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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
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COMPRENSIONE DELLA LETTURA, ISTRUZIONE INDIVIDUALIZZATA, ILLETTERATISMO, COMPRENSIONE DELLA TELEVISIONE, COMPRENSIONE DELL'IMMAGINE

L'immagine nella stimolazione della lettura

Università degli Studi Roma Tre
Abstract
Lo scopo della ricerca è di definire progetti di intervento educativo a favore dello sviluppo dell’abilità o capacità di comprensione della lettura che tengano il più possibile conto dell’importanza della componente affettiva o motivazionale del processo di apprendimento. Per soddisfare tale esigenza si punta sul favore, spesso deprecato, di cui la comunicazione iconica, nelle sue varie forme, gode nella nostra cultura, sugli aspetti positivi che dal punto di vista motivazionale o affettivo possono essere attribuiti ad un materiale didattico che sia anche, o esclusivamente, iconico.
Sono stati identificati due diversi ordini di argomentazione teorica dell’ipotesi che si possa stimolare la lettura operando su materiale parzialmente o totalmente iconico.
Da una parte c’è la letteratura psicocognitiva con la dimostrazione dell’importanza dei processi mentali di collegamento e connessione delle informazioni nella comprensione del testo inteso come insieme organizzato di informazioni. L’evidenza di questi processi implica anche l’esistenza di aspetti di continuità nell’elaborazione di testi verbali, audiovisivi e visivi.
Dall’altra parte c’è la letteratura semiologica con le suggestioni circa la ‘traducibilità’ della comunicazione iconica in testo verbale, e quindi con la prospettiva di un lavoro di analisi che le coinvolga entrambe e ne evidenzi sia l’affinità/continuità sia le rispettive peculiarità.
A seconda dell’età dei destinatari dei vari interventi educativi progettati dai tre gruppi di ricerca si è tenuto conto dell’uno o dell’altro ordine di giustificazioni dell’ipotesi comune. Si sono comunque scelti destinatari che fossero significativi dal punto di vista dello svantaggio socioculturale e delle prospettive di un suo efficace recupero, assumendo che quello svantaggio incida anche e soprattutto sull’abilità di comprensione della lettura.
Una prima importante categoria di destinatari è data dai bambini della scuola dell’infanzia. L’evidenza della componente cognitiva dell’abilità di lettura permette di idearne una stimolazione che si focalizzi su storie fatte di sole immagini, sia statiche (libri illustrati) sia dinamiche (programmi televisivi senza parole), che i bambini di questa età hanno piacere di esplorare, operando nel senso della prevenzione (Cardarello, 2004, 2007).
Con la seconda categoria di destinatari, che frequentano i primi anni della scuola media superiore, si intende intervenire con un progetto di recupero che dovrebbe sfruttare la preferenza per l’immagine dinamica della televisione, allo scopo di assicurare una motivazione sufficiente all’attività di analisi e ricostruzione dei processi di integrazione e connessione delle informazioni televisive (Lumbelli, 2006). Poiché questa attività cognitiva è comune alla comprensione della lettura, con questo intervento educativo si assume di stimolare anche la comprensione della lettura.
La terza categoria di destinatari è data da studenti universitari che abbiano dimostrato di avere lacune rilevanti nell’abilità o capacità di comprensione della lettura. Essi rientrano in quel fenomeno, le cui forme più gravi vengono definite come illetteratismo, che richiede forme di recupero adeguate alla condizione di adulto ed agli interessi culturali propri di questa condizione. Il ricorso all’immagine in questo caso si colloca in un ambiente museale (Nardi, 2007) ed è giustificato per un verso dalla preferenza per essa piuttosto che per la lingua scritta, e, per l’altro verso, dagli studi semiologici sulle analogie e differenze tra queste due forme di comunicazione e dai suggerimenti che derivano soprattutto dalle analisi a proposito della ‘traducibilità’ dell’immagine in testo linguistico.
Un’altra caratteristica comune ai tre progetti di ricerca è l’utilizzazione del metodo sperimentale per controllare le tre ipotesi in cui si articola l’ipotesi fondamentale e comune, che sia possibile stimolare l’abilità di comprensione della lettura utilizzando un materiale didattico che sia parzialmente o totalmente iconico.
In particolare:
1. il gruppo di ricerca di Roma Tre svilupperà un progetto, rivolto a studenti del primo anno dei corsi di studi della Facoltà di Scienze della Formazione che si trovano nella condizione di recuperare crediti formativi, basato sulla decodifica analogica tra testo verbale e testo iconico come strategia di sviluppo e consolidamento della capacità di comprensione della lettura;
2. il gruppo di ricerca di Trieste controllerà l’efficacia di un progetto di recupero della abilità di comprensione della lettura mediante la stimolazione di strategie di autocontrollo nella ricezione di programmi televisivi;
3. il gruppo di ricerca di Modena Reggio Emilia controllerà l’ipotesi che la capacità di comprensione del discorso orale, possa essere incrementata, in bambini di 5 anni, per mezzo dell’esplorazione di libri di figure e di testi televisivi di sole immagini. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Emma Nardi Università degli Studi ROMA TRE
Obiettivo del Programma di Ricerca
L’obiettivo generale del progetto di ricerca è di esplorare e verificare la fattibilità di percorsi educativi che utilizzino il potenziale motivazionale dell’immagine nella comunicazione culturale con lo scopo di affrontare e risolvere il problema della scarsa frequenza di lettori e dello scarso livello della capacità di comprensione della lettura che di quella bassa frequenza è un fattore importante. Si è riconosciuto in questo obiettivo una particolare rilevanza perché vi si è individuato anche l’obiettivo di combattere i fenomeni dello svantaggio socioculturale e di prevenire l’illetteratismo mediante strategie di cui si può prevedere l’efficacia sulla base dei risultati di alcuni indirizzi di ricerca psicocognitiva e semiologica. L’abilità o capacità cui fanno riferimento tutte le unità di ricerca è quella componente dell’attività mentale di lettura che coincide con i processi mediante i quali si connettono e si integrano le singole informazioni decodificate e può essere pertanto individuata in qualsiasi processo di comprensione di testi, siano essi verbali, visivi o audiovisivi. L’obiettivo generale si articolerà negli obiettivi specifici delle tre unità di ricerca, che si concentreranno rispettivamente su attività di prevenzione a livello prescolare e in attività di recupero a livello degli ultimi anni della scuola dell’obbligo ed a livello di studenti universitari.
Le unità di ricerca interpreteranno l’ipotesi complessiva svolgendo le attività seguenti.

Roma Tre. Al crescere della popolazione degli studenti universitari – fatto di per sé positivo – si ravvisa una tendenza generale alla contrazione della competenze legate alla capacità di comprensione della lettura. I risultati delle prove di ammissione ai corsi di studio delle università italiane, che hanno del resto solo carattere orientativo, mostrano come un numero elevato di aspiranti matricole presentino un profilo insoddisfacente dal punto di vista della comprensione del testo scritto e, in particolare, della capacità di compiere inferenze. L’introduzione del sistema dei debiti formativi, con la conseguente organizzazione di corsi di recupero che dovrebbero svolgersi nelle prime settimane dell’anno accademico, ha il compito di provvedere con tempestività alla compensazione delle lacune.
È in questo duplice contesto che si inserisce l’esperimento, rivolto a studenti del primo anno dei corsi di studio della Facoltà di Scienze della Formazione che si trovano nella condizione di recuperare crediti formativi.
La ricerca, di tipo quantitativo, sarà organizzata secondo il metodo causale-comparativo, integrato da un’analisi delle correlazioni tra variabili, descritto da M. D. Gall – W. R. Borg – J. P. Gall (1996). Sulla base di queste premesse, il gruppo di ricerca intende sviluppare un esperimento che consenta di verificare le ipotesi seguenti:
Hp1 L’introduzione di un metodo di lettura dell’immagine migliorerà il livello di capacità di lettura degli studenti negli aspetti di tipo inferenziale;
Hp2 Il livello di comprensione del testo migliorerà al crescere del livello di comprensione delle immagini, con una correlazione di almeno 0,65.
Sarà dunque predisposta un’attività didattica che consenta di proporre, in parallelo, metodi di lettura del testo verbale e del testo iconico. Verranno costruiti i relativi strumenti di verifica.

Trieste. Il gruppo di ricerca definirà un progetto di stimolazione dell’abilità di comprensione della lettura focalizzato su strategie di autocontrollo nella ricezione di programmi televisivi come testi audiovisivi a proposito dei quali entrano in gioco processi mentali comuni alla comprensione della lettura (ossia di testi verbali scritti), oltre che aspetti specifici della comunicazione basata sulla combinazione di immagini dinamiche con discorsi orali. Ci si propone di definire un curricolo di stimolazione della comprensione della lettura mediante la stimolazione dell’elaborazione controllata di testi televisivi, partendo dall’evidenza che i processi cognitivi mediante i quali i singoli significati vengono connessi tra loro direttamente o indirettamente tramite inferenze assolvono ad una funzione importante sia nella lettura di testi scritti che nella comprensione di testi audiovisivi. D’altra parte proprio la ricerca che ha evidenziato la specificità dell’attività mentale nel caso dell’immagine in movimento, con la sua attrattività, permette di assumere il contesto della fruizione di testi televisivi come più facilmente motivante di quanto potrebbe essere l’attività di analisi di testi scritti, del resto già ampiamente sperimentata (Lumbelli, 1996, 2003; Lumbelli &amp; Odorico, 2004). Ci si propone di verificare sperimentalmente se anche un curricolo fatto di sedute focalizzate su testi televisivi risulti efficace nel migliorare la comprensione della lettura (Lumbelli, 2006). Ci si propone inoltre di rendere lo stesso curricolo funzionale anche all’obiettivo di migliorare un’altra abilità, che è risultata critica nelle ricerche sulla comprensione dei multimedia, e cioè la capacità di usare immagini ed illustrazioni, compresi grafici e tabelle, che accompagnino testi scritti, in modo da integrarli nella costruzione dei significati. La previsione è che l’attività di analisi dei processi di elaborazione richiesti dalla comprensione di testi televisivi servirà a stimolare l’abilità di comprensione di testi linguistici, con o senza illustrazioni.

Modena e Reggio Emilia. L’unità di Modena e Reggio Emilia provvederà a mettere alla prova l’ipotesi che la capacità di comprensione nella lettura possa essere incrementata attraverso la lettura di testi di sole immagini (sia statiche che dinamiche) in età prescolare, basandosi sulle ricerche precedenti che hanno mostrato, per questa età, sia la correlazione tra comprensione dei testi televisivi e testi verbali (van der Broek 2001, Paris &amp; Paris 2003), sia l’incremento della comprensione di testi figurali in seguito ad un intervento di sollecitazione con illustrazioni e libri di figure (Cardarello 2003). La presente ricerca intende verificare se un breve curricolo centrato sulla comprensione delle immagini migliori la capacità di comprensione anche di testi verbali – orali - presso bambini di 5 anni, e controllarne in particolare l’efficacia con bambini svantaggiati. Il curricolo sperimentale sarà focalizzato sull’abilità di fare inferenze. Una analisi preliminare dei testi visivi ne individuerà con precisione i processi inferenziali richiesti (Cardarello 1986, 2002). Un obiettivo specifico dell’unità di ricerca è anche quello di controllare l’efficacia dell’uso delle immagini in due diversi condizioni, e cioè una di stimolazione individuale, ed una di piccolo gruppo. L’intervento sperimentale nel primo caso sarà individualizzato, mediante una metodologia già impiegata in passato (Cardarello 2003) e nel secondo caso sarà centrato sulla discussione in gruppo, per verificare l’efficacia dell’intervento anche in una condizione che è più vicina alle normali condizioni istituzionali. Un terzo gruppo, di controllo, sarà esposto ad una serie di letture ad alta voce di testi verbali. Sempre in vista della implementazione di analoghi interventi in condizioni scolastiche ordinarie, una parte finale del lavoro verrà dedicata a promuovere presso insegnanti e studenti universitari di Formazione Primaria competenze di analisi dei testi verbali e iconici. <<<
Risultati parziali attesi
I principali risultati attesi sono quelli propri di qualsiasi verifica sperimentale che sia basata su ipotesi precise: prevediamo che le nostre ipotesi saranno confermate e che le strategie risulteranno efficaci. Come si è visto, tali ipotesi sono fondate sull’evidenza empirica raccolta precedentemente e su certe linee di ricerca che hanno in comune il vantaggio di giustificare alcune previsioni ragionevolmente ottimistiche circa la relazione tra varie forme di immagine e l’attività di lettura nel tempo libero, che è piuttosto rara nella nostra cultura. Non si tratta di prospettive basate soltanto su opinioni contrapposte ad altre opinioni decisamente pessimistiche, ma di ipotesi derivate da evidenza empirica e da teorie accuratamente argomentate con due principali punti di riferimento: la ricerca psico-cognitiva dei processi di comprensione di testi, sia verbali che audiovisivi o multimediali, e la ricerca retorica e semiotica sulle somiglianze e differenze tra comunicazione linguistica ed iconica. Se le nostre ipotesi saranno confermate, ne deriverà una doppia implicazione riguardante da un lato la ricerca educativa e dall’altro le riflessioni sulla relazione tra la semiotica e lo studio psicologico della mente umana.
L’avanzamento della conoscenza consisterà pertanto nell’acquisizione di nuove risorse educative per stimolare la lettura che, invece di essere ostacolata, verrà incoraggiata da attività basate sull’esplorazione e analisi di testi visivi e audiovisivi, e nella ridefinizione di alcuni confini tra diversi campi di ricerca sulla comunicazione umana che non è solo interesse della pedagogia chiarificare. Ne dovrebbe derivare l’opportunità di avvicinare chi fa ricerca sulla qualità dei testi e chi studia invece l’accesso, o il mancato accesso, di quella qualità alla mente di chi stia guardando, leggendo ed esplorando.
Poiché si tratta di una ricerca pedagogica, la nostra principale attenzione si concentrerà sulle prospettive di acquisizione di nuove risorse educative funzionali alla stimolazione della comprensione della lettura. L’avanzamento della conoscenza riguarda principalmente la definizione di nuove pratiche originali di uso delle immagini (siano esse statiche o dinamiche, collegate o no con la comunicazione verbale, scritta o orale) allo scopo di incrementare l’abilità di capire testi scritti e così anche la disponibilità a concentrarsi nella lettura e ad avvicinarsi all’esperienza che comunemente viene chiamata ‘piacere della lettura’.
I nostri principali interlocutori sono coloro che, per una serie di ragioni economiche e sociali, sono svantaggiati da questo specifico punto di vista, cioè quei non-lettori che trovino la lettura troppo faticosa per essere piacevole. Le strategie che intendiamo controllare - basandoci soprattutto sull’attrattiva dell’immagine - si reggono sul riconoscimento dell’importanza dell’apprendimento motivato, della motivazione ad apprendere come condizione decisiva della loro efficacia.
Inoltre, in alcuni casi, questo modo di incoraggiare la motivazione si combina con un altro aspetto del contesto educativo, rappresentato dall’istruttore che usi quella speciale forma di feedback, la risposta a riflesso, che si è rivelato strumento decisivo per scoraggiare atteggiamenti di passività e dipendenza da parte dell’allievo e per incoraggiare la sua partecipazione e quindi motivazione.
Nel caso dell’unità operativa di Modena e Reggio Emilia, la motivazione da parte dei piccoli interlocutori è sollecitata sia mediante il compito di esplorare figure statiche o dinamiche (con lo scopo di cogliere le connessioni tra informazioni per capirne il significato globale) sia mediante il comportamento degli istruttori/sperimentatori, volto ad incoraggiare l’esplorazione autonoma e la ricerca spontanea nei testi da parte dei bambini, evitando prescrizioni ed esortazioni. Tale incoraggiamento può essere sistematicamente centrato sul singolo bambino-ricercatore solo in un contesto individualizzato, ma questa unità operativa ha progettato l’esperimento in modo da controllare anche l’efficacia di una versione più adattabile alle normali condizioni scolastiche. Questa versione consiste nel raccogliere i bambini in piccoli gruppi. In questo modo si accresce il potenziale di fattibilità della strategia educativa perché diventa possibile vedere in quale misura l’efficacia già provata nelle condizioni di individualizzazione può realizzarsi anche nelle normali condizioni scolastiche. Tale strategia educativa è importante anche per l’età degli interlocutori, e per la conseguente funzione di prevenzione, notoriamente più efficace di qualsiasi forma di intervento di recupero.
L’unità operativa di Trieste si propone di verificare se i risultati già raggiunti con un protocollo che aveva come materiale i testi verbali possano essere ottenuti anche adottando un materiale audiovisivo, cioè un materiale preso proprio da quella televisione la cui attrattiva è stata ripetutamente ed autorevolmente denunciata come principale causa del rifiuto della lettura. L’ipotesi deriva da un doppio ordine di riflessioni e di ricerche, tutte psicocognitive: da un lato la dimostrazione che sia nella comprensione di testi audiovisivi che nella comprensione di testi verbali sono richiesti processi di connessione e integrazione mediante inferenze da conoscenze pregresse nella mente; dall’altro lato le ricerche che hanno dimostrato che di fronte all’immagine in movimento il nostro sforzo mentale o concentrazione si attenua e quindi proprio quei processi più elevati di elaborazione ne vengono negativamente influenzati, è più probabile che nella comprensione di testi audiovisivi avvengano errori, lacune, distorsioni e cioè incomprensioni.
Qualcuno di noi ha messo ripetutamente in luce come proprio perché questi processi, pur essendo prestazioni relativamente complesse, sono eseguiti in modo non consapevole, automatico, gli eventuali errori siano più difficili da scoprire; come, per la stessa ragione, sia difficile identificare i passaggi testuali che richiedono i processi di elaborazione che hanno maggiore probabilità di essere eseguiti in modo sbagliato. Da qui l’importanza dell’analisi dei testi focalizzata sulle richieste di integrazione e connessione: sia come pratica didattica rivolto agli allievi sia come pratica formativa rivolta a chi è destinato ad operare come istruttore. Tra le potenzialità applicative della ricerca progettata da questa unità operativa c’è da ricordare anche quelle relative allo strumento per la valutazione della capacità di integrazione delle informazioni dell’apparato iconico nella comprensione di un testo scritto. Questo strumento potrebbe essere usato a vari scopi e in vari contesti, oltre che come misura dipendente della sperimentazione qui progettata. Infatti si riferisce ad un’attività che, da un lato, è già risultata problematica e, dall’altro, appare cruciale per l’uso di qualsiasi multimedia e per la stessa navigazione nella rete.
Nel caso di questa unità operativa, l’esigenza di adattabilità alle condizioni istituzionali della scuola potrebbe essere soddisfatta mediante la costruzione di ipertesti contenenti il ‘copione’ dell’attività didattica condotta nella sperimentazione con i vari testi televisivi, in analogia con gli ipertesti già costruiti per i testi verbali grazie ad un precedente finanziamento Prin.
Infine l’unità operativa di Roma Tre applica la comune scommessa di un uso efficace dell’immagine per stimolare la lettura a studenti universitari del primo anno che abbiano dimostrato di non aver potuto contare su un contributo sufficiente in questo senso da parte della scolarizzazione precedente. L’ambiente museale si rivela molto promettente da più punti di vista che vanno dalla stessa attrattiva dell’immagine, alla funzionalità del materiale iconico nel favorire interesse e coinvolgimento nell’attività didattica proposta, alla qualità della motivazione mobilitata dai confronti con i documenti verbali di descrizione e valutazione delle immagini. Anche in questo caso il progetto può contare su una ricca messe di suggerimenti e criteri di analisi che sono attingibili alle analisi semiotiche classiche e più recenti come quelle di U. Eco sulla ‘traducibilità’ delle immagini in testi verbali e sui suoi limiti. Trattandosi di destinatari adulti è più legittimamente concepibile un approccio che si concentri su criteri di analisi riferiti a processi mentali più sofisticati rispetto a quelli delle altre unità e tenga conto solo implicitamente dei processi di comprensione focalizzati dalle altre due unità operative, processi che sono, per così dire, preliminari rispetto a quelli cui si riferiscono le analisi semiologiche.
Poiché tutte e tre le ricerche progettate adottano il metodo sperimentale, è opportuno porci in questa sede anche la seguente domanda: quali aspettative sussisterebbero qualora le nostre ipotesi fossero totalmente o parzialmente smentite dai nostri risultati sperimentali? Per ora possiamo menzionare due principali ordini di risultati attesi in tale circostanza. Si può dire che entrambi derivano dal fatto che dalle ricerche ci si aspettano non solo risultati quantitativi (conferme o disconferme sperimentali) ma anche risultati qualitativi derivanti soprattutto dalla decisione di registrare le singole sedute educative e di ottenere così una documentazione sull’interazione che abbia interessato il materiale sperimentale.
Il primo ordine di risultati attesi in caso di smentita di disconferma, totale o parziale, delle ipotesi si può far risalire ai ripetuti confronti tra approcci disciplinari che sono previsti sia nel corso della ricerca che alla sua conclusione: da parte di ogni unità operativa si possono prevedere contributi teorici alla definizione del rapporto tra semiotica e psicologia cognitiva basati appunto sui risultati qualitativi delle sperimentazioni (confronto tra le analisi preliminari e le testimonianza verbali ricavate dalle registrazioni di sedute di stimolazione con partecipanti di diverso livello di età).
C’è poi un secondo ordine di risultati che si riferirebbe al materiale stesso prodotto nella preparazione delle sperimentazioni, indipendentemente dal loro esito finale. Si tratta di materiali accompagnati da precise indicazioni per il loro uso educativo, che potrebbero essere utilizzati sia come pratiche scolastiche a livello prescolare, di scuola media superiore ed universitario, sia come pratiche formative destinate a insegnanti in servizio o a futuri insegnanti frequentanti corsi di formazione universitaria.

Ma gli aspetti qualitativi dei risultati possono essere considerati rilevanti anche per la costruzione di nuove ipotesi, che potrebbero consistere in specificazioni e/o articolazioni delle ipotesi eventualmente disconfermate. Il confronto dell’analisi del materiale testuale sperimentale con la registrazione delle sedute educative integralmente audioregistrate potrebbe anche evidenziare nuovi problemi e far scoprire debolezze che potrebbero essere affrontate con nuove ipotesi di ricerca.

Questo uso dei risultati qualitativi può essere previsto a maggior ragione nel caso in cui le ipotesi risultassero confermate: la documentazione audioregistrata delle interazioni sul materiale testuale che, insieme a tale materiale stesso, si riferirebbe alla variabile indipendente delle nostre ricerche sperimentali, sarebbe comunque la risorsa cui attingere per approfondire COME quei risultati siano stati effettivamente raggiunti nella maggior parte dei casi e PERCHE’ invece ci siano stati gli inevitabili casi di insuccesso. In altri termini proponiamo di utilizzare l’esame dei risultati qualitativi anche come fase esplorativa di nuove ricerche, che sia cioè funzionale alla costruzione di nuove ipotesi che siano ulteriori sviluppi delle ipotesi da cui la nostra ricerca attuale, sia l’ipotesi generale e comune, sia le ipotesi più specifiche delle varie unità operative.
Un’ultima considerazione sulle ‘potenzialità operative’: trattandosi di ricerca educativa, tali potenzialità sono per così dire intrinseche alla ricerca stessa, le cui ipotesi sono di per se stesse l’applicazione di varie evidenze scientifiche a pratiche operative; trattandosi di ricerca sperimentale, i suggerimenti operativi derivanti dalla ricerca hanno la garanzia delle buone pratiche rigorosamente controllate, dotate cioè di un’efficacia non solo prevista ed argomentata ma anche accuratamente verificata. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
All’affermazione dell’immagine nella nostra cultura è stata ripetutamente imputata la scarsa diffusione della lettura, sia tra coloro che non hanno conservato sufficiente abilità o capacità per goderne (illitteratismo), sia anche tra coloro che pur avendo completato con successo un curricolo scolastico superiore non riescono a trovarvi piacere e quindi non ne hanno familiarità. La televisione è il principale imputato nelle discussioni su entrambi i tipi di non-lettori. La fruizione della televisione viene vista come una forma di impoverimento concettuale (Sartori, 1997) e quindi di riduzione della capacità di elaborazione delle informazioni scritte, ma anche come fonte di una speciale attrattiva indipendentemente dal livello di abilità di comprensione della lettura.
La rassegna che segue può essere considerata come un insieme di risposte alla domanda: è proprio vero che la fortuna dell’immagine sia inevitabilmente un ostacolo allo sviluppo di abitudini di lettura, che il suo successo nella nostra cultura sia un evento che scoraggia le persone dal ricercarvi piacere e gratificazione? È possibile invece individuare opportunità di coesistenza felice del piacere di esplorare immagini e del piacere di leggere?
1. Una prima risposta positiva può essere ricavata proprio dagli studi che hanno permesso di definire in modo accurato le componenti della fruizione televisiva.
La comunicazione televisiva è una combinazione di discorso orale e di immagini in movimento, dove (1) le immagini in movimento sembrano avere un’influenza sulla qualità della concentrazione o sulla motivazione alla visione, (2) la componente verbale richiede un’elaborazione altrettanto complessa di quella richiesta dai testi scritti.
Le ricerche che hanno confrontato sperimentalmente la comprensione della televisione e di testi scritti hanno dimostrato che alla forza della prima componente (forma di attenzione superficiale, scarso sforzo mentale e quindi scarso controllo dei processi mentali superiori) si accompagna un indebolimento dell’elaborazione delle informazioni, sia verbali sia visive, con il risultato che la comprensione di testi televisivi è peggiore della comprensione di testi scritti che presentino richieste di elaborazione di complessità confrontabile (Salomon, 1983,1984; Lumbelli, 1999).
Ma è stato dimostrato anche che l’attrattiva delle immagini dinamiche non è un inevitabile ostacolo allo sviluppo della abitudine e capacità di lettura.
Una prova classica che l’attrattiva della televisione non è un ostacolo determinante all’acquisizione di abitudini di lettura, ma è un fattore che può essere efficacemente contrastato è data dalla sperimentazione con cui Salomon ha segnalato come l’abilità di comprensione della televisione aumenti sensibilmente qualora gli allievi abbiano beneficiato di progetti educativi sulle peculiarità del linguaggio e della produzione televisiva (Salomon, 1984).
I risultati delle ricerche che hanno confrontato la comprensione della televisione con la comprensione della lettura sono stati resi possibili dallo sviluppo di quel filone della ricerca psicolinguistica che riguarda i processi cognitivi che intervengono nella mente del lettore quando si passa dalla comprensione della frase alla comprensione del testo (Levorato, 1988; Kintsch, 1998). Ne sono emerse prospettive di analisi dei processi di integrazione e connessione richiesti dai testi di ogni genere, analisi che permettono di fare previsioni su possibili rilevanti tipi di errore di comprensione e di definire strategie di stimolazione efficaci in quanto specificamente mirate a ridurre la frequenza di quegli importanti errori (Lumbelli, 2003, 2006).
La ricerca sulla comprensione del testo in termini di processi cognitivi ha dimostrato che, poiché le informazioni, visive o/e verbali, devono essere connesse tra loro per essere capite, è richiesto lo sforzo cognitivo che consista nell’eseguire le inferenze necessarie alla costruzione di un significato coerente. Ne consegue che anche i testi audiovisivi possono essere stimolo ad un’esecuzione controllata di quelle inferenze che una comprensione accurata ed esauriente richiede. Questi processi sono chiamati in causa indipendentemente dalla natura delle informazioni da elaborare.
2. La ricerca sulla comprensione del testo in termini di processi cognitivi legittima un altro uso dell’immagine con lo scopo di stimolare la capacità della comprensione della lettura. Si tratta di un uso eccezionalmente importante dal punto di vista educativo perché permette di prospettare progetti che abbiano come destinatari bambini della scuola dell’infanzia, bambini cioè di quel periodo evolutivo in cui ogni stimolazione è particolarmente efficace, in cui si può contrastare il fenomeno dello svantaggio socioculturale in modo più decisivo di quanto sia possibile fare successivamente. Se capire un insieme organizzato di informazioni vuol dire soprattutto ricostruire le loro relazioni e connessioni e se questa ricostruzione spesso comporta l’esecuzione di inferenze che utilizzano conoscenze pregresse del lettore; se capire è anche tutto questo e non si riduce alla decodifica di segni linguistici, allora queste attività cognitive possono essere richiamate al controllo consapevole delle persone anche applicandole a determinate forme di comunicazione esclusivamente visiva, siano esse le immagini dinamiche di cartoni animati televisivi (senza parole) siano le immagini statiche che costituiscano una storia. Si apre così la prospettiva (Cardarello, 2004, 2007) di definire progetti di stimolazione della lettura molto precoce, con bambini di un’età in cui non sia possibile operare sulla lettura vera e propria ed in cui l’esplorazione delle immagini sia un’attività molto piacevole ed abituale, in cui quindi una certa motivazione ad apprendere sia a disposizione dell’esercizio e dell’acquisizione di strategie di elaborazione. Ancora una volta l’attrattiva delle immagini diventa l’energia motivazionale investita al servizio dell’attività di lettura. In questo caso c’è in più il grosso vantaggio che è comune a tutti gli investimenti educativi sulle prime età: la maggiore efficacia attribuibile all’azione educativa precoce di prevenzione rispetto a successivi, più o meno tempestivi, interventi di recupero.
3. Un’altra forma di utilizzazione dell’immagine in curricoli di stimolazione della lettura trova giustificazione in quei contributi della letteratura semiologica e retorica che riguardano la relazione tra rappresentazione iconica e linguistica.
Prospettive educative rilevanti in questo senso vengono aperte dalle analisi della ‘traducibilità’ di una forma di rappresentazione nell’altra, per esempio a proposito della ipotiposi e della ekfrasi (Eco, 2003). Le suggestioni di queste teorizzazioni sono applicabili ad interventi con adulti dotati di una capacità di comprensione della lettura insufficiente a farli superare la fatica di leggere e di impegnarsi in attività didattiche centrate sulla lettura di testi scritti (Kirsch, Jungeblut, Jenkins, Kolstad, 1993). Per questo tipo di destinatari adulti un approccio all’analisi delle varie forme di immagine che caratterizzano la nostra cultura - attraverso il confronto con testi scritti che ne siano ‘traduzioni’, descrizioni, spiegazioni - rappresenta l’opportunità di estendere all’analisi del testo scritto la motivazione e il piacere dell’esplorazione di testi visivi. In particolare, il museo sembra costituire l’ambiente di apprendimento adatto a fornire un materiale che permetta di incrementare la motivazione all’analisi ed all’apprendimento di destinatari adulti, quali ad esempio gli studenti universitari che abbiano ottenuto punteggi bassi nei test orientativi di ammissione all’università (Nardi, 2007).

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