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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
  • CHEMISTRY; METALLURGY
  • PHYSICS
    • MEASURING (counting G06M); TESTING
      • INVESTIGATING OR ANALYSING MATERIALS BY DETERMINING THEIR CHEMICAL OR PHYSICAL PROPERTIES (separating components of materials in general B01D, B01J, B03, B07; apparatus fully provided for in a single other subclass, see the relevant subclass e.g. B01L; measuring or testing processes other than immunoassay, involving enzymes or micro-organisms C12M, C12Q; investigation of foundation soil in situ E02D1/00; sensing humidity changes for compensating measurements of other variables or for compensating readings of instruments for variations in humidity, see G01D or the relevant subclass for the variable measured; testing or determining the properties of structures G01M; measuring or investigating electric or magnetic properties of materials G01R; systems or methods in general, using reception or emission of radiowaves or other waves and based on propagation effects, e.g. Doppler effect, propagation time, direction of propagation, G01S; determining sensivity, graininess, or density of photographic materials G03C5/02; testing component parts of nuclear reactors G21C17/00; [N: controlling or regulating non-electric variables G05D; measuring degree of ionisation of ionised gases, i.e. plasma H05H1/00A; testing electrographic developer properties G03G15/08H6])
Classificazione geografica
Parole Chiave
MEIOFAUNA, MONOGRAFIE, TASSONOMIA MOLECOLARE, MEDITERRANEO, BIODIVERSITÀ

Approccio integrato al riconoscimento di taxa problematici della meiofauna marina: realizzazione di volumi della serie "Fauna d'Italia" e sviluppo e valutazione di tecniche di DNA-barcoding per l'identificazione di Gastrotrichi, Proseriati e Rotiferi

Università degli Studi di Sassari
Abstract
La meiofauna marina costituisce un comparto faunistico di grande interesse per l’elevata diversità, a tutti i livelli gerarchici. Aspetti degli organismi appartenenti alla meiofauna (quali la sedentarietà degli adulti e l’assenza di fasi larvali dispersive, l’alta diversità specifica, il ciclo vitale particolarmente breve) li rendono indicatori biologici ideali per indagini nel campo del monitoraggio ambientale. Eppure, l’utilizzo di questi organismi abbondanti e ubiquitari è stato sinora marginale. Oltre alle ridotte dimensioni, che necessitano di specifiche competenze nel trattamento dei campioni, tra le cause che hanno impedito un utilizzo più generalizzato di organismi della meiofauna è stata evidenziata come eminente l’assenza di supporti all’identificazione che ne permettano il riconoscimento anche da parte di non esperti tassonomi. Il progetto si propone pertanto di fornire strumenti per facilitare lo studio di tre gruppi della meiofauna la cui identificazione a livello di specie è particolarmente problematica, tanto su basi tassonomiche tradizionali, tramite la realizzazione di volumi monografici, che attraverso un approccio basato sul DNA-barcoding.
1) realizzazione di volumi della serie “Fauna d’Italia” dedicati a Gastrotrichi, Platelminti Proseriati e Rotiferi.
A seguito del progetto PRIN-2004 “Contributo della meiofauna alla biodiversità marina italiana” è stata ottenuta una messe di dati sulla composizione e distribuzione dei tre taxa lungo le coste italiane e più in generale del Mediterraneo. Mancano però opere di riferimento, che riassumano la vasta e dispersa letteratura, e possano essere fruibili tanto da specialisti (quale autorevole strumento di lavoro con il quale confrontare i propri dati) sia dalla schiera di ecologi marini impegnati in indagini di impatto ambientale che abbisognano di chiavi identificative, di facile utilizzo. I volumi della “Fauna d’Italia”, con una lunga tradizione di prestigio e autorevolezza, e facilmente disponibili in ogni biblioteca zoologica, sono un veicolo ideale per rendere accessibile ad un pubblico di potenziali fruitori la summa delle conoscenze acquisibili solo con anni di esperienze nella tassonomia di un particolare gruppo. Contatti intercorsi con il “Comitato Scientifico della Fauna d’Italia” (di cui fa parte il responsabile scientifico del progetto) garantiscono l’interesse per l’elaborazione dei volumi, che, redatti in lingua inglese ed estesi a coprire tutte le specie note del Mediterraneo, costituiranno di fatto una preziosa eredità che potrà agevolare, in futuro, nuove generazioni di studiosi.
2) contributo di esperti tassonomi ad sistema di identificazione basato sul DNA.
A causa della difficoltà di manipolazione e scarsità di caratteri diagnostici, la meiofauna è uno dei gruppi dove l’utilizzo di tecniche di DNA-barcoding potrebbe risultare maggiormente vantaggioso. Ciò nonostante, l’utilizzo di tale approccio è stato sinora marginale. Il progetto si pone come obiettivo lo sviluppo e valutazione di tecniche di DNA-barcoding per l'identificazione di Gastrotrichi, Proseriati e Rotiferi. Data la natura pionieristica di questo aspetto della ricerca, dovranno essere per prima cosa identificati marcatori molecolari idonei a consentire la discriminazione a livello di specie all’interno dei tre taxa; la variabilità genetica intra- e interspecifica sarà testata sia su specie strettamente correlate dal punto di vista filogenetico che su diverse popolazioni all’interno dell’areale distributivo di specie target.
Noi riteniamo che tale approccio combinato di tassonomia tradizionale e delle fondamenta per una tassonomia basata sul DNA (supporto per un futuro inserimento in banca dati di sequenze diagnostiche del maggior numero possibile di specie) possa costituire un lascito culturale tale da rendere possibile in futuro l’identificazione di rappresentanti dei tre taxa anche da parte di non specialisti, in modo da permetterne l’utilizzo in indagini di biomonitoraggio e poterne apprezzare le modifiche in composizione e distribuzione in un’epoca contrassegnata da fenomeni di “global change”. Il supporto finanziario richiesto contribuirà poi sostanzialmente alla formazione di borse e assegni di ricerca, necessari tanto per portare a compimento il programma proposto, ma anche per consentire che tali progetti abbiano una connotazione formativa e perchè competenze specialistiche, di cui in Italia ancora disponiamo, non vadano perdute. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Marco Curini Galletti Università degli Studi di SASSARI
Obiettivo del Programma di Ricerca
In un’epoca contrassegnata da fenomeni di “global change”, il problema della riduzione della biodiversità e dei provvedimenti da intraprendere per contrastare tale minaccia rappresentano una importante sfida per la ricerca biologica. Prerequisito per ogni studio in campo ambientale è una solida base di conoscenze tassonomiche. Nonostante ciò, non solo tali basi sono carenti in molti taxa, ma è in atto una seria crisi dell’”expertise” tassonomica che porta all’esclusione da indagini nel campo ambientale di numerosi gruppi. Il problema è particolarmente avvertito nella meiofauna marina, che pure costituisce un comparto faunistico di grande interesse per l’elevata diversità, a tutti i livelli gerarchici. Aspetti degli organismi appartenenti alla meiofauna (quali la sedentarietà degli adulti e l’assenza di fasi larvali dispersive, l’alta diversità specifica, il ciclo vitale particolarmente breve) li rendono indicatori biologici ideali per indagini nel campo del monitoraggio ambientale, ma il loro utilizzo è stato sinora marginale.
Il progetto si propone di contribuire alla risoluzione del “taxonomic impediment” presente nei gruppi della meiofauna fornendo strumenti di tassonomia tradizionale e molecolare per facilitarne l’identificazione a livello di specie:
1) L’esigenza di base di chi lavora nel campo di ricerca della biodiversità è la disponibilità di autorevoli guide di riconoscimento di taxa su base geografica, importanti non solo come risorsa per l’identificazione e stimolo per lo studio, ma perché costituiscono di fatto un prezioso lascito culturale. Il progetto PRIN-2004 “Contributo della meiofauna alla biodiversità marina italiana” che vedeva coinvolte le tre Unità di Ricerca impegnate nel presente progetto, ha reso possibile una serie di campagne di campionamento mirate allo studio di gruppi delle meiofauna marina (Gastrotrichi, Platelminti Proseriati e Rotiferi) lungo le coste italiane e del Mediterraneo, tali da poter ritenere l’area una delle più conosciute al mondo al riguardo, e ha portato al rinvenimento di numerose nuove specie. Dato l’attuale stato della conoscenze, opere monografiche, estese a coprire tutte le specie del Mediterraneo, che riassumano la vasta e dispersa letteratura dei tre gruppi, non andrebbero incontro a rapida obsolescenza, e potrebbero costituire per anni una “standard reference” per l’area. Il presente progetto si prefigge appunto come obiettivo l’elaborazione di tre volumi della serie “Fauna d’Italia”, redatti in lingua inglese e dedicati alle specie marine appartenenti rispettivamente a Gastrotrichi , Platelminti Proseriati e Rotiferi (con il sostegno e l'autorizzazione ottenuta da parte del "Comitato Scientifico per la Fauna d'Italia"), che possano rappresentare solide piattaforme conoscitive di base che rispecchino la situazione attuale, in modo da permettere di apprezzarne eventuali modifiche future. Finalità comune delle UURR partecipanti al progetto è infatti di produrre opere utilizzabili sia da specialisti del settore (quale autorevole strumento di lavoro con il quale confrontare i propri dati) sia dalla schiera di ecologi marini impegnati in indagini di impatto ambientale che avranno a disposizione chiavi identificative dei diversi taxa, di facile utilizzo.
2) Recentemente, è stato proposto un approccio radicalmente diverso alla ricerca tassonomica tradizionale. Il DNA-barcoding è infatti basato sull’assunto che una breve sequenza genica standard possa permettere l’attribuzione specifica di campioni non identificati, dato che la variabilità genetica interspecifica eccede quella intraspecifica. Tra i vari markers molecolari testati (cox1, cytb, 18S-rDNA, 28S-rDNA, ITS1-rDNA, ITS2-rDNA), un frammento di circa 650 basi nucleotidiche all’estremità 5’ del gene mitocondriale citocromo c ossidasi (cox1) si è rivelato particolarmente promettente, ed al momento è utilizzato a tal scopo in numerosi gruppi gruppi animali. Questo approccio ha suscitato grande interesse ma anche perplessità nella comunità scientifica, che si è nettamente divisa tra sostenitori, riuniti nel “Consortium for the Barcode of Life” e i critici, soprattutto tassonomi “tradizionali”. E’ però innegabile che tale approccio troverebbe la sua ideale applicazione nei taxa della meiofauna, per le difficoltà connesse allo studio (che può necessitare di individui viventi) e per la scarsità di caratteri diagnostici morfologici. Al momento, però, le ricerche in questo campo sono state molto limitate. Obiettivo del progetto è quindi anche di contribuire allo sviluppo e valutazione di tecniche di DNA barcoding per l'identificazione di Gastrotrichi, Rotiferi e Proseriati, su cui manca al momento qualsiasi informazione al proposito. In qualità di esperti tassonomi cui non mancano esperienze molecolari, riteniamo di essere nelle condizioni più opportune per valutare i vantaggi e scongiurare i tranelli inerenti l’applicazione del DNA-barcoding nella classificazione di gruppi di organismi sui quali tale tecnica non è stata ancora saggiata, e fornire alla comunità scientifica solide basi su cui poi sviluppare banche date di sequenze diagnostiche. <<<
Risultati parziali attesi
La ricerca consentirà in primo luogo di realizzare strumenti di tassonomia tradizionale e molecolare utili a facilitare lo studio di gruppi della meiofauna la cui identificazione a livello di specie si presenta particolarmente problematica. La risoluzione delle oggettive difficoltà tassonomiche consentirà un più ampio utilizzo di questi taxa le cui potenzialità per un vantaggioso impiego nel campo bio-ambientale appaiono di assoluta rilevanza, soprattutto in un’epoca contrassegnata da fenomeni di “global change”. Nello specifico, la ricerca consentirà la redazione (in inglese) di tre volumi della serie “Fauna d’Italia” dedicati rispettivamente ai Proseriati, Gastrotrichi e Rotiferi marini, che nel complesso tratteranno circa 500 specie. Non essendo attualmente disponibili a livello mondiale opere monografiche su questi gruppi, i tre volumi costituiranno di fatto una preziosa e duratura eredità che potrà agevolare, in futuro, nuove generazioni di studiosi italiani e stranieri. Delle opere si gioveranno non solo ricercatori di estrazione più zoologica ma anche la folta la schiera di ecologi marini impegnati in indagini di impatto ambientale. Limitatamente a quest’ultimo punto il nostro modello di riferimento sono le monografie della serie Synopses of the British Fauna dedicate ai nematodi marini (vol. 28, 38 e 53), opere ampiamente utilizzate dagli ecologi di tutto il mondo, pur con le difficoltà derivanti dalla natura prettamente regionale della fauna trattata.
L’occasione consentirà alle singole UURR di svolgere campionamenti particolarmente mirati alla raccolta di specie problematiche o rare di cui si rende necessario integrare la descrizione originale anche al fine di consentire alcune revisioni tassonomiche indispensabili per una più naturale (filogenetica) sistematizzazione di una serie di taxa trattate nelle monografie.
Il progetto contribuirà inoltre allo sviluppo di tecniche di DNA barcoding per l'identificazione su basi molecolari di specie di Proseriati, Gastrotrichi e Rotiferi. Si tratta di un approccio alla ricerca tassonomica radicalmente diverso rispetto a quello morfologico tradizionale e che è al momento oggetto di vivace discussione in ambito scientifico. La possibilità d’impiego di questa tecnica troverebbe compunque la massima giustificazione proprio nei taxa della meiofauna: al momento attuale appare infatti più facile sequenziare una breve regione standard di un gene piuttosto che sezionare un organismo, o osservarlo al SEM, alla ricerca di markers morfologici diagnostici.In qualità di esperti tassonomi cui non mancano esperienze molecolari, riteniamo di essere nelle condizioni più opportune per valutare i vantaggi e scongiurare i tranelli inerenti l’applicazione del DNA-barcoding nella classificazione di gruppi di organismi sui quali tale tecnica non è stata ancora saggiata. Se la verifica sperimentale darà, come auspicabile, i risultati attesi la comunità scientifica potrà disporre di solide basi su cui sviluppare banche date di sequenze diagnostiche. Questa parte del progetto non vedrà solo interazione tra le UUOO, ma tra queste e importanti centri di ricerca (Swedish Museum of Natural History, Stoccolma ed Imperial College, Londra), tali sinergie permetteranno non solo di risolvere i problemi pratici che potranno svilupparsi nel corso di tutte le fasi della ricerca ma anche una crescita culturale e scientifica del personale coinvolto.
Il progetto si pone anche l’obiettivo formativo di perfezionare nuove leve di ricercatori ad un approccio integrato alla tassonomia, favorendo il ricambio generazionale e perchè competenze specialistiche, di cui in Italia ancora disponiamo, non vadano perdute. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
La rapidità con cui le attività umane stanno causando estesi degradi ambientali e estinzioni di specie è allarmante (World Conservation Monitoring Centre, 1992). Il fatto poi che fenomeni di estinzione possano avvenire prima che meno della metà delle specie che vengono stimate esistenti (May, 1992; Wilson, 2003) sia stata descritta è evidenza di una crisi tassonomica su scala mondiale. Tale crisi è soprattutto grave in ambiente marino, dove la conoscenza della biodiversità, anche in taxa della macrofauna comparativamente ben studiati è a tutt’oggi carente (Bouchet et al., 2002), e basata su dati non rappresentativi, che rendono impossibile valutarne appieno le modificazioni temporali (Sala, 2002). Lo stato attuale delle conoscenze è particolarmente limitato organismi della meiofauna. Con il termine “meiofauna” si definisce la vasta categoria di organismi bentonici marini di dimensioni intermedie tra macrofauna e microfauna, tradizionalmente identificata con gli organismi che passano attraverso setacci con maglie pari a 500 µm e che sono trattenuti da setacci con maglie di 42 µm. Questa classe dimensionale identifica un gruppo ben distinto di organismi, la cui morfologia, fisiologia e caratteristiche del ciclo vitale si sono evolute per sfruttare al meglio gli interstizi dei sedimenti molli marini. La diversità filetica della meiofauna è particolarmente elevata, e superiore a quella di ogni altro comparto dell’ambiente marino. Non a caso, gli ultimi phyla scoperti appartengono tutti alla meiofauna: Gnathostomulida (1956), Loricifera (1983) e Cycliophora (1995) (Ax, 1956; Kristensen, 1983; Funch &amp; Kristensen, 1995). L'applicazione di tecniche molecolari ha inoltre rivoluzionato la sistematica di gruppi tradizionali come i Platelminti, i cui membri a vita libera sono in massima parte interstiziali, determinando la rimozione degli Acoela e Nemertodermatida, entrambi recentementi elevati al rango di phylum (Wallberg et al., 2007).
Inoltre, il suggerimento dell'esistenza di una relazione tra il numero di individui in una data classe dimensionale e il numero di specie in essa presente (May, 1975) fa ipotizzare che il numero di specie nella meiofauna, in cui il numero di individui può essere elevatissimo (sono stati documentati sino a 23 milioni di individui di soli nematodi per mq!) (Warwick &amp; Price, 1979) sia parimenti molto elevato (Blaxter, 2003; Siemann et al., 1996).
Con la sua diversità tassonomica e l'alto numero di specie, la meiofauna costituisce quindi una importante componente della biodiversità in ambiente marino, e dovrebbe essere considerata nella individuazione di aree prioritarie ad elevata biodiversità e in futuri piani di conservazione dell'ambiente. Recenti osservazioni suggeriscono una particolare sensibilità di taxa del gruppo a fenomeni di perturbazione ambientale (vedi Kennedy &amp; Jacoby, 1999 per una review sull’argomento). Infatti, i rapidi tempi intergenerazionali degli organismi della meiofauna (poche settimane in genere (Warwick, 1981), permettono il susseguirsi di multiple generazioni per anno. Di conseguenza, gli effetti subletali da parte di sostanze tossiche immesse nell’ambiente su fecondità, tassi di accrescimento e espressione genetica della longevità possono essere evidenziati molto più rapidamente di quanto non sia possibile in organismi della macrofauna, con cicli vitali in genere molto più lunghi (Coull &amp; Chandler, 1992)
La carenza di informazioni sulla composizione e distribuzione di phyla della meiofauna appare particolarmente grave, anche alla luce dei fenomeni di “global change” che stanno interessando anche l'ambiente marino. In particolare, la temperatura media del pianeta è aumentata di circa 0.6°C negli ultimi 100 anni, con due principali fasi di riscaldamento, tra il 1910 e il 1945 e dal 1976 in poi. Il tasso di riscaldamento durante la seconda fase è stato circa due volte maggiore che non nella prima fase, ed è previsto che continuerà con un tasso ancora maggiore per i prossimi 50-100 anni (Parmesan et al., 1999). I cambiamenti climatici antropogenetici che sono attesi per il prossimo secolo costituiscono una seria minaccia per la biodiversità marina e terrestre (Stuart Chapin et al., 2000). Il tasso di riscaldamento previsto porterà infatti molte specie ben al di là dei loro attuali areali di distribuzione, e le singole specie potranno trovarsi in habitat sotto altri aspetti non ottimali, ad esempio per mancanza di microhabitats specifici, per modifiche nella stagionalità delle risorse o nella biogeografia dei patogeni, predatori, simbionti e competitori, tutti fattori che potranno determinare eventi di estinzione (vedi ref. in Root et al., 2003). Le fluttuazioni climatiche stanno esercitando un ruolo rilevante in ambiente marino (ref in Wilkinson &amp; Buddemeier, 1994; Southward et al., 1995). Ci sono alcune evidenze che suggeriscono come i pattern della biodiversità del Mediterraneo stiano modificandosi in relazione all'aumento della temperatura delle acque superficiali e/o profonde (ref. in Stebbings et al., 2002). La meiofauna, caratterizzata da brevi cicli vitali, sedentarietà e spesso con ristretta distribuzione può consentire di documentare la portata del fenomeno, con un margine di affidabilità superiore rispetto a quello dato da specie particolarmente vagili, come i pesci - in cui appare difficile evidenziare quanto le segnalazioni, talvolta di singoli individui, degli ultimi anni riflettano reali ampiamenti di areali o non siano in realtà episodiche e accidentali e documentino solo una maggiore attenzione dei ricercatori alla problematica.
A fronte di tutti questi aspetti di potenziale interesse, gli organismi della meiofauna sono in realtà poco utilizzati tanto in studi su patterns di biodiversità locale quanto in indagini nel campo ambientale. Kennedy &amp; Jacoby (1999) hanno esaustivamente affrontato i vantaggi e gli svantaggi legati all’utilizzo della meiofauna per il monitoraggio ambientale, enucleando la complessità tassonomica, mancanza di expertise e di testi di riferimento come il principale fattore che limita l’utilizzo della categoria. In effetti, gli studi tassonomici in genere sui gruppi della meiofauna appaiono in netto declino. Infatti, la crisi che già da anni sta affliggendo gli studi sistematici, con la progressiva scomparsa di esperti di interi gruppi tassonomici e assenza di ricambio generazionale, ha particolarmente colpito i gruppi della meiofauna, di difficile isolamento e manipolazione, e il cui studio necessita di tecniche di microscopia ottica se non elettronica.
L’esigenza di base per chi lavora nel campo della biodiversità è la disponibilità di manuali per il riconoscimento di taxa su scala geografica. In assenza di tali manuali, infatti, è estremamente difficile per la maggior parte dei ricercatori identificare, e quindi utilizzare, un taxon, e di conseguenza la biologia, l’ecologia e il potenziale contenuto informativo, a tutti i livelli, di tale gruppo rimane oscuro. Il valore di autorevoli monografie regionali come stimolo per lo studio di gruppi poco noti è poi evidenziato dal fatto che il numero di specie nuove in un taxon aumenta significativamente subito dopo la pubblicazione di un manuale, per poi diminuire quando il gruppo, almeno alla scala geografica coperta da detto manuale, risulta soddisfacentemente conosciuto (Costello et al., 1996). Mentre sono oggi disponibili adeguate guide per il riconoscimento di numerosi taxa della macrofauna, molto minore è il numero di monografie che riguardano taxa della meiofauna. Di recente, è stato sottolineato come la loro mancanza sia particolarmente avvertita nei taxa della meiofauna a corpo molle, soprattutto riguardanti l’area del Mediterraneo (Costello et al., 2006). Questo proprio in un momento in cui il numero dei tassonomi ancora operativi sta declinando (Boero, 2001), e in cui l’elaborazione di un volume monografico, che necessita di considerevole impegno e tempo, è in conflitto con le valutazioni di curricula e erogazione di fondi, che si basano fortemente su valori di impact factor, favorendo quindi molteplici pubblicazioni in riviste.
Proprio per ovviare al "taxonomic impediment" di cui sopra, è stato recentemente proposto un approccio radicalmente diverso alla ricerca tassonomica tradizionale, basato sulla possibilità che una singola sequenza genica sia in grado di permettere la distinzione tra le specie animali, o almeno della loro vasta maggioranza (Hebert et al., 2003). A tale proposito, fu suggerito l’utilizzo della porzione conservativa della subunità I del gene mitocondriale citocromo c ossidasi (cox1 ) come sistema di bioidentificazione globale per il regno animale, sulla base che il tasso di variazione interspecifico di tale sequenza eccede la sua variabilità intraspecifica (Moritz &amp; Cicero, 2004). La sequenza fu quindi considerata come un possibile “codice a barre”, con ogni specie contrassegnata da una sequenza particolare o da un ristretto cluster di sequenze molto simili. Su queste fondamenta si è sviluppata l’iniziativa del “Consortium for the Barcode of Life” delineata nel sito web Barcode of Life Data Systems (www.barcodinglife.org) (Ratnasingham &amp; Hebert, 2007). L’utilizzo di tale sequenza di circa 640 nucleotidi, nota come ‘“Folmer region” (Folmer et al., 1994) o "global standard", si è dimostrato particolarmente valido nei casi di taxa dove l’attribuzione specifica è complessa, a causa della scarsità di caratteri diagnostici morfologici facilmente rilevabili (si veda Dericke et al, 2007, per la risoluzione dei complessi di sibling species nei Nematodi). Il potere risolutivo dell’approccio DNA-barcoding nell’attribuzione specifica di campioni non identificati è stato confermato in numerose recenti ricerche (ref in Smith at al., 2006, Kelly et al., 2007, Kerr et al., 2007).
Non sempre però la cox1 ha dato i risultati attesi per il suo potere risolutivo a livello di specie affini, e l’amplificazione della sequenza può presentare problemi, all’interno di un taxon sopraspecifico, per la variabilità delle regioni immediatamente adiacenti, che rende la coppia di primers “universali” non utilizzabile (Vogler &amp; Monaghan, 2006). Tra i casi più recenti di problematico utilizzo della cox1, la fam Cypreidae (Mollusca) (Meyer &amp; Paulay, 2005), i Porifera (Erpenbeck et al., 2006; Park et al., 2007) e gli Antozoi (Shearer et al., 2002). E’ stato evidenziato che altre sequenze (cytb, 18S-rDNA, 28S-rDNA, ITS1-rDNA, ITS2-rDNA), almeno in alcuni gruppi, hanno un maggiore potenziale come “codice a barre” della cox1 (Markmann &amp; Tutz, 2005; Monaghan et al., 2005; Smith at al., 2006).
Ci sono inoltre altri problemi, che limitano al momento un utilizzo generalizzato del DNA-barcoding:
1) un sistema di identificazione basato sul DNA può funzionare solo se tutte le specie esistenti hanno le loro sequenze depositate in una banca dati. Un data base incompleto, infatti, potrà solo permettere agli utilizzatori di determinare se una data sequenza è diversa da quelle depositate. Tale risultato non permetterà comunque di identificare una specie, nè automaticamente implicherà che che l’esemplare in questione sia membro di una nuova specie (Dayrat, 2005). Il problema è particolarmente sentito nella meiofauna, dove i data base a disposizione riguardano solo pochissime specie (soprattutto nematodi, cf. Dericke et al, 2007). Al contrario, per molti taxa della meiofauna non sono stati compiuti neppure esperimenti pilota per accertare quale sequenza possa essere utilizzabile per il barcoding. Eppure proprio negli organismi della meiofauna, per le difficoltà connesse al loro studio (che può necessitare di osservazioni su esemplari viventi), e la scarsità di caratteri morfologici diagnostici facilmente rilevabili, un approccio di DNA-barcoding troverebbe la sua massima giustificazione.
2) perché l’approccio molecolare sia efficace, deve essere possibile discriminare tra la variabilità intraspecifica e interspecifica della sequenza utilizzata come “codice a barre”. La maggior parte degli studi al proposito sono basati su campionamenti tassonomici e geografici inadeguati, lasciando irrisolta la questione se specie simpatriche strettamente affini possano essere discriminate dalla tecnica, o quale sia il grado di variazione presente tra popolazioni allopatriche, in una vasta area geografica (Moritz &amp; Cicero, 2004). Di recente, è stato sottolineata l’utilità del coinvolgimento di esperti tassonomi nella ricerca, come premessa indispensabile per individuare e testare il potere discriminatorio delle sequenze su base filogenetica e su casi tassonomici particolarmente problematici (Kelly et al., 2007)
Da quanto sopra, emerge quanto sia vitale l’importanza di esperti tassonomi, tanto per fornire strumenti di riconoscimento formale che molecolare. Il fatto che sia stato stimato che l’età media dei tassonomi professionisti, su scala mondiale, è circa 54 anni (Winston, 1988), getta quindi luci inquietanti sulla perdita potenziale di informazione che si potrà avere nei prossimi decenni.

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