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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english

Cittadinanza europea e diritti fondamentali nell'attuale fase del processo di integrazione

Università degli Studi di Bari
Abstract
Il Progetto di ricerca si propone di approfondire la tematica della cittadinanza europea, sia al fine di valutare come essa abbia trovato concreta realizzazione nei quindici anni trascorsi dal Trattato di Maastricht del 1992, che l’ha inserita nel Trattato comunitario (attuali articoli 17-22), sia per determinare l'incidenza in questa materia delle modifiche già previste nel Trattato costituzionale e confermate nei recentissimi Trattati di riforma. Obiettivo è valutare in che misura si sia affermata, o come possa affermarsi nel prossimo futuro, una cittadinanza europea autonoma rispetto alle cittadinanze nazionali e quali ne siano i tratti caratteristici. L’analisi si soffermerà in particolare sui diritti politici e su quelli sociali.
Sarà anche necessario soffermarsi sul complesso rapporto fra diritti fondamentali e diritti di cittadinanza e analizzare la tutela effettiva di questi ultimi, quale essa risulta dalla giurisprudenza della Corte di giustizia e della Corte europea dei diritti dell'uomo (anche se non mancherà qualche necessario rinvio a decisioni di Corti supreme interne). Infatti, la più recente scelta dell'Unione europea di puntare decisamente ed in termini sempre più espliciti sui diritti fondamentali rappresenta una "discontinuità" rispetto al modello affidato unicamente alle logiche ed alle esigenze di mercato. Permane il problema della limitata tutela dei diritti fondamentali nello Spazio di libertà, sicurezza e giustizia, cui sarà dedicata una specifica attenzione.
Un punto fondamentale della ricerca consisterà anche nell'individuazione dei beneficiari della garanzia, se solo i cittadini di Stati membri, anche i residenti o tutte le persone che si trovino sotto la giurisdizione di uno Stato membro. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Ennio Triggiani Università degli Studi di BARI
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il Progetto di ricerca proposto ha l’obiettivo di produrre un’opera collettanea, che raccolga contributi relativi alle diverse problematiche giuridiche che ha sollevato e solleva l’istituto della cittadinanza europea. La riflessione dovrebbe partire da una valutazione dei contenuti e dei limiti della cittadinanza europea, nonché della sua effettiva realizzazione dopo l’inserimento nel Trattato comunitario. Parte essenziale della ricerca riguarderà ovviamente le prospettive, anche alla luce della (ormai certa) formalizzazione della Carta di Nizza e dei nuovi Trattati di riforma, che saranno firmati a Lisbona entro la fine del 2007.
Il lavoro di ricerca sarà articolato attorno ai seguenti nuclei concettuali, cui fanno capo le quattro unità di ricerca coinvolte nel progetto:
a) i diritti politici connessi alla cittadinanza europea;
b) i diritti sociali connessi alla cittadinanza europea e i caratteri della cittadinanza sociale europea;
c) garanzie effettive dei diritti di cittadinanza quali risultano dal raffronto della giurisprudenza delle corti di Strasburgo e di Lussemburgo;
d) i diritti dei cittadini europei nello Spazio di libertà, sicurezza e giustizia. <<<
Risultati parziali attesi
Il Progetto di ricerca proposto si propone di giungere ad un inquadramento giuridico delle differenti tematiche individuate come rilevanti o attuali con riferimento alla tematica della cittadinanza europea e alla connessa tutela dei diritti fondamentali. Tale inquadramento è finalizzato a ricostruire, in senso problematico, il problema dell’esistenza di una autonomia della cittadinanza europea rispetto alle singole cittadinanze nazionali e i caratteri di questa cittadinanza, sia sotto il profilo dei diritti civili e politici sia con riferimento ad un settore, come quello dello Spazio di libertà, sicurezza e giustizia, che incide profondamente sugli individui.
Con riferimento alle eventuali potenzialità applicative, le Unità di ricerca si propongono di sottoporre i risultati della analisi condotte presso le competenti sedi europee, sia a livello di uffici studi, sia contribuendo alla costruzione dal basso e partecipata del processo di integrazione europea. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
L’istituzione della cittadinanza dell’Unione europea, nuovo status giuridico di cui è titolare chiunque abbia la cittadinanza di un Paese membro, è tra le maggiori novità del Trattato di Maastricht del 1992. Sebbene tale status sia riferito all’Unione, esso è disciplinato nel Trattato CE (attualmente agli articoli 17-22), nel quale, all'enunciazione del concetto di cittadinanza dell'Unione, segue un elenco di diritti specifici di cui godono i cittadini europei: libera circolazione e soggiorno nel territorio degli Stati membri, diritto di voto ed eleggibilità nelle elezioni comunali e in quelle per il Parlamento europeo nello Stato di residenza, protezione diplomatica, diritto di petizione e ricorso al Mediatore europeo. Un elenco simile è contenuto nel capitolo V della Carta di Nizza dei diritti fondamentali, sotto la voce diritti di cittadinanza (nella Carta figurano anche i diritti di dignità, libertà, eguaglianza, solidarietà e giustizia) ed infine nel progetto di Trattato-costituzione (art. I-8), ripreso in ciò dai nuovi Trattati di riforma, che saranno firmati a Lisbona entro la fine del 2007.
Riguardo all’attribuzione della cittadinanza europea, ai sensi dell’art. 17, par. 1 essa consegue automaticamente alla cittadinanza di uno Stato membro e rappresenta quindi un completamento della cittadinanza nazionale, che, senza in alcun modo sostituire quest’ultima, la potenzia mediante una serie di diritti. L’attribuzione automatica della cittadinanza europea esclude l’esistenza di criteri, di acquisto o di perdita, di tale cittadinanza definiti autonomamente dall’Unione. Gli Stati membri mantengono il potere di disciplinare come credono l’attribuzione e la perdita della propria cittadinanza, così determinando, in definitiva, la nascita o la perdita anche della cittadinanza europea. Tale libertà di ogni Stato membro non può essere messa in discussione dalle istituzioni europee, né da alcuno altro Stato membro, anche se dalla sentenza Micheletti (7/7/1992, C-369/90) può desumersi un limite alla rilevanza delle norme nazionali ai fini dell’attribuzione della cittadinanza europea; la Corte ha infatti affermato che la competenza degli Stati in materia di cittadinanza deve essere esercitata nel rispetto del diritto comunitario.
Ne consegue che la cittadinanza dell’Unione non consiste, come quella nazionale, in un vincolo giuridico-politico, ma si risolve in un catalogo di specifici diritti, esercitabili, di regola, nei confronti degli Stati membri, piuttosto che dell’Unione, e taluni appartenenti non solo ai cittadini, ma anche alle persone fisiche o giuridiche aventi la residenza o la sede sociale in uno Stato membro. Ciò non toglie che, da un punto di vista politico, la creazione della cittadinanza dell’Unione rappresenti un evento di estrema rilevanza, anche sotto il profilo della sedimentazione di una identità europea: l’individuo, infatti, non viene più in rilievo solo come soggetto economicamente attivo, ma tende a porsi come soggetto politico, partecipe e consapevole protagonista del processo di integrazione europea. Come la Corte ha più volte dichiarato (a partire dalla sentenza del 20/9/2001, C-184/99, Grzelczyk): «Lo status di cittadino dell’Unione è destinato ad essere lo status fondamentale dei cittadini degli Stati membri, che consente a chi tra di essi si trova nella medesima situazione di ottenere, indipendentemente dalla nazionalità e fatte salve le eccezioni a tal riguardo espressamente previste, il medesimo trattamento giuridico».
In generale, non appare metodologicamente corretto applicare, con riferimento alla cittadinanza europea, i modelli valutativi degli ordinamenti nazionali. Tale prospettiva può essere fuorviante nel contesto dell'UE, che non è una comunità autenticamente politica e ancor oggi è ben lungi dall'essere coinvolta in un processo costituzionale. L'analisi della tutela dei diritti a livello europeo necessita pertanto di essere svolta tenuto conto degli attuali modelli organizzativi e funzionali del potere nell'ambito dell'UE. Solo in questa prospettiva risulta realisticamente possibile valutare l'effettivo apporto della dimensione europea all'evoluzione del concetto di cittadinanza europea.
La tutela dei diritti di cittadinanza europea si collega al tema più generale della tutela dei diritti fondamentali nell’Unione europea. Il testo approvato all'ultimo Consiglio europea di Lisbona appare coraggioso, anche se non privo di ambiguità, in quanto si riconosce alla Carta dei diritti lo stesso valore giuridico dei Trattati, ma si stabilisce espressamente che attraverso le disposizioni della Carta non si possano estendere le competenze dell'Unione e che la sua adesione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo non potrà modificare le competenze dell'Unione. La protezione dei diritti fondamentali, quali sono garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in quanto principi generali di diritto comunitario, rimane una caratteristica ineliminabile del diritto comunitario e un elemento rilevante ai fini dello sviluppo di un veritiero concetto di cittadinanza. Tuttavia, bisogna anche tenere presente che il principio del rispetto dei diritti fondamentali, che è un'importante parametro interpretativo di tutti e tre i pilastri, è inidoneo a stabilire un autonomo e specifico titolo di giurisdizione della Corte (articoli 6, par. 2 e 46, lett. d) TUE), specialmente per quanto concerne gli atti relativi al terzo pilastro, che pure sono essenziali per la realizzazione di un veritiero e completo processo di integrazione.

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