano tali conseguenze. Per quanto concerne il livello di singole organizzazioni, si contribuirà a esplorare il fenomeno di un nuovo tipo di imprese, dette ‘Nate globali’. Inoltre, si aumenterà la comprensione dei meccanismi che consentono la creazione di nuove imprese sia legate a iniziative già avviate di AIC (per esempio, spin-off nati dall’esperienza maturata da alcuni individui in imprese che attuano internazionalizzazione) sia al servizio di AIC (per esempio, nascita di imprese che forniscono infrastrutture tecnologiche a supporto di AIC).

Il presente progetto integrerà gli studi che hanno analizzato gli effetti di lungo periodo dell’approvvigionamento internazionale di conoscenza sull’occupazione totale e sulla composizione per qualifiche della domanda di lavoro, con uno studio sugli effetti di breve periodo, al momento totalmente mancanti, nonostante la rilevanza del tema per la politica economica dei Paesi occidentali. L’analisi dell’influenza dell’approvvigionamento internazionale di conoscenza sui lavoratori individuali, attraverso la valutazione dei costi di aggiustamento di breve periodo e degli effetti sulla polarizzazione del mercato del lavoro, è un ulteriore contributo all’avanzamento della conoscenza.

Infine, il progetto approfondirà un aspetto che ha ricevuto finora scarsa attenzione: il processo evolutivo di generazione di nuove idee di business da parte di imprese internazionali nell’ambito della delocalizzazione delle attività intangibili. In particolare, il progetto investigherà quali condizioni conducano le imprese a scoprire e riconoscere nuove idee che permettono di sviluppare ulteriormente le potenzialità di de-localizzazione. Per esempio, possono essere oggetto di delocalizzazione in Paesi emergenti ulteriori attività e con un contenuto crescente di conoscenza e/o possono essere oggetto di AIC nuovi Paesi emergenti e/o possono cambiare le modalità di coordinamento inizialmente scelte.
Per quanto concerne specificamente la delocalizzazione di attività di R&amp;S, l’evoluzione delle imprese coinvolte in AIC sarà legato alla distinzione delle attività delocalizzate come attività volte all’aumento (augmentive mode) o allo sfruttamento (exploitive mode) di conoscenza così come alle caratteristiche del prodotto finale (stand-alone oppure multi-dimensionale integrato).

Come le considerazioni riportate qui sopra illustrano, ogni tema sarà esplorato a differenti livelli (individuo, gruppi di lavoro, impresa, sistema industriale), così da rendere possibile un ulteriore contributo di questo progetto: costruire un modello multi-livello che evidenzi le interdipendenze tra gli effetti di AIC ai diversi livelli.


Contributo metodologico

Il progetto investiga il tema dell’approvvigionamento internazionale di conoscenza utilizzando e integrando una molteplicità di tecniche differenti, sia qualitative sia quantitative, e si ritiene che questo rappresenti un aspetto particolarmente interessante per l’avanzamento della conoscenza. Il progetto infatti intende sviluppare casi di studio in alcune imprese e al contempo adottare indagini statistiche su campioni significativi di imprese e formulare modelli econometrici. Il processo di approvvigionamento internazionale di conoscenza sarà quindi esplorato a diversi livelli: sistema industriale (modelli econometrici), organizzazione (indagine statistica e case study), gruppi di lavoro (case study) e individui (indagine statistica). Il confronto delle evidenze raccolte con questa pluralità di tecniche permetterà quindi di costruire un quadro unitario all’interno del quale trovino collocazione sia i diversi livelli nei quali il fenomeno si sviluppa sia le relazioni tra i diversi livelli dando quindi risposta alle sollecitazioni di numerosi ricercatori che sottolineano la necessità e la rilevanza delle teorie multi-livello evidenziando, al contempo, la scarsità di questi contributi nella letteratura scientifica e manageriale (Klein et al. 1999, House et al., 1995, Huy, 1999).

Il questionario costruito sulla base degli input derivanti dalla teoria multi-livello è un altro elemento di interesse per l’avanzamento della conoscenza in quanto rappresenta uno strumento robusto per la raccolta dei dati sia durante l’attuale progetto sia per successive analisi comparative e longitudinali.
Un punto di debolezza che caratterizza molti studi empirici è infatti principalmente legato alle difficoltà e alla confusione nella definizione e nella operazionalizzazione di variabili di interesse nello studio dell’approvvigionamento internazionale di conoscenza. Ad esempio, lo stesso flusso di conoscenza non può essere colto e misurato utilizzando le stesse variabili idonee a misurare flussi di attività tangibili come ad esempio i prodotti. Altre difficoltà emergono a seguito di una diversa definizione di internazionalizzazione, dell’approccio utilizzato per raccogliere i dati e degli indicatori impiegati all’interno dei vari settori. Tutti questi aspetti generano confusione e criticità nell’interpretazione dei dati e nella discussione delle implicazioni dell’approvvigionamento internazionale di conoscenza in una prospettiva comparativa.

Un ulteriore elemento di interesse per l’avanzamento della conoscenza è legato all’originalità nella conduzione dei casi di studio. Mentre la maggior parte dei casi studio si basa infatti su analisi di documenti (Eisenhardt, 1989; Yin, 1994), noi utilizzeremo tecniche di ricerca sia qualitative sia quantitative (o mixed method, Creswell, 2003). In particolare, la tecnica qualitativa dell’analisi documentale sarà arricchita da osservazioni (di meeting, di interazioni, etc.) -volte ad ottenere una comprensione ricca di come l’approvvigionamento internazionale di conoscenza si svolge nelle organizzazioni e viene quotidianamente gestito dai suoi membri- e da interviste destrutturate. Tecniche quantitative quali questionari strutturati e analisi delle reti sociali permetteranno di arricchire la comprensione del fenomeno.


POTENZIALITA' APPLICATIVE

Il modello multi-livello dell’approvvigionamento internazionale di conoscenza in Paesi emergenti avrà importanti ricadute sia per intraprendere nuove iniziative sia per modificare e migliorare iniziative di approvvigionamento internazionale di conoscenza già attivate da parte delle imprese italiane che intendono sviluppare le loro capacità innovative. In particolare, la molteplicità di variabili prese in considerazione nel progetto potrà essere di supporto alle imprese nelle decisioni che riguardano: quali attività ad alta intensità di conoscenza è opportuno delocalizzare e dove; quale struttura macro-organizzativa adottare; il coinvolgimento di università e centri di ricerca nell’AIC; quali fattori strutturali (dispersione spaziale, temporale, e configurazionale e le caratteristiche dei prodotti) e di processo (uso delle tecnologie collaborative) influenzano i processi di condivisione di conoscenza tra membri di un team globalmente distribuito. I risultati del progetto offriranno alle imprese anche indicazioni sui percorsi evolutivi che, una volta avviate attività di delocalizzazioni di attività intangibili, è possibile prevedere a livello di generazione di nuove opportunità di business, modalità di coordinamento, gestione dei gruppi di lavoro, estensione dei servizi in nuove nazioni o ampliamento delle attività delocalizzate all’interno della stessa nazione.

Riteniamo inoltre che questo progetto ponga le basi per la formulazione di politiche orientate a favorire l’approvvigionamento internazionale di conoscenza per grandi, medie e piccole imprese.
Tale fenomeno è indubbiamente complesso e presenta sia opportunità sia potenziali minacce per le imprese e le nazioni coinvolte. Se da un lato l’AIC permette alle imprese di accedere a nuove risorse, potenziando le competenze innovative e aprendo nuovi mercati sia per le imprese che delocalizzando sia per le imprese che forniscono conoscenza e innovazione, è diffuso il timore che la delocalizzazione di attività knowledge- intensive deprivi gradualmente le imprese e le nazioni che delocalizzano di competenze strategiche possedute, riduca l’occupazione e favorisca fenomeni di sfruttamento delle nazioni emergenti.
Per quanto riguarda le nazioni industrializzate, e l’Italia in particolare, a fronte della diffusa preoccupazione per la perdita di occupazione, esistono studi che mostrano come le ripercussioni della delocalizzazione di attività ad alto contenuto di conoscenza siano miste ma complessivamente positive nel medio-lungo periodo. Nonostante questo, governi e legislatori di paesi dove il fenomeno è già ampiamente sviluppato (quali USA e GB) sono stati invitati a intervenire per proteggere l’occupazione domestica. E’ importante però sottolineare che le aspettative e le preoccupazioni legate all’approvvigionamento internazionale di conoscenza si basano su informazioni parziali e selettive, che spesso poggiano su evidenze aneddotiche.
La survey che ci proponiamo di condurre nell’ultima fase del progetto intende raccogliere dati affidabili su questo fenomeno, fornendo un riferimento realistico dell’approvvigionamento internazionale di conoscenza e delle sue conseguenze sulla crescita e sulla competitività delle imprese italiane. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
L’approvvigionamento internazionale di conoscenza (AIC)


Le origini dell’AIC

Il fenomeno dell’approvvigionamento internazionale di conoscenza (AIC) ha di recente ricevuto crescente attenzione da parte di media, manager e accademici di tutto il mondo (Agrawal, Farrell and Remes, 2003; Swann, 2004; Levy, 2005; Sako, 2007).

Al di là delle modalità classiche di internazionalizzazione (l’esternalizzazione in Paesi in via di sviluppo per ridurre i costi di produzione oppure la delocalizzazione per accedere a competenze altamente specializzate), una scelta emergente per implementare le decisioni di delocalizzazione e’ quella spesso di spostare le attività intangibili in Paesi nei quali siano disponibili elevate competenze a costi competitivi (Maskell et alii, 2006). Questo nuovo tipo di AIC, noto anche come “offshoring”, si riferisce alla migrazione di processi aziendali e attività professionali in Paesi quali India, Filippine, Irlanda, Cina, con l’obiettivo di ridurre i costi senza sacrificare la qualità (Venkatraman, 2004). In questa sede, coerentemente con le recenti tendenze della globalizzazione, ma in contrapposizione con i più noti processi di delocalizzazione delle attività produttive (o tangibili), ci concentriamo sull’offshoring delle attività “intangibili”. Se inizialmente la delocalizzazione delle attività intangibili era limitata ad attività ripetitive e altamente codificate, come quelle dei call center, dei customer service on line e del tele-marketing, successivamente, ha iniziato a coinvolgere attività caratterizzate da elevato contenuto tecnico, personalizzazione al cliente e risoluzione di problemi, quali analisi di mercato, integrazione di sistemi, servizi finanziari. Solo recentemente questi processi di delocalizzazione hanno cominciato a coinvolgere in modo significativo anche attività strategiche per le organizzazioni. Attraverso l’approvvigionamento internazionale di conoscenza (AIC) le imprese de-localizzano attività creative ed innovative direttamente collegate al loro “core business”, quali la progettazione di nuovi chip,l’esecuzione di prove di laboratorio per la ricerca farmaceutica, la cura di edizione di libri (Couto, Mani, Lewin and Peeters, 2006; Bardhan, 2006). Secondo la ricerca svolta da Duke/Booz Allen Offshoring Research Network nel 2006, circa il 32% del totale dei servizi/attività intangibili esternalizzati riguarda ricerca e sviluppo (11%), ingegnerizzazione (14%) e progettazione tecnica (7%).

La letteratura accademica, nonostante molti studi descrivano la tendenza delle imprese multinazionali a intraprendere la strada dell’AIC (Maliciani, 2001; Rugman, 2000; Tegarden, Hatfield &amp; Echolos, 1999), non presenta ancora una sistematizzazione del fenomeno (Hood &amp; Young, 1999; Malmberg &amp; Maskell, 1999).

E’ noto che la spinta primaria all’AIC e’ la riduzione dei costi. Tuttavia, gli studi micro-economici tradizionali che spiegano la scelte di localizzazione delle multinazionali tendono a focalizzarsi non solo sulle imperfezioni del mercato (come quelle causate dai differenziali di costo), ma anche sull’interesse delle multinazionali verso l’espansione dei propri mercati di sbocco. La ricerca del 2005 della Duke University/Archstone Consulting mostra che il 73% delle decisioni di delocalizzazione delle attivita’ intangibili e’ infatti associato a una strategia di crescita.

AIC offre un’impareggiabile opportunità di accedere a risorse competenti e qualificate. Nel 2006 McKinsey Global Institute ha investigato, in 28 Paesi emergenti, la disponibilità di laureati aventi profilo adeguato per essere impiegati in imprese multinazionali, mostrando che più del 90% dei candidati è localizzato al di fuori delle mete classiche dell’offshoring (quali Bangalore, Budapest, Prague and Moscow) (Farrel, 2006) e configurando così una geografia della conoscenza ampia e distribuita.

L’opportunità’ di accedere facilmente a risorse professionali sta modificando l’assetto competitivo non solo delle grandi imprese e delle multinazionali, ma anche delle PMI. Ad esempio, nel settore del software le imprese più piccole riescono comunque a competere con grandi imprese, in quanto posso ora accedere in modo veloce e conveniente a una larga base di forza lavoro qualificata. Come per molti servizi professionali, i costi di avviamento sono bassi, in quanto non sono necessari i forti investimenti di capitale tipici dell’esternalizzazione della produzione. Queste premesse permettono anche alle PMI di entrare in nuovi mercati e continuare a mantenere un nucleo ridotto di progettisti presso la sede dell’organizzazione e un ampio numero di lavoratori presso una impresa localizzata in un Paese emergente. Con questo modello ibrido, le piccole imprese possono ora competere su mercati globali (Seshai and Gupta, 2004).


AIC e modalità di coordinamento

Le imprese hanno a disposizione un continuum di soluzioni per strutturare la forma organizzativa delle relazioni internazionali. Coerentemente con la teoria dei costi di transazione, tale continuum si muove dalla completa internalizzazione alle relazioni di mercato (Williamson, 1975). Le principali alternative di coordinamento delle relazioni organizzative nei processi di AIC sono: la creazione di centri proprietari (captive center) o investimenti diretti, le collaborazioni, le joint ventures e l’esternalizzazione (offshore outsourcing).

La creazione di una struttura proprietaria e’ perseguita dal 70% delle grandi e medie imprese che de-localizzano le attività di R&amp;S (Lewin, Peacock, Peeters, Russell, Sutton, 2005; Jakobsen, De Voss, 2003). Molti studi hanno investigato le scelte e le modalità di localizzazione dei centri di R&amp;D (vedi Cantwell, Piscitello, 2005; Von Zedwitz, Gassman, 2002). Ad esempio Von Zedwitz e Gassman (2002), distinguendo tra attività di ricerca e di sviluppo, sottolineano la tensione esistente tra forze centrifughe, che potrebbero favorire la separazione geografica tra ricerca e sviluppo, da quelle centripete, che spingono verso l’integrazione delle due allo scopo di ottenere maggiore efficienza e orientamento al cliente.

Altri studi empirici mostrano come le multinazionali che scelgono di fare investimenti diretti sono sistematicamente piu’ produttive di quelle che acquisiscono imprese gia’ esistenti in loco, a causa anche delle pressioni dei governi locali a favore dell’investimento “greenfield” (Narula, Dunning, 2000; Coughlin, Segev, 2000).

Se un captive centre garantisce la migliore protezione del capitale intellettuale, entrare su un mercato emergente con questa modalità comporta maggiori rischi operative dovuti a mancata conoscenza del contesto locale e ad aspettative su compensi allineati a quelli dei Paese occidentali (Khan and Fiztgerald, 2005). Per questi motivi, molte imprese preferiscono attivare forme di collaborazione con aziende locali fornitrici di servizi oppure con parti terze che si occupano dell’intermediazione con imprese locali.

Ci sono diverse forme di collaborazione che le imprese possono scegliere per gestire l’approvvigionamento internazionale di conoscenza. Frequente e’ il caso in cui una organizzazione stabilisce una joint venture con un fornitore, stabilendo a priori come suddividere rischi e profitti (Khan and Fitzgerald, 2004). Molte organizzazioni cambiano la modalità di coordinamento nel tempo, come testimoniato dall’emergente modello dell’offshoring in tre fasi. Aron e Singh (2001) osservano che le grandi imprese tendono, prima, a creare un centro proprietario, al quale trasferire parte dei propri processi e attività. Inizialmente trasferiscono al centro solamente processi di natura ripetitiva e codificata; poi, in un secondo momento, una volta che il centro ha acquisito esperienza e competenze, trasferiscono processi e attività ad alto contenuto di conoscenza. Infine, l’impresa esternalizza i processi più semplici e codificati a un operatore di mercato esterno, mentre continua ad de-localizzare presso il proprio centro proprietario i processi e le attività ad alto contenuto di conoscenza. Un pattern diverso sembra doversi applicare alle PMI, che secondo il tradizionale modello a fasi (Gankema, Van Dijken, 1997), cominciano i processi di internazionalizzazione con import ed export e che solo successivamente muovono verso nuove forme collaborative. Tuttavia, alcuni autori mettono in discussione questo transazione lineare e sottolineano l’emergere di SME “born global”, ovvero piccole e medie imprese coinvolte in attività innovative e che dipendono quasi esclusivamente dall’export per la loro sopravvivenza (Saarenketo, Sundqvist, 2002, Jakobsen, De Voss, 2003)


Alleanze collaborative ibride vengono spesso sviluppate con lo scopo di condividere il rischio. Ad esempio, con modelli di condivisione di servizi Multiple Clients-Single Vendor e Multiple Clients-Multiple Vendors, organizzazioni diverse ricevono servizi da uno o piu’ fornitori de-localizzati (Dibbern, Goles, Hirshheneim e Jayatilaka, 2004).

La letteratura fino a ora analizzata tende a non mostrare il contenuto del lavoro effettivamente de-localizzato e il legame tra questo e le scelte di coordinamento organizzativo. Dutta e Roy (2005) citano la necessità di ricerche empiriche per meglio comprendere le diverse scelte di coordinamento intra e inter-organizzativo dell’AIC, sia nel caso in cui le attività riguardano processi una tantum (es. un singolo progetto di ricerca e sviluppo oppure una attività isolata di manutenzione di un software) sia quando il lavoro è parte di un processo continuo (come il caso di un call center tecnico). Il modo in cui il lavoro e’ assegnato e organizzato, infatti, ha un impatto sull’intera performance dell’impresa (Walsh and Deery, 2006).


AIC e capacità innovative

L’internazionalizzazione pone nuove sfide alle imprese per la protezione della proprietà intellettuale e della conoscenza. Cambiamenti nel modo di interpretare la tecnologia e trasferimenti di conoscenza sono collegabili alla liberalizzazione dei regimi di scambio e degli investimenti. Come Amesse e Cohendet (2001, pp. 1464) sottolineano, “la globalizzazione ha spinto le imprese a ricercare modi per introdurre nuove tecnologie e prodotti su scala globale il più rapidamente possibile, invece di fare affidamento sulla vecchia diffusione sequenziale dai mercati domestici a quelli stranieri. I ridotti tempi di sviluppo e commercializzazione spingono il processo di innovazione al di fuori dei confini aziendali e delle unità di ricerca e sviluppo”.
Quindi, l’internazionalizzazione è riconosciuta come cruciale per conseguire vantaggio competitivo e continuare a innovare. Al tempo stesso, il rischio di erosione della conoscenza nei Paesi occidentali deve essere accuratamente affrontato e ostacolato attraverso specifici meccanismi, come i diritti di proprietà intellettuale. Ecco perché il dibattito sui diritti di proprietà intellettuale (IPR) è diventato un tema ‘caldo’ nelle ultime due decadi nell’ambito della comunità internazionale.

La delocalizzazione internazionale di attività innovative e ad alto contenuto di conoscenza coinvolge sia le tradizionali preoccupazioni legate agli spill-over di tecnologia nei Paesi ospite, sia sfide completamente nuove. Numerosi ricercatori hanno investigato gli spill-over di conoscenza negli investimenti diretti, con particolare attenzione rivolta ai trasferimenti di tecnologia inter-settoriali (Crone, Roper, 2001; Giroud, 2003; Giarratana, Pagano, Torrisi, 2003; Blyde, Kugler, Stein 2004). Nonostante questo, AIC genera nuove preoccupazioni, come enfatizzato da Sahney and Siu, (2004), poichè espone le imprese a rischi di perdita di proprietà intellettuale al di là di quanto era solito accadere. Localizzare attività ad alto valore aggiunto e contenuto di conoscenza in Paesi più o meno lontani comporta la ri-localizzazione di tecnologie e conoscenza, che risultano essere più difficili da proteggere all’interno di contratti di mercato rispetto a modalità proprietarie. Nonostante non vi siano differenze sostanziali rispetto all’outsourcing entro i confini nazionali, la contrattazione condotta in altre nazioni può essere più difficoltosa a causa delle barriere linguistiche, della mancanza di informazioni finanziarie affidabili e della mancanza di linee guida standard per la documentazione aziendale.


AIC e l’impatto sulle economie occidentali

Un dibattito conflittuale sull’AIC separa coloro che ne celebrano i benefici per le organizzazioni (es. riduzione del time to market, accesso a competenze globali, più facile penetrazione dei mercati locali, aumento della produttività e dei profitti) da coloro che sottolineano gli effetti dirompenti nelle nazioni e nelle economie locali. Sfortunatamente, la quantificazione oggettiva della portata e degli effetti della delocalizzazione internazionale di attività innovative ad alto contenuto di conoscenza è ardua. La maggior parte delle informazioni disponibili poggia su evidenze aneddotiche o su indagini condotte da societa’ di consulenza, che si integrano difficilmente all’interno di un più ampio quadro di riferimento (Word Trade Report, 2005).

Partendo da questa premessa, l’AIC ha implicazioni sia per i Paesi le cui aziende si approvvigionano di conoscenza sia per i Paesi che forniscono la loro conoscenza. I Paesi le cui imprese si approvvigionano di conoscenza sono tipicamente nazioni industrializzate, nelle quali il settore dei servizi impiega tra i due-terzi e i tre-quarti dell’occupazione totale, e le attività di ricerca e sviluppo sono di grande importanza nelle politiche di investimento delle imprese. Nei Paesi occidentali e negli Stati Uniti, diversi gruppi come i sindacati, i legislatori e le parti politiche manifestano preoccupazione per le recenti riduzioni dei posti di lavoro impiegatizi, specialmente tecnici IT, all’interno dei confini nazionali (The Economist, 2003; Kripalani, Einhorn, Magnusson, 2003; Associated Press, 2003), e riconducono questa tendenza alla delocalizzazione dei servizi. Oltre al timore per la crescita dei tassi di disoccupazione, la preoccupazione di un’erosione della conoscenza che potrebbe ridurre il vantaggio competitivo delle imprese nei Paesi occidentali si sta profilando. Da un punto di vista economico non è però semplice distinguere tra gli effetti della delocalizzazione e di altre condizioni macro-economiche (come un aumento dell’età della popolazione, un aumento della produttività, cambiamenti tecnologici, cambiamenti nelle richieste dei consumatori, deregolamentazione dei mercati).

Numerosi studi hanno mostrato una correlazione positiva tra i flussi di investimenti diretti e la crescita economica dei Paesi ospite attraverso gli effetti di spill-over di tecnologia avanzata (Enright, 2004). Poiché la distribuzione degli investimenti diretti all’interno dei confini nazionali può giocare un ruolo importante nell’influenzare lo sviluppo economico regionale, una chiara analisi delle decisioni di localizzazione da parte delle imprese straniere può rappresentare un passaggio importante per la progettazione di politiche regionali orientate ad attrarre efficacemente investimenti diretti stranieri. In verità, l’attuale economia internazionale sembra essere caratterizzata da una forte competizione tra diversi posti per attirare significativi investimenti diretti stranieri (Rugman et al., 1995).

Le ricadute sui Paesi e sulle imprese fino ad ora descritte sono importanti anche per interpretare il ruolo dei legislatori. Le politiche atte ad attrarre e trattenere forza lavoro straniera qualificata sono riconosciute come il più importante ambito per le politiche governative riguardo all’internazionalizzazione delle attività innovative ad alto contenuto di conoscenza (Dachs, et al, 2005). Quindi, da ruolo di controllori dei trasferimenti di tecnologia, i governi devono sviluppare un ruolo di supporto e coordinamento dei network di tecnologia e conoscenza, al fine di promuovere una crescita e uno sviluppo bilanciati (Radosevic, 1999). <<<