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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english
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LETTERATURA ITALIANA, RISCRITTURA, EDIZIONE, TRADUZIONE, COMMENTO

Forme della riscrittura nella letteratura italiana (ed europea) tra autore e lettore: edizioni, traduzioni, commenti, "postille"

Università degli Studi di Catania
Abstract
Il progetto si propone di studiare testi poetici, narrativi e teatrali della letteratura italiana tra il Trecento e il Novecento, in cui siano implicate dinamiche di riscrittura interna e rapporti intertestuali, a livello tematico e di traduzione-imitazione, con le letterature classiche ed europee. La ricerca farà costante riferimento alle acquisizioni più recenti della critica genetica, alle teorie della traduzione come riscrittura, allo studio delle relazioni tra testi orientato secondo l’‘intentio lectoris’ e il rapporto tra autore implicito e lettore implicito, e ai principali nodi metodologici dell’ermeneutica letteraria.
Il programma di ricerca vedrà impegnati, con una significativa componente di giovani, assegnisti e dottorandi, italianisti, ispanisti, anglisti, slavisti, filologi e comparatisti. L’indagine riguarderà: l’elaborazione di testi poetici caratterizzati dalla forma del “macrotesto”, in cui le corrispondenze interne siano il frutto di un sistematico processo correttorio e variantistico (Petrarca, Leopardi, Saba); le redazioni manoscritte e a stampa di testi poetici e narrativi tra Ottocento e Novecento (Verga, Pirandello, Tozzi, Ada Negri, Gozzano, Ungaretti, Quasimodo, Campana, Betocchi, Gatto, Bodini, Caproni, Luzi, Bigongiari, Parronchi, Marin, Cattafi, Fortini, Antonia Pozzi, ecc.); il Settecento italiano ed europeo, in riferimento all’opera di Parini e a quella dei favolisti e dei traduttori; le origini e i modelli europei, nonché i rapporti con le altre arti di un importante movimento primonovecentesco come il Futurismo; la ricezione e la fortuna del teatro antico, in particolare dell’“Alcesti” di Euripide, tra Sette e Novecento, studiate nelle traduzioni e nelle riscritture ‘interpretative’ (Alfieri, Sbarbaro, Alvaro, Savinio, Raboni); il ‘riassunto’ dell’“Orlando Furioso” fatto da Calvino in forma di rilettura e commento; l’interpretazione delle fonti documentarie nell’opera di Manzoni; i rapporti intertestuali tra la narrativa di Pirandello e la tradizione del romanzo europeo ottonovecentesco, con specifico riguardo all’opera di Dostoevskij; episodi di riscrittura di testi russi nel Novecento italiano, relativamente a continuazioni, trasposizioni drammatiche (il teatro di Diego Fabbri ispirato ai romanzi di Dostoevskij), pastiches, forgeries; struttura e linguaggio di opere caratterizzate da un mosaico di fonti esibite e disseminate nel testo (Consolo), nonché pastiches in cui citazioni e riferimenti siano tratti anche dalla cinematografia (Aldo Buzzi); l’uso dell’autocitazione come strumento per rileggere e ribaltare temi e ‘topoi’ della propria poesia (Montale); momenti significativi di traduzione-riscrittura d’autore nel Novecento italiano (Lorca tradotto da Macrì, Bo, Vittorini, Caproni, Sciascia), nel contesto della funzione mediatrice svolta verso le grandi letterature europee dalla terza generazione dell’ermetismo (Tentori rispetto all’area ispano-americana, Jacobbi rispetto a quella lusitana, ecc.).
Un versante specifico di queste indagini riguarderà (soprattutto per l'unità di Catania): la tradizione delle edizioni e dei commenti al “Canzoniere” di Petrarca, con particolare riferimento al lavoro filologico di Leopardi sulle “Rime”; l’autocommento, praticato nel Novecento in maniera ‘involontaria’ (affidata a lettere, interviste, ecc.) da Pirandello, Montale, Ungaretti, ecc., e in modo sistematico da Umberto Saba in “Storia e cronistoria del Canzoniere”; l’analisi delle postille di autori antichi e contemporanei sui propri testi e su quelli altrui (Petrarca; Verga e i testi classici della letteratura europea conservati presso la Casa Museo di Catania; le biblioteche di Luzi e Bigongiari). Le ricerche saranno supportate dal lavoro svolto dal gruppo di Trento, che attraverso lo spoglio e l’indicizzazione di importanti riviste del Novecento fornirà una ricca documentazione sulla ricezione-traduzione della letteratura straniera e classica nella cultura italiana del XX secolo. Tale lavoro integrerà quello svolto per periodici e riviste della prima metà del Novecento dall’unità di Milano Cattolica. L’unità di Firenze svolgerà una vasta opera di catalogazione, trascrizione e annotazione di carteggi inediti depositati presso fondi pubblici e privati, riguardanti poeti, narratori, traduttori e critici dalla prima generazione del ‘900 al 2000 (Ungaretti, Bigongiari, Sereni, Dessì, Quarantotti Gambini, Emanuelli, Ancheschi, Macrì, Tentori, ecc.), mentre quella di Urbino acquisirà le carte dell’archivio Diego Fabbri e di Saul Steinberg (quest’ultimo per l’opera di Aldo Buzzi).
A questa base documentaria si aggiungerà il fondamentale contributo di strumenti lessicografici per lo studio della poesia dell’Otto-Novecento forniti dall’unità di Catania. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giuseppe Savoca Università degli Studi di CATANIA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Obiettivo del programma, concentrato sulla letteratura italiana fra Trecento e Novecento è quello di studiare, in un’ottica storico-genetica, intra ed intertestuale, opere poetiche, narrative e teatrali e testi di traduzione in italiano, ricostruendone le dinamiche testuali interne ed esterne e i processi di riscrittura implicati, sul versante dell’autoscrittura, della traduzione-imitazione e dell’intertestualità tematica e lessicale. Lo studio verterà su poeti come Petrarca, Parini, Leopardi, Gozzano, Saba, Campana, Ungaretti, Montale, Quasimodo, Betocchi, Gatto, Sinisgalli, de Libero, Bodini, Caproni, Luzi, Bigongiari, Parronchi, Marin, Cattafi, Fortini, Antonia Pozzi, su narratori e scrittori quali Manzoni, Verga, Pirandello, Tozzi, Bassani, Landolfi, Loria, Calvino, Consolo, Buzzi, su traduttori-interpreti del teatro classico quali Sbarbaro, Savinio, Alvaro, Raboni, Consolo, su poeti-traduttori e teorici-traduttori come Quasimodo, Caproni, Macrì, Jacobbi, Tentori, su commediografi e sceneggiatori come Diego Fabbri, ecc. Momenti di attuazione della ricerca saranno i seguenti: 1) studio della tradizione testuale di opere tuttora prive di un’edizione critica integrale (Petrarca) o edite criticamente solo in parte (Verga); 2) ricostruzione della genesi di testi poetici, narrativi e teatrali del Novecento, anche a partire da inediti e carte d’archivio (Caproni prosatore, Betocchi, Parronchi, Fabbri); 3) costituzione di archivi computerizzati e concordanze di testi non ancora disponibili in formato elettronico (Leopardi commentatore di Petrarca, Saba, Cattafi); 4) creazione di indici elettronici e data-bases delle principali riviste letterarie della prima e seconda metà del Novecento (tra cui «La fiera letteraria», «Il Convito», «La Libra», «L’Acropoli»); 5) ricerche su fondi manoscritti pubblici e privati (Fondi Dessì, Jacobbi, Macrì del Gabinetto Vieusseux di Firenze; Fondi Fortini e Parronchi, conservati presso l’Università di Siena; Fondi Bigongiari e Luzi, dislocati tra Firenze, Pistoia e Pienza;) e su archivi (Archivi Diego Fabbri di Forlì; Archivio Saul Steinberg presso la Yale University; Teche RAI; archivi editoriali Feltrinelli, Mondadori, ecc.), con il censimento di alcune importanti biblioteche d’autore (Verga per l’Ottocento, Bigongiari e Luzi per il Novecento); 6) catalogazione e trascrizione di carteggi inediti (depositati presso i sopracitati fondi Dessì, Jacobbi, Macrì, Luzi, Bigongiari), riguardanti critici e scrittori come Anceschi, Macrì, Tentori, Jacobbi, Ungaretti, Sereni, Bigongiari, Dessì, Emanuelli, Quarantotti Gambini, Wilcock, ecc.); 7) studio dei momenti di ricezione e traduzione-riscrittura del teatro classico nella letteratura italiana del Novecento (Sbarbaro, Savinio, Alvaro, Raboni); 8) aspetti della traduzione poetica da autori spagnoli (Lorca, Neruda) nel Novecento italiano, anche in rapporto agli scrittori e critici mediatori della letteratura iberica e ispano-americana della terza generazione ermetica (Landolfi, Bodini, Macrì, Tentori, Jacobbi); 9) pubblicazione di edizioni, commenti, concordanze, studi complessivi e saggi; 10) organizzazione di convegni e seminari di studio sulle tematiche e gli autori compresi nel progetto. <<<
Risultati parziali attesi
Lo studio dei fenomeni di riscrittura nella letteratura italiana tra Trecento e Novecento richiede una base di documentazione testuale che non può essere limitata al reperimento di testi “bruti”, ma necessita di un’accurata opera di acquisizione, selezione, controllo e studio filologico dei documenti, sia che si tratti di manoscritti, sia di stampe riviste dall’autore, sia di volumi di altri letti e postillati in funzione di commento (e autocommento) o anche in vista di una traduzione. Per questo tutte le unità saranno sinergicamente impegnate in ricerche sui fondi manoscritti (da Petrarca a Parini, da Verga a Saba a gran parte degli esponenti della terza generazione ermetica), in esplorazioni su archivi anche privati e biblioteche tuttora da studiare (come quelle di Verga, Luzi e Bigongiari), nella indicizzazione di periodici e riviste culturali importanti per i momenti di dialogo-riscrittura con le altre letterature moderne e classiche. In ognuno di questi settori qui sommariamente richiamati si attendono risultati nuovi e di sicuro rilievo.
In linea generale, si ritiene prioritaria la realizzazione di archivi elettronici dei testi, di concordanze lemmatizzate, di data-bases delle riviste del XX secolo, di regesti di carteggi e documenti relativi ai principali esponenti del nostro Novecento, perché solo attraverso la fruizione delle carte d’autore, dei vocabolari specifici dei testi, di testimonianze, interviste, lettere, ecc. è possibile ricostruire la vita dei testi nella continua interazione tra autore e lettore, entrambi e portatori di una loro particolare prospettiva ermeneutica.
Dalla rivisitazione della propria opera alla traduzione-reinterpretazione dei classici, dalle trasposizioni drammatiche di testi altrui al pastiche e al travestimento, l’orizzonte di senso dei testi rivive nello spazio che congiunge e al tempo stesso separa l’autore e il lettore. Soltanto su una solida base filologica si può verificare il livello di consapevolezza autoriale nel processo di riscrittura, mentre gli strumenti della semantica e dell’ermeneutica, cogliendo la polisemia dell’opera, aiutano a delinearne i possibili orizzonti d’attesa.
Da una ricerca condotta con gli strumenti della critica del testo, della filologia d’autore, delle teorie della traduzione, della lessicografia letteraria e del metodo concordanziale, c’è da attendersi l’approfondimento, in prospettiva innovativa, di temi critici concernenti la pratica della lettura come riscrittura, nel duplice senso dell’autore che rileggendosi e correggendo il proprio testo si riscrive e del lettore che leggendo ‘riscrive’ l’opera. Si tratta di una riflessione quanto mai attuale nell’epoca in cui l’avvento di una forma di lettura non sequenziale (garantita dalla realtà ormai pervasiva dell’ipertesto) impone la riconsiderazione dei significati connessi al termine “leggere”. Per questo i proponenti presteranno grande attenzione a tutte quelle forme (interviste, autocommenti, postille) che esprimono l’autocoscienza degli scrittori, mirando, attraverso l’analisi filologica dei processi di riscrittura e traduzione, a offrire, non solo agli addetti ai lavori, una idea forte di “seconda vita” dei testi.
Si presenta qui di seguito un quadro sintetico dei principali risultati innovativi attesi, pur nell’ambito unitario della ricerca, da parte dei diversi gruppi aderenti al progetto.
L’unità di Trento, grazie allo spoglio, indicizzazione, e catalogazione elettronica delle più importanti riviste culturali e letterarie del Novecento, garantirà non solo al gruppo di ricerca, ma anche alla comunità scientifica internazionale l’accesso a testi spesso irreperibili o di difficile consultazione. Il «Catalogo Informatico delle Riviste Culturali Europee» è una risorsa digitale che suscita ormai vivo interesse sia in Italia che all’estero (Canada, USA, Giappone), e le sue potenzialità di servizio in vista di ulteriori applicazioni sono del tutto peculiari e uniche.
L’unità di Milano Cattolica contribuirà allo spoglio dei periodici novecenteschi con il proprio data-base «Iride 900», ormai liberamente consultabile e contenente gli indici e le schede di circa 100 riviste, concentrate soprattutto nella prima metà del XX secolo. Ampio spazio sarà riservato alle ricerche sui fondi manoscritti, che, oltre che alcuni poeti del Novecento (Saba, Marin), riguarderanno l’opera di Parini, grazie ad una collaborazione già in atto con il comune di Bosisio e con il Centro internazionale di Studi Giuseppe Parini. Inoltre i ricercatori del gruppo approfondiranno, nell’imminenza del primo centenario del Manifesto, i fondamenti storico-culturali, le basi letterarie, il lessico tecnico e la dimensione del movimento futurista, sul quale è prevista l’organizzazione di un convegno internazionale che consolidi i rapporti di collaborazione con studiosi di altri paesi e ponga le basi per altri approfondimenti.
Il gruppo di Firenze, grazie al recupero di testi creativi e critici, di carteggi inediti e all’apertura degli archivi e delle biblioteche di importanti poeti e traduttori del Novecento (Bigongiari e Luzi), fornirà alla comunità internazionale strumenti e documenti per studiare in modo scientifico (anche con aperture interdisciplinari) i grandi fenomeni culturali e letterari del XX secolo e sottolinearne la dimensione europea, fatta di relazioni umane e intellettuali che hanno portato a progetti culturali ed editoriali di grande rilievo (collane, traduzioni, adattamenti teatrali e cinematografici, ecc.).
Anche le ricerche del gruppo di Urbino, che avranno come punto centrale il rapporto tra scrittura cinematografica e riscrittura letteraria, garantiranno questa apertura interdisciplinare, oltre a soffermarsi (in riferimento a Fabbri lettore e interprete di Dostoevskij) sulle relazioni con la letteratura russa (ricerca che verrà condotta in stretta integrazione con quella dell’unità di Catania sul rapporto Dostoevskij-Pirandello).
L’unità di Catania, attraverso un approccio lessicografico, semantico e filologico ai testi della poesia italiana dell’Otto-Novecento, assicurerà una prospettiva metodologica e una base di indagine unitaria allo studio dei fenomeni della riscrittura, che spesso sono stati analizzati in modo settoriale e con approcci differenti a seconda dei generi letterari. La possibilità di approntare e mettere a disposizione degli studiosi partecipanti (e poi, con le pubblicazioni, della comunità scientifica) dizionari lemmatizzati di autori e testi fondativi della nostra tradizione novecentesca diviene fondamentale anche per indagare le diverse redazioni di opere che hanno raggiunto per accrescimento di testi una forma unitaria e compiuta (è il caso del “Canzoniere” di Petrarca e di quello di Saba, nonché dei “Canti” di Leopardi). Su questo piano, si diffonderà l’uso della concordanza come strumento per una nuova forma di commento ai testi, condotto sull’esempio di quello leopardiano alle rime petrarchesche.
Infine, e in sintonia con gli obiettivi del gruppo fiorentino, l’investigazione della biblioteche di Verga e di una significativa esponente della poesia del ‘900 come Antonia Pozzi, insieme allo studio di postille e annotazioni, mirerà a rinvenire quei segni di memoria letteraria per cui lo scrittoio di ogni autore si apre verso un orizzonte europeo.
In conclusione, i risultati più notevoli di tutta la ricerca porteranno a un avanzamento della conoscenza sul piano: a) della documentazione (e non solo per gli autori e i testi studiati) costituita da cataloghi, banche dati, testi digitali, ecc.; b) della teoria della riscrittura applicata su numerosi autori e su temi specifici; c) della costituzione di strumenti e procedure utilizzabili da altri e per altre ricerche; d) della produzione di una vasta serie di pubblicazioni sugli argomenti affrontati. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
La riscrittura di testi poetici, narrativi e teatrali è stata studiata in Italia soprattutto in riferimento a periodi fortemente normativi della nostra storia letteraria, com’è il Cinquecento classicista (si vedano, in proposito, tra gli altri, i volumi: “Furto e plagio nell’età del classicismo”, a cura di R. Gigliucci, Roma, Bulzoni, 1998; “Sondaggi sulla riscrittura nel Cinquecento”, a cura di P. Cherchi, Ravenna, Longo, 1998; “Intertestualità e smontaggi”, a cura di R. Cardini e M. Regoliosi, Roma, Bulzoni, 1998), mentre per gli altri secoli si dispone di sondaggi limitati ad autori e testi privilegiati, senza una vera tradizione di studi e senza una prospettiva metodologica unitaria. I ricercatori impegnati nel progetto ora proposto, avvalendosi delle più recenti acquisizioni della critica del testo, della filologia d’autore, delle teorie della lettura, della traduzione come riscrittura e della lessicografia letteraria (settore quest’ultimo in cui sono molto utili le concordanze della collana «Strumenti di lessicografia letteraria italiana», diretta da più di un ventennio dal coordinatore del progetto per l’editore Olschki), applicheranno tale genere di indagini a testi poetici, narrativi e teatrali della letteratura italiana del Trecento (Petrarca) e del Sette-Novecento.
Alla base di un’analisi innovativa dei fenomeni di riscrittura si può porre l’idea di testo come entità linguistica in movimento, espressione del dinamismo immanente all’attività creativa, a cui partecipa in modo peculiare anche il destinatario. Se ogni testo è un sistema, «i testi successivi possono apparire come l’effetto di spinte presenti in quelli precedenti, mentre a loro volta contengono spinte di cui i testi successivi saranno il risultato» (C. Segre, “Avviamento all’analisi del testo letterario”, Torino, Einaudi, 1985). Da qui il ruolo decisivo assegnato all’autore-lettore, che riscrive l’opera propria divenendone interprete e quasi un nuovo autore: è il caso di macrotesti come il “Canzoniere” petrarchesco, risultato di varie ‘forme’ del libro attestate nei codici più importanti della tradizione, o di quello di Saba, che attraverso aggiunte, correzioni e rimozioni fa della scrittura una costante autoreinterpretazione, compiutamente concretizzatasi attraverso diverse edizioni (alcune ancora inedite) del primo “Canzoniere”, e rispecchiatasi all’interno di quell’opera assolutamente singolare, tra autobiografia e autocommento, che è “Storia e cronistoria del Canzoniere”.
Nella dinamica di un autore che, riscrivendosi o autocommentandosi, diviene lettore di se stesso rientrano anche i casi di edizioni “rivedute e corrette” di una stessa opera, nate per il desiderio di attingere la forma ideale e perfetta, e spesso sostenute da un’esigenza di illuminazione retrospettiva del proprio percorso creativo. In questo ambito, la riflessione metodologica contemporanea comincia ad avere chiaro che l’autoscrittura è un processo da studiare cogli stessi princìpi che si applicano alla comunicazione letteraria: il lettore-interprete non è tale solo rispetto al testo finito, ma anche rispetto al suo divenire, per cui lo stesso autore è utente di un ‘primo tempo’ della propria opera, e se ne fa quindi ‘ricreatore’ (F. Bertoni, “Il testo a quattro mani”, Firenze, La Nuova Italia, 1996).
Il concetto di riscrittura di una stessa opera può essere anche visto nei termini proposti da Genette, che parla di un processo di autotrasformazione, dato che «ogni stato redazionale rappresenta un ipertesto rispetto alla versione precedente, e un ipotesto rispetto a quella che seguirà», e che «dal primo abbozzo all’ultima correzione, la genesi di un testo è una questione di autoipertestualità» (G. Genette, “Palinsesti” [1982], trad. it., Torino, Einaudi, 1997, p. 464).
Quando un autore, nella forma della traduzione, dell’imitazione, del commento, legge l’opera altrui, egli misura al tempo stesso la sua distanza storica da essa e la sua capacità di ‘appropriarsi’ di codici linguistici appartenenti ad un altro sistema-testo: attraverso questa coscienza di alterità si attua una ‘fusione di orizzonti’.
Dinamismo diacronico e linguistico, funzione dell’autore come lettore di sé e di altri si integrano con il ruolo del commento, visto nella sua natura di parafrasi e riscrittura di un testo, secondo lo spirito che dall’ermeneutica biblica approda all’esperienza di quell’eccezionale lettore di Petrarca che è stato Leopardi. Nella Prefazione alle “Rime di Francesco Petrarca con l’interpretazione composta dal conte Giacomo Leopardi” (1826), come in quella premessa alla «nuova edizione» riveduta e corretta (1839) si parla di «interpretazione» più che di «comento» (termini sempre rigorosamente distinti dal poeta di Recanati), e tale interpretazione viene intesa come opera di «traduzione» («traduzione dei versi o delle parole del Poeta in una prosa semplice e chiara quanto io ho saputo farla»). In questa idea di traduzione come confronto tra sistemi linguistici diversi (per cui l’«interpretazione» leopardiana si può definire un unicum nella storia dell’esegesi petrarchesca) il gruppo proponente ha riconosciuto l’importanza, spesso sottovalutata, del commento intratestuale, che si prefigge la «spiegazione esatta della lingua» e può giungere alla parafrasi vera e propria (A. M. Chiavacci Leonardi, in AA. VV., “Il commento ai testi”, a cura di O. Besomi e C. Caruso, Basel, 1992).
La lettura-traduzione di Petrarca realizzata da Leopardi consentirà al gruppo di ricerca di approfondire la relazione tra il commento e la concordanza: entrambi gli "strumenti" lavorano, nella forma ideale, con le parole di un testo, il primo cercando di spiegare un autore con le sue parole, l’altra mettendo insieme tutte le parole di un’opera e configurandosi pertanto come suo commento perfetto. Entrambi costituiscono un sistema di parole di secondo grado realizzato all’interno di un sistema linguistico di base, e sono quindi forme di riscrittura critico-interpretativa del testo stesso.
In questa considerazione dinamica del testo i proponenti intendono verificare anche la validità della categoria del “palinsesto”, elaborata da Genette nel senso metaforico di scrittura su altre scritture. Genette considera all’interno delle pratiche ipertestuali sia i casi di rielaborazione di una stessa opera sia i fenomeni riconducibili al lavoro su un soggiacente ‘ipotesto’ (parodia, travestimento, pastiche, caricatura, ecc.).
Nel Novecento italiano tale consapevolezza tematica e stilistica raggiunge esiti significativi nella narrativa di Bufalino e Consolo e nella poesia dell’ultimo Montale, dove la citazione (e autocitazione) occultata e rielaborata diviene un principio di poetica e una costante della ricerca creativa. Vincenzo Consolo ha proceduto a sostenere esplicitamente questa forma di riscrittura nel romanzo “Retablo” (1987), mentre Calvino, con il suo ‘riassunto’ dell’“Orlando Furioso” (1970), rientra all’interno di quella pratica che Genette classifica come «travestimento moderno».
La riscrittura si sostiene anche su una “retorica della narrativa” (ben indagata nel Novecento strutturalista e non) che interessa la posizione nel testo dell’autore implicito (nozione elaborata già negli anni Sessanta da Wayne Booth). Il problema dello statuto “etico” dell’autore e quello dell’empatia del lettore stanno al centro delle forme di scrittura che sempre Genette chiama «continuazioni» o «seguiti». Tale procedimento acquista un notevole interesse nel caso delle continuazioni dei testi russi nella letteratura italiana dell’Otto-Novecento (le trasposizioni drammatiche dell’opera di Dostoevskij realizzate da Diego Fabbri, ma anche i rapporti intertestuali tra la narrativa di Pirandello e quella dell’autore di “Delitto e castigo”).
Nell’ambito del rapporto cinema-letteratura la riscrittura può essere utilizzata per studi innovativi nel settore della relazione tra generi e ‘media’ diversi. Se è infatti scontata, fin dalle origini del cinema italiano, la collaborazione degli scrittori a soggetti, adattamenti e sceneggiature cinematografiche (tra i tantissimi, vanno almeno ricordati i nomi di D’Annunzio, Pirandello, Brancati Alvaro, Moravia, Bassani, Quasimodo, Sciascia, Pratolini, Fabbri, Chiara, Testori, ecc.), resta in gran parte da studiare l’influenza di opere cinematografiche su specifici testi letterari (tra le poche riflessioni metodologiche e applicative in materia, si può ricordare il volume miscellaneo “Adaptations: from text to screen, from screen to text”, London, Routledge, 1999). Tale influenza non procede solo dal cinema alla letteratura, ma, a partire dal 1954, anche dagli sceneggiati televisivi alla letteratura in senso proprio. L’attività di riscrittura da parte degli autori italiani si viene infatti arricchendo grazie alla collaborazione con le produzioni televisive. In tutto questo, rimane centrale la figura dello scrittore-sceneggiatore, che riscrive la “storia” a seconda del ‘medium’. Anche in questo caso, tuttavia, non si tratta di un percorso di sola andata: lo scrittore che ricrea “storie” per la televisione adottando una diversa strategia comunicativa ritorna spesso alla letteratura e alla medesima storia forte di nuove competenze, di una nuova attenzione per la dimensione pragmatica del testo (cfr. “Sipario: storia e modelli del teatro televisivo in Italia”, a cura di G. Bettetini, Torino, ERI, 1989).
Traduzione e riscrittura sono due modalità di approccio complementari sia per lo studio della tradizione e ricezione del dramma classico tra XVIII e XX secolo (ad esempio l’“Alcesti” di Euripide nelle interpretaazioni di Alfieri, Sbarbaro, Alvaro, Savinio, Raboni), sia per l’analisi delle traduzioni novecentesche della grande poesia europea (ad opera di Quasimodo, Macrì, Luzi, Caproni, ecc.). In questo senso è stato utile l’apporto di un teorico della traduzione come André Lefevere, che ha ricondotto al concetto di riscrittura tutte le forme di manipolazione testuale, compresa la traduzione. Per questo studioso «Le riscritture […] sono un ottimo criterio per valutare quanto profondamente radicata sia una poetica» (A. Lefevere, “Traduzione e riscrittura. La manipolazione della fama letteraria”, a cura di M. Ulrich, Torino, UTET, 1998, p. 38).
In merito al problema della traduzione e della ricezione nell’ottica della riscrittura, le riviste assumono una funzione centrale per più ragioni: 1) esse hanno contribuito alla conoscenza dei testi dei grandi autori stranieri, spesso con largo anticipo rispetto alla loro pubblicazione in volume, così come hanno favorito a volte il recupero o la riscoperta di autori classici; 2) hanno promosso in modo diretto o indiretto la riflessione sul valore e significato della traduzione; 3) il coinvolgimento degli scrittori (fondatori e collaboratori dei periodici stessi) nel promuovere la ricezione e la conoscenza delle letterature straniere ha consentito l’affermazione di una sorta di genere letterario, che possiamo definire come “traduzioni d’autore”, da ritenersi quali vere e proprie riscritture.
La mediazione culturale svolta dalle riviste italiane nel corso del XX secolo, favorendo quel continuo dialogo tra testi che dà luogo ad una fitta trama di rimandi intertestuali e di riscritture, è un aspetto che richiede un approfondimento più attento e problematico (si vedano, ad esempio, G. Langella, “Il secolo delle riviste: lo statuto letterario dal "Baretti" a "Primato", Milano, Vita e Pensiero, 1982; E. Mondello, “Gli anni delle riviste : le riviste letterarie dal 1945 agli anni Ottanta”, Lecce, Milella, 1985; M. Rizzante-C. Gubert, “Le riviste dell’Europa letteraria”, Trento, Dipartimento di Scienze Filologiche e Storiche, 2002). In questo senso, nell’ambito del progetto CIRCE (Catalogo Informatico delle Riviste Culturali Europee) del Dipartimento di studi letterari, linguistici e filologici dell’Università di Trento si è creata una ricca banca dati dei periodici culturali del XX secolo (ora presente nel portale europeo MICHAEL, Multilingual Inventory of Cultural Heritage in Europe), che costituisce anche una prima e importante “Digital Library” delle traduzioni dalle letterature europee sulle riviste letterarie italiane del primo ‘900, da cui non si può prescindere.
La filologia contemporanea ha individuato come forma originale di commento-riscrittura anche la postilla, che pone al centro dell’interpretazione il lettore, sia di se stesso (è il caso di Petrarca e delle sue postille al Codice Vat. Lat. 3196) che delle opere altrui (sempre su Petrarca, si può ad esempio vedere G. Frasso, “Antonio Grifo postillatore dell’incunabolo queriniano G.V.15”, in G. M. Canova-E. Sandal, “Illustrazione libraria, filologia ed esegesi petrarchesca tra Quattrocento e Cinquecento”, Padova, Antenore, 1990, pp. 19-145). Le postille si collocano tra due poli opposti: da un lato quello del lettore che vuole riappropriarsi del testo; dall’altro quello del libro che diviene contenitore inerte di appunti manoscritti sostanzialmente estranei al testo (in questa seconda accezione E. Barbieri cita l’abbozzo della “Pasquinata contro Hitler” di mano di D’Annunzio, scarabocchiato alla fine di un’edizione dantesca di sua proprietà; cfr. E. Barbieri, “Dalla descrizione dell’esemplare alla ricostruzione della sua storia (problemi ed esperienze)”, in ID., “Il libro nella storia. Tre percorsi”, Milano, C.U.S.L., 2000 e ID., “Entre bibliographie et catalographie: de l’édition à l’exemplaire”, in «Bulletin du bibliophile», 2002, pp. 241-268).
La postilla è la categoria generale che ingloba il fenomeno dei ‘marginalia’ hanno ormai una loro specificità disciplinare (cfr. il recente AA. VV., “Libri a stampa postillati”, a cura di E. Barbieri e G. Frasso, Milano, 2003), anche se essa è tuttora sostanzialmente circoscritta ai primi due secoli della stampa, con rari sconfinamenti nei secoli successivi (in questo ambito il progetto “Marginalia” [www.marginalia.it] ha catalogato circa 200 incunaboli postillati). La filologia d’autore comincia appena ad accorgersi dell’importanza di questo approccio, che andrebbe invece condotto in maniera più sistematica per gli autori dell’età moderna e contemporanea. Nella recente “Bibliografia reboriana”, a cura di R. Cicala e V. Rossi (Firenze, Olschki, 2002), si trovano ad esempio numerose voci dedicate ai postillati, fonte importante per conoscere il pensiero e le scelte linguistiche del poeta. In ambito europeo si veda ora il volume “Autobiografia del Signor me stesso”, a cura di G. Marcenaro, Genova, Il Melangolo, 2007; contenente una raccolta delle postille vergate da Stendhal sulle pagine delle sue letture e provenienti dalle biblioteche di tutto il mondo.
Un caso esemplare potrà divenire quello delle biblioteche d’autore, tra cui quella di Verga, in cui sono custoditi numerosi classici delle letterature straniere, in particolar modo francese (da Flaubert a Zola, dai De Gouncort, a Maupassant), contenenti segni a margine e varie annotazioni di lettura, e quelle di poeti, critici e traduttori centrali nel nostro Novecento come Bigongiari e Luzi. <<<