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PROGRAMMA DI RICERCA

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Parole Chiave
INTERDISCIPLINARITÀ, TECNOLOGIA, RESTAURO, MUSEOLOGIA, TECNICHE

Ricerca umanistica e nuove tecnologie - Gli strumenti d'indagine multimediali e diagnostici come fondamento scientifico e le risorse tecniche in funzione del restauro, della museologia e delle tecniche artistiche.

Università degli Studi di Firenze
Abstract
La ricerca si propone di individuare gli strumenti tecnologici in funzione di incentivo per una ricerca storico-artistica che si integri di tutte le discipline utili allo scopo.
Caratteristica del progetto proposto è quella di rivolgersi appieno alle varie aree che fanno capo al settore disciplinare L-Art/04. Com’è noto, esso comprende indirizzi di studio notevolmente eterogenei; l’intenzione è di chiamarli a raccolta al fine di: 1) riesaminare le specificità, competenze, capacità di ciascuno; 2) studiare le possibilità di reciproca integrazione; 3) individuare casi applicativi nei quali far confluire le competenze delle varie Unità di ricerca; 4) Trarre un bilancio finale del lavoro compiuto, indirizzandolo ad un reale progresso degli studi storico-artistici, di cui si vuole proporre un modello in parte nuovo e più avanzato.
Ecco così che dal punto di vista degli studi museali si intende indagare, attraverso un monitoraggio sulla composizione ed estrazione del pubblico, i peculiari aspetti comunicativi del museo che coinvolgono versanti sociologici ed economici, per offrire contributi fondanti anche alle discipline che ad esso si rivolgono, la Museologia e la Museografia.
Gli studi sul Collezionismo sottoporranno a confronto serie diverse di dipinti italiani menzionati da fonti e documenti, in rapporto con loro eventuali emergenze in casa d’asta, repertori, siti antiquariali, muovendosi fra data-base cartacei ed elettronici, utilizzando le agilità di ricerca della rete informatica; il tutto non soltanto in vista di risultati specifici, ma in qualità di modello metodologico.
Per la parte relativa alle ricerche storiche concernenti il Restauro, ci proponiamo di sottoporre a nuova e più completa considerazione critica le fonti letterarie e tecniche settecentesche relative agli importanti episodi di restauro pittorico compiuti in ambito toscano e romano tra secolo XVII e XVIII, nella convinzione di riuscire a cogliere spunti e linee di ricerca insufficientemente considerati anche in episodi già adesso ben conosciuti. Studi approfonditi saranno dedicati anche alla situazione veneto-friulana alla fine dell’Ottocento, con rinnovate consultazioni negli archivi, in particolare quello di Stato di Trieste, intesi a far emergere gli episodi significativi in materia relativi al sistema della tutela delle opere d’arte, ai restauratori e al restauro, alle tecniche e materiali impiegati. Argomenti di particolare interesse se collocati in quest’ambito geografico fra Impero Austroungarico e Regno d’Italia.
Quanto allo studio delle Tecniche artistiche, oggi sempre più al centro di molti interessi in maniera trasversale a varie discipline, nella convinzione che il rapporto tra la volontà dell’artista ed il mezzo tecnico rappresenti uno dei momenti più interessanti per lo studio storico-artistico, il progetto specifico qui presentato intende indagare le tecniche di realizzazione della pittura su supporto mobile della pittura italiana prima di Giotto, giovandosi anche dell’eccezionale esperienza di un grande Istituto di restauro di fama internazionale.
Un indirizzo altamente tipico del progetto prevede poi un’indagine assolutamente interdisciplinare condotta su un corpus di opere derivate da prototipi rinascimentali. Verranno condotte indagini d’archivio come sulle fonti e sulla bibliografia esistente, per inquadrare storicamente i fenomeni di replica, copia e falsificazione dei modelli, verificarne la fortuna critica e il loro impatto sul collezionismo. Un corpus significativo di opere di derivazione sarà esaminato per mezzo della riflettografia IR, allo scopo di indagare le modalità di progettazione e la tipologia dell’underdrawing, consentendo di relazionare in modo corretto l’opera di derivazione al suo prototipo di riferimento, con specifica attenzione alla individuazione di eventuali falsi o di riprese seriori.
Infine, un esempio particolarmente valido di pluridisciplinarità è offerto da uno studio innovativo sull’archeologia degli elevati, che permetterà altresì di determinare delle cronologie assolute. Il “case study” riguarda il complesso urbano di San Martino e il Casino Malvasia nell’immediata periferia della città di Bologna, e i beni di queste realtà estraniati dal luogo originario e collocati in sedi museali. Le competenze di varie professionalità (lo storico dell’arte, l’architetto, il restauratore, lo storico, il geologo, l’archeologo, il chimico, l’ingegnere), impiegate in relazione alle esigenze dei cantieri e laboratori di restauro, diventeranno fondamentali per l’intervento stesso e per il godimento del bene nel rispetto del “museo diffuso”, anche grazie agli strumenti multimediali. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giorgio Bonsanti Università degli Studi di FIRENZE
Obiettivo del Programma di Ricerca
Gli obiettivi che ci si ripropone di raggiungere sono di due generi diversi: di contenuto e di metodo.
Dal primo punto di vista, gli studi di area museologica, imperniati su di un monitoraggio su alcuni Musei-campione fiorentini e bolognesi, permetteranno di aggiornare e completare alcune linee di ricerca rimaste fin qui non molto significative, acquisendo dati preziosi per una valutazione della situazione relativa ai pubblici dei musei delle città d’arte. Si tratta difatti di bacini di utenza che negli ultimi anni hanno assunto caratteri sicuramente inediti, al cui proposito pertanto l’indagine risulterà certamente significativa. Si studieranno in proposito anche strumenti innovativi per la fruizione dei beni culturali all’interno e all’esterno delle istituzioni museali urbane e nel territorio, un utilizzo sempre più strettamente connesso con la loro conservazione e una conoscenza sempre più completa ed approfondita. Fra i nuovi mezzi di comunicazione, occorre pensare anche all’inserimento di film documentari all’interno di musei, mostre, percorsi turistici, in aggiunta ai consueti sistemi multimediali; nel loro insieme tutti questi si vanno comunque rivelando sempre più indispensabili per interventi corretti e completi nel recupero dei beni culturali e nella relativa informazione. Essi consentono difatti di giovarsi di una documentazione completa dello stato di fatto e delle operazioni necessarie alla conservazione delle opere, e di proporla al pubblico in maniera mirata alle sue possibilità di assorbimento. Queste strategie di comunicazione multimediale potranno portare dunque alla creazione di banche dati sul patrimonio artistico di notevole interesse ed utilità per tutti gli operatori del settore, nonché per la divulgazione dei risultati degli interventi. Il convegno e la pubblicazione che saranno realizzati al termine della ricerca ne renderà pubblici i risultati, venendo incontro ad un’esigenza fortemente sentita nel mondo contemporaneo. Quanto alle ricerche sulla rispondenza fra dipinti documentati in vario modo e ricerche sulle fonti condotte con largo utilizzo di mezzi multimediali, l’obiettivo finale di questa fase è la strutturazione di un archivio in grado di fornire materiali utili alla identificazione di dipinti segnalati dalle fonti ma non collegati ad opere esistenti. Quanto alla ricerca sulle opere derivate da modelli rinascimentali illustri lo scopo è di pubblicarne un repertorio, organizzato sulla base di una serie di categorie produttive: le opere seriali e le repliche contestuali al modello (ossia autografe, oppure prodotte da aiuti di bottega sotto il diretto controllo del maestro, o immediatamente dopo la sua morte); le copie fedeli, o variate, tratte da prototipi illustri ed eseguite in contesti estranei al maestro, anche geograficamente e cronologicamente a lui distanti; le copie o pastiches prodotti a scopo fraudolento, sia ex-novo, sia tramite operazioni di iper-restauro, cioè attraverso la parziale o totale ridipintura di opere antiche. Grazie ai censimenti degli interventi di restauro documentabili nei secc. XVIII e XIX in area tosco-romana, come in area veneto-friulana fra XIX e XX secolo, si intende ricostruire l’ attività e i metodi di restauratori, conservatori ( funzionari statali ), collezionisti e antiquari attivi in quei contesti. Nello specifico dell’ambiente fra Regno d’Italia e Impero Absburgico, lo scopo della ricerca è anche quello di mettere a confronto i metodi e teorie dei restauratori e dei pittori tedeschi ed italiani che lavorarono in questo territorio ancora diviso. Gli studi sulle tecniche artistiche nella pittura toscana precedente a Giotto, che si gioveranno dell’esperienza acquisita in proposito dall’Opificio delle Pietre Dure nel corso delle fondamentali operazioni di restauro messe in atto negli ultimi vent’anni, potranno divulgare materiali assolutamente preziosi per comprendere i rapporti fra le tecniche stesse e i risultati espressivi propri delle scuole pittoriche di quelle aree di produzione.
Ma forse ancora più validi potranno rivelarsi i risultati dal punto di vista metodologico, offrendo un esempio straordinariamente innovativo delle possibilità di risultati inediti procurate da una vera e reale interdisciplinarità. La condotta parallela e contestuale, e infine profondamente integrata, di tutte le linee della ricerca, si costituirà quale modello altamente visibile della ricchezza disciplinare di cui possono godere gli studi storico-artistici qualora condotti con la forte volontà di collaborazione che deve caratterizzare l’intero progetto. Si renderà infine possibile valutare interamente l’abbondanza e multiformità di competenze diverse di cui gode il settore disciplinare L-Art/04. <<<
Risultati parziali attesi
Secondo l’opinione del Coordinatore nazionale, il risultato forse principale che si desidererebbe conseguire è di carattere metodologico. Il Coordinatore è sinceramente convinto che una ricerca integrata quale quella che costituisce l’anima di questo progetto risulti sostanzialmente priva di precedenti, nella sua complessità ed articolazione e nella convergenza di competenze professionali sicuramente differenti verso un fine comune. Va anche aggiunto che ben difficilmente si riuscirebbe (anzi, non ci si riuscirebbe proprio) a realizzare un progetto del genere, se non vi fosse modo di usufruire di una base finanziaria adeguata, attesi i costi che la ricerca comporta. Nello specifico, non pare dubbio che risultati di vero interesse possano scaturire anche da linee di ricerca che già conoscono una rilevante quantità di studi, come quella sul restauro Tosco-romano nei secc.XVIII e XIX. Ma altri campi, anche nell’ambito di storia del restauro, risultano ampiamente da dissodare, come quello proposto dall’Unità di Udine. Questa ricerca permetterà d’individuare 1) i principali operatori attivi nel Nord-est d’Italia nel campo del restauro; 2) i centri di formazione, la bibliografia di riferimento, ed i materiali impiegati dagli artisti dell’ Ottocento e del primo Novecento che operarono in questo settore. La ricerca chiarirà inoltre l’attività delle Istituzioni preposte a tale compito nel Veneto e nel Friuli, che dal 1866 entrarono a far parte del Regno d’ Italia, e nella Venezia Giulia, che fino al 1918 rimase sotto il dominio dell’Impero Absburgico. Questi risultati consentiranno quindi di confrontare i principi, la legislazione ed i metodi utilizzati per la conservazione delle opere d’arte nel mondo tedesco (e più precisamente nell’Impero austro- ungarico) con quelli del mondo latino ed in particolare con quelli messi a punto nel Veneto.
Il secondo filone di ricerca dell’Unità di Udine permetterà di chiarire le tecniche esecutive ed i materiali utilizzati dai pittori attivi in quest’area geografica fra il 1815 e il 1918, e di confrontarli quindi con quelli impiegati nelle altre regioni d’Italia e dell’Impero Absburgico. Un risultato non secondario sarà infine la verifica di eventuali trasmissioni di conoscenze dal mondo scientifico e da quello artistico alla prassi e alla teoria del restauro. La conoscenza delle metodologie impiegate nel corso dei restauri ottocenteschi permetterà infine di calibrare con maggior precisione gli interventi attuali.
Quanto ai risultati attesi dall’Unità di Bologna, si intende sottolineare con forza l’importanza della registrazione dei restauri esaminati, che potrà costituire sia una corretta base documentaria ai fini di lavori futuri di manutenzione e di restauro, sia una banca dati per gli studiosi, sia utile riferimento per documentari. Si realizzeranno infatti veri e propri film documentari. Questi si sono rivelati eccellenti strumenti di educazione e di intrattenimento. Grazie alla sua duttilità e potenzialità il documentario permette di leggere, di interpretare e di conseguenza valorizzare un bene, un museo, una campagna di restauri e soprattutto, nel caso di percorsi museali diffusi nel territorio urbano ed extraurbano, esso potrà essere utilizzato quale filo rosso tra i vari luoghi e le varie realtà che compongono il “museo diffuso”, oggetto della nostra indagine. Come recenti studi sul pubblico e sulla comunicazione nei musei hanno dimostrato, molto spesso è difficile fruire del bene culturale secondo le modalità classiche. Queste alternano i testi scritti delle didascalie e dei pannelli esplicativi all’opera stessa, quindi segni linguistici a segni iconici. Richiedono di conseguenza il rapido passaggio da una modalità d’approccio all’opera che elabora i messaggi verbali ad una di tipo sensomotorio. Tutto ciò non accade se, anziché utilizzare un mezzo che dipende dal modo di procedere analitico, si utilizza un mezzo che dipende da quello senso-motorio: ossia se invece che ai mezzi linguistici si ricorre ai mezzi visivi. Occorre dunque pensare in termini nuovi all’inserimento di documentari all’interno di musei, mostre, percorsi turistici, in aggiunta ai consueti sistemi multimediali. Assieme alle altre forme di documentazione, di rappresentazione e di decodificazione del lavoro svolto (Convegno, Pubblicazione di Saggi critici), il documentario, utilizzando e mettendo in relazione i vari linguaggi – immagini, parole, musica, montaggio – potrà raggiungere e catturare l’attenzione del pubblico in una maniera che, sebbene strutturalmente estremamente artificiosa, per il fruitore appare del tutto naturale e coinvolgente. Esso permetterà di creare una serie di rimandi, anticipi e approfondimenti capaci di stimolare e preparare il pubblico alla visita, e di costruire un racconto per immagini altrimenti impossibile. L’idea di permeabilità visiva, di flusso costante di suggestione d’immagini, tra città e museo, museo e territorio, sarà ribadita dalla presenza d’opere che, anche quando non interne alle varie realtà museali, costituiranno un nodo culturale imprescindibile alla comprensione dei percorsi artistici dei materiali custoditi ed esposti, preciseranno la geografia culturale di Bologna e del suo territorio.
I risultati attesi dall’Unità di Genova, muovono dalla considerazione che l’esistenza di un cospicuo numero di opere derivate da prototipi rinascimentali pone il problema critico di stabilire il loro rapporto con il modello e con altre opere ad esse analoghe. Sappiamo della produzione seriale di immagini particolarmente richieste dai collezionisti, nell’ambito delle botteghe, così come sappiamo della produzione, nei secoli, di copie, eseguite su richiesta di mercato, che fatalmente portò, in molti casi, alla realizzazione di falsi a scopo fraudolento. A partire dall’Ottocento, la connoisseurship ha dovuto scontrarsi con la difficoltà di giudicare questi prodotti artistici, sulla base della mera lettura formale. La nostra ricerca, attraverso l’esame riflettografico, fornisce una lettura in profondità dell’opera, rivelandone gli aspetti progettuali, e dunque offre nuovi elementi per poter differenziare le repliche “autografe” (o comunque eseguite nel contesto della bottega, sotto il controllo del maestro) dalle copie, e dai falsi. L’analisi delle caratteristiche dell’underdrawing (strumenti utilizzati, peculiarità del ductus grafico, presenza di pentimenti, correzioni, e/o aggiustamenti in corso d’opera) consente di stabilire la presenza o meno di analogie tecniche con l’opera-modello e l’utilizzo o meno di tecniche di trasferimento meccanico dell’immagine. Si tratta di informazioni molto preziose che possono essere fondamentali per dirimere questioni attributive, per formulare giudizi di autenticità, come pure per ricostruire storicamente i modi e i canali della diffusione di determinati modelli.
La ricerca dell’Unità di Ferrara prevede la messa a disposizione della comunità scientifica di un "Provenance Index" costituito da immagini come strumento per la ricostruzione di collezioni disperse e quindi per la ricerca nell'ambito della storia della pittura, della storia culturale ed economica; ma anche la costruzione di un d-base che potrebbe addirittura essere inserito nel mercato. Quanto alle conoscenze da racchiudere in un data-base, è chiaro che le ricerche tecniche dell’Unità di Firenze sulla pittura pre-giottesca potrebbero costituire un nucleo di conoscenze straordinariamente rilevante per l’approfondimento della storia pittorica del nostro Paese. Indubbiamente la realizzazione del progetto offrirebbe risultati preziosi per tutta la Comunità scientifica internazionale. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Descrivere lo stato dell’arte relativamente a questo progetto risulta oggettivamente un po’complesso, tenuto conto della multiformità delle linee di ricerca che lo caratterizzano. Per ognuna di esse esisterebbe la possibilità di dettagliare ampiamente, con il rischio di riuscire dispersivi. Parte del progetto è costituita dallo studio dei data-base di immagini, relativamente alla ricerca sulle citazioni di dipinti italiani dal XIV al XVIII secolo e sul loro possibile reperimento in ubicazioni di varia natura (da quelle sconosciute alle altre ampiamente note) grazie alla consultazione delle informazioni reperibili su internet. Va detto al proposito che attualmente i d-base di immagini disponibili sono per lo più organizzati in ordine alfabetico secondo autori, e pochi, in particolare quelli di grandi musei, riportano i dati esterni utili per la collocazione collezionistica dell'opera. In questo caso dunque lo stato dell’arte si dimostra sostanzialmente embrionale, ed occorrerà lavorare con particolare impegno metodologico.
Quanto alle metodologie appunto, nei percorsi di ricerca e didattico relativi alle indagini museologiche e museografiche abbiamo riscontrato l’importanza di una metodologia di lavoro interdisciplinare che, se applicata sin dalle fasi progettuali ed iniziali, agevola sicuramente la conoscenza storico-critica. Favorisce inoltre gli interventi di manutenzione e di eventuale restauro, consentendo un approccio scientifico ed eticamente corretto. Conduce infine ad un esito comunicabile dalle aule universitarie ai musei e alla cittadinanza, grazie all’uso degli strumenti multimediali più avanzati. In particolare, consapevoli delle problematiche museografiche e museologiche grazie alla traduzione e pubblicazione di Museografia, la prima guida dei musei scritta in Germania da C. F. Neickel nel 1727 (Pigozzi e Giuliani 2005), abbiamo ritenuto utile la collaborazione costante dello storico dell’arte (Pigozzi, Giuliani, D’Agostino, Medde, Boni), del restauratore (Geminiani), di esperti di climatologia dell’opera d’arte e della conservazione dei dipinti su tavola (Monfardini), del chimico (Cauzzi), dell’archeologo dell’architettura (Gabrielli), figura professionale nuova. Si sono correlati dati storici con quelli materiali, coadiuvando l’operato di più figure professionali sotto la supervisione delle Soprintendenze per il patrimonio artistico e demoetnoantropologico (Cammarota, Orsi, Rossoni). Nell’esperienza di ricerca e di pubblicazioni del responsabile scientifico dell’Unità e nei curricula dei professionisti coinvolti, costante è stata la plurisciplinarità, e sistematico il dialogo fra storici dell’arte, storici, professionisti del restauro, museologi, interpreti dei media.
Quanto alla linea di ricerca sulla pratica pittorica delle botteghe rinascimentali italiane, essa è caratterizzata da un duplice fenomeno: da un lato, a partire dalla fine del Quattrocento, prende campo la consuetudine di replicare figure o intere composizioni sulla base di cartoni e disegni di bottega (C.C.Bambach, Drawing and Painting in the Italian RenaissanceWorkshop. Theory and Practice 1300-1600, Cambridge University Press, New York, 1999), dando origine, come nei casi di Giovanni Bellini e di Lorenzo di Credi, a una vera e proprio produzione seriale di opere devozionali (F.Gibbons, Practices in Giovanni Bellini’s Workshop, in “Pantheon”, 23, 1965, pp.146-155; A.Gentili, Giovanni Bellini, la bottega, i quadri di devozione, in “Venezia Cinquecento”, 1, 1991, pp.27-60 L. G. Dalli Regoli, Lorenzo di Credi, Milano, 1966); dall’altra, la fama dei grandi maestri del primo Cinquecento, in particolare Leonardo e Raffaello, diede origine alla produzione di una imponente produzione di copie basate sulla conoscenza diretta degli originali (o di altre copie), ma anche tratte da disegni d’après e incisioni di traduzione. A partire dall’inizio degli anni settanta del Novecento, la riflettografia si è immediatamente rivelata uno strumento di eccezionale efficacia nel fornire alla connoisseurship nuovi elementi per dirimere gli spinosi problemi attributivi posti da repliche e copie, e per meglio comprendere il loro rapporto con i modelli, sulla base dell’analisi dell’underdrawing. Citiamo, in proposito, gli studi sulla Madonna di Loreto di Raffaello (Fredericksen 1976; si veda poi Faillant-Dumas 1979; Fredericksen 1990; Galassi 2003), e sulla Madonna dell’Aspo di Leonardo (Kemp-Crowe 1992). Più recentemente, la riflettografia è stata utilizzata per indagare le dinamiche di riutilizzo dei modelli e di produzione seriale, riconducibili a specifiche botteghe. Indagini sulla produzione seriale di Giovanni Bellini sono state condotte da Galassi (1998), Christiansen (2004) e Golden (2004), mentre si devono a Hiller von Gaertringer gli studi sui modi di riutilizzo di cartoni-modelli presso Perugino e Raffaello (1997 e 1999) e a Galassi (1998 e 1999) alcuni approfondimenti sulla bottega dei Ghirlandaio. Nel 2003, il Convegno organizzato a Bruges su La peinture ancienne et ses procédés. Copies, répliques, pastiches (ed. Leuven 2006) ha dato conto di numerosi studi condotti in questo campo con l’ausilio della riflettografia IR, proponendo anche argomenti relativi alla pittura italiana, in particolare sulle repliche dal cartone di Michelangelo con Venere e Cupido (Bellucci-Frosinini); sulle repliche e copie prodotte presso la bottega di Lorenzo di Credi (Galassi) e sul riuso di cartoni in dipinti di Andrea del Sarto e Pontormo (Buzzegoli-Kunzelman). Nel campo dello studio sul falso, gli studi in Italia si presentano maturi, sia nella definizione del fenomeno (Ferretti 1981), sia nell’identificazione di una larga casistica di manufatti (De Marchi 2001), sia nella ricostruzione dell’attività di restauratori-falsari (Mazzoni 2004). Manca tuttavia, ad oggi, una ricerca tecnica sistematica su questi manufatti.
Relativamente al progetto sulla conservazione del patrimonio artistico nel Veneto e nel Friuli Venezia Giulia nel corso dell’ Ottocento e del primo Novecento, è da rilevare che essa venne influenzata dal rapporto di queste zone col mondo tedesco. Il Friuli Venezia Giulia in particolare, grazie alla sua posizione geografica, fu il luogo privilegiato per l’incontro (e talvolta lo scontro) fra il mondo culturale tedesco e quello latino, fino al 1918 infatti , la Regione rimase divisa fra il Regno d’Italia (di cui faceva parte il Friuli) e l’Impero absburgico (a cui appartenevano le attuali province di Gorizia e Trieste). Questo fatto comportò importanti ripercussioni anche nel settore della conservazione e della tutela dei beni culturali: dalla metà del XIX secolo nella Regione si confrontarono infatti i più avanzati sistemi europei per la tutela dei beni culturali, quello della Zentral Kommission für Erforschung und Erhaltung der Kunst und historischen Baudenkmale (Commissione centrale per la ricerca e la conservazione dei beni storico-artistici), fondata a Vienna nel 1850, e quello messo a punto dopo l’Unità d’Italia da Giovanni Battista Cavalcaselle. Questi due sistemi di tutela sono stati indagati separatamente da studiosi austriaci e italiani, ma sono ancora poco conosciuti nel resto d’Italia. Si può notare infine che in questa zona la tutela delle opere d’arte da parte dell’amministrazione austro-ungarica ebbe un ultimo significativo episodio, anch’ esso quasi sconosciuto, durante la prima guerra mondiale, quando fra il 1917 e il 1918 il Kunstschutzgruppe dell’esercito austro-ungarico si occupò della tutela delle opere d’ arte dei territori italiani occupati dopo la disfatta di Caporetto La conservazione delle opere d’ arte s’ intrecciò come di consueto con la coeva produzione artistica, sia perché molti artisti furono attivi come restauratori sia perché l’ insegnamento e il controllo sugli interventi di restauro era spesso demandato alle accademie di belle arti. Nel nord- est d’Italia l’Accademia di riferimento fu senza dubbio quella di Venezia, ma è interessante confrontare le tecniche pittoriche ed i metodi di restauro utilizzati dai pittori italiani con quelli dei pittori che si formarono nelle accademie di Vienna e di Monaco di Baviera e Amburgo che lavorarono in questa zona ( come ad es. Gurlitt, Blaas e Heinrich). Sia questi artisti che alcuni uomini di stato e di cultura (come Karl von Czoernig o l’arciduca Massimiliano d’Asburgo), che risedettero nel Friuli Venezia Giulia, sono già stati oggetto di ricerca, ma non è mai stato esaminato il loro operato nel settore della conservazione delle opere d’ arte, e vi sono inoltre pochissime indagini sulle tecniche esecutive dei dipinti ottocenteschi e del primo Novecento realizzati in questa zona.
Per quanto attiene alla Museologia, in rapporto allo specifico progetto qui proposto dall’Università di Firenze inteso ad indagare le trasformazioni del museo in età contemporanea, i contributi più rilevanti che riguardano l’assetto e la configurazione odierni in relazione alle sue specifiche funzioni didattiche e comunicative.
(rimane come base metodologica il classico saggio sulla fruizione dell’opera d’arte di W. Benjamin, 1936), consistono quanto alla funzione conoscitiva ed operativa relativa ai musei italiani, negli scritti di V. Vercelloni (1994) e L. Solima (2000).
L’uso delle nuove tecnologie applicate al museo e la consultazione del museo-virtuale richiede di tener presenti i lavor di C. S Bertuglia, S. Bertuglia, A. Magnaghi (1999) e S. Monaci (2005).
Infine, tenuto conto che la conoscenza della storia conservativa di un’opera d’arte è premessa irrinunciabile della moderna fase preparatoria del restauro, è da dire che le indagini da compiere per conoscere il pensiero critico in materia di interventi di integrazione e di conservazione e il suo sviluppo nel tempo, appaiono di conseguenza fondamentali per comprendere e ricostruire le posizioni ideologiche e le peculiarità tecniche proprie degli artisti-restauratori operosi dall’età rinascimentale fino a tutto il Diciannovesimo secolo. Di peculiare importanza per l’apertura e l’impostazione di questa angolazione di studi rimane il testo di Ugo Procacci (1955) che indaga le posizioni critiche di Giovanni Gaetano Bottari quali emergono nella Prefazione al Riposo di Raffaello Borghini. Nello scritto bottariano (1730) si coglie una precoce consapevolezza del valore dell’arte dei ‘primitivi’, unita ad un’esplicita presa di posizione contro il restauro integrativo secondo le modalità applicate da Carlo Maratti ai cicli di Raffaello e sostenute ideologicamente da Giovan Pietro Bellori; e si esprime un primo importante invito a mettere in atto sistemi di prevenzione idonei ad impedire il degrado delle opere d’arte assicurandone la conservazione. Altre considerazioni in proposito sono state espresse per esempio da Alessandro Conti (Storia del restauro e della conservazione delle opere d’arte, 1973); Giovanni Previtali (che ha magistralmente indagato gli spunti critici dei trattatisti cinquecenteschi, 1964), Simona Rinaldi (1996), che ha messo opportunamente a disposizione degli studi un’antologia di testi tecnici sul restauro dei lapidei; e da Roani 2005, in un’indagine sulle brevi notazioni sulla conservazione contenute nelle Considerazioni sulla pittura (1621 ca.) di Giulio Mancini.
Dopo l’entusiasmo dei primi studi ottocenteschi e del primo Novecento sulle tecniche ed i trattati, quali quelli celebri della Merrifield (1849) e di Thompson (1936), lo stato delle ricerche nel campo degli studi delle tecniche artistiche è purtroppo oggi assai lacunoso in Italia, mentre è sicuramente più sviluppato a livello internazionale; il riferimento è agli studi di D. Bomford, J. Dunkerton, D. Gordon e A. Roy (1990), dotati di ammirevole spirito didattico. Poco esiste davvero oltre le generali analisi sulle tecniche compiute dagli studi promossi con una grande intuizione da Corrado Maltese (1973, 1990, 1993). Non molto è stato aggiunto più recentemente dalle rassegne curate da Fabrizio Crivello (2003-2004, 2006). Notizie sparse e disarticolate possono essere reperite solo in occasione della pubblicazione di singoli interventi di restauro o in iniziative meritorie quali quella di M.G. Burresi, L. Carletti, C. Giometti (2002). Nella tradizione del laboratorio dell’Opificio l’interesse per le tecniche è stato sempre vivo, ad iniziare dai primi pionieristici contributi di Ugo Procacci, sino alle pubblicazioni curate da Marco Ciatti e Cecilia Frosinini ( 1995, 1997, 1998, 1999, 2001, 2002, 2994, 2005). Più ricca di contributi è, invece, la ricerca sui trattati d’arte, compiuta per il Cennini da F. Brunello (1982) e F. Frezzato (2003).
Ma diremmo in conclusione che dal punto di vista metodologico lo stato dell’arte attinente al progetto qui presentato non conosca nel suo complesso molti esempi omologhi; l’ambizione è che il futuro stato dell’arte venga costituito proprio dalle pubblicazioni dei risultati del nostro progetto. <<<