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PROGRAMMA DI RICERCA

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Parole Chiave
PROFESSIONI, POTERE, POLITICA, SOCIETA, ITALIA

PROFESSIONI E POTERE NELL'ITALIA MODERNA E CONTEMPORANEA

Università degli Studi di Bologna
Abstract
Le caratteristiche di questo progetto su "Professioni e potere nell’Italia moderna e contemporanea" sono racchiuse in tre elementi chiave:
1. Il lungo periodo. Le professioni intellettuali italiane sono pensate concettualmente e analizzate per la prima volta in una dimensione globale, travalicando la cesura tradizionale tra l’ età moderna e quella contemporanea.
2. Il concetto di potere e quello di impegno. L’analisi di lungo periodo sarà attuata usando come strumento euristico il concetto di potere: quello esercitato dalle professioni con i loro saperi e quello acquisito con le posizioni conquistate nel campo politico e economico. L’analisi in chiave di potere sarà affiancata da quella in chiave di disinteresse e di impegno.
3. Il superamento degli steccati. Il progetto rappresenta un’occasione di superamento degli steccati disciplinari che hanno prodotto storie separate delle libere professioni, delle professioni intellettuali, della pubblica amministrazione e del pubblico impiego, delle borghesie, delle istituzioni culturali, delle donne. Adottando una prospettiva storiografica attenta alle suggestioni sociologiche (e dunque tendendo a equiparare per alcuni aspetti le occupazioni alle professioni), il progetto intende focalizzare l’attenzione non solo sulle professioni liberali classiche, ma anche su alcune professioni intellettuali di carattere funzionariale e le professioni economiche.

All’interno di questo orientamento generale, l’Unità di Milano si incaricherà di studiare le professioni di antico regime. Per il passaggio dall’età moderna all’età contemporanea verrà indagato il ruolo originale svolto dai collegi professionali nel corso del XVIII secolo, riemersi in forme nuove dopo la frattura napoleonica e avviati verso un processo di modernizzazione dopo il periodo di apparente stallo della Restaurazione. Ed è infatti nel corso dell’Ottocento che gli antichi collegi pongono le basi per l’evoluzione verso i moderni ordini professionali.
In questo senso, la frustrazione vissuta in particolare da medici ed esercenti le professioni legali nei decenni preunitari, a causa della riduzione degli sbocchi lavorativi e della lentezza delle carriere, radicalizzò l’opposizione alla dominazione austriaca, favorendo la loro partecipazione al Risorgimento. Il gruppo di Milano si occuperà poi dei profili e delle rispettive competenze che le professioni andarono assumendo nella fase dello sviluppo manifatturiero e industriale, evidenziando le peculiarità milanesi, in primo luogo la mancanza dell’Università, istituita soltanto nel secondo ventennio del Novecento, e il ritardo della modernizzazione dell’istruzione tecnica.

Anche l’Unità di Firenze condurrà la sua ricerca su una varietà di profili e di soggetti professionali, studiati lungo un arco cronologico che dalla Toscana granducale della prima metà dell’800 arriva all’età repubblicana. I temi trattati sono molteplici: Sapere e potere - Analisi dei luoghi della formazione dei professionisti; Il potere delle professioni - L’attenzione si concentrerà sullo studio dello status sociale, della mobilità professionale, degli organi di rappresentanza delle professioni; Gli spazi del potere (professionale) - Analisi della dislocazione dei professionisti in relazione alle trasformazioni urbanistiche di Firenze; Al servizio del potere pubblico - Analisi dei rapporti tra le professioni, il potere centrale (il Granducato di Toscana fino al 1859) e locale (il Comune di Firenze); Professioni e potere economico - Si renderà conto del profondo intreccio tra professioni e mondo economico e imprenditoriale a Firenze tra 1852 e 1972; Professioni e potere politico - Sarà indagata la presenza dei professionisti toscani negli organi di rappresentanza e di governo locali e nazionali; Alla ricerca del potere - Sarà studiata la “conquista del potere” da parte delle donne, prendendo la realtà toscana come caso di studio.

L'Unità di Bologna si occuperà delle professioni nell'Italia contemporanea su scala nazionale, adottando come criterio interpretativo un’ottica che metta a confronto le componenti più dirette di manifestazione del potere delle professioni (sul piano politico e in rapporto al potere economico) e quello dell’impegno e dell’agire disinteressato. La scelta politica fatta dai professionisti durante il Risorgimento fu prevalentemente ideale, mentre l’ingresso in politica fatto dai professionisti durante l'età liberale e in quella repubblicana, fu dettato spesso dall’interesse di raggiungere o rafforzare posizioni notabilari.
Tuttavia nessuno di questi comportamenti appare il riflesso di un orientamento univoco, ma piuttosto l’effetto di un costante intreccio di motivazioni ideali e pratiche. Parimenti le strategie familiari di trasmissione ereditaria della professione intendevano tutelare il capitale culturale ed economico familiare, ma appagarono anche il desiderio di lasciare una "eredità immateriale", perpetuando lungo le generazioni i valori della professione. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Maria Malatesta Università degli Studi di BOLOGNA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il Programma prevede sia obiettivi comuni alle tre unità, sia obiettivi inerenti a ricerche particolari. Gli obiettivi comuni sono rappresentati dalla pubblicazione di un volume collettaneo dedicato alla storia delle professioni tra età moderna e contemporanea, dall’organizzazione di un convegno internazionale, e dall’allestimento di alcune mostre.
Nel volume troveranno spazio le ricerche condotte su scala nazionale e gli elementi affini portati dalle ricerche locali sui temi principali, gli approfondimenti di indubbia novità e interesse per la storia delle élites italiane (ad es. il familismo, le donne), e analisi di case-studies a livello locale/regionale il cui raffronto col panorama nazionale contribuisce ad una comprensione al contempo più esaustiva e più problematica della storia delle professioni dalla crisi dell’Antico Regime al XXI secolo.
Nel volume collettaneo sono previsti apparati cartografici, indispensabili per “tradurre” i risultati dei sondaggi quantitativi in una mappatura ragionata dell’Italia dei professionisti. Alla preparazione delle carte si arriverà dopo una messa a punto, studiata anche in rapporto alle esigenze della rappresentazione scientifica, dei database prosopografici previsti in diverse fasi della ricerca dalle tre unità.
In vista di un consolidamento del rapporto fra ricerca universitaria e mondo delle professioni si prevede la presentazione del volume collettaneo presso ordini e associazioni professionali, che negli ultimi anni hanno dimostrato l’interesse e l’esigenza di recuperare - in senso scientifico, non puramente celebrativo o erudito - la memoria del proprio passato.
Nel convegno internazionale verranno discussi e presentati i risultati della ricerca alla comunità degli studiosi che, con vari approcci disciplinari, partecipano al più aggiornato dibattito sul binomio professioni/poteri (sociologi, storici delle istituzioni, storici economici, modernisti e contemporaneisti).
Sempre nell’ottica di una diffusione ad ampio raggio e diversificata dei prodotti della ricerca, si prevede l’allestimento di una serie di mostre, nelle sedi delle tre unità (Bologna, Milano, Firenze), presso enti pubblici (banche, archivi e biblioteche comunali) e presso le sedi locali degli Ordini e delle associazioni professionali. Sarà a tale proposito costitutiva la valorizzazione delle ricognizioni per mezzo anche di selezioni iconografiche che dovranno avvalersi della consulenza di archivisti e altri specialisti.
Il volume collettaneo sarà affiancato da una cospicua serie di risultati, presentati sotto forma di volumi, saggi di ricerca ed edizioni di fonti, inerenti ai filoni di indagine più specifici di ciascuna unità. Tra i temi che saranno privilegiati in tal senso, possiamo già collocare una ricostruzione articolata - in forma di volume collettivo - del rapporto tra professioni e poteri nella Toscana otto-novecentesca; i risultati dell’indagine nazionale sull’età risorgimentale e quelli della ricerca sul Parlamento; la cultura politecnica lombarda tra moderno e contemporaneo; le questioni dirimenti di storia delle università e della legislazione.
Per le banche dati che al termine delle ricerche appariranno particolarmente esaustive e tali da poter suscitare più largo interesse, si potrà predisporre sia la pubblicazione on line sia specifiche edizioni digitali. <<<
Risultati parziali attesi
All’interno del panorama internazionale degli studi sulle professioni, l’Italia occupa una posizione di tutto rispetto. A partire dagli anni Ottanta anche nel nostro paese è decollata la ricerca sulle professioni. Essa ha coinciso, come è avvenuto anche all’estero, con l’analisi della composizione sociale delle élites dirigenti nell’età moderna (A.M. Rao, L’ordinamento e l’attività giudiziaria della Repubblica napoletana del 1799, Napoli 1974; A. Musi, Disciplinamento e figure professionali: articolazione della medicina nel Mezzogiorno spagnolo, Bologna, 1990), degli studenti universitari (G.P. Brizzi e A. Romano (eds.), Studenti e dottori nelle università italiane: origini-XX secolo, Bologna 2000; M.T. Guerrini, Qui voluit in iure promoveri: i dottori in diritto nello Studio di Bologna 1501-1796, Bologna 2005), mentre dall’altro fiorivano studi sulla professione medica, ingegneristica e forense in età moderna e contemporanea (F. Tacchi, Gli avvocati italiani dall’Unità alla Repubblica, Bologna 2002; L. Blanco (ed.), Amministrazione, formazione e professione: gli ingegneri in Italia tra Sette e Ottocento, Bologna 2000; M. Minesso, Tecnici e modernizzazione nel Veneto: la Scuola dell’Università di Padova e la professione dell’ingegnere 1806-1915, Padova 1992; A. Ferraresi, Stato, scienza, amministrazione, saperi: la formazione degli ingegneri in Piemonte dall’antico regime all’Unità, Bologna 2004; G. Vicarelli, Alle radici della politica sanitaria in Italia: salute e società da Crispi al fascismo, Bologna 1997) dove però raramente si affrontava un approccio comparato (M. Malatesta, Professionisti e gentiluomini. Storia delle professioni nell’Europa contemporanea, Torino 2006). È a lungo mancato un saldo coordinamento tra i vari gruppi di ricerca, dislocati prevalentemente a Milano, Bologna, Firenze, Napoli, e un rapporto stretto con la sociologia, come è invece avvenuto negli altri paesi, in particolare in Francia. Il risultato è stato una notevole dispersione tematica e concettuale, che ha indubbiamente influito sulla relativa marginalità di questo tema di ricerca all’interno della nostra storiografia.
Questo progetto si prefigge un obiettivo ambizioso, che consiste nello scomporre e ricomporre su nuove linee il campo di ricerca delle professioni al fine di assicurargli non solo quella visibilità che merita e che finora gli è stata in qualche modo negata all’interno della nostra storiografia, ma di stabilire anche un dialogo permanente con gli enti professionali. Questo risultato finale sarà perseguito attraverso una sinergia tra strategie di metodo e atti concreti.

1. Il collegamento tra le scuole. Creare per la prima volta un collegamento organico tra la scuola bolognese, milanese e toscana in modo da integrare le forze esistenti, i metodi di ricerca, le fonti disponibili.

2. Pensare in modo unitario le professioni. Impostare per la prima volta una ricerca che tenti di analizzare il tema delle professioni nel lungo periodo e superando in questo modo la cesura che finora era stata posta al momento della formazione dello stato unitario. È inconfutabile il fatto che le odierne professioni non hanno molto da spartire con quelle che operavano nell’età napoleonica o ancor più con le arti liberali dell’antico regime. E tuttavia, come afferma oggi la sociologia neo-funzionalistica [D. Sciulli, Continental sociology of professioins today:conceptual contributions, “Current Sociology”, vol. 53, n. 6, november 2005] vi è un’essenza delle professioni che travalica il tempo e lo spazio e che costituisce il loro fattore di identificazione all’interno di ogni contesto. Usando il concetto di “potere” come un filo rosso che dai Collegi professionali lombardi dell’età moderna arriva ai giorni nostri, il progetto metterà in evidenza le radici profonde, oggi dimenticate, delle professioni intellettuali, e la funzione “costituzionale” da loro svolta all’interno della società italiana.

3. Locale e nazionale. Coniugare il livello del discorso nazionale con scavi locali approfonditi o totalmente nuovi.

4. Pubblicazione e diffusione di fonti e strumenti. I componenti del gruppo di ricerca intendono mettere a punto, e diffondere presso un ampio pubblico, un insieme di strumenti utili alla conoscenza e valorizzazione di fondi particolarmente ricchi e importanti, tanto sul piano locale quanto su quello nazionale. La pubblicazione di risorse quali inventari, cataloghi bibliografici, descrizioni di fondi, avverrà tramite uno strumento che ha già dimostrato le sue potenzialità come punto di riferimento per una comunità larga, nazionale e internazionale, di studiosi ma anche di cultori. Si tratta del sito web del Centro di ricerca sulla storia delle professioni (CEPROF:www.ceprof.unibo.it) istituito presso il Dipartimento di discipline storiche dell’Università di Bologna sotto la direzione di Maria Malatesta: al suo interno, verrà creato uno speciale archivio per la presentazione di questi prodotti della ricerca. Agli strumenti si affiancherà la pubblicazione on-line di documenti particolarmente interessanti, oltre che la riedizione critica di opere a stampa spesso dimenticate o trascurate in certi ambiti di ricerca. Tra le altre, è già prevista la riedizione elettronica del dizionario biografico L’Italia scientifica contemporanea di Ignazio Cantù (Milano 1844), che rappresenta una fonte straordinaria per l’analisi dei percorsi formativi, delle scelte e dei problemi nell’ambito dell’esercizio, delle reti sociali e culturali dei professionisti nell’ambito della società italiana di età risorgimentale.

5. Ampliare lo spettro delle professioni. Uno dei risultati più importanti dal punto di vista del metodo che il progetto si propone è quello di costruire un discorso unitario che inglobi all’interno delle professioni “classiche” (avvocati, ingegneri e architetti, medici) tanto le professioni che interagiscono in modo più diretto con la sfera dell’economia, che le professioni funzionariali quali gli insegnanti e i magistrati. La novità maggiore riguarda il primo punto. Le professioni economiche disciplinari (ragionieri, avvocati d’affari, agenti di cambio, imprenditori ecc) sono state finora oggetto di studi separati all’interno di discipline specifiche (la storia della ragioneria, la sociologia, la storia economica, la storia del diritto) ma sono rimaste ai margini, quando non addirittura escluse, dagli studi di storia delle professioni. Il risultato che ci si propone è invece quello di analizzare il contributo dato da queste professioni allo sviluppo economico del paese e alla costruzione di reti di potere.

6. L’istituzionalizzazione del campo di ricerca. Il progetto dovrebbe concludersi con una sorta di istituzionalizzazione di un campo di ricerca, tramite la determinazione di confini cronologici e tematici mobili, capaci di ridefinirsi ogni volta in funzione dei nuovi stimoli e di superare in questo modo le debolezze insite nella frammentazione dei temi.

7. Storia delle professioni e società: un ponte tra ricerca accademica e enti professionali. Il progetto si prefigge infine di far progredire il rapporto tra storici di formazione accademica e corpi professionali. Negli ultimi anni la domanda di storia da parte di alcuni ordini (provinciali e nazionali) è aumentata sensibilmente, come dimostrano le iniziative svolte da alcuni ordini e consigli nazionali per incrementare gli studi di storia delle rispettive professioni. Il progetto si propone di dare a questa domanda una risposta di carattere collettivo, che travalichi i contributi di singoli ricercatori e si presenti invece, davanti agli enti professionali, come un campo di studi articolato al suo interno ma con un profilo altamente strutturato e riconoscibile: un punto di riferimento per coloro che in futuro vorranno intraprendere nuove ricerche su queste tematiche. Allo scopo di costruire un rapporto tra la ricerca storica accademica che si occupa della storia delle professioni e il mondo dei professionisti, il gruppo intende promuovere in modo sistematico i prodotti della sua ricerca. I libri e la mostra, pensata come un vettore decisivo di comunicazione della ricerca compiuta dal gruppo, saranno presentati agli ordini professionali locali, ai consigli nazionali, nonché a enti pubblici quali banche, archivi di Stato, Comuni. In questo modo si faciliterà la pubblicizzazione del lavoro svolto e dei risultati raggiunti, e si darà concretezza e operatività all’interno della società ad una ricerca condotta nell’ambito delle scienze umane. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Fare il punto sullo stato della storiografia delle professioni è un compito arduo. Si tratta di dare conto, infatti, di una produzione che, a livello internazionale si è allargata a macchia d’olio dagli anni ’60 del Novecento inglobando una molteplicità di tematiche e di campi disciplinari: la storia dell’organizzazione delle professioni e il loro rapporto con lo Stato, la storia delle scienze che ne costituiscono la base teorica, la storia delle istituzioni dove avviene la loro formazione, la composizione delle élites professionali, la loro cultura e le strategie familiari, la loro proiezione urbana e, per finire, il potere esercitato sul piano professionale, politico, simbolico [Malatesta, Uno sguardo agli studi sulle professioni, in A. Varni (ed.), Storia delle professioni in Italia tra ‘800 e ‘900, Bologna 2002].
All’interno di un campo di ricerca che ne interseca strutturalmente altri, è difficile – se non impossibile - trovare un unico concetto ordinatore. Il potere è stato ed è ancora oggi uno dei pochi concetti in grado di fungere da filo conduttore tra le varie epoche e di fungere da strumento euristico della ricerca. Esso ha accompagnato la sociologia delle professioni nel suo nascere e nel momento della sua affermazione definitiva. A partire da Max Weber, il nesso tra professioni e potere è stato al centro del dibattito all’interno delle scienze sociali. Per Talcott Parsons, a cui si deve la paternità dell’approccio funzionalista alle professioni, queste ultime svolsero negli Stati Uniti un ruolo decisivo nell’affermazione delle classi medie. Il loro potere consiste tanto nel possesso di un sapere esoterico, quanto nella loro capacità di autoregolarsi. La loro posizione sul mercato è definita dal possesso di queste credenziali a cui si aggiunge il possesso di valori etici che le rendono competitive [T. Parsons, Professions, in “International Encyclopaedia of the Social Sciences”, New York 1968 ].
La sociologia critica anglo-americana degli anni ’70, di ispirazione neo-weberiana, ha continuato a privilegiare lo studio delle professioni “classiche”, in particolare la medicina [P. Friedson, Professions and medicine: a study of the sociology of applied knowledge, New York 1970] per evidenziare la loro posizione di potere rispetto alla società. Rispetto all’approccio parsonsiano, i neo-weberiani hanno così insistito sulla nozione di interesse e di dominazione, piuttosto che su quella di etica e di competenza [M. Sarfatti Larson - A. Abbott, The system of the professions, Chicago 1988; W. Tousjin (ed.), Sociologia delle professioni, Bologna 1979]. La sociologia di Pierre Bourdieu, dal canto suo, ha denunciato a partire dal 1968 i meccanismi di riproduzione del potere delle élites insiti nel sistema scolastico francese [P. Bourdieu, La noblesse d’Etat, Paris 1989].
La storiografia e la sociologia storica sulle professioni nate negli anni ‘80 del secolo scorso, sono state influenzate da questo revisionismo sociologico, nella misura in cui hanno posto al centro della loro indagine il rapporto tra professioni ed élites, considerato cruciale tanto nell’analisi delle società di antico regime quanto di quelle contemporanee [E. Brambilla, Genealogie del sapere: università, professioni giuridiche e nobiltà togata in Italia XIII-XVII secolo, Milano 2005; W. Prest, The rise of the barrister: a social history of the English bar, 1590-1640, Oxford 1986; Ch. Charle, Les élites de la République, Paris 1987; L. Blanco (ed.), Amministrazione, formazione e professione. Gli ingegneri in Italia tra Sette e Ottocento, Bologna 2000]. L’analisi del rapporto tra professioni e potere è risultato decisivo nell’ampliare e rinnovare lo studio dei sistemi totalitari tra le due guerre mondiali e del modo con il quale essi si sono radicati all’interno della società [G. Turi (ed.), Libere professioni e fascismo, Milano 1994; K.H. Jarausch, Th unfree professions: German lawyers, teachers and engineers, 1900-1950, Oxford 1990].
Negli ultimi anni nuove tematiche si sono imposte sulla scena internazionale, prima fra tutte l’ingresso delle donne nelle professioni dalla fase pionieristica ottocentesca alla femminilizzazione dagli anni ‘80 del Novecento [F. Tacchi, Dall’esclusione all’inclusione: il lungo cammino delle laureate in giurisprudenza, “Società e storia” 2004; G. Vicarelli (ed.), Donne e professioni nell’Italia del Novecento, Bologna 2007; M. Malatesta, Professionisti e gentiluomini, Torino 2006, cap. VI]. Va citata anche la nuova corrente sociologica francese, artefice della confluenza della sociologia dell’engagement nella sociologia delle professioni, che pone al centro dell’agire professionale la nozione di politica, intesa come impegno a tutto campo che emerge soprattutto nei momenti di crisi della società [L. Israël, Robes noires, années sombres. Avocats et magistrats en résistance pendant la Seconde guerre mondiale, Paris 2005].
Restano tuttavia aperti molti interrogativi teorici, oltre alla necessità di ampliare ulteriormente i campi di indagine. La ricerca storica e sociologica ha privilegiato l’accezione alta del termine “professione”, ossia quella di occupazione dotta dotata fin dal medioevo di un titolo dottorale o di statuti speciali, come nel caso inglese (medici e avvocati) o che hanno acquisito nel corso dei secoli uno status analogo alle prime (notai, ingegneri etc), e dotate di poteri di autogoverno. È a questo modello di origine medioevale che viene nella maggior parte dei casi ricondotto lo studio del potere professionale, tanto sulla società che nell’ambito del sistema politico, grazie alla storica capacità delle professioni di farsi rappresentare all’interno degli organi di governo. Restano in ombra altre professioni, minori o dallo statuto di funzionario, che la sociologia fatica a considerare alla stregua delle grandi professioni intellettuali, che coincidono grosso modo con lo statuto di libere professioni. Queste professioni minori o funzionariali hanno anch’esse esercitato del potere, a volte grandissimo, come il caso dei magistrati, altre volte minore, come nel caso degli insegnanti, ma non per questo meno incisivo ai fini della strutturazione della società. È soprattutto a questo “secondo universo” delle professioni che va oggi rivolta una nuova attenzione, allo scopo di riconcettualizzare l’intero campo delle professioni accogliendo e ricollocando i molti studi che sono stati prodotti in ordine sparso. <<<