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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english

La catastrofe ambientale tra realtà e rappresentazione. Vecchi e nuovi movimenti collettivi alla prova della comunicazione

Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Abstract
Il passaggio dalla società dell’informazione alla società della comunicazione, collocato dagli studiosi verso la metà degli anni Novanta, segna anche l’inizio di un periodo interessante per i radicali mutamenti nella coscienza individuale e collettiva, spesso legati ad uno dei bisogni fondamentali della persona: la sicurezza. Un’esigenza primordiale che va decisamente ad incidere sia sulle rappresentazioni che vengono costruite intorno a questo tema, sia sui comportamenti e sugli atteggiamenti che caratterizzano la vita quotidiana.
Entro questo contesto interpretativo, il problema ambientale diventa un focus interessante per lo studioso di processi sociali e comunicativi, come anche per lo storico della scienza. S’inizia a configurare un processo culturale di grande complessità, che implica una contraddittoria convivenza tra sistemi di elaborazione di tipo “razionale” e cosciente, come la ricerca e la divulgazione scientifica, ed ingenti flussi di produzione di senso e di comunicazione di segno assai più ambiguo, e sempre più rilevanti nella costruzione delle identità collettive. Vi è una coincidenza non solo temporale – dagli anni Novanta - tra la comparsa della paura della mutazione ambientale a livello globale e il passaggio generale di ordine economico, culturale e sociale che Manuel Castells definisce come avvento del modello di sviluppo informazionale e della società in rete, fondata su una nuova articolazione della comunicazione, tra mondo fluido dei media e processi identitari di vario e nuovo genere. La paura della mutazione ambientale, per essere interpretata e affrontata, chiama dunque in causa uno sguardo mediologico, sociologico e psicologico, oltre a quello scientifico, economico e politico.
Le tradizionali paure originate dalle catastrofi di ordine naturale (come terremoti o eruzioni), o di ordine misto (naturale ma come effetto degenerativo di trasformazioni dell’ambiente causate dall’uomo, come alluvioni e incendi), sembrano invadere più frequentemente una sensibilità che si alimenta di spettacolo attraverso l’ubiqua connettività dei media, generando complesse reazioni sul piano dell’immaginario, delle mitologie, e delle costruzioni simboliche, oltre che naturalmente dei comportamenti sociali, delle pratiche politico-economiche, e delle stesse teorizzazioni. Dinamiche chi si generano parallelamente ai cambiamenti nel terreno della partecipazione collettiva: le proteste ambientaliste ed ecologiste, che prendono corpo all’inizio degli anni ’70 negli Stati Uniti per diffondersi successivamente in Europa, sono lo specchio della trasmigrazione dei conflitti dall’ambito della produzione materiale, in quello della produzione simbolica.
L’indagine “La catastrofe ambientale tra realtà e rappresentazione. Vecchi e nuovi movimenti collettivi alla prova della comunicazione” mira a prendere in esame tre dimensioni fondamentali:
1. le rappresentazioni della catastrofe ambientale nell’immaginario collettivo, con particolari focus sulle arti, la letteratura ed il cinema;
2. le rappresentazioni della catastrofe ambientale nei mezzi di comunicazione tradizionali, con particolare attenzione alla televisione quale serbatoio di memoria e di identità;
3. le dinamiche evolutive dei movimenti sociali, con particolare attenzione al passaggio dall’impegno e dalla partecipazione fondate sulle ideologie (ad. Es. la partecipazione politica), verso le dimensioni simboliche e spesso ancorate alla crescente attenzione nei confronti della qualità della vita. L’azione dei movimenti collettivi si pone nel limbo dove si creano valori ed aspettative, dove nasce il cambiamento, dove il futuro viene progettato e diviene presente;
4. le strategie comunicative più coerenti con l’immaginario contemporaneo, a promuovere una consapevolezza diffusa di essere tutti attori del processo di sviluppo sostenibile.
Una ricerca multidimensionale che a partire dall’analisi della letteratura sulla rappresentazione letteraria e mediatica dell’ambiente (televisiva e cinematografica), sui movimenti ambientalisti ed i loro rapporti con nuovi media, si snoderà attraverso un percorso di analisi critica dei dati secondari per giungere all’elaborazione di un’indagine sul campo. Ad una fase basata sulla forza espressiva dei numeri, seguirà l’analisi dei vissuti personali, degli scorci di vita quotidiana raccolti con interviste in profondità, storie di vita e focus group, per accedere alle esperienze individuali ed ai punti di vista degli attori, incoraggiandoli a descrivere la realtà con il loro linguaggio, i loro termini entro una più complessa visione soggettiva del mondo.
Un percorso di ricerca, quindi, propedeutico alla progettazione di strategie comunicative adatte a creare una cultura dell’ambiente e dare vita ad una tipologia d’informazione che si adoperi per trattare di ambiente con gli strumenti più efficaci, rinnovando quotidianamente l’interesse per questi temi e, soprattutto, incidendo concretamente sugli stili di vita. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Mihaela Gavrila Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"
Obiettivo del Programma di Ricerca
La ricerca si propone di mettere a punto una prima versione degli strumenti necessari per uno studio delle dinamiche mediali e socioculturali relative alle reazioni alla paura della mutazione ambientale globale e della catastrofe naturale (insistendo soprattutto sulla situazione europea e americana) anche rispetto alle altre paure collettive che sembrano caratterizzare l’attuale mondo globalizzato (terrorismo in primis). Il tutto finalizzato alla progettazione di strategie comunicative e di intervento che possano incidere sul livello d’informazione e, soprattutto, sui comportamenti concreti dei soggetti. In particolare l’indagine si propone di fornire adeguati strumenti interpretativi e di intervento concreto per la comprensione e la gestione della crisi ambientale, a partire dalla sua rappresentazione mediatica e letteraria, nonché dalle spinte provenienti dal basso di movimenti collettivi che guardano ad un reale cambiamento degli stili di vita, nella direzione di incrementare il benessere individuale e collettivo. Un lavoro siffatto si baserà sul principio della necessaria sinergia (intorno alla competenza fondamentale del gruppo di ricerca, che ha esperienza di ricerca sui media, sull’immaginario metropolitano e post-metropolitano e sulla sociologia dell’ambiente) di ulteriori approcci e sensibilità disciplinari. In particolare si ritiene necessario dirigere gli sforzi intorno ad alcuni focus interconnessi, mirati al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

I. Mettere le basi di un archivio aggiornato e aggiornabile, un sistema operativo aperto costituito da documentazione di varie tipologie: cartacea (articoli su carta stampata e su riviste scientifiche, libri, romanzi, ecc), digitale (cd e dvd di fiction televisive, film e prodotti audiovisivi), letteratura scientifica, nazionale ed internazionale, sul tema oggetto dell’indagine, con particolare attenzione alla rappresentazione delle problematiche ambientali nella letteratura, nel cinema e nella fiction televisiva, ma anche per quanto riguarda l’evoluzione dei movimenti sociali legati all’ambiente.

II. Analizzare la semantica e la dinamica tipica del processo culturale relativo alla paura della mutazione ambientale. Verrà costruito un modello teorico generale, anche in relazione alle indagini descritte nei punti successivi, relativamente al livello simbolico, metaforico e mitologico, e relativamente allo scambio/produzione comunicativa fra attori sociali e media.

III. Analizzare le dinamiche ed i meccanismi di creazione dell’opinione pubblica in relazione all’evento improvviso (ad esempio l’alluvione) e all’evento graduale (come la desertificazione), da indagare con diversi metodi, dall’analisi dei contenuti mediali all’analisi sui dati secondari e alle metodologie qualitative. Si tratta di verificare se esiste una percezione del problema ambientale che nasce trasversalmente ai media, dalla percezione diretta del mondo; se il cambiamento climatico, ad es., risulta essere uno degli ultimi domini di un mondo globalizzato in cui l’esperienza diretta ha la stessa forza di quella mediata; oppure se anche qui è il martellamento dei media che eccita la nostra percezione del clima (per cui non è che le estati siano più calde ma siamo noi che le percepiamo più calde) annullando addirittura la nostra capacità di ricordare esperienze elementari come il caldo, il freddo, la frequenza di precipitazioni ecc.

IV. Analizzare, interpretare ed individuare indicatori rappresentativi relativi agli immaginari generati negli ambienti mediali e artistici tradizionali negli ultimi venti anni in Europa e negli Stati Uniti quali serbatoio di memoria e di identità: i film e gli standard narrativi; la televisione e le sue fiction; la letteratura e le arti figurative come campi sperimentali e trans-esperienziali.

V. Studiare le relazioni tra la semantica della paura, il consolidarsi di conoscenze scientifiche sulla mutazione ampiamente divulgate, l’evoluzione delle agende e delle teorie politiche ed economiche e il comparire improvviso di forme di religiosità millenarista e apocalittica, soprattutto negli Stati Uniti.

VI. Comprendere e ricostruire i trend delle principali trasformazioni avvenute nel mondo dei movimenti sociali, con particolare attenzione all’emergere di forme di aggregazione sociale e di dinamiche relative alla qualità della vita.

VII. Recuperare il punto di vista delle persone e dei testimoni privilegiati (politici, registi, produttori, scienziati, comunicatori), per meglio comprendere sia la percezione della catastrofe ambientale rappresentata dai media, sia l’evoluzione effettiva del problema e la relativa comunicazione dello stesso. Per raggiungere gli obiettivi generali della ricerca, un’area rilevante dei focus group e delle interviste verrà dedicata alla percezione e all’impatto dei nuovi movimenti collettivi sul cambiamento di prospettiva e sulle concrete pratiche sociali.

VIII. Progettare strategie comunicative coerenti con l’immaginario contemporaneo, mirate a promuovere una consapevolezza diffusa di essere tutti attori del processo di sviluppo sostenibile.

IX. Sperimentare un modello di lavoro collaborativo on line, con l’obiettivo di garantire la sinergia tra le competenze ed i contributi di ciascun componente del gruppo di lavoro e per controllare in progress l’avanzamento della ricerca. In tal senso, il progetto intende adottare uno strumento per la collaborazione online (un Learning Content Management System tipo Dokeos). <<<
Risultati parziali attesi
È una tematica di ampio respiro e di taglio trasversale quella al centro della ricerca “La catastrofe ambientale tra realtà e rappresentazione. Vecchi e nuovi movimenti collettivi alla prova della comunicazione”, una tematica che solca, in particolare nell’ultimo decennio, il dibattito politico e culturale. Dal premio Nobel per la Pace ad Al Gore e al Comitato intergovernativo per i mutamenti climatici dell’Onu (Ipcc); dagli interventi degli studiosi e degli intellettuali sulla stampa nazionale e di settore; dai discorsi dei politici in sede parlamentare e pubblica; fino alle proteste portate avanti dai gruppi di pressione nell’arena mediatica, nazionale ed internazionale; la catastrofe ambientale, i cambiamenti climatici e l’emergenza ecologica rappresentano uno dei focus principali sul quale convergono le attenzioni dell’opinione pubblica glocalizzata. L’ambiente e le ansie che intorno ad esso si sono sviluppate sono diventati, pertanto, uno dei temi al centro delle agende mediali, cambiando al contempo i caratteri di un’informazione che dai più era ritenuta di esclusivo interesse per una nicchia alfabetizzata, escludendo di conseguenza il resto dell’opinione pubblica. una crescita di attenzione cui fa da specchio la sostanziale assenza di studi che indaghino sulle dinamiche della relazione tra i vari soggetti coinvolti nei processi di comunicazione ambientale. Se in ambito americano esistono tentativi di sistematizzare il complesso rapporto esistente tra la catastrofe ambientale e la sua rappresentazione nei romanzi, nella cinematografia e nella fiction televisiva, gli studi italiani restano in questa direzione fortemente carenti. Un discorso che può essere riproposto specularmente sul versante degli studi che indagano le interrelazioni tra le opportunità offerte dai nuovi media e le modalità di azione dei ‘nuovi movimenti sociali’. La sociologia dell’ambiente., che si è affermata a partire dalla metà degli anni ’70, ha compiuto un lo sforzo di individuare il proprio oggetto di studio, focalizzando l’attenzione in ambito italiano esclusivamente sul rischio connesso all’emergenza ecologica e alla ‘promesa mancata’ del movimento ecologista. Questo lavoro si propone, pertanto, di enfatizzare non solo il ruolo dei singoli attori istituzionali, politici, mediali, lobbistici, ma soprattutto i rapporti e le sinergie, reali, dichiarate e potenziali, per rendere il problema ambientale parte dell’agenda condivisa. Un’analisi, che mira ad indagare criticamente i prodotti dell’ industria culturale, prendendo in considerazione diversi tipi di output: dall’analogico al digitale, dal racconto al blog, dal cinema alla letteratura, la ricerca intende dare un segnale forte sul fronte della consapevolezza pubblica, che intorno a questo item si è generata. Lo studio approfondito di questi prodotti mediali ha l’obiettivo di classificare e individuare le strategie comunicative adottate dai gestori dell’informazione per informare su un argomento così complesso e delicato per i risvolti sulla vita sociale e lo sviluppo sostenibile. Comprendere l’intenzionalità e le motivazioni, di chi opera nel campo della comunicazione, ha una duplice valenza scientifica: da una parte, favorisce la ricostruzione storica del modus operandi, dando l’opportunità di cogliere tutti quei fattori di influenza e di interesse che entrano a far parte dei processi creativi; dall’altra, permette di cogliere, con criticità, un percorso di crescita culturale e qualitativa delle produzioni stesse.
Sul piano operativo le analisi convergeranno nel descrivere l’evoluzione nella comunicazione degli eventi climatici e ambientali, nell’individuare le dinamiche e la semantica della paura e della sua gestione, e nella messa a punto di una metodologia capace di rilevare trend e mutamenti, anche innovando nella sperimentazione di strumenti di ricerca sul campo già accreditati in altri contesti di studio (modelli interpretativi, griglie, software, interviste, sondaggi, focus group etc.). In particolare l’indagine si propone di fornire adeguati strumenti interpretativi e di intervento concreto per la comprensione e la gestione della crisi ambientale, a partire dalla sua rappresentazione mediatica e letteraria, nonché dalle spinte provenienti dal basso di movimenti collettivi che guardano ad un reale cambiamento degli stili di vita, nella direzione di incrementare il benessere individuale e collettivo. Tutte operazioni propedeutiche all’istituzione di un osservatorio permanente, in grado di garantire modelli interpretativi aggiornati e potenziali strumenti di intervento. Naturalmente, l’intero assetto della ricerca mira a produrre condizioni più avanzate di conoscenza, diffusione e gestione partecipata dell’intero processo culturale per contrastare la sottovalutazione delle sue cause, gli utilizzi a fine propagandistico, impermeabili all’elaborazione collettiva e, in particolare, la giusta informazione ed educazione della cittadinanza per l’adozione di comportamenti adatti nei confronti delle problematiche ambientali. È entro questo contesto interpretativo che emerge la necessità di individuare risultati di ricerca tesi alla costruzione di una modellistica capace di influenzare le pratiche di progettazione e intervento dei policy maker e dei soggetti, istituzionali e non, coinvolti nei processi di sviluppo sostenibile.

1. La realizzazione di un archivio, cartaceo (articoli su carta stampata e su riviste scientifiche, libri, romanzi, ecc) e digitale (cd e dvd di fiction televisive, film e prodotti audiovisivi), della letteratura scientifica, nazionale ed internazionale, sul tema oggetto dell’indagine, con particolare attenzione alla rappresentazione delle problematiche ambientali nella letteratura, nel cinema e nella fiction televisiva, ma anche per quanto riguarda l’evoluzione dei movimenti sociali legati all’ambiente.

2. Una metodologia di descrizione dell’oggetto mediale che si occupa della rappresentazione pubblica del problema ambientale la più dettagliata possibile, utilizzando strumenti narratologici, semiologici, mediologici e sociologici. Attraverso lo studio della semantica e della dinamica tipica del processo culturale relativo alla paura della mutazione ambientale, si tratta di giungere alla costruzione di un modello, a un tempo di analisi e di interpretazione critica, relativamente al livello simbolico, metaforico e mitologico dello scambio e della produzione comunicativa fra attori sociali e media.

3. Una ricostruzione storica che permetta di descrivere il processo culturale-comunicativo che ha come oggetto la rappresentazione simbolica del cambio climatico e della catastrofe ambientale negli ultimi venti anni; che ne racconti la nascita, i rapporti con le rappresentazioni precedenti, le nuove connotazioni e il loro impatto sull’immaginario collettivo; che sappia individuare eventuali punti di rottura e cambiamenti in questa rappresentazione dopo la diffusione dei nuovi media; che sia capace di prevedere eventuali trend o sviluppi futuri. Il progetto di ricerca mira alla ricostruzione della situazione internazionale per quanto riguarda la rappresentazione pubblica delle problematiche ambientali nel cinema, nella letteratura e nella fiction televisiva, focalizzando l’attenzione ad una comparazione tra la modellistica americana e quella europea, con particolare riguardo la caso italiano.

4. Un modello teorico che riesca a far interagire le rappresentazioni simboliche della catastrofe ambientale e del cambio climatico, che si producono nei vari ambienti mediali, con i discorsi e le tematiche, che si generano negli ambiti politico-decisionali, religiosi e scientifici; un paradigma interpretativo che sappia leggere e interpretare (attraverso l’analisi dei principali attori a livello nazionale e mondiale legati al tema dell’ambiente, la loro formazione ed evoluzione, le parole chiave ricorrenti, la produzione di saperi, la capacità di incidere sulle decisioni pubbliche e sull’educazione e sui comportamenti delle persone) le dinamiche evolutive dei movimenti sociali, con particolare attenzione al passaggio dall’impegno e dalla partecipazione fondate sulle ideologie, verso le dimensioni simboliche e spesso ancorate alla crescente attenzione nei confronti della qualità della vita.

5. Prototipi comunicativi che, recuperando gli indicatori e le principali evidenze della ricerca, siano in grado di informare le persone sulle “distanze” tra il reale stato dell’ambiente e la rappresentazione pubblica attraverso le forme di comunicazione analizzate. L’obiettivo è quello di riuscire a incidere sia sulla cultura ambientale, sia sui comportamenti concreti delle persone.

6. Un database sui nuovi movimenti collettivi, che fanno dell’impegno nella protezione dell’ambiente chiave di volta. Tale ricostruzione diventa funzionale ad un primo censimento critico, aggiornato e aggiornabile di una realtà innovativa ma spesso frastagliata e locale. Spesso costituiti da giovani, attivi anche on line, questi gruppi sono diventati incisivi sugli gli stili di vita della popolazione, comportandosi come autentiche lobby.

7. Una mappatura delle iniziative istituzionali e non, che affrontano il tema della crisi ambientale. In sostanza, si cercherà di comprendere quali sono state le attività con riscontri significativi e su quali canali esse viaggiano. Un altro obiettivo è quello di capire quali sono i soggetti attivi in queste politiche, con particolare riferimento al ruolo delle scuole e al loro coinvolgimento nella trasmissione della conoscenza e nell’educazione all’ambiente.

8. La ricostruzione di un quadro normativo in relazione al tema oggetto della ricerca, cercando di cogliere le implicazioni sociali connesse alla globalizzazione delle cause e degli effetti.

9. Ideazione e sperimentazione di nuovi strumenti di ricerca per l’analisi delle tematiche in oggetto. L’applicazione degli stessi può portare ad un avanzamento scientifico dell’approccio al tema, sviluppando nuovi indirizzi di ricerca.

10. Un archivio di testimonianze eccellenti da parte di esperti, tecnici del settore ed interpreti delle problematiche ambientali, rese fruibili al grande pubblico e che andranno a costituire materiale di documentazione per i nuovi studi. Le interviste in profondità hanno l’obiettivo di individuare le cause profonde circa le difficoltà, politiche e culturali, per la risoluzione della crisi. Il parere di chi vive e lavora nel campo ecologico può, infine, fornire alla comunità scientifica, nuove soluzioni e tavoli di confronto tra tutte le parti sociali.

11. Nella fase finale si curerà la redazione di un rapporto di ricerca e si organizzerà un evento pubblico sul tema, all'interno del quale verranno invitati tutti quei soggetti interessanti ai fini di un confronto sui temi della ricerca: a partire da docenti e ricercatori, fino ai rappresentanti di movimenti, blogger, esponenti del mondo politico e dei media. L’incontro diventerà anche un’occasione per avere riscontri concreti in relazione al valore aggiunto di questo percorso di studio e di analisi rispetto agli altri contributi scientifici sul tema.

12. Dopo la raccolta di documentazione sull’argomento, si procederà all’istituzione di un osservatorio permanente, in grado di garantire prospettive di analisi aggiornate e potenziali strumenti di intervento. Questo progetto permetterà una diffusione democratica e universale dei risultati, costantemente aggiornati e fruibili da tutte le realtà politiche e culturali per nuove iniziative legislative e sociali. La comunità scientifica, pertanto, sarà protagonista di una nuova sensibilizzazione alle tematiche ambientali, avvalendosi dei molteplici approcci e competenze, naturali, tecniche e umanistiche, che solo le università sono in grado di fornire.

La diffusione dei risultati avverrà durante i diversi step della ricerca con l’organizzazione di incontri di confronto e di approfondimento, ma anche attraverso i prodotti multimediali realizzati, che verranno resi pubblici nell’area web dedicata alla ricerca, ma anche sui siti delle istituzioni coinvolte nel progetto, a partire dal Dipartimento di Sociologia e Comunicazione (www.discuniroma1.it ) , dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione (www.comunicazione.uniroma1.it) e dalla Radio d'Ateneo (www.radiosapienza.net) <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
È lungo l’arco di tempo, che va dalla fine degli anni ‘60 all’inizio degli anni ‘80, che si rintracciano all’interno delle società occidentali i punti di rottura degli equilibri socio-economici alla base della progressiva affermazione, prima politica e poi sociologica, della ‘questione ambientale’. Il 1972 è, infatti, l’anno della Conferenza di Stoccolma, organizzata dalle Nazioni Unite, per far fronte ai problemi legati all’esaurimento delle risorse naturali e all’aumento vertiginoso dei livelli di inquinamento. Se per lungo tempo l’ambiente era stato terreno di studio esclusivo delle scienze naturali, la scoperta dei limiti dello sviluppo e dei rischi connessi alla crescente urbanizzazione e industrializzazione portano gli scienziati sociali, antropologi e sociologi in primis, ad interrogarsi sui rapporti tra eventi fisico-naturali e eventi sociali [Beato 1998, Catton e Dunlap 1978, Gisfredi 2002, Strassoldo 1977]: “noi cominciavamo a riconoscere che la realtà dei vincoli ambientali poneva seri problemi alle società umane e alla disciplina della sociologia” [Catton e Dunlap 1978, p. 44]. La crisi ambientale presenta, dunque, un carattere di discontinuità e di rottura rispetto al passato, una discontinuità che si è prodotta all’interno delle relazioni complesse tra i sistemi storico-sociali e i sistemi naturali.
Il Nep, New Ecological Paradigm, elaborato da Catton e Dunlap nel 1978 è l’emblema di questa inversione di tendenza. In contrapposizione al paradigma dell’eccezionalismo umano, i due sociologi statunitensi elaborano un modello di interazione tra sistema sociale e sistema ambiente, basato su tre proposizioni:
? gli uomini posseggono caratteristiche eccezionali (cultura, tecnologia, ecc.), ma restano una tra le molte specie coinvolte in maniera indipendente nell’ecosistema globale;
? legami complessi di causa ed effetto e di retroazione nella rete bionaturale producono molte conseguenze impreviste che si generano anche dalle azioni umane intenzionali;
? il mondo è finito e pertanto esistono potenti limiti fisici e biologici che si oppongono alla crescita economica, al progresso sociale e ad altri fenomeni della società [Beato 1998, p. 34].
In tale quadro la sociologia dell’ambiente si delinea come “(…) lo studio dell’interazione tra ambiente e società” [Catton e Dunlap 1978, p. 44], una formulazione che, nella sua essenzialità, sottolinea la reciproca condizionalità ed il rapporto bi-direzionale esistente tra i due elementi, fondato su una prospettiva ecologica che ripudia il cosiddetto determinismo ambientale. A partire da una rielaborazione del concetto di complesso ecologico [Duncan 1959], Catton e Dunlap sviluppano un modello di analisi dove all’ambiente mutato dalla società si affiancano i cambiamenti indotti sulla società dagli stessi fenomeni fisico-naturali [1979a], in una logica che esclude la mono-causalità ma considera l’interrelazione di più variabili.





L’ambiente viene così a configurarsi come qualcosa di strettamente legato alle attività antropiche inserite in un contesto bio-fisico, ossia alla cultura umana intesa nel senso più ampio del termine. Nel panorama italiano, uno dei primi studiosi ad occuparsi di sociologia dell’ambiente è stato Strassoldo che vi rintraccia un’anima interdisciplinare, frutto dell’analisi degli aspetti sociali dei problemi solitamente definiti come ambientali [Strassoldo 1994].
Di pari passo all’affermazione e al consolidamento accademico degli studi, le tematiche ambientali diventano terreno di interesse e d’azione dei cosiddetti ‘nuovi .movimenti sociali’ [Ceri 1987, Della Porta e Diani 2003, Melucci 1982, 1990, Touraine in Ceri 1987]. Le proteste ambientaliste ed ecologiste, che prendono corpo all’inizio degli anni ’70 negli Stati Uniti per diffondersi in Europa, sono lo specchio dell’entrata in crisi della militanza politica, dei mutamenti delle forme di protesta rispetto alla tradizione del movimento operaio e del conseguente spostamento di interesse verso i temi connessi alla qualità della vita, ai diritti, alla partecipazione sociale e democratica. “I conflitti trasmigrano dal sistema economico-industriale verso termini culturali: riguardano l’identità personale, il tempo e lo spazio di vita, le motivazioni e i codici dell’agire quotidiano” [Melucci 1990, p. 177]: le forme di partecipazione collettiva delle società a capitalismo avanzato non si collocano più nel terreno della produzione materiale, ma in quello della produzione simbolica. Nella visione di Touraine [in Ceri 1987] i nuovi movimenti sociali (antinucleari, pacifisti ed ecologisti) sono i nuovi attori della società post-industriale, attori che rivendicano specifiche istanze culturali, mettendo in primo piano il loro ruolo di critica sociale e di trasformazione culturale. Una trasformazione che è al centro delle rivendicazioni portate avanti dai movimenti ambientalisti ed ecologisti che fin dall’inizio del secolo scorso hanno iniziato ad operare anche in Italia. Nel nostro paese il movimento ecologista è stato definito in vari modi: nebulosa, arcipelago, contenitore verde, mosaico culturale. Modalità di azione, strategie, opzioni culturali, scelte politiche, strutture organizzative, tipo di rapporto con la politica, atteggiamenti verso la scienza, opinioni verso l’industrializzazione e tematiche affrontate disegnano, infatti, un puzzle disarticolato di movimenti ed associazioni, con caratteristiche spesso antitetiche tra loro. Diani [1988], incrociando due dimensioni la prima riferita ai fini (protezione ambientale Vs trasformazione sociale), la seconda riferita al tipo di azione (azione diretta Vs intervento politico), distingue tra:
a) Conservazionismo: approccio moderato, dove la relazione uomo-ambiente viene concettualizzata in termini estetici. Le attività prevalentemente compiute sono le campagne di educazione e di informazione, le consulenze, mentre il rapporto con la politica è il perseguimento di strategie di lobbying democratica, Rientrano in tale categoria Italia Nostra, le associazioni zoofile, i comitati civici locali moderati.
b) Ecologia politica: emersa dalle lotte degli anni Sessanta-Settanta. L’aspetto politico diviene prevalente rispetto a quello culturale soprattutto per quanto riguarda la critica al sistema capitalistico. Si privilegia una nozione di ambiente in senso sociale, ossia l’attenzione è rivolta prevalentemente alle aree antropizzate, più che alla natura incontaminata. La finalità è di trasformare sia il sistema sociale che i comportamenti individuali. Si valorizza l’intervento pianificatore, regolatore dello stato di fronte alle carenze e ai rischi del mercato. Fanno parte di questa categoria la Legambiente, le Liste Verdi, gruppi tecnico-scientifici come “A.A.M. Terra Nuova” e “Medicina Democratica”, oltre che alcuni gruppi di base.
c) Ambientalismo: ispirato dal radicalismo libertario presenta al suo interno una pluralità di orientamenti. Dà molta importanza alla politica come strumento per risolvere i problemi ambientali, ma se ne differenzia in quanto non condivide la critica anticapitalistica, e non punta sul ruolo pianificatore dello Stato ma sui meccanismi autoregolativi di stampo libertario. Fanno parte di questo gruppo il WWF, la LIPU, Kronos 1991 e tutte le associazione che sono nate nell’area del Partito Radicale, come la L.A.C., L.A.V., Amici della Terra.
Lo spostamento di interesse verso i temi ambientalisti è fotografato anche dai dati statistici: secondo Eurobareometro l’Italia è in Europa tra i paesi dove più alta è la preoccupazione per il rischio ambientale, con percentuali che vanno dall’85% del 1986 all’80% del 1999. Su un altro versante i rapporti Iref sull’associazionismo sociale segnalano tra il 1985 e il 2006 l’emerge e il progressivo affermarsi di una coscienza ambientalista: se i primi due rapporti fotografano la fase ascendente del movimento, i successivi segnalano la progressiva entrata in crisi delle associazioni, dovuta sia a problemi organizzativi sia all’eterna promessa, mai realizzata, dei partiti ambientalisti [Biorcio 1992]. Lungo tale tendenza si posizionano i dati dell’ultimo rapporto, il IX, dove a fronte di una partecipazione politica che sfiora appena il 4,3%, si registra l’aumento delle iscrizioni alle associazioni sociali che passa dal 18,1 del 2002 al 23,1% del 2006, ma tra queste gli iscritti ad associazioni ambientaliste sono in diminuzione.
Eppure le tematiche ambientali sembrano diventare sempre più terreno di azione di movimenti dalle caratterizzazione pluridimensionali: le proteste contro la globalizzazione, le azioni di rivendicazione dei contadini del Terzo Mondo, i gruppo di consumo equo e solidale, ma anche le associazioni culturali, educative e ricreative fanno proprie le tematiche ambientali sperimentando forme di partecipazione alla sfera pubblica contaminate con le nuove tecnologie [Antenore 2004, Della Porta e Diani 2003]. Internet cambia il volto della rappresentazione mediatica dell’ambiente, ma anche le forme e le modalità di inter-azione con la società civile. Se il cinema e la letteratura restituiscono un’immagine estetizzante ed idilliaca della natura oppure raccontano scempi e catastrofi; se i media generalisti, stampa e televisione in particolare, si occupano di ambiente in maniera non sistematica, facendo registrare picchi di copertura soltanto in coincidenza con appuntamenti istituzionali o eventi imprevisti; la rete e le nuove tecnologie offrono, attraverso blog, siti, gruppi di discussione, la possibilità di “mettere in campo strategie di comunicazione alternative bypassando i canali di informazione formali attraverso la costituzione di un canale mediale autonomo” [Antenore 2004, p. 21]. In tal senso, secondo le tipologie elaborate da Rutch (stensione, attacco e adattamento) di rapporto tra movimenti e sistema mediale, Greenpeace rappresenta un esempio di professionalizzazione delle strategie comunicativa che ha permesso all’associazione di ricevere credito e copertura da parte dei media tradizionali, ma anche di avviare un network di rimandi in rete che amplificano esponenzialmente le sue azioni [Rutch 1998].
Un paesaggio complesso, dove alla magmatica esperienza dei movimenti ambientalisti, in bilico tra frammentazione e perdita di autorità politica, fa da specchio una realtà mediale che alimenta miti, rappresentazione, network in una prospettiva d’analisi ancora parzialmente inesplorata. <<<