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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english

Potere centrale e autonomie cittadine nello stato romano

Università di Pisa
Abstract
Il programma di ricerca “Potere centrale e autonomie cittadine nello stato romano” si propone di indagare nell’ambito dello stato romano, a partire dall’età repubblicana e fino alla tarda antichità, le forme dei rapporti tra il governo centrale e le comunità cittadine, prestando una speciale attenzione ai margini di autonomia di queste ultime e alla loro regolamentazione. All’interno di questa linea generale saranno in particolare trattati i seguenti temi:
- l’organizzazione dell’amministrazione cittadina in Italia e nelle province in età repubblicana e nel principato (limiti delle competenze giurisdizionali dei magistrati cittadini; forme e caratteri dei processi civili e penali cittadini; procedure per il reclutamento dei magistrati, dei sacerdoti, dei senatori locali; controllo delle finanze cittadine da parte del potere centrale etc.);
- la figura del governatore provinciale nella tarda antichità e la sua funzione di mediatore tra il potere centrale e le amministrazioni locali;
- aspetti dell'ideologia imperiale connessi all’autonomia cittadina attraverso l’esame di documentazione epigrafica e numismatica;
- autonomie cittadine e dinamiche socio-economiche (formazioni delle classi dirigenti locali etc.) in un'area opportunamente selezionata in Italia come la media valle del Tevere nel periodo dalla guerra di Perugia all’età Giulio-Claudia;
- l’intervento delle comunità locali dell’Italia settentrionale sul sistema stradale e sul controllo delle acque. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Umberto Laffi Università degli Studi di PISA
Obiettivo del Programma di Ricerca
L’obiettivo scientifico di questo programma di ricerca è quello di offrire, inserendosi nel contesto della ricerca nazionale e internazionale (v. infra), una visione la più ampia e articolata possibile di un argomento fondamentale nello studio dello stato romano, quello cioè dei rapporti tra il potere centrale e le autonomie cittadine. A tal fine, le diverse angolazioni tematiche e cronologiche da cui le unità di ricerca del programma affrontano con specifiche competenze la questione, appare come una garanzia per il raggiungimento dello scopo. Nel concreto il programma di ricerca si pone come obiettivo la pubblicazione di volumi monografici e di articoli contenenti i risultati delle ricerche. <<<
Risultati parziali attesi
I risultati attesi sono integrati nella descrizione. Per il primo anno di lavoro si prevede di completare la raccolta dei materiali, nel secondo anno di lavoro si prevede di studiare i materiali raccolti e dare alle stampe il frutto della ricerca.
Da un punto di vista piu' generale dell'avanzamento della conoscenza, il progetto 'Potere centrale e autonomie cittadine nello stato romano' si inserisce bene all'interno della tendenza della ricerca contemporanea nel campo delle scienze politiche e sociali che si occupa dei rapporti tra strutture centralizzate e specifiche realta' locali inserite al loro interno. Il funzionamento della catena dell'amministrazione e del comando nell'impero romano puo' infatti fornire un valido strumento comparativo. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Lo studio dello stato romano e della sua articolazione interna ha costituito a partire dai grandi giuristi e storici del sedicesimo secolo come Carlo Sigonio un tema fondamentale della ricerca sul mondo antico. A spingere verso questo tipo d’indagine nell’Europa dell’età moderna fu non solo l’interesse conoscitivo, ma anche la necessità di avere un valido modello per l’organizzazione dei rapporti tra lo stato centrale da un lato e le province e le amministrazioni locali dall’altro. Inoltre il particolare tipo di dinamica politica instauratosi tra le élites locali e Roma costituì un importante tema di riflessione per numerosi intellettuali e politici europei vissuti tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo. Similmente al giorno d’oggi la ripresa d’interesse per l’impero romano e la sua organizzazione, soprattutto in un paese come gli Stati Uniti, appare essere anche dovuta all’esigenza pragmatica di definire e regolare meglio i rapporti tra centro e periferia in un mondo ormai globalizzato. In particolare, alla luce del tipo di rapporti esistenti tra potere centrale e province nell’impero romano, si è cercato di stabilire una precisa distinzione tra la dimensione dell’amministrazione e quella del comando nell’ambito di una struttura imperiale. L’amministrazione tenderebbe a risolvere specifici problemi uno ad uno, senza seguire linee preordinate, e facendo dell’efficienza il segno del successo. L’obiettivo del comando sarebbe invece il controllo generale della popolazione attraverso l’applicazione di strumenti come il potere militare. La ricerca di Clifford Ando ha invece sottolineato la funzione di collante tra le varie entità provinciali che attraverso le sue varie manifestazioni esercitava l’ideologia imperiale. Per quanto riguarda la sopravvivenza della dimensione politica all’interno della forma di governo imperiale, essa è stata sottolineata in alcuni recenti studi soprattutto di storici italiani.
Se questo tipo di studi costituisce il punto di riferimento più attuale di questo programma di ricerca, esso tuttavia ha un forte radicamento nella tradizione di studio della storia e del diritto romano che nell’Ottocento ha avuto il suo avvio con Teodoro Mommsen. A proposito di rapporti tra potere centrale e autonomie cittadine, Mommsen nel suo Staatsrecht ha privilegiato l’aspetto della struttura statale e delle sue esigenze, con una visione tendenzialmente centralistica. Tale approccio comunque non restò senza opposizione, e soprattutto in Italia alla fine del diciannovesimo secolo si sviluppò una tendenza di studi molto attenta alle forme di autonomia delle entità locali.
Quest’ultima tendenza è stata approfondita, sempre in Italia, nel corso del secolo scorso prendendo principalmente in considerazione le forme di amministrazione della penisola da parte dello stato romano in epoca repubblicana. Temi come quello della formazione e del ruolo delle colonie e dei municipi nell’Italia tra terzo e primo secolo a.C. sono stati così affrontati, nel corso di più di cento anni, nei lavori di Plinio Fraccaro, Gianfranco Tibiletti, Emilio Gabba. Attenzione alle dinamiche non solo politico-amministrative, ma anche socio-economiche, dell’Italia romana è riservata nei lavori di Andrea Giardina.
Per quanto riguarda l’epoca imperiale, molto approfondito è stato negli ultimi decenni il dibattito sui rapporti tra lo stato romano e le comunità cittadine e non cittadine. Da un lato studiosi come i tedeschi J. Bleicken, M. Wörrle, W. Eck tendono a considerare l’amministrazione centrale come guidata da norme e regole precise, e sono propensi ad attribuire un ruolo di grande rilievo agli interventi del potere centrale nelle questioni locali. Una posizione più elastica sui rapporti tra potere centrale e comunità locali è quella che è stata assunta da Fergus Millar e da altri studiosi, per lo più anglosassoni, che lo hanno seguito. Millar in particolare nel suo volume sull’Imperatore Romano ha teso a sottolineare gli ampi margini d’intervento che solitamente appaiono avere le città presso le autorità centrali. Egli ha inoltre evidenziato il carattere spesso estemporaneo delle risposte degli imperatori e dei governatori. Un tale tipo di impostazione ha molto influenzato lo studio della vita politica nelle città dell’impero, in particolare in quelle delle province dell’Asia Minore, spingendo a sottolineare la loro capacità d’iniziativa.

Misurandosi con queste prospettive, e naturalmente prendendo in considerazione il grande numero di studi specifici in argomento che appariranno come rilevanti, le cinque unità del programma di ricerca cercheranno di inserirsi con le proprie proposte nel contesto della ricerca nazionale e internazionale. <<<