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PROGRAMMA DI RICERCA
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Unità di Ricerca
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
Classificazione geografica
- Regione: Veneto
Parole Chiave
STORIA DELLE BIBLIOTECHE, TRASMISSIONE DEL PATRIMONIO LIBRARIO, TRADIZIONE DEI TESTI, VALORIZZAZIONE DELLE FONTI ARCHIVISTICHE E DOCUMENTARIERepertorio delle fonti inventariali librarie dell’Occidente latino (sec. VIII – 1520)
Università degli Studi di VeronaAbstract
L’obiettivo della ricerca è la realizzazione del Repertorio delle fonti inventariali librarie redatte tra l’VIII secolo ed il 1520. L’area geografica interessata copre l’intero Occidente Latino, con l’esclusione della sola Regione Toscana e della Francia, dal momento che per queste due aree tale operazione è già in corso di completamento (per la Toscana su iniziativa della Società Internazionale per lo studio del Medioevo latino, da ora S.I.S.M.E.L., per la Francia da parte dell’I.R.H.T. di Parigi). A tutt’oggi manca uno strumento del genere, poiché l’unico censimento, assai parziale e del tutto insufficiente ad appagare le curiosità e le esigenze dello studioso moderno, risale ad oltre un secolo fa: Th. Gottlieb, “Über mittelalterliche Bibliotheken”, Leipzig 1890. La costruzione del Repertorio, che ha imposto un’opera di spoglio bibliografico avviata undici anni or sono e, pertanto, prossima alla conclusione, si avvale di un’idonea piattaforma informatica, ossia di un ambiente software progettato contestualmente per conto della S.I.S.M.E.L., in grado di organizzare, selezionare e rendere fruibili in modo duttile ed efficace i dati raccolti. Limitatamente all’Italia questo censimento, tanto a livello di spoglio bibliografico, quanto dal punto di vista dell’immissione dei dati, può dirsi quasi concluso; per le aree extranazionali si è al momento proceduto all’immissione delle informazioni relative ai soli documenti inventariali ritenuti di maggiore rilievo storico e culturale. La descrizione del reperto inventariale si articola per campi definiti ed indicizzabili, in cui ogni elemento che vi entra a far parte è rintracciabile attraverso il sistema delle query. Si ritiene pertanto opportuno connotare il nostro Repertorio di due tratti indispensabili: ossia quello contestuale e quello dinamico. Per ‘contestuale’ si deve intendere l’attenzione centrata sulla genesi, sulle modalità e sugli agenti che hanno prodotto siffatta documentazione, donde la scelta di non limitarsi solo ad un censimento puramente asettico ed elencativo, bensì di svilupparlo in forma anche ‘discorsiva’ pur tenendo fede ai criteri di uniformità ed omogeneità prefissati e condivisi. Con il termine ‘dinamico’ vogliamo sottolineare l’attenzione prestata alla formazione, all’accrescimento sino all’eventuale dispersione o trasmissione di beni librari di cui spesso tale documentazione è testimonianza fedele ed attendibile (si rifletta al ruolo dei beneficiari di una donazione o di un prestito o a processi di incameramento o di dotazione o di cessione di interi patrimoni librari o parte di essi). Inoltre si è creduto indispensabile estendere il censimento a tipologie documentarie definite ingiustamente ‘minori’ rispetto a quelle imponenti dei cataloghi o degli inventari propriamente detti: a tale scopo il censimento tiene in considerazione tutte le attestazioni librarie presenti in fonti archivistiche (come testamenti, atti di varia natura) o in registri preposti a scopi precipui (note di prestito, note di spesa, note da obituari etc). L’organizzazione dei dati raccolti si articolerà per località geografiche e per nomi dei possessori (enti e persone fisiche) secondo l’ordine cronologico. Per ogni inventario sarà fornito il regesto, l’indicazione della/e fonte/i (manoscritta o archivistica) che lo trasmettono, le edizioni di riferimento e la bibliografia fondamentale. Si prevede la divulgazione del Repertorio per fascicoli, ciascuno dei quali facente capo ad un’area geografica definita, corredati da cd-rom. <<<Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Massimiliano Bassetti Università degli Studi di VERONAObiettivo del Programma di Ricerca
Viste le premesse ed i risultati sinora raggiunti, possiamo enucleare come segue gli obiettivi principali che intendiamo perseguire:- completare il censimento delle fonti inventariali italiane (eccetto quelle della Regione Toscana già concluso come sopra indicato);
- realizzare il censimento, tramite il potenziamento degli spogli bibliografici già avviati e l’inserimento dei dati selezionati, dei documenti inventariali extra-nazionali, eccetto per la Francia (l’esclusione di quest’ultima si giustifica tenendo conto che è in corso d’opera su iniziativa dell’Institut de Recherche et d’Histoire des Textes [IRHT - CNRS France], la riscrittura aggiornata del repertorio uscito vent’anni fa per le cure di A.-M. Genevois – J. F. Genest – A. Chalandon, “Bibliothèques de manuscrits médiévaux en France. Répertoire de documents”, Paris 1987, comprensivo dei soli inventari di area francese sino al 1799, con digitalizzazione delle edizioni più rare dei medesimi, denominata ISBA ovvero “Inventaire des sources sur les bibliothèques anciennes”). [Per lo stato dei lavori tuttora in corso si veda on line l’intervento di M. Peyrafort, “L’odyssée de l’ISBA: nouvelles orientations et perspectives”, relazione presentata il primo dic. 2005 durante il XII Convegno sul tema “Le manuscrit dans tous ses états: enjeux et découvertes”, organizzato dall’IRHT-Aedilis (http:// aedilis.irht.cnrs.fr/manuscrit/isba.htm)]. Lo stato di avanzamento è stato inoltre oggetto dell’intervento della medesima studiosa tenuto durante la sessione dei lavori dedicati, lo scorso 14 dic. 2006, al tema “Les bibliothèques médiévales au XXIe siècle: bases de données et inventaires en ligne”, al quale hanno preso parte i dott. P. Massalin e G. Fiesoli (S.I.S.M.E.L.) presentando a loro volta i risultati delle proprie ricerche in itinere;
- pubblicare i risultati del censimento in formato cartaceo, corredato eventualmente da cd-rom, dando priorità alle Regioni italiane e, a seguire, alle aree extra-italiane. In prospettiva si prevede di articolare l’edizione per aree regionali, limitatamente alla nostra penisola, e per macro-aree relativamente al resto dell’Occidente latino (aree iberica, anglosassone, tedesca, belga ed olandese, boema, regioni e/o centri ‘periferici’). Il corpus si comporrà pertanto di più fascicoli che terranno conto del fattore geografico. Il software garantirà una proficua opera di indicizzazione a corredo dei singoli fascicoli.
Spinti dalla convinzione che fosse necessario riscattare l’elenco librario, specie se di epoca molto antica, dallo stato di ‘reperto fossile muto ed infido’, per cui una certa tendenza diffusa negli studi che di queste fonti trattano propende ancora a collocarlo entro un’ottica ‘codicocentrica’, il Repertorio che si propone vuole essere uno strumento flessibile e quindi capace di ripercorrere, fin dove possibile, la storia del libro o più in generale di interi fondi, fornendo in questo modo elementi concreti per stabilire, storicamente, le vicende che hanno portato alla sua progressiva dispersione ovvero ad ulteriori passaggi di proprietà.
Perseguendo questi obiettivi, in una rinnovata ed aggiornata prospettiva ‘catalogocentrica’, confidiamo pertanto di compiere il primo e decisivo passo nella direzione che già Giorgio Pasquali aveva indicata nel lontano 1934, lanciando un accorato appello dalle pagine magistrali della “Storia della tradizione e critica del testo”: « È ormai venuto il tempo di una raccolta sistematica e completa di tutti i cataloghi medievali di biblioteche. Anzi, è meraviglia che quest’opera non sia già fatta, perché qui gli interessi del classicista coincidono con quelli del medievalista, che vuol sapere quali libri potessero esser letti in certo periodo in certa regione culturale » (p. 168). Il nostro Repertorio vuole essere quindi uno strumento nuovo, realizzato con tecniche informatiche e perciò moderne, al servizio di un antico e purtroppo disatteso monito. <<<
Risultati parziali attesi
Il nostro Repertorio di documenti inventariali così configurato verrà pertanto a costituire uno strumento indispensabile per la realizzazione della prima raccolta universale di cataloghi librari in senso lato, purché editi anche se solo parzialmente, afferenti a biblioteche medievali ed umanistiche, dall’età precarolingia sino al primo Rinascimento (1520 circa), mancando a tutt’oggi una raccolta siffatta per l’Italia e, più in generale, per tutto l’Occidente latino. Si pensi anche alle potenzialità ulteriori garantite dalla digitalizzazione dei testi, ormai conclusa limitatamente all’Italia, che consente di verificare direttamente i dati in nostro possesso con le edizioni di riferimento. La piattaforma informatizzata che potrà accogliere un corpus di dimensioni tanto imponenti come questo, permetterà inoltre, se debitamente potenziata, la possibilità di inserire ‘addenda et corrigenda’ in qualsiasi momento, al fine di evitare un fenomeno di invecchiamento troppo precoce, vista la rapidità con cui si procede allo studio e all’edizione di documenti siffatti.Prendendo spunto dalla pubblicazione degli Atti del proficuo Convegno internazionale sul tema “Libri, lettori e biblioteche dell’Italia medievale (secoli IX-XV). Fonti, testi, utilizzazione del libro”, Atti della Tavola rotonda italo-francese (Roma 7-8 marzo 1997), curati da Giuseppe Lombardi e da Donatella Nebbiai Dalla Guarda, editi nel 2000, convegno che fu organizzato da due enti che da tempo seguono e promuovono ricerche siffatte, vale a dire l’I.R.H.T. parigino e l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU di Roma), va constatato che, nel complesso, il crescente interesse per le fonti inventariali di natura libraria sta ponendo a studiosi diversi per formazione ed interessi specifici, una serie di problemi comuni che toccano aspetti quali la definizione tipologica, i criteri diplomatici di trascrizione, i casi numerosi di attribuzioni incerte, l’individuazione delle opere elencate nelle singole voci che compongono l’inventario; ed è proprio da questo carattere ‘corale’, di dibattito aperto, di confronto tra impostazioni di metodo anche differenti, che emerge quanto sia diffuso il bisogno di disporre di un censimento di queste fonti rigoroso e ad ampio raggio, come quello da Noi avviato ed ora sottoposto alla Vostra attenzione.
Lo studio degli inventari di epoca medievale ed umanistica (inclusi quelli successivi all’introduzione della stampa a caratteri mobili) impone, sin dall’inizio, allo studioso che vi si cimenti, specie per quelle aree (si pensi alla penisola iberica e naturalmente all’Italia) per cui non disponiamo a tutt’oggi di alcun censimento - né di ‘corpora’ documentari paragonabili per mole e sistematicità a quelli effettuati nei paesi di lingua tedesca o comunque avviati, con successo, per le regioni belga ed anglosassone- una chiara e netta dichiarazione di intenti, supportata da solido metodo di esplorazione bibliografica, di resa del documento, di interpretazione e decifrazione del medesimo; richiede pure la presa di coscienza della particolare natura dei documenti che, più o meno direttamente, ci permettono di ricostruire la storia di biblioteche, i gusti e le tendenze di uno specifico milieu socio-culturale, come i meccanismi che hanno regolato l’atto di donazione o il prestito o che hanno alla lunga determinato la dispersione in mille rivoli di ingenti patrimoni librari.
Pertanto, in questo contesto, preso atto delle edizioni monografiche in collane esistenti nate con l’intento di raccogliere siffatte realtà documentarie [cfr., in ordine cronologico, “Mittelalterliche Bibliothekskataloge Österreichs”, hrsg. v. d. (Kaiserl.) Österreich. Akad. d. Wissenschaften in Wien, Bdd. I-V, Wien 1915-1971 (= MBKÖ); “Mittelalterliche Bibliothekskataloge Deutschlands und der Schweiz”, hrsg. v. d. (Koenig.) Bayer. Akad. d. Wissenschaften in München, Bdd. I-VI, München 1918-1979 (= MBKDS, l’ordine è dato dalla ripartizione territoriale per antiche diocesi); A. Derolez et alii (edd. by), “Corpus catalogorum Belgii”, voll. I-IV, Bruxelles, 1994-2001 (= C.C.B.); da segnalare, per l’area anglosassone, l’impresa avviata nel 1990, su iniziativa di Richard Sharpe, dalla British Library in collaborazione con la British Academy, mirata alla pubblicazione commentata di cataloghi ed inventari, sotto il titolo “Corpus of British Medieval Library Catalogues” (= C.B.M.L.C.), giunta al dodicesimo tomo sui venti previsti], attraverso il R.I.Ca.Bi.M. desideriamo, non solo sottoporre con sufficiente rigore all’attenzione dei potenziali fruitori una quantità di materiali documentari considerevole per mole, ma anche e soprattutto riscattare l’inventario antico di manoscritti e/o di eventuali incunaboli dal ruolo subalterno cui la critica delle fonti sembrava averlo relegato da tempo. All’epoca dei bilanci retrospettivi e delle riflessioni metodologiche è giusto che subentri la fase costruttiva e propositiva: da un lato, perciò, va senz’altro ribadito l’invito a proseguire lungo la strada che conduce alla realizzazione degli imponenti lavori di carattere monografico, incentrati su specifiche biblioteche di enti ecclesiastici o di bibliofili eccellenti, come pure sulle grandi raccolte ‘principesche’ dell’Umanesimo; dal confronto con il dibattito nel mondo degli studi scaturisce pure a chiare lettere la sollecitazione a non perdere di vista il lessico e la terminologia caratterizzante gli inventari, miniera di informazioni per codicologi e paleografi [sull’argomento si veda “Vocabulaire du livre et de l’écriture au Moyen Âge”, Actes de la table ronde (Paris 24-26 sept. 1987), éd. par O. Weijers, Turnhout 1989, incontro promosso dal Comité Internationale du vocabulaire des institutions et de la communication intellectuelles au Moyen Âge], e a non abbandonare il faticoso scandaglio tra le filze di documenti custodite in archivi per ricostruire a grandi linee specifiche realtà locali o regionali. Dall’altro lato, però, si richiama l’attenzione sulla mancanza di un ‘catalogus catalogorum’ e quindi indirettamente sull’insufficienza e l’inadeguatezza dell’opera pur meritoria di Gottlieb: a questa lacuna intanto vogliamo supplire con ponderato rigore scientifico.
Inoltre, come indicato nel punto precedente, si potrà costruire, partendo proprio dalla nostra penisola, procedendo via via nella raccolta di informazioni, il primo elenco di fonti inventariali inedite – o edite solo parzialmente – che sarà di incentivo per quanti vorranno cimentarsi in nuove edizioni.
La nostra speranza, che si è ormai tradotta in certezza alla luce dei risultati finora ottenuti, è di riuscire a dare un apporto concreto alla valorizzazione di ‘scriptoria’, di biblioteche e più in generale dei grandi patrimoni librari dell’Occidente latino, debitamente contestualizzati, come pure di promuovere la rivalutazione di aree considerate, talora a torto, ‘periferiche’ e marginali rispetto ai meccanismi storico-culturali che hanno influenzato la trasmissione dei testi e del sapere dal Medioevo alle soglie dell’età moderna, senza mai perdere di vista l’aspetto dinamico caratteristico dei processi legati alla diffusione del libro manoscritto e dei primi incunaboli.
Infatti la vastità del materiale a disposizione rende necessario, in ogni campo di indagine ed a maggiore ragione in questo, operare con la consapevolezza che il quadro complessivo si delinea solo per approssimazioni successive, per accumulo progressivo dei dati; essi dunque devono poter essere confrontabili, per essere disponibili per elaborazioni successive e confluire in studi più vasti o più approfonditi. Sotto questo punto di vista, la messa in cantiere del Progetto costituisce il trait d’union, suscettibile nel corso del tempo di modifiche e di miglioramenti qualora il caso lo richieda, teso a soddisfare un desiderio diffuso tra molti studiosi, diversi per formazione ed interessi specifici, cioè quello di disporre finalmente di uno strumento in grado di censire a tutto campo gli inventari di biblioteche e di collezioni antiche. Solo operando con questi strumenti e perseguendo obiettivi ben mirati, saremo in grado di compiere il primo e decisivo passo nella direzione che già Pasquali aveva indicata nel lontano 1934, lanciando quell’accorato appello dalle pagine magistrali della “Storia della tradizione e critica del testo” sopra citato. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Da più parti si avverte crescente la necessità di disporre di un repertorio dei documenti inventariali, pertinenti a patrimoni librari, redatti dall’Alto Medioevo sino alle soglie dell’Età moderna, capace di comprendere l’intero Occidente latino. L’opera monografica del codicologo viennese Th. Gottlieb, “Über mittelalterliche Bibliotheken”, Leipzig 1890 (rist. anast. Graz 1955) di fatto l’unico censimento, sotto forma di regesto o di notizia breve, di respiro universale non solo in relazione all’elevato numero di aree geografiche coinvolte, ma anche all’ampio ventaglio di tipologie documentarie vagliate (dagli inventari e cataloghi propriamente detti alle fonti archivistiche come testamenti, atti di donazione, di acquisto etc.), per quanto sia impresa meritoria e degna della più viva ammirazione, appare oramai bisognosa di ‘addenda et corrigenda’. Inoltre è profondamente cambiato l’approccio dello studioso moderno all’indagine sul libro antico: la mutata sensibilità, il confronto tra prassi metodologiche diverse (codicologica, paleografica, filologica, storica), la crescita esponenziale di edizioni e riedizioni di documentazione siffatta come pure di studi specifici dedicati alla genesi, al progressivo sviluppo e all’eventuale dispersione di antiche collezioni librarie, impongono l’attento riesame della questione. Facendo tesoro dell’impresa pionieristica del Gottlieb e coniugando gli elementi in nostro possesso, scaturiti da un lavoro di spoglio bibliografico, durato oltre un decennio e promosso dalla S.I.S.M.E.L. (Firenze) che ha nel frattempo realizzato ambienti informatici (software) in grado di dare forma ad una duttile banca-dati (database), è nata l’idea di costruire il “Repertorio degli Inventari e dei Cataloghi delle Biblioteche Medievali” (per comodità denominato con l’acronimo R.I.Ca.Bi.M.), destinato a coprire l’intero Occidente latino a partire dalle più antiche attestazioni documentarie altomedievali sino alla data convenzionale del 1520.La realizzazione di questo, per così dire, ‘catalogus catalogorum’, in fase avanzata di completamento per l’Italia (8.820 le attestazioni documentarie fino ad ora censite) e già avviato per gli altri stati tramite immissione delle schede descrittive facenti capo ai più imponenti cataloghi di biblioteche (altre duemila schede che, sommate alle precedenti, danno in totale quasi novemila ‘records’), rappresenta il primo passo per la costruzione di un corpus organico degli inventari medievali ed umanistici, tanto italiani quanto extra-italiani, che a tutt’oggi manca.
Alcuni rilievi numerici possono dare una percezione più esatta dell’entità degli elementi finora raccolti: sino ad oggi abbiamo riunito oltre 26.000 testimonianze utili alla costruzione del repertorio delle quali un terzo circa, come or ora detto, è già presente nella banca-dati (le rimanenti costituiscono di fatto il nucleo di uno schedario al momento autonomo, su supporto cartaceo o in formato Word, destinato comunque a confluire progressivamente nella banca dati, dopo attenta operazione di vaglio e di riscontro anche sui documenti originali); queste testimonianze sono l’esito dello spoglio sistematico condotto su oltre 2.200 contributi bibliografici che coprono l’arco di più di un secolo di ricerche inerenti al patrimonio di biblioteche medievali e di epoca umanistica (si è impiegato l’anno 1890 come termine post quem, cioè la data di pubblicazione del censimento gottliebiano). Si è creduto di conseguenza opportuno concentrare la prima fase del lavoro proprio sulla riscrittura delle 1.391 schede di cui si compone l’opera del Gottlieb: operazione, questa, che in effetti ha provocato in più di un caso un profondo ‘terremoto’, specie nell’ambito delle attribuzioni, della datazione e dell’indicazione delle fonti che trasmettono i singoli documenti.
Vista l’ampia quantità di informazioni documentarie raccolte, la S.I.S.M.E.L. ha creduto opportuno procedere alla costruzione di un database che potesse consentire l’inserimento, la gestione e l’utilizzo della massa di informazioni nel modo più diretto possibile e che rispondesse inoltre alle esigenze scientifiche e di ricerca, tenendo conto in particolare delle strategie informatiche e delle impostazioni formali, già sperimentate con ottimi risultati per le sezioni “Biblioteche Medievali” e “Cataloghi di Manoscritti”, comprese in “Medioevo Latino. Bollettino bibliografico della cultura europea da Boezio a Erasmo (secoli VI-XV)”, diretto da Claudio Leonardi e Lucia Pinelli: R.I.Ca.Bi.M. si presenta pertanto come una banca-dati flessibile e dinamica che partecipa alla realizzazione di un ‘meta-dato’ (l’albero ramificato di “Medioevo Latino” che affonda le proprie radici, ovviamente, tra opere ed autori). Si è perciò creduto opportuna la messa a punto di una maschera di ricerca che venisse incontro non solo alle esigenze tecniche di un operatore esperto, coinvolto magari direttamente nell’immissione di nuovi dati, ma anche di un qualsivoglia fruitore esterno potenziale, indipendentemente dal suo livello di conoscenze in materia; da qui la realizzazione di un repertorio informatizzato che fosse capace di dare una descrizione analitica del documento cercato e, allo stesso tempo, a seconda delle esigenze di chi lo interroghi, di rappresentare uno strumento a pronta risposta.
Il R.I.Ca.Bi.M. si caratterizza inoltre per altri due fattori degni di attenzione:
- l’ampia gamma delle tipologie documentarie censite;
- l’indicazione dell’eventuale destinatario/beneficiario dei beni librari (ente o persona fisica che sia) che permette di valorizzare appieno l’aspetto dinamico della circolazione libraria, laddove subentrino tipologie peculiari ma assai ricorrenti come i lasciti testamentari, le donazioni, i prestiti (questi ultimi intesi anche nell’accezione istituzionale, cioè come i registri tenuti aggiornati ed adibiti a questo scopo), gli atti di pegno etc.
Allo stato attuale, valorizzando al meglio le risorse documentarie raccolte, si sono portati a compimento i seguenti Progetti:
- “Inventari delle Biblioteche Medievali ed Umanistiche Italiane in rete (secc. VIII-XVIin.)”, realizzato dalla S.I.S.M.E.L. su mandato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali volto alla promozione delle iniziative facenti capo al programma nazionale denominato “Biblioteca Digitale Italiana: Internet culturale”, coordinato dall’Istituto Centrale per il Catalogo Unico.
Referente del Comitato Scientifico: prof.ssa DONATELLA FRIOLI (Università di Trento). Responsabili locali: dott. Paola Massalin e Giovanni Fiesoli. La riproduzione digitale, tramite scansione ad immagine, dei documenti inventariali noti da edizioni a stampa, supportata da una sintetica scheda descrittiva, è stata resa possibile anche grazie al coinvolgimento della Biblioteca Nazionale Centrale e della Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze che hanno messo a disposizione i propri locali ed il patrimonio librario per l’acquisizione digitale. Al momento il portale “SBN – Internet culturale” non consente l’accesso diretto a questa risorsa che è tuttavia fruibile nella rete locale (Intranet) della S.I.S.M.E.L.
- “Libri e biblioteche in Toscana tra Medioevo ed Umanesimo”, progetto realizzato dalla S.I.S.M.E.L. in collaborazione con l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. In corso di stampa per i tipi della SISMEL Edizioni del Galluzzo: Giovanni Fiesoli – Elena Somigli (a cura di), “Libri e biblioteche in Toscana tra Medioevo ed Umanesimo. Censimento delle fonti inventariali dal Medioevo al 1520”. <<<



