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PROGRAMMA DI RICERCA

italiano - english

Diritto del “Principe”, diritto della Chiesa: il problema della secolarizzazione e della tolleranza nella prospettiva della storia giuridica

Università degli Studi di Genova
Abstract
La ricerca intende affrontare il problema storico della secolarizzazione (tema di grande rilevanza storiografica e tutt'ora di notevole attualità), a partire dal tardo medioevo per giungere alle soglie dell'età contemporanea.
La ricerca verrà scandita su piani, periodizzazioni e approfondimenti, in parte strettamente coerenti, in parte volutamente “non coincidenti”, proprio per offrire piani prospettici il più articolati possibile.
All'orizzonte dello scenario stanno le conseguenze sulla storia europea della riforma protestante: dalle guerre di religione ai problemi conseguenti all'applicazione del concilio di Trento nei paesi cattolici, dalla cruciale questione della tolleranza al problema della costruzione degli apparati degli stati. Queste vicende furono accompagnate (come è ben noto) da una produzione culturale di altissimo livello in diversi ambiti e periodi, ma ciò pone anche il cruciale tema del formarsi di una cultura europea in un'epoca di frammentazione politica, giuridica e religiosa.
Un primo nucleo di ricerche sarà svolto da due unità locali, partendo dall'esperienza storica della costruzione dello stato sabaudo, scegliendo un vasto ambito di problematiche – dalla questione valdese a quella matrimoniale, da quella fiscale a quella giurisdizionale, a quella giansenista. Lo stato sabaudo, anche per motivi di carattere geopolitico, fu indubbiamente un laboratorio originale di incontro tra culture ed esperienze diverse: il problema, ad esempio, delle suggestioni del gallicanesimo (nelle sue più svariate declinazioni) si è mostrato da tempo come basilare per comprendere l'azione di magistrati e funzionari.
Il cenno all'influenza francese (e gallicana) sulla cultura di giuristi sabaudi, permette di enunciare il secondo livello su cui saranno condotte indagini in diverse unità locali, vale a dire quello che si potrebbe definire più propriamente di “storia delle idee” (senza però mai tenerle disgiunte dal mondo delle “pratiche di governo”): nomi come quelli di Bodin o di Grozio non necessitano di ulteriori specificazioni, ma è convinzione profonda dei partecipanti a questo progetto di ricerca che, nonostante la bibliografia ormai sterminata su tali autori, vi sia ancora la necessità di più approfondite ricerche (come sta a dimostrare, ad esempio, la recente edizione del “De imperio summarum potestatum circa sacra” di Grozio, curata da Van Dam). A fianco di quelli che possono essere definiti i pilastri di una cultura giuridica europea in età moderna, sta un fittissimo reticolo di autori (oggi considerati) minori e che pure costituivano il tessuto connettivo della produzione intellettuale del loro tempo, quelli che contribuivano al formarsi della tanto discussa “communis opinio”.
Sul piano della storia delle idee (ma di una storia che cerchi di non essere “solo” di idee) si colloca una delle angolazioni di ricerca prospettate nel progetto, vale a dire lo studio delle reazioni della Chiesa ai processi di secolarizzazione e laicizzazione del diritto. Non va infatti dimenticato che un processo quale quello che può essere riassunto nella parola “secolarizzazione” fu tutt'altro che pacifico, anzi fu al tempo stesso conseguenza e causa di conflitti; e quindi anche la storia delle idee non può essere vista solo in una dimensione di irenico progresso sotto il segno della continuità. Per lungo tempo, ad esempio, la “libertà di coscienza” fu considerata come qualcosa di assolutamente pericoloso. Lo studio di alcuni aspetti del conflitto culturale e degli strumenti messi in atto dalla Chiesa cattolica per arginare la circolazione di idee di stampo regalista e giurisdizionalista, prima, illuminista e “costituzionale”, poi, sarà quindi oggetto dello studio di altri ricercatori appartenenti a diverse unità locali.
Sarebbe però questa una prospettiva limitata e unidirezionale se non si considerassero al contempo gli sviluppi propri del diritto della Chiesa stessa: molteplici sono i fattori istituzionali e culturali che tanta influenza hanno avuto e tutt'ora hanno sulla vita della stessa organizzazione ecclesiale e che meritano indagini finalizzate e particolareggiate: dal progettato (e fallito) “liber septimus” all'emergere e all'affermazione di nuove e potenti congregazioni centrali (da quella del S. Officio, a quella del Concilio, a quella delle Immunità). <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Rodolfo Savelli Università degli Studi di GENOVA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Gli obbiettivi finali del progetto di ricerca (date le caratteristiche proprie del settore scientifico-disciplinare) possono essere rapidamente riassunti: avanzamento delle conoscenze su di una problematica centrale della civiltà contemporanea, proiettata nella sua dimensione storico-genetica.
Senza voler risalire a epoche troppo lontane (ma pur sempre influenti, dato il tema) non si può non rilevare che dal momento della rottura dell'unità della “respublica christianorum” si è posto in Europa il problema del conflitto e della pace religiosa, e quindi della tolleranza e della secolarizzazione nelle politiche degli stati. Analizzare vicende che hanno contribuito al sistema attuale delle relazioni tra stati e chiese, tra stati e cittadini, sembra ai proponenti un obbiettivo che meriti attenzione.
In termini fattuali e di “oggetti”, gli obbiettivi sono la produzione di saggi scientifici in cui concretizzare i risultati conoscitivi della ricerca stessa. <<<
Risultati parziali attesi
Il progetto intende contribuire alla conoscenza di importanti vicende della storia giuridica a partire dal XV secolo fino all'Ottocento, nella prospettiva di fornire risultati significativi su temi che hanno rilevanza non solo da un punto di vista storico, ma hanno anche sempre più assunto importanza negli ultimi decenni. Il dibattito mondiale su problemi quali la tolleranza, la secolarizzazione, il matrimonio, il rapporto tra stati e chiese dimostrano quanto le tematiche enunciate nel progetto siano di stringente attualità; senza un'approfondita conoscenza di vicende che per secoli hanno condizionato l'evoluzione civile e giuridica della società europea diventa difficile comprendere anche la complessità del presente. Come è stato sottolineato in un recentissimo volume dedicato alla storia del diritto in Europa «vita magistra historiae» (Padoa Schioppa 2007).
Ovviamente, trattandosi di ricerca di base, non sono prevedibili immediate potenzialità applicative, ma solo avanzamento delle conoscenze scientifiche, la cui ricaduta potrà farsi sentire a livello di didattica universitaria o di influenza (mediata) in diversi settori istituzionali. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Negli ultimi decenni si è avuta una profluvie di pubblicazioni attorno al tema della secolarizzazione, soprattutto nel campo della cultura teologica, filosofica, politica, sociologica; similmente si può dire per l'altro tema enunciato nel titolo, la tolleranza. La prospettiva storico-giuridica è rimasta invece in secondo piano, in particolare nella storiografia italiana, nonostante si siano avute in passato ricerche di notevole spessore culturale (dagli studi di Ruffini e Jemolo, a quelli di Margiotta Broglio o di Paolo Prodi, solo per nominare alcune delle personalità più note).
Due recenti convegni, uno organizzato dalla Fondazione Michele Pellegrino e l’altro dall’Università di Milano Bicocca, hanno evidenziato come a fianco di una valutazione giuridica, politologica, costituzionale e religiosa, vi sia anche una dimensione storiografica ineliminabile (“Chiese cristiane, pluralismo religioso e democrazia liberale in Europa” Bologna, Mulino, 2006; “Laicità e stato di diritto”, Milano, Giuffrè, 2007).
Da questo punto di vista è senz'altro sintomatico ricordare le sorti editoriali di un breve, ma illuminante, articolo del giurista tedesco Böckenförde, “La formazione dello stato come processo di secolarizzazione”: edito originariamente nel 1967, pubblicato una prima volta in italiano nel 1986, è stato riedito in rapida successione da due diverse case editrici nel 2006 e nel 2007; tale fortuna è segno evidente della strettissima attualità della tematica, proiettata in una dimensione storica (come, appunto, fece quarant'anni or sono il menzionato costituzionalista tedesco).
Nella sua ricostruzione, sulla scorta di note opere [da Ranke a Schmitt, Schnur e Lecler] una delle esperienze epocali era identificata nella guerra “civile-religiosa” che si ebbe in Francia: da questo conflitto lo stato del “re cristianissimo” riemerse grazie ad una politica di pacificazione all'insegna delle teorie dei giuristi politiques (e gallicani). Come ebbe modo di osservare lo stesso autore in un'altra occasione “occorre ammettere che la libertà religiosa, che oggi anche per i cristiani è qualcosa di ovvio, deve la sua origine non alle chiese, né ai teologi e neppure al diritto naturale cristiano, bensì allo Stato moderno, ai giuristi e al diritto razionale mondano”. Molti storici avrebbero ragione a sollevare non poche obiezioni ad una ricostruzione del genere, anche se indubitabilmente si possono riscontrare notevoli consensi a tali impostazioni.
Ovviamente a fianco di esperienze “epocali” e di autori che hanno segnato la cultura giuridica europea (da Bodin a Grozio, Hobbes, Locke, etc.) vanno considerate pure tutte quelle esperienze (coeve, precedenti, successive) che permettono una valutazione del fenomeno maggiormente articolata, con sfumature e dettagli ulteriori (magari anche divergenti). Alla suggestiva ricostruzione del “grande evento” non può mancare l'accompagnamento di più minute (ma non minori) esperienze europee ed italiane, così come non può essere dimenticata l'elaborazione e le pratiche di chi (nel passato) si oppose ai processi di secolarizzazione e tolleranza.
Se, come sembra, il termine “secolarizzazione” fu usato per la prima volta nella sua accezione moderna durante le trattative della pace di Westphalia, è anche vero che il problema giurisdizionale (che non si identifica, certo, concettualmente con il processo di secolarizzazione) ha una storia più antica e che si svolge in uno straordinario parallelismo con essa, coinvolgendo istituti cardine degli ordinamenti ecclesiali: la storia giuridica europea in età moderna trovò (ad esempio) nel battesimo e nel matrimonio due terreni di conflitto dalle molteplici valenze (come evidenziato dalle recenti ricerche di Elena Brambilla e dal gruppo coordinato da Diego Quaglioni e Silvana Seidel Menchi); non meno rilevanti le questioni connesse con il diritto penale (cfr. Justice pénale et droit des clercs en Europe : 16.-18. siècles, ed. Bernard Durand, 2005).
La relativamente recente apertura degli archivi storici della Congregazione per la dottrina della fede (ex S. Officio) ha poi messo a disposizione degli storici una messe di materiale di cui per il momento hanno approfittato in particolare gli storici del fenomeno religioso, della scienza o gli storici sociali. In realtà le nuove fonti archivistiche si affiancano ad altre già note e permettono di affrontare (o riaffrontare) cruciali problemi della cultura giuridica (civilistica e canonistica): da tematiche classiche quali il processo inquisitoriale per giungere a questioni apparentemente minori quali il divieto di pubblicazione (quanto mai inefficace) delle delibere della Congregazione del concilio. Resta ancora da studiare, soprattutto per il periodo successivo alla promulgazione dell'indice clementino (1596), l'incontro-scontro con la cultura giuridica europea.
Un tema altrettanto significativo è rappresentato dalle diverse implicazioni della fiscalità laica ed ecclesiastica, all'interno del più generale tema della legittimazione nei processi di modernizzazione [Prodi-Kellenbenz; Giannini; Lavenia] e dei tentativi di controllo laico sul complesso mondo dei benefici ecclesiastici [Donati-Flachenecker].
La questione della tolleranza, poi, può essere declinata avendo presente il tema della libertà di coscienza: questo corre come un filo rosso da Trento fino al Concilio Vaticano II [Scatena], ma i suoi diversi snodi giuridici (dottrinali e legislativi) devono essere ancora compiutamente illuminati da ricerche per l'età moderna e per l'Ottocento. <<<