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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english

Vita e forme della cultura in età moderna e contemporanea

Università degli Studi di Catania
Abstract
Il progetto si propone di indagare le molteplici forme culturali elaborate nell’ambito dell’età moderna e contemporanea, mettendo in luce il ruolo peculiare della filosofia come disciplina capace di riflettere sui risultati delle diverse espressioni della cultura e indagarne il significato in relazione alle visioni del mondo e della società che ne scaturiscono. Particolare attenzione verrà rivolta al rapporto sussistente tra la progressiva frantumazione, articolazione e specializzazione dei vari campi di indagine, che si impone a partire dall’età moderna, e l’esigenza di una ricomposizione unitaria del contesto culturale, inteso anche come elemento di identità nazionale. Verranno quindi presi in esame i contributi offerti da forme culturali differenti quali la religione, la scienza, la storia, l’arte, nella consapevolezza che la riflessione filosofica non può sussistere in isolamento da tali discipline, ed anzi assume un valore specifico nella misura in cui riesce ad offrire esempi di contaminazione feconda di contesti disciplinari differenti. La coscienza della necessità di ibridazione e dell’abbattimento di rigidi steccati disciplinari e al contempo l’esigenza di rispettare il rigore epistemologico proprio di ciascun campo di studi impone quindi la costruzione di unità di ricerca locali che comprendano al loro interno studiosi in grado di privilegiare aspetti diversi del vasto intreccio di problematiche e di forme della cultura che si è in precedenza delineato, in quanto solo dall’unione e dal confronto di competenze diverse l’auspicato risultato di un punto di vista complessivo sulla realtà politica, sociale e culturale del mondo moderno e contemporaneo può essere raggiunto. Per ottenere un tale ambizioso obiettivo ci si propone quindi di riflettere sui modelli di razionalità e di ordinamento sociali messi a punto dalla tradizione europea e occidentale: i contributi offerti dal Rinascimento, dall’Illuminismo, dalla Riforma Protestante e dalla Riforma cattolica, dalla rivoluzione scientifica, saranno oggetto di accurata disamina storico-filosofica, centrando l’attenzione sui vari contesti storico-sociali dai quali tali movimenti hanno avuto origine. In questo modo sarà possibile offrire uno sguardo multidisciplinare su tali fenomeni culturali e dar vita a ricerche capaci di metterne in luce le relazioni con i modelli politico-sociali elaborati nell’ambito della tradizione occidentale, quali il pensiero liberale, il pensiero socialista e il sistema istituzionale delle democrazie moderne. Un esame critico di tali modelli appare ai promotori di questo progetto di ricerca essenziale al fine di consentire una riflessione consapevole dei problemi e delle sfide poste dalla complessità della realtà contemporanea, a partire dalla considerazione che tali problematiche affondano le loro radici nelle tradizioni storiche elaborate nel mondo moderno. È indubbio infatti che la modernità abbia aperto uno spazio di confronto tra le differenti visioni del mondo sorte dalla disgregazione degli organismi universalistici dell’età medioevale. È stato, questo, un processo di disgregazione e poi di ricomposizione dei tradizionali modelli culturali e delle coordinate di interpretazione della realtà che si è accompagnato ad uno sviluppo scientifico, tecnologico-industriale ed economico in grado di porre i popoli europei a contatto sempre più stretto con altri mondi e altre culture. Ciò ha generato la consapevolezza della necessità sempre più impellente di articolare strumenti culturali diversificati: una simile esigenza si è tradotta nell’abbandono della ricerca di uno schema astratto di razionalità valido in maniera universale e atemporale. Ciò è stato possibile anche grazie al sorgere di nuove discipline quali, ad esempio, l’etnologia e l’antropologia culturale e all’affinamento degli strumenti di indagine propri delle scienze sociali. A partire da queste premesse riteniamo che la sfida principale per la cultura filosofica contemporanea consista nell’elaborazione di nuovi modelli di comprensione della realtà, capaci di mettere a punto un background inclusivo e rispettoso dei diversi punti di vista. Ci appare questo un presupposto indispensabile per l’articolazione di un dialogo interculturale che tenga conto delle diverse acquisizioni scientifiche, delle sensibilità etiche e religiose e dei modelli sociali vigenti nella variegata costellazione del pensiero contemporaneo. Un background che sia in grado di contemperare esigenze spesso in tensione tra loro quali: da un lato l’elaborazione di un punto di vista interculturale e capace di promuovere l’apertura a visioni del mondo differenti e alternative, dall’altro la salvaguardia delle rispettive radici storico-culturali e delle identità nazionali. È questa a nostro avviso la strada da seguire per favorire il sorgere di una cultura aperta ai valori del dialogo e della tolleranza tra teorie scientifiche, principi morali, organizzazioni sociali e sensibilità religiose differenti. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Francesco Coniglione Università degli Studi di CATANIA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il progetto si propone di agire in conformità con l’obiettivo fissato dal Consiglio Europeo a Lisbona nel marzo 2000, che prevede di rendere L’Europa entro il 2010 “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale.” Perché sia possibile raggiungere questo ambizioso obiettivo il mondo della cultura è chiamato a fornire il proprio contributo. Riteniamo che il nostro progetto abbia le caratteristiche adatte a promuovere un avanzamento verso la costituzione di una società basata sulla conoscenza: è questo a nostro avviso il compito peculiare che il mondo della cultura deve oggi svolgere per favorire la creazione di una società più equa in grado di condurre una lotta efficace contro le disuguaglianze economiche e sociali presenti su scala planetaria. I processi di globalizzazione economica hanno infatti determinato una congiuntura che presenta una realtà a due facce: da una parte un accorciamento delle distanze sia reali che nei termini della comunicazione e del contatto tra i popoli; in questo senso si può dire che l’ossimorica definizione di “villaggio globale” introdotta da Marshall McLuhan già alla fine degli anni ’60 è oggi quanto mai vicina alla realtà. L’altra faccia di questo processo presenta tuttavia aspetti meno irenici e pacificati, in quanto la globalizzazione ha comportato un aumento delle disuguaglianza e una subordinazione economica e politica sempre più marcata delle aree periferiche nei confronti dei centri dell’economia capitalistica mondiale. Queste tensioni hanno dato vita al sorgere di elementi di conflittualità diplomatica e bellica sempre più accentuati. L’ottimistica previsione di Francis Fukuyama (The End of History and the Last Man, 1992) secondo cui la disgregazione del blocco sovietico e la conseguente fine della “guerra fredda” avrebbero determinato la “fine della storia” con la conseguente affermazione di un ordine mondiale privo di conflitti e la diffusione su scala planetaria dell’ordine occidentale delle democrazie liberali, si è rivelato fondata su premesse scientificamente fragili e incapaci di leggere i processi del mondo reale. La fine del cosiddetto “equilibrio del terrore” ha infatti comportato una serie di forze centrifughe riottose all’ordinamento unipolare che è scaturito dal ruolo egemone dell’unica superpotenza mondiale. Si è quindi assistito al paradosso che la fine della guerra fredda, che in teoria avrebbe potuto comportare la liberazione di risorse economiche e tecnologiche da destinare alla lotta alla povertà su scala globale, ha invece visto un aumento esponenziale delle spese destinate agli armamenti e un incremento sempre maggiore delle disuguaglianze su scala mondiale come è testimoniato dal grafico “a coppa di champagne” presentato dalle Nazioni Unite nel 1992. Secondo questi dati riportati nel «rapporto per lo sviluppo» dell’UNDP (United Nations Development Programme) del 1992 e pubblicati nello stesso anno dall’Università di Oxford il quinto più ricco della popolazione mondiale ha a disposizione l’82,7 % del reddito complessivo, per contro il quinto più povero rappresenta appena l’1,4% del reddito globale del pianeta. Dal 1992 il trend della distribuzione mondiale della ricchezza non ha visto sostanziali inversioni di tendenza. Dai dati qui presentati si evince some tre ore di spese militari equivalgono al bilancio annuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’equivalente di tre giorni di spese militari del bilancio USA è pari ad un anno di spese sanitarie di base, di istruzione e assistenza sociale per i bambini. Questa drammatica situazione non può essere considerata estranea al mondo della cultura: i conflitti, le disuguaglianze socio-economiche e le tensioni crescenti sul piano mondiale hanno avute ripercussioni importanti sul piano dell’elaborazione culturale. Appare a repentaglio la possibilità di promuovere un confronto pacifico tra le diverse tradizioni culturali e religiose dei popoli: termini come quello di “scontro di civiltà” che figura nel titolo di un celebre libro del 1996 di Samuel Huntington (The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order) non solo si sono imposti all’attenzione del dibattito degli specialisti ma hanno goduto anche di notevole risonanza mediatica contribuendo a determinare un senso comune sempre più restio all’apertura e al dialogo verso tradizioni culturali diverse dalla nostra . Riteniamo che compito ineludibile del mondo della cultura a partire dalla situazione qui delineata sia quello di riflettere sulle radici storico-filosofiche del mondo attuale, attraverso una ricerca che prende in esame i momenti più importanti della tradizione di pensiero europea. Per sottrarre il dibattito sui problemi che abbiamo evidenziato a un confronto meramente ideologico è infatti essenziale un’indagine accurata delle forme della cultura della nostra tradizione, mettendo in luce i modelli di razionalità e di ordinamento sociale che l’Europa ha saputo costruire nel corso della sua storia millenaria. Gli studi sul Rinascimento, sull’Illuminismo, sullo storicismo, sulle tradizioni liberali, democratiche e socialista in filosofia della politica, nonché sulle molteplici forme in cui si è articolata l’esperienza religiosa – che oggi tanto rilievo assume nell’interazione tra culture e nella definizione dell’identità di ciascuna di esse –, tali studi possono contribuire a delineare un’idea di società e una concezione del soggetto adeguata ad affrontare le sfide che il mondo globale pone in essere. Riteniamo che in questo quadro la filosofia possa avere un ruolo importante come veicolo di riflessione critica in grado di contribuire a orientare la società europea verso gli obiettivi enunciati nella conferenza di Lisbona: obiettivi che chiamano in causa da vicino il mondo della cultura nello sforzo comune per l’edificazione di una società basata sulla conoscenza che coniughi il progresso civile ed economico con la coesione sociale, il rispetto delle altre tradizioni di pensiero e la lotta contro le disuguaglianze. In questo quadro la filosofia può assumere la veste di indagine critica sulle varie forme della cultura elaborate nel contesto delle differenti tradizioni nazionali che hanno contribuito a forgiare l’identità europea. Come promotori di questo progetto riteniamo che compito della filosofia oggi sia quello di riflettere sulla storia delle idee scientifiche, religiose e socio-politiche con l’obiettivo di individuare e affrontare in maniera critica i problemi che si frappongono all’edificazione di una società multiculturale. La coscienza della diversità e al contempo delle interconnessioni reciproche tra le differenti forme della vita e della cultura elaborate nell’età moderna e contemporanea può fornire un contributo importante al dialogo e all’integrazione tra le culture e le differenti identità religiose, e costituire una base condivisa per favorire un rapporto tra la scienza e la società che sappia promuovere uno sviluppo tecnologico in grado di favorire la coesione sociale. <<<
Risultati parziali attesi
La ricerca qui illustrata si propone di produrre un apprendimento e un avanzamento della conoscenza nei settori della cultura italiana ed europea che saranno interessati dal progetto. I risultati che ci si attende dal lavoro delle diverse unità operative possono venir suddivisi in due stadi: nel primo stadio ci si propone di effettuare una ricognizione delle forme della cultura che hanno contribuito a definire l’identità nazionale italiana e il suo rapporto con il contesto europeo. In questo senso si può assumere come uno dei paradigmi metodologi di indagine filosofica La filosofia delle forme simboliche di Cassirer. Nel lavoro di Cassirer si rinviene infatti l’intento di analizzare i presupposti teorici che stanno alla base delle differenti forme culturali, cogliendo la peculiarità di ciascuna di esse senza cedere alla tentazione riduzionistica di individuare una forma di conoscenza fondamentale alla quelle ridurre tutte le altre. In linea con questo orientamento le ricerche provenienti dalle diverse unità operative interesseranno settori disciplinari diversi che coprono la storia delle idee moderne e contemporanee, la riflessione sulla filosofia morale, sulla filosofia della religione, sulla filosofia della scienza e sul dialogo tra le diverse culture. In questo stadio della ricerca ogni unità operativa godrà della massima autonomia nell’impostare il lavoro scientifico sulla base dei criteri epistemologici adeguati allo statuto di ciascuna delle discipline oggetto di indagine.
Nel secondo stadio della ricerca si intende operare nel senso di una contaminazione dei risultati ottenuti nello stadio precedente della ricerca. La linea ispiratrice dell’indagine in questo ulteriorie momento dell’articolazione del progetto di ricerca sarà rintracciata nel riconoscimento della storicità della ragione umana. In questo senso è acquisizione ormai permanente della riflessione filosofica contemporanea l’idea della dissoluzione di una facoltà trascendentale capace di dedurre una volta per sempre le categorie necessarie all’interpretazione del reale. A partire dalla riflessione postkantiana, soprattutto con Dilthey e lo storicismo tedesco, si è riconosciuta la pluralità delle visioni del mondo e delle forme della cultura in cui si esplica l’attività della ragione. È diventato quindi patrimonio comune del pensiero filosofico l’idea che tutti gli a priori che rendono possibile e condizionano la nostra esperienza del mondo sono, a loro volta, soggetti a variazioni e trasformazioni legate alla situazione storica, alla varietà delle culture e dei diversi modi di concepire la realtà. Il riconoscimento della storicità della ragione pone tuttavia una serie di problemi: da una parte il rischio di porre l’accento, come spesso è successo in gran parte della pubblicistica antiilluministica, sui tratti che differenziano le diverse comunità e culture umane, a scapito degli elementi unificanti orientati verso il riconoscimento degli elementi comuni nelle diverse forme culturali elaborati dall’uomo. Questa attenzione a volte unilaterale nei confronti delle differenze storiche e culturali presenti nel seno delle diverse tradizioni di pensiero e di organizzazione sociale ha dato vita nel corso degli ultimi due secoli di storia all’accentuarsi dei nazionalismi, fino a condurre ai tragici esiti del colonialismo e dei regimi autoritari che hanno accettato teorie razziali pronte ad interpretare le differenze culturali come manifestazione di differenze etniche e biologiche in grado di stabilire la superiorità di determinati popoli ed etnie su altre comunità umane giudicate inferiori. Diametralmente opposto a quello appena ricordato è un altro rischio che può scaturire dalla sottolineatura della storicità della ragione, ovvero quello di un relativismo che consideri ogni tradizione culturale, e per conseguenza ciascun ordinamento politico-sociale, come un’unità incommensurabile rispetto alle altre. Il rischio del relativismo in questo senso è quello di intendere ogni forma della cultura come fondata su principi sia teorici che etici del tutto interni alla propria tardizione: ne deriva l’impossibilità di principio di individuare dei metacriteri interculturali attraverso cui confrontare le diverse forme della cultura e pronunciare quindi un qualunque giudizio assiologico. Tale situazione impedisce di esprimersi sui valori delle diverse formazioni sociali, considerando ciascuna espressione di vita culturale, etica, scientifica e religiosa rigorosamente sullo stesso piano di tutte le altre. Riteniamo che il secondo stadio della nostra ricerca possa avere come obiettivo quello di elaborare dei punti di vista e dei modelli di indagine critica della realtà capaci di contrastare le conseguenze unilaterali del riconoscimento della storicità della ragione che abbiamo sopra enucleato. Per ottenere tale risultato si prevede di organizzare dei momenti di incontro tra le varie unità di ricerca che abbiano lo scopo di confrontare i risultati ottenuti nelle differenti cornici disciplinari e quindi costituire un quadro di riferimento unitario. In questa operazione si farà attenzione alle matrici molteplici che hanno contribuito a costituire le differenti identità culturali e ai momenti di scambio tra le culture che hanno favorito il sorgere di tradizioni di pensiero durature. Ci si propone in tal modo di mostrare come le identità culturali nazionali, lungi dall’essersi costituite in isolamento l’una dall’altra, abbiano beneficiato degli apporti provenienti da altre culture, differenti fedi religiose, molteplici visioni etiche, politiche e scientifiche. Riteniamo quindi che l’enfasi posta sugli scambi culturali e sulle contaminazioni disciplinari possa costituire un modello per accostarsi anche oggi al dialogo con le altre culture evitando da una parte la chiusura pregiudiziale e la difesa asfittica delle proprie prerogative identitarie, dall’altra un’accettazione acritica di qualunque elemento proveniente dall’esterno, con il connesso depauperamento dei tratti peculiari della propria cultura di origine.
Il tema dell’interculturalità sarà dunque oggetto di attenzione specifica e pertanto si prevede si organizzare incontri seminariali con la presenza di studiosi di prestigio internazionale al fine di favorire maggiormente il confronto dei diversi punti di vista. In questo senso si sfrutteranno le reti di contatti già sviluppate dalle varie unità di ricerca che fanno parte del progetto, coinvolgendo studiosi con cui già in passato si sono intrattenuti rapporti di collaborazione. Si segnala a questo proposito a la collaborazione già avviata dal Dipartimento di Processi Formativi dell’Università di Catania con il professor Sébastien Charles , docente di filosofia presso l’Università canadese di Sherbrook. Il professor Charles è stato direttore del Dipartimento di teologia, etica e filosofia presso la suddetta università dal 2002 al 2004, attualmente coordina un progetto finanziato dal governo canadese sugli scambi culturali e nel 2005-06 è stato responsabile di un progetto di cooperazione scientifica tra diverse università sul tema della tolleranza e del dialogo tra il Nord e il Sud del mondo. Sébastien Charles ha già partecipato all’incontro su “tolleranza e intercultura” organizzato a Catania dal Dipartimento di Processi Formativi il 9 giugno 2006 e coordinato dal professor Francesco Coniglione. L’incontro, che ha visto anche la presenza di Carmelo Vigna dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e di Syliane Malinowski-Cahrles della Temple University di Philadelphia, USA, ha costituito un primo momento di confronto tra diverse modalità di intendere il lavoro filosofico finalizzate all’elaborazione di un modello di razionalità utile per intendere in maniera democratica i problemi inerenti al dialogo tra culture.
Riteniamo inoltre che le tematiche della ricerca possano fornire un contributo importante nel quadro del dibattito della comunità scientifica nazionale degli studiosi di filosofia. Nella tavola rotonda conclusiva del recente congresso internazionale sul tema “Il positivismo: una questione chiusa?”, tenutosi a Catania dall’11 al 14 settembre 2007, è emerso l’auspicio, da parte di significativi rappresentanti della comunità filosofica nazionale, di elaborare una storia della cultura italiana capace di superare i rigidi confini disciplinari e di aprirsi al confronto con la dimensione europea e internazionale della cultura italiana. Il presente progetto di ricerca si propone pertanto di costituire un contributo per la realizzazione di una tale opera. Va menzionata inoltre la possibilità di entrare in fecondo contatto con altri progetti che stanno prendendo corpo in alcune delle università coinvolte nell’elaborazione di questo progetto. Si vuol fare riferimento in particolare al progetto “MIRRORS” (Monitoring Ideas Regarding Research Organizations and Reasons in Science) elaborato dal team di ricerca del Dipartimento di Processi Formativi dell’Università di Catania e già approvato dall’Unione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro Il progetto Mirrors si propone di indagare il rapporto tra scienza e società e prevede la collaborazione di un nutrito numero di studiosi internazionali quali, il già menzionato Sébastien Charles, Paul Hoyningen- Huene, fondatore e direttore del centro di filosofia ed etica della scienza dell’Università di Hannover, Germania; Andrzej Klawiter, docente di epistemologia e scienza cognitiva alla A. Mickiewicz University di Poznan, Polonia; Eleonora Montuschi, Deputy Director del Centro per la filosofia delle science naturali e sociali alla London School of Economics and Political Science di Londra; Thomas Nickles del Dipartimento di filosofia della University of Nevada, Reno, USA; Gereon Wolters dell’Università di Konstanz, Germania. La rete internazionale di partrnerships e collaborazioni a diverso titolo costituita dal progetto Mirrors può rappresentare un punto di partenza per costituire un network di ricerca che consenta di un’indagine più ampia delle diverse modalità assunte dalle forme della culture nel pensiero moderno e contemporaneo.
Un ulteriore finalità applicativa del progetto può essere costituita dalla creazione di un contatto tra l’università e il mondo della scuola: i modelli elaborati nell’ambito del presente progetto possono infatti fornire uno stimolo per far accostare le giovani generazioni ai problemi della tolleranza e del dialogo interculturale. A questo fine è possibile stabilire delle sinergie con la Società Filosofica Italiana che raccoglie al suo interno docenti della scuola e dell’università e della quale fanno già parte molti degli studiosi coinvolti nelle varie unità locali, tra cui Francesco Coniglione che è vicepresidente nazionale. Recentemente la SFI ha proposto in partnership con il Ministero della Pubblica Istruzione un progetto dal titolo «Attualità della tradizione: il testo filosofico» che si propone di promuovere la lettura a scuola dei classici della tradizione filosofica intesi come strumenti critico per la comprensione della realtà presente. Il progetto di ricerca che stiamo qui presentando può entrare in proficuo contatto con il progetto proposto dalla SFI, prevedendo la possibilità di utilizzare le scuole come uno dei canali di diffusione dei risultati della ricerca. Un’utile punto di contatto può rintracciarsi nella possibilità di focalizzare l’attenzione sulla lettura dei testi della tradizione filosofica che più insistono sui temi del rapporto tra le varie forme di cultura e le tradizionali culturali di popoli differenti, incentivando in tal modo la crescita di una sensibilità verso tali tematiche nelle generazioni più giovani. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il panorama culturale contemporaneo vanta numerosi studi, alcuni dei quali hanno un carattere globale che prospetta una visione integrata delle problematiche espresse nel presente progetto di ricerca. Altri studi hanno una dimensione più specialistica che analizza con rigore scientifico le singole tematiche e tradizioni di pensiero enucleate.
Per quel che concerne il primo gruppo di studi sono ormai numerosi i testi che prendono in considerazione prospettive più ampie: in questo senso si rimanda alla bibliografia contenuta in margine all’ormai classico lavoro di Eric Hobsbawm sulla storia del Novecento Il secolo breve 1914/1991, Bur, Milano 2006 (prima edizione1994), che non a caso identifica la parabola del Novecento con quella della contrapposizione tra blocchi, a indicare come la disgregazione del “blocco socialista” e l’avvento dell’ordine unipolare abbia segnato un “passaggio di paradigma” e l’inizio di un’era portatrice di problematiche nuove e per molti versi inedite. A questo proposito autorevoli voci hanno parlato dell’epoca che stiamo vivendo come di un periodo segnato dalla fine della democrazia rappresentativa e dall’avvento di una nuova forma di governance basata sul ruolo preponderante della tecnologia, al punto di arrivare a designare con il termine di “tecnocrazia” questa forma di amministrazione dell’esistente (si veda l’intervista di Antonio Gnoli a Luciano Canfora su Repubblica del 18 settembre 2007; per una più accurata analisi di questi fenomeni si veda sempre di Canfora La democrazia. Storia di un’ideologia, Laterza, Roma-Bari 2004 e Critica della retorica democratica, Laterza, Roma-Bari 2002).
Per gli studi su specifiche tradizioni culturali europee l’elenco bibliografico sarebbe sterminato; si segnalano qui a titolo puramente esemplificativo e senza pretesa di completezza scientifica i testi sul Rinascimento di Eugenio Garin che costituiscono ormai patrimonio acquisito della nostra cultura nazionale, in particolare: E. Garin, Il rinascimento italiano, Cappelli, Bologna 1980 e E. Garin Umanisti, artisti, scienziati: studi sul Rinascimento italiano, Editori Riuniti, Roma 1989. Si veda anche il testo di Maria S. Haynes, The Italian Renaissance and its Influence on Western Civilization, University Press of America, Lanham 1993. Sulla tradizione dell’Illuminismo si veda come testo generale di Pierre Chaunu La civilisation de l’Europe des lumieres, Arthaud, Paris, 1971 e il classico La filosofia dell’illuminismo di Ernst Cassirer, La Nuova Italia, Firenze 1936. Per un punto di vista critico sull’eredità dell’illuminismo nel pensiero contemporaneo si veda l’opera elaborata nel contesto della scuola di Francoforte La dialettica dell’illuminismo di M. Horkheimer e T.W. Adorno, Einaudi, Torino 1966. Interesse ha suscitato di recente anche il volume di Zeev Sternhell, Contro l’illuminismo, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2007. Per quel che concerne i molteplici percorsi dello storicismo si vedano in lingua italiana i fondamentali contributi di Giuseppe Cacciatore: Scienza e filosofia in Dilthey, 2 voll., Guida, Napoli, 1976; Vita e forme della scienza storica. Saggi sulla storiografia di Dilthey, Morano, Napoli, 1985; Storicismo problematico e metodo critico, Napoli, Guida, 1993. Si vedano anche gli altrettanto significativi studi di Fulvio Tessitore: Lo storicismo di Vincenzo Cuoco, Morano, Napoli 1965; Storicismo e storia della cultura, Accademia nazionale dei Lincei, Roma 2003; Dimensioni dello storicismo, Morano, Napoli 1971; Profilo dello storicismo politico, UTET, Torino 1981.
Sul rapporto tra scienza, riflessione epistemologica e società sono ormai punti di riferimento costanti del dibattito le opere della cosiddetta “nuova epistemologia” di autori quali Popper, Kuhn, Lakatos, Feyerabend. Si tengano in considerazione in special modo. K.R. Popper, La società aperta e i suoi nemici, Armando, Roma 1996; K. R: Popper Miseria dello storicismo, Feltrinelli, Milano, 1976; T.S: Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino 1978; I. Lakatos, La metodologia dei programmi di ricerca scientifici, Il Saggiatore, Milano 1996; P.K. Feyerabend, Contro il metodo: Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli, Milano 1980; P.K: Feyerabend, La scienza in una società libera, Feltrinelli, Milano, 1982. Per il più recente dibattito sulla sociologia della scienza si vedano: S. Schaffer, S. Shapin, Il leviatano e la pompa ad aria. Hobbes, Boyle e la cultura dell’esperimento, La Nuova Italia, Firenze, 1994; D. Bloor, La dimensione sociale della conoscenza, Cortina, Milano 2004; B. Latour, La scienza in azione: introduzione alla sociologia della scienza, Torino, Edizioni di comunità, 1998. <<<