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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
  • HUMAN NECESSITIES
  • PHYSICS
    • MEASURING (counting G06M); TESTING
      • INVESTIGATING OR ANALYSING MATERIALS BY DETERMINING THEIR CHEMICAL OR PHYSICAL PROPERTIES (separating components of materials in general B01D, B01J, B03, B07; apparatus fully provided for in a single other subclass, see the relevant subclass e.g. B01L; measuring or testing processes other than immunoassay, involving enzymes or micro-organisms C12M, C12Q; investigation of foundation soil in situ E02D1/00; sensing humidity changes for compensating measurements of other variables or for compensating readings of instruments for variations in humidity, see G01D or the relevant subclass for the variable measured; testing or determining the properties of structures G01M; measuring or investigating electric or magnetic properties of materials G01R; systems or methods in general, using reception or emission of radiowaves or other waves and based on propagation effects, e.g. Doppler effect, propagation time, direction of propagation, G01S; determining sensivity, graininess, or density of photographic materials G03C5/02; testing component parts of nuclear reactors G21C17/00; [N: controlling or regulating non-electric variables G05D; measuring degree of ionisation of ionised gases, i.e. plasma H05H1/00A; testing electrographic developer properties G03G15/08H6])
Classificazione geografica
Parole Chiave
FORAGGI, ENERGIA NETTA, FERMENTAZIONE RUMINALE, DEGRADAZIONE ENZIMATICA, NIRS

Metodologie innovative per la valutazione energetica dei foraggi

Università degli Studi di Udine
Abstract
Il programma sviluppa una attività di ricerca nel settore delle tecniche di valutazione nutrizionale dei foraggi per mettere a punto procedure di stima semplici ed accurate ad uso dei tecnici e dei laboratori agro-zootecnici che svolgono consulenza alle aziende zootecniche.
Per raggiungere tale finalità il programma si propone di creare un inventario di campioni di foraggi di medica (150 fieni) e di mais (150 insilati di trinciato integrale) rappresentativi delle produzioni ottenibili nella Pianura Padana che saranno analizzati con metodi chimici, prove biologiche (fermentazioni in vitro con inoculi ruminali o miscele enzimatiche) e con tecniche di spettroscopia di riflettanza nel vicino infrarosso (NIRS, near infrared spectroscopy) per ottenere parametri nutrizionali energetici innovativi.
Partecipano al programma cinque Unità di Ricerca (UR di Milano, Padova, Piacenza, Torino e Udine) ed il progetto è articolato in quattro fasi successive delle quali la prima (fase I, 6 mesi di durata) è dedicata ad attività preparatorie (messa punto di metodi, preparazione di campioni di riferimento, allestimento protocolli sperimentali), mentre le due fasi successive (fase II e III, 8 mesi di durata ciascuna) sono quelle di esecuzione vera e propria del progetto (raccolta campioni ed analisi). L’ultima fase (fase IV, 2 mesi di durata) è dedicata all’ esame statistico dei risultati.
Nella fase iniziale le UR operano in maniera strettamente complementare con compiti di ricerca differenziati e specifici per ottenere risultati utili e fruibili nella successive fasi di esecuzione del programma. Alla UR di Padova è affidato il compito di preparare e distribuire tra gli altri gruppi i campioni standard con valori noti di degradabilità dell’NDF, mentre tre Unità (Milano, Torino e Udine) sono coinvolte nel lavoro di approfondimento metodologico della tecnica di valutazione della degradabilità ruminale del NDF con inoculo ruminale e fermentatore “Daisy” (Ankom, Tech. Co., Fairport, NY, USA). La UR di Piacenza si occupa di mettere a punto una tecnica enzimatica di misura della degradabilità dell’NDF utilizzando lo stesso fermentatore.
Nelle fasi successive ogni UR raccoglie nell’arco di due annate 80 campioni (40 per ogni foraggio) nella regione di competenza (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia rispettivamente per le UR di Milano, Torino, Piacenza, Padova e Udine) che invia alla Unità di Padova. Presso i laboratori di Padova tutti campioni sono macinati e sottoposti a una preliminare lettura NIRS con la finalità di escludere dall’archivio i campioni ritenuti ridondanti o anomali (circa 20 campioni per Unità). L’unità di Padova suddivide quindi ogni campione selezionato in cinque eguali aliquote ed invia tutto l’archivio di campioni alle altre UR.
Le analisi chimiche dei 300 campioni selezionati sono suddivise tra tutte le UR ed ogni laboratorio procede alla esecuzione di alcune delle analisi chimiche previste (sostanza secca, ceneri, N totale, N solubile, fibra NDF, fibra ADF, lignina ADL, N legato al NDF, N legato all’ADF, estratto etereo e, limitatamente ai campioni di silomais, l’analisi dell’amido).
Le degradabilità ruminali dell’NDF sono eseguite dalle UR di Milano, Torino e Udine (100 foraggi ciascuna per un totale di 300 campioni) utilizzando la tecnica con inoculo ruminale, mentre l’UR di Piacenza applicherà su tutto l’archivio di campioni la metodica enzimatica. L’UR di Padova esegue la lettura NIRS di tutta la raccolta di campioni utilizzando le seguenti tre piattaforme: 1) Foss NIRSystem5000, intervallo 1100-2498nm, sensore monocromatore; 2) Zeiss Corona 45, intervallo 960-1700nm, sensore ad array di diodi; 3) Microparts NIR 1.7, intervallo 1100-1700nm, sensore ad array di diodi).
Il progetto si propone di pervenire a dei risultati di grande rilevanza sia sul piano scientifico e della ricerca (messa a punto, innovazione e comparazione di tecniche in vitro, previsioni NIRS, etc.) che su quello più strettamente tecnico con importanti ricadute sul piano pratico applicativo (predisposizione di foraggi standard, messa a punto di procedure tecniche per la valutazione energetica di foraggi, applicazione di modelli innovativi di valutazione qualitativa delle produzioni foraggere, conoscenze tecniche utili per lo sviluppo di metodi, predisposizione di una carta foraggera della Pianura Padana). Il progetto si presenta come la prima tappa per la costituzione di un rete di competenze, innovazione e trasferimento tecnologico nel campo della valutazione nutrizionale dei foraggi con interessanti prospettive di continuazione ed ampliamento delle attività. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Mauro Spanghero Università degli Studi di UDINE
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il progetto propone di sviluppare una attività di ricerca nel settore delle tecniche di valutazione nutrizionale dei foraggi. Saranno messe a punto procedure di stima semplici ed accurate del valore energetico delle due principali categorie di foraggi coltivati nella pianura padana (insilati integrali di mais e fieni di medica) ad uso dei tecnici e dei laboratori agro-zootecnici che svolgono consulenza alle aziende zootecniche. Il progetto supplisce ad una carenza di informazioni nutrizionali su foraggi nazionali che ha fortemente limitato il grado di innovazione realmente fruibile dal settore degli allevamenti per una mancata applicazione delle più avanzate conoscenze scientifiche nel settore della valutazione dei foraggi.
Pertanto sarà allestito un archivio di campioni, di numerosità adeguata per consentire studi di relazione tra parametri chimici, nutrizionali e letture con la tecnica di spettroscopia di riflettanza nel vicino infrarosso (NIRS, near infrared spectroscopy).
La ricerca intende perseguire questa finalità generale attraverso i seguenti obiettivi parziali che saranno raggiunti con lo sviluppo progressivo del programma:

-studiare l’impatto che alcuni fattori metodologici della tecnica di fermentazione in vitro (tipo di inoculo ruminale, il tipo di sacchetti e cinetiche di degradazione ruminale) hanno sui risultati di degradabilità dell’NDF per perfezionare un protocollo metodologico idoneo a raggiungere elevati livelli di accuratezza e di precisione della metodica;
-mettere a punto una metodica enzimatica per la misura della degradabilità in vitro dell’NDF alternativa alle fermentazioni che utilizzano l’inoculo ruminale. L’obiettivo è quello di valutare nell’ambito di condizioni sperimentali diverse (combinazioni di enzimi cellulosolitici, dosaggi, durate e pre-trattamento dei campioni) quelle che permettono elevate precisioni analitiche e che forniscono un elevato grado di correlazione con le determinazioni eseguite con le tecniche a base dell’inoculo ruminale;
-misurare la degradabilità in vitro dell’NDF dei campioni di foraggi dell’archivio, armonizzare i dati ottenuti tra incubazioni, laboratori e tecniche diverse con l’uso di campioni standard ed anche correggere i valori rispetto ai risultati ottenuti da laboratori statunitensi per poter essere applicati nel contesto del sistema di valutazione energetica NRC (2001);
-pervenire ai parametri nutrizionali (“total digestible nutrients”, energia digeribile, metabolizzabile, energia netta di lattazione, di mantenimento e di crescita) dei foraggi nazionali, utilizzando i dati di composizione chimica e di degradabilità in vitro secondo il sistema energetico NRC (2001);
-applicare le tecniche di analisi NIRS a tutto l’archivio di foraggi per predisporre equazioni di previsione dei valori nutrizionali energetici, della degradabilità ruminale dell’NDF ottenuta secondo metodi con inoculi, enzimi e sulla base dei contenuti chimici ottenuti mediante lettura NIRS. La ripetizione dello studio applicando piattaforme NIRS diverse ha l’obiettivo di identificare quelle più idonee per essere applicate nei laboratori di valutazione dei foraggi;
-predisporre semplici modelli di previsione dei valori energetici dei foraggi specifici per la realtà italiana mediante equazioni lineari e multiple sulla base dei dati di composizione chimica;
-fornire valori medi aggiornati di composizione chimica e valore nutrizionale dei foraggi, suddivisi per aree di produzione e tipologie dei foraggi. <<<
Risultati parziali attesi
Il progetto si propone di pervenire a dei risultati di grande rilevanza sia sul piano scientifico e della ricerca con un significativo avanzamento delle conoscenze nel settore della valutazione dei foraggi che su quello più strettamente tecnico con importanti ricadute sul piano pratico applicativo.
Sul piano scientifico i risultati attesi sono i seguenti:
- messa a punto ed innovazione di tecniche in vitro per la determinazione della degradabilità ruminale della fibra (inoculi ruminali ed enzimatiche) utili alla valutazione nutrizionale dei foraggi nell’ambito di attività di ricerca e/o sperimentali;
- comparazione tra tecniche in vitro (con inoculi e con enzimi) per la determinazione della degradabilità ruminale della fibra dei foraggi utili alla individuazione della tecnica più appropriata (in termini di precisione e accuratezza) per applicazioni nell’ambito di attività di ricerca e/o sperimentali;
- valutazione della previsione NIRS della degradabilità ruminale della fibra;
- predisposizione di un archivio di foraggi organico e rappresentativo della Pianura Padana utile per ulteriori approfondimenti di ricerca (da es. valore proteico, profilo minerale, sostanze antinutrizionali, etc.).

Sul piano tecnico i risultati attesi sono i seguenti:
- predisposizione di foraggi standard a composizione chimica e a degradabilità della fibra nota utili per la comparazione dei risultati tra laboratori;
- messa a punto di procedure tecniche per la valutazione energetica di foraggi (NIRS, in vitro enzimatiche e determinazioni chimiche) fruibili dalle numerose categorie di consulenti che operano nelle aziende zootecniche (agronomi, alimentaristi, veterinari, tecnici di ditte sementiere, per la produzione di macchine ed impianti per la foraggicoltura) e dai tecnici dei laboratori agro-zootecnici nell’ambito di attività di consulenza tecnica alle aziende zootecniche;
- applicazione di modelli innovativi di valutazione qualitativa delle produzioni foraggere in ambito nazionale (NRC 2001, Milk 2006, Corn Picker, );
- conoscenze tecniche utili ad aziende che si occupano di produzione di kits enzimatici per laboratori di analisi agro-zootecniche;
- informazioni tecniche utili ad aziende che si occupano di apparecchiature e software NIRS;
- comparazione tra previsione della degradazione della fibra dei foraggi applicando diverse piattaforme per la lettura NIRS;
- predisposizione di una carta foraggera della Pianura Padana con una articolazione territoriale dei dati di composizione chimica e di valore energetico dei silomais e dei fieni di medica.

Il progetto ha un forte impatto economico-produttivo poiché è destinato ad una area ad intensa diffusione di allevamenti di elevato livello tecnologico e produttivo, nella quale operano numerosi laboratori pubblici e privati ed è attiva una rete diffusa di consulenti aziendali. Tale area, a causa della forte diffusione di insediamenti zootecnici e colture intensive, presenta elevati rischi di impatto ambientale dell’agricoltura e può avvantaggiarsi in maniera notevole di una maggiore diffusione delle coltivazioni foraggere. Inoltre, una migliore valutazione nutrizionale può favorire la diffusione di programmi alimentari ad elevato contenuti di foraggi aziendali, con positive ricadute legate alla salubrità dei prodotti animali ottenibili ed al benessere degli animali.
L’originalità del progetto deriva innanzitutto dall’ impiego di procedure biologiche innovative di misura del valore nutritivo -fermentazioni in vitro con inoculi ruminali-, che sono applicabili solo in alcuni laboratori universitari specializzati ed attrezzati e sono scarsamente riproducibili in altri centri di sperimentazione nazionale. Per questi aspetti, ed anche per la vastità del territorio considerato, per la elevata numerosità della banca di campioni, per la collaborazione di diverse Unità di Ricerca specializzate operanti su distinti territori, il progetto è da considerasi unico nel suo genere a livello nazionale.
Infine, il progetto si presenta come la prima tangibile tappa per la costituzione di un rete di competenze, innovazione e trasferimento tecnologico nel campo della valutazione nutrizionale dei foraggi ed ha interessanti prospettive di continuazione ed ampliamento delle attività. Potranno infatti essere studiate altre e nuove tipologie di foraggi da includere nell’archivio, potranno essere aumentate le numerosità dei foraggi, si potranno estendere le aree geografiche e comunque dovrà essere data continuità al lavoro di aggiornamento dei valori nutrizionali. Durante il progetto saranno intraprese tutte le iniziative volte a dare al presente programma di ricerca una prospettiva di continuazione e sviluppo. L’organizzazione di un convegno dedicato alla presentazione dei risultati del programma a tutti gli operatori pubblici e privati potrà essere l’occasione per proporre la creazione di una struttura consorziata con la partecipazione delle Unità di Ricerca del presente programma, come network scientifico di riferimento, e di tutte le organizzazioni pubbliche e private interessate (enti per lo sviluppo agricolo, associazioni allevatori, laboratori agro-zootecnici, ditte mangimistiche, ditte sementiere, ditte per la produzione di macchine per la foraggicoltura, etc.).
Pertanto, la rilevanza del progetto di ricerca è inerente alla elevata trasferibilità dei risultati in informazioni di pratico utilizzo per un significativo avanzamento dei servizi in campo agro-zotecnico. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
L’aumento delle superfici agricole coltivate a foraggi è un obiettivo strategico della politica agricola nazionale finalizzato all’ottenimento di sistemi zootecnici a minor impatto ambientale, idonei per produzioni biologiche e di qualità e a garanzia della biosicurezza dei prodotti, della biodiversità delle aree rurali e del benessere animale.
Infatti l’aumento del contenuto di foraggi nelle diete per ruminanti e il minor ricorso ad alimenti concentrati è garanzia di salubrità dei prodotti animali per il minor rischio di micotossicosi e di presenza di ‘organismi geneticamente modificati’, mentre l’aumento degli investimenti aziendali a foraggi assicura sostenibilità ambientale agli allevamenti poiché consolida e migliora il rapporto animali:superficie agraria delle aziende zootecniche. Parallelamente la componente foraggera della dieta concorre ad attenuare alcuni effetti negativi di una alimentazione troppo intensiva sullo stato di salute degli animali.
Infine, in situazioni di mercato come quelle attuali, con prezzi elevati per molte materie prime di origine extraziendale (ingredienti amilacei e proteici), il ricorso ad elevati impieghi di foraggi nelle diete consente di contenere i costi di alimentazione e quindi i prezzi dei prodotti di origine animale.
Una evoluzione delle tecniche di alimentazione dei ruminanti verso un maggior utilizzo di foraggi deve essere però assecondata da un miglioramento della produttività e della qualità nutrizionale delle colture foraggere per assicurare un adeguato livello produttivo agli animali e quindi il mantenimento dell’efficienza tecnico-economica delle aziende.
Tra le diverse azioni che possono essere predisposte per sviluppare sistemi foraggeri efficienti e di qualità (miglioramento genetico, delle tecniche agronomiche e di conservazione, nuove consociazioni, avvicendamenti colturali,..) va considerata anche una migliore capacità tecnica di valutazione nutrizionale dei foraggi. Infatti le numerose categorie di consulenti che operano nelle aziende zootecniche (agronomi, alimentaristi, veterinari, tecnici di ditte sementiere, per la produzione di macchine ed impianti per la foraggicoltura) ed i tecnici dei laboratori agro-zootecnici possono migliorare il servizio di assistenza tecnica aziendale se dispongono di sistemi innovativi di valutazione dei foraggi e possono contare su una rete specializzata di laboratori di riferimento.
La ricerca internazionale nel settore della nutrizione animale ha reso disponibili sistemi di valutazione nutrizionale degli alimenti per ruminanti molto sofisticati ed evoluti (INRA, 1988; AFRC, 1993; NRC, 2001).
A fronte di un livello molto avanzato dei sistemi di valutazione attualmente disponibili vi è ancora una applicazione pratica di queste conoscenze molto limitato ed impreciso e il grado di innovazione realmente fruibile dal mondo produttivo è assolutamente insoddisfacente. Questa situazione è la conseguenza della mancata attivazione a livello nazionale di un lavoro sperimentale organico e coordinato per tradurre i principi generali dei sistemi in metodi applicabili e quindi rapidi, economici ed accurati. A questa carenza non possono supplire le esperienze svolte all’estero, poiché si riferiscono a situazioni ambientali diverse e scarsamente trasferibili, mentre esiste la necessità di svolgere specifiche esperienze nei nostri ambienti.
I foraggi sono costituiti in prevalenza da carboidrati fibrosi (dal 40 al 70% della sostanza secca), che sono generalmente definiti come NDF (fibra resistente al detergente neutro) per la loro insolubilità a trattamenti chimici con soluzioni neutre (Van Soest e coll., 1991). L’NDF viene parzialmente degradato dai batteri ruminali e diversi fattori concorrono a differenziare i foraggi nei riguardi della entità complessiva e della velocità di questo fenomeno (famiglia botanica, varietà, stadio vegetativo, condizioni pedo-climatiche, ecc., Hartnell e coll., 2005; Coors, 2006). Le misure sperimentali di degradabilità ruminale dell’NDF (dNDF) dei foraggi di cui disponiamo indicano una ampia variabilità di valori. In una raccolta di numerose prove sperimentali (Bannik e Tamminga, 2005) la dNDF misurata in bovine in lattazione è risultata variare tra il 13 e l’82%. Utilizzando tecniche di fermentazione ruminale in vitro vengono riportati intervalli di 36-70% per la fibra dei silomais e di 23-60% per foraggi di leguminose (Oba e Allen, 2005). Con le stesse tecniche altri Autori riportano range di variazione della dNDF di 43-82% per i silomais e di 38-57% per i foraggi di leguminose (Shaver e coll., 2003; Ward, 2005; rispettivamente).
In considerazione dell’alto contenuto di fibra nei foraggi e della sua ampia variabilità di utilizzo, la quantità complessiva di NDF degradato nel rumine è un elemento cruciale nella stima dell’apporto energetico dei foraggi tanto da essere stato introdotto nel più moderno sistema di valutazione nutrizionale e razionamento per le bovine da latte (NRC, 2001).
La dNDF, oltre a influenzare il valore energetico dei foraggi, ha altre importanti implicazioni di ordine nutrizionale. Infatti, la fibra esercita un effetto fisico di ingombro a livello ruminale, che è il principale fattore di limitazione alla capacità d’ingestione degli animali (Mertens 1987; Van Soest 1994). Questo fenomeno è però molto dipendente dalla entità in cui l’NDF del foraggio viene degradato nel rumine e la dNDF è attualmente usata anche in modelli sperimentali per stimare l’ingestione dei ruminanti (Stensig e coll., 1994; Oba e Allen, 1999; Schwab e coll., 2003).
Pertanto, la scelta dei foraggi anche in funzione della loro ingeribilità consente di innovare il lavoro di formulazione delle diete poiché possono essere predisposte razioni ad alto contenuto di foraggi molto degradabili senza deprimere l’ingestione. Questo salvaguarda le prestazioni produttive e ha l’importante conseguenza di tutelare anche lo stato di salute e benessere degli animali poiché la ruminazione dei foraggi è essenziale per ridurre i rischi di alterazione dell’ ecologia ruminale e l’instaurarsi di forme dismetaboliche primarie e secondarie (acidosi ruminale, zoppie, ascessi epatici, ruminiti, ecc.,; Stone, 2004; Krause e Oetzel, 2006).
I risultati della ricerca su questi aspetti sono stati utilizzati nella realtà agro-zootecnica statunitense per predisporre dei modelli pratici ed innovativi (MILK 2000 e 2006; CornPicker; Shaver e coll., 2003; Shaver, 2006; Allen, 2006) di previsione della produttività delle colture foraggere in termini di produzione di latte (quantità di latte producibile/ha) stimata sulla base del contenuto in energia netta e sulla ingeribilità dei foraggi a partire dai valori di dNDF. (Schwab e coll., 2003; Shaver, 2006). Questi sistemi, sono stati inizialmente messi a punto per la classificazione degli ibridi a fini di selezione genetica (Hartnell e coll., 2005), ma possono avere anche utili impieghi per chi si occupa di gestione delle aziende agro-zootecniche (definizione del carico di bestiame, comparazione tra ibridi, varietà tecniche colturali, ottimizzazione degli investimenti colturali a foraggere, etc.).
Le misure sperimentali di riferimento della dNDF sono le prove in situ, che consistono nella incubazione diretta nel rumine di sacchetti porosi contenenti il foraggio da studiare in animali provvisti di cannula ruminale. In considerazione della necessità di disporre e mantenere animali modificati chirurgicamente ed anche per una scarsa riproducibilità delle prove in situ (Madsen e Hvelplund, 1994), la metodica è sempre rimasta in un ambito strettamente sperimentale. A questo riguardo il National Research Council (2001) suggerisce di misurare la dNDF mediante una tecnica di fermentazione in vitro. In alternativa, è possibile una stima a partire dal contenuto in lignina, ma alcune prime verifiche non forniscono dati molto promettenti (Robinson e coll., 2004, Ward, 2005).
Tra le numerose metodologie di simulazione in vitro del processo fermentativo ruminale (Lòpez, 2005) è stata recentemente proposta una apparecchiatura, denominata “Daisy” (Ankom, Tech. Co., Fairport, NY, USA), che permette di condurre le fermentazioni ruminali in laboratorio con discrete capacità di lavoro (circa 30 campioni in triplo per fermentazione) e fornisce specificatamente la misura della dNDF. Questo fermentatore è stato oggetto di diverse recenti prove sperimentali (Robinson e coll., 1999; Wilman e Adesogan, 2000; Spanghero e coll., 2003, 2007; Adesogan, 2005) e viene sempre più diffusamente utilizzato in importanti laboratori agro-zootecnici statunitensi (www.dairylandlabs.com; www.dairyone.com; www.uwex.edu/ces/crops/uwforage). Si consideri che dal 2003 al 2006 nei laboratori statunitensi “Dairyland” (WI, USA) il numero di analisi della dNDF con questo fermentatore è triplicata per i campioni di fieni di leguminose e duplicata per quelli di insilato di mais.
La metodica di fermentazione nell’incubatore “Daisy” è già disponibile, ma la sua applicazione ha rilevato l’esigenza di un perfezionamento metodologico per migliorarne la precisione ed accuratezza. La ripetibilità dei dati ottenibili è molto influenzata dal sistema di filtrazione (Adesogan, 2005), mentre l’accuratezza dei risultati è dipendente dalla durata di incubazione, che, generalmente, è di 48 h per simulare permanenze nel rumine prossime alle condizioni di mantenimento degli animali. Tuttavia taluni laboratori utilizzano durate inferiori (30 o 24 ore) per avere dati più rispondenti alle condizioni produttive e per accelerare le valutazioni. Inoltre, la diffusione della metodica è fortemente limitata dalla necessità di disporre, presso i laboratori, di animali con cannula ruminale da cui prelevare gli inoculi ruminali. Tra le modalità alternative di reperimento di inoculi ruminali, l’impiego della sonda esofagea è interessante poiché può essere applicata direttamente in allevamento, ma è fastidioso per gli animali, non consente un campionamento rappresentativo dell’intero materiale ruminale e fornisce un liquido spesso inquinato con saliva (Duffield e coll., 2004). L’alternativa è il prelievo da rumini di animali appena macellati, ma non sono stati sufficientemente indagati gli effetti del regime alimentare degli animali nel periodo pre-macellazione, le condizioni di raccolta e la categoria di animali soggetti al prelievo sulle variabilità dei dati ottenibili nelle fermentazioni (Mould e coll., 2005).
Una notevole semplificazione della procedura potrebbe derivare dalla sostituzione dell’inoculo ruminale con una miscela di enzimi cellulosolitici in grado di simulare l’azione degradativa dei batteri. A questo riguardo in passato sono stati proposti diversi test enzimatici, generalmente in sequenza con trattamenti chimici, in alternativa a sistemi che usavano l’inoculo ruminale (Jones and Theodorou, 2000, López, 2005) per la stima della digeribilità di alimenti per ruminanti. Il perfezionamento di una procedura enzimatica adatta al fermentatore Daisy e dedicata alla degradazione della fibra non è ancora stata studiata e potrebbe rappresentare un interessante evoluzione della metodica, ampliando notevolmente le possibilità di utilizzo sia nel settore della ricerca che nei laboratori di assistenza tecnica alle aziende.
Grandi prospettive sotto questo profilo sono offerte dalla tecnica di spettroscopia di riflettanza nel vicino infrarosso (NIRS, near infrared spectroscopy) che si basa sulla capacità dei diversi composti organici contenuti nei foraggi di assorbire e riflettere in maniera differenziata onde elettromagnetiche nella regione di lunghezze d’onda del vicino infrarosso (Deaville e Flinn, 2000). L’analisi NIRS consente di operare in tempi velocissimi (qualche minuto per campione) e con costi che si limitano all’ammortamento e manutenzione dello strumento e quindi molto inferiori a quelli analitici tradizionali. Questo approccio è ormai molto diffuso ed utilizzato per molte analisi chimiche anche nei laboratori agro-zootecnici nazionali e se fosse dimostrata la sua idoneità per stimare anche parametri nutrizionali dei foraggi (ad es. dNDF, contenuto di energia netta, etc.) potrebbe costituire un importante progresso tecnico-scientifico con evidenti ricadute pratiche.
Pertanto sulla base delle conoscenze attuali si rendono necessari approfondimenti di ricerca (miglioramenti metodologici delle procedure con inoculi ruminali o con miscele enzimatiche) applicazioni di procedure innovative di stima della dNDF (tecniche enzimatiche e NIRS) ed anche un lavoro di elaborazione di dati chimici e nutrizionali per rendere disponibili equazioni applicative di previsione del valore energetico dei foraggi.
L’esigenza di un aggiornamento scientifico e tecnico di elevato livello nella valutazione nutrizionale dei foraggi è particolarmente sentita nelle aree agro-zootecniche più intensive del nostro Paese, quali la Pianura Padana, dove si concentra il 62 e il 74% della produzione di carne e latte bovino rispettivamente (Lombardia, Emilia, Veneto e Piemonte, ISMEA 2006, 2006). Questi studi vengono proposti per le foraggere più diffuse quali il fieno di erba medica e l’insilato ceroso di mais, che in Italia presentano investimenti elevati (800 e 275.000 ha, rispettivamente, Istat 2006), ma i risultati potranno in parte essere trasferiti ed applicati anche alle altre categorie di prodotti foraggeri.

AFRC (Agricultural and Food Research Council), 1993. Energy and protein requirements of ruminants. An advisory manual prepared by the AFRC Technical Committee on Responses to Nutrients, CAB International, Wallingford.
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Krause, K.M., Oetzel, G.R., 2006. Understanding and preventing subacute ruminal acidosis in dairy herds: a review. Anim. Feed Sci. Technol. 126, 215-236.
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(la bibliografia mancante si trova nei modelli B) <<<