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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english

Fattori attenzionali e motori nella neuropsicologia delle emozioni

Università degli Studi di Torino
Abstract
La prospettiva evoluzionistica suggerisce che vi sia una stretta relazione tra emozioni, attenzione e azione. Ad oggi, tuttavia, ciascuno di questi domini è stato prevalentemente studiato prescindendo dagli altri. L’obiettivo di questo programma di ricerca è quello di studiare le reciproche interazioni ed influenze tra i substrati neuropsicologici di emozioni, attenzione ed azione. Tale interazione sarà studiata da due prospettive complementari.

Il primo studio valuterà, in un disegno congiunto comportamentale/fMRI come la presentazione di stimoli visivi che veicolano simultaneamente informazioni emozionali e informazioni sull’esecuzione dell’azione moduli l’attenzione spaziale, determinando così una migliore percezione degli stimoli stessi. A tale scopo, utilizzeremo come stimoli visivi posture corporee che esprimono emozioni, poiché tali stimoli comunicano allo stesso tempo informazioni sull’emozione e sulla specifica azione che a tale emozione fa seguito. Questo primo studio si concentrerà su pazienti con estinzione visiva sinistra e negligenza spaziale in seguito a lesioni parietali destre. Verificheremo se il contenuto emozionale e motorio delle posture corporee possa modulare il disturbo che tali pazienti manifestano nella distribuzione dell’attenzione spaziale, migliorando così la percezione degli stimoli stessi.

Il secondo studio su pazienti con neglect indagherà quale possa essere lo specifico e caratteristico contributo delle espressioni facciali e delle posture corporee che esprimono emozioni nella modulazione dell’attenzione spaziale. A tali scopi, i pazienti con neglect saranno testati in un test di bisezione di linee con suggerimento ed in un compito di ricerca visiva con espressioni di emozione espresse tramite i visi ed i corpo sia nello spazio vicino che nello spazio lontano. La nostra ipotesi che muove da premesse evoluzionistiche è che le espressioni facciali possano avere un ruolo preminente nel richiamo dell’attenzione quando presentate nello spazio vicino e che le posture corporee che esprimono emozioni abbiamo tale ruolo quando presentate nello spazio lontano.

Il terzo studio indagherà la relazione tra aspetti motori e percettivi delle emozioni, concentrandosi su come la modulazione volontaria delle alterazioni patologiche delle espressioni facciali presente nella malattia di Parkinson influenzi il riconoscimento visivo delle emozioni. Soggetti sani saranno inoltre testati in questo terzo studio per comprendere il ruolo giocato da espressioni facciali volontarie sul riconoscimento delle emozioni.

In tutti e tre gli studi otterremo dati comportamentali delle performance dei soggetti così come immagine della loro attività cerebrale (tramite fMRI) e immagini strutturali della sede e localizzazione delle lesioni cerebrali. Questo progetto di ricerca può portare a nuove scoperte di interesse scientifico in generale, ma, a sua volta, tale avanzamento scientifico generale potrebbe avere importanti implicazioni e ricadute cliniche nella riabilitazione dei numerosi pazienti neurologici che manifestano disturbi in uno o più di tali sistemi. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giuliano Carlo Geminiani Università degli Studi di TORINO
Obiettivo del Programma di Ricerca
L’obiettivo di questo programma di ricerca è quello di studiare i correlati neuropsicologici dell’interazione tra emozioni, attenzione, e azione. Ad oggi, infatti, ciascuno di questi domini è stato prevalentemente studiato prescindendo dagli altri. Chiarire le reciproche connessioni e interazioni tra questi tre sistemi potrebbe dunque portare la ricerca neuroscientifica e neuropsicologica in un contesto ecologicamente più realistico e più vicino al legame evoluzionistico tra emozione, attenzione e azione. Tali interazioni verranno studiate a partire da due prospettive differenti ma complementari.

Il primo studio valuterà, in un disegno congiunto comportamentale/fMRI come la presentazione di stimoli visivi che veicolano simultaneamente informazioni emozionali e informazioni sull’esecuzione dell’azione moduli l’attenzione spaziale, determinando così una migliore percezione degli stimoli stessi. Questo studio sarà condotto su pazienti neurologici con neglect spaziale e estinzione visiva che mostrano un deficit patologico nell’orientare l’attenzione verso il lato controlesionale dello spazio. A tale scopo, utilizzeremo come stimoli visivi posture corporee che esprimono emozioni, poiché tali stimoli comunicano allo stesso tempo informazioni sull’emozione e sulla specifica azione che a tale emozione fa seguito (es. esprimono la paura del soggetto tanto quanto il comportamento di fuga ad essa associato).

Il secondo studio su pazienti con neglect indagherà quale possa essere il contributo specifico e caratteristico delle espressioni facciali e delle posture corporeeemotive nella modulazione dell’attenzione spaziale. A tali scopi, i pazienti con neglect saranno testati in un compito di bisezione di linee con cues ed in un compito di ricerca visiva in cui saranno usate sia espressioni facciali che corporee di emozione che saranno presentate sia nello spazio vicino che nello spazio lontano. La nostra ipotesi che muove da premesse evoluzionistiche è che le espressioni facciali possano avere un ruolo preminente nel richiamo dell’attenzione quando presentate nello spazio vicino, mentre le posture corporee potrebbero essere più efficaci quando presentate nello spazio lontano.

Il terzo studio indagherà, con metodi comportamentali ed fMRI la relazione tra aspetti motori e percettivi delle emozioni, concentrandosi su come la modulazione volontaria e le alterazioni patologiche delle espressioni facciali presenti nella malattia di Parkinson influenzino il riconoscimento visivo delle emozioni. Soggetti sani saranno inoltre testati in questo terzo studio per comprendere il ruolo giocato da espressioni facciali volontarie sul riconoscimento delle emozioni.

In tutti e tre gli studi ci concentreremo sulle condizioni neurologiche che influenzano uno o più di questi domini (emozione, attenzione ed azione) in modo da esplorare come il disturbo in uno dominio influenzi il comportamento negli altri. Allo stesso modo, verranno raccolte misure comportamentali di neuroimmagine funzionale e sulla localizzazione delle lesioni cerebrali. Questo approccio integrato dovrebbe contribuire ad una migliore comprensione dell’interazione tra emozione, attenzione e azione nel cervello umano. A sua volta, questo avanzamento scientifico generale potrebbe avere importanti implicazioni cliniche per la riabilitazione di pazienti neurologici che manifestano disturbi in uno o più di tali sistemi. <<<
Risultati parziali attesi
Interessanti scoperte sono state compiute in anni recenti circa il funzionamento e sulle basi neurali di emozione, attenzione ed azione. Tuttavia, le reciproche interazioni e influenze tra i substrati neuropsicologici di emozione, attenzione e azione sono stati solo marginalmente considerati.. Comprendere queste interazioni potrebbe condurre le neuroscienze cognitive e la neuropsicologia in un contesto ecologicamente più realistico e più vicino alla connessione evoluzionistica tra emozione, attenzione e azione.
Oltre ad avanzamenti della conoscenza scientifica nei domini di indagine, questo progetto potrebbe anche gettare luce sui disordini neurologici che combinano deficit emozionali e motori, quali la sindrome di Huntington o il morbo di Parkinson, così come altre patologie come l’estinzione visiva e il neglect, dove il deficit nella selezione visuo-spaziale migliora in risposta a stimoli emozionali o correlati all’azione.
Le specifiche predizioni per ogni studio sono le seguenti.

PRIMO STUDIO
Interfaccia tra attenzione e linguaggio emotivo del corpo nel neglect unilaterale: dalle evidenze comportamentali ai meccanismi neurali.

Risultati comportamentali
Ci aspettiamo di replicare i precedenti risultati ottenuti con lo stesso disegno sperimentale e tipologia di pazienti; ovvero minore estinzione nelle condizioni BSS con espressioni corporee di paura presentate nell’emicampo sinistro rispetto alle altre condizioni (due corpi neutri; un corpo neutro a sinistra e un corpo con espressione emozionale a destra).

Risultati fMRI
Ipotizziamo che sia le espressioni corporee di felicità che quelle di paura attivino l’amigdala e le aree orbitofrontali connesse con il processamento emozionale, quando confrontate con la presentazione di corpi neutri; ci aspettiamo che questa attività rimanga pressoché inalterata in condizioni di consapevolezza della presentazione dello stimolo visivo e in condizioni di non consapevolezza.
Inoltre, la presentazione di espressioni corporee di paura dovrebbe aumentare l’attività nelle aree premotorie e supplementare motoria rispetto alla presentazione di corpi con espressione di felicità: ciò indicherebbe che le espressioni di paura sono connesse con la rappresentazione dell’azione e la programmazione motoria. Anche in questo caso, non ci aspettiamo differenze significative tra attivazioni nelle condizioni di estinzione e di percezione di espressioni di paura. Infine, supponiamo che la percezione cosciente di espressioni corporee aumenti l’attività nelle aree fusiformi e temporali del circuito visivo ventrale, così come nel lobo parietale sinistro non lesionato.

SECONDO STUDIO SU PAZIENTI CON NEGLECT
Differenze nella modulazione attenzionale nello spazio vicino e lontano in risposta a espressioni facciali e espressioni emotive corporee

Compito 1: bisezione di linee guidata

Ci aspettiamo che le espressioni sia facciali che corporee modulino l’errore di bisezione verso destra con cue emotivi a sinistra che riducono l’errore e cue a destra che aumentano l’errore rispetto a corrispondenti cue neutri.
Ci aspettiamo che le espressioni facciali siano più efficaci rispetto alle espressioni corporee nel modulare la bisezione di linee quando presentate nello spazio vicino. Al contrario, ci aspettiamo che le espressioni corporee siano più efficaci nello spazio lontano.

Compito 2: ricerca visiva

Ci aspettiamo che le espressioni target di paura presentate insieme a molteplici espressioni di felicità possano essere identificate più accuratamente e più velocemente rispetto alle espressioni target di felicità intercalate a molteplici espressioni di paura, indipendentemente dalla posizione destra-sinistra dei bersagli.
Se le espressioni di paura possono essere ricercate pre-attentivamente in parallelo, la latenza di identificazione di un’espressione target di paura in una moltitudine di espressioni di felicità non dovrebbe essere influenzata significativamente dal numero di distrattori (espressioni di felicità).
Di conseguenza, le espressioni target di paura emergono dalla moltitudine (effetto pop-out) pressoché con la stessa latenza negli insiemi numerosi e non numerosi.
Quando si confronta direttamente il supposto effetto pop out per le espressioni facciali e corporee, ci aspettiamo un’influenza più marcata per le espressioni facciali nello spazio vicino e per le espressioni corporee nello spazio lontano.


TERZO STUDIO
L’espressione facciale modula il riconoscimento emozionale?

Esperimento 1
Usando la Emotion Recognition Battery, la Emotional Prosody Battery, e il Morphed Facial Expression Test, valuteremo prima la presenza di un deficit generale o specifico nel riconoscimento emotivo in pazienti PD. In particolare, la patologia di questo disturbo predice considerevoli deficit nel riconoscimento del disgusto e, forse in misura minore, del riconoscimento di paura e rabbia.

Esperimento 2
Il Morphed Facial Expression Test verrà usato per validare l’ipotesi che produrre espressioni emotive possa influenzare la percezione dell’espressione facciale emotiva. Ci aspettiamo che produrre un’espressione emotiva sposti il punto di uguaglianza soggettiva dell’espressione percepita verso il prototipo di quella emozione prodotta dall’osservatore.

Esperimento 3
Sulla base dei risultati dello studio comportamentale metteremo a punto un protocollo fMRI per valutare i substrati neurali di modulazione d’assunzione personale di espressioni sulle espressioni percepite. Esamineremo prima un gruppo di soggetti di controllo. Il protocollo ci consentirà di discriminare tra le aree del cervello coinvolte in tre differenti processi:
- assumere espressioni emotive, che attiverà le aree motorie e premotorie
- discriminare emozioni: questo processo coinvolgerà probabilmente il reclutamento di un pattern generale e di differenti pattern di attivazion specifici per ciascuna emozione (amigdala per paura e rabbia, insula e gangli della base per disgusto)
- la modulazione dei processi motori rispetto a quelli percettivi probabilmente coinvolgerà l’attivazione del sistema specchio fronto-parietale

Esperimento 4
Pazienti PD non in trattamento saranno esaminati con questo protocollo fMRI per valutare se il deficit dei pazienti PD possa riflettere l’assenza di un più diffuso effetto motorio modulatorio sulla rete di riconoscimento emotivo. Infine, il deficit di riconoscimento emotivo sarà correlato con cambiamenti locali del volume della materia grigia attraverso uno studio VBM. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
La prospettiva evoluzionistica suggerisce che eventi ricorrenti e rilevanti per la sopravvivenza vengano elaborati in modo preferenziale e inducano rapidamente comportamenti adattivi. In tale prospettiva dunque, una funzione cruciale delle emozioni sarebbe quella di richiamare l’attenzione, determinando così un migliore e più rapido riconoscimento percettivo di questi eventi, e di preparare l’organismo all’azione [1]. In questo modo, le emozioni possono influenzare i comportamenti in atto anche quando situazioni di rilievo per la sopravvivenza hanno luogo al di fuori del focus attenzionale del soggetto. In una certa misura, tuttavia, tale influenza delle emozioni sull’attenzione e sull’azione è contrastata dall’influenza opposta che gli obiettivi espliciti, l’attenzione focalizzata e i comportamenti correnti esercitano sulla valutazione del contenuto emozionale degli eventi [2]. In questa seconda prospettiva l’accento si sposta quindi su come l’esecuzione di un dato compito mentale o di una certa azione influisca sulla percezione delle emozioni. Entrambe queste prospettive sollevano il tema emergente delle reciproche interazioni e influenze tra i sistemi neuro-cognitivi dedicati alle emozioni, alla percezione e all’azione.

L’interazione tra emozioni, percezione e azione è stata affrontata da due linee di ricerca. Il primo approccio ha studiato come la presenza di stimoli che comunicano informazioni sulle emozioni e sull’esecuzione dell’azione moduli la distribuzione dell’attenzione nello spazio, influenzando di conseguenza la percezione visiva [3]. Il secondo approccio ha invece studiato le relazioni tra componenti motorie e percettive delle emozioni concentrandosi su come la percezione delle emozioni sia mediata dalla riproduzione delle stesse espressioni facciali in chi le osserva, valutando l'effetto dell'esecuzione motoria sul riconoscimento visivo delle emozioni [4]. Di seguito discuteremo brevemente i recenti avanzamenti in queste due linee di ricerca così come i temi scarsamente studiati o le questioni dibattute che costituiscono la base di partenza del presente progetto di ricerca.

Per quanto riguarda il primo approccio, la ricerca ha individuato nel contenuto emozionale e nella rilevanza per l’azione due distinte proprietà degli eventi (stimoli) ambientali che sembrano richiamare in modo automatico l’attenzione. La valenza emozionale degli stimoli può essere elaborata implicitamente anche quando questi vengono presentati al di fuori del focus attenzionale tanto in soggetti sani [5] quanto in pazienti neurologici [6-8]. Ad oggi, tuttavia, le ricerche dedicate all’influenza delle emozioni sull’attenzione e sulla consapevolezza visiva si sono concentrate prevalentemente sui processi neuro-cognitivi associati alla visione di espressioni facciali [9]. Poiché le emozioni possono essere facilmente comunicate anche da segnali vocali o da posture corporee, non è chiaro se questi risultati siano specifici per le espressioni facciali, o siano invece estendibili ad altri modi di comunicare le emozioni. Oltre alla dimensione emozionale, studi classici e lavori più recenti indicano che l’“affordance” visiva in oggetti familiari è un ulteriore fattore in grado di richiamare l’attenzione, ad esempio la vista di un manico di una tazza può portare all’attivazione automatica dei programmi motori associati alla prensione che, a loro volta richiama no l’attenzione e aumentano la consapevolezza dell’oggetto. [10-11]. E’ stato infatti proposto che la consapevolezza visiva è legata alla programmazione motoria e che i meccanismi attenzionali si siano sviluppati principalmente per selezionare e iniziare azioni nell’ambiente.

Le posture corporee esprimono in eguale misura contenuti emozionali e informazioni sull’azione. Questo linguaggio del corpo, così come le espressioni facciali, comunica le emozioni del soggetto attraverso caratteristiche configurazioni posturali, ma evoca contemporaneamente anche le azioni adattative che le emozioni tipicamente inducono [12,13]. Le posture corporee che esprimono emozioni forniscono dunque un’opportunità unica per studiare il contributo congiunto del significato emozionale e della rappresentazione implicita dell’azione sulla modulazione dell’attenzione selettiva e della consapevolezza visiva.

In un recente studio comportamentale comportamentale abbiamo indagato se le emozioni espresse attraverso posture corporee modulino la distribuzione spaziale dell’attenzione e aumentino la consapevolezza visiva in pazienti neurologici con gravi disturbi attenzionali [14]. Pazienti con estinzione visiva e neglect a seguito di lesione parietale destra presentano un bias attenzionale destro che comporta il mancato riconoscimento consapevole degli stimoli sinistri controlesionali, in particolare quando questi ultimi sono accompagnati da stimoli destri in competizione. Tali pazienti sono stati testati con immagini raffiguranti espressioni corporee di paura, gioia ed espressioni corporee neutre presentate sia singolarmente nel campo visivo destro, o sinistro, o ad entrambi i campi visivi simultaneamente. Nelle prove con presentazione bilaterale, le espressioni corporee di paura, benché non venisse richiesto un loro riconoscimento esplicito, hanno modulato la selezione attenzionale e la consapevolezza visiva. Infatti, le espressioni corporee di paura presentate nel campo visivo sinistro (deficitario) contemporaneamente gli stimoli neutri nel campo visivo destro, venivano individuate più rapidamente di quelle neutre o felici.

Il nostro studio ha fornito la prima dimostrazione che, nonostante la mancanza patologica di attenzione verso il lato sinistro e la lesione parietale, le emozioni e le informazioni legate all’azione contenute nelle espressioni corporee di paura possono essere estratte automaticamente e influenzare la selezione attenzionale e la consapevolezza visiva. Inoltre, i nostri risultati suggeriscono l’interessante possibilità, a tutt’oggi inesplorata, che un network neurale che comprende aree fronto-limbico e aree visive non lesionate possa ancora mediare l’orientamento dell’attenzione e la predisposizione all’azione in risposta alla percezione della paura. L’obiettivo del presente progetto è di investigare direttamente per mezzo di tecniche di neuroimmagine le strutture neurali che mediano il ruolo modulatore delle espressioni corporee di paura sull’attenzione e sulla consapevolezza che abbiamo recentemente documentato ad un livello comportamentale.

Il fatto che le espressioni facciali e le posture corporee possono influenzare l’attenzione e la percezione suggerisce che il messaggio emozionale piuttosto che il mezzo espressivo attraverso cui tale messaggio è veicolato sia critico per l’effetto [15]. Questo approccio enfatizza le similitudini tra i corpi e le facce per quanto riguarda il significato emozionale che comunicano. Tuttavia, corpi e facce sono stimoli molto differenti da un punto di vista fisico, e ciò solleva la questione parallela di che cosa possa essere specifico e caratteristico di ciascun tipo di stimolo. Per esempio, le posture corporee sono visibili anche a distanze tali da non consentire la percezione dei contorni facciali e dell’espressione di un volto [12]. Di contro, l’informazione facciale risulta essere immediatamente disponibile quando l’interazione sociale avviene tra individui in stretta prossimità spaziale. E’ quindi possibile che le espressioni facciali e le posture corporee esercitino un’influenza differente sull’attenzione a seconda dello specifico contesto e delle condizioni nelle quali appaiono. Le espressioni facciali potrebbero dunque avere un ruolo preminente nel richiamare l’attenzione quando presentate nello spazio vicino, mentre le posture corporee potrebbero essere più efficaci quando presentate nello spazio lontano. Lo spazio vicino (peripersonale) e lontano (extrapersonale) sono rispettivamente definiti come lo spazio all’interno della distanza raggiungibile con un movimento del braccio, e lo spazio al di fuori di tale possibilità di raggiungimento. Questa distinzione comportamentale è stata trovata in studi su animali e su soggetti umani, e corrisponde a differenti meccanismi neurali [16,17]. Il deficit attenzionale nei pazienti con neglect può essere sovente doppiamente dissociato a seconda che questo venga testato nello spazio vicino o lontano [16]. E’ quindi possibile distinguere i pazienti con neglect in due sottogruppi, uno con un deficit prevalente nello spazio vicino e uno con un deficit prevalente nello spazio lontano. Ciò rende il neglect una patologia adatta a misurare l’influenza dei differenti tipi di stimoli nel catturare l’attenzione a seconda che siano percepiti nello spazio vicino o lontano. Quindi, un ulteriore obiettivo del presente progetto è sfruttare tale distinzione funzionale tra spazio vicino e lontano nel neglect e sottoporre a verifica la nostra ipotesi che le espressioni facciali reclutino meglio l’attenzione quando presentate nello spazio vicino, mentre le posture corporee esercitino un maggiore richiamo attenzione quando percepite nello spazio lontano.

Il secondo approccio all’interazione tra emozione, percezione e azione ha studiato invece la connessione fra percezione ed espressione delle emozioni. Alcuni autori hanno suggerito che il riconoscimento delle emozioni sia mediato dall’imitazione espressivo-motoria della stessa emozione percepita visivamente, forse attraverso il contributo del sistema fronto-parietale dei “neuroni specchio” [4, 18-22]. Tali autori presuppongono dunque che la percezione visiva di espressioni facciali produca un’imitazione interna di questi movimenti espressivi la quale, a sua volta, influenzerebbe il riconoscimento delle emozioni stesse e dei vissuti soggettivi che le accompagnano (ipotesi del feedback facciale) [23, 24]. In favore di questa ipotesi vi sono i risultati di un recente studio fMRI in cui ai soggetti era richiesto di osservare passivamente o imitare le espressioni facciali presentate [21]. I risultati hanno mostrato che l’imitazione e l’osservazione di espressioni emozionali attivano una rete di strutture cerebrali in larga parte sovrapponibile. Fra queste strutture erano presenti l’amigdala e l’insula. L’attivazione dello striato era invece presente solo nella condizione di imitazione. Lo studio, costituito da un paradigma a blocchi, non ha però consentito agli autori di differenziare i network selettivamente coinvolti nell’elaborazione delle singole emozioni presentate. Non è quindi chiaro se l’imitazione di diverse espressioni facciali in soggetti sani sia mediata dalle stesse strutture neurali, e se questa imitazione influenzi in eguale misura il riconoscimento di tutte le emozioni.

La possibilità che la regione fronto-striatale sia coinvolta nell’elaborazione delle emozioni è suggerita da dati neuropiscologici e di neuroimaging funzionale. Un disturbo selettivo nel riconoscimento del disgusto è stato riscontrato in soggetti affetti da malattia di Huntington, una patologia ereditaria che colpisce particolarmente i nuclei della base [25], nonché nei portatori del gene per questa malattia [26]. L’ipotesi che i nuclei della base siano coinvolti nel riconoscimento del disgusto è inoltre confermata dai dati provenienti dagli studi di neuroimmagine funzionale su soggetti sani [27,28] che mostrano un’attivazione dei nuclei della base e dell’insula durante l’elaborazione di espressioni di disgusto. Queste stesse strutture erano infine lese in un paziente che mostrava un selettivo deficit di riconoscimento del disgusto. Il paziente era anche incapace di provare questa stessa emozione [29].

E’ noto che l'acinesia e la bradicinesia caratteristiche della malattia di Parkinson si manifestano con una particolare povertà della mimica facciale e con una riduzione o perdita dell'intonazione prosodica emozionale. La diminuzione di espressività facciale contrasta con una buona capacità di produrre le espressioni facciali delle emozioni su richiesta [30].
La malattia di Parkinson è caratterizzata da una perdita di neuroni dopaminergici nella substantia nigra, che provoca una riduzione della dopamina a livello dello striato (caudato e putamen). Studi recenti hanno inoltre mostrato che il sistema limbico, inclusa l’amigdala, potrebbe essere alterato in questa patologia [31,32]. Dunque, le alterazioni patologiche presenti nella malattia di Parkinson potrebbero fornire nuove evidenze sull’influenza che i processi motori esercitano sulla percezione e sul riconoscimento delle emozioni. Sulla base delle evidenze qui descritte, si potrebbe supporre che anche in questa malattia possa essere presente un deficit nel riconoscimento delle emozioni e in particolare del disgusto (per l'interessamento striatale) e della paura (per la compromissione dell'amigdala). Tuttavia gli studi a questo riguardo hanno fornito risultati discordanti. In corso di malattia di Parkinson sono stati infatti riportati sia deficit diffusi (o specifici) nel riconoscimento delle emozioni [33-36] sia prestazioni paragonabili a quella dei controlli [37,38].

Recentemente, Kan e collaboratori [35] hanno riportato il disturbo selettivo di cui sopra: ovvero che pazienti con malattia di Parkinson siano deficitarii nel riconoscimento del disgusto e della paura espressi sia da immagini statiche che da filmati in movimento di espressioni facciali. Il motivo di una tale disomogeneità probabilmente risiede nelle caratteristiche metodologiche degli studi: fattori come la durata e la severità della patologia [40], e il trattamento farmacologico sembrano essere particolarmente rilevanti [33,39]. In particolare, Sprengelmeyer e coll. [39] indagando l’effetto della somministrazione di dopamina, hanno osservato un significativo deficit nel riconoscimento del disgusto e della rabbia nei pazienti cui non era stato somministrato il farmaco. Gli autori hanno anche riscontrato un disturbo nel riconoscimento della paura sia nei pazienti trattati che nel gruppo che non aveva ricevuto il farmaco. Resta anche da chiarire se il disturbo dei pazienti con malattia di Parkinson nel riconoscimento delle emozioni sia dovuto al contributo dei gangli della base nel riconoscimento di alcune emozioni specifiche come il disgusto, o sia invece dovuto all’assenza di un generico ruolo di modulazione che le aree motorie esercitano sulle aree dedicate alle emozioni.

Nell’ambito di tali premesse, un progetto di ricerca che indaghi le reciproche influenze tra le basi cognitive e neurali dei sistemi dedicati alle emozioni, all'attenzione e all’azione potrebbe contribuire a far chiarezza su alcune questioni controverse e sui temi ancora inesplorati brevemente delineati. Potrebbe anche contribuire alla conoscenza di quelle patologie neurologiche che compromettono il normale funzionamento dei sistemi emotivi e motori, come nella malattia di Parkinson o nella corea di Huntington, così come di quelle altre condizioni patologiche, come l’estinzione visiva o il neglect, in cui il deficit visuo-spaziale migliora in risposta a stimoli emozionali o che inducono la rappresentazione del movimento.

Riferimenti bibilografici

Si veda testo inglese <<<