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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
Classificazione geografica
- Regione: Lombardia
Parole Chiave
LEGISLATIVO, POLITICHE PUBBLICHE, PARLAMENTO, ITALIA, ALTERNANZAI luoghi del legislativo, i luoghi delle politiche. Giochi, veti, reti nell’Italia dell’alternanza.
Università degli Studi di MilanoAbstract
Questo progetto si inserisce all’interno di quel filone di ricerca che indaga le trasformazioni dei processi di law-making e di policy-making nelle moderne società complesse e in assetti istituzionali multilivello. Più specificatamente, esso è volto ad analizzare le principali cause del mutamento di questi processi nel contesto italiano dell’ultimo decennio, verificando da un lato la possibilità di applicarvi ipotesi elaborate nella letteratura politologica internazionale, e indagando dall’altro le eventuali specificità dovute alle contingenze politiche proprie del nostro paese.La ricerca risulta dunque articolata per seguire un doppio registro.
1) Verrà approfondita l’analisi del processo legislativo, sia nelle sue dinamiche interne che nei suoi prodotti. 2) Si seguirà la più articolata evoluzione dei processi di policy, prestando particolare attenzione a settori particolarmente sensibili e quindi maggiormente capaci di risultare “termometri” del cambiamento in atto.
Entrambi i processi considerati sono stati sottoposti nell’ultimo decennio a numerose sfide. Sfide dovute alla crescente complessità dei problemi, che ha accentuato il ruolo degli attori maggiormente dotati di informazioni o capacità di problem-solving (l’esecutivo rispetto al parlamento, gli apparati amministrativi rispetto a quelli elettivi, gli stakeholders organizzati e le think tanks rispetto ai partiti politici ..); sfide derivanti dalla dislocazione multilivello della potestà normativa (verso l’alto con le crescenti competenze dell’Unione europea, e verso il basso per le riforme federaliste approvate in Italia negli ultimi quindici anni); sfide dovute al rinnovato quadro politico in cui tali processi si collocano (le nuove caratteristiche del sistema partitico, animato da partiti e classe politica in gran parte mutati; l’inedita alternanza di governo; il mutevole rapporto con un elettorato disaffezionato; la molteplicità di sistemi elettorali adottati).
Per capire come queste sfide abbiano impattato sui processi di policy- e law-making i gruppi di ricerca si concentreranno prioritariamente su tre fronti analitici distinti, ancorché strettamente integrati sotto il profilo sostantivo.
In primo luogo si procederà ad una modellizzazione del processo legislativo, integrando nell’analisi il gioco fra attori e il peso di regole istituzionali normalmente trascurati nelle ricostruzioni più tradizionali: la Corte costituzionale, la Presidenza della repubblica, i presidenti delle camere, la struttura bicamerale del parlamento, l’evolversi dei regolamenti interni, ecc. Questo primo fronte della ricerca, che verrà prevalentemente sviluppato adottando il paradigma analitico del neo-istituzionalismo razionale, testerà la maggior parte delle proprie ipotesi sviluppando un approccio di tipo quantitativo.
In secondo luogo, la ricerca proporrà una ricostruzione più in profondità dei mutevoli ruoli dell’esecutivo nell’arena parlamentare, con specifico riferimento alla produzione legislativa. In particolare, ci si concentrerà sull’analisi del legame esistente fra promesse elettorali e impegni di governo, sull’approfondimento dell’azione dell’esecutivo nell’arena legislativa su un campione rilevante di “grandi proposte” d’intervento, nonché sull’indagine sistematica del contenuto e degli elementi di processo relativi a tutte le leggi finanziarie adottate nell’arco di tempo considerato dalla ricerca. L’analisi del processo di bilancio costituisce un interessante banco di prova per tutte quelle ipotesi che vogliono indagare l’evolversi del ruolo dell’esecutivo, la cui interazione con gli altri soggetti del processo legislativo – il parlamento, le parti sociali, .. – non può essere semplificata nei termini di un gioco a somma zero, risultando comunque vittima di complessi sistemi di veto.
In terzo luogo, sempre con metodologie di stampo più qualitativo, verranno indagati alcuni percorsi di policy change, per capire quanto e come il cambiamento normativo è effettivamente in grado di guidare il modo in cui vengono offerte soluzioni ai problemi collettivi, nonché la loro concreta implementazione. A questo riguardo verranno ricostruite in profondità le dinamiche che hanno interessato alcuni fra i più rilevanti e strategici settori di policy: dalle politiche sociali e quelle ambientali, dall’agricoltura all’educazione, dal welfare alle politiche di liberalizzazione. In questo caso, particolare attenzione verrà dedicata agli aspetti cognitivi e ideazionali dei processi di policy e legislativi, cercando di ricostruire le reti pubblico-private da cui scaturiscono le idee che generano le soluzioni per nuovi o irrisolti problemi, nonché classificando sistematicamente la legislazione adottata seguendo le più consolidate tradizioni dello studio delle politiche pubbliche.
I tre fronti garantiscono di integrarsi fruttuosamente non solo nella collaborazione fra i diversi gruppi di ricerca, ma anche completandosi vicendevolmente per prospettive e metodologie utilizzate. <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Marco Giuliani Università degli Studi di MILANOObiettivo del Programma di Ricerca
Il progetto si propone di realizzare i seguenti obiettivi.Ricerca:
In primo luogo esso mira a fornire nuovi elementi conoscitivi sul funzionamento del processo legislativo nel nostro paese, in modo da permettere un’adeguata comparazione con le altre democrazie avanzate. Nonostante le nuove conoscenze (fattuali e interpretative) prodotte negli ultimi anni – alcune delle quali offerte proprio dal presente gruppo di ricerca – è necessaria la produzione di ulteriore evidenza empirica al fine di garantire la possibilità di effettuare tali comparazioni. Come si è argomentato nei progetti delle diverse unità locali, molti sono i campi dove la conoscenza è ancora lacunosa o frammentaria: dall’operato dell’esecutivo nel legislativo al ruolo delle think tanks nel policy-making, dall’importanza delle regole procedurali in parlamento all’influenza dei gruppi d’interesse; dal reale portato dell’assetto bicamerale, al peso di istituzioni quali la Corte costituzionale o la Presidenza della repubblica. Il primo obiettivo di ricerca è dunque colmare tali lacune, permettendo tra l’altro una cumulabilità nel tempo dei risultati di ricerca. In secondo luogo, tale nuova evidenza servirà a testare sul caso italiano le ipotesi emerse nella letteratura internazionale, sottoponendo le stesse quindi a potenziali falsificazioni o, più probabilmente, affinamenti. Siamo infatti convinti che – almeno per ciò che riguarda le trasformazioni del legislativo e delle politiche – il caso italiano non costituisca un caso deviante che necessiti di spiegazioni ad hoc, ma possa davvero costituire un interessante caso estremo, utile, in un’ottica comparativa, al miglioramento complessivo della conoscenza circa le condizioni alle quali determinati fenomeni avvengono. In terzo luogo, la ricerca fornirà l’occasione per approcciare la tematica del mutamento – il policy e il law change – secondo diversi paradigmi analitici, nonché secondo metodologie di ricerca differenti, mettendo potenzialmente in luce aspetti diversi del cambiamento così come pregi e limiti delle scelte di metodo compiute. Infine, è obiettivo della ricerca stessa effettuare una prima indagine del rapporto esistente fra i due diversi tipi di cambiamento. Si da spesso eccessivamente per scontato che le politiche varino prevalentemente su impulso di un qualche cambiamento legislativo – e in effetti questo può certamente avvenire – ma il nesso fra le riforme nell’una e nell’altra arena sono probabilmente più complessi. Basta riflettere sull’incongruenza esistente fra l’elevatissimo numero di leggi – anche non micro-settoriali – approvate in Italia nell’ultimo decennio e la percezione diffusa circa un sostanziale immobilismo di policy. Indagare questo disallineamento rappresenta dunque uno degli obiettivi specifici del presente progetto.
Disseminazione:
In questo caso, è obiettivo precipuo del gruppo di ricerca quello di rappresentare un punto di riferimento per tutte quelle analisi comparative sui fenomeni indagati che intendono includere l’Italia fra i paesi oggetto d’analisi. Intendiamo in primo luogo sistematizzare i principali dati relativi ai processi di law-making e policy-making in modo da renderli utilizzabili omogeneamente da altri ricercatori – italiani e stranieri. Là dove possibile, questo si tradurrà in specifici database in formato standard (SPSS e STATA), immediatamente utilizzabili dalla comunità scientifica; mentre per le informazioni di carattere più qualitativo verranno predisposte apposite sezioni all’interno del sito web a cui si è già fatto riferimento. Sarebbe intenzione del gruppo di ricerca trasformare questo impegno iniziale in un’attività stabile. Strettamente connesso a questo lavoro, ci sarà ovviamente l’impegno alla diffusione dei risultati di ricerca nei convegni e in pubblicazioni. Visti gli obiettivi futuri di utilizzo dei risultati in senso comparativo cross-country (e non solo diacronico) verranno privilegiati i fora internazionali, benché non si trascurerà certo la loro diffusione nella comunità scientifica nazionale. In particolare, l’unità di ricerca forlivese, con l’apporto dei ricercatori delle altre unità, intende organizzare un convegno internazionale per diffondere i risultati ottenuti. Tra le altre cose, si cercherà di contribuire anche all’impostazione dell’agenda internazionale di ricerca, avanzando candidature per l’organizzazione di workshop (ECPR) e panel (IPSA, APSA, SISP). Infine, rientra fra gli obiettivi comuni dell’intero gruppo di ricerca la redazione di un libro collettaneo che presenti i principali risultati empirici della ricerca, nonché la preparazione di un secondo volume che, facendo tesoro di tali risultati empirici, ed estendendo l’invito ad altri studiosi, effettui una riflessione di più ampio respiro sulle trasformazioni esperite in queste due arene.
Formazione:
Le ricerche svolte dovranno costituire occasione o fornire materiale per attività di formazione sia di tipo accademico – in corsi specialistici o dottorali – sia per funzionari pubblici (es. funzionari parlamentari) e practitioners. Il progetto dovrà rappresentare anche un potenziale elemento di aggregazione degli interessi in questo settore, e di formazione sul campo per giovani ricercatori chiamati a cooperare al progetto. Più specificatamente è prevista la realizzazione di una summer school sulle tematiche dello studio del legislativo nel semestre successivo alla chiusura del progetto che, benché organizzata dall’unità milanese, vedrà coinvolti membri di tutto il gruppo di ricerca. E’ anche prevista l’organizzazione da parte dell’unità senese di un seminario di diffusione/formazione dedicato al ruolo del governo nel legislativo, così come un workshop da parte dell’unità forlivese che evidenzi le ricadute dei risultati di ricerca raggiunti nei settori di policy indagati. In ogni caso, sia i database realizzati, sia gli specifici percorsi di ricerca condotti nel progetto saranno utili quale materiale didattico nei tre dottorati nei quali sono coinvolte le tre unità di ricerca.
Networking:
Il progetto nasce anche sulla spinta di collaborazioni già avviate con diversi gruppi di studiosi internazionali, e intende rappresentare un’occasione per estendere e approfondire tale rete di relazioni di collaborazione scientifica, nonché, come si è detto, per favorire l’inclusione del nostro paese in progetti di ricerca comparativi internazionali. Tali collaborazioni sono già state impostate lungo alcune delle linee e delle metodologie proposte nel presente progetto e non possono che favorire l’internazionalizzazione della ricerca politologica nel nostro paese. Inoltre, ci si propone di lavorare in stretta connessione con gli standing groups sul legislativo e sul policy-making già attivati nelle associazioni nazionali e internazionali dei politologi.. Tale collaborazione sarà utile anche per “esportare” o confrontare la nostra agenda di ricerca, attraverso gli accennati “call for workshop”.
Sperimentazione:
Anche sulla scorta delle accennate collaborazioni internazionali, oltre ad analisi qualitative e quantitative più “tradizionali”, il presente progetto ambirebbe sperimentare alcune nuove metodologie di ricerca e tecniche di investigazione, che richiedono consistenti investimenti iniziali in termini di tempo, apprendimento e formazione di collaboratori. Fra queste, la ricostruzione dell’agenda di policy (legislativa, istituzionale, nei media, ecc.) grazie ad una classificazione informatizzata dei testi sperimentata inizialmente negli Stati uniti; l’analisi dei comportamenti di voto in parlamento dei singoli parlamentari attraverso specifiche metodologie e software; l’individuazione dello spazio del discorso legislativo e di policy grazie ad una nuova metodica impiegata originariamente sui discorsi di investitura governativa; la replica di indagini volte a ricostruire la struttura delle reti di think tanks grazie alle tecniche della network analysis. <<<
Risultati parziali attesi
I gruppi di ricerca ed i ricercatori che partecipano al progetto nazionale sono orientati allo studio del processo legislativo e di quello di policy a partire da una molteplicità di paradigmi e teorie. E’ naturale pertanto che le ipotesi di ricerca si concentrino su dimensioni analitiche distinte, e che le attese sulla rilevanza di questa o quella variabile o fattore varino quantomeno di grado. Per taluni le regole interne ed esterne all’arena parlamentare e la distribuzione delle preferenze degli attori partitici hanno un peso preponderante nello spiegare le caratteristiche del processo e della produzione legislativi. Per altri sono le idee che circolano nella più ampia arena di policy a giocare un ruolo preminente al pari degli attori che contribuiscono alla loro circolazione. Si guarderà al mutamento istituzionale, in alcuni casi scommettendo sulla resilienza delle istituzioni stesse, anche a fronte di mutamenti formali delle regole che le governano, e in altri aspettandosi che questi stessi mutamenti producano effetti anche fuori dai confini dell’istituzione direttamente interessata. Esiste un comune interesse allo studio dei fattori che favoriscono o impediscono l’innovazione legislativa e di policy, privilegiando in alcuni casi l’analisi delle regole che comportano poteri di veto e di agenda, ed in altri la densità dei network informali che soggiacciono ai processi formali, più facilmente osservabili ma non necessariamente più rilevanti. Tutti condividono la profonda differenza che passa fra una legge e una politica ma è proprio l’entità di questo scarto, e l’eventuale interpretazione del legame comunque esistente fra law-making e policy-making, su cui la ricerca intende gettare luce.Siamo convinti che questa pluralità di approcci e convinzioni costituisca una delle ricchezze più evidenti del presente progetto di ricerca, nonché un elemento di originalità nel panorama della ricerca politologica italiana. Un primo risultato atteso è dunque quello di dimostrare la fruttuosità di una collaborazione senza pregiudizi fra approcci, paradigmi e metodologie che, pur esplicitando talvolta ipotesi rivali, possono risultare capaci di cooperare nel disvelamento e nella spiegazione di fenomeni politici empirici. Strettamente legata a questo prima risultato, e come è doveroso per un progetto che ha posto al suo centro il problema dell’interpretazione di un fenomeno politico empirico, vi è l’aspettativa legata ai prodotti della ricerca, già segnalati nel campo degli obiettivi. Così facendo, intendiamo chiudere un importante ciclo di ricerche che, originate dall’analisi del processo legislativo nel passaggio dalla “prima” alla “seconda” Repubblica, proseguiti poi nello studio del parlamento come istituzione che assolve ad una molteplicità di funzioni politiche, torna ora alle sue origini (il legislativo studiato sulle legislature nell’epoca dell’alternanza maggioritaria), aprendo al contempo un nuovo fronte nel rapporto fra cambiamento legislativo e riforma di policy. Anche per questo, oltre alle pubblicazioni sulle riviste (in specie internazionali), alle quali teniamo molto, ci aspettiamo di curare un volume collettaneo sul percorso di questa ricerca, ma anche di impostarne un secondo che tenga conto dell’intero ciclo della nostra indagine empirica e che, astraendosi dai risultati specifici e coinvolgendo altri studiosi, possa rispondere ad aspettative di natura più teorica sul nesso fra tipi di cambiamenti, sul significato delle istituzioni, sul rapporto fra vincoli strutturali e gradi di libertà dell’attore agente, e così via.
A termine dei due anni del progetto, il risultato atteso più significativo e, crediamo, non controverso della nostra ricerca è sicuramente l’avanzamento nella conoscenza empirica dei processi legislativi e di policy italiani degli ultimi 20 anni. Questo avanzamento non dipende solo della considerevole mole di informazione destinata ad essere raccolta durante il progetto, ma anche dalle procedure volte a standardizzare, rendere accessibile e comprensibile questa informazione a qualsiasi studioso in qualsiasi parte del mondo. La ricchezza e facilità di accesso dei dati potranno in futuro consentire ad altri studiosi di replicare le nostre analisi, o di testare nuove ipotesi complementari o alternative, scaturite magari da nuove domande di ricerca. Abbiamo inoltre la presunzione di pensare che il formato nel quale la conoscenza empirica accumulata verrà organizzata costituirà uno standard anche per raccolte successive di dati, facilitando grandemente il lavoro di estensione ed aggiornamento.
Un altro risultato scontato è una migliore comprensione dell’effetto di alcuni mutamenti istituzionali e politici generali sull’arena legislativa ed il processo di policy: raramente ci si imbatte in una democrazia parlamentare che abbia attraversato cambiamenti politici ed istituzionali altrettanto rilevanti di quella italiana degli ultimi 20 anni. Poter disporre di una sorta di involontario esperimento ideale nel quale questi mutamenti hanno luogo mentre rimangono sufficientemente uniformi nel periodo considerato altre importanti variabili culturali e sociali, è comunque una grande occasione conoscitiva quale che sia l’importanza riscontrata dell’effetto di questi mutamenti sul processo legislativo e di policy .
Infine se l’adagio “conoscere per deliberare” non è solo una stanca prescrizione, regolarmente disattesa, la maggiore conoscenza fattuale dovrebbe ripercuotersi anche sulle decisioni adottate per migliorare la qualità generale dei processi legislativi e degli esiti di policy del sistema politico ed istituzionale italiano, o comunque in una maggiore consapevolezza da parte dei policy-makers circa la complessità dei problemi a cui pongono mano. Pensiamo per esempio a due aree critiche che sembrano destare unanime preoccupazione, il processo di approvazione del bilancio e quello di recepimento delle direttive comunitarie, aree a cui la nostra ricerca dedica una particolare attenzione. Su questo fronte, potremmo già dichiararci soddisfatti se, almeno nel dibattito pubblico, le voci e le interpretazioni delle analisi dei politologi avessero la rilevanza che le stesse hanno col tempo acquisito nel campo degli studi elettorali e degli assetti di governo, o l’eco e l’autorevolezza di cui godono per esempio le idee scaturite dalle analisi degli economisti sulla finanza pubblica o sulla regolazione dei mercati. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Sia gli studi sul law-making, sia quelli sul policy-making sono, per così dire, “costitutivamente” interessati al cambiamento. I primi guardano, fra le altre cose, ai vincoli di natura istituzionale, regolamentare e dovuti agli assetti politici che facilitano o impediscono l’innovazione legislativa. I secondi hanno da tempo fatto fuoco proprio sul policy change, investigando in primo luogo le dimensioni e la profondità del cambiamento, così come le dinamiche proprie di questo fenomeno.Interessarsi dunque del modo in cui cambiano le arene che “processano” leggi e politiche, delle ragioni e dei tempi di questo cambiamento, nonché degli effetti di queste trasformazioni comportano significa implicitamente occuparsi di uno snodo essenziale di entrambi i processi.
E’ oramai considerato un dato assodato che il processo legislativo abbia subito nel tempo un processo di dislocazione che l’ha gradualmente allontanato dalle aule parlamentari. Diversi studiosi, anche italiani, ci hanno ricordato che il parlamento svolge diverse altre funzioni oltre a quella di approvare le leggi, e spesso si è soliti ritornare addirittura a Bagehot per sottolineare come proprio la funzione legislativa non sia fra quelle maggiormente importanti. Il richiamo al costituzionalista inglese può essere utile anche in questa sede per una doppia ragione. Da un lato, come una sorta di benchmark analitico rispetto all’indagine empirica di processi distanti nel tempo e nello spazio da quelli analizzati ne “The English Constitution”. Dall’altro, perché quello stesso studioso non mancava di rilevare come la rilevanza dei compiti legislativi in parlamento mutasse nel tempo, ed è proprio tale mutamento che qui interessa.
Diversamente dalla strategia perseguita dal presente gruppo di ricerca negli anni passati, dove l’obiettivo era quello di verificare quali altri compiti e funzioni si affiancassero a quelli legislativi per l’istituzione parlamentare, il presente progetto vuole invece indagare quali altre istituzioni si affiancano al, o addirittura sostituiscono il, parlamento nell’espletare concretamente tale mansione.
Il candidato più ovvio risulta essere l’esecutivo, in virtù di un processo di razionalizzazione del parlamentarismo strettamente legato alla configurazione istituzionale. Ma proprio l’analisi diacronica del caso italiano, in cui le trasformazioni delle relazioni governo-parlamento sarebbero semmai avvenute a parità di configurazione costituzionale, chiama in causa tutta una diversa serie di variabili: le modifiche regolamentari (differenziate per Camera e Senato), con il loro portato sui poteri d’agenda; l’europeizzazione, che magnifica l’asimmetria informativa e sposta il baricentro decisionale sui soggetto che possono direttamente influenzare il bargaining comunitario; l’alternanza, che potenzialmente modifica il rapporto fra il governo e la sua maggioranza parlamentare anche rispetto al controllo sulla produzione legislativa; la presidenzializzazione della politica, che pur seguendo stili differenti, sembrerebbe aver investito molti se non tutti i parlamentarismi europei.
Ma l’esecutivo non è certo l’unico soggetto che può essere chiamato in causa: le Corti, con la loro capacità interpretativa e i loro vincoli all’esercizio della potestà legislativa; le burocrazie, in specie con l’assottigliarsi delle autonome capacità di elaborazione delle organizzazioni partitiche; l’Unione europea, nelle svariate forme in cui si configurerebbe la sovranità composita o post-convenzionale o si dispiegherebbe la logica del “vincolo esterno”; i governi locali, nelle molteplici forme assunte dalla sussidiarietà. E l’elenco, già lungo non può dirsi esaustivo.
Il primo filone lungo il quale si articola il presente progetto è quindi quello di esaminare questi diversi “luoghi del legislativo”, riconoscendo le origini, la magnitudine, e i percorsi attraverso cui sarebbe avvenuta questa mutevole dislocazione della produzione legislativa in Italia. L’approccio privilegiato è di tipo comparativo diacronico, facendo fuoco sulle dinamiche esperite nell’ultimo decennio rispetto a quanto già studiato e raccolto da questo stesso gruppo di ricerca, sempre relativamente al nostro paese, per periodi precedenti. Tale prospettiva verrà integrata, operando a cavallo fra law-making e policy-making, con una classificazione della legislazione adottata secondo le più tradizionali categorie dei policy studies (Lowi, Wilson, ecc.); operazione che, per quanto spesso invocata, è stata a lungo rinviata negli studi relativi alla produzione politica del nostro paese a causa dei tempi e dei costi che questo lavoro comporta (connessi in particolar modo ai requisiti di consistenza delle operazioni di classificazione). Un’esplicita comparazione cross-country non viene proposta, benché le pre-esistenti connessioni internazionali permetteranno di effettuare controlli del percorso di ricerca prescelto su dati secondari prodotti da ricerche effettuate in altri contesti.
Se lo studio della dislocazione del law-making può trarre vantaggio da analisi condotte separatamente secondo diversi paradigmi di ricerca, in particolare secondo le tre principali varianti di neo-istituzionalismo, e da investigazioni empiriche orientate allo studio delle diverse istituzioni o arene coinvolte, si può sostenere che le trasformazioni del policy-making abbiano già originato una propria tradizione di ricerca che può andare genericamente sotto il nome di governance studies.
L’aspetto centrale di questa letteratura riguarda la crescente incapacità delle sole istituzioni politiche (centrali) di risolvere i problemi della collettività. A questa nuova sfida ha corrisposto un mutamento di prospettiva nella produzione di politiche pubbliche. Gli attori centrali non sarebbero più esclusivamente pubblici, ma network variegati pubblico-privati. I legami all’interno di queste reti non sarebbero di tipo gerarchico, ma caratterizzati da interazioni di tipo più orizzontale. A una più rigida divisione dei compiti avrebbe fatto strada una maggiore intercambiabilità delle funzioni. A una legittimazione in ingresso, di tipo legale-razionale, si sarebbe quantomeno affiancata una legittimazione rispetto all’output, parallelamente ad un passaggio dalla responsiveness elettorale all’accountability sui risultati. E così via, in un processo che ha “sostituito” la delega all’esercizio diretto dell’autorità; strumenti “soft”, di guida dei processi, a quelli più “hard”, strettamente normativi; in cui la conoscenza diventa risorsa almeno pari all’autorità. Anche in questo caso, attori che sono presenti da sempre nel processo di produzione delle politiche – penso ai partiti politici e ai gruppi d’interesse, ad esempio – acquisiscono, nel mutato contesto analizzato degli studi di governance, comportamenti, logiche d’azione, finalità e responsabilità affatto differenti e che vale la pena indagare con attenzione.
E’ ovvio che questo tipo di trasformazioni chiama in causa anche il rapporto fra law-making e policy-making, in particolar modo in Italia, in cui ad una produzione normativa talvolta esorbitante ha spesso corrisposto un deficit di governo dei problemi collettivi. I cambiamenti nella sfera delle politiche, e quindi direttamente le questioni legate al policy-change, al policy-learning, al policy-transfer – dove gli anglicismi servono più che altro a segnalare i filoni di letteratura di riferimento – rappresentano dunque la seconda polarità rispetto alla quale si confronta il presente progetto di ricerca, segnalando al contempo il secondo fronte lungo dal quale esso intende prendere le mosse.
A questa ricostruzione generale dello stato dell’arte, vanno aggiunti dei rapidi riferimenti alla letteratura che viene più specificatamente individuata come riferimento dei lavori delle singole unità di ricerca.
L’unità milanese, per divisione del lavoro interna, è quella che più si concentra sul processo legislativo come tale, e quindi ha come principale preoccupazione quella di ricostruire nella letteratura politologica quei contributi che si occupano di tale funzione in un’ottica, per così dire, multi-istituzionale. In tal senso sono utili tutti quei lavori che, dedicandosi al parlamento, al governo, alle corti costituzionali, ai presidenti di assemblea, alle commissioni, ai capi di stato e così via – in un’ottica comparativa o single-country - contengono riferimenti utili alla comprensione dei complessi giochi decisionali che, in stadi diversi della proposta, influenzano la produzione legislativa. In più, proponendosi di effettuare una comparazione diacronica basata su dati quantitativi e, almeno in parte, con ipotesi costruite deduttivamente, particolare attenzione sarà dedicata alla letteratura sugli equilibri indotti dalla struttura e dalle regole del gioco, sui veto-players, ma anche a quei lavori empirici preoccupati di ricostruire le dimensioni dello spazio politico di un determinato paese.
L’unità senese si pone, in un certo senso, al crocevia fra l’interesse per il law-making e quello per il policy-making. Da un lato, la sua preoccupazione per l’operato del governo, benché a livelli diversi – promesse elettorali, impegni di governo e le concrete strategie di policy – sembrerebbe pur sempre comportare una più chiara selezione della letteratura di riferimento: quella precipuamente dedicata all’esecutivo. In verità, proprio questo declinare l’azione di governo su più piani obbligherà l’unità di ricerca ad ampliare il suo orizzonte teorico di riferimento, dovendo controllare per importanti aspetti politici, quali il rapporto con la propria maggioranza, con l’elettorato, la competizione/collaborazione con l’opposizione, e così via. In questo caso, sullo sfondo della letteratura che si occupa del rendimento dei sistemi politici, una più completa ricostruzione del contesto italiano risulta sicuramente funzionale alla corretta impostazione del lavoro empirico di ricerca, che prevede sia la compilazione di dataset che interviste in profondità. Si dovrà quindi tenere presente non solo la letteratura politologica sull’azione dei governi, ma anche quella giuridica nonché, soprattutto per l’interpretazione del processo di bilancio, quella di scienze delle finanze.
Il segmento che forse individua più chiaramente ciò che di specifico caratterizza la ricerca dell’unità forlivese sono gli studi di policy, e quindi la letteratura che, come si è detto, problematizza le trasformazioni della governance. Occuparsi del nesso fra law-making e policy-making, ricostruendo nel dettaglio il policy change in alcuni settori chiave dell’intervento pubblico necessita di una rielaborazione teorica capace di integrare tra loro diversi filoni dell’analisi del comportamento politico. In particolare, sarà a partire dal complesso intreccio nei processi di policy fra variabili di natura cognitiva (il ruolo delle idee, delle comunità epistemiche, delle think tanks), le dinamiche più tradizionali del potere, e il rinnovato ruolo giocato dagli stakeholders privati (destinatari, gruppi d’interesse, ecc.), che si svilupperà il lavoro analitico di questa unità di ricerca.
Nel solco della comune necessità di interpretare il cambiamento, delle politiche e delle leggi, la chiara divisione del lavoro fra le unità intende trarre beneficio dalle diverse prospettive e metodologie messe in campo nel progetto collegiale.
Per i riferimenti bibliografici essenziali si rinvia alle bibliografie incluse nei diversi modelli B. <<<



