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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze giuridiche
Classificazione geografica
- Regione: Lombardia
Parole Chiave
PREVIDENZA COMPLEMENTARE, FONDI PENSIONE, CONTRATTO COLLETTIVO, EUROPA, ITALIALE FONTI NORMATIVE E NEGOZIALI DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE IN EUROPA
Università degli Studi di MilanoAbstract
UNIMIBenché la vicenda normativa della previdenza complementare abbia seguito itinerari storici e sistematici molto eterogenei, si registrano, negli anni recenti, una parziale convergenza degli indirizzi di policy nazionali e forti assonanze negli items che caratterizzano i dibattiti politico-legislativi nazionali.
Ciò ha dato impulso agli studi di taglio comparato: escludendo gli studi economici, si è trattato, soprattutto, di indagini di natura politologico-istituzionale, focalizzate sulla modellistica inerente ai rapporti tra la previdenza complementare e quella pubblica di base; mentre la comparazione giuridica ha mantenuto un taglio prevalentemente descrittivo.
La piena maturità e il primario rilievo raggiunti dalla previdenza complementare nei diversi ordinamenti, rendono oggi possibile ricalibrare l’indagine comparata, mettendo a fuoco le molteplici problematiche giuridiche che accompagnano la previdenza complementare nei diversi Paesi, con il grado di analiticità corrispondente alla complessità delle questioni quotidianamente affrontate dagli operatori del settore.
Il criterio ordinatore adottato per condurre l'indagine è quello del sistema delle fonti: s'intende studiare, in prospettiva comparata, i problemi teorico-sistematici ed esegetico-applicativi sollevati dalla dinamica delle fonti regolative della previdenza complementare.
L’indagine è condotta su tre livelli.
Viene svolta, innanzi tutto, un’analisi del quadro comunitario: analisi da considerarsi imprescindibile in considerazione della molteplicità degli approcci, delle rationes normative, degli strumenti di intervento e delle stesse basi giuridiche delle competenze comunitarie, oltre che della rilevanza ormai tutt’altro che trascurabile degli interventi legislativi comunitari.
L’analisi comparata si baserà su studi approfonditi dei sistemi di previdenza complementare di Italia, UK, Svezia, Olanda, Spagna, Germania e Francia: analisi che sarà condotta adottando una griglia analitica comune, basata sul sistema e sulla dinamica delle fonti legali e negoziali della previdenza complementare.
La scelta dei Paesi si giustifica in considerazione sia della rilevanza ivi assunta dalla previdenza complementare, sia dalla significatività dei processi riformatori attuati o in corso, dal punto di vista dei problemi focalizzati e delle politiche del diritto adottate per farvi fronte.
Infine, in una terza fase verrà sviluppata una comparazione trasversale che ripercorrerà i singoli temi analizzati nei rapporti nazionali. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Armando Tursi Università degli Studi di MILANOObiettivo del Programma di Ricerca
La definizione degli obiettivi finali di questa ricerca è strettamente collegata allo “stato dell’arte” (v. punto 12): essa muove infatti dalla convinzione,comune a tutti i ricercatori coinvolti, che la previdenza complementare abbia ormai raggiunto un grado di maturità e un’importanza tale nei diversi Paesi europei, da rendere possibile una comparazione giuridica che non si limiti alla descrizione dei diversi sistemi, come è in larga prevalenza accaduto fino a oggi, ma si spinga in profondità nell’analisi dei problemi esegetico-interpretativi e applicativi.Questa convinzione si basa altresì sulla constatazione di una significativa assonanza dei temi e dei problemi che circolano sia in ambito nazionale che in ambito comunitario, com’è del resto confermato dal tentativo in atto, da parte della Comunità Europea, di assumere un ruolo di orientamento dei processi di riforma dei sistemi di welfare, attraverso gli strumenti della soft law e del metodo aperto di coordinamento.
I ricercatori impegnati nel progetto sono, peraltro, consapevoli che non è dato ricostruire un quadro unitario di un inesistente “modello europeo” di previdenza complementare; né questo può essere l’obiettivo di una ricerca comparata.
La comparazione, però, può servire ottimamente a fornire linee guida e suggerimenti utili sia per una migliore focalizzazione dei problemi e individuazione dei rimedi, sia per ricostruire i sistemi nazionali in maniera coerente con le policies comunitarie.
L’obiettivo principale della ricerca è dunque così sintetizzabile: attraverso lo studio approfondito del sistema e della dinamica delle fonti regolative della previdenza complementare nei diversi Paesi oggetto dello studio, e la successiva comparazione ravvicinata dei risultati raggiunti dai diversi rapporti nazionali in ordine ai temi individuati come rilevanti, si ambisce a focalizzare problemi comuni, a confrontare i rimedi adottati o in discussione nei diversi contesti esaminati, a verificare la loro capacità di circolazione e adattamento all’interno dei sistemi nazionali, e in particolare all’interno del sistema italiano di previdenza complementare, oggetto di una recente riforma ad ampio spettro, dai contorni per molti versi ancora non compiutamente definiti.
All’interno di questo macro-obiettivo, si collocano alcuni obiettivi specifici, in parte preliminari, in parte consequenziali a quello appena illustrato.
Quanto ai primi, si tratta di definire con il massimo di precisione e di compattezza sistematica possibili, il quadro comunitario di riferimento, caratterizzato da una molteplicità e varietà di approcci, strumenti e basi giuridiche di intervento delle istituzioni comunitarie.
Quanto ai secondi, si tratta, in particolare, di approfondire taluni temi e aspetti ad oggi trascurati, quali l’incidenza della previdenza complementare sulle carriere lavorative dei cdd. “lavoratori atipici” e delle donne. <<<
Risultati parziali attesi
I risultati attesi dalla ricerca sono molteplici, molteplici essendo gli obiettivi della medesima.Obiettivo centrale della ricerca essendo quello della focalizzazione di problemi comuni, del raffronto tra i rimedi adottati o in discussione nei diversi contesti esaminati, della verifica della loro capacità di circolazione e adattamento all’interno dei sistemi nazionali, e in particolare all’interno del sistema italiano di previdenza complementare, i risultati attesi non potranno che essere così riassumibili:
a) la messa a punto di una griglia di temi e problemi, in materia di previdenza complementare, comuni a molti, se non a tutti i Paesi europei esaminati;
b) la individuazione di un set di possibili rimedi, di natura non necessariamente legislativa, ma anche, in ipotesi, contrattuale, giudiziale, amministrativa, di cui sia possibile valutare, da un lato, l’efficacia nei Paesi che li hanno adottati, e dall’altro, l’esportabilità e l’efficacia potenziale in altri Paesi.
Con particolare riferimento alla prospettiva di analisi qui adottata, che è quella del sistema delle fonti, ci si aspetta, per esempio, di ottenere utili suggerimenti, de iure condito o de iure condendo, anche sul piano dell’ordinamento italiano, su problemi che, esemplificativamente, possono così individuarsi:
- l’obbligatorietà o la volontarietà dell’adesione alla previdenza complementare;
- la libertà di scelta della forma pensionistica complementare;
- i vincoli legali o contrattuali in materia di tipologia e condizioni delle prestazioni;
- il rapporto (di concorrenza o complementarità) tra forme pensionistiche complementari collettive e individuali;
- la sorte del diritto alla contribuzione datoriale in caso di mobilità tra diversi fondi pensione;
- il rapporto tra fonti istitutive di diverso raggio di applicazione, ma applicabili a un medesimo fascio di rapporti di lavoro;
- la disponibilità dei diritti e delle aspettative pensionistiche individuali da parte delle fonti istitutive e/o costitutive;
- il riparto di competenze tra fonti istitutive delle forme pensionistiche complementari e fonti costitutive dei fondi pensione; la sorte dei diritti e delle aspettative pensionistiche complementari in caso di trasferimento d’impresa o di ramo d’impresa
Con riferimento agli obiettivi secondari del progetto di ricerca, ci si aspetta:
- di addivenire a una definizione del quadro comunitario di riferimento in materia di previdenza complementare, più precisa e sistematicamente coerente di quanto a oggi possibile: e ciò, in virtù di una migliore sistematizzazione della molteplicità e varietà delle basi giuridiche (parità tra i sessi, armonizzazione, libera circolazione di lavoratori, servizi e capitali; eliminazione delle restrizioni illegittime alla concorrenza nel mercato comune) e degli strumenti (direttive, giurisprudenza della CGCE, MAC) di intervento delle istituzioni comunitarie;
- di acquisire conoscenze più precise circa gli effetti dei mutamenti della composizione della forza lavoro e delle forme di lavoro sul piano della previdenza complementare, e dei possibili effetti discriminatori della disciplina della previdenza complementare in relazione a motivi di discriminazione diversi dal genere, quali quelli relativi all’età, alla razza, e all’handicap. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Benché quello della previdenza complementare sia diventato un item centrale nel dibattito politico-scientifico europeo, registrandosi, negli anni recenti, perfino una parziale convergenza degli indirizzi di policy nei diversi Paesi europei; e benché si registri, al livello sopranazionale, un crescente impegno riformatore delle istituzioni comunitarie, basato, da ultimo, sull’esigenza di guidare i processi nazionali di riforma del welfare attraverso gli strumenti della soft law, devono riscontrarsi, sul piano scientifico, almeno due lacune.In primo luogo, si riscontra una carente sistematizzazione della ormai ampia produzione normativa comunitaria. Ciò, però, è imputabile alla asistematicità di fondo dell’approccio comunitario, mosso da esigenze e da basi giuridiche plurime ed eterogenee.
La lacuna più rilevante, in realtà, è dunque quella che si registra sul versante comparato, dove i numerosi studi disponibili sono per lo più accomunati dalla impostazione prevalentemente politologico-istituzionale, che li porta a focalizzare la modellistica inerente ai rapporti tra la previdenza complementare e quella pubblica di base, senza penetrare nei molteplici problemi giuridico-esegetici sollevati dalla previdenza complementare, con il grado di analiticità corrispondente alla complessità delle questioni quotidianamente affrontate dagli operatori del settore.
Se dunque i tempi non sono maturi per impostare uno studio sistematico della previdenza complementare nella prospettiva comunitaria; se gli studi comparati disponibili si pongono in una prospettiva prevalentemente politologico-istituzionale, più che esegetica; e se, infine, nei vari ambiti nazionali la materia della previdenza complementare può ormai considerarsi anche scientificamente matura, oltre che economicamente e istituzionalmente rilevante; allora si offre alla comparazione giuridica l’opportunità di passare da un approccio prevalentemente “modellistico-ricognitivo” a un approccio “problematico” (“per problemi”).
Lo spazio che potenzialmente si apre è tanto vasto, da rendere necessario un criterio ordinatore di tipo “trasversale”: criterio che è stato individuato nella prospettiva dell’analisi delle fonti (normative e negoziali, regolative, istitutive e costitutive) della previdenza complementare. In questa prospettiva, l’ambito dell’analisi viene sostanzialmente a collocarsi nella zona in cui la previdenza complementare viene a contatto con la teorica generale del contratto collettivo, nella sue principali articolazioni, costituite dal rapporto tra legge e contratto collettivo; tra contratti collettivi e fonti costitutive delle forme pensionistiche complementari; tra contratti collettivi istitutivi di forme pensionistiche complementari, di diverso ambito di applicazione; tra autonomia collettiva e autonomia individuale. Nella letteratura giuridica comparata, non si rinvengono quasi mai analisi dettagliate su questi aspetti, con riferimento a nessuno dei Paesi oggetto di questa ricerca.
Per quanto concerne, in particolare, gli studi giuridici sugli effetti dei mutamenti della composizione della forza lavoro e delle forme di lavoro sul piano previdenziale, essi sono stati sostanzialmente limitati, fino a oggi, alla sola previdenza obbligatoria. Il tema dei possibili effetti discriminatori della disciplina della previdenza complementare è stato trattato dalla dottrina e dalla giurisprudenza solo parzialmente, in quanto è stata affrontata solo la questione delle discriminazioni di genere; mentre non sono ancora state analizzate le questioni che possono sorgere in relazione ad altri motivi di discriminazione vietati dall’ordinamento e in particolare quelli relativi all’età, alla razza, e all’handicap. Analogamente scarsamente affrontato è il tema della flessibilizzazione del rapporto di lavoro e dei suoi effetti sulla disciplina della previdenza complementare. <<<



